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Il caso Cucchi.. Questione politica
Post n°108 pubblicato il 09 Novembre 2009 da gccomo
La morte di Stefano Cucchi non è stata - come vorrebbero farci credere i politici dell'attuale maggioranza col beneplacito di un'opposizione parlamentare muta - un incidente, o per lo meno è stato un incidente pienamente previsto nel sistema repressivo italiano. Ben lungi dal condannare in generale tutti i lavoratori delle forze dell'ordine, che svolgono in molti casi un ruolo fondamentale nella lotta alle mafie in Sicilia come in Lombardia per stipendi miserrimi, ci permettiamo di rilevare l'incredibile (??) somiglianza tra il caso Cucchi e il caso Aldrovandi. Ci permettiamo di non limitarci ad esprimere la nostra solidarietà a fatto compiuto come i ministri berlusconiani o i dipietristi - che hanno negato la commissione di inchiesta su Genova 2001 perché la divisa non si processa - ma di avanzare al contrario un'analisi politica che va aldilà del singolo caso. La questione penitenziaria in Italia è un problema di difficilissima soluzione, l'indulto ha avuto più effetti sui reati dei colletti bianchi che sulle vittime delle leggi razziste e xenofobe di questo Paese (ricordiamo che molta parte della popolazione carceraria è costituita da immigrati perché violavano la Bossi Fini - erano cioè giunti in Italia senza avere già un lavoro). Le forze dell'ordine sono perennemente sotto organico e private dei minimi diritti sindacali, inquadrate in un sistema che ricorda molto più il ventennio che un sistema democratico di cui ci riempiamo la bocca. Lo schema per cui "il detenuto non si massacra in sezione ma sotto" non è opera del primo celerino, ma parte di un sistema più volte espresso da alte personalità politiche perennemente immuni da giudizi. Tra queste il Presidente emerito Cossiga, che meno di un anno fa ha espresso la speranza di infiltrazioni di facinorosi nel movimento studentesco per poter procedere ad una repressione in cui "il suono delle ambulanze coprisse le sirene della polizia", o del Presidente del Consiglio Berlusconi che ha direttamente minacciato l'intervento dell'esercito per reprimere la protesta studentesca; senza contare poi l'atteggiamento del governo davanti alle proteste dei lavoratori ed alle occupazioni: l'invio della polizia in assetto antisommossa per picchiare qualche operaio reo di voler difendere il posto di lavoro. Ci permettiamo quindi di andare oltre la solidarietà di facciata ed esprimere un giudizio politico forte: la morte di Cucchi non è colpa di un singolo poliziotto, ma di un sistema gestito da molto più in alto. Quel sistema è quello da combattere, il resto è demagogia e fumo negli occhi. |
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