MEMORIE DI UNA GEISHA

Il cuore muore di morte lenta. Perdendo ogni speranza come foglie. Finché un giorno non ce ne sono più. Nessuna speranza. Non rimane nulla.

 

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Creato da: gameplayer il 26/08/2006
un percorso nell'anima

 

 

IL BEL CANTO

Post n°798 pubblicato il 22 Agosto 2016 da gameplayer

ROMA - Bravura e bellezza sono state due doti intrecciate in lei. Una voce limpida e un fisico da copertina, bellissimi occhi cangianti, i capelli neri lunghi, il seno procace. Eppur non è mai stata una diva nemmeno negli anni, tra gli Ottanta e i Novanta, del suo massimo fulgore artistico e femminile. Daniela Dessì è stata una delle più grandi cantanti liriche italiane ma sempre lontana da ogni forma di autocompiacimento e di mondanità. E ieri se ne è andata, a soli 59 anni, con la stessa discrezione con cui aveva vissuto successi e trionfi nei principali teatri lirici del mondo, dalla Scala al Metropolitan di New York. Era malata da mesi, ormai. Aveva fatto cancellare già lo scorso giugno gli appuntamenti estivi, rinviando i fan all' 8 ottobre per un concerto alla Basilica di Loreto. E' morta ieri al Policlinico di Brescia. Commoventi le parole  del suo compagno, il tenore Fabio Armiliato. “Una malattia breve, terribile e incomprensibile me l'ha portata via in questi mesi. Se ne è andata la più grande cantante lirica degli ultimi 20 anni". E non ha esagerato.

Daniela Dessì è stata una splendida eroina verdiana e puccinana, forte e passionale Tosca, piena di entusiasmo giovanile per Manon Lescaut, belle e drammatica Cio- Cio- San nella Madama Butterfly che ha riproposto a Genova nel 2014, Violetta nella Traviata con la regia di Zeffirelli all'Opera di Roma nel 2009, e una grande Aida, “un'opera che mi piace molto fare perché è l’opera grazie alla quale ho iniziato a cantare consumando a furia di ascolti il disco dell’edizione Caniglia - Gigli”, raccontava con la passione allegra che l'ha sempre contraddistinta.

Daniela Dessì era nata a Genova. “Mia madre e una mia zia, sorella di mamma, avevano studiato canto - raccontava in una intervista di qualche anno fa - Mia zia non fece carriera, pur avendo una voce molto bella, solamente perchè aveva paura del pubblico. Inoltre, bene o male, tutti in casa mia erano amanti della lirica: mio nonno era un fan di Beniamino Gigli ed io a due anni cantavo 'non più andrai farfallone'. Presto diventai la disperazione di mia mamma. A nove anni cominciai con il voler cantare e a quindici mi iscrissi al Conservatorio; in quel lasso di tempo tutti i pomeriggi mi chiudevo in camera ad ascoltare le mie opere preferite. Ricordo che rimanevo chiusa in camera mia, anche per 6 ore, magari ascoltando e riascoltando la stessa romanza”.

Si diploma in canto e pianoforte al Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, specializzandosi in canto da camera all'Accademia Chigiana di Siena. Il momento rivelatore è la vittoria al concorso internazionale della RAI nel 1980. “Vincere i concorsi è molto importante - racconterà poi - perchè apre le porte dei teatri. Grazie a quel concorso ebbi la possibilità di conoscere Herbert von Karajan e di lavorare con lui, e fu un'esperienza meravigliosa”.

Il suo debutto fu poco dopo proprio a Genova, dove era nata, con La serva padrona di Pergolesi. E da lì non si è più fermata. A lungo Daniela Dessì è stata la star nei teatri e nei festival più importanti del mondo, diretta dai più importanti direttori tra cui Riccardo Muti, Claudio Abbado, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianluigi Gelmetti, Carlo Maria Giulini, Carlos Kleiber, James Levine, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Giuseppe Sinopoli e negli allestimenti più prestigiosi da Luca Ronconi a Franco Zeffirelli, da Roberto De Simone a Pier Luigi Pizzi, Ettore Scola.

Tra i teatri la Scala è sicuramente uno di quelli a cui è più affezionata e dove ha raccolto i suoi successi,anche se la sua ultima inaugurazione di stagione scaligera fu quella rimasta negli annali con il Don Carlo nel '92 quando il protagonista, il grande Luciano Pavarotti, scivolò su una stecca. “In molti hanno disprezzarono quello spettacolo per una nota strozzata di Luciano. Io invece l'ho sempre difeso. Ricordo con molta precisione le parole che mi disse mio padre in quell’occasione: 'vedrai che tra tanti anni potrai dire, io a quel Don Carlo c’ero'. Colse pienamente nel segno”. E La Scala oggi ricorda con commozione i quasi 30 anni di legame con la soprano, dal debutto nell'82 nella parte di Donna Fulvia ne La pietra del paragone di Rossini diretta da Piero Bellugi (alla Piccola Scala) e la regia di Eduardo De Filippo, passando poi dalla Fiordiligi in Così fan tutte e nei suoi ruoli verdiani con Riccardo Muti (Alice Ford, Elisabetta di Valois, Messa da Requiem) e le sue interpretazioni di Puccini e Cilea fino all'ultima apparizione nel 2009. L'anno prima aveva vinto il premio Abbiati della Critica Musicale Italiana per Norma al Comunale di Bologna “un ruolo estraneo al repertorio tradizionale della cantante, che richiede imperiosa autorità vocale e scenica unita a ferreo controllo tecnico".

Della sua carriera Daniela Dessì diceva : “Ho cominciato con tutto il repertorio settecentesco, poi Mozart, Rossini, e lentamente ho cominciato a “salire” verso Verdi e adesso mi sto divertendo un po’ a cantare il “verismo””.  E a chi le chiedeva un confronto con le grandi soprano che l'avevano preceduta rispondeva: “Purtroppo ho conosciuto superficialmente Maria Callas quando ero ragazzina e avuto la fortuna di scambiare solo qualche opinione con Renata Tebaldi. Ho invece cantato una Butterfly con la regia di Renata Scotto ed è stato bello conoscerla. Mi ha fatto molto piacere sentirmi dire che secondo lei avevamo lo stesso modo di sentire questo personaggio. Ricordo che disse: “non hai bisogno che ti dica nulla perché tu senti Butterfly come la sentivo io. Quando canto io trasmetto la passione per quello che faccio. La bellezza vocale se c’è è meglio, e si lavora per tanti anni sulla tecnica anche per rendere il suono bello, ma ci vuole anche la passione altrimenti si rimane freddi”.

