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La puzza cos'è? Fa male?

Post n°6 pubblicato il 04 Settembre 2007 da segreto53
 

Caserta e l’intera conurbazione è invasa da una puzza o, più correttamente, da un puzzo tremendo che ci accompagna 24 ore al giorno ormai da mesi. La causa è la discarica illegale e pericolosa di Lo Uttaro. Se tale problema fosse un fatto fisiologico alla vita e alla gestione di una discarica, potremmo sostenere, per l’ennesima volta, che la scelta è stata sbagliata. Se invece le cose non stessero così dovremmo allora affermare che la gestione dell’impianto è dir poco carente. Non si scappa, delle due l’una. Il punto è che cos’è la puzza? C’è da preoccuparsi? Fa male?

Approfondiamo la questione.

Occorre preliminarmente ricordare che il sistema di smaltimento della discarica controllata è nella fase di esercizio attivo sicuramente il più economico ma, oltre a costituire uno spreco di materiale altrimenti riutilizzabile, ha ovvie controindicazioni ambientali e costi nel tempo notevoli e, quasi sempre, sottovalutati. La sua base e le sue sponde laterali devono essere isolate dal terreno mediante opere di impermeabilizzazione atte ad evitare contaminazione delle falde acquifere. La discarica funziona come un reattore, nel quale entrano rifiuti solidi urbani, acqua e terra ed escono biogas, percolato liquido e prodotti da processi anaerobici e, in parte, aerobici. Le leggi in materia ( in particolare il Dgls n.36 del 2003 art.2.6) stabiliscono che il gestore degli impianti di discarica come Lo Uttaro deve adottare misure idonee a ridurre al minimo i disturbi ed i rischi provenienti dalla discarica e causati da: emissione di odori, essenzialmente dovuti al gas di discarica e a materiale leggero trasportato dal vento; produzione di polvere; rumore e traffico; uccelli, parassiti ed insetti; formazione di aerosol; incendi.

Tralasciando per benevolenza il rumore, il traffico, i parassiti e gli uccelli cose queste sotto gli occhi di tutti e attenendoci al tema parliamo di aerosol. Che cos’è? Sono “particelle finissime di polveri o goccioline originate dalla combustione di combustibili fossili, foreste e biomasse, e dall'inquinamento industriale”. Tali particelle, sollevate dall’aria sono trasportate e diffuse nell’ambiente originando autentico pericolo per la salute pubblica, gli animali e l’ambiente in generale. Hanno dimensioni di 1–100 micron. Si formano per fenomeni di condensazione o per atomizzazione. Il fenomeno è amplificato dalla componente acqua che interagisce con alcuni inquinanti formandone altri (attività sinergica).

