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politica, calcio, sesso e vivere quotidianoCLUB dei COMMESSI
Quello che leggerete di seguito non è di primo pelo, alt fermi tutti non è quello che pensate ma un’altra cosa, detto per le spicce sono cose che avete già letto o sul sito (ormai chiuso per mancanza di fondi) o su face book nel gruppo appunto del club dei commessi.
Quello che leggerete fa parte dello stupidario, ma è solo una parte perché ogni giorno si ammassano mille stronzate che si dicono o si sentono in un negozio, buona lettura.
LO STUPIDARIO
In ogni punto vendita che si rispetti esistono i "mitici", in poche parole coloro che si distinguono da tutti gli altri per le frasi, gli atteggiamenti, le uscite lasciate ai posteri.
I "mitici" possono essere di due categorie, i clienti e i commessi.
Questa è una raccolta di situazioni raccolte in anni di duro lavoro, non tutte le frasi appartengono ai "mitici" ma non per questo sono meno ridicole di quelle emanate dai professionisti della stupidità.
Le richieste dell'assurdo
Una delle cose più difficili da interpretare sono le richieste dei clienti, a volte perché sono fatte per cose inesistenti (vedi il cappotto a maniche corte) altre perché la storpiatura rende poco interpretabile la richiesta stessa.
- Scusi sto cercando un ticket. E poi si scopre che desiderava acquistare un tight.
- Avete una camicia con il collo alla greca? E invece era un collo alla coreana.
- Vorrei un impermeabile a pelo d'uovo. ( non si è ancora capito cosa desiderava).
- Quanto costa questa pelliccia biologica messa sul pagliaccio? (una pelliccia ecologica esposta sul manichino).
- Buongiorno, vorrei acquistare una giacca tipo tartan. Il commesso impiego due ore per capire che voleva un tessuto di Harris tweed
- Il pantalone "marron sbrinato" è l'equivalente del marrone cangiante.
- Il risvolto al fondo del pantalone può assumere varie definizioni, tra le quali spiccano: il rimborso, la ribalta, il riquadro, la quota, la rimbalza e per concludere il doppio fondo.
- Dove sono le giacche con il pedigree? (Cliente che abbaia non morde)
- Vorrei un abito in winter tasmania da portare luglio e agosto. ( ma dove? Al polo nord?)
- Il massimo è un paio di pantaloni calibrato ma liscio di panza.
- Un cliente con molta fretta: mi dia un paio di pantaloni volanti.
- Questa è banale ma sempre in cima alla classifica: una maglia con collo a lupino
- Vorrei una polo con tessuto a nido d'aquila. (nessun commento)
- Certamente il cliente è ancora alla ricerca di quell'articolo, quale? Ma i pantaloni in filo di scozia leggeri.
- Questa sembra inventata ed invece è pura realtà: giubbotto con i profilattici in pelle.
- Avete ancora un mongomero colore verde? (abbiamo istituito un gruppo di studio per capire se si trattava di un cocomero o un montgomery)
- I colori sono fonte inesauribile di divertimento ed invenzione: il verde penicillina, il rosa lavandino, ottenio verde blu, il marrone quasi verde, il fumo di Londra chiaro e per finire il nero scuro.
Il commesso perfetto
- Serve una mano signora? No grazie mio marito è in grado di cambiarsi da solo.
- Un cliente: scusi lei è un commesso o fa parte dell'arredamento.
- Scusi dove posso trovare una giacca di blazer? Sono spiacente ma non abbiamo questa marca.
- Dopo aver lasciato il cliente solo per una decina di minuti il commesso ritorna e chiede: ha trovato qualcosa che ha fatto nascere in lei la voglia di acquistare? E il cliente rispose: no è tutta roba da vecchi!
- Due clienti stanno passeggiando in un grande magazzino, guardano un commesso e commentano: commessi? Che razza di lavoro può essere..... meglio fare il ragioniere. E il commesso rispose: signoria vostra i commessi guadagnano molto di più. (bugia megagalattica).
- Scusi dove sono le mezze misure? Nel reparto dei mezzi uomini!
- Vorrei un abito da non spendere molto. Provi questo, ha un ottimo rapporto qualità/ prezzo, oserei dire che il prezzo più sintetico che abbiamo in negozio.