“La correttezza e la perseveranza” erano le sue migliori caratteristiche, diceva;  “la pigrizia”, il vero difetto. Nel 2000 inizia il legame con il tenore Fabio Armiliato: entrambi con un figlio avuto da un precedente legame, si innamorano, guarda caso, a Verona, la città di Giulietta e Romeo, durante una Aida all'Arena e da quel momento formano una delle coppie più celebri della lirica italiana e internazionale. Insieme erano andati ad abitare a Brescia in collina , in mezzo al verde. “Ci sono personaggi che per essere ben interpretati hanno bisogno di una sintonia con il partner, penso a Manon Lescaut, Francesca da Rimini...Per questo Fabio è stata una benedizione - diceva - In un certo senso, sono stati proprio i teatri a decidere la nostra unione artistica”.

Temperamento ipercritico, sempre impegnata a studiare e a migliorarsi, Daniela Dessì è stata anche insegnante. “Per me è una straordinaria possibilità per poter trasmettere quel poco o quel tanto che ho imparato nella mia carriera. Mi sono resa conto ultimamente che il problema più grande è l’insicurezza, le scuole di canto in Italia sono davvero troppo poche. Ai giovani raccomando sempre la calma. I giovani vogliono correre, arrivare. Io li convinco che è meglio pensare alla propria formazione vocale, perché senza quella non si arriva da nessuna parte; oppure ci si arriva un attimo ma poi ci si sgretola. Quindi io raccomando che bisogna pensare a diventare bravi e non famosi”. E questa forse è la più bella eredità che lascia.

 
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IL SILENZIO

Post n°797 pubblicato il 04 Marzo 2016 da gameplayer
 

 E' un brano che in molti susciterà ricordi del passato, di gioventù; nella caserma vicino casa lo suonavano l'ultima sera dello scaglione che si congedava , ed io e papà ci mettevamo sul balconcino ad ascoltarlo, nel silenzio della sera. Erano tempi belli e io sorridevo.

Hanno appena istituito il reato di omicidio stradale, non per te, ma forse piano piano comincerà ad esserci una giustizia veramente giusta.Anche se, per certe ferite, neanche il tempo serve a guarire.

Ho solo il silenzio da potervi offrire, non ho più parole e poche forze. Va bene così, è la vita. Devo solo riprendere fiato,forse.

 
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MUSICA

Post n°796 pubblicato il 02 Gennaio 2016 da gameplayer
 

 Quando l'animo è fiaccato e provato, l'unica cosa che può consolarlo è la musica ... e che musica. Com'è difficile essere ...

DALLA TURANDOT di Puccini

Il principe ignoto
Nessun dorma! Nessun dorma! Tu pure, o Principessa,
nella tua fredda stanza
guardi le stelle
che tremano d'amore e di speranza...
Ma il mio mistero è chiuso in me,
il nome mio nessun saprà!
No, no, sulla tua bocca lo dirò,
quando la luce splenderà!
Ed il mio bacio scioglierà il silenzio
che ti fa mia.
Voci di donne
Il nome suo nessun saprà...
E noi dovrem, ahimè, morir, morir!
Il principe ignoto
Dilegua, o notte! Tramontate, stelle!
Tramontate, stelle! All'alba vincerò!
Vincerò! Vincerò!

Trama della Turandot

Il tempo delle favole. A Pechino la Principessa Turandot ha fatto il sacro voto di sposare solo il pretendente che saprà sciogliere i tre enigmi da lei proposti; chi sbaglia pagherà con la vita. La sua crudeltà deriva della tragica fine di una sua antenata, violentata e uccisa da un re barbaro. Per vendicarla, Turandot ha giurato che non apparterrà mai a nessuno.Tra la folla accorsa per vedere la decapitazione del Principe di Persia un vecchio cieco, accompagnato dalla schiava Liù, viene travolto.

Lo soccorre Calaf, principe in esilio dato per morto, che riconosce in lui il proprio padre, Timur. Alla vista di Turandot, Calaf se ne innamora perdutamente e decide di tentare la prova. Timur, Liù e i tre ministri dell'Imperatore, Ping, Pong e Pang, tentano invano di dissuaderlo: Calaf è irremovibile e accetta la sfida. Turandot gli propone i tre enigmi ed egli li svela.

Disperata, la Principessa supplica il padre di non darla allo straniero. Calaf propone quindi a sua volta un enigma: se Turandot riuscirà a scoprire il suo nome prima dell'alba, lui morirà; altrimenti dovrà accettarlo come sposo. Vengono rintracciati e imprigionati Timur e Liù, che sono stati visti parlare con Calaf. Turandot stessa li interroga, ma Liù, che è innamorata di Calaf, pur di non rivelarne il nome si uccide.

Il sacrificio della giovane schiava turba Turandot, nel cui cuore si è insinuato un sentimento d'amore per lo straniero. Così, quando Calaf le rivela il suo nome, Turandot annuncia al padre che lo straniero si chiama "Amore", tra il giubilo della folla.

 

 

 

 

 
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BRANDELLI DI UN'ESTATE

Post n°795 pubblicato il 01 Settembre 2015 da gameplayer
 

manu

 

Guardando indietro nei giorni appena trascorsi, l’estate che mi appare è assolutamente anomala rispetto alle altre. Influenzata in maniera ineluttabile dalla morte di Elena che ci ha fatto ritrovare per certi versi  con il vecchio gruppo ma allo stesso tempo ci ha inesorabilmente diviso di nuovo, alla luce degli ormai immodificabili cambiamenti che l’età ci ha portato.

Filo conduttore che l’ha percorsa tutta è stata la mia salute ballerina che come  sempre mi ha impedito di godermi il meglio di questi giorni, i problemi gastrici e annessi non mi hanno dato requie  e sono arrivati ad essere un ingombrante fardello.

