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« LO UTTARO: ANCORA BUGIELO UTTARO:STORIA DI UNA ... »

LO UTTARO:STORIA DI UNA BUGIA E DI UN DISASTRO AMBIENTALE ANNUNCIATO

Post n°4 pubblicato il 28 Agosto 2007 da segreto53
 

Nell’ottobre scorso, il Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti dr. Guido Bertolaso richiede per la Provincia di Caserta l’individuazione di un sito da adibire a discarica per la FORSU (Frazione Organica Rifiuti Solidi Urbani) – per capirsi, quella che più crea problemi sanitari, cattivi odori e attira gabbiani, ratti, ecc. ecc. - proveniente dall’impianto di Santa Maria Capua Vetere (ex C.D.R.)

Il Prefetto di Caserta, sig.ra Stasi istituisce, d’intesa con il Presidente dell’Amministrazione Provinciale, un apposito gruppo di lavoro (Arch. De Biasio, geom. Pirone, arch. Pignalosa e dr.ssa Totano) coordinato dal Vice Prefetto Vicario dott. Francesco Provolo.

Il gruppo di lavoro, sulla base di un’analisi delle circa 40 cave censite in provincia e contemplate nel Piano regionale di bonifica delle aree inquinate, elaborato dal Commissario di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela della acque ed approvato dalla Regione Campania il 9 settembre 2005, individua sul territorio provinciale n. 5 cave ritenute idonee per accogliere la suddetta FORSU e, incredibilmente, indica la cava abusiva Mastropietro in località Lo Uttaro e dichiara le seguenti motivazioni:

-          “Il sito risulta protetto da un telo in HPDE (geomembrana) della superficie di mq 15.000;

-          Per una volumetria complessiva di mc 400.000 (utilizzabile per circa 8 anni);

-          Non interessato dalla presenza di rifiuti”.

Sull’argomento giova osservare che: il telo posto abusivamente è un colabrodo, in particolare sulle tre sponde verticali; il quarto lato, riempito già da una quantità enorme di rifiuti, non è impermeabilizzato ed è collegato alla discarica preesistente (Rossi Giuseppina e/o Ecologica Meridionale). La volumetria utilizzabile - se la matematica non è un’opinione - non può essere superiore ai 250.000 mc al massimo, atteso, come attestato dall’ARPAC (rapporto del 9 marzo 2007) che la superficie del fondo invaso non è di 15.000 mq ma appena di 9.900 mq (la riduzione della superficie è dovuta ai rifiuti già conferiti a fine 1993 – la Provincia dov’era? Quali rifiuti sono stati illecitamente sversati?).

ALCUNI ATTI PRECEDENTI

1) In ordine alla volumetria dell’invaso abusivo

L’A.P. di Caserta, con nota prot. n.3613/EC del 12 giugno 1996 a firma del dirigente del servizio geom. Alfonso Pirone, indirizzata al Prefetto di Napoli, di Caserta e la sub commissario per l’emergenza rifiuti presso la Prefettura di Caserta, in ordine alla volumetria del sito Mastroianni, sulla base di una specifica perizia tecnica dell’arch. De Luca Ciro, effettuata su incarico della stessa A.P. in data 2/3/1994 rileva che la volumetria dell’invaso in parola è di mc 316.646 e non, come dallo stesso Pirone dichiarato nel 2006 di 40.000 mc

2) Sulla presenza di rifiuti nell’invaso abusivo

Il 16 febbraio 2001 dalla Prefettura di Caserta e a firma dell’ing. Gennaro Spasiano, nella qualità di sub commissario prefettizio per l’emergenza rifiuti e all’epoca dei fatti, responsabile del settore ecologia della Provincia, informa il Prefetto di Napoli e quello di Caserta che a proposito dell’invaso Mastropietro destinato a discarica ”sono stati eseguiti lavori finalizzati all’utilizzo dello stesso come discarica [..] senza la dovuta autorizzazione”, che “sono stati conferiti in esso rifiuti di cui non si conosce allo stato, la natura”, e che la profondità dello scavo è di circa 30 metri dal piano di campagna, ed in merito a ciò si aggiunge che “si evidenzia che da indagini effettuate da questa struttura Sub-commissariale, la massima profondità della falda, valutata nelle immediate vicinanze, è di circa 27 metri dal piano di campagna”.

Il 4 aprile 2007 va su RaiNews24 e vista in tutto il mondo, un’intervista ad un rappresentante del Comitato e trasmesso un video (www.finotti.info); il capo cantiere della costruenda discarica afferma e dichiara che nel sito ci sono rifiuti, che si produce percolato e che la ditta non è stata incaricata di fare né la messa in sicurezza né tanto meno la bonifica.

TALE SCELTA È AVVENUTA, QUINDI, NONOSTANTE LE DENUNCE E L’AMPIA DOCUMENTAZIONE AGLI ATTI E, IN PARTE, COME SI E’ VISTO, ANCHE PRODOTTA DALLA STESSA PREFETTURA E DALL’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI CASERTA.

