Creato da zaffira01 il 28/08/2011
Recensioni, segnalazioni, anteprima e interviste, su richiesta e non :)
 

Criteri di valutazione per le recensioni

- Capacità del libro di tenere il lettore attaccato alle pagine
- Originalità della trama

- Caratterizzazione dei personaggi
- Stile
-Correttezza grammaticale
... e ovviamente un po' di gusto personale :)

 

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Il Sigillo di Aniox vol.1
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Libri letti nel 2013

1 - Il Condottiero delle Isole- Adriana Comaschi
2- Le sette biciclette di César - Sebastiano gatto
3- Hunger Games - Suzanne Collins
4 - Brilliant ( Ali di fata)- M.P.Black
5- Roma 42 d.C/ Cuore nemico- Adele Vieri Castellano
6- Hunger Games- La ragazza di fuoco-Suzanne Collins
7- Hunger Games- IL canto della rivolta- Suzanne Collins
8- Discorso sul metodo- Renato Cartesio
9- Destino- Sabrina Rizzo
10- La bella di matematica - Alessandro Cecconato
11- Paranormal Kiss- Valeria Bellenda

12- La badessa-Dario Canova
13- Regole del gioco- Mario De Martino
14- The Selection- Kiera Cass
15 - La gemma di Siena- Marina Fiorato
16- Crossed -Ally Condie
17- Aghjkenam- il Segreto della Città Perduta- Fabiana Redivo
18- Memorie di una Geisha- Arthur Golden
19-La sposa del guerriero-Jessica Ravera
20- Roma 39 d.C - Adele Vieri Castellano
21-Il sentiero dei nidi di ragno -Italo Clavino
22- Alchemia- Chiara Guidarini
23- Attila, l'incontro dei mondi - E.F. Carabba
24-Rosa d'inverno - K.E.Woodwiss
25- I Malavoglia- G.Verga
26- Oltre l'oscurità- Alessandra Paoloni
27- Il giorno della civetta- Leonardo Sciascia
28- Proposta indecente-Emma Wildes
29- La dama delle nebbie -Julie Garwood
30 - Gente di Dublino - James Joyce
31- Uno, nessuno e centomila- Luigi Pirandello
32- Lezioni di seduzione- Emma Wildes
33- Il secolo breve- E.Hobsbawn
34-Manifesto del partito comunista-Marx-Engels
35-Shades of life- Glinda Izabel
36- Un anno sull'Altipiano - Emilio Lussu
37 - Immortal- Alma Katsu

 

 
 

 

Recensione: Alchemia di Chiara Guidarini

Post n°105 pubblicato il 14 Luglio 2013 da zaffira01
 

 

TITOLO: Alchemia
AUTORE: Chiara Guidarini
CASA EDITRICE: Linee Infinite Edizioni
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2011
PAGINE: 312
Prezzo: 14,00 €

"L'infanzia di Stella Mellei è un dedalo costituito da cupi ricordi, frammenti di realtà che la giovane non riesce a ricomporre ma che ritornano piano, spronati dal ritorno nella casa dove ha vissuto i primi anni di vita. In questo nuovo ambiente si alternano strani personaggi che hanno il potere di attrarla: l'oscuro Samuele e l'intrigante Matteo si muovono come pedine su una scacchiera, guidando Stella verso un mondo di cui ignora l'esistenza, ma che sente appartenerle. Aggirandosi per la casa, Stella ritrova ciò che sua nonna le ha lasciato in eredità: un'eredità più grande della casa stessa, qualcosa che sarà l'essenza della sua stessa vita e farà scattare il sigillo dei ricordi imprigionati nella mente. Una realtà che arriva dal passato per ricongiungersi direttamente col futuro, che la porterà a comprendere che niente è come sembra, che esistono creature antiche nascoste nell'ombra capaci di assumere le sembianze di persone normali, e che non esiste il bene assoluto come non esiste il male assoluto, mettendola davanti a un'ultima, difficile, scelta.".


RECENSIONE

Dunque, comincio con il dire che non ero molto sicura di aver fatto un buon acquisto, perché la maggior parte dei libri che ho letto pubblicati dalla Linee Infinte Edizioni, si sono rivelati dei miracoli dell'editoria, dove per miracolo intendo quella straordinaria concatenazione di eventi che hanno portato sugli scaffali delle librerie e dunque, dei lettori, scabrosità che forse sarebbe stato meglio tenere nel cassetto, o nel computer, ancora per un altro bel po'. "Alchemia", però, si stacca dalla massa e si guadagna un giudizio positivo, se non proprio il titolo di "super libro".
La trama, in sè, non rappresenta un elemento di originalità, per lo meno all'inizio: Stella Mellei è l'erede di una grande casa, ma la madre vuole che rinunci all'eredità lasciatale dalla nonna Alissa perché ritiene che sia pericoloso, sebbene si rifiuti, o meglio, le venga impedito di dare ulteriori spiegazioni. La casa, poi, risulta strana anche per i suoi abitanti: Dafne, la governante, che si comporta come se Alissa fosse ancora in vita, e Samuele, un ragazzo scontroso e talvolta brusco. Abbiamo poi Matteo, il misterioso vicino di casa, l'unico che dimostri a Stella un po' di ospitalità, ma che non è tuttavia privo di misteri.
Che ci sia qualcosa di strano in tutta la faccenda appare chiaro fin da subito al lettore, cosa che invece non accade con la protagonista. Forse l'autrice si è lasciata scappare un po' troppi indizi, che portano chi legge a comprendere come stanno davvero le cose ancora prima che Stella capisca cosa le stia succedendo. E tuttavia, se le storia in sè ricalca in parte quella della donna single, non perfetta, che eredita molto più di quanto immagini, c'è comunque un elemento che, secondo me, è innovativo. Un finale che, nonostante tutto, non era propriamente prevedibile, anche perché, se effettivamente molti indizi sono lanciati in una direzione - quella di Samuele -, è altrettanto vero che egli non è il solo a celare dei segreti. Insomma, la piega che prendono gli eventi riserva al lettore anche delle sorprese inaspettate, rompendo la monotonia di un intreccio che a volte presenta passaggi un po' scontati.

