Creato da card.napellus il 11/04/2008
L'importante è accorgersene

AUGURI

 

 

Crederò in Dio quando lui crederà in me!

 

ADOTTA A DISTANZA IL CARD.

Adotta a distanza il Card.

Questo semplice e relativamente economico gesto ti darà un senso di beatitudine mai provato prima.

Al solo costo di un Negroni al giorno (servito al tavolino del Danieli di Venezia), potrai avere la gioia incomparabile di contribuire alla crescita, alla salute e all'istruzione del tuo Card. prediletto.

Lui ti manderà tutti i mesi una foto, una letterina e se gli telefonerai ti parlerà con voce suadente dei suoi progressi nello studio e nella vita.

Inoltre se sei una donna, puoi contribuire anche in modo più interessante, e coinvolgente, allo sviluppo e alla crescita del tuo Card. 

E ricorda, un Card. è per sempre.

 

Area personale

 

DISCLAIMER

ATTENZIONE

Questo blog potrebbe sembrare una testata giornalistica visto e considerato il penoso livello della maggior parte dei quotidiani.

Si tratta invece di un contenitore di stronzare ad elevata densità, e come tale è regolato dalla legge n.173 del 29.02.2001 e dai successivi regolamenti attuativi.

Gli argomenti trattati in questo blog dovrebbero offendere pesantemente la sensibilità di tutti quelli che hanno un orientamento politico o religioso preciso. Non escludo che possano anche offendere qualche minoranza, ma il blog non è stato concepito espressamente per questo.

Nel leggere questo blog potreste pensare di essere idioti, o che sia idiota chi ci scrive. Entrambe le ipotesi sono valide e meritano di essere approfondite.

Il tempo perso qui non può esservi in alcun modo rimborsato.

Non ci sono più le mezze stagioni - di questo non può in alcun modo essere considerato responsabile il gestore del blog.

 

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Meglio colto o ricco?

Post n°816 pubblicato il 07 Luglio 2017 da card.napellus

Ne parlavo anche stamattina, se fosse buona cosa che un ragazzo appena maggiorenne, non ancora geometra ma ottimo portiere, accettasse un contratto da calciatore per SEI MILIONI all'anno invece che diplomarsi e aspirare a un posto di lavoro da MILLE EURO al mese. 


Ne pìscriveva anche l'ottimo e salottiero Gramellini, tirando in ballo l'annosa questione se è meglio essere ricchi ignoranti o colti miserabili. 


Non ci sono parole.


L'ottimo Massimo lascia intendere che lui prova un sottile disprezzo per il ricco ignorante, e che dunque per esclusione apprezza il colto miserabile. 


Frequentare troppi circoli culturali può farti perdere il lume della ragione... Sig. Gramellini, si faccia un paio di settimane di lavoro vero, otto ore con temperatura ambiente sui 35°, mangiando un panino sul ponteggio, tornando a casa puzzolente come una carogna, per uno stipendio mensile che equivale al prezzo di un paio di articoli di giornale, poi magari riparliamo del "valore della cultura". 


La cultura, intendiamoci, è molto importante, ma anche una vita da signore ignorantello non è male.

 
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C'è nessuno???

Post n°815 pubblicato il 28 Marzo 2017 da card.napellus

C'è nessuno???

Poche persone, poche idee.

Le poche persone sono qui, le poche idee sulla piattaforma blu.

Del resto non so, non twitto, non istagrammo.

Talvolta ancora capita di scambiare quattro chiacchiere interessanti, ma se si tolgono i buongiorni, le buonasere, i gattini e i canini, le ricettine, i video "divertenti", non resta assai.

Comunque ora vediamo se qualcuno ancora si palesa!

 
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Meglio dentro.

Post n°814 pubblicato il 06 Febbraio 2017 da card.napellus

Ho un grande problema.

In un momento in cui tutti vogliono tornare al loro piccolo, isolandosi e preparandosi a seminare il grano nei cortili delle fabbriche come nel ventennio, io vado controcorrente.

Io non sono europeista, io sono ARCIeuropeista.

Io vorrei che - domani al più tardi - tutti gli abitanti dei paesi della Unione Europea facessero parte di un solo paese, l'Europa, con capitale Berlino o Parigi, non ci sono problemi.


Non vedo l'ora che tutte le farraginose strutture locali spariscano, per lasciare un governatorato, che io possa andare in giro dicendo "sono europeo, di Firenze", che una legge imponga a me e ai miei figli di imparare quanto prima il tedesco (lingua bellissima) o il francese.

Sogno il giorno in cui le banche centrali locali saranno cancellate, quello in cui ci sarà un solo esercito, un solo regolamento fiscale, una gestione comune di tutto.

Per non parlare di altre piccolezze, quella ridicola marcetta che è la musica dell'Inno d'Italia sostituita dalla maestosa potenza dell'Inno alla gioia della Nona...

Se ripenso a quando c'era la lira mi vengono i brividi, l'inflazione alle stelle, la quasi impossibilità di importare con facilità le cose dall'estero... ricordo ancora le code alle frontiere per andare anche solo in Francia o in Austria...

Ma so che non accadrà. Ormai tutti i politici e i massimi dirigenti statali hanno iniziato una guerra senza quartiere perché sanno che una vera unione a livello europeo cancellerebbe migliaia di posti pagati e protetti. Come accade nelle infezioni, i parassiti lavorando dall'interno provocano sempre enormi danni.

 

 
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Siamo in Italia.

Post n°813 pubblicato il 23 Gennaio 2017 da card.napellus

Un uomo di quarant'anni ha mandato un messaggio al Presidente della repubblica.