Siamo quindi di fronte ad un vero e proprio inquinamento atmosferico in quanto, di fatto, è stata modificata la normale composizione o stato fisico dell'aria atmosferica, dovuta alla presenza in essa di una o più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da alterare le normali condizioni ambientali e di salubrità dell'aria e di costituire pericolo, ovvero pregiudizio diretto o indiretto per la salute dell'uomo, compromettere le attività ricreative e gli altri usi legittimi dell'ambiente, alterare le risorse biologiche, gli ecosistemi e i beni materiali pubblici e privati. Il periodo di permanenza di un inquinante nell'atmosfera dipende dal suo tempo di residenza determinato dai processi di immissione e conversione chimica dei composti inquinanti stessi. Lo sversamento quotidiano e costante di rifiuti nella discarica dall’aprile scorso sta determinando un tempo di residenza costante. Per attenuare questo fenomeno si usano spesso dei deodoranti che, generalmente, sono costituiti da miscele di essenze vegetali, mentre da un punto di vista chimico sono terpeni cioè macromolecole con una lunga catena carbonatica (quindi di alto peso molecolare) e numerosi doppi legami. Presentano un gruppo funzionale che li caratterizza (aldeidi, chetoni, esteri, alcool). Esempi concreti di terpeni sono la fragranza che emana dai petali di rosa o le essenze che si liberano dalla buccia degli agrumi. Macromolecole di questo genere possano trasformarsi in “catcher o acchiappatori“ di cattivi odori, generalmente molecole più volatili e a basso peso molecolare. Associazioni di molecole attive, facilmente reattive, poco specifiche per una data molecola e una data reazione, che agiscano in sinergia con le altre e che siano facilmente solubili. In questo modo si cerca di ottenere la reazione di destrutturazione delle molecole maleodoranti e non il semplice effetto mascherante. Tuttavia, nonostante i progressi tecnologici nel trattamento dei rifiuti conferiti a discarica, gli inquinanti prodotti, anche quando in quantità minore, continuano a rappresentare elemento di fondata preoccupazione, soprattutto a causa della loro pericolosità intrinseca (bassa biodegradabilità ed elevata bioaccumulabilità). Oltre ad un diverso approccio al ciclo dei rifiuti, l’adozione di tecnologie avanzate congiunte a buone pratiche di gestione e ad efficaci controlli sono fattore imprescindibile per minimizzare i rischi per l’ambiente e per la salute dei lavoratori e delle popolazioni. L’epidemiologia ambientale può dare un rilevante contributo nello studio delle cause di malattie ambiente-correlate e per la sorveglianza su ambiente e salute. Indagini di valutazione preventiva d’impatto sulla salute possono dare un contributo fondamentale all’effettiva prevenzione primaria. E’ necessario che le autorità sanitarie locali promuovano anche con il concorso del CNR o di altra autorità scientifica riconosciuta campagne di indagine per la determinazione di sostanze odorigene e per la valutazione del livello di inquinamento da microinquinanti inorganici (metalli pesanti e particolato) ed organici (sostanze organiche volatili, idrocarburi policiclici aromatici, diossine ecc.) nella conurbazione casertana dove è stata realizzata la discarica di Lo Uttaro e dove si è diffuso il puzzo generato dalla cattiva gestione della discarica in parola.

Con i numeri sconcertanti del disastro ambientale e sanitario (il 45% almeno del territorio campano inquinato, malformazioni infantili dell'84% sopra la media nazionale e aumenti della mortalità tumorale del 12%, secondo i dati dell'OMS) generato principalmente dal settore dei rifiuti, l’aver scelto Lo Uttaro, area indicata nello studio dell’OMS, quale sito per realizzare un’ennesima discarica per rifiuti e assistere ad una gestione a dir poco carente, di fatto dimostra come la questione prescinde dal bene comune e da una sana gestione della cosa pubblica per trasformarsi in affari sulla pelle della gente.

A proposito: quando il privato (v. Mastropietro) chiederà i danni per inquinamento?

Caro Presidente A.P. di Caserta, sei riuscito con un protocollo burla (grazie ai tuoi onestissimi tecnici) a vanificare il lavoro prefettizio che, pur alle prese nel 1994 di un’effettiva e devastante emergenza, innanzitutto ambientale-affaristica, era riuscito per 7 anni ad impedire la commistione rifiuti pubblico-privata, tenendo ben separati i rifiuti privati. Dal tuo Ente ancora non c’è risposta sullo smaltimento del percolato prodotto dall’Ecologica Meridionale negli anni 80 fino a inizio 1994.

Caserta, 3 settembre 2007

Giuseppe Messina – Comitato Scientifico di Legambiente.

 
 
 

LO UTTARO:STORIA DI UNA BUGIA E DI UN DISASTRO AMBIENTALE ANNUNCIATO

Post n°5 pubblicato il 28 Agosto 2007 da segreto53
 

Seconda parte

LA BUGIA È SVELATA, IL RE È NUDO

10 aprile 2007 l’assemblea decide di compiere forme di resistenza non violenta a Lo Uttaro per affermare la legalità anche in Terra di Lavoro, dove la camorra ha permeato anche la pubblica amministrazione e una classe politica incapace di creare condizioni di sana amministrazione.