Passiamo ora ai personaggi: Stella Mellei, detto tra noi, non è un granché. Soltanto alla fine arriverà a sorpendere il lettore, prendendo una decisione inaspettata, ma per il resto, l'ho trovata un po' scialba. Personaggi tutti con proprie caratteristiche, forse a volte un po' troppo marcate, delimitano lo spazio all'interno del quale Stella si muove, aiutandola, o ostacolandola, lungo il cammino che la porteà a comprendere il motivo per cui, tempo addietro, la madre ha voluto portarla via da quella casa, dove continua a celarsi una presenza ostile.

Il libro si legge con piacere, la scrittura è per lo più fluida e scorrevole, eccezion fatta per alcune brevi parti, dove la Guidarini fa qualche pasticcio con i tempi verbali o si dimentica di informare il lettore che il tempo e il luogo della narrazione sono cambiati. Questo, ovviamente genera un po' di confusione, tanto più che è la stessa Stella a raccontarci l'intera vicenda.

In particolare, ho trovato questa frase, che avrebbe potuto essere aggiustata meglio:

" Io, la schiena dritta, la margherita tra le dita, il sorriso lieve. Il cuore che batte nel petto. Un flash: l'attimo che mi avrebbe osservato dalla sua parete di vetro era stato immortalato. Ho alzato gli occhi e ho visto me stessa oltre la soglia del ritratto. Rabrividii, il cucchiaio cadde a terra, il presente fu la sola realtà in cui vissi".

Qui, Stella sta provando la strana sensazione di trovarsi nei panni della nonna Alissa, nel momento in cui viene scattata la foto che lei sta osservando. La presenza di tempi verbali così diversi fra loro, nel giro di una manciata di righe, disorienta un po' il lettore, che si trova sbalzato improvvisamente nel passato e poi, altrettanto inavvertitamente, di nuovo nel presente, narrato anch'esso al passato.

Nel bene e nel male, però, "Alchemia" è un romanzo che si inserisce nel gruppo dei "passabili", ossia di quei libri che, pur non essendo dei capolavori, offre senza tante pretese una lettura piacevole, tra magia, mistero e sentimenti, umani e non.

 
 
 

Recensione: Roma 39 d.C - Marco Quinto Rufo di Adele Vieri Castellano

Post n°104 pubblicato il 08 Luglio 2013 da zaffira01
 

Ecco a voi la recensione di Roma 39 d.C, il prequel di Roma 40 d.C, volume dedicato all'indimenticabile Marco Quinto Rufo di Adele Vieri Castellano!

TITOLO: Roma 39 d.C
SOTTOTITOLO: Marco Quinto Rufo
CASA EDITRICE: Leggereditore
DATA DI PUBBLICAZIONE: Luglio 2013
PAGINE:172
GENERE: Romance storico

TRAMA

"39 D.C., Città di Roma, Gaio Giulio Cesare Germanico, Caligola, imperatore.Il tribuno Marco Quinto Rufo in battaglia è come un lupo selvaggio e feroce. Il suo coraggio conquista subito Caligola, che vede in lui il guerriero che saprà proteggerlo. Gli occhi di ossidiana, i capelli corvini e la fiera prestanza di Marco conquistano invece Agrippina, sorella del divino Cesare, che presto lo avvolgerà nelle spire sensuali e insidiose del suo fascino. Ma non riuscirà a possedere il cuore del tribuno né a tenerlo all’oscuro della congiura che sta ordendo contro l’imperatore. Non c’è nulla che possa scalfire la lealtà di Marco. C’è solo una cosa davanti alla quale è inerme: il Fato. Una profonda inquietudine lo invade al pensiero di ciò che lo aspetta a Roma e non riesce a dimenticare il desiderio impetuoso che ha provato in sogno verso una donna dagli occhi verdi come le foreste germaniche. Lo stesso sogno che ha turbato la giovane Livia, che si prepara al matrimonio con il dolce Settimio Aulo Flacco..."

RECENSIONE


"L’appassionante racconto di ciò che accadde a Marco e Livia prima di affidarsi al loro Destino d’amore, il primo libro di Adele Vieri Castellano che ha appassionato migliaia di lettrici. "

E' così che viene presentato questo libro e, per chi ha amato quantomeno il primo volume della serie "Roma caput mundi", era praticamente impossibile e impensabile non fiondarsi subito in libreria la data stessa dell'uscita, per saziare la propria curiosità. Curiosità che ancora una volta, Adele Vieri Castellano non lascia insoddisfatta, con gioia delle sue lettrici.

Di Livia, in realtà, viene raccontato soltanto qualche episodio, mentre gran parte dell'attenzione dell'autrice, come rivela d'altronde il titolo stesso, è rivolta al legato Marco Quinto Rufo e alla serie di eventi che lo hanno portato a divenire il "cane da guardi" di Caligola, ruolo nel quale lo si ritrova in "Roma 40 d.C", libro nel quale il nostro valoroso legionario nulla potrà fare per sfuggire al suo "Destino d'amore".

