L'AMOUR à PARIS...

ALLA GOLA...
Alla gola ti serra l’angoscia
dell’amore come se non dovessi
mai più essere amato.
( G. Apollinaire )
JE TE REGARDE...

HAIKU...
Getterò in mare
Il cuore che ha qualche
Desiderio.
LES AMOREUX...

Noi siamo un battito di ciglia.
Un respiro trattenuto.Tu, piuma e
macigno sul cuore.
JE PENSE à TOI...

“ Io te vurria mancà “ più del fiato in salita,
più di neve a Natale,
di benda su ferite,
più di farina e sale.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare,
in nessun altro odore addormentare.
“ Io ti vorrei mancare “
“ Io te vurria mancà “.
( Erri De Luca )
CATHERINE...

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Post n°280 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da kiss_and_knife
L’aria è fredda. Percorro in fretta via chiaia, attraverso la strada e vado al teatro San Carlo. Fuori c’è già tanta gente, manca circa mezz’ora e poi assisteremo all’ultimo concerto napoletano di Ivano Fossati, perchè la decisione di abbandonare le scene è davvero definitiva. Sono intabarrata nella mia lunga sciarpa colorata. C’è un pubblico prevalentemente adulto e tutti abbiamo il viso allegro e curioso di varcare quella soglia, regno, soprattutto della cosiddetta musica colta. Per fortuna, dopo dieci minuti aprono le porte e entriamo ansiosi di assaporare il calore degli interni che hanno accolto così tanta storia. Devo salire, ancora e ancora, fino all’ultimo piano. Il sesto per la precisione e non mi va di prendere l’ascensore. Ho preso i biglietti più di un mese prima dell’evento, ma erano quasi gli utlimi, quindi mi sono dovuta accontentare del sesto piano, di una balconata laterare. Arrivo al sesto piano, con tanta sete e non ho più fiato in gola. C’è un signore dai capelli grigi che mi chiede il numero del mio posto. Glielo dico e mi accompagna. Con la chiave apre la piccola porta bianca e mi fa entrare. Dentro ci sono le sedie, tutto è rosso bordeaux. Mi affaccio alla balconata e il teatro è spettacolare. Vedrò Ivano piccolissimo, laggiù, ma in compenso la vista è superba. Il dipinto enorme del soffitto lo vedo benissimo, ogni colore è nitido. Mi acceca l’azzurro e l’oro . A guardare giù mi viene un senso di vertigine, che si attutisce lentamente e scompare del tutto, quando si spengono le luci e una voce bellissima, che è la sua, dice poche parole. Entrano in scena i musicisti e poi lui, Ivano Fossati. Accolto con un caloroso e lunghissimo applauso. Si snocciolano le canzone, i successi, le mille emozioni. L’acustica è perfetta, ogni nota arriva dritta ,precisa e viva all’orecchio, passando prima per il cuore. Ogni nota si mischia al bordeaux, all’azzurro, all’oro, insomma a tutti i colori del teatro. Ivano è di buon umore, interagisce molto con il pubblico, giocando anche con i musicisti della band e lasciando loro un piccolo frammento di tempo. Il pubblico è caldo e partecipa anche in modo abbastanza colorito, in fondo siamo a Napoli. Poi, arriva un pezzo che non riconosco subito, anche se è il “mio pezzo “, perché parte con un assolo di violencello e via via , quando il suo repsiro filtra nel microfono e arriva il velluto della sua voce a scandire le prime parole, capisco subito che ha dato a “ Carte da decifrare “una nuova veste, che la rende , se era possibile, ancora più bella. Perché, ditemi, ma chi è riuscito a descrivere in quattro minuti, il tempo di una canzone, così bene il desiderio ? Tutta la bellezza che sta nel desiderio. Ma anche il dolore che comporta quando non si può amare da vicino, quotidianamente , chi già si ama da morire nel proprio intimo, ogni notte della propria