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fata_dibosco
   
 
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Un blog creato da fata_dibosco il 20/02/2008

Il Bosco e la Fata

C'era una volta una lucciola, con ali leggere e colorate la sua luce era chiara e rassicurante. Il Bosco le donò un bellissimo martello di ghisa lucente e si offrì di darle qualche lezione sull'uso proprio ed improprio dell'arnese. Lei, ottima allieva, una bella notte di luna piena, lo calò degnamente sul capo dell'ignaro vigile ben nascosto, ma non invisibile...

 
 

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I colori della violenza

Post n°237 pubblicato il 17 Ottobre 2011 da fata_dibosco

“Ora”, si disse la Fata mentre s’aggiustava il cappello ché non scomponesse troppo i riccioli biondi, “è il momento per rifarlo”. Erano passati tanti anni dall’ultima volta. Era davvero una fata bambina allora. L’idea di riscendere tra gli uomini, di sentire il loro odore, di vedere i colori e le scritte, di ascoltare i canti e i suoni le dava una piacevole sensazione nostalgica capace, ancora, di stimolarle l’intelletto.

Sorrise tra sé e scavalcò il muro, guardinga ma serena – le spiaceva la nutria avesse seguito il Bianconiglio, sarebbe stata una piacevole compagnia in questa circostanza – e si ritrovò nella Città. L’aria frizzante, un cielo azzurro che profumava d’ottobre.

Camminava col naso un su, godendosi il calore del sole sulle volto. La Città di quel colore giallo ocra misto al mattone che sfumava nel latteo, antico, colore dei marmi e della pietra. Il colore dei suoi occhi s’intonava perfettamente a quella nuance, pensò soddisfatta.

I monumenti che gridavano trionfi e sangue.  Un’umanità, passata e presente, sui lastricati lucenti, sfilava davanti alle chiese, alle fontane e si ritrovava nelle piazze. Il fiume, a lato, più giù, scorreva lento, senza inquietudine; specchio dei platani e dei ponti. Quel giorno la Città si faceva Mondo.

Si soffermò tra le rovine e le statue che rievocavano antichi splendori e miserie d’ogni età. Che godibile giornata per la Fata che, sorridente, passeggiava tranquilla.

 

Poi, all’improvviso, l’inferno. Grida, insulti, turpiloqui. Uomini neri (uomini?) in carica contro tutto e tutti e come onde rientravano nelle tane per riemergere più forti. Vili, senza volto, odore di coca, sudore di violenza, occhi rossi. Ogni oggetto, anche il più insignificante, un’arma micidiale nelle loro mani.

La Fata si fece da parte veloce, quasi un istinto ferino che ancora la dominava; l’odore acre dei lacrimogeni nel naso le bruciava i polmoni. Sconcerto, paura, rabbia, dolore. Tutte queste sensazioni dimenticate ora l’attanagliavano e premevano per uscire. Voleva gridare, la Fata, ma non le usciva la voce. Appiattita contro un muro, guardava intorno: fuoco e fumo alto ad imbrattare il chiarore del pomeriggio. Un uomo col sangue che colava lungo il viso paffuto, le mani al petto s’accasciava tra le braccia di un altro. Sirene, lampeggianti che non riuscivano ad arrivare ad illividire quel volto. Il tempo scorreva senza battiti, come manciate di epoche, come se i secoli non fossero mai passati. Lo stesso umido odore, acre, liquido e rosso. La statua sacra rotolò in pezzi, oltraggiata e derisa, lo stupro delle guerre di tutti i popoli.

Corse via, fremente, come se le sue gambe non avessero avuto età. Come allora, dietro le barricate, fuori dalle barricate, chiusa nell’aula magna, col cuore a pezzi, l’adrenalina serpeggiante nella colonna vertebrale, col cappello che scivolava via. Corse più veloce che potè. Arrivò al muro, ansante, s’arrampicò veloce, ad occhi chiusi.