Il libro, benché breve - e confesso che non mi sarebbe dispiaciuto leggere un centinaio di pagine in più, anche se per puro sfizio personale - coinvolge il lettore fin dalle prime pagine, avvinghiandolo nelle sue spire d'inchiostro fino alla fine. Il ritmo è incalzante, i personaggi come sempre sono ben delineati e il protagonista è una figura che lascia un ricordo molto forte di sè, al contrario dei "guerrieri" di certi libri che non sono altro che macchine belligeranti con un nome.

Emerge con prepotenza la preparazione storica dell'autrice, che ancora una volta è in grado di evocare con efficacia un mondo che a noi nella vita quotidiana sembra tanto lontano e remoto, quanto invece scopriamo vicino tra le sue pagine, così ricche di emozione e di aspettativa.

Confrontando questa nuova uscita con i libri della serie che già si possono trovare in libreria, dico che lo stile non ha subito grosse variazioni; quello della Castellano è, sebbene arricchito dalla documentazione storica, un linguaggio che si ritrova molto spesso nei romance, perlomeno quelli pubblicati dalla Leggereditore, ma questo, nel complesso, non risulta nè di disturbo, nè appare come un difetto, perché è come se la struttura linguistica non fosse altro con un terreno su cui edificare una grande casa: se la casa è particolare e si distingue, non c'è rischio che venga confusa con altri edifici costruiti sullo stesso tipo di terreno.

Una lettura veloce e piacevole, che rivela molti aspetti di Rufo che nel primo libro erano soltanto intuibili e che ora invece vengono confermati o smentiti, a seconda dei casi. L'unico appunto che mi sento in obbligo di fare, è la presenza di una certa
- putroppo - discontinuità tra questo libro e quello che è in ordine cronologico il seguito, ossia la storia tra Marco e Livia: è evidente, infatti, l'ordine con il quale sono stati composti i romanzi e nessuno penserebbe che l'autrice abbia voluto pubblicare ora qualcosa che aveva scritto già da tempo, e questo principalmente perché vengono narrate scene o meglio sogni avuti dai due personaggi, che, se fossero stati già pensati in "Roma 40 d.C", avrebbero fatto assumere ai due protagonisti atteggiamenti probabilmente molto diversi.
Diciamo che, in generale, la finestra sul passato di Rufo che è "Roma 39 d.C" esaudisce il sogno che probabilmente molte lettrici avevano, lasciandole perciò soddisfatte e in trepidante attesa di scoprire ancora qualcosa di nuovo in eventuali futuri volumi di questa davvero "storica" serie.


link per la recensione di "Roma 40 d.C Destino d'amore"

http://blog.libero.it/gocciaverde/11496125.html

 
 
 

Recensione: La sposa del guerriero di Jessica Ravera

Post n°103 pubblicato il 04 Luglio 2013 da zaffira01
 

Approfitto di questo momento di libertà serale per scrivere una recensione quanto mai inaspettata, perchè quando oggi pomeriggio ho deciso di fare un po' di acquisti libreschi su Amazon, tutto mi sarei aspettata fuorchè di beccare proprio il primo raccontino di una trilogia "storica" la cui lettura mi avrebbe richiesto non più di mezz'ora e che mi avrebbe provocato uno sconvoglimento tale che ancora adesso non riesco a credere a quello che ho da qualche ora finito di leggere. Il libro in questione è La sposa del guerriero e l'autrice è Jessica Ravera. Di seguito i dati, poi lo sfogo. Qui, mi dispiace per l'autrice, ma ci vuole tutto.

 

TITOLO: La sposa del guerriero
AUTRICE: Jessica Ravera
CASA EDITRICE: La Mela Avvelenata
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2013
COMPRATO SU AMAZON A EURO 0, 99

Ecco la trama, che tanto mi aveva fatto sperare...

Nell’antica Britannia, terra di gente devota alla loro religione, Freya, la figlia del nobile governatore di un piccolo villaggio, vive libera e serena. Cresciuta con i maschi, ha trascorso la sua infanzia correndo e giocando con loro fra i boschi, senza alcuna idea di quali siano i doveri e le occupazioni di una ragazza in età da marito. Ha già dalla vita quanto le basta per essere felice.
Un giorno, suo fratello e il suo migliore amico devono lasciare il villaggio: un esercito invasore sta mettendo a repentaglio la sicurezza del regno. Gran parte dei giovani uomini devono essere addestrati alle armi per fronteggiare un eventuale attacco futuro, e Frejya è disperata: entrambi i ragazzi non sono in grado di combattere e lei teme per la loro sorte.
Ma non è l’evento più tragico: la sua famiglia riceve la visita di una ricca signora e del suo seguito da una lontana contea, alla ricerca di una nobile sposa per il figlio guerriero della loro padrona, in modo da sancire l’unità dei due regni.
Nonostante il giovane sia molto attraente e dai modi gentili, Freya non lo tollera in quanto guerriero. Lei detesta tutto ciò che ha a che fare con la guerra, perché la associa alla perdita dei suoi cari e a questo matrimonio imposto, impossibile da accettare. Ogni notte, si rifiuta categoricamente di adempire ai suoi doveri di moglie.