Un legame ancestrale che invece si è rinnovato con una potenza mai vista, è stato quello con il mare, amico, fratello, consolatore e confidente.  Finalmente,  superando ostacoli a non finire, nel corso di questi due anni, sono finalmente riuscita a conseguire il mio primo livello di brevetto da sub, l’open; il mio sapere è stato sancito dall’ufficialità di immersioni in mare aperto, nella splendida cornice dell’isola, dell’arcipelago Toscano, Giannutri. Dopo le serie problematiche che mi avevano afflitto due anni fa  alle prime immersioni al lago che mi avevano costretto ad accertamenti accurati e profondi, la paura di ripresentare lo stesso ventaglio di sintomatologia  era veramente molto. L’ansia nella prima immersione era incontenibile (Anche se dissimulavo bene), ma nel momento in cui il mio adorato mare mi ha raccolto tra le sue braccia, è sparita d’un colpo, tornando a  stringere quell’atavico rapporto che ho sempre avuto con lui.  Il mare t’accoglie , ti culla, di accompagna, non ti giudica , ma ti consola e quando sei sotto , nel silenzio rotto solo dal rumore del tuo respiratore e immersa nelle sue bellezze improvvisamente capisci che quella è la tua appartenenza, è lì l’unico posto dove veramente sei te stessa, adeguata , perfettamente integrata  e il desiderio profondo ma inattuabile è quello di restarvi per sempre. Lontana dalle brutture di un mondo che non comprendi più, placato il frastuono delle inutili voci dell’umanità  l’anima trova la sua pace e la sua dimensione.  E’ stata una rivelazione, l’unico brandello di vitalità all’insegna   di un’estate apatica e scoraggiante. Un interruttore on/off che si accende nel momento in cui l’acqua ti sovrasta. Mi sono immersa nella pioggia, ho visto meraviglie da togliere il fiato, branchi di barracuda bellissimi , pesci dai colori meravigliosi, le simpatiche lepri di mare,  e ho attraversato archi rocciosi naturali che si mostravano in tutta la loro ricchezza ittica . Lontano da tutto e tutti , in un moto egoistico  profondamente soddisfacente . Lontano da chi mi fa sentire inadeguata, da chi fa della critica al mio operato  una missione personale, lontana dalle tante inutili parole e dai pochi, pochissimi fatti, lontana da tutto questo, ma vicinissima, anzi immersa in me. Ho ritrovato il dialogo con me stessa, ridato priorità al mio sentire , al mio essere, e ricalibrato il senso delle mie parole, poche ma giuste, senza ridondanze. Chiudere gli occhi la sera, essendo esausta da una giornata di mare ed immersioni è la cosa più bella e gratificante. Io e il mio mare , amico, fratello e confidente abbiamo ritrovato il nostro legame ed io torno ad essere degna figlia di Atlantide.

Grazie Alessandro (il mio istruttore) che nel corso di questi anni ci hai sempre creduto, contro tutti e tutti, e che la prima volta mi hai preso la mano e mi hai portato giù, facendomi immergere in quel mare meraviglioso, all’inizio del mio viaggio dentro me stessa. E GRAZIE A TE PAPA' PER AVERMI TRASMESSO QUESTO INFINITO AMORE PER IL MARE (E per avermi fatto provare la prima volta le bombole ) era il nostro sogno insieme ma io l'ho realizzato comunque e tu ci sei stato, sempre.

 


 
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SOGNI DI RAGAZZE... CIAO ELENA

Post n°794 pubblicato il 01 Luglio 2015 da gameplayer

Il post di oggi voleva essere allegro, felice, raccontarvi di grandi traguardi, ma il destino non ha voluto e così … la gioia e la felicità aspetteranno ancora un po’.

 

Voglio ricordarti così, seduta insieme a me sul mio lettino da ragazza, a raccontarci i sogni per il nostro futuro, a piangerci sulla spalla per gli amori mancati, e le tue repentine fughe perché dovevi andare a negozio.

Il futuro che ci immaginavamo era bello , felice , pieno di sorrisi e colori, e quelle feste da te in campagna, le nostre risate e la nostra allegria.

E voglio ancora ricordarti così il giorno del mio matrimonio, quando , mente mi truccavo e pettinavo all’ora di pranzo mi portasti quel cesto di fiori. Ti sedesti accanto a me , guardandomi attentamente e mi dicesti, “sei la sposa più triste che ho visto”. Eri arrivata dietro la maschera, come hai sempre fatto Elena cara, e forse tu unica allora avevi letto quella tristezza che è mia da una vita, quel nucleo di ghiaccio che mi rende la Signora della Fortezza dei Ghiacci. Mi abbracciasti forte , senza parole, e mi dicesti,”ci vediamo in chiesa” .

Poi il tuo primo matrimonio purtroppo finito male, e dopo qualche anno ti rivedo finalmente felice accanto ad un altro uomo che dopo il divorzio dal primo avevi sposato. Fiera mi presentasti il tuo bambino, un ometto delizioso e vidi nel tuo sorriso  quella felicità sognata insieme su quel letto da quelle due ragazze, e fu il mio primo vero sorriso profondo da molto. Tu eri felice ed io lo ero per te. Anche allora mi guardasti attentamente e mi dicesti:”hai gli occhi tristi Manu… “ ed io mi riaggiustai la maschera, ma sapevo che avevi capito , come sempre . Aggiungesti solo:” Ci sarà un tempo anche per te… vedrai ”

Oggi ti saluto per l’ultima volta , perché un maledetto ictus ti ha portato via, un maledetto ictus esteso il giorno del mio compleanno, e ieri sei volata via. Il tuo sorriso ci ha lasciato, il tuo bimbo vivrà un dolore infinito.

Ed io mi domando la profonda ingiustizia della vita, che toglie vite necessarie e piene e lascia quelle inutili come la mia, “ moi pur elle” ma questo non accade mai… Io che non ho nulla da costruire sono qui e tu amica cara sei volata via dalla tua vita piena.

Sono schiantata, questo anno è stato troppo anche per me , non ho la forza di rialzarmi, scusatemi se stavolta non posso esserci come sempre, semplicemente non ce la faccio. Ho finito tutto quello che avevo.  

 
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AMICO FRAGILE...

Post n°793 pubblicato il 27 Giugno 2015 da mafaldalastarda

BUON COMPLEANNO AMICA GAMEPLAYER UN ABBRACCIO...

 
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....................

Post n°792 pubblicato il 27 Giugno 2015 da sissi20092009
Foto di gameplayer

NON    è  MOLTO CHE TI CONOSCO .....MA POSSO DIRE  CON ASSOLUTA 

TRANQUILLITà AMICA MIA.......

COME  TI SEI COMPORTATA TU NEI MIEI RIGUARDI  SENZA SAPERE CHI E COSA ERO...PENSO CHE

POCHISSIME PERSONE LO AVREBBERO  FATTO....

E QUALE  MIGLIOR  GIORNO DI OGGI  è  PER   DIRTI 

 TANTI AUGURII E  GRAZIE AMICA MIA....

 
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47 PRIMAVERE

Post n°791 pubblicato il 26 Giugno 2015 da gameplayer
 

Ancora poche ore e saranno ufficialmente 47  primavere le mie… Forse mai come quest’anno ne sento il peso; sono questi ultimi anni molto difficili per me, delusioni ed amarezze, e troppe poche gioie  per poter compensare questo amaro; perché la vita non ti offre mai nulla come la desideri pienamente e spesso ti costringe ad accontentarti delle briciole di un tavola che ti irride con la sua opulenza, che però nello stesso momento ti è preclusa.

Arrivo a questi 47 moralmente provata e molto abbattuta, ma paradossalmente ho scalato la cima e dall’alto ormai vedo le cose con realtà e disincanto, senza più sogni o illusioni, eppure vedere questa realtà delle cose ti porta ad essere più vera e sincera nei sentimenti e in tutto, perché sei scevra dalle illusioni e se ami, ami la realtà.

