
A colpire sono innanzitutto le dimensioni della vicenda. Settemila lavoratori che non percepiscono lo stipendio da mesi. Dodici sedi sparse in tutta Italia, dal sud al nord, da Trapani a Novara. Una multinazionale protagonista di una cavalcata sbalorditiva che, nel giro di pochi anni e con una lunga serie di acquisizioni e fusioni, arriva a definirsi “leader italiano nel settore servizi di call center e di supporto alle aziende”. Aziende come Telecom Italia, Enel, Tim, Wind, H3g, Vodafone e Avon.
Poi ci sono le parole dei lavoratori: “Continuiamo, alla ricerca di visibilità e con in testa il proposito di ottenere giustizia, per ciò che abbiamo subìto in questi mesi e per ciò che ci aspetta nel prossimo futuro. Vogliamo denunciare i vertici aziendali, perché hanno truffato e rubato i soldi nostri, di onesti lavoratori, e i soldi dello Stato. Vogliamo i risarcimenti per noi e la galera per loro, non devono più recare danno a nessun lavoratore. Siamo alla disperazione ma non molliamo.”
Nella dettagliatissima lettera che i lavoratori della sede di Trapani ci hanno spedito in redazione si racconta per filo e per segno la strana storia del gruppo Phonemedia, acquisito insieme ad Agile/Ex Eutelia dal network internazionale Omega, società che da mesi va rastrellando aziende in via di liquidazione. Phonemedia era stata fondata da Fabrizio Cazzago nel 2002 ed era diventata in pochi anni un colosso nel settore. Secondo quanto raccontano i lavoratori, però, quando i primi morsi della crisi si sono fatti sentire, il fondatore ha deciso di defilarsi. Dal mese di dicembre 2008 le retribuzioni sono state consegnate ai lavoratori in ritardo e in due soluzioni, poi, alla fine di luglio 2009 tutto ha cominciato a precipitare.
Cazzago, con un comunicato ufficiale, ha informato i lavoratori che Phonemedia era stata venduta ad una multinazionale inglese: il Gruppo Omega spa. La notizia fu per i dipendenti un fulmine a ciel sereno, perché solo poche settimane prima lo stesso proprietario aveva rinnovato il proprio impegno per superare il momento critico. I lavoratori allora non potevano sapere che Omega, in realtà, assomiglia ad un gioco di scatole cinesi, nel quale districarsi risulta piuttosto complicato.
Pochi giorni dopo la cessione di Phonemedia, il 5 agosto, Sebastiano Liori, rappresentante di Omega ai tavoli istituzionali, si dimette dalle cariche di consigliere di amministrazione di Omnia, un’altra controllata del gruppo. Il 21 agosto, in un comunicato, Omnia Network smentisce il suo ormai ex manager passato ad Omega, affermando che "i progetti delineati” da Liori presso il tavolo al Ministero per lo Sviluppo economico “sono diversi da quelli che la Società sta perseguendo". Il 17 settembre Omega/Omnia non si presenta al tavolo del ministero che, in un comunicato stampa, stigmatizza il comportamento dell'azienda e chiede l'immediata soluzione del problema degli stipendi.
Da quel momento i clienti cominciano a non dare più commesse, i fornitori bloccano il servizio logistico, mentre i magazzini restano chiusi. Il 22 settembre, si svolge un nuovo incontro presso il Ministero, a seguito del quale si ottiene che l'azienda paghi lo stipendio di luglio entro il 2 ottobre e le altre spettanze entro il 20 ottobre. Tuttavia, scrivono i lavoratori, gli stipendi verranno corrisposti "a partire", e non "entro", il 2 e fino al 7, con valute diverse.
Poi arriva la notizia peggiore: il 22 ottobre, Omega avvia senza preavviso una procedura di mobilità per 1.192 lavoratori, dichiarando che "non sono ipotizzabili soluzioni alternative al licenziamento" e che non è praticabile il ricorso alla cassa integrazione. Né a quello dei contratti di solidarietà, nonostante il fatto che, nel maggio 2009, la stessa azienda avesse rifiutato un proseguimento dei contratti di solidarietà in atto sin dall’anno precedente.
Insomma, gli uffici sono chiusi da mesi, la produttività è bloccata. E i vertici dell’azienda sono scomparsi dalla circolazione. Phonemedia non ha mai dichiarato lo stato di crisi, non ha mai chiesto la cassa integrazione, non ha mai avviato le procedure di mobilità. Semplicemente, ha cessato di esistere: è diventata un’impresa “fantasma”. I lavoratori non sanno materialmente a chi rivolgersi per avere quanto gli spetta, e non riescono a trovare il bandolo della matassa tra Phonemedia, Omnia Network e Omega. “Non abbiamo la benché minima idea di quando potremo percepire le nostre spettanze, - scrivono nella lettera - per non parlare del Tfr in caso di licenziamento. Presto saremo 7.000 persone senza occupazione o comunque senza retribuzione”.