Niente di strano, a parte il fatto che la voce non è la sua, ma quella della sua ragazza.

Infatti lui ha un modesto problema: non riesce a parlare bene.
Strano per un dj... 

Ma ha anche un altro problema che gli impedisce di dedicarsi al suo mestiere: è completamente cieco.

Questo secondo problema, unito al fatto di essere tetraplegico, ovvero completamente paralizzato e di avere grosse difficoltà respiratorie, non gli permettono di praticare il suo sport preferito, il motociclismo.

Questa terribile serie di menomazioni sono dovute ai postumi di un incidente stradale avvenuto tre anni fa.

Dopo averle provate tutte, dopo aver sofferto terribilmente, dopo probabilmente essersi chiesto perché i medici si impegnano a far sopravvivere una persona che non camminerà, non userà le mani, non vedrà, non avrà una vita normale MAI PIU', ora ha mandato un messaggio per vedere se anche in Italia, come nei paesi civili, si può avere una legge sull'eutanasia.

Carissimo Fabiano, scusa se ho iniziato questo discorso in modo forse informale, ma in 39 anni passati per la gran parte in Italia non hai ancora capito che questa legge non si farà mai?

E mi toccherà ascoltare i discorsi del cazzo di politici e prelati che stanno benone (perché se fossero nelle tue condizioni andrebbero segretamente a Losanna dove si risolvono questi problemi in tutta legalità e segretezza) e dicono che non si può, che la vita non è tua ma di un dio buono e misericordioso che per la sua bontà ha deciso di trasformarti in una larva cosciente, ecc.

Coraggio Fabiano, porta avanti la tua battaglia con quella splendida persona che è la tua Valeria.

Ma sappi da subito che non c'è speranza.

Siamo in Italia.

 
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Ricerche.

Post n°812 pubblicato il 03 Novembre 2016 da card.napellus

Un pigrissimo e pieno di lavoro Card. sta trascurando il suo piccolo blog. 

Non sono il solo, se ripenso al grande viavai di gente da questa piattaforma qualche anno fa.

Peccato, ma le cose nel virtuale sono anche più veloci che nella vita reale.

Va anche detto che Facebook ha alcune qualità che altri social non hanno, la possibilità di trovare, magari con una certa fatica, gente che non vedevi da un terzo di secolo.

Così in questa settimana ho ritrovato due amiche con cui ero in Corsica nel lontano 1987 e un compagno di scuola che ho incontrato l'ultima volta quando ero militare.

Sono cose che comunque sia fanno piacere.

 

 

 

Ma quanto sono VECCHIO!

 
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I Medici.

Post n°811 pubblicato il 19 Ottobre 2016 da card.napellus

Ritratto di Cosimo il Vecchio.


Cosimo il Vecchio sul piccolo schermo: balzano  agli occhi le straordinarie somiglianze.

 

 

Quasi cent’anni fa il grande regista russo Ejzenstein con le sue opere e i suoi scritti inventava il montaggio moderno dei film.

Non è che prima di lui si proiettasse il girato così com'era, ma non quasi, mentre dopo di lui chiunque si cimentasse nel montaggio di una pellicola aveva visto i suoi film o letto i suoi libri, e li si studia ancora oggi.

Nei primi anni quaranta un altro grandissimo artista, Orson Welles, porta alla perfezione la tecnica del flashback, quel particolare tipo di montaggio che porta lo spettatore avanti e indietro nel tempo: il suo Citizen Kane è completamente costruito su questo.

Siamo ai nostri giorni e Quentin Tarantino, un giovane regista americano, con Pulp Fiction inventa un montaggio per episodi che sposta avanti e indietro il tempo della narrazione, come prendere una decina di episodi e mescolarli insieme.

Il risultato è eccezionalmente dinamico e coinvolgente

Ieri sera con la prima puntata della fiction “I Medici” è stato infine concepito il montaggio “canguro”, in cui il tempo narrativo si sposta continuamente avanti e indietro di venti anni con una rapida didascalia che ti avvisa di questo.

Per le prossime puntate mi aspetto il montaggio "mossa del cavallo", due passi aventi e uno di lato, e "passo di pellegrino", due passi avanti e uno indietro.

Il resto della puntata si risolve in una partita di Assassins Creed, senza però che nessuno salti dalla terrazza del Duomo nell’immancabile carro di fieno.

Devo dire che Cosimo il vecchio non era un indossatore con due perle blu al posto degli occhi?

Devo dire che Ser Filippo Brunelleschi non era un genietto fra bischeri ma un grande architetto che dovette competere tutta la vita con altri immensi artisti?

Devo dire che Dustin Hoffman è in ogni caso il motivo principale per cui l’ho visto?

 

 
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Gender!

Post n°810 pubblicato il 03 Ottobre 2016 da card.napellus

Il Papa si è scagliato contro la teoria Gender, una cosa inesistente creata dagli stessi cattolici per instillare la paura di un futuro mondo gay, cosa che fa paura soprattutto ai gay, che non hanno bisogno di altra concorrenza.

Considerando che il Vaticano ha dato ragione a Galileo dopo 360 anni, fra meno di quattro secoli forse ammetterà che quella teoria è una boiata.

Per adesso telegiornali e radio ne parlano come se il Papa avesse detto cose sensate, come sempre del resto quando il signore in bianco apre bocca.

 
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Sono pronto per l'Urbe.

Post n°809 pubblicato il 28 Settembre 2016 da card.napellus

Presto Virginia Raggi mi convocherà per sapere se ho intenzione o no di fare l'assessore al bilancio di Roma.