vita passata in solitudine? Nessuno. Nessuno ci è riuscito. E’ proprio questa canzone che riceve l’applauso più grande e io l’ascolto con il viso appoggiato sul braccio e il braccio appoggiato sul balcone di quel lontano sesto piano. E’ l’interpretazione che mi rimane più addosso, insieme al “ L’orologio americano “, che forse ascolto per davvero in quel chiaro scuro, in mezzo a tutta quelle gente di cui non saprò e non capirò mai niente, ma capisco solo che io “ vivevo tutto questo come dietro ad una porta solo un po' discosta Perché è così che la gente vive perché è questo che la gente fa perché è così che ci si insegue per un morso di immortalità è il meccanismo ottuso di un orologio falso americano che misura il tempo e tempo non c'è più ma fermava il tempo se passavi tu “ Ma stasera si è fermato. Per circa tre ore il tempo si è fermato, per me e per tutta questa gente intorno. Ci sono artisti, canzoni , film, libri che ti cambiano la vita. Lo dice anche Ivano, nel corso del concerto. Dice che spesso chiudendo un libro si è sentito più forte di quando l’aveva iniziato. Io ascolanto questo pezzo, sono da due giorni molto più forte di prima.
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Post n°279 pubblicato il 01 Febbraio 2012 da kiss_and_knife
Ecco. Bravo, mio amore. Baciami su un fianco. Così , piano. E poi tienimi stretta. Cingimi la vita. Raccoglimi tra le braccia come se fossi tuberosa appena sbocciata, persa in mezzo a una radura. Deponi qui, sulla carne, tutta la dolcezza di cui disponi. Saprò conservarla e tirarla fuori nei giorni senza sole. Puoi fidarti, mio amore, quando ti accarezzo le palpebre e ti sussurro parole magiche. Puoi fidarti, quando vai via lasciandomi solo il silenzio delle tue mani. Ma ora, da bravo, baciami ancora. Su un fianco. |
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Post n°278 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da kiss_and_knife
L'amour s'en va comme cette eau courante.
( G. Apollinaire)
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Post n°277 pubblicato il 23 Gennaio 2012 da kiss_and_knife
Quando morì non me ne accorsi. Dormivo sulla sedia, le mani intrecciate alle sue,gli occhi miei chiusi e i suoi aperti verso di me. Quando sciolsi le dita dalle sue fui solo al mondo. Fu la mia porzione quella donna venuta fino a me. Edificammo contentezze, lenticchie di festa minore ma continua. E’ stata poco con me, una breve durata nel corso della vita, però è venuta. Sono stato un persona in questo mondo non solo peri primi dieci anni della vita, ma anche nei sette del matrimonio. Essere al mondo, per quello che ho potuto capire, è quando ti è affidata una persona e tu ne sei responsabile e allo stesso tempo tu sei affidato a quella persona ed essa è responsabile per te. Sette anni non furono pochi. Anche se fossero stati la metà o la metà ancora, non sarebbe stato poco. Non ci si può lamentare della brevità, non è giusto, ma della lunghezza sì. Ho avuto imbarazzo a vivere ancora. Non provo dolore nel vedere il cielo qualche volta uguale a quello di un agosto passato insieme in vacanza,però arrosisco di poterlo guardare,di essere rimasto. Di questo per me si tratta,di essere il resto di alcune persone, delle loro sottrazioni. Da “ Non ora, non qui “ Di Erri De Luca
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Post n°276 pubblicato il 15 Gennaio 2012 da kiss_and_knife