24 aprile la Polizia sgombera i resistenti che si fanno trascinare fuori dall’area della discarica abusiva.

13 maggio grande manifestazione popolare con oltre 3000 persone e messa con Monsignor Nogaro

15 maggio i due tecnici indicati dal movimento e nominati con decreto dal Commissario di Governo non sono fatti entrare nella discarica per esercitare il diritto di controllo in un sito protetto da 11 guardie giurate, dalla polizia e dai carabinieri.

16 maggio il Comitato annuncia che è pronta la proposta del ciclo dei rifiuti per la Provincia di Caserta mentre si aspetta quella della Provincia dall’11 novembre 2006.

19 maggio manifestazione nazionale a Napoli organizzata dalla rete “rifiuti zero” per una corretta gestione dei rifiuti in Italia con oltre 10.000 manifestanti. Silenzio della stampa nazionale.

21 maggio il Comitato dei Garanti si porta alla discarica abusiva per effettuare un controllo. Risultato: la discarica per come è stata realizzata non risponde ai criteri di legge; la gestione è del tutto carente con diverse violazioni alla normativa vigente.

26 maggio I cittadini di san Nicola La Strada, esasperati per i cattivi odori che ha infestato nella notte l’intera comunità, si portano per protestare presso la discarica abusiva, constatando e facendo constatare alla Polizia scientifica che i camion non trasportano FOS ma rifiuti tal quale in parte tritati; che i camion viaggiano in difformità alla legge, che in discarica vi sono diverse irregolarità nella gestione così come hanno potuto verificare un gruppo di giornalisti e fotoreporter di diverse testate del Centro-Nord.  

29 maggio Il Comitato Emergenza Rifiuti scrive al Presidente della Repubblica e chiede di intervenire nei confronti della magistratura samaritana affinché faccia presto prima che il disastro ambientale di Lo Uttaro diventi irreversibile. Si attende la risposta.

11 giugno Il Comitato scrive a Bertolaso e chiede fra l’altro che la gestione della discarica illegale passi almeno al Genio militare.

14 giugno Il Comitato avanza 5 proposte minime al Consiglio comunale per affrontare l’emergenza. Approveranno, invece, tutti insieme un documento che lascia le cose come stanno.

22 giugno Il Comitato scrive a tutti i consiglieri comunali chiedendo loro di assumersi precise responsabilità in ordine al problema smaltimento e alla vicenda Lo Uttaro. Tale atto viene inviato alla Procura della Repubblica. Nessuno può dire che non sapevano.

27 giugno Nuova ispezione del Comitato dei garanti. Rilevano che:

a) è stato impedito ai rappresentanti del comitato l’accesso al sito per oltre 3 ore; b)       anche i fogli della geomembrana del 3° anello non sono perfettamente saldati per tutto il perimetro della discarica illegale;c) sul lato ovest della discarica illegale è stato rilevata e fotografata una enorme quantità di percolato mentre le cisterne che dovrebbero prelevare il percolato, per avviarlo a smaltimento c/o impianti di depurazione, continuano ad essere vuote in quanto tutto il sistema non ha mai funzionato;d) il piano operativo non viene rispettato;e) vengono sversati rifiuti tal quali; f)ai problemi interni dell’incapace gestione dell’Acsa si aggiungono problemi gestionali per cui i camion che sversano nella discarica illegale non vengono lavati e disinfettati, come prescritto dalla legge e dal buon senso, uscendo in pessimo stato sulle strade pubbliche e nei centri abitati.

02 luglio Il Comitato scrive a Bertolaso e a tutte le autorità di controllo ai quali viene richiesto un intervento ad horas sulla discarica.

04 luglio. Tutti gli atti ispettivi vengono inviati per conoscenza e con la richiesta di intervento ai sindaci di Maddaloni, San Marco Ev., San Nicola L.S.