Il 28 ottobre 2006 la individuazione Cava Mastropietro è inviata al dott. Bertolaso.

L’11 novembre 2006 è sottoscritto un protocollo d’intesa fra Bertolaso, il sindaco di Caserta, Petteruti e il Presidente dell’Amministrazione Provinciale De Franciscis. Nessuno degli amministratori ha avuto mandato a sottoscrivere l’atto dai rispettivi organi decisionali (consiglio comunale e consiglio provinciale). La localizzazione avviene in un’area già interessata da 4 discariche, di cui una per rifiuti industriali, un sito di trasferenza, due siti di stoccaggio, per un totale di oltre 6 milioni di tonnellate di rifiuti. Il tutto a circa 700 metri dal costruendo policlinico universitario, a circa 500 mt da uffici pubblici, alberghi e residenze per diverse migliaia di cittadini.

Per effetto della presenza di discariche e siti di stoccaggio la nota multinazionale EDS (oltre 550 informatici) chiude, licenzia 200 dipendenti e si trasferisce a Pozzuoli. Il Macello comunale, unico autorizzato in Campania dall’U.E., su disposizione dell’autorità sanitaria è costretto a chiudere.

Il 6 dicembre 2006 è pubblicata la legge n. 290 che, di fatto, vieta al Commissario di localizzare discariche in siti come quello di “Lo Uttaro”;

Il 9 settembre 2005 la Regione Campania e il Commissario di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque nella Regione Campania, approvano il Piano Regionale di bonifica delle aree inquinate. Per il gravissimo stato di degrado e inquinamento l’area Lo Uttaro (in particolare la cava abusiva Mastropietro o Ecologica Meridionale, quella cioè interessata dalla nuova discarica abusiva) è dichiarato Sito di Interesse Nazionale, dove l’unica attività consentita, mediante opportuna valutazione di impatto ambientale e caratterizzazione accurata, è la messa in sicurezza e la bonifica.

Il 12 gennaio 2007 il Commissario di Governo, con ordinanza n. 3 indica la cava abusiva Mastropietro - località Lo Uttaro - quale discarica e, con la stessa ordinanza, approva il progetto preliminare;

Il 19 gennaio è nominata la commissione di gara che, in pari data, si riunisce e procede all’aggiudicazione e all’affidamento alla ditta vincitrice, praticamente senza alcuna pubblicità od evidenza pubblica;

Il 16 febbraio 2007 il prof. De Medici dell’Università di Napoli Federico II consegna a Bertolaso uno studio del tutto gratuito nel quale sono indicati diversi siti alternativi alle scelte di  Serre e Lo Uttaro;

Il 12 marzo 2007 il Commissario Bertolaso nel corso di un’audizione riservata presso la Commissione ambiente della Camera dei deputati, dichiara che il suo staff ha individuato “purtroppo” solamente 665 siti in tutta la regione che potrebbero essere destinate a discariche.

PERCHE’ ALLORA LO UTTARO?

Il 16 marzo con ordinanza n. 75 - a lavori pressoché ultimati - è approvato il progetto definitivo della discarica abusiva di Lo Uttaro;

Il 29 marzo audizione con Bertolaso. Gli vengono poste 17 domande sul sito abusivo. Non risponde a nessuna delle domande;

Il 31 marzo manifestazione con oltre 2000 persone in corteo e la partecipazione del Vescovo S.E. Nogaro. Richiesta alla Prefettura di verifica degli atti e richiesta di partecipazione del ministro dell’ambiente, inspiegabilmente attivo su Serre, totalmente assente su Caserta, nonostante il conclamato ventennale impegno per l’ambiente;

Il 3 aprile collaudo della discarica abusiva nella cava abusiva, l’intervento, come si evince dalla documentazione, ha subito modifiche sostanziali, di un progetto raffazzonato, senza alcuna conoscenza dell’effettivo stato dei luoghi e del pauroso inquinamento ancora in atto;

Il 4 aprile il TAR del Lazio boccia la richiesta di sospensione dell’ordinanza n. 3/2007 del Commissario di Governo, sulla base di quanto affermato dall’A.R.P.A.C. (l’agenzia regionale per l’ambiente) e cioè che esisterebbero“le condizioni essenziali richieste per il rispetto dell’ambiente”. In merito si evince la palese contraddizione con il rapporto dell’ARPAC del 9 marzo in cui: - si attesta la presenza di rifiuti e si rappresenta il pericolo di conferire rifiuti speciali, tra l’altro non stabilizzati. In tale rapporto si coglie anche la falsa affermazione della stessa ARPAC che i lavori di impermeabilizzazione della cava abusiva che si vuole utilizzare, sarebbero stati realizzati solamente nel 1994-95. In realtà gli stessi sono stati realizzati ben prima e già nel 1993 sono stati illecitamente conferiti rifiuti. Tale affermazione probabilmente nasce per coprire la colpevole connivenza dell’A.Provinciale che doveva controllare.

Continua...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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