Apre la porta del bagno e accende la luce. Si guarda allo specchio. Ha i capelli mossi dalle carezze. Il viso bagnato di baci. E’ nuda. Sorride, guardandosi. Si sfiora i seni. I capezzoli turgidi e vividi per i morsi ricevuti. Tra le cosce, ancora l’orma del corpo di lui. Si guarda e si sente femmina. Si piace così com’è. E’ felice perché ha amato. Stasera ha amato più che mai. Sente la voce di lui che le parla dalla camera da letto. Sente la sua voce ma non ascolta cosa le sta chiedendo. Bussa alla porta. Entra, lei dice. Come sei bella. Come sei bella. Una frase semplice, ma sentita in quel momento. Glielo dice guardandola negli occhi. Con leggero e immenso bagliore. La stringe a sé. Le fa scendere le mani lungo i fianchi e la schiena. Le bacia la fronte . E le palpebre. Andiamo a dormire. Insieme. Anche stanotte. |
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Post n°275 pubblicato il 12 Gennaio 2012 da kiss_and_knife
Fabrizio De André Immagini care per qualche istante |
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Post n°274 pubblicato il 06 Gennaio 2012 da kiss_and_knife
Moi, je sais tous tes sortilèges (J. Brel ) So tutto delle tue magie ( F.Battiato)
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Post n°273 pubblicato il 03 Gennaio 2012 da kiss_and_knife
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Post n°272 pubblicato il 28 Dicembre 2011 da kiss_and_knife
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Post n°271 pubblicato il 21 Dicembre 2011 da kiss_and_knife
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Post n°270 pubblicato il 16 Dicembre 2011 da kiss_and_knife
E’ quasi sera. L’aria è fresca e nel cielo c’è una luce grigiastra. Ma non pioverà. E’ tutto il giorno che il sole e le nuvole si rincorrono come bambini. Cécilia passeggia ai jardin du Luxembourg. E’ assorta nei suoi pensieri. Non sono pensieri pesanti o tristi, ma pensieri lievi, molto impalpabili. Che si alimentano dei visi e delle immagini che hanno accompagnato la giornata e ora stanno iniziando ad assaporare la pace della sera. Di quando una sera bella e leggermente fresca, viene silenziosa a posarsi sul pomeriggio e resta lì, ferma, ad aspettare la notte. Passeggia piano, Cécilia. Cammina lungo i viali di ippocastani. Sente l’odore dei fiori e l’aria pungente nei polmoni. Si ferma vicino alla fontaine de Medicis e osserva da lì il palazzo e il museo di Luxembourg. Prende una sedia verde e si siede accanto alla fontana centrale del giardino. Apre la sua borsa. E’ piena zeppa di cose. Cerca di dare un certo ordine. Ma è difficile con tutto quello che si porta dietro nell’ultimo periodo. Non ha mai portato con sé cipria o rossetto, ma nella sua borsa non mancano mai una penna e un taccuino, caramelle alla menta e occhiali scuri, idratante per le labbra e i-pod. Ha un brivido di freddo. Si abbottona la giacca.Alza il bavero. Stringe le spalle. Il giardino è pieno di gente, ma silenzioso. Un ragazzo ,poco più in là, legge. Un altro fa jogging. Una ragazza sorride dietro allo schermo del suo portatile. Un gruppo di giovani amici sono seduti a terra con una bottiglia di vino rosso e dei bicchieri. Sorridono, si raccontano. Sembrano felici insieme. Li sta guardando, quando sente una mano sulla spalla. -Bonsoir madame. Si volta e riconosce l’uomo che in mattinata ha incontrato al negozio di Boulinier. - Bonsoir -, risponde sottovoce. L’uomo le chiede come sta e se ha ascoltato il vinile che le aveva consigliato. Si, Cécilia gli dice che l’ha ascoltato e che aveva ragione. Le era piaciuto molto. In effetti con la voce di Serge Gainsbourg non ci si poteva sbagliare. Quasi mai. - E’ molto bello. L’ho ascoltato più volte. Il brano che preferisco è Je suis venu te dire . Il testo è triste, ma ha un sottofondo allegro – gai – Mi dà l’idea che quando, in fondo, si è sereni e in pace con se stessi e si sa davvero cosa si vuole , si possono abbandonare cose e persone con il sorriso sulle labbra e negli occhi….anche se poi, fa male lo stesso. L’uomo annuisce. Dice che è vero. Cécilia fa fatica a guardarlo negli occhi. Ha occhi grandi e scuri. Uno sguardo forte, sicuro di sé. Guarda i lineamenti del suo viso. La sua pelle. Quella pelle nera che a guardarla sembra vellutata e lucente. E poi le sue spalle. Ampie. Spalle forti d’uomo, pensa. Lui le sta parlando di musica, ma lei non ascolta. Lei guarda soltanto la sua pelle. Ne è accecata. Pensa che quella pella sia amata dal sole. La voce dell’uomo è diventata un piacevole sottofondo, fino a quando stacca gli occhi dalle sue labbra e dalle sue spalle e riesce a guardarlo negli occhi. Occhi scuri e profondi. Lui smette di parlare. Qualche secondo di silenzio. Accenna ad un sorriso. - Qu’est-ce que c’est ? Qualche secondo di silenzio. - Rien. Rien…. L’uomo le prende la mano. La porta alle labbra e la bacia leggermente. Camminano. Camminano insieme. Parlano poco. Solo brevi frasi, ma a sentirle sembrano musicali. A guardarli da fuori sembrano conoscersi da una vita, forse perché sanno gestire bene i silenzi. Invece si sono conosciuti quella mattina. A legarli, solo l’amore per un’artista francese e la voglia di ascoltare la sua musica. Passano per place de l’Odéon, attraversano boulevard Saint Germaine e imboccano rue Danton. A rue Danton 12, si fermano. Jean-Paul prende le chiavi e apre il portone. Vive al terzo piano di quel palazzo ormai da dieci anni. Fa il medico. Ha madre francese e padre domenicano. Ama cucinare per gli amici e correre la domenica mattina quando la città dorme ancora e sembra essere avvolta da una bolla di salubre silenzio. Quando ha tempo si diverte a dipingere e non riesce a non cantare quando ascolta una canzone che ama. Ma tutte queste cose Cécilia ancora non le sa. Le scoprirà dopo, con il tempo. Avec le temps . Lui la fa entrare. Merci, dice lei con un fil di voce. Si siedono. Le offre da bere. La stanza è ampia. Le tende sono abbassate. Fuori, Parigi brulica di gente ed è bellissima come un’attrice d’altri tempi. Ormai è sera. Un abat-jour è acceso nell’angolo a sinistra. C’è una scrivania accanto alla finistra e una grande libreria a muro. Cécilia si avvicina e scorge quache titolo. Prende un libro di poesie.Sono poesie di Apollinaire. Lo sfoglia. Legge qualche verso .Prende il bicchiere e beve lentamente. Si gira verso di lui. In modo naturale, lui si avvicina. La bacia e lei risponde a quel bacio. E’ ancora incantata da quelle labbra morbide e bellissime. Ci sono soffi di respiri tra quei baci. Sente il suo sapore. Le piace. Lo vuole ancora. Encore, dice . Lei lascia scendere la sue dita bianche lungo la sua pelle scura, lungo le pieghe del collo. – Sucre – E’ zucchero, pensa. Per un attimo si vede da fuori.In un posto lontano, in una casa che non conosce, tra le braccia di un uomo bellissimo. Ma è un pensiero che dura poche secondi, nato e morto in quel momento. Perché, poi c’è solo lui, che la spinge leggermente contro la parete e le dice che gli piace molto,che ha qualcosa di particolare, che non sa dire. La stringe forte. Lei sente la sua erezione premerle contro. Lo immagina già mentre lo tocca da sopra i jeans. – Ti libero -, dice ridendo. Nella penombra guardano i loro corpi intrecciati. Guardano le loro gambe tenute insieme dal desiderio, da un abbandono totale. Lui la tocca di continuo. L’accarezza senza posa. Nessuno l’aveva mai accarezzata tanto. E annusata tanto. Le annusa