RECENSIONE

Davvero non so da dove cominciare per recensire questo libro, se non che la cosa più sconvolgente, più traumatica ancora dell'aver letto il libro, è stato trovare commenti su Amazon e su anobii che ne parlavano come di un capolavoro, addirittura una recensione era intitolata "epico"!
Dico sinceramente che era dalle elementari che non leggevo un libro così breve e il fatto che sia il primo di una serie - cosa però che nella presentazione per kindle qualcuno ha omesso di dire - non è affatto una giustificazione.
Il trauma è iniziato proprio con l'inzio del libro: passate le prime facciate dell'ebook, finalmente si arriva a una brevissima introduzione storica, che qualcuno ha avuto anche il coraggio di attribuire all'erudizione della scrittrice, ma che penso si possa trovare in qualsiasi libro di storia o in quelli di lingua che fanno per gli studenti delle medie, quando danno un breve riassunto del contesto, insomma, dopo questo, la percentuale di lettura, che il lettore non manca mai di segnalare, era già al'8% - prima ancora di inziare la storia! E quando si trova la scritta "Prima parte", si era già spostata all'11%... vabbè, se va di uno in uno, sono un centinaio di pagine... ma proprio qui sta il punto, perché ogni volta che il mio pollice trascinava una pagina sullo schermo, tale percentuale avanzava di due cifre... tempo di lettura, alla terza pagina, esattamente di 26 minuti. Già qui, la perplessità è stata tanta. Ho perfino avanzato varie ipotesi, che il Kindle avesse calcolato male, che il download non fosse riuscito bene e mancasse una parte, ma putroppo era tutto vero.
Mi aspettavo un romance storico, sul genere di Kathleen E. Woodwiss, con un'accurata ricostruzione storica e una storia d'amore intensa e avvincente, e invece... invecemi è sembrato di leggere un racconto di terza elementare.
Patetico e assurdo, sembra quasi che la Ravera fosse terrorizzata dalla prospettiva di usare la sempre opportuna regola dello show, don't tell! Ossia "mostra" ai tuoi lettori quello che hai in mente, non spiattellarglielo come una favola della nonna al nipote...
Più che un romanzo, infatti, io lo definirei un racconto venuto male...E, perché non mi si accusi di invidia e di diffamazione verso qualcuno che opera nel mio stesso settore, elencherò e spiegherò, qui di seguito, quali sono i motivi che mi fanno parlare in questo modo.

Prima di tutto, la protagonista, Freya: una nobile che, malgrado il suo rango, "in barba ai dettami di qualsiasi educazione rigida e castigata, trascorreva le sue giornate insieme al fratello e a Cedric". Insomma, questa giovane pulzella trascorre le sue giornate a correre nei boschi e a farsi improvvisare storie dal suo amico, che non è altro che una minuscola macchietta cui l'autrice si è degnata di dare un nome. Direi quindi una prima donna assolutamente originale e innovativa, se prima non fossero stati scritti centinaia di romanzi in cui la donna di scena aveva il medesimo carattere ribelle.
Le caratteristiche dei personaggi, nemmeno a dirlo, vengono bellamente raccontate dall'autrice per bocca di Freya e si limitano per lo più a un paio di parole su fisionomia e principale abitudine.

E poi, la trama nel suo complesso: tanto intrigante nella vetrina online, quanto deludente alla fine dei conti: e non soltanto perché alcune notizie le si ritrovano nella sinossi e da nessun'altra parte. Il fatto che Freya "ogni notte si rifiuti categoricamente di adempiere ai suoi doveri di moglie" nel libro viene reso dicendo soltanto che Freya non ha quasi mai visto suo marito, se non per brevi momenti in quanto lui, da bravo guerriero, è sempre sempre, ma proprio sempre occupato e lei lo odia, tanto che arriverà a cercare un modo per liberarsi di lui e di quel matrimonio imposto. Ma questo fantomatico guerriero compare soltanto verso la fine, per brevissimi momenti: è poco più che un nome, un personaggio tanto piatto quanto irreale, che di fronte a un tentativo di assassinarlo reagisce con dolcezza e poi, naturalmente, non può fare a meno di essere bello... E non sto qui a perdere tempo a dire che già si indovina la piega che nei successivi capitoli prenderà la storia tra i due sposini.

A dare il colpo di grazia è arrivato il finale, così insulso e privo di senso che ho dovuto controllare diverse volte che il romanzo fosse effettivamente concluso così, e che invece non mancasse un pezzo. Ecco, lo ammetto, mi sono sentita profondamente presa in giro, prezzo a parte: non è corretto nei confronti dei lettori, che, bene o male, fanno la fortuna o la sfortuna degli scrittori, pagare per qualcosa e poi vedersene recapitare una completamente diversa. Io ho pagato per un romance storico, non per un raccontino del genere. Che sia storico, poi, lo si evince quasi soltanto dalla contestualizzazione all'inizio, altrimenti, dubito che qualcuno potrebbe collocarlo nel giusto periodo, alla faccia della preparazione dell'autrice! Il romance, poi, qui manca del tutto, e non ho proprio intenzione di controllare se spunta fuori nei capitoli successivi, ho troppo rispetto dei soldi che bene o male mi guadagno per sprecarli in modo simile.

Lo stile non ha aiutato: secco e lapidario, privo di qualsiasi colore, di qualsiasi tecnica, una semplice elencazione di fatti nudi e crudi. Non so come abbia fatto qualcuno a dire che il conflitto interiore della protagonista era evidente, se non fosse intervenuta la stessa autrice ad informare il lettore, non sarei riuscita neppure a intuirlo... ma sapete come lo fa? Con un paio di frasi del tipo : Perché quello sciocco briciolo di vanità che possedeva si rallegrava per le parole di un uomo che detestava. Ma davvero lo detestava?