Stranamente però questo viene visto con diffidenza e sospetto se non con riprovazione , quindi sono cambiata, ovviamente in peggio … Forse ho solo smesso di cadere e farmi male, perdo anima e cuore , ma guadagno  staticità e anestesia … Buone  47 primavere Manu e brindo al sorriso che non è più .

 

 

Il blog sarà aperto a tutti fino a domenica, se avrete voglia potrete scrivere qualcosa, si accettano critiche, ma non offese … i post offensivi verranno cancellati.

 

 

 

 

 
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2 GIUGNO 2007/2 GIUGNO 2015

Post n°790 pubblicato il 02 Giugno 2015 da gameplayer
 

 

Eri  il Re delle nostre vite, il tuo sorriso la tua forza,ti dobbiamo la nostra intera esistenza caro papino  e non c'è giorno che il dolore  non ci attanagli, sappiamo che ci sei ma la tua mano forte e il tuo abbraccio-rifugio ci manca tanto!

Ciao papà a presto!!

Il carrozzone va avanti da sé,
con le regine, i suoi fanti, i suoi re…
Ridi buffone, per scaramanzia,
così la morte va via
Musica, gente, cantate che poi
Uno alla volta si scende anche noi…
Sotto a chi tocca… in doppiopetto blu
Una mattina sei sceso anche tu!
Bella la vita che se ne va…
Un fiore, un cielo, la tua ricca povertà
Il pane caldo, la tua poesia…
Tu che stringevi la tua mano nella mia!
Bella la vita, dicevi tu
È un po' mignotta e va con tutti, sì però…
Però, però… proprio sul meglio, t'ha detto no!
E il carrozzone prende la via,
facce truccate di malinconia..
Tempo per piangere, no, non ce n'è,
tutto continua anche senza di te..

Bella la vita che se ne va…
Vecchi cortili dove il tempo non ha età,
i nostri sogni, la fantasia

ridevi forte e le paura era allegria!
Bella la vita, dicevi tu,
e t'ha imbrogliato e t'ha fottuto, proprio tu!!!

Con le regine, con i suoi re,
il carrozzone va avanti da sè…

 
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OVUNQUE SEI MI MANCHI

Post n°789 pubblicato il 17 Maggio 2015 da gameplayer

 

 
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DIGRESSIONE

Post n°788 pubblicato il 15 Maggio 2015 da gameplayer

Non sono avvezza a usare articoli che leggo per il mio blog, ma questo articolo, mi ha folgorato, perché in maniera chiara e senza fronzoli analizza il vissuto di una donna abusata . Anni fa scrissi io stessa un post su questo blog, un post che aveva un senso profondo, come un senso profondo ha questo articolo che posto integralmente e di seguito posto nuovamente quello che scrissi allora.

 

Avevo poco più di 20 anni ed ero lontana da casa. Ero assieme a un ragazzo di cui mi fidavo, lo conoscevo da così tanto tempo, faceva parte della mia vita da quando ero poco più che adolescente. Il giorno in cui mi buttò su un letto, e mi girò la faccia per non vedere che piangevo, entrando dentro di me fino a saziarsi, non l'ho mai dimenticato. Ero sola, ero inesperta, ero in buona fede, ero lontana da chiunque potesse proteggermi. Ed ero terrorizzata. A morte. Non ne ho mai parlato. Me ne sono sempre vergognata. Mi sono sempre vergognata di far parte di quelle donne che hanno subito un abuso sessuale, che è un po' come dire che non sono stata abbastanza forte da impedirlo.

Perché io non ho lottato, ho solo pianto in silenzio, poi mi sono alzata, sono andata in bagno, mi sono fatta la doccia, lavata via le lacrime e ritornata letto, a tentare di dormire mentre mi convincevo che non era successo niente di grave. Che capita che tu non ne abbia voglia e l'altro sì, e capita che quell'altro se ne freghi. Capita di tutto nella vita: a me era capitato questo, dovevo solo andare avanti e mettere dei giorni in mezzo al ricordo, prima o poi tutto sarebbe tornato a posto. Quello che non sapevo è che la stessa scena si sarebbe ripetuta ogni notte, con poche varianti, fino al giorno del mio ritorno a casa.
Di anticipare il rientro non se ne parlava: come avrei giustificato quel ritorno frettoloso se non con la verità di quello che avevo vissuto?

Come avrei spiegato che il mio perfetto fidanzato, bello e paziente, in realtà non era che un disgraziato e, peggio che mai, io non ero in grado di arginarne il furore? No. Non potevo permettere a nessuno di andare oltre la mia facciata di perfetta felicità. Non potevo permetterlo neanche a me stessa, se fosse crollata l'immagine che avevo del mio rapporto e della ragazza che ero cosa mi sarebbe rimasto? Da dove sarei ripartita? Iniziai il conto alla rovescia: ogni giorno che passava era alle spalle. Dovevo solo mantenermi gentile, allegra e consenziente. Dovevo essere esattamente quello che il mio fidanzato si aspettava che io fossi.

Una sera non ci riuscii e mi ritrovavi con una ciocca di capelli in meno e la faccia attaccata al muro e una paura che non avevo mai conosciuto. "Resisti, resisti, andrà tutto bene". Provai a tranquillizzarmi e, non so come, ci riuscii. Riuscii a sopravvivere alla paura e all'angoscia, alla vergogna di essermi scoperta debole e al tradimento della persona che ero convinta mi amasse. Tornai a casa e lottai col mio cervello per archiviare il piccolo inferno che avevo vissuto. E non fui più io. Non fui più la giovane donna che non aveva paura del mondo: iniziai dopo poco a soffrire di attacchi di panico. Iniziai a disprezzare gli uomini, a sceglierne di assolutamente inadatti a me, ma del tutto innocui. Chiusi le gambe e il cuore per così tanto tempo che a un certo punto pensai di essere una pianta. Secca, per giunta.

Ma imparai la pietà, prima per le altre donne vittime di abusi, poi per me stessa. È più facile avvicinarsi al proprio dolore attraverso quello degli altri, è più facile smettere di vergognarsi per la propria debolezza se la si scopre in altre persone. Soprattutto è più facile iniziare a perdonarsi e capire che non sempre si ha la forza necessaria per scappare via. Perché anche per scappare ci vuole forza e le donne che subiscono un abuso sono talmente spaventate e provate che quel poco di forza che hanno la usano per sopravvivere, lì dove sono.

Superare una violenza è questione di esercizio e di disciplina: si tratta di allenarsi ad accettare il passato ed essere disposte a non farsene una colpa. A non indagare a colpi di "se avessi, se mi fossi", a non darsi manate in fronte per non essere state come ci aspettavamo di essere in quella circostanza. Il primo dolore, il più grande e lacerante, che le donne stuprate vivono è quello della colpa: sono state vittime e pensano di essersi meritate quel ruolo. Perché è vero che non esiste carnefice senza vittima consenziente, ma è altrettanto vero che la vittima di un abuso sessuale, di uno stupro, di una scarica di legnate non ha mai, mai mai, fatto niente per meritarsi ciò che subisce. Nessuna donna al mondo merita di trovarsi con la faccia girata dall'altra parte, una mano sulla bocca, un ginocchio tra le gambe e gli occhi bagnati di lacrime, impietrita dal terrore e schiacciata tra vergogna e senso di colpa. Nessuna donna merita di venire picchiata perché non accetta di essere quello che un uomo pretende che sia.

