Il Bosco e la FataC'era una volta una lucciola, con ali leggere e colorate la sua luce era chiara e rassicurante. Il Bosco le donò un bellissimo martello di ghisa lucente e si offrì di darle qualche lezione sull'uso proprio ed improprio dell'arnese. Lei, ottima allieva, una bella notte di luna piena, lo calò degnamente sul capo dell'ignaro vigile ben nascosto, ma non invisibile... |
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| « ha dda passà a nuttata!!! | Che bella! :) » |
Ecco cosa accadde:

Era stato tutto così veloce.
La fata quel giorno era particolarmente allegra. Le giravano in testa le parole di quel libro degli uomini . Non tutte le cose degli uomini erano da buttar via. E quella frase si addiceva perfettamente al Bianconiglio. Non vedeva l’ora di dirgliela.
A parte che aveva voglia di baciarlo, quel giorno era dannatamente bianconigliesco. Più magro del solito, il pelo sembrava ingiallito, gli occhiali non erano più in bilico ma sembravano esserlo. La Fata pensò che stesse male e subito si preoccupò. Cercò di avvicinarsi ma lui fece subito due balzi indietro.
La sua voce era suadente, come al solito, ben modulata, calma.
Lei si lasciava sempre irretire dalla voce di lui.
Lui le fece una bella lezione sulla risonanza. La fata aveva la testa piena di altalene colorate e un Dio che, con le mani, le frenava, le alternava, le spingeva.
E mentre era in quel sogno danzante le venne in mente di chiedergli: “Mi vuoi ancora bene?”
Lui le rispose abbracciandola: “Ti vorrò sempre bene”. Poi subito la respinse. “Dobbiamo lasciarci” proseguì muovendo un po’ il naso.
A lei cadde il cappello per il contraccolpo e così, per la prima volta, capì che non era nata col cappello. Il cappello si poteva anche togliere. Era basita da questa rivelazione. Il cappello si toglieva….
“Non mi ami più?” chiese lei con uno strano senso di formiche negli occhi. “Non nel tuo stesso modo” rispose lui allontanandosi rapidamente. La nutria decise di seguirlo e lei non fece nulla per richiamarla. Era la sua natura seguire quel coniglio.
La fata sentì l’Universo esploderle nel ventre, poi tutto tacque. Le emozioni come schegge per sempre fisse nel cielo a formarne il suono.
Si ricordò delle parole del libro: “bisogna avere ancora in se stessi il caos, per poter generare una stella danzante…".
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Inviato da: Peter.Pan7
il 15/05/2013 alle 10:09
Inviato da: fata_dibosco
il 14/05/2013 alle 10:51
Inviato da: loscrittoremascherat
il 14/05/2013 alle 10:28
Inviato da: fata_dibosco
il 14/05/2013 alle 10:24
Inviato da: loscrittoremascherat
il 14/05/2013 alle 10:22