PoetìaPoesie del Corado da Caoriana |
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Post n°67 pubblicato il 01 Maggio 2013 da iaio59
Lóri i lo sà!
Lóri i lo sà! Ve piàs el sól? I ve lo dà! Ma l'è 'n sól artifiziàl che lùse demò en momentìn e po'... 'l se smòrza. Lóri i lo sà; e al pàri de 'n speziàl i ve 'n refìla 'n altro... e se ocór, en altro ancora! Sól che 'mbarluma... sól che 'nsemenìs! E cossì, en baùco dré l'altro ghe sitào dré dì dopo dì a quéla che ciamào: «modernità». E lóri... i lo sà... e i à ànca el coragio de ciamàrla: «libertà!».
Loro lo sanno - Loro lo sanno! / Vi piace il sole? / Ve lo danno! / Ma è un sole artificiale / che brilla solo un attimo, / e poi... si spegne. / Loro lo sanno; / e alla stregua di un farmacista / ve ne affibbiano un altro... / e se serve, un altro ancora! / Sole che abbaglia... / sole che stordisce! / E così, un grullo dietro l'altro / rincorrete / giorno dopo giorno / quella che chiamiate: / « modernità». / E loro... lo sanno... / e hanno anche il coraggio / di chiamarla: «libertà!».
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Post n°66 pubblicato il 30 Aprile 2013 da iaio59
Somenze nòve...
I scolóbia 'nté na bozzàta En slìp de speranza par tentar de 'mbastìr na nòva vita... lori. La Gènia enveze sù 'n « Magànza» la spèta l'autun che spighe la salàta par podér cernìr somenze nòve... Ela, nata 'nté 'l desnòve la fa 'ncór cossìta!.
SEMENTI NUOVE... - Agitano / in una boccetta / uno schizzo di speranza / per tentare di abbozzare / una nuova vita... loro. // L'Eugenia invece / su nell'alta Valfloriana / aspetta l'autunno / che maturi definitivamente l'insalata / per poter scegliere / sementi nuove... / Lei, nata nel millenovecentodiciannove / fa ancora così!.
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Post n°65 pubblicato il 24 Marzo 2013 da iaio59
SALVATAGGIO IN QUOTA Per Marco di Mantova è l'inizio di una brutta avventura. Ore 16.30 circa, un amico allerta il Soccorso Piste dell'Alpe. "Ho lasciato Marco in un fuoripista con la tavola sulla pista Lagorai, una decina di minuti fa, con l'accordo che ci saremmo ritrovati all'arrivo della Telecabina, e Marco non c'è". Questo è quello che riferisce agli addetti del Soccorso Piste. Poi, il contatto con Marco, che si fa vivo al cellulare. particolarmente agitato e confuso, dice di non riuscire a risalire la china... Troppa neve e ostacoli dappertutto. Intanto sono trascorsi una decina di minuti e le ombre della sera incombono. Gli si dice di rimanere sul posto, di non scendere ulteriormente e di chiamare a voce alta aiuto. Immediatamente i ragazzi del Soccorso, due maestri di sci arruolati all'istante (mentre stavano sorseggiando una birra in voliera), si attivano. Viene allertato in via precauzionale il Soccorso Alpino e il 118. Gli impiantisti forniscono funi, lampade di emergenza e pale, e tutta la collaborazione necessaria. Si comincia la ricerca, partendo dal bordo pista che ci viene indicato dall'amico. Sono quasi le 17 e si lavora in penombra. Un gruppo di ragazzi, con in testa un maestro di sci, avvezzo a simili avventure scende lungo il ripido costone che porta alla Valle del Lagorai. Qui le pendenze arrivano al 30-40%, è una zona impervia costellata di sbalzi di roccia, neve alta dai due ai tre metri, dove diventa difficile l'accesso anche durante la stagione buona. Dalla sede del Soccorso Alpino di Tesero si mantiene il contatto con il ragazzo che dice di avere tanto freddo e di non sapere cosa fare. Viene