Ho impiegato quasi 20 anni a capirlo, li ho spesi in gran parte a infuriarmi ogni volta che scrivevo di stupri e abusi, di violenze e assassini di donne come me. Li ho spesi a lottare, con le sole armi che ho a disposizione (un foglio e una penna, uno schermo e una tastiera) perché mai più nessuna donna dovesse vivere quello che ho vissuto io. Ogni volta che leggo, o scrivo, di una donna stuprata, o picchiata, o ammazzata, sento di avere perso la mia battaglia. Ma vado avanti senza pace. Non avrò mai pace: gli uomini continueranno a fare alle donne quello che un uomo ha fatto a me, lo so. E io continuerò a scrivere, a raccontare, a infuriarmi e lottare: è la mia vita, me la sono scelta così.

Deborah Dirani (giornalista)

 

Ed Ora il post che scrissi allora:

 

 

 

 

Uomini o bestie?

 

Questa è una delle storie con le quali devo confrontarmi.

E. era una studentessa universitaria, fino a quando non lo conobbe la sua vita si svolgeva sui normali binari dello studio, le lezioni da seguire, le amiche.

Lo conobbe mentre si stava iscrivendo ad un seminario, era il tipico studente grande, trentenne che dopo aver lavorato aveva deciso di studiare e laurearsi. Cominciarono a parlare e lui  mostrò subito il suo lato affascinante; E. non era una ragazzina, aveva impiegato un po’ di tempo prima di decidere la facoltà e la personalità eclettica e accattivante di M. la colpì subito, spiccava sugli altri in maniera netta. Non era una ragazza impulsiva a quel tempo e quindi rimase molto sulle sue anche se cordiale.

M. la corteggiò senza tregua  e al primo appuntamento al laghetto dell’Eur si dichiarò esplicitamente, E. a cui quell’ uomo piaceva molto non resistette e da quel momento si considerarono fidanzati.

M. era un fuorisede e fu naturale per la famiglia di E. accettarlo in casa per i pasti… erano tutti molto affascinati da questo “uomo” e sempre più spesso M. Si fermava a studiare con lei fino a sera.

Nessuno ci faceva caso se M. ogni tanto chiedeva in prestito dei soldi.. in fondo era di famiglia no?

Un pomeriggio adducendo la scusa di un mal di testa M. le chiese di andare  a studiare a casa sua e lei accettò senza farsi problemi.

La casa che M. divideva con altri studenti era vuota e i due cominciarono a studiare; dopo un po’ M. cominciò ad avvicinarsi a lei e a  toccarla ovunque , mentre E. imbarazzata tentava di sottrarsi, lui si faceva più pesante ed audace… “Dai in fondo siamo fidanzati no?” L’imbarazzo per E era immenso e si alzò riunendo i libri, voleva andarsene ( fino a quel momento i loro approcci erano stati solo baci, come con i ragazzi precedenti), a quel punto M. la strattonò stringendola a sé “dai che lo so che ti va…” E sempre più spaventata “no non voglio, no lasciami…” ma ormai M. aveva perso il controllo e le tirava gli abiti. Terrorizzata tentava di sfuggirgli, ma M. la buttò sul letto violentemente: ”Dai bella che voi donne quando dite no vuol dire sì’..” A questo punto i ricordi di E. si fanno frammentari, dolore, tentativi inutili di fuggire ma lui era un macigno su di lei e la bloccava, fino a quando tra le lacrime e i singhiozzi, il no  sembrava un disco rotto. Ricorda E,. che ad  certo punto una saracinesca scese sul suo cervello.. pensava solo ininterrottamente “E’ un incubo, ora mi sveglio” con quelle parole di sottofondo che le rimbombavano dentro “Sì bella ti piacerà.. tanto quando voi donne dite no è sì”

Mentre ancora piangeva sul letto, M. con la massima freddezza si rivestì e le disse:”Dai sbrigati ho da fare”.

Tornare a casa per lei fu un incubo, non poteva credere fosse accaduto proprio a lei, si sentiva impotente, debole, umiliata e sporca.. tentava di convincersi che non era veramente accaduto, ma le calze smagliate le dicevano altro. A casa corse nella sua stanza spogliandosi rabbiosamente e gettando gli abiti; sotto la doccia caldissima cominciò a strofinarsi così forte da quasi strapparsi la pelle di dosso. In famiglia non riuscì a dire nulla e si costruì una vita apparentemente normale; voleva denunciarlo, ma si vergognava, eppoi pensava che non l’avrebbero creduta, in fondo per il mondo era il suo ragazzo!

M. fortunatamente sparì, era tempo di esami ed era normale…ma riprendendo i contatti in facoltà l’orrore dentro di lei crebbe, M. aveva corteggiato tutte, a tutte aveva chiesto di sposarlo e lei cominciò a domandarsi perché  le era capitato tutto questo, forse era “cattiva” e se lo meritava; ma cominciò a provare una forte rabbia e umiliazione nei confronti delle altre che avevano visto M. solo sotto il suo lato “piacione” e affascinante, e non il bruto e il violento che lei invece aveva conosciuto. Non fece parola con nessuno dell’accaduto tranne che con due amiche.

Passò un anno che E. non ricorda chiaramente, si era costruita una storia di apparente normalità, un rapporto troppo impetuoso con l’allora suo ragazzo… ma la notte sapeva cosa era accaduto veramente  e quelle immagini non l’abbandonavano mai. Fuggiva ogni ragazzo e cominciava a tremare per una mano poggiata sulla spalla, ritraendosi come un animale ferito.

Dopo un lungo periodo una mattina uscendo dalla facoltà lo vide, attorniato dai vecchi compagni di corso, ma lei fuggì senza farsi vedere ed una volta in auto cominciò a tremare incontrollabilmente.

Qualche tempo dopo lui la chiamò supplicandola di incontrarlo, doveva parlargli urgentemente; E. non voleva ma dopo infinite insistenze gli diede appuntamento nel bar più affollato della facoltà… lui voleva invece Villa Borghese!!

M.:”Ho portato i tuoi occhi con me sempre ogni giorno, ma ci sono cose che devi sapere, avevo una compagna al mio paese.. ma ora è finita e io ti amo… Riproviamo? “ Non un parola, non un accenno su quello che aveva fatto e in testa dentro lei rimbombavano solo quelle parole “Le donne quando dicono no vogliono dire sì” Si alzò senza una parola e lo lasciò lì a quel tavolo.