10 luglio Dal riscontro degli atti di analisi dei rifiuti, risulta in modo inequivocabile che nella discarica abusiva e illegale di Lo Uttaro sono stati sversati massicciamente rifiuti pericolosi quali ad es. scarti di macellazione, idrocarburi, scarichi fecali, ecc. Tutti rifiuti che dovrebbero andare, previo trattamento in appositi stabilimenti, in discariche per rifiuti pericolosi. Il Comitato presenta una nuova denuncia, mentre la raccolta differenziata a Caserta precipita dal 5,2% all’1,1%.

02 agosto A seguito ricorso ex art.700 cpc il giudice monocratico (dr.ssa Como) del Tribunale di Napoli ordina l’immediata chiusura di Lo Uttaro con ben sette motivazioni, cosi sintetizzate: 1)La discarica è stata aperta con la mancanza di misure idonee che non rappresentino un danno alla salute e all’ambiente; 2)Nel protocollo d’intesa non vi è alcun cenno sulla sicurezza dell’impianto; 3)La scelta basata sulla fretta e l’emergenza rappresenta una soluzione a discapito della salute pubblica; 4)Il sito è assolutamente inidoneo, in quanto inquinato; 5) Le acque di falda risultano tutte inquinate. 6)I rifiuti sversati sono altamente pericolosi da non potersi smaltire in discarica; 7)La discarica è stata aperta sui rifiuti sommersi e abbancati. Sono accolte di fatto tutte le motivazioni del Comitato Emergenza Rifiuti.

03 agosto Con reclamo presentato dal Commissario di Governo, motivato dalla chiusura temporanea (48 ore!!) del sito di stoccaggio di Serre, il Tribunale di Napoli, Sezione feriale, dispone la sospensione dell’ordinanza del giudice Como e rinvia il tutto alla discussione del 22 agosto;

14 agosto Intanto nella discarica illegale e pericolosa vengono sversati rifiuti provenienti dal napoletano. La discarica è di fatto regionale e non più provinciale.

22 agosto Il Tribunale di Napoli nomina un CTU, prof. De Rosa, Università della Calabria, per accertare la verità. Intanto si continua a sversare.

IL NOSTRO IMPEGNO PER LA LEGALITA’ CONTINUA E PER RISOLVERE LA QUESTIONE RIFIUTI IN CAMPANIA CHE LA SI VUOLE FARE APPARIRE, UNICA REGIONE DEI PAESI DELL’OCSE, COME UNA QUESTIONE TECNICA

 
 
 

LO UTTARO:STORIA DI UNA BUGIA E DI UN DISASTRO AMBIENTALE ANNUNCIATO

Post n°4 pubblicato il 28 Agosto 2007 da segreto53
 

Nell’ottobre scorso, il Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti dr. Guido Bertolaso richiede per la Provincia di Caserta l’individuazione di un sito da adibire a discarica per la FORSU (Frazione Organica Rifiuti Solidi Urbani) – per capirsi, quella che più crea problemi sanitari, cattivi odori e attira gabbiani, ratti, ecc. ecc. - proveniente dall’impianto di Santa Maria Capua Vetere (ex C.D.R.)

Il Prefetto di Caserta, sig.ra Stasi istituisce, d’intesa con il Presidente dell’Amministrazione Provinciale, un apposito gruppo di lavoro (Arch. De Biasio, geom. Pirone, arch. Pignalosa e dr.ssa Totano) coordinato dal Vice Prefetto Vicario dott. Francesco Provolo.

Il gruppo di lavoro, sulla base di un’analisi delle circa 40 cave censite in provincia e contemplate nel Piano regionale di bonifica delle aree inquinate, elaborato dal Commissario di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela della acque ed approvato dalla Regione Campania il 9 settembre 2005, individua sul territorio provinciale n. 5 cave ritenute idonee per accogliere la suddetta FORSU e, incredibilmente, indica la cava abusiva Mastropietro in località Lo Uttaro e dichiara le seguenti motivazioni:

-          “Il sito risulta protetto da un telo in HPDE (geomembrana) della superficie di mq 15.000;

-          Per una volumetria complessiva di mc 400.000 (utilizzabile per circa 8 anni);

-          Non interessato dalla presenza di rifiuti”.