Desiderei proporre anche un altro assaggio, in modo che ci si possa rendere conto di come l'autrice scrive:

"Era da parecchio che Freya non si lavava, quindi la donna, aiutata dall'unica serva che potevano ancora permettersi, la gettò in una tinozza d'acqua riscaldata dal fuoco. Per toglierle dalla pelle il sudiciume la sfregarono fin quasi a scorticarla. I capelli erano una matassa sudicia e annodata. Gliene strapparono la metà pre renderli lisci e morbidi.".

La freddezza e la fretta con cui tutto viene narrato è a dir poco sconcertante, tanto che mi sono chiesta quanto tempo l'autrice abbia impiegato per scrivere. Una, due ore?
Incuriosita, ho provato a fare delle ricerche su di lei, e sono rimasta sorpresa nello scoprire che questo non è affatto il suo primo libro, come io avevo invece pensato. Sono rimasta ancora più meravigliata quando, visitando il sito della casa editrice, ( La Mela Avvelenata, nata nel gennaio del 2013 per pubblicare libri in formato elettronico), non chiede alcun tipo di contributo e infatti, ho notato anche che è passato attraverso una fase di editing... ma presumo che non ci sia editor, al mondo, tanto bravo da fare di un lavoro simile un capolavoro. Ancora più strabiliante è il fatto che nel sito si trava scritto che la casa editrice cerca: testi forti, audaci e sovversivi. Probabilmente io e la CE abbiamo due vocabolari diversi.
Sono anche andata a vedere le recensioni su amazon e anobii... beh, davvero non sapevo cosa fare quando ho visto valutazioni così alte e a leggere le recensioni su amazon - cosa che consiglio a tutti di fare - ho avuto la netta sensazione che fossero state quasi tutte scritte dalla stessa persona... beh, tutte quelle a quattro o cinque stelle, per lo meno, perché si soffermavano tutte sugli stessi aspetti... come il fatto che il lettore in questione non legge di solito romance, ma è rimasto piacevolmente sorpreso da quest'opera e via dicendo. La cosa più divertente di tutte è stata trovare apprezzamenti sulle descrizioni che... beh, nel libro non ci sono!!!

E poi, che altro dire? Penso che chiunque legga questa recensione puuò inquadrare il libro e, di conseguenza, evitarlo... Dispiace per l'autrice, ma forse, se ci avesse dedicato un po' più di tempo, non mi sarei trovata - così come nessun altro lettore - tra le mani una simile insulsaggine. Peccato, però, perchè la storia di fondo offriva notevoli spunti per un romanzo che potesse definirsi riuscito.



 
 
 

Recensione: Aghjkenam - il Segreto della Cittą Perduta di Fabiana Redivo

Post n°102 pubblicato il 30 Giugno 2013 da zaffira01
 

TITOLO: Aghjkenam - il Segreto della Città Perduta
AUTORE: Fabiana Redivo
CASA EDITRICE: Edizioni Domino
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012
PAGINE:550
PREZZO DI COPERTINA: euro 20,00

"Nel cuore del continente Sofghan, una potente magia nasconde agli occhi del mondo la città di Aghjkenam, l'antica capitale dell'impero ora diviso in otto Potentati. Due Guardiani la custodiscono, eliminando coloro che tentano di violare la sacralità del luogo. Solo un eroe munito di Khatala, la spada magica, potrà vincere il sortilegio, riportando la città perduta agli antichi splendori.
L'avventura inizia nella sperduta isola di Judac, con il ritrovamento di Khatala e dei misteriosi Libri Neri che contengono segreti magici devastanti per l'umanità. Un eroe che perde la memoria, una strega seducente, un mago ambizioso e un pirata dal passato misterioso, attraverseranno in maniera rocambolesca il continente Sofghan, combattendo uomini, streghe, mostri e demoni. Dovranno sbrigarsela tra lotte per il potere e intrighi di corte. Alla fine raggiungeranno gli eserciti schierati sotto le mura di Aghjkenam, la città perduta, per prendere parte all'epico scontro che porterà il genere umano al limite dell'autodistruzione. E allora il segreto della città perduta, diventerà l'arma vincente per l'alba di una nuova era."

RECENSIONE


Veniamo ora alla recensione di questo libro, di cui già pronunciare il titolo è un'impresa. Ammetto che probabilmente non l'avrei nemmeno comprato, se non fossi stata attratta dalla possibilità di avere la dedica dell'autrice, perché sinceramente, con tutti i libri che ci sono sul mercato, sceglierne proprio uno di cui non so nemmeno pronunciare il titolo, non mi sembrava il massimo... tuttavia devo dire che le ore che ho speso a leggere questa voluminosa opera non sono state tempo sprecato, e vi spiego subito perché.

Partiamo innazitutto dai difetti, che ho sempre trovato la parte più divertente di un libro; vuoi perché individuarli mi permette di sfogare il mio sadismo, vuoi perché cercarli nei libri degli altri mi aiuta ad evitarli nei miei scritti, comunque sia, tiriamo fuori prima quanto ho trovato, per così dire, dannoso, per poi passare ad evidenziare in vece quanto di buono c'è tra le pagine di questo libro.