 

I piedi nel soffice terreno del bosco incantato. Il suo mondo. Le foglie d’autunno resero dolci i suoi passi affrettati. Il silenzio della solitudine le dette il coraggio e riaprì, finalmente, gli occhi azzurri.. Vide in lontananza la sua bella casa, tra le fronde degli alberi sempreverdi. Più in là, luccicava il mare della sua anima. Le orchidee e i fiori di campo come coriandoli di quiete. Gli animaletti le si fecero intorno ad ognuno fece una coccola e si chiese quando mai avrebbe avuto il coraggio di ritornare nel mondo degli uomini.

 
 
 

Spettacolare!

Post n°236 pubblicato il 03 Ottobre 2011 da fata_dibosco

Avrei voluto inoltrare tramite mail, così come l'ho ricevuta ma, purtroppo, non di tutti ho la posta elettronica :)

Godetevela! E' fantastica!

 
 
 

Che bella! :)

Post n°235 pubblicato il 30 Settembre 2011 da fata_dibosco

 
 
 

La "Risonanza"

Post n°234 pubblicato il 07 Settembre 2011 da fata_dibosco

Ecco cosa accadde:

 

Era stato tutto così veloce.

La fata quel giorno era particolarmente allegra. Le giravano in testa le parole di quel libro degli uomini . Non tutte le cose degli uomini erano da buttar via. E quella frase si addiceva perfettamente al Bianconiglio. Non vedeva l’ora di dirgliela.

A parte che aveva voglia di baciarlo, quel giorno era dannatamente bianconigliesco. Più magro del solito, il pelo sembrava ingiallito, gli occhiali non erano più in bilico ma sembravano esserlo. La Fata pensò che stesse male e subito si preoccupò. Cercò di avvicinarsi ma lui fece subito due balzi indietro.

La sua voce era suadente, come al solito, ben modulata, calma.

Lei si lasciava sempre irretire dalla voce di lui.

Lui le fece una bella lezione sulla risonanza. La fata aveva la testa piena di altalene colorate e un Dio che, con le mani,  le frenava, le alternava, le spingeva.

E mentre era in quel sogno danzante le venne in mente di chiedergli: “Mi vuoi ancora bene?”

Lui le rispose abbracciandola: “Ti vorrò sempre bene”. Poi subito la respinse. “Dobbiamo lasciarci” proseguì muovendo un po’ il naso.

A lei cadde il cappello per il contraccolpo e così, per la prima volta, capì che non era nata col cappello. Il cappello si poteva anche togliere. Era basita da questa rivelazione. Il cappello si toglieva….

“Non mi ami più?” chiese lei con uno strano senso di formiche negli occhi. “Non nel tuo stesso modo” rispose lui allontanandosi rapidamente. La nutria decise di seguirlo e lei non fece nulla per richiamarla. Era la sua natura seguire quel coniglio.

La fata sentì l’Universo esploderle nel ventre, poi tutto tacque. Le emozioni come schegge per sempre fisse nel cielo a formarne il suono.

 

Si ricordò delle parole del libro: “bisogna avere ancora in se stessi il caos, per poter generare una stella danzante…".

 
 
 

ha dda passà a nuttata!!!

Post n°233 pubblicato il 07 Giugno 2010 da fata_dibosco

"Ma quando passa???"

"... Conta, conta, conta che passa prima!"

:-)

 
 
 

Les jeux sont faits

Post n°232 pubblicato il 27 Maggio 2010 da fata_dibosco

 

La situazione era la seguente:

 

1)      tutta la natura attorno era in fiore;

2)      la nutria era uscita dal letargo;

3)      il Bianconiglio assente. Immerso, come sempre, tra cose di diversa natura tranne la Fata.

4)      la Strega, sorella della Fata, innamorata pazza di un non ben identificato umano;

5)      la Fata madre intenta nei quotidiani litigi con le vicine;

6)      tutti gli animaletti del Bosco in piena attività;

7)      il Bosco sempre più fitto ed impenetrabile.

8)      il Grillo pronto al richiamo della Fata, appostato tra i rami della quercia.

9)      il caldo, giunto finalmente o dannatamente, a seconda di chi lo nominava.

10)  le acque del fiume che scorreva nel Bosco e del mare che lo lambiva erano più calde e meno impetuose.

 

La Fata reduce di una nottata assai lunga passata nel Casinò degli Uomini. Aveva sonno e voglia di far l’amore. Aveva fame e, se ci avesse pensato,  anche sete. O forse aveva solo urgenza di coccole. La Fata non sapeva esattamente di cosa aveva realmente bisogno, sentiva solo dentro sé come uno strano languore.