Ha già contattato un sacco di gente e ora tocca a me. Che poi sono un candidato ideale: fedina penale immacolata e inesperienza assoluta.

Ultimamente ho seguito, con il consueto distacco, le vicende dell'aministrazione romana: dopo mesi ancora manca quello che nelle condizioni in cui versano le casse dell'Urbe, è l'assessore più importante.

Ieri Grillo ha dato lo stop ai portavoce: nessuno deve più parlare di questa cosa.

Quanto tempo è passato da quando i cinque stelle volevano mettere tutto in rete, in streaming, trasparenza prima di tutto.

Il fatto è che la politica non è una cosa elegante, pulita, asettica.

La realtà è che, come disse il buon Rino Formica anni fa, "la politica è sangue e merda".

Così anche il ponte sullo stretto che per anni è stato un tabù per la sinistra, ora torna in auge.

 
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Povera cara Tiziana.

Post n°808 pubblicato il 15 Settembre 2016 da card.napellus

E così una povera donna si è tolta la vita a causa della stupidità e della cattiveria altrui.

In fondo lei non aveva fatto niente di male, la sola leggerezza di cui si era resa responsabile in pratica era solo l'aver fatto girare fra i suoi "amici" un filmatino piccante.

Quei criminali - perché diffondere immagini o video con contenuti pornografici senza l'esplicito assenso delle persone riprese è un REATO - hanno messo il video in rete e da questo è nato un incredibile casino, con querele e denunce, richieste di rimozione, di danni, ecc.

Alla fine povera cara non ce l'hai fatta. 

Ma non avevi nessuna colpa.

Occorre dire alcune cose: trombare, scopare, accoppiarsi fra adulti consenzienti in ogni modo possibile e immaginabile è legale, è anzi normale, è come bere, mangiare, leggere un buon libro, un'attività piacevole e rilassante.

Però al mondo è pieno di gente invidiosa, impotente, brutta, cattiva.

Costoro non sopportano che qualcuno possa essere felice perché essi non riescono ad esserlo, e si divertono a infierire, offendere, tormentare. 

Possono farlo perché li protegge uno schermo, sono dei vermi che non oserebbero nemmeno dire una parola davanti alla persona, ma sotto al filmino scrivono cose che fanno rabbrividire.

Mia cara, non dovevi ucciderti, e nemmeno querelare nessuno. Quelli sono topi di fogna che godono dei tuoi drammi. Dovevi semplicemente sparire per sei mesi o un anno.

Al ritorno nessuno si sarebbe ricordato più niente: dal web è impossibile cancellare qualcosa, ma la memoria degli utenti è molto labile. Presto il vestito di Belen o le grane di D'Alessio avrebbero sostituito il tuo video innocente.

Quando ci si deciderà a mettere a scuola l'ora di educazione all'uso di internet al posto dello studio dei Sumeri o della Chanson de Roland?

 
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Trent'anni.

Post n°807 pubblicato il 08 Agosto 2016 da card.napellus

Uffa, sono davvero un latitante. Il fatto è che ho giornate piene, ancora una settimana di lavoro, e per giunta penso che quello che vorrei scrivere davvero non interessi nessuno.

Su facebook questa domanda, mi pare, non se la faccia nessuno: lunghe discussioni sul nulla e mille foto sempre uguali.

Bah, invecchio...

Comunque oggi è l'8 agosto, e fra due giorni saranno TRENTA ANNI che io e Chiara stiamo insieme. 

Azzo.

Era nello scorso millennio, c'era il muro di Berlino, la Cina era un paese di contadini, internet non esisteva...

Come sempre in questi casi dirò che ci sono stati momenti belli e brutti, ma anche devo ammettere che non ci siamo mai davvero azzuffati.

 

Ovviamente il dieci agosto festeggeremo con una notte di sesso sfrenato.

 
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Bertrand e la sua teiera.

Post n°806 pubblicato il 19 Luglio 2016 da card.napellus

La causa fondamentale dei problemi è che 
nel mondo moderno gli stupidi sono sicuri di sé 
mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.


Queste parole, che andrebbero scolpite a caratteri di scatola all'ingresso delle scuole e in tutti i luoghi pubblici, sono del grande filosofo e matematico inglese Bertrand Russel.

Nei suoi quasi cent'anni di vita il caro Bertrand si occupò di un sacco di problemi, quasi sempre nel momento sbagliato, e se la prese con tanta gente. Gli andò sempre bene perché era un Lord, faceva parte di una famiglia ricchissima e imparentata con mezzo mondo che conta, Churchill compreso.

Dunque fu pacifista quando tutti volevano la guerra, ebbe n mogli, fu insignito di un premio Nobel per la letteratura forse perché nei campi dove eccelleva (logica, filosofia, matematica) un simile premio non era previsto.

Quando gli chiesero di scrivere di religione, si inventò un paradosso ancora oggi buono per i tanti casi in cui a una persona viene chiesto di confutare una tesi indimostrabile: la teiera di Russel.

Scrisse che non ha senso fornire la prova negativa rispetto a qualcosa che è totalmente indimostrabile, e per questo immaginò che esistesse in un'orbita solare fra il nostro pianeta e Marte una teiera di porcellana tanto piccola da non poter essere risolta da un telescopio.

In questo caso, se qualcuno sostenesse la presenza di questa grazioso recipiente, non dovrebbe chiedere ad altri di fornire la prova che non esiste per confutarne l'esistenza.