In tutte le sedi sono state organizzate lotte e mobilitazioni di ogni genere, ma di soluzioni all’orizzonte non se ne vedono. I lavoratori di Trapani, tra l’altro ricordano che Agile/ex Eutelia (altra controllata di Omega) “ha ottenuto il commissariamento, noi continuiamo ad aspettare risposte che probabilmente arriveranno troppo tardi”.

Trino Vercellese: il call center Phonemedia era una sede che operava nel campo della comunicazione ed aveva una tipologia di lavorazione outbound, in sostanza, effettuava chiamate in uscita in telemarketing tramite centinaia di operatori e operatrici.
Il lavoro delle operatrici e degli operatori ruotava attorno ad uno dei nodi produttivi più influenti del nuovo millenio, la comunicazione. Telemarketing, direct marketing, contact center, inbound, outbound, ad alcuni queste parole non dicono niente, altri ne conoscono alcune, ma in realtà tutti le conosciamo benissimo su noi stessi. Ce lo dicono anche a scuola o nei colloqui di lavoro, "la nostra è la società della comunicazione!"sarà!
In effetti, la comunicazione commerciale la conosciamo, o meglio, la subiamo, mentre guardiamo una partita di calcio, mentre camminiamo per strada o mentre siamo in casa e squilla il telefono.
La corsa al consumo creata da bisogni indotti, la ricchezza accumulata attraverso le relazioni, la forza lavoro derivante dalle intelligenze che producono beni, servizi, o produzioni immateriali, questi sono gli elementi del sistema base che fanno muovere "la nuova fabbrica", il call center.
In precedenza i lavoratori e le lavoratrici Phonemedia avevano come contratto nazionale quello del commercio, ora hanno quello molto più giovane delle telecomunicazioni, scarno sul profilo dei diritti e delle garanzie sociali. La precarietà all'interno dell'azienda conosceva tutte le sue sfumature, molti contratti a scadenza e molti co.co.pro di diverse tipologie.
Nel territorio vercellese Phonemedia rappresentava una delle aziende più grosse, appunto come conferma del passagio dal fordismo al post-fordismo, dalla vecchia classe operaia al sopravvento delle nuove forme produttive, il "general intellect".
La manovra imprenditoriale di Phonemedia, e più in generale di Omega, segue le linee guida del nuovo metodo di "fare impresa" figlie del liberismo economico più sfrenato che contraddistingue la nostra epoca.
Migliaia di lavoratori e lavoratrici senza stipendio, imprenditori che prelevano aziende e le lasciano per far fruttare i profitti attorno le transizioni o i fallimenti, capitali in fondi poco chiari e sconosciuti. Attorno queste vicende si palesa la crisi e si intuisce che il sistema è in fase di discesa. Questa precipitazione per adesso la stanno subendo solo gli ultimi, il sistema si sta avvillupando attorno ad essa e sta ulturiormente speculando, ma allo stesso tempo infragilendo.
Le vicende direttamente subite sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici parlano di come questa crisi la stiano effettivamente subendo solo loro.
La precarietà è entrata nella vita delle persone, di tutte, a prescindere dal loro contratto di lavoro. Quattro mesi senza stipendio nel limbo dell'invisbilità sociale mentre con il cannocchiale scrutano le misure di protezione sociale che tardano ad arrivare e che forse non arriveranno mai. Non possono accedere a nulla, il welfare per loro non esiste.
I lavoratori e le lavoratrici Phonemedia non godono di nessun ammortizzatore sociale finchè non si risolvono le sorti dell'azienda, cioè finchè non si comprende se si arriverà al commissariamento o al fallimento.
La crisi globale, come tutti sanno, nasce dalla relazione dei debiti e crediti e parallelamente dalle distruzioni al sistema sociale tramite liberalizzazioni e privatizzazioni.
La governance non si interessa del welfare, pensa a tappare i propri buchi e a non implodere; il comportamento sulla vicenda Phonemedia, ma più in generale sulla crisi stessa lo dimostra.
Il governo e le amministrazioni locali dinnanzi a questa crisi intervengono con finanziamenti e prestiti.
La regione Piemonte interviene con una copertura finanziaria intermediata dalle banche che arriva fino a 2.500 euro per i lavoratori e le lavoratrici che non prendono stipendio da mesi, cosa simile fa la Provincia di Vercelli.
Queste misure sono riduttive, non coprono i bisogni e le necessità reali, queste misure non danno nessuno apporto in supplenza degli ammortizzatori sociali.
Quello che realmente chiedono i lavoratori e le lavoratrici è l'erogazione di denaro diretto, un supporto vero in favore del reddito che escluda anche la sola remota possibilità di essere debitore di qualcuno o di qualcosa. Bisogna aprire il welfare state per queste donne e questi uomini invisibili, bloccare i mutui e gli sfratti; questi sono gli interventi necessari che devono investire sia la comunità locale sia il governo nazionale.
La risposta alla "crisi" di Phonemedia non sta nell'aspettare l'arrivo di qualche altro nuovo padrone, ma sta nel garantire continuità di reddito e avere libero accesso ai servizi sociali, come del resto deve essere la risposta alla crisi in maniera più generale.
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il 07/02/2010 alle 11:53
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il 03/02/2010 alle 23:30
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