i capelli, la curva del collo. Le alza le braccia e le annusa le ascelle. L’annusa tra le cosce. Sorride e le descrive con malizia ogni suo odore. – Sei bellissimo -, lei dice. – La tua pelle è bellissima. E’ amata dal sole. Lui ride imbarazzato, dicendo che non è vero. - Tu est le plus beau homme que j'ai eu dans mes bras -, gli sussurra all’orecchio. - Je ne crois pas. - C’est la vérité. C’est la vérité. Si tengono stretti, baciandosi le palpebre. Fanno l’amore a lungo come due amanti che non si vedono da mesi e che hanno una fame insaziabile uno dell’altra. E’ una fame che sorprende anche loro in quella stanza in penombra. Quando si alza dal letto, cerca il lenzuolo per coprirsi. Ma lui lo tira via. La guarda e le carezza la schiena . – Zucchero di canna sulla sua schiena morbida – Le chiede cosa sta facendo. Le dice di non rivestirsi. Di non andare via. Lei resta ancora un po’. Gli chiede se può portare via quel libro di poesie che prima stava leggendo. Lui dice che può prendere tutto ciò che vuole. - Ti vedrò ancora ? Sei così bella e dolce. Douce, belle et gentile. - Peut être. Peut être. Esce da quella casa al terzo piano di rue Danton 12. Si infila la giacca. Alza gli occhi verso quella finestra. Lui è là che la sta guardando. Le manda un bacio con la mano. Lei sorride, ricambia il bacio. Cammina nella notte appena giunta. Attraversa place St. Michel e s’incammina lungo la Senna. Si siede su una panchina a pont Royal. Prende il libro dalla borsa. Lo annusa. Risente l’odore della sua casa. Legge Apollinaire pensando alla sua pelle scura, amata dal sole. L’amour est libre il n’est jamais soumis au sort Oh Lou le mien est plus for encore que le mort Un coeur le mien te suit dans ton voyage….
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Post n°269 pubblicato il 06 Dicembre 2011 da kiss_and_knife
La donna camminava in fretta per le strade semideserte della città. Erano le undici di sera e in giro solo poche persone. Qualche coppia di ragazzi,qualcuno che portava con il cane al guinzaglio e poi lei e i suoi passi solitari. Aveva un ritmo febbrile nelle gambe e in dieci minuti arrivò davanti al cancello. Prese le chiavi dalla tasca dei jeans. Aprì il cancello e poi il portone. Accese la luce e fece le scale lentamente. Aprì la porta che aveva chiuso a due mandate, la rinchiuse velocemente e accese la luce. Tutto era tranquillo. La giacca di lui sulla sedia,il suo cappello in un angolo,i suoi libri e tutte le sue cose in giro. Respirò e sorrise, sedendosi sulla poltrona che lui preferiva. L’uomo era in viaggio per lavoro e le aveva lasciato le chiavi di casa. - Che bello dormirò tra le tue cose,nel tuo mondo -, gli aveva detto la donna. L’uomo le aveva detto che poteva fare come se fosse a casa sua. E in effetti si sentiva a casa, tra le sue cose,tra quelle stanze che ormai conosceva così bene. Non aveva fame. Era tardi ormai,si versò un bicchiere d’acqua e guardò fuori dalla finestra della cucina.Guardò il giardino di fronte e si sentì in pace. Poi si spogliò lentamente,come se lui stesse lì a guardarla. Andò in bagno. Lasciò la porta socchiusa e si infilò nella vasca. Si asciugò la pelle con cura. Non chiuse del tutto la persiana, per far entrare un po’ di luce nella stanza. Le foglie,fuori, si muovevano al vento e anche la luce era instabile e tutto un brillìo sfavillava nel buio e sulle lenzuola blu. La donna si mise su un fianco e si strinse ,nuda, tra le lenzuola. Le stesse lenzuola dove pochi giorni prima avevano fatto l’amore. C’era l’odore dell’uomo. Annusò il cotone e schiacciò il viso sul cuscino,ispirando a fondo. Amore,disse. Prese calore immaginando il corpo dell’uomo accanto al suo. Si sentiva inspiegabilmente felice. E’ che ci sono persone e mondi che ti fanno bene. Che ti rendono ricco , con poco Strinse il cuscino e sprofondò in un sonno amoroso. Je t’adore,mon amour. Je t’adore, toujours. Lorsque je suis avec toi, je suis toujours de bonne humeur. Je t’attende ici, dans notre lit… |
