Il Bosco e la FataC'era una volta una lucciola, con ali leggere e colorate la sua luce era chiara e rassicurante. Il Bosco le donò un bellissimo martello di ghisa lucente e si offrì di darle qualche lezione sull'uso proprio ed improprio dell'arnese. Lei, ottima allieva, una bella notte di luna piena, lo calò degnamente sul capo dell'ignaro vigile ben nascosto, ma non invisibile... |
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L'incendio sognato
Post n°230 pubblicato il 12 Aprile 2010 da fata_dibosco
Il Bosco, con la primavera, diveniva più impenetrabile. Piccole foglie nuove cominciavano a crescere sui rami, fin ora spogli. La Fata alzò il nasetto per guardare il cielo attraverso le fronde. Inestricabili ramificazioni. Appena qualche raggio di sole. Sapeva, lei, che oltre gli alberi c’era l’azzurro e, altrettanto bene sapeva, che presto non avrebbe più visto nulla. Cercò di pensarla in positivo: “qui avrò ombra durante la calura estiva” si disse. “Qui morirò se non poto le chiome degli arbusti” proseguì a sé stessa con un briciolo di depressione che sempre la prendeva passeggiando nel Bosco. Eppure quel luogo silenzioso, difficile ed intricato, era la sua vita. Sentiva, con i sensi dell’anima, il profumo del mare che, appena oltre il Bosco, lambiva dolcemente i contorni di quel mondo fatato. Immaginava il ritmo lento dell’acqua, il cielo chiaro inondato di luce, la sabbia bianca con il profilo della sua ombra, ben nitida, mentre camminava tra i ciottoli bagnati. Tornò alla realtà. La Nutria, al suo fianco, sembrava più piccola nell’ombra incombente dell’insolubilità di quel luogo. Desiderò per un attimo, ma solo per un attimo - e mai l’aveva desiderato prima – che il Bosco avvampasse, rosseggiante di fiamma purificatrice. Altrettanto velocemente pensò agli animaletti che abitavano il Bosco. Pensò a come li aveva curati, cresciuti e coccolati. Pensò agli occhi verdi dell’Aye aye, pensò al piumaggio del tenero Kiwi, pensò alla piccola talpa glabra, pensò al pettirosso… Pensò e, in un momento, li vide tutti davanti a sé: indifesi. “No, no…” si disse “Non voglio che bruci, non lo voglio davvero. E’ stato solo un attimo di dolore” cercava di trovare miserrima spiegazione a quell’insano desiderio per un attimo l’aveva pervasa. “Chissà se il Bianconiglio aveva messo a punto la macchina per il teletrasporto?”. Un bel viaggio l’avrebbe rinfrancata. Ne era sicura. Uscì veloce dall’ombra del Bosco ritrovandosi nella radura splendente di bagliori del giorno. Le tornò il sorriso. Anche la Nutria sorrideva. La fata, guardandola, pensò che era ora la portasse a fare la pulizia dei denti. Così come era ora che, entrambe – Fata e Nutria - uscissero dall’oscurità profonda di quell’incantevole, languido, dannatissimo Bosco.
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Inviato da: komondor02
il 31/05/2013 alle 02:01
Inviato da: bludiprussia2
il 27/05/2013 alle 10:01
Inviato da: fata_dibosco
il 22/05/2013 alle 21:05
Inviato da: Peter.Pan7
il 15/05/2013 alle 10:09
Inviato da: fata_dibosco
il 14/05/2013 alle 10:51