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Creato da guidonozzoli il 16/10/2006
Notizie sullo scrittore e giornalista Guido Nozzoli

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Si fa presto a dire giovani

Post n°5 pubblicato il 28 Maggio 2011 da guidonozzoli

Il quadro delineato dal Censis sulla condizione giovanile in Italia, e presentato alla Camera, è riassunto da Raffaello Masci (Stampa): "I giovani sono sempre di meno, e questo all'incirca si sapeva. Ma sono anche il segmento sociale più fragile, emarginato, povero e disilluso della popolazione". Per l'Ance (associazione dei costruttori) in sette anni i laureati italiani finiti all'estero sono aumentati del 40%. Negli ultimi dieci mesi sono stati 65 mila i giovani trasferitisi oltre confine: "Via da un Paese di vecchi: con un progetto in testa e la certezza che per realizzarlo bisogna andarsene", ha scritto Luisa Grion (Repubblica). L'Ance avverte: i laureati italiani fra i 30 ed i 34 anni sono (2009) il 19% dei coetanei. La Comunità europea ha posto per il 2020 il traguardo del 40%.
Una voce da Milano, raccolta da Chiara Berie d'Argentine (Stampa): "Anche i più giovani sembrano non aver fiducia del futuro. Non dovremmo criticarli ma appassionarli; per riuscirci dobbiamo cominciare ad appassionarci noi adulti". Chi parla è don Giorgio Riva, 64 anni, laurea in Ingegneria al Politecnico, parroco a Santa Francesca Romana, in una delle zone a più alta densità, con esperienza per undici anni nella Chinatown milanese.
Il problema dei giovani non è soltanto italiano. Dalla Spagna sono arrivate dal 15 maggio le notizie sulla sfida degli Indignados, scoppiata in vista delle elezioni del 22 maggio. La campagna elettorale per tutti i Comuni ed i governatori di 13 su 17 regioni, non ha prodotto nessuna repressione. Il ministro degli Interni ha scelto il dialogo e non i manganelli.
I giovani spagnoli, ha scritto Francesca Paci (Stampa), si considerano senza un futuro, proprio come i coetanei egiziani alla vigilia della rivoluzione. Stessa constatazione leggiamo in Maurizio Ferrera (CorSera): "Gli indignados chiedono soprattutto di essere ascoltati, reclamano riconoscimento, rispetto, prospettive per il domani", per nulla "diversi dai giovani che protestano nel Nord Africa e nel Medio Oriente".
Da Elisabetta Rosaspina (CorSera) cito alcune testimonianze che ha raccolto davanti al palazzo della Comunidad di Madrid. Claudia, 20 anni: "Ci hanno rubato il lavoro"; Alberto, 24: "Voglio soltanto un lavoro per non pesare più sui miei"; Pilar, bibliotecaria cinquantenne: "I ragazzi hanno ragione, troppi tagli alla cultura". Mariano, un pensionato di 87 anni, protesta ricordando: nelle celle di quel palazzo fu incarcerato nel 1961 per antifranchismo. [1041]

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

il Ponte, Rimini, 29.5.2011

 
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Un ricordo da Forli'

Post n°3 pubblicato il 14 Gennaio 2010 da guidonozzoli

Da "Romagna oggi" del 14 gennaio 2010:

FORLI' - Il giornalista e scrittore riminese Guido Nozzoli sostenne che la Romagna "è una terra senza confine, che non si riconosce dai boschi, dai monti, dai fiumi, dal clima, ma dalla gente e dalle sue abitudini. Non una regione geografica, dunque, ma una regione del carattere, un'isola del sentimento. Un pianeta inventato dai suoi abitanti".
I modi di vivere e di pensare dei romagnoli che rimandavano ad un passato non tanto lontano e che si riflettono nel paesaggio, nel patrimonio architettonico, nella parlata, nei prodotti agroalimentari ed artigianali, saranno al centro dell'iniziativa culturale denominata "Eria ‘d Rumanga" che si svolgerà venerdì 15 gennaio 2010 presso il Circolo della Scranna, corso Garibaldi 82, Forlì, con inizio alle ore 21,15 e aperta a tutti i cittadini.
Protagonisti della serata saranno Gabriele Zelli che racconterà i tratti caratteristici della Romagna e dei romagnoli, Aurelio Angelucci, al quale è stato affidato il compito di declamare poesie e zirudelle in dialetto, mentre i musicisti Tedi e Vlad  Iftobe eseguiranno brani di Carlo Brighi (Zaclèn), Secondo Casadei e Ferrer Rossi.

 
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Così salvò San Marino nel 1944

Post n°2 pubblicato il 14 Dicembre 2008 da guidonozzoli

In un breve testo pubblicato come introduzione ad una Guida di Rimini del 1933, ristampata da Bruno Ghigi editore, ho ricordato gli eventi successivi a quell'anno sino al 1944. Ed ho citato quanto Guido Nozzoli fece per salvare la Repubblica di San Marino ed i suoi centomila rifugiati italiani.

Ecco il passo relativo al tema:

La Repubblica di San Marino diventa uno «sterminato rifugio», come dichiarò a Bruno Ghigi il giornalista Guido Nozzoli. Che il 19 settembre 1944, mentre si combatte per la presa di Borgo Maggiore, riesce a passare le linee ad Acquaviva giocando il cane di famiglia, Garbì. Deve contattare ufficiali dell'Ottava Armata che stanno preparando la "seconda Cassino". Si consegna loro prigioniero e li informa della «drammatica situazione dei civili rintanati nelle gallerie». Il comando inglese rinuncia così «al bombardamento di spianamento di San Marino programmato prima». Il Titano è salvo con gli oltre centomila rifugiati italiani. Nozzoli, allora sottotenente del Regio Esercito, scrive in un documento ufficiale (edito da Liliano Faenza nel 1994): «Assicurai l'assoluta assenza di batterie tedesche nel perimetro della città».