Riagganciandomi a quanto detto prima, parto subito con il puntare il dito contro i nomi: sia i personaggi che i luoghi hanno dei nomi difficili da pronunciare. Passi che la vicenda è ambientata in un altro mondo diverso dal nostro, in cui ovviamente non si parla italiano, ma visto che i lettori a cui è rivolta l'opera non parlano la lingua del continente Sofghan, forse sarebbe stato meglio limitare l'uso di h, j o insiemi di consonanti troppo distanti dalla lingua del lettore, che di fronte a nomi come Shrijoth, Thyamat, Azhuy-Dahakay e simili, non può non provare un attimo di smarrimento.
Direi che è ancora peggio per le formule magiche, che per fortuna non sono molte: leggendole, ho avuto come l'impressione che le parole fossero state ricavate pigiando a caso i tasti della tastiera. Per dare un'idea, ecco cosa si può trovare nelle prime pagine:
"Igge zzewku m'ghiedan Kushan-Agh jaghda shanna doth..."
Ora, visto che non esiste un vocabolario delle formule magiche, sfido chiunque a capire il senso o quanto meno la pronunciadi una cosa simile... insomma, forse sarebbe stato meglio dire che "la strega - o Aka-Manah, in questo caso - pronunciò alcune parole misteriose dense di potere" o qualcosa di simile, invece che affibiare al lettore frasi simili... Ma, ripeto, per fortuna si tratta, nel caso degli incantesimi, di rare occasioni.
E ad essere onesti, anche con i nomi ci si abitua, dopo un po', anche perché altrimenti sarebbe davvero dura affrontare oltre 500 pagine senza riuscire nemmeno a leggere un buon numero di parole.

Detto questo, passiamo agli infodumps, ossia quella pratica che consiste nel riversare sul lettore una quantità di informazioni tale da sommergerlo completamente. Ossia, quando l'autrice ci presenta un personaggio, coglie l'occasione per parlarci di lui, del suo carattere, del suo passato e così via, ma talvolta si aggancia a un dato argomento e comincia a parlare di quello, inserendosi fastidiosamente nella narrazione e svelando elementi e dettagli che in alcuni casi sarebbe stato più piacevole soprire con il proseguimento della lettura, altre volte sono davvero del tutto inutili e non fanno altro che appesantire la narrazione. In aggiunta a questo difetto di stile, molto spesso, soprattutto all'inzio, le stesse spiegazioni appaiono troppo complesse e confuse, come se Fabiana Redivo avesse avuto un'estrema urgenza di far sapere al lettore tutto e subito, malgrado lui - o lei - si siano appena avventurati tra le prime pagine. A questo si aggiunge, di conseguenza, la presenza di raccontato e di un narratore onnisciente.

Questo significa che molto viene svelato prima che accada, rovinando la suspance e togliendo al lettore parte del gusto della scoperta.

Eppure devo dire che raramente mi è capitato di leggere un libro con una mole simile e di trovare la lettura così piacevole e scorrevole.
Sicuramente una parte di giustificazione sta nel fatto che, passato l'impatto iniziale, ci si abitua allo stile dell'autrice, ma credo che il merito più grosso vada riconosciuto sicuramente all'abilità che Fabiana Redivo ha dimostrato nel tessere una trama ricca e ben articolata, oltre che nell'essere in grado di tenere le fila di tutto, dando alla storia un'esito quanto mai insospettabile.

I personaggi - nomi a parte - hanno un loro spessore, interagiscono tra loro come farebbero delle persone in carne ed ossa, non come dei "fantocci" come quelli che molto spesso popolano le pagine dei libri. I loro comportamenti sono a volte imprevedibili e, soprattutto, sono molto spesso il frutto di un percorso di maturazione o di evoluzione dello stesso personaggio. Ciascuno ha un proprio ruolo all'interno della vicenda, da Hundorka, il guerriero senza nome che impugna Khatala, la Spada degli Eroi, Campione della dea Assor  ( Assor-Gabah), all'Aka-Manah, ossia la strega che, come tutte le sue Sorelle, è legata agli Asura, esseri che nel passato hanno cercato e cercano ancora di sostituire gli dei, al pirata Shrijoth e tanti altri.
La fantasia della Redivo è stata in grado di popolare il continente Sofghan di una moltitudine di popoli e creature, ciascuna delle quali diversa dalle altre e con proprie caratteristiche, più o meno piacevoli: abbiamo pertanto un pantheon di dei, creature simili agli zombi come gli aeshma e Esseri Leggendari. Ho trovato poi particolarmente azzeccata la figura della Tessitrice, colei che tesse come una grande tela il destino degli uomini. Non solo per l'idea più o meno originale in sè, ma anche perchè questo ha dato modo ai protagonisti e alla stessa Tessitrice di riflettere sul concetto di destino, fino ad arrivare ad una nuova definizione che, personalmente, mi è piaciuta molto - ma qui scendiamo in un gusto puramente personale.

Insomma, i nostri eroi passano attraverso una serie di vicissitudini che li conducono, alla fine, alla Città Perduta: la capitale di un antico impero che, secondo una profezia, è destinato ad essere restaurato. Ciò ovviamente succede nei capitoli finali, che sono quelli di tutto il libro che personalmente ho apprezzato di più: nulla infatti accade come lo si è immaginato, tutto viene messo in discussione, insomma, non si riesce a staccare il naso dalle pagine tanta è la voglia di sapere come andrà a finire, e dico che effettivamente il finale non delude, ma anzi riserva molte sorprese, se gradite o sgradite spetterà poi a voi eventuali lettori stabilirlo.