Sull’argomento giova osservare che: il telo posto abusivamente è un colabrodo, in particolare sulle tre sponde verticali; il quarto lato, riempito già da una quantità enorme di rifiuti, non è impermeabilizzato ed è collegato alla discarica preesistente (Rossi Giuseppina e/o Ecologica Meridionale). La volumetria utilizzabile - se la matematica non è un’opinione - non può essere superiore ai 250.000 mc al massimo, atteso, come attestato dall’ARPAC (rapporto del 9 marzo 2007) che la superficie del fondo invaso non è di 15.000 mq ma appena di 9.900 mq (la riduzione della superficie è dovuta ai rifiuti già conferiti a fine 1993 – la Provincia dov’era? Quali rifiuti sono stati illecitamente sversati?).

ALCUNI ATTI PRECEDENTI

1) In ordine alla volumetria dell’invaso abusivo

L’A.P. di Caserta, con nota prot. n.3613/EC del 12 giugno 1996 a firma del dirigente del servizio geom. Alfonso Pirone, indirizzata al Prefetto di Napoli, di Caserta e la sub commissario per l’emergenza rifiuti presso la Prefettura di Caserta, in ordine alla volumetria del sito Mastroianni, sulla base di una specifica perizia tecnica dell’arch. De Luca Ciro, effettuata su incarico della stessa A.P. in data 2/3/1994 rileva che la volumetria dell’invaso in parola è di mc 316.646 e non, come dallo stesso Pirone dichiarato nel 2006 di 40.000 mc

2) Sulla presenza di rifiuti nell’invaso abusivo

Il 16 febbraio 2001 dalla Prefettura di Caserta e a firma dell’ing. Gennaro Spasiano, nella qualità di sub commissario prefettizio per l’emergenza rifiuti e all’epoca dei fatti, responsabile del settore ecologia della Provincia, informa il Prefetto di Napoli e quello di Caserta che a proposito dell’invaso Mastropietro destinato a discarica ”sono stati eseguiti lavori finalizzati all’utilizzo dello stesso come discarica [..] senza la dovuta autorizzazione”, che “sono stati conferiti in esso rifiuti di cui non si conosce allo stato, la natura”, e che la profondità dello scavo è di circa 30 metri dal piano di campagna, ed in merito a ciò si aggiunge che “si evidenzia che da indagini effettuate da questa struttura Sub-commissariale, la massima profondità della falda, valutata nelle immediate vicinanze, è di circa 27 metri dal piano di campagna”.

Il 4 aprile 2007 va su RaiNews24 e vista in tutto il mondo, un’intervista ad un rappresentante del Comitato e trasmesso un video (www.finotti.info); il capo cantiere della costruenda discarica afferma e dichiara che nel sito ci sono rifiuti, che si produce percolato e che la ditta non è stata incaricata di fare né la messa in sicurezza né tanto meno la bonifica.

TALE SCELTA È AVVENUTA, QUINDI, NONOSTANTE LE DENUNCE E L’AMPIA DOCUMENTAZIONE AGLI ATTI E, IN PARTE, COME SI E’ VISTO, ANCHE PRODOTTA DALLA STESSA PREFETTURA E DALL’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI CASERTA.

Il 28 ottobre 2006 la individuazione Cava Mastropietro è inviata al dott. Bertolaso.

L’11 novembre 2006 è sottoscritto un protocollo d’intesa fra Bertolaso, il sindaco di Caserta, Petteruti e il Presidente dell’Amministrazione Provinciale De Franciscis. Nessuno degli amministratori ha avuto mandato a sottoscrivere l’atto dai rispettivi organi decisionali (consiglio comunale e consiglio provinciale). La localizzazione avviene in un’area già interessata da 4 discariche, di cui una per rifiuti industriali, un sito di trasferenza, due siti di stoccaggio, per un totale di oltre 6 milioni di tonnellate di rifiuti. Il tutto a circa 700 metri dal costruendo policlinico universitario, a circa 500 mt da uffici pubblici, alberghi e residenze per diverse migliaia di cittadini.