Il caro Russel alla fine consegnò il suo scritto, che non venne pubblicato. Non se la prese, aveva già fatto la galera per i suoi atteggiamenti pacifisti, e in ogni caso la delusione non gli impedì di vivere fino a 98 anni.

 
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Corsi e ricorsi.

Post n°805 pubblicato il 18 Luglio 2016 da card.napellus

Una piccola curiosità.

Olga Hepnaroval, la ragazza che vedete ritratta qui sopra, ha una storia che rimanda a un fatto di sangue recentissimo; per ritrovarla su wikipedia sono diventato pazzo, ne avevo letto la storia anni fa, leggendo delle curiosità sulla città capitale della Repubblica Ceca.

Per farla breve costei, che aveva guidato per lavoro mezzi pesanti, un bel giorno prese un grosso camion, girovagò per la città aspettando di trovare una fermata del tram gremita, e poi si lanciò contro la gente in attesa, ammazzando otto persone.

Prima di compiere il crimine aveva lasciato scritto che voleva fare qualcosa per lasciare una traccia prima di suicidarsi.

Siamo nel periodo precedente la caduta del muro, in una nazione che ha sempre fatto uso della pena capitale, e dunque dopo un processo costei, che probabilmente aveva anche dei problemi psichici non trascurabili, nel 1975 fu impiccata - aveva 24 anni.

La notizia ebbe un certo clamore in Cecoslovacchia, e nel tempo sono stati scritti molti libri - ovviamente tutti in una lingua per me ostile e cattiva.

In ogni caso questo suo gesto le garantì un posto nella storia, visto che nessuna donna dopo di lei è più stata giustiziata in quel paese. 

 

 
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I treni che sbattono.

Post n°804 pubblicato il 12 Luglio 2016 da card.napellus

Io, come scritto sopra, sono un ignorante.

Ma mi chiedo come si possa ancora oggi verificare uno scontro fra due treni che viaggiano in direzioni opposte sullo stesso binario.

Ci sono auto che si muovono da sole nel traffico, ci sono aerei che partono e atterrano in modo totalmente automatico, si spedisce una sonda nello spazio e la si fa atterrare sul nucleo di una cometa.

Ma non si riesce a evitare che accadano incidenti del genere.

I sistemi che segnalano la presenza di un treno su un tratto di binario esistono da decenni, e non hanno bisogno di diavolerie elettroniche: ogni tanto c'è un tratto di binario che ha una verga isolata, il carrello del treno passando la mette a terra con l'altra e così si conosce in modo semplice e preciso se c'è un treno.

Fra l'altro in Italia esiste da sempre una società che si occupa di questo, la STS (passata da Ansaldo a Hitachi poco tempo fa), che opera da anni a livello globale. 

Alla fine verrà fuori, perché in effetti è sempre così, che è colpa di una persona. Magari di uno dei conduttori, che con tutta probabilità non sono rimasti indenni. 

Tuttavia io penso che la colpa sia di chi consente che ci siano ancora ferrovie dove un errore umano o anche un guasto permette questo.

Tanto per avere un'idea, le porte automatiche dei supermercati secondo le ultime norme devono avere un doppio motore, con una doppia centrale con batteria maggiorata e un doppio sensore per essere sicuri che aprano sempre. Sono, come si usa dire, ridondanti.

Ma ancora i treni sbattono l'uno contro l'altro.

 
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Son problemi.

Post n°803 pubblicato il 08 Luglio 2016 da card.napellus

Tanti anni fa mi capitava di pensare "come deve essere bella la vita di questa persona" magari riferendomi a un amico o un personaggio pubblico.

Non era che una forma lieve di invidia, non vorrei davvero cambiare la mia vita con quella di un altro. ma comunque ci pensavo, provavo a immedesimarmi.

Da qualche tempo non ho più questa tendenza. Penso che non è tutto così semplice, che una persona conosciuta solo per averne sentito parlare o perché si è vista in televisione in genere è molto diversa dall'idea che io posso farmi.

La vita di queste persone non è così facile. 

I tempi d'attesa per ritirare la Ferrari dopo il tagliando, l'impossibilità di trovare sempre un ristorante stellato nel luogo di soggiorno, il codazzo di giovani donne disposte a dartela senza alcuna formalità, la difficoltà di trovare la taglia giusta da Gucci, son problemi grossi.

Penso che nonostante tutto nella mia vita ci siano delle cose meravigliose che persone come un giovane bellissimo calciatore milionario, il figlio di un miliardario russo, il fratello gemello premio Nobel di Rocco Siffredi non possa nemmeno immaginare. 

 

Suonano, sono due signori vestiti di bianco che mi portano una tuta bianca con le maniche lunghe lunghe... un attimo, ora pubblico e poi vengo ad aprirvi la porta.

Ecco che ho scritto un'altra idiozia. 

 
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Ignorante.

Post n°802 pubblicato il 04 Luglio 2016 da card.napellus

Sto pensando a quei poveretti ammazzati in un bar di Decca perché non conoscevano il Corano.

Come sono diverse le persone.


Io considero un mio grande privilegio non conoscere il Corano, non conoscere la Bibbia, non conoscere la Torà.
Però conosco il principio di Archimede, i principi della termodinamica, il teorema di Pitagora e altre cose utili.


Nel mondo che sogno io non si ammazza la gente perché non conosce libri cosiddetti sacri, al limite gli si stringe la mano o gli si offre una decorazione al valor civile.

 
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Marketing!