Il testo completo si può leggere anche nel sito dedicato a Guido Nozzoli.

Antonio Montanari, 14.XII.2008

 
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Nozza e Nozzoli, cronisti pistaroli

Post n°1 pubblicato il 12 Dicembre 2006 da guidonozzoli
 


Sulla Stampa di oggi 12 dicembre è presentato il libro di Marco Nozza, Il pistarolo, dove si ricorda anche la figura di Guido Nozzoli. L'articolo è di Giovanni Cerruti.
Lo riproduciamo integralmente.

PIAZZA FONTANA


Pistarolo di cuore nell’Italia di piombo



Per i cronisti come Marco Nozza quella fu la svolta

Il suo libro postumo racconta indagini e depistaggi con passione e ironia


12/12/2006



di Giovanni Cerruti




immagineMILANO. Il block notes era di quelli lunghi e stretti, da stenografo. Lo riempiva con calligrafia minuta, ignorando le righe, poi lo rileggeva e con la biro rossa aggiungeva date, dettagli, riferimenti ad un altro dei cento, mille block notes di una vita da cronista. E che cronista. Per almeno due generazioni di giornalisti e lettori del Giorno, quelli adesso cinquantenni, Marco Nozza è stato un Maestro, o un buon compagno di viaggio nell'Italia delle bombe e delle stragi, del terrorismo nero, di quello rosso, del rosso e del nero pilotati, o inquinati, da Servizi segreti e depistaggi. Era l'Italia delle bombe e dei processi, da Piazza Fontana in avanti, dal 1969 agli Anni Novanta. E Nozza, con il suo block notes in mano e l'archivio in testa, era sempre lì, a cercare, a domandare, a diffidare.
«La realtà che di volta in volta ci franava addosso era difficilissima da immaginare prima che franasse e, una volta franata, raggiungeva livelli incredibili», scrive nelle ultime pagine del suo appena uscito Il Pistarolo (Il Saggiatore, introduzione di Corrado Stajano, pagg. 384, euro 19). E' morto nel 1999, Nozza. E questo libro è la sua ultima appassionata cronaca, lunga 30 anni. Già nel titolo, Pistarolo, c'è l'autoironia di Nozza, un bergamasco dalla risata schietta, uno che con l'ironia riusciva ad arrivare dove voleva arrivare. A farsi raccontare il dettaglio, quel particolare che doveva finire nel block notes e poi nell'articolo e, sempre, nell'archivio e nella memoria. Già, la memoria. La capacità di collegare un nome ad un altro nome, un fatto ad un altro fatto, un'inchiesta ad un'altra inchiesta. Mai credere al caso. Mai credere alle versioni ufficiali, e in quegli anni ben pochi le mettevano in dubbio. Sulla strage di piazza Fontana, appunto. Milano, 12 dicembre '69.

E' Nozza a scoprire che Pino Pinelli, l'anarchico che entra in Questura come testimone vivo e ne uscirà come testimone morto, per quel pomeriggio aveva un alibi incrollabile. Era al bar a giocare a carte, e Il Giorno può titolare «Sei uomini forniscono un alibi perfetto a Pinelli». E' Nozza che va a cercare la zia e la nonna di Pietro Valpreda, subito arrestato, «il Mostro», e in casa trova il soprabito marrone, «sportivo, con cintura, fodera scozzese», che è il primo indizio della fragilità di Cornelio Rolandi, il taxista che aveva riconosciuto in Valpreda il cliente sceso con una borsa proprio davanti alla Banca della strage. «Piazza Fontana e quel che ne seguì - scrive Corrado Stajano nella prefazione - fu un evento che fece da cesura alla vita di tutta una generazione. Ci fu un prima e un dopo. Una riscoperta del mondo e di se stessi. Anche per i giornalisti».

Non solo Nozza: Gianni Flamini di Avvenire, Giulio Obici di Paese Sera, Guido Nozzoli, Gian Pietro Testa e Marco Sassano del Giorno, Adolfo Fiorani e Marcella Andreoli dell’Avanti, Ibio Paolucci dell’Unità, Mario Cicellyn del Mattino, Giuliano Marchesini della Stampa, Umberto Zanatta di Stampa Sera, Italo del Vecchio della Gazzetta del Mezzogiorno. Il Pistarolo e i Pistaroli. Che, dal '72 in poi, dopo il terrorismo nero, le deviazioni dei Servizi e le reticenze dei ministri, conoscono le piste rosse, la dolorosa perdita di amici come Emilio Alessandrini, il pm di Piazza Fontana assassinato da Prima Linea, o del giornalista Walter Tobagi. Avrebbero voluto ammazzare proprio Nozza, al posto di Tobagi.

Ma Nozza era una trottola, c'era sempre e c'era mai, «e avevo quattro uscite diverse da casa mia». Non si è fermato nemmeno quando Il Giorno l'ha mandato in pensione. I suoi block notes erano diventati troppo scomodi, così ha scritto questa sua ultima cronaca da «Pistarolo». Per non dimenticare.

Autore: Marco Nozza (introduzione di Corrado Stajano)
Titolo: Il Pistarolo
Edizioni: Il Saggiatore
Pagine: 384
Prezzo: euro 19


 
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