Per effetto della presenza di discariche e siti di stoccaggio la nota multinazionale EDS (oltre 550 informatici) chiude, licenzia 200 dipendenti e si trasferisce a Pozzuoli. Il Macello comunale, unico autorizzato in Campania dall’U.E., su disposizione dell’autorità sanitaria è costretto a chiudere.

Il 6 dicembre 2006 è pubblicata la legge n. 290 che, di fatto, vieta al Commissario di localizzare discariche in siti come quello di “Lo Uttaro”;

Il 9 settembre 2005 la Regione Campania e il Commissario di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque nella Regione Campania, approvano il Piano Regionale di bonifica delle aree inquinate. Per il gravissimo stato di degrado e inquinamento l’area Lo Uttaro (in particolare la cava abusiva Mastropietro o Ecologica Meridionale, quella cioè interessata dalla nuova discarica abusiva) è dichiarato Sito di Interesse Nazionale, dove l’unica attività consentita, mediante opportuna valutazione di impatto ambientale e caratterizzazione accurata, è la messa in sicurezza e la bonifica.

Il 12 gennaio 2007 il Commissario di Governo, con ordinanza n. 3 indica la cava abusiva Mastropietro - località Lo Uttaro - quale discarica e, con la stessa ordinanza, approva il progetto preliminare;

Il 19 gennaio è nominata la commissione di gara che, in pari data, si riunisce e procede all’aggiudicazione e all’affidamento alla ditta vincitrice, praticamente senza alcuna pubblicità od evidenza pubblica;

Il 16 febbraio 2007 il prof. De Medici dell’Università di Napoli Federico II consegna a Bertolaso uno studio del tutto gratuito nel quale sono indicati diversi siti alternativi alle scelte di  Serre e Lo Uttaro;

Il 12 marzo 2007 il Commissario Bertolaso nel corso di un’audizione riservata presso la Commissione ambiente della Camera dei deputati, dichiara che il suo staff ha individuato “purtroppo” solamente 665 siti in tutta la regione che potrebbero essere destinate a discariche.

PERCHE’ ALLORA LO UTTARO?

Il 16 marzo con ordinanza n. 75 - a lavori pressoché ultimati - è approvato il progetto definitivo della discarica abusiva di Lo Uttaro;

Il 29 marzo audizione con Bertolaso. Gli vengono poste 17 domande sul sito abusivo. Non risponde a nessuna delle domande;

Il 31 marzo manifestazione con oltre 2000 persone in corteo e la partecipazione del Vescovo S.E. Nogaro. Richiesta alla Prefettura di verifica degli atti e richiesta di partecipazione del ministro dell’ambiente, inspiegabilmente attivo su Serre, totalmente assente su Caserta, nonostante il conclamato ventennale impegno per l’ambiente;

Il 3 aprile collaudo della discarica abusiva nella cava abusiva, l’intervento, come si evince dalla documentazione, ha subito modifiche sostanziali, di un progetto raffazzonato, senza alcuna conoscenza dell’effettivo stato dei luoghi e del pauroso inquinamento ancora in atto;

Il 4 aprile il TAR del Lazio boccia la richiesta di sospensione dell’ordinanza n. 3/2007 del Commissario di Governo, sulla base di quanto affermato dall’A.R.P.A.C. (l’agenzia regionale per l’ambiente) e cioè che esisterebbero“le condizioni essenziali richieste per il rispetto dell’ambiente”. In merito si evince la palese contraddizione con il rapporto dell’ARPAC del 9 marzo in cui: - si attesta la presenza di rifiuti e si rappresenta il pericolo di conferire rifiuti speciali, tra l’altro non stabilizzati. In tale rapporto si coglie anche la falsa affermazione della stessa ARPAC che i lavori di impermeabilizzazione della cava abusiva che si vuole utilizzare, sarebbero stati realizzati solamente nel 1994-95. In realtà gli stessi sono stati realizzati ben prima e già nel 1993 sono stati illecitamente conferiti rifiuti. Tale affermazione probabilmente nasce per coprire la colpevole connivenza dell’A.Provinciale che doveva controllare.