Post n°801 pubblicato il 01 Luglio 2016 da card.napellus

Grazie alla mia lunga esperienza con peccati e peccatori, sono pronto a lanciare sul mercato la mia nuova Tessera Prepagata per le Indulgenze Purpuree.

Rispetto alla classica confessione è un sistema moderno, pratico e fai-da-te.

Non è poi così diverso dalle tasse che quotidianamente paghiamo senza sapere perché né tantomeno dove quei soldi vadano a finire: in questo caso voi sapete perché, avendo commesso il peccato, e io so dove vanno a finire.

 

 
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A Viterbo.

Post n°800 pubblicato il 29 Giugno 2016 da card.napellus

A Viterbo una decina di blogger si sono incontrati lo scorso fine settimana.

Ovviamente c'era anche il Card e la perpetua.

Bei posti, buon cibo, ottima compagnia.

Sagredo, tenutario di un noto blog, ha già descritto brevemente tutti i partecipanti in modo preciso e conciso.

Posso solo aggiungere che c'erano più donne che uomini, tre erano coppie, due auto erano Fiat Multipla.

Se ora chiamiamo A la coppia con il card., B la coppia con Gnappetta e C la terza coppia, sapendo che il romano ha l'auto scoperta, il fotografo modenese viaggia senza la moglie e che la donna con la Multipla non è di Alba dovete scoprire chi è l'uomo che ripara i condizionatori.

 

 
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Brexit.

Post n°799 pubblicato il 23 Giugno 2016 da card.napellus

Oggi gli abitanti della perfida Albione decideranno se rimanere o meno nell'Unione Europea.
La cosa non ha turbato il mio sonno, anzi da ora in poi non sentirò più parlare i grandi esperti su cosa succederà se...

Io a differenza degli inglesi, anche di quelli che voteranno per non uscire, mi considero da tempo un buon cittadino europeo.
Mi sento a casa mia in ogni stato dell'Unione, anche se ho difficoltà nel farmi capire, non vedo un tedesco o un olandese come diversi da me,siamo parte della stessa grande nazione.

Però devo dire che sono stato un po' deluso. 

Io speravo che quanto prima si sarebbe deciso di semplificare enormemente la struttura burocratica e politica degli stati federati, uniformandola a un unico modello. Che si sarebbe semplificata la struttura europea e che i cittadini europei presto avrebbero pagato solo tre tasse: quella regionale, quella nazionale e quella europea. 

Ora questo obiettivo lo vedo remoto.

Anche perché tutto ciò che viene toccato dai normatori europei viene complicato. Ne parlo perché riguarda anche il mio lavoro: prima c'erano norme italiane, un po' complicate, a volte da interpretare ma tutto sommato buone. Ora che ci sono le norme europee, il tutto è diventato un mix fra complicazione (Italia), statalismo (Francia) e tecnicismo (Germania). 

Dunque un insieme barocco di norme tecnicamente contorte che prevedono riscontri millimetrici e istituti di verifica riconosciuti, con verifiche annuali dei sistemi di misura nemmeno si dosassero veleni, uso di segnali, targhe, adesivi... un gran casino che poi ciascuno interpreta a modo suo.


Un po' li capisco, gli inglesi.

 
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Raccontino - Settima parte.

Post n°798 pubblicato il 14 Giugno 2016 da card.napellus

Adamo si addormentò quasi subito, ma fu un sonno di breve durata. Alle due si svegliò, ed era lucido coma avesse dormito fino a mezzogiorno. Il braccio si era indolenzito, ma non faceva troppo male. Dalla finestra entrava abbastanza luce e ora, seduto sul letto, poteva guardarsi intorno con calma.

La camera era abbastanza grande, con la parete alla sua sinistra occupata quasi per intero da una vetrata che doveva dare su una terrazza. Davanti a lui un armadio vecchio e con le ante coperte di adesivi colorati con marchi di abbigliamento e attrezzature sportive, mentre a destra un mobile basso con sopra una miriade di bottigliette di creme, profumi e altro che al buio non riusciva a distinguere.

Fra questo mobile e il letto, dentro a un sacco a pelo che doveva avere molte cose da raccontare, dormiva tranquilla la sua ospite. Notò la macchia scura dei capelli, seguì la linea del collo verso il sacco a pelo. Ebbe una piccola delusione nel notare che non aveva più il suo minikimono, ma tuttavia era ben coperta da una maglia o un pigiama. Respirava tranquilla, mentre il suo smartphone lampeggiava sereno sul pavimento vicino alla sua testa.

Lui si mise a guardarla come avrebbe guardato una figlia, se mai ne avesse avuta una. Quando era giovane l’idea di diventare padre era per lui una bizzarria, ma da quando sua moglie se n’era andata una sottile malinconia si era impadronita di lui, e ora una figlio non gli sarebbe più sgradito, solo che gli piacerebbe già grande, indipendente. Come quella ragazza che ora dormiva nel sacco a pelo, per esempio.

Questo “complesso del padre mancato” da qualche anno gli impediva di provare una serena ed erotica attrazione per le donne molto più giovani di lui, ed era un limite fastidioso.

Tuttavia proprio in quel momento lei si girò, e ora lui poté guardarla con più attenzione: il volto era certamente la sua parte migliore, dai lineamenti regolari, il taglio degli occhi leggermente obliquo, la bocca davvero bella. Ora vedeva chiaramente il suo abbigliamento, sembrava una t-shirt, probabilmente giudicata non degna di essere indossata per uscire.

Sotto quella maglia, pensò, non poteva esserci chissà che cosa. La cara Renata non era precisamente una maggiorata.  