Insomma, per quanto riguarda l'intreccio, i personaggi e l'originalità dell'ambientazione, mi sento di promuovere questo libro a pieni voti. Se si guarda allo stile, secondo me si può fare ancora qualcosa, qualche limatura qua e là, ma si vede che comunque c'è preparazione e conoscenza dell'arte della scrittura. Insomma, a questo libro darei quattro stelle su cinque, sebbene all'inizio, alle prime pagine, l'avrei bocciato in pieno... diciamo che si è rifatto!

Aggiungo soltanto un'ultimissima cosa, che è l'unica che proprio non riesco a digerire: il retro di copertina, dove troviamo poche righe di Alfonso Zarbo - putroppo uno scrittore che non dimenticherò facilmente a causa dei ricordi che i suoi libri mi hanno lasciato - in cui Fabiana Redivo viene definita "signora del fantasy italiano".  Con tutto il dovuto rispetto, credo che questo debba essere il lettore a stabilirlo. In secondo luogo, ma quanti re e regine ci sono nel fantasy? Perché a casa avrò almeno una decina di libri scritti da uno di loro... mah!

 

 

 

 

 
 
 

*** SPECIALE **** - Breve estratto dal libro "Il Sigillo di Aniox. Ritorno alle origini"

Post n°101 pubblicato il 27 Giugno 2013 da zaffira01

Oggi vorrei proporvi un breve estratto del mio libro, spero che possa stuzzicare il vostro interesse!
Rut, la protagonista, decide di prendersi un attimo di pausa, mentre all'interno del castello i festeggiamenti per la sua incoronazione continuano. All'improvviso, un giovane le si avvicina, sbucando all'improvviso...