Continua...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

LO UTTARO: ANCORA BUGIE

Post n°3 pubblicato il 28 Agosto 2007 da segreto53
 

Contrariamente a quanto affermato da organi di stampa, mentre è vero che la città, ormai da settimane è avvolta da un puzzo nauseabondo, non è vero che la causa è da addebitarsi ai lavori di bonifica del sito di trasferenza o al sito di stoccaggio (panettone) in località Lo Uttaro. La puzza viene semplicemente dalla discarica illegale e pericolosa di Lo Uttaro, voluta dal sindaco Petteruti e mal gestita dal consorzio Acsa CE3 i cui dirigenti sono stati nominati dal presidente della provincia De Franciscis. La città sta raccogliendo quello che i decisori politici hanno seminato. E questo stato di cose durerà per anni. Altro che policlinico! Neanche il senato accademico della SUN pare che abbiano nulla da dire a riguardo.

Ma c’è di più. Hanno raccontato l’ennesima bugia affermando che la discarica doveva servire unicamente la provincia di Caserta. E’ sancito solennemente nel protocollo. Ad esempio, il comune di Grazzanise e altre comunità locali facenti capo al Consorzio CE4 hanno potuto, solo grazie ad una specifica ordinanza prefettizia, sversare nella discarica illegale e pericolosa di Lo Uttaro, impediti in precedenza per la saturazione dell’impianto ex CDR  per il “pre-trattamento” a causa dell’ingorgo creato dall’enorme massa di rifiuti provenienti dalla provincia di Napoli. Altro che protocollo d’intesa! Cos’hanno da dire a riguardo Petteruti e De Franciscis? Non sappiamo cosa i giudici di Napoli decideranno sulla chiusura o meno della discarica illegale e pericolosa di Lo Uttaro. I cittadini di Caserta e del suo interland la risposta su cosa si dovrebbe fare se la sono già data e da tempo. In un paese normale fatto di amministratori capaci questo non sarebbe mai accaduto e succede allora che, come in una grande abbuffata, si pretende di far convivere alberghi a cinque stelle, uffici pubblici, ospedali e residenze private in mezzo a discariche, cave, cementifici e quant’altro. Le alternative esistono per cambiare tutto ciò. La domanda che legittimamente dobbiamo farci è: perché allora tutto questo? A chi giova? Perché dopo circa 10 mesi la Provincia non ha fatto il piano rifiuti? Perché non sono iniziati i lavori della nuova discarica? Perché non si fa la raccolta differenziata? Perché non si fa il nuovo appalto per il servizio di igiene urbana?

 

 
 
 

Post N° 2

Post n°2 pubblicato il 27 Agosto 2007 da segreto53
 

Non siamo esperti in interpretazione di fenomeni di comportamenti di massa, tuttavia vogliamo osservare come la capacità di percezione in situazioni sostanzialmente simili sia poi differente.

Il disastro ambientale prodotto dalla natura nel sud-est asiatico, così come quelli prodotti dall’uomo il 10 luglio del 1976 a Seveso o il 26 aprile del 1986 a Chernobyl, per ricordarne alcuni più prossimi a noi, sta provocando le stesse reazioni che ci coinvolsero nel 76 o nell’86 a tutti i livelli: personali, professionali, imprenditoriali e istituzionali. La gara di solidarietà e di partecipazione sincera al destino di tanti esseri umani e il desiderio di fare qualcosa, qualunque cosa, in questi tremendi giorni ci spinge a sperare che solo una sparuta minoranza dell’umanità presenta un cinismo e un’indifferenza atroci. Ma è proprio così? O forse è più agevole, più facile, più comodo guardare più in là, più lontano da noi.