Sobbalzò al suono della sveglia. Teresa aprì gli occhi, senza muovere la testa con una mano prese il telefonò e zittì la suoneria. - Mi guardavi da molto? - Il tono non era quello di una persona che si fosse appena svegliata. - Ti piaccio? Stavi progettando di saltarmi addosso? -

Curiosamente la sua non era l’espressione di chi si è appena svegliato dopo ore di sonno, la testa non si era mossa rispetto a quando dormiva, gli occhi si erano aperti come quelli di una bambola, sembrava perfettamente sveglia, senza un minimo appannamento, senza uno sbadiglio.

- Buongiorno Renata - Adamo si avvicinò al bordo del letto per vederla meglio, ma lei si era già messa a sedere. - Non sono fisicamente in grado di saltare, e non sono neppure una persona che ha l’abitudine di insidiare giovani semisconosciute, specialmente con un braccio inutilizzabile e una serie di dolori che non voglio nemmeno stare a elencarti.-

Sorrise chiudendo gli occhi - A me invece piace eccome saltare addosso a sconosciuti feriti e con un piede già nella fossa. Non mi trovi terribilmente eccitante? - Si mise in ginocchio saltando fuori dal sacco. A parte testa collo braccia polpacci e piedi non usciva altro da quella specie di copricostume sbiadito che evidentemente lei considerava una camicia da notte. Era probabilmente l’indumento meno eccitante che mai fosse stato cucito. -  Ah, la sveglia suona alle tre per due motivi: devo prendere una pillola e poi devo fare due squilli alla mia amica. Hai sete, ti serve qualcosa? Non fare complimenti con me. -

La guardò allontanarsi in direzione della cucina. Dai rumori intuì che stava prendendo la pillola, poi la sentì parlare con un tono quasi materno. Non si sforzò per afferrare le parole, che presto furono coperte dal rumore dello sciacquone e poi dell’acqua corrente. Tornò che aveva già finito la telefonata.

Si sedette sul bordo del letto - Allora, caro Gustavo, ti piacerebbe una figlia come me? Oppure preferiresti - socchiuse gli occhi in uno sguardo complice - un’amante come me?

Non ci pensò nemmeno un istante - Una figlia si, sicuramente. Intendiamoci, sei una bella ragazza, ma io una figlia non l’ho avuta, e ora mi manca. Da ieri sera anche di più, mi piace l’idea di parlare con una come se fosse un’amica, nonostante la differenza di età. Ma forse con le figlie non si parla altrettanto bene. Parli molto con tuo padre? -

Ebbe un sorriso - dovrei fare una seduta spiritica per questo. Non è pratico, mi capisci. Papino è morto un anno dopo avere lasciato la mamma sola con me che avevo appena tre anni. Magari ci avrò anche parlato, ma non ricordo bene. Certo non saranno stati discorsi seri: la pappa, la nanna, la cacca. -

Pensò che fosse meglio cambiare discorso: - come sta la tua amica, gli manca ancora la lavatrice? -

- Sta come sempre, depressa, senza speranza. Anche lei come me ha una storia triste, e tutto per colpa di voi uomini. - Puntò il dito contro il poveretto e iniziò a gridare - Perché è sempre tutta colpa vostra!!! -

Lui si ritrasse per quanto possibile e sgranò gli occhi - ma sei di fuori? Cosa ti succede? -

Renata aveva già cambiato espressione. - Scusa, era solo uno sfogo. Dicevamo? Ah, la lavatrice, sembra si possa riparare, l’ha presa un mio vicino che sa mettere le mani in ogni cosa, ma che io non avevo coinvolto perché ho sempre avuto l’impressione che non siano solo le lavatrici l’oggetto delle sue attenzioni manuali. Mi ha detto che la rimetterà in funzione e la porterà alla mia amica. Speriamo non se la trombi. -

- La lavatrice? -

- Ma no, sciocco, la mia amica. - Rise di gusto. - Facciamoci un caffè, tanto di dormire per ora non se ne parla. - Accese la luce, e andò in cucina. - Come mai sei passato da queste parti? Cosa vendi? -

- Ma chi te lo dice che vendo qualcosa… prodotti per uso sanitario. Siringhe, garze, ma anche apparecchi medicali, disinfettanti. Non so bene nemmeno io cosa vendo. - Lo disse per troncare la discussione, in realtà sapeva ogni singolo articolo che aveva in catalogo, ne conosceva le caratteristiche e il prezzo. Ma non aveva voglia di parlare di lavoro e soprattutto di se stesso. Gli parve di vivere una vita che non valesse la pena di essere raccontata.

- Hai con te antidepressivi per la mia amica? -

- Non vendo farmaci, non sono un farmacista, non ho finito di prendere la laurea in medicina, non sono nemmeno un ipocondriaco, dunque non posso aiutarti. - Vide una foto sul comodino dal lato opposto al sacco a pelo. Non l’aveva notata prima. - Senti, per caso la tua amica è quella gran figa che è con te nella foto sul comodino? -

Non sentì una risposta, ma dopo dieci secondi lei entrava nella stanza con un vassoio e due tazze di caffè, un piccolo bricco per il latte, un piattino con qualche biscotto. - Quella topolona, caro il mio curiosone, è mia mamma. Ha solo diciassette anni più di me, ma la foto è vecchia, dunque lei ne aveva circa trentacinque. Lo dicono tutti che è più bella di me, e hanno ragione. Guarda come gli sta il costume addosso, il mio è mezzo sgonfio. Poi è ancora più alta di me che non sono una nana, e ha due gambe perfette. Questione di fortuna. -