-Gran bella serata, vero? Ottima per celebrare un evento solenne come la vostra incoronazione, non trovate?
Il giovane dai capelli neri, che Sara aveva fatto notare a Jack all'inizio della festa, si avvicinò alla Principessa, sbucando apparentemente dal nulla. Rut sussultò per la sorpresa e si alzò di scatto, stringendosi Vera al petto. Il ragazzo mascherato si accomodò sulla lastra di freddo marmo.
- Vi prego, onoratemi con la vostra squisita compagnia almeno il tempo necessario per fare la vostra conoscenza. Vi ho vista più volte durante le danze, ma devo confessare che ciò non è stato sufficiente per comprendere la vostra natura.
Sebbene fosse restia ad intrattenersi con quel giovanotto sconosciuto, la ragazza ritornò al suo posto per paura di compiere un affronto ad una persona di molto valore. L'illuminazione era scarsa e la luna non era sufficiente ad aumentare il chiarore delle fiaccole, ma non poté fare a meno di notare i suoi occhi: gelidi, imperscrutabili ma indagatori, sembravano celare tremendi segreti. Erano attraenti e terribili al tempo stesso e Rut se ne sentì subito intimorita. D'istinto cercò le guardie che controllavano il varco da cui era uscita, quattro in tutto. Non erano troppo lontane per accorrere in suo aiuto, se fosse successo qualcosa.
- Non avete ancora risposto ala mia domanda - osò l'adolescente. Poteva avere all'incirca l'età di Jack. Guardava davanti a sè, senza timore di sbagliare, sicuro di quello che stava facendo.
- Non me ne avete dato la possibilità - si difese lei.
- Avete la parola pronta. Una qualità che senza dubbio potrete sfruttare molto nella vostra vita. Soprattutto con i tempi tumultuosi che corrono.
Rut rabbrividì senza volerlo. Avvertiva una strana energia nell'aria, potente e oscura. Non riusciva a capire di cosa si trattasse, dato la sua quasi nulla istruzione in materia, ma si convinse fin dal primo istante che proveniva dall'invitato. Divenne ancor più irrequieta.
- Come mai non siete dentro a svagarvi?
- Ho ballato così tanto che mi fanno male i piedi e non riuscirei a fare un altro passo a ritmo di musica - rispose lei.
- Non mi riesce difficile intendere cosa significhi volteggiare per ore intere.
- E voi?
- Mi annoiavo. E poi, qui fuori la compagnia è di gran lunga più piacevole - disse il giovane.
Rut si sentì gelare fin nelle ossa, esattamente come quando aveva avuto un incontro ravvicinato con Philibert. A giudicare dal linguaggio con cui si esprimeva, il turbatore della sua quiete doveva appartenere ad una classe molto alta.
- Siete un principe? Non vi ho visto questa mattina, al pranzo.
- Cosa vi fa dedurre che nelle mie vene scorra sangue reale? Non mi pare di fare sfoggio di gioielli o tessuti molto ricchi.
- Allora avete avuto un'istruzione molto accurata.
- Infatti. Mio padre mi ha insegnato tutto ciò che è buona cosa sapere e sono un sostenitore della diffusione della cultura.
"Un ragazzo bene educato come questo e con una qual certa avvenenza non può essere in grado di fare del male. Forse i recenti avvenimenti mi hanno resa più diffidente verso gli sconosciuti. Comunque è meglio non abbassare la guardia".
- Qual è il vostro nome? - chiese Rut, interessata a asapere con chi aveva a che fare.
Ma il ragazzo riuscì ad aggirare la domanda.
- Vi prego, non sprechiamo questo tempo in quesiti di scarsa utilità, anche se la vostra è legittima curiosità.Chi lo sa, magari ci rincontreremo ancora e allora, perché no? Potrei anche darvi una risposta.
- Almeno ditemi da dove venite - protestò lei.
- Avete ragione, questo ve lo devo - rispose lui ridendo. Quando rideva, non sembrava poi così cattivo come i suoi occhi davano a intendere.
- Ho vissuro nel Regno di Hyglia fin da quando ero poco più di un neonato.
Messa in soggezione dal modo in cui la studiava l'ospite, Rut si alzò per camminare un poco nell'erba, nel tentativo di distogliere l'attenzione dell'altro e potersi avvicinare liberamente all'arco del salone, dove le danze continuavano. Anche il ragazzo si alzò e prima che la Principessa potesse rendersene conto passeggiava al suo fianco.
- Non avete una fidanzata da cui tornare? - lo interrogò, irritata: le aveva tagliato la strada.
- Sfortunatamente no. Non ancora. Se ce l'avessi non starei qui con voi, vi pare? - disse lui abbandonando un po' di quella gentilezza che era riuscita a calmare Rut.
- Devo andare, adesso. Sono sicura che mi staranno cercando, non vorrei che cominciassero a preoccuparsi. E' stato un piacere conoscervi.
Fece l'atto di superarlo e lanciarsi verso il varco luminoso, reggendo i lembi del superbo abito tra le mani, ma lui fu più veloce: l'afferrò saldamente per un braccio e la strinse con tanta forza da farle male. L'incanto era rotto.
- Oh no! Non manderete a monte il mio piano proprio adesso! - esordì con durezza.
- Cosa ...?!- esclamò Rut, colta alla sprovvista.
Tutta la galanteria, la cordialità e il rispetto che fino a quel momento lo avevano caratterizzato sembravano avere abbandonato il presunto nobile. Ora i suoi movimento erano freddi e violenti, privi di qualsiasi forma di calore.
- Lasciatemi andare! - intimò Rut decisa.
- Vi piacerebbe.- Lui la attirò a sé e le cinse l'esile vita con una presa d'acciaio, lasciandola senza fiato.
- Davvero pensavate che vi avrei permesso di andare senza prima avervi lasciato un mio ricordo?- le sussurrò nell'orecchio.
- La pagherete cara per quest'affronto. Lasciatemi andare. Guardie! - gridò.
In realtà aveva molta più paura di quella che volesse dimostrare. Non c'erano dubbi che i quattro soldati fossero abbastanza vicini per sentirla, ma stranamente nessuno si mosse. Sembravano statue di bronzo.
Il ragazzo sorrise, senza allentare la presa.
- Avete qualche altra brillante idea? Non ho impegni per il resto della serata, a meno che non accettiate un invito a cena.
Rut si sentì abbandonata. Se quello che aveva intuito era vero, e cioè che i cavalieri erano stto l'influenza di un incantesimo, ciò significava che era alla mercé di quell'individuò. Possibile che nessuno nella sala da ballo si fosse accorto della sua prolungata assenza, nemmeno sua madre?
- Non potete fare niente contro di me, cara principessina - sibilò aumentando la stretta.
Ormai la ragazza desiderava solo che il giovane la lasciasse libera di tornare nel Leheda; il suo cuore, per la paura e l'estrema vicinanza al corpo dell'altro, batteva troppo veloce. Se non si fosse calmato, Rut temeva che sarebbe svenuta.
Il ragazzo le accarezzò una guancia, impimendosi nella memoria quella sensazione e a nulla valsero i tentativi della fanciulla di evitare il contatto. POi l'aggressore passò le dita tra i capelli blu, obbligandola a guardare negli occhi.
- Seguitemi. A nessun'altra ho mai fatto una proposta del genere, ma per voi potrei chiudere un occhio.
Improvvisamente guardò alle sue spalle e si girò, mantenendo salda la presa su di lei, che si trovava ora al suo posto. Rut tentò di staccarsi nuovamente, senza successo.
- Chi siete? Perché state facendo ciò? - chiese con un filo di voce.
- Seguitemi, unitevi a me. Vi condurrò verso la salvezza.
- No, mai.
Lui avvicinò il proprio volto al suo.
- Se non sarà adesso sarà tra breve - ci tenen a specificare. Provò a baciarla, ma la reale voltò di scatto la testa.
Tuttavia l'assalitore non demorse, ma prima che riuscisse a dire o a fare qualsiasi cosa, Rut fece venire a galla la sua forza d'animo e il suo coraggio e sputò in faccia al suo aggressore. Fino a quella mattina, compiere un simile atto non era neanche lontanamente immaginabile, per lei. Un lampo di ammirazione balenò negli occhi dell'altro.
Successe tutto così in fretta che Rut non ebbe nemmeno il tempo di reagire. In un attacco di frenesia, il ragazzo le strinse i capelli i capelli sulla nuca e la baciò con determinazione, senza farsi troppi problmei, quasi fosse un suo diritto. L'aggredita non lo lasciò fare indisturbato: gli tempestò la schiena di pugni e cercò di toglierselo di dosso, ma lui sembrava voler prolungare quel primo bacio della ragazza per l'eternità. Mentre cominciava a percepire le sue labbra diventare bollenti e bruciare, morsicò quelle del ragazzo con una forza che racchiudeva in sè tutta la gravità dell'offesa subita. Il giovane subito si staccò con un'esclamazione di sorpresa, tastandosi la bocca e poi osservando le dita macchiate di sangue.
- Maledetto - anche Rut si pulì le labbra con disgusto.
- Ci rincontreremo presto, piccola. Parola mia.