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Post n°268 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da kiss_and_knife
![]() Voglio 'o mare pè chi fa bene e chi fà male pè chi si cerca e va luntano e per sognare poi qualcosa arriverà. |
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Post n°267 pubblicato il 25 Novembre 2011 da kiss_and_knife
Ascoltare la voce di Mina è sempre un’emozione, ma il suo ultimo singolo è una canzone di rara bellezza. Canzone sofisticata e cantata con maestria,ma anche con cuore, fiato e carne. Provate a sentire questo pezzo in cuffia,sembrerà,a tratti,di sentire sussurri all’orecchio. Sentirete il respiro e il calore di una voce,di una vera voce.
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Post n°266 pubblicato il 20 Novembre 2011 da kiss_and_knife
La prima volta che ho visto “ Ultimo tango a Parigi “, avevo diciassette anni. Seguii il film , come in apnea,trattenendo il fiato di scena in scena, seguendo gli sguardi che solo Bertolucci ti sa regalare da dietro la macchina da presa. Ero incantata dalla bellezza di Maria Schnaider e dal fascino inquieto di Marlon Brando. Il suo viso imbronciato, incazzato, di chi ce l’aveva con il mondo,ma soprattutto ho adorato il suo cappotto color cammello, che indossa quasi per tutto il film. Mi fa impazzire la prima scena di sesso tra i protagonisti. Maria Schnaider, indossa una blusa, stivali, cappotto con pelliccia e un cappello. Parla di continuo e va avanti e indietro per l’appartamento. Marlon Brando è silenzioso, si guarda poco in giro.Ha il bavero del cappotto leggermente alzato e quando prende con foga la ragazza, tiene su il cappotto per tutto il tempo.Non so…per me è la scena più bella di Ultimo tango.La più erotica in assoluto della storia del cinema. Perché gli attori sono vestiti. Perché lui indossa quel cappotto.Perché si vedono solo le gambe di lei, vestite da stivali ( tra l’altro bellissimi, ho una mania per gli stivali !!! )che lo cingono e si sentono solo i suoi gemiti strozzati dal piacere. Bertolucci è un grande regista per questo. Delinea. Abbozza.(In alcuni film anche in maniera cruda.)Poi lascia viaggiare la fantasia dello spettatore.Ti fa vedere ogni cosa, senza mostrartela. O mostrandotela solo in parte. Ma in questa scena non c’è solo erotismo, ci sono silenzi,domande senza risposta,ci sono sguardi, ci sono vuoti e due solitudini che si incontrano.C’è desiderio…c’è dentro un sacco di roba. La vitalità e l’inquietudine. La giovinezza e la maturità. La giovane donna che si lascia andare alle sapienti carezze dell’uomo attempato. Io invidiai incredibilmente Maria Schnaider ! Avevo solo diciassette anni, eppure , Ultimo tango, colpì molto la mia fantasia in questo senso. Non nego che adoro ancora oggi, gli uomini che indossano il cappotto. Un cappotto lungo, scuro, avvolgente e che magari, lo portino proprio come lui, con il bavero leggermente alzato. E ancora oggi, non nego, che sono attratta da uomini molto più grandi di me…e ritengo che sia tutta colpa di Marlon Brando ! E allora…. A Marlon Brando. A Marlon Brando e al suo cappotto cappotto color cammello. Il cappotto che ancora mi fa sognare.
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