Per ben tre anni durò la sua anestesia sentimentale, nessuno poteva toccarla o andare più in là di prenderla per la mano, ma quando tutto questo le impedì di amare l’uomo che era stato il suo primo e vero amore a  18 anni  e che nel frattempo era tornato a lei, ma che le disse che si sentiva un violentatore con lei, una rabbia infinita la invase; M. le stava rovinando la vita. Allora cominciò una terapia, lunga ed intensa che la aiutò a capire che non era lei sbagliata o cattiva, ma che era qualcosa che era capitato e cominciò a lavorare sulla sua autostima e sullo scendere a patti con se stessa. Certe ferite non guariscono, quando E. è più vulnerabile si sente ancora umiliata e sporca e anche se ora ha una vita sentimentale viva e appagante, c’è ancora un attimo, quando fa l’amore, in cui le saracinesche si abbassano e tutto viene chiuso fuori, immobilizzandosi come una statua di ghiaccio.

Io e E. sappiamo che le cicatrici resteranno sempre perché non si può cancellare ciò che è accaduto.. ma almeno lo sguardo sul mondo e sugli altri è più limpido e sereno.

 

 

 

 

 
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INCIAMPANDO IN UNA CANZONE

Post n°786 pubblicato il 22 Aprile 2015 da gameplayer
 

LA CANZONE DI ANNA

 

Anna che sorride a tutti,
Anna infondo come sta?
anche se si trucca gli occhi
si capisce che non va,
Anna e le sue insicurezze
di entusiasmi artificiali,
Anna con i suoi animali
ultimi esemplari di sincerità,
Anna che domanda agli altri
tutto quello che non sa,

Anna ha sempre un libro in borsa,
Anna spende più di quel che ha,
e suo frigo mette quelle foto
di posti dove non andrà.

Anna che cucina dolci per le feste degli amici,
Anna che si chiude in bagno
quando a cena parlano di libertà,
Anna con il suo nome
che in tanti hanno cantato già.

Anna ha bisogno di essere amata
per quello che ancora non è
e regala se stessa nella speranza
che qualcuno poi la convincerà,
Anna come a 18 anni,
Anna e i figli che non ha,
Anna con i suoi vestiti colorati grandi molto più di lei,
Anna e quella casa al mare
dove non ritorna più.

Anna che sorride a tutti,
Anna infondo come sta?
anche se si trucca gli occhi
si capisce che non va,
Anna e le sue insicurezze
di entusiasmi artificiali,
Anna con i suoi animali
ultimi esemplari di sincerità,
Anna che domanda agli altri tutto quello che non sa.

 
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IL VASO DI PANDORA

Post n°785 pubblicato il 18 Aprile 2015 da gameplayer
 

 

A volte riaprire i capitoli della propria vita fa male , anche se è passato del tempo.

Succede per caso, parli con un’amica che ti chiede di una situazione pregressa di cui lei sa e improvvisamente , dopo averla ragguagliata, ti rendi conto di aver aperto il vaso di Pandora. D’un colpo , tutto si riversa fuori senza controllo , frustandoti con la forza del dolore e comprendi finalmente, dandogli un nome, il malessere che  ti  accompagna da sempre.

Sono settimane che sono tutta concentrata sulla riflessione che sto condividendo qui, settimane in cui il passato torna ad ondate ad invadere i miei pensieri, rendendomi consapevole di ciò che mi tormenta.

Io spesso su queste pagine ho lamentato la mancanza di ascolto, proprio perché nel mio passato ho avuto la fortuna di conoscere la bellezza si essere ascoltata , e non passivamente, ma con un genuino interesse e un profondo rispetto della mia persona e del mio sentire.

Condivisione, comprensione ed interesse , merce rara e preziosa in un’epoca dove tutti sanno tutto e pretendono di importi ,il loro modo di pensare, credendosi depositari di un sapere superiore  o di essere un passo avanti a tutti. Non sono stata abituata a sgomitare per pretendere  attenzione e ascolto e quando mi trovo di fronte una persona che mi parla sopra o interrompe il mio discorso , quasi imponendomi la sua visione senza neanche farmi finire i concetti, resto in silenzio ritirandomi dietro un sorriso di circostanza  .

Questo impedisce poi alle persone di conoscermi veramente, perché solo attraverso la lettura del mio pensiero espresso si può capire  il percorso  della mia mente, il mio sentire più vero e profondo, è l’osservazione e l’ascolto che  mostrano  gli individui nella loro realtà.

Di questo ascolto io sento la mancanza, perché solo pochissime persone hanno veramente capito chi sono e sono quelle che potrebbero raccontarvi il senso di un mio sorriso sghembo o di un inarcare un sopracciglio.

Per carità, sono comunque stata circondata da affetto e premure, ma la comprensione e l’ascolto non erano quasi mai contemplate. Sorrido sempre quando chi mi circonda dice di conoscermi, perché sicuramente sarà quello che mi conosce di meno, o prende per buona l’immagine che scelgo scientemente di dargli .

Non tutti meritano di andare oltre le mie difese e questo privilegio lo offro a pochi, proprio questa riluttanza a mostrarmi facilmente mi comporta i dolori più grandi; poiché nel momento in cui lo faccio e mi rendo conto che la fiducia riposta  è stata in qualche modo tradita, per trascuratezza o limiti che la persona giurava e spergiurava di non avere, il dolore diventa cocente, procurandomi l’immediata chiusura verso quella persona e l’irrigidimento delle mie posizioni.

Mille volte meglio un’anima semplice dagli evidenti e palesi limiti che conosci e accetti, perché sai che oltre non può andare, piuttosto di chi ti illude di ascoltarti e volerti conoscere ma in realtà o non ne è capace, o peggio, improvvisamente manca per stanchezza o presunzione.

Tutto questo mi ha portato a sentirmi sempre come una bambina di fronte alla vetrina di una pasticceria, che però non possiede gli ultimi centesimi per acquistare il dolce tanto desiderato, e deve necessariamente  rimanere fuori accontentandosi di poter solo guardare  e sognare  quello che c’è in vetrina; così nella mia vita , e così anche con gli uomini, mi manca sempre  un qualcosa per essere, devo sempre meritare per compensare le mie mancanze ... Peccato che il segreto della vita sia proprio questo, l’accettazione e la conoscenza dell’altro, senza giudizi o stereotipi, ma con il genuino interesse per  l’altra persona.

Tutto questo mi porta a concludere con una considerazione personale; sono stufa di stare alla vetrina, e poiché comunque non avrò mai il soldino sufficiente, mi allontano proprio, non credo di meritare la sofferenza di star sempre a guardare vedendomi passare avanti tutti gli altri. Chiudo speranze e sogni nel cassetto con il lucchetto e torno a centrarmi sulle cose fondamentali della vita, cioè quello che sono e quello che mi appartiene, la mia professione in primis che rappresenta l’unica certezza che ho  e che mi permette di realizzare quello che ho individuato come il mio obiettivo, aiutare chi ne ha bisogno a realizzare  i propri sogni; perché se la maledizione druidica che perseguita la mia famiglia non mi permette di vivere i miei di sogni, posso però essere d’aiuto a quelli degli altri .