confortato e tranquillizzato a intervalli regolari dall'operatore che è in sede. Sono le 17.30, arrivano anche i ragazzi del Soccorso Alpino che, armati di funi, lampade e buona volontà attrezzano la via, ma del ragazzo nessuna traccia. L'avanguardia è scesa oramai qualche centinaia di metri lungo il pendio che si fa sempre più impervio, ma del ragazzo non si ode la voce. Al telefonino lo esortano a chiamare aiuto... Il silenzio impenetrabile nell'aria rarefatta della sera, (-11gradi) incute paura. Poi, d'improvviso il Maestro di Sci chiede il silenzio radio, perché dice di aver percepito una voce. Sono le 18.00, Marco viene localizzato un centinaio di metri più in basso. Ha schivato, per qualche decina di centimetri, spostandosi verso sinistra, un strapiombo di una cinquantina di metri, che gli sarebbe stato fatale. Trascorrono ancora inesorabili i minuti. Alle 18.15 finalmente udiamo via radio una buona notizia: "L'abbiamo trovato, sta bene, è bloccato su di una cengia, ma sta bene". Siamo tutti più rinfrancati. Ora inizia la parte più impegnativa dell'operazione, il rientro, ottocento metri circa di risalita. Ma i ragazzi del Soccorso Alpino con solerzia hanno già attrezzato la via con le corde. Ora hanno raggiunto il resto della compagnia e si alternano gli uni agli altri nello sforzo della risalita, insieme uniti dalla stessa passione per la montagna e dagli stessi ideali. Alle 20.15, dopo due ore di risalita massacranti, spuntano sulla pista illuminata da un faro d'emergenza, sono stanchi ma fieri, felici di avercela fatta. Io vedo Marco, un ragazzo giovane, pallido dall'aria stravolta, sorretto da quelli che lui chiama Amici. Ed è insieme agli Amici che scende all'Eurotel, dove ci aspetta del tè caldo e un po' di tepore. Fuori la temperatura è scesa a - 13 gradi. Ci sediamo a tavola insieme, arriva una bella ciotola di "gulasch suppe" a scaldarci ed è allora che Marco, rinfrancato e rincuorato chiede la parola... Ha gli occhi lucidi quando chiede scusa e ammette di averla fatta grossa, poi ringrazia e commosso fa la più bella delle esternazioni: "Sono anni che non credo ma oggi mentre vi aspettavo non ho fatto altro che pregare per due ore". I ragazzi rimangono per un attimo assorti poi qualcuno sdrammatizza: "Dai, dai che ànca mi n'ài fat de monade compagne, no saras ne 'l prim ne l'ultim, no te la tòr! L'èi nada ben!" Ora c'è aria di festa, arriva anche qualche bottiglia di vino buono, assieme a una bistecca. Nessuno recrimina, nessuno spara sentenze, anzi ci si interpella per vedere di migliorare questo tipo di operazioni. Alle 22.30 si scende a valle con la Telecabina in un clima di allegra armonia. Anche Marco è più sereno, stretto tra gli Amici. La vera gara sull'Alpe è questa, anticipata di una giornata. Hanno lottato insieme, e insieme hanno vinto la vera competizione per la vita. La montagna è fiera dei suoi montanari. Perché la montagna non è solo un carosello o un luna park... non è soltanto "passaggi e primi ingressi!". La Montagna è anche questo! Bravi ragazzi, che Dio vi benedica. |
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Post n°64 pubblicato il 18 Marzo 2013 da iaio59