Dopo Seveso un altro disastro ambientale è stato sancito ma sul nostro territorio casertano, nella città capoluogo: l’attività estrattiva, ci ricordano i magistrati, ha prodotto oltre ad una serie di reati (associazione a delinquere, falsità ideologica, abuso d’ufficio, truffa ai danni dello Stato, abuso edilizio, omissioni di atti d’ufficio) anche disastro ambientale, distruzione di bellezze naturali, emissione in atmosfera di sostanze inquinanti.

Dopo Seveso Caserta. Eppure le oltre 600 cave presenti in provincia, un danno economico difficilmente valutabile, una situazione ambientale che nel pianeta trova termini di paragone solamente in alcune zone minerarie del Brasile e dell’Australia non ha avuto lo stesso livello di reazione che ci si poteva aspettare, soprattutto da parte delle istituzioni e da quei decisori politici che avevano ed hanno la responsabilità di prevenire ieri e di prospettare soluzioni adeguate oggi, tali da coniugare ambiente e occupazione, qualità della vita e salvaguardia dell’ecosistema. Sembra quasi banale ma non è così. Il Consiglio Regionale, in ordine al Piano Regionale delle Attività Estrattive che si aspetta dal 1986, dopo l’Operazione Olimpo del 3 dicembre u.s. anziché dare un’immediata risposta approvando il Piano decide di rinviare un’eventuale decisione a gennaio, chiudono l’assemblea e se ne vanno in vacanza premio. Le strutture regionali (assessorato e settore cave), cui ricadono gran parte dell’onere amministrativo su tutta la vicenda casertana e che risulterà centrale aldilà dell'esito penale in corso, non solo non hanno assunto alcun provvedimento in ordine alle revoche delle autorizzazioni (peraltro sollecitate dagli ambientalisti), ma non hanno ritenuto neanche di commissariare il verminaio che è il Genio Civile di Caserta. La provincia incredibilmente sostiene che non c’entra. Il sindaco di Caserta dichiara che si dispiace e, come giunta, non assume, insieme con un suo assessore coinvolto (di cui si è chiesto le dimissioni), alcun provvedimento. Il Consiglio Comunale di Caserta, solo dopo due settimane dall’operazione Olimpo, approva un semplice ordine del giorno nel quale, eludendo le conclusioni della magistratura e le richieste della città, decide di istituire un tavolo per discutere la cosa.

Si sente un’atmosfera in città che è molto simile a quella che si respirava ai tempi di tangentopoli casertana, nel 1993. A quei tempi (sembrano passati secoli) una parte significativa della città (ma che non ha superato in voti il 32%!) si organizzava e richiedeva pulizia, onestà e rinnovamento, trascinando con sé i partiti che avevano perso qualunque credibilità e governarono Caserta con l’intento di rimarginare una ferita morale, materiale, economica e finanziaria. Da tempo i partiti hanno ripreso il primato che il nostro ordinamento gli affida, ma sono stati incapaci di realizzare quella saldatura fra la società civile e il mondo della politica. La vicenda cave così come il Macrico, dimostrano purtroppo drammaticamente quanto siano distanti le esigenze di uno sviluppo che guardi al futuro. Tali esigenze sono oggi rappresentate da quanti richiedono l'istituzione del Parco Urbano dei Monti Tifatini e chi nel Palazzo, ritiene furbescamente, invece, di proporre false soluzioni nella speranza di far passare la buriana e ricominciare da dove avevano lasciato. Altri, invece, allontanando le proprie responsabilità, sia pure di minoranza, invocano piani che, per propria natura e non per i limiti del PRAE, poco o nulla hanno a che vedere con una soluzione alla questione cave e territorio che deve venire dall’interno della città. Appare, dunque, difficile recuperare ma abbiamo il dovere (anche se no ne abbiamo voglia) nei confronti dei giovani di essere ottimisti e di guardare con fiducia al futuro ed è solo per questo che auguriamo ai decisori politici di questa città un buon anno.

Caserta, 30 dicembre 2004

Giuseppe Messina – Comitato Scientifico di Legambiente

 
 
 
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