Di sicuro aveva caldo e, già in fateschi abiti estivi, sfuggiva ai raggi del sole. Pensava al malefico Coniglio, tutto bardato d’indumenti da ghiacciaio eterno - Dio, quant’era bello - e quel pensiero le faceva bollire ogni cellula del corpo - Dio, quanto lo desiderava- procurandole un insano prurito alla ficanima che, nella fattispecie era piena, zeppa, di orchidee in fiore.

 

 
 
 

Il Bosco delle Meraviglie

Post n°231 pubblicato il 20 Aprile 2010 da fata_dibosco

Amore, mica me la racconti giusta sai !?!

Ci dev'esser qualcosa, nel Bosco, che t'attira irresistibilmente....

Chissà che ci sarà mai di tanto affascinante!

 
 
 

L'incendio sognato

Post n°230 pubblicato il 12 Aprile 2010 da fata_dibosco

Il Bosco, con la primavera, diveniva più impenetrabile. Piccole foglie nuove cominciavano a crescere sui rami, fin ora spogli.

La Fata alzò il nasetto per guardare il cielo attraverso le fronde. Inestricabili ramificazioni.

Appena qualche raggio di sole. Sapeva, lei, che oltre gli alberi c’era l’azzurro e, altrettanto bene sapeva, che presto non avrebbe più visto nulla.

Cercò di pensarla in positivo: “qui avrò ombra durante la calura estiva” si disse.  “Qui morirò se non poto le chiome degli arbusti” proseguì a sé stessa con un briciolo di depressione che sempre la prendeva passeggiando nel Bosco.

Eppure quel luogo silenzioso, difficile ed intricato, era la sua vita. Sentiva, con i sensi dell’anima, il profumo del mare che, appena oltre il Bosco, lambiva dolcemente i contorni di quel mondo fatato. Immaginava il ritmo lento dell’acqua, il cielo chiaro inondato di luce, la sabbia bianca con il profilo della sua ombra, ben nitida, mentre camminava tra i ciottoli bagnati.

Tornò alla realtà. La Nutria, al suo fianco, sembrava più piccola nell’ombra incombente dell’insolubilità di quel luogo.

Desiderò per un attimo, ma solo per un attimo - e mai l’aveva desiderato prima – che il Bosco avvampasse, rosseggiante di fiamma purificatrice. Altrettanto velocemente pensò agli animaletti che abitavano il Bosco. Pensò a come li aveva curati, cresciuti e coccolati. Pensò agli occhi verdi dell’Aye aye, pensò al piumaggio del tenero Kiwi, pensò alla piccola talpa glabra, pensò al pettirosso… Pensò e, in un momento, li vide tutti davanti a sé: indifesi.

“No, no…” si disse “Non voglio che bruci, non lo voglio davvero. E’ stato solo un attimo di dolore” cercava di trovare miserrima spiegazione a quell’insano desiderio per un attimo l’aveva pervasa.

“Chissà se il Bianconiglio aveva messo a punto la macchina per il teletrasporto?”. Un bel viaggio l’avrebbe rinfrancata. Ne era sicura.

Uscì veloce dall’ombra del Bosco ritrovandosi nella radura splendente di bagliori del giorno.

Le tornò il sorriso. Anche la Nutria sorrideva. La fata, guardandola, pensò che era ora la portasse a fare la pulizia dei denti. Così come era ora che, entrambe – Fata e Nutria - uscissero dall’oscurità profonda di quell’incantevole, languido, dannatissimo Bosco.

 

 
 
 

Parentesi

Post n°229 pubblicato il 24 Marzo 2010 da fata_dibosco

Forse è il caso di ricordare, anche attraverso la melodia di  quello che è definito uno dei più grandi violinisti viventi:  

Itzhak Perlman in Schindler's List

 

 

 
 
 

Non chiudete quel cassetto!

Post n°228 pubblicato il 19 Marzo 2010 da fata_dibosco

Ragazzo, attento agli ..."sforzi"!

Da noi si chiama "cervicale"... (anche)!

:))

 

 
 
 
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