Il mio primo, breve viaggio, a bordo di un autovettura - la seicento bianca del "Silvio Tòla"- lo feci a cinque anni in compagnia dell'autista e di mio papà. Per la verità, quella per me fu la seconda volta; la prima uscita la feci sulla "Cicinbàmba del Pino dei Màzzi". Si trattava di una decapottabile alquanto strana: una Fiat 1100 trasformata in decapottabile dopo averne asportato il tetto, usata dall'imperturbabile "Pino" per trasportare i pochi villeggianti presenti in paese alla "Malga Corno" o alle "Malghette". Ma quel fatidico giorno feci il mio primo viaggio notturno. Capriana-Miravalle, due chilometri di strada asfaltata da poco. Mio padre e l'autista, dovevano incontrare Luigi, soprannominato "Snaider" per accordarsi riguardo ad un torneo di "Watten" che si sarebbe tenuto di li a poco a Trodena, al quale si erano iscritti entrambi. Fu così che verso le nove di sera partimmo alla volta di "Miravalle". Appena giunti sul nastro asfaltato rimasi affascinato dalle lucette rosse che emanavano i paracarri, mentre noi transitavamo lungo lo stradone. Fu talmente grande lo stupore che non riusci a trattenere la mia curiosità e chiesi a mio papà lumi su quello che per me era un artificio... Con fare accondiscendente e con la complicità dell'amico Silvio, lui mi spiego che quelle luci venivano accese da "un signore" per indicarci il cammino e, come se non bastasse mi fecero notare che all'altro lato della strada le luci assumevano una colorazione bianca. Io, esterrefatto, quella notte non riusi a chiudere occhio. Pensavo alla maestria di quel "signore delle luci" per me tanto potente! Sarebbe stato il nonno, qualche giorno dopo, sentendo l'accaduto, a svelarmi l'arcano! Ora che sono trascorsi quasi cinquant'anni, ripenso a quel "signore delle luci"! Ora, che abbiamo perso la "direzion grad auf", come soleva dire spesso mio padre; ora che il nostro cammino appare così incerto, così approssimativo, forse avremmo proprio bisogno di quel "signore", e delle sue luci.... Il torneo? Andò abbastanza bene. Mio padre ed il Silvio vinsero il terzo premio. Una radio Mivar, che mi tenne buona compagnia per tanti e tanti anni... Watten: gioco delle carte che si pratica prettamente in Alto Adige Direzion grad auf: modo di dire che deriva dal tedesco e che vuol indicare: "direzione giusta" Questo mini racconto lo puoi ascoltare anche sul sito di Radio Dolomiti - Ultima puntata di "Viaggio nella scrittura" a cura della Dott.ssa Amelia Tommasini. |
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Post n°63 pubblicato il 17 Marzo 2013 da iaio59
DAME LE TO MAN Dame le to man, matèla DAMMI LE TUE MANI - Dammi le tue mani, ragazzina / che ti porto via... lontano / dove pace non è guerra! / Via da questa terra! / Lontano dalle grinfie del lupo / portato dal vento di tramontana. / Lontano dal suo muso / dalla sua bramosia / da quello sguardo / che ti rovista l'anima... / Il lupo dal pelo bianco! / Ma prima lasciati risciacquare / dall'acqua di questo mare. / Lasciati cullare / dall'onda canaglia / che mille occhi / non hanno saputo vedere! / Ci penserà il fuoco / a riscaldare il tuo cuore infreddolito. / Le lacrime di sale / scoppietteranno. / Faville si alzeranno / come farfalle / verso il cielo / che rosso dalla vergogna / aspetterà la nera notte / per scolorir. / Dammi le tue mani, ragazzina / mano a mano che il cielo si sbiadisce. / Vieni con me, verso quella stella / che ti porto... in Paradiso. Dedicata a Surjana, 12 anni, Thailandese. Schiava della prostituzione; rapita dall'onda dello tsunami.
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Inviato da: diaolin
il 22/05/2013 alle 08:26
Inviato da: diaolin
il 22/05/2013 alle 08:24
Inviato da: diaolin
il 10/04/2013 alle 21:44
Inviato da: diaolin
il 10/04/2013 alle 21:42
Inviato da: diaolin
il 10/04/2013 alle 21:41