Il mio mutamento sarà invisibile ai più, perché io ho strutturato la peculiarità di sparire senza che l’altro se ne accorga senza mai venire meno alla mia affabilità , la disponibilità all’ascolto e tutto quello che mi connota e che mi rapporta al mondo. Come dire, disinvesto l’anima e vi offro sorriso e orecchie , ma io, sono già lontana .

 


 
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Papà auguri!!!

Post n°784 pubblicato il 20 Marzo 2015 da gameplayer
 

 

manu e papà

 

 

"Papà, quando sarò grande ti voglio sposare !!! Non voglio un fidanzato diverso, voglio sposare proprio te, tu sei perfetto ...!!!"

"Ma no Lallotta, quando tu sarai grande io sarò vecchio ... Invece tu non ti devi sposare per niente,ma lavorare, guadagnare tanti soldi, e viaggiare con papino tuo... Sai quanti bei posti vedremo insieme? "

Ecco papà io questo ancora me lo ricordo, di viaggi  insieme non ne abbiamo fatti  tanti , ma l'ultimo, quello più importante quello più doloroso che avremmo dovuto affrontare insieme, non mi hai permesso di farlo con te ... Mi hai lasciato qui, orfana di te , mentre avremmo dovuto camminare insieme quell'ultima volta ... Mi Manchi Infinitamente ogni giorno della mia vita, che ormai è solo un pallido riflesso di quella che aveva senso solo con te ... E non vedo l'ora,finalmente, di abbracciarti ancora e stavolta per sempre .

 
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....

Post n°783 pubblicato il 25 Febbraio 2015 da gameplayer

 
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IL PASSATO NON PASSA

Post n°782 pubblicato il 16 Febbraio 2015 da gameplayer
 

Ho sempre pensato che per certi versi il tempo avrebbe guarito le ferite , sostituendo al dolore crudo che mi attanaglia  mordendo senza tregua,  una dolorosa malinconia soffusa . Stamani invece ho scoperto che le mie considerazioni erano troppo ottimistiche.

Mi sono svegliata particolarmente presto e come al solito i cani sono venuti a darmi il buongiorno festanti, dopo aver giocato con loro, aver nutrito Thor (Essendo cucciolo mangia più volte al giorno) e averli messi in giardino ho deciso di ritornare a dormire, pensando che in fondo essendo domenica meritavo un  supplemento di sonno ed ozio.

 Stranamente mi sono addormentata profondamente e ho sognato, su un confine molto sottile tra l’incubo e il sogno; ho sognato mio padre. Nei sogni è come se continuassimo il dialogo che in  vita abbiamo sempre  avuto e anche in questo sogno  abbiamo parlato molto, in un ambiente fatto di case in demolizione e  vicini che volevano rubarsi pezzi di terra per fare agriturismi.

Il momento più chiaro e lucido, che mi è rimasto in mente è mio padre sulla riva di un lago che aggiusta una lavatrice cambiando la pompa. Fatto ciò , si alza e mi comunica che deve andare e si comincia a dirigere verso un ponte ed io con consapevolezza ( Cosa che accade sempre nei miei sogni con mio padre) di essere in una dimensione onirica l’unica  nella quale ormai posso incontrarlo, tento di fermarlo mentre un’ondata di dolore profondo mi avviluppa tutta, lui mi rassicura  dicendomi che ci saremmo rivisti e si allontana mentre io comincio a singhiozzare senza freni, cercando di seguirlo. Mi sveglio piangendo come nel sogno, senza riuscire a fermarmi, con l’unica consapevolezza  che la mia dimensione è con lui e che è a lui che devo tendere… Si sopirà mai questo dolore che non mi da requie? Riuscirò a pensare alla sua assenza accettando il fatto che non ci sia più? E’ qualcosa che morde dentro, a volte senza dare dolore a volte procurando sofferenze indicibili … Mio padre , il mio meraviglioso padre che non c’è più.

BRENNERO 66  ( POOH)

Ora non senti nessuna voce tra gli echi della sera.

Tanto ma tanto silenzio lì intorno non fa paura,

 si muore bene in silenzio.

 E una campana tra i monti racconta alla gente lontana di te che sei morto per niente lassù.

Nella tua casa di pietra bruciata non han mai visto la neve.

Ora sul muro é rimasta soltanto quella tua foto stringevi in mano il fucile.

E una campana in paese racconta a una donna che piange

e di quel tuo fucile che non servì a niente.

T'hanno ammazzato quasi per gioco per dimostrare alla gente

che tra quei monti la voce del tempo degli uomini uccisi

non deve contare più niente.

E la campana un po’ triste che a te sembra tanto lontana potrebbe tacere,

 e lasciare il silenzio per te.

 
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Silenzio tra i ghiacci

Post n°781 pubblicato il 01 Febbraio 2015 da gameplayer
 

Il cuore muore di morte lenta. Perdendo ogni speranza come foglie. Finché un giorno non ce ne sono più. Nessuna speranza. Non rimane nulla. (da Memorie di una geisha)

Anche se dimoro nella Fortezza dei Ghiacci non significa che io non veda quello che accade o che le voci non giungano a me; vedo e sento, e dietro la corazza e la maschera di ghiaccio soffro e mi dolgo. Ma va bene anche così ... In fondo il freddo anestetizza bene ...

 


 
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RITORNO A CASA

Post n°780 pubblicato il 22 Dicembre 2014 da gameplayer
 

 

La chiave è fredda nella mia mano, ma il profilo austero della Fortezza dei Ghiacci ha un caldo senso di familiarità. La sua cristallina possanza mi accoglie. Torno a casa, che ho troppo precipitosamente  abbandonato tempo fa per gettarmi nel mondo dei colori, delle emozioni e dei sentimenti … Pensavo e credevo di potermeli concedere anche io, ma evidentemente non è così.

Giro la chiave e la porta ,senza un cigolio, si apre sull’immenso atrio, il rumore dei miei passi è l’unico suono che rompe questo silenzio, un silenzio conosciuto ed amato alla fine… Percorro ogni stanza mentre il gelo piano piano mi invade. E’ piacevole questa graduale anestesia che addormenta pensieri, emozioni , tristezze e dolori … Il nulla comincia ad avvolgermi , fino  a questo stato di profonda e totale apatia … Ogni sussulto di vita e speranza si è ormai dissolto e non ne resta che un pallido ricordo; ed io, indossate le vesti candide torno ad essere la Regina della Fortezza dei Ghiacci, nell’unica dimensione che conosco e che mi accetta. Ultimo passo, collocare sul viso la maschera impassibile e il sorriso gentile  che completa la trasformazione. Ora il mondo è lontano e non può più farmi male…

 

 


 
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IN CAMBIAMENTO 2

Post n°779 pubblicato il 21 Novembre 2014 da gameplayer
 

Si dice che arrivi sempre un momento di svolta ad una certa età, e come già scritto in un precedente post , sento di essere sul cammino di un cambiamento molto profondo.