- Allora se fra noi non funziona me la fai conoscere? -

- Volentieri, ma non penso sia bene intenzionata. Ha un carattere molto chiuso, e non penso voglia mettersi mai più con un uomo. Del resto io sono stata delusa dagli uomini, ma lei anche di più. -

Adamo prese a sorseggiare il caffè - Non ho mai capito perché gli uomini pensano alle loro ex come trofei di caccia e le donne ai loro ex come un campionario di deficienti. -

Renata assunse un’espressione sognante, cambiò persino il tono di voce, pareva di ascoltare un documentario delle BBC - Perché noi donne siamo meravigliosi animali liberi nella savana della vita che tutti i giorni si svegliano felici e ignare, liete solo di colorare del loro arcobaleno interiore gli infiniti paesaggi dove si trovano a passare, creature stupende e immacolate che non sanno ancora la sorte triste che le aspetta sotto forma di un crudele cacciatore, l’uomo della caverne affamato solo di carne giovane, desideroso di appendere alla parete della sua spelonca un’asse di legno con la nostra testa farcita di paglia, al posto degli occhi pieni d’amore due gelide e inespressive perline di vetro. Mentre voi uomini siete, in effetti, un campionario di deficienti. Non tutti, capiscimi, non tutti. -

Dopo la lunga considerazione sulla sorte delle donne, che l’aveva colpito anche per la fantasia delle metafore, quest’ultima affermazione non piacque a Adamo.- Sei carina e simpatica, ma non voglio costringerti a convivere anche solo per una notte con un deficiente monco e zoppo, ti prego, chiamami un taxi che torno al mio albergo. Il portiere di notte mi conosce e non mi lascerà fuori sul marciapiede. -

Lei capì che aveva esagerato, cambiò espressione e tono della voce - Come sei permaloso… scusami, ho esagerato. Prendi un biscottino, facciamo pace. -

Tuttavia qualcosa si era rotto, questo continue variazioni di umore non lo divertivano più. Non sopportava quando qualcuno metteva in dubbio le sue capacità sul lavoro o la sua sanità mentale, e ora si sentiva tanto a disagio. Comunque alla fine prevalse la pigrizia, prese un biscotto e nel silenzio che era bruscamente calato gli tornò in mente una scena simile di tanti anni fa.

Si era storto un piede in palestra, e in quell’occasione Maria passò un’intera notte a parlare con lui di mille cose, tutte futili, visto che non riusciva a prendere sonno. Gli venne in mente che forse era stata la sola notte passata in bianco con sua moglie, che era stato benissimo nonostante i dolori, e che se avessero avuto più notti da passare insieme parlando ora tra di loro non sarebbe finita.

Di nuovo la voce di Renata interruppe i suoi pensieri. Balzò in ginocchio sul letto. - Buonanotte papino! - Si allungò verso di lui e gli stampò un bacione in fronte, mentre lui non resistette, data la posizione favorevole, a dare un’occhiata dallo scollo dello sbiadito copricostume, avendo un rapido panorama della ragazza dal collo agli slip. Capì facilmente perché lei si lamentasse del fatto che il costume restasse sgonfio, poi chiuse gli occhi mentre lei si ritraeva. Non voleva passare da guardone e tutto sommato per quel giorno aveva già patito abbastanza.

 
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Un raccontino - Sesta parte.

Post n°797 pubblicato il 01 Giugno 2016 da card.napellus

Renata aprì la porta. L’appartamento rispecchiava l’aspetto dell’uscio: piccolo, scuro, in pessime condizioni.

- Ci passa la lavatrice dalla porta, Renata? -

- Ovviamente, non è stata costruita in casa. Non mi hai detto niente della tua famiglia, facchino Adamo. Sei sposato, insomma? Hai figli, nipoti, bisnipoti? -

- Certamente - disse stando al gioco - ho un bisnipote settantenne che però non si è mai sposato e non mi ha dato alcun trisnipotino. Che crudele. Mia moglie, dopo avermi sopportato dodici anni, se ne è andata, senza mai avermi concesso il divorzio. Era una strana donna, quando uscì di casa per l’ultima volta portò via tutte le sue cose, i vestiti, le foto… stava tutto comodamente nel bagagliaio della sua Punto. Si trasferì in Austria, perché ricordo di avergli spedito delle cose che non aveva preso, poi non l’ho più trovata a quell’indirizzo. -

- Che strana, una donna che ha un bagaglio minimo, che non assilla il marito con onerose richieste di divorzio, che non si vendica facendogli un gavettone di acido…-

Giunsero davanti alla lavatrice. Uno di quei modelli piccoli e compatti, da single, in effetti sarebbe passata da qualsiasi porta fosse larga abbastanza per far passare una persona.

- Non era una donna vendicativa, io comunque non mi sono mai comportato male, non troppo almeno. In dodici anni ho avuto solo una breve avventura, di cui lei non seppe niente. Penso che anche lei mi sia stata piuttosto fedele. Almeno dal fatto che l’idraulico e l’elettricista si siano sempre fatti pagare. -

- Hai bisogno di aiuto per spostare la lavatrice? -

- No, cara, ce la faccio nonostante l’età. Ho notato che hai già staccato la spina della corrente e i tubi dell’acqua. Non la usavi più? -

- Ho staccato tutto per fare prima, sapevo che avresti accettato l’incombenza. - sorrise fissandolo negli occhi. - non sono una gran figa ma ancora qualche uomo riesco a circuirlo. Ma insomma, non sai più dove sia tua moglie? Mi sembra strano. -

- Anche lei era una persona particolare. Non ho mai saputo la sua storia prima di incontrarmi, eppure ci siamo sposati che eravamo già belli grandi, dopo sei mesi dal nostro primo incontro.-

Adamo prese fiato e sollevò la lavatrice. Renata intanto gli faceva strada, finché uscita dalla porta, prima di fare l’unica rampa di scale, si fermò a chiudere la porta di casa. - Vado avanti a tenerti aperto il portone, vedi di non cadere, ci tengo alla mia lavatrice. La controlli bene? -

Dette una sistemata al tubo dell’acqua per evitare che inciampasse e lasciò che la presa andasse a incastrarsi fra il montante della ringhiera e il secondo gradino, poi si allontanò in fretta verso il portone.