Mi rendo conto che man mano che procedo, ad una ad una cadono le mie sovrastrutture per privilegiare  quella che sono realmente e che sto diventando.

 

Tutto si manifesta concretamente  in una serie di evidenti e macroscopici cambiamenti di atteggiamento; abbandonato quel desiderio  di armonia universale e quel buonismo  esistenziale  che mi rendeva puntaspilli per chiunque , ho cominciato a mettere a fuoco le miei esigenze, il mio modo di essere. Star bene con tutti, comprendere ed accogliere  tutti va bene , ma nella cerchia più stretta , quella più vicina, faccio accedere solo le persone  che sento veramente  affini. Non è una selettività che ha il sapore di snobismo, semplicemente il desiderio di non disperdere le mie energie  in amicizie  che evidentemente non hanno futuro per la troppa diversità. Quando parlo di diversità non intendo ovviamente il livello scolastico  o culturale, ma di vedute ed approccio alla vita. E’ indubbio che tengo a distanza  quelle persone che vivono il rapporto con me come l’approcciarsi ad un dispensatore  di ascolto, aiuto, sostegno, senza mai porsi il dubbio se sia il momento giusto per prendere, o sia quello invece  di starsene in disparte .

 

Ribadisco, il mio aiuto non mancherà mai, ma in quanto all’avvicinarsi alla mia sfera personale, beh, quello  è tutto un altro conto.

 

Non si danno più perle ai porci , quindi non elargirò più nulla di me stessa.

 

Un altro atteggiamento  che mi rendo conto è cambiato , è  che ho cominciato a tenere a distanza i nuovi rapporti  di amicizia, fintanto non mi convincono , non mi permetto  di aprirmi, mostrarmi. Insomma. non riesco più ad adattarmi  a tutto, a gettarmi a capofitto impulsivamente. Consapevole di ciò che è meglio  per me, attendo di esserne convinta .

 

Allo stesso tempo  le persone che sono nella cerchia più stretta e quelle che faccio  entrare  hanno tutta la mia devozione  e attenzione, lo scambio  è ricco e profondo e mi sento “vista” ed accettata  nella mia complessità, come io spero di fare con gli altri . Dura, esigente, probabilmente sì, ma sicuramente più intimamente soddisfatta  della qualità delle relazioni.

 

Pochi ma buoni avrebbe detto mia nonna.

 

E’ cambiato inoltre anche il modo in cui mi approccio alle controversie , una volta avrei combattuto  verbalmente allo stremo per farmi capire, ora invece, non mi interessa farmi capire a tutti i costi, esprimo garbatamente il mio pensiero , a volte anche  in maniera ironicamente soft, una volta, forse due , ma proprio per togliermi ogni dubbio, nell’ottica di “ che ha orecchie per intendere intenda”  Se c’è una non comprensione  mi ritiro, col sorriso sulle labbra, nel silenzio  e nel distacco  educato.

 

Mi sto abituando anche  a non patire più ma mia diversità caratteriale, che mi comporta una profonda solitudine .Ho ormai ben chiaro  il mio destino, di esserci per gli altri, ma di essere accompagnata  da un senso di solitudine  fatto  di distanze, emotive, chilometriche , alle quali ho fatto buon viso a cattivo gioco. Tutto sommato, a  parte  qualche volta, la mia solitudine non mi pesa più. Vivo intimamente , autonomamente, in piena consapevolezza di chi sono , della realtà che mi circonda , di cosa sono capace. Altresì non tollero più l’ipocrisia  dalla quale mi sottraggo  con un sorriso e il silenzio…

 

Cosa sto diventando, non lo so ancora, sicuramente una persona più salda sulle sue gambe e in un cammino personale da affrontare , privo  di quei sogni e speranze che illudono soltanto, senza riempire  nulla.

 

 

 

 


 




 
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IN CAMBIAMENTO

Post n°778 pubblicato il 08 Ottobre 2014 da gameplayer
 

Questa mattina mi guardavo allo specchio, il rassicurante faccione che mi scruta ogni giorno era lì come sempre, pesa da un insolito impulso , aborrendo tale pratica in generale, mi sono fatta un cosiddetto “selfie”. Rivedendo il risultato  mi sono trovata di fronte ad una donna sconosciuta. Alzando lo sguardo nello specchio però sono tornata ad essere l’ “io” che riconosco. Eppure nella foto sono io, lo stesso “io” ma non propriamente io. Questo accadimento mi ha dato lo spunto per una riflessione profonda che improvvisamente mi ha reso consapevole di qualcosa che sentivo già in essere in maniera confusa.

E’ ormai da un po’ di tempo che ho in atto una trasformazione, un’evoluzione interna e esterna  che mi porta ad un cambiamento  che si avverte in maniera palpabile da chi mi circonda. Cosa è avvenuto? Sicuramente molti eventi esterni, hanno concorso a questa trasformazione, sentimenti, lutti e in gran parte la presa di coscienza di essere ormai una donna di 46 anni, che non può inseguire lo stato fisico di quando ne aveva 30 ( Non che allora fossi molto diversa da ora… Ma quantomeno il fisico funzionava in maniera più precisa e puntuale).

Ho accettato la responsabilità di aver fatto o non fatto delle scelte, di aver delegato la conduzione della mia vita ad altri inconsapevolmente e di aver tradito la passione per la mia professione, spesso relegandola ad angoli della mia vita non prioritari, quando in realtà è sempre stata il fulcro  del mio essere.

La sconosciuta della foto non ha più quel sorriso fiducioso che la contraddistingueva in passato, lo sguardo è più duro e consapevole , mostrando chiaramente le mie due anime; l’aspetto assertivo, determinato e forte proprio della mia identità professionale che sicuramente è il mio punto di forza e di contro , il lato oscuro di me, l’altra faccia della medaglia, la vulnerabilità e la fragilità che sono invece caratteristiche del mio mondo interno; laddove la delusione, la rassegnazione, la disillusione hanno sedimentato una visione della vita disincantata e pessimistica, dove si combatte l’eterna lotta tra ragione, sentimenti ed emozioni, nella quale temo non ci sarà mai un vincitore poiché è utopico pensare di riuscire a categorizzare e imbrigliare emozioni e sentimenti.

La mia nuova “io” in trasformazione… Dove mi condurrà? Io spero ad una nuova e consapevole maturità…

 
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Tra l'immensità della spiaggia

 

 
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