Come previsto non appena il cavo andò in tensione Adamo sentì la lavatrice che restava impigliata, istintivamente andò in avanti inciampando proprio nel filo, la presa si staccò ed entrambi, Adamo e la lavatrice, percorsero in modo inconsueto quei sedici gradini: la lavatrice dopo un primo capovolgimento scivolò sui gradini, mentre subito dietro arrivò l’uomo, in modo molto meno elegante rispetto all’elettrodomestico.

Renata cacciò un grido. - Adamo, ti sei fatto male? - corse verso di lui. Il braccio destro era steso in avanti, mentre il sinistro era rimasto sotto di lui con una piega innaturale. Il viso era rimasto stranamente intatto, mentre del resto non si poteva capire le condizioni. Comunque era vivo.

- Renata, ma cosa è successo? - provò a rialzarsi ma un braccio non gli era di alcuna utilità. Lei lo aiutò a portarsi a ridosso del muro e a sedere sul gradino. - Mi fa un gran male il braccio e respiro con difficoltà, forse ho una costola rotta. Uscì una signora dalla porta di fronte a quella di Renata, scese per le scale e aiutò la ragazza a spostare il rottame della lavatrice, poi andò a chiamare il pronto soccorso.

Intanto lei cercava di parlare con Renato. - non so bene, ma devi aver inciampato da qualche parte, mi spiace tanto. Ora ti accompagno all’ospedale, mentre aspettiamo l’ambulanza ti sposto la macchina e la chiudo, non si sa mai.

Non era ancora l’ora di cena che era già stato dimesso. Ora era seduto al tavolo di cucina, in casa di Renata. Lei era veramente mortificata per l’accaduto.

- Come sta il braccio, tesoro? -

Lui abbozzò un mezzo sorriso - bloccato nel tutore abbastanza bene, sono le costole che mi fanno male, e la miriade di bozzoli e ammaccature che ho dovunque. Credo che la sola parte di colore non viola del mio corpo sia la pianta dei piedi.

- Forse anche qualche altro particolare anatomico non è rimasto coinvolto nella caduta - sorrise maliziosamente guardando verso il basso.

- Renata, ti prego, niente allusioni sessuali, non potrei nemmeno se tu fossi miss Italia. Davvero. Ora se puoi organizza il mio ritorno, non mi piace stare lontano da casa quando sto male. -

- Oggi non posso, davvero, Poi hai sentito all’ospedale, due giorni di riposo assoluto prima di spostarsi. Resta qui, fra l’altro io mi sento colpevole per tutto questo. Per rendere il tuo soggiorno più piacevole ho organizzato tutto nel tempo che hai passato in ospedale. Tu dormirai nel mio letto, da solo ovviamente, ho già cambiato le lenzuola. Io ho messo in terra un sacco a pelo, sono giovane e me lo posso permettere. Fra poco si mangia qualcosa, poi a nanna, si guarda un film se vuoi, o si parla, o si dorme. Sarò la tua geisha.

- Una geisha non mi occorre, non ora. Mangio qualcosa visto che hai già preparato, poi vado a dormire. Ma non devi sentirti in colpa, sono cose che succedono. -

Controllò i fornelli poi andò nella camera. Tornò dopo tre minuti con addosso una specie di corta blusa rosso lucido con stampato sopra un grande drago dorato.

- Ma cosa ti sei messa? -

- Se devo fare la geisha, devo essere credibile. Ho messo il mio kimono. -

- Ma quello non è un kimono, ti si vede mezzo culo, dai cambiati. -

- Guarda che stai vedendo una cosa che non è di pubblico dominio, e che pochi hanno potuto anche solo sbirciare. Un grande privilegio. E comunque io in casa mia indosso ciò che voglio. -

Protestò ancora, ma molto debolmente. Per quanto nella sua testa ci fosse molta confusione, si rassegnò a questo strano fine settimana in casa di una pazza sconosciuta. E comunque non era davvero una brutta donna, per quanto non fosse appariscente. Si mise a sedere davanti a lui e mangiarono insieme, in quasi totale silenzio, ogni tanto alzavano lo sguardo per capire meglio chi avevano davanti, e quando lo facevano insieme restavano a fissarsi per qualche secondo, la forchetta in mano, serenamente.

Dopo aver mangiato la frutta, Gustavo tornò a parlare. - è una cosa che volevo chiederti prima, poi con il casino che è successo... ma perché dovevi trasportare la lavatrice? Va riparata?.-

- Ora si, ma fino a qualche ora fa era perfettamente efficiente. Dovevo portarla alla mia amica di ieri sera, a lei si è guastata e ne sta facendo un dramma. Io le mie mutande posso lavarle anche a mano, e gli abiti nella lavanderia a gettone, non mi pesa. Io per un’amica farei di tutto. E ora andiamo a nanna, che è stata una giornata pesante. -

 
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