- Il marito si rivolge alla moglie: bello questo cappotto, lei risponde: si è molto bello, prova a provarlo. A questo punto interviene il commesso: le sta benissimo, ha fatto bene a provare a provarlo, ma adesso se vuole acquistarlo deve indossarlo di nuovo così vediamo se le sta bene!
- In una vendita durata un'ora per la scelta di un abito il cliente ringrazia il commesso: grazie per la pazienza. Non si preoccupi sono pagato per questo! Allora il cliente replica: bene allora mi faccia vedere altre cose! Certamente, risponde il commesso, ma le ricordo che la mia retribuzione è piuttosto bassa.
- Guardi questo giaccone, ha persino la tasca per il telefonino. Bello, ma io non ho il telefonino. E allora cosa aspetta a comprarlo per sfruttare al meglio questo giaccone.
- Il cliente chiede un paio di pantaloni, il commesso si informa se li vuole estivi o invernali (siamo a fine febbraio). Il cliente risponde 3/4, il commesso ci pensa un paio di minuti poi ribatte 3/4 fa quasi un litro.
- Una camicia coloro blu tirreno, spiacente ma abbiamo solo l'azzurro adriatico.
- L'acquirente chiede un abito pesante, ma molto pesante. Il commesso le porge un vestito in flanella e dice: abbiamo questo qui, se non le basta possiamo metterle un sasso in tasca.
Per concludere
- Uscendo dal negozio di jeans Cavalli, commentando il prezzo, un cliente dice alla moglie: per comprare un jeans di cavalli bisogna essere degli asini.
- Il commesso, dopo aver fatto indossare una giacca al cliente commenta : bella questa giacca! Si, risponde la madre del cliente, è proprio bella, anche il colore le sta bene e tenga presente che mio figlio è biondo e soprattutto è figlio unico.
- Dice il saggio: è meglio fare il cliente che il commesso.
Siamo arrivati a toccare il fondo, naturalmente questo è solo un assaggio delle astrusità ascoltate durante le ore di lavoro, ma in tutto questo c'è una nota positiva: il periodo delle ferie.
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Una volta nella vita si deve essere seri, ed è quello che vorrei fare mentre scrivo questo post.
Vorrei parlarvi di due amici miei, due persone con parecchi punti in comune tra loro : entrambi sono nati nel 1961, negli anni 80 portavano la coda alla Fiorello, vivevano nel mondo delle discoteche e dello spettacolo, erano due persone estroverse e geniali nel loro modo di fare le cose, tutti e due erano felici ed incazzati contemporaneamente, erano permalosi e vendicativi, ed erano incostanti e disordinati nel senso buono del significato.
Perché ne parlo al passato? per il semplice motivo che entrambi hanno lasciato questa vita prematuramente, uno appena un mese fa, l’altro circa un paio di anni orsono.
Uno si chiamava Domenico ma tutti lo conoscevano come “Nico della notte”, grazie a questo personaggio la mia città natale (Alessandria) ha riavuto una discoteca diventata un fenomeno per il successo ottenuto, il locale si chiamava InANTEPRIMA.
Nico arrivava da esperienze in Emilia, regione senza alcun dubbio più vivace del Piemonte alla voce gioventù, ed è riuscito in breve tempo a ridare lustro al vecchio joker, era il 1989.
Essendo un estroso ed incostante, Nico, non è riuscito a dormire sugli allori e qualche anno più tardi ha tirato fuori dal cilindro un’altra invenzione: un giornale.
Il mensile si chiamava “guida della notte” ed era un’agenda degli eventi notturni della provincia poi con il passare del tempo si era allargata a Lombardia , Emilia Romagna e parte della Liguria.
Alla guida della notte io davo una mano impaginando il giornale e scrivendo articoli quando non litigavo con il congiuntivo.
All’inizio del post mi ero proposto di essere serio ma è una costante che non rientra nel mio Dna e quindi vi racconto quello che Nico mi fece per vendicarsi di un mio scherzo fatto in precedenza.
Io mi ero limitato a dirgli , mezz’ora prima di andare in stampa, che il file contenete l’impaginazione del giornale era stato accidentalmente cancellato dal computer e per rifarlo ci voleva almeno una settimana di lavoro, poi quando le bestemmie superarono il limite consentito il file di colpo ricomparve.
Lui per vendicarsi mi fece questo scherzetto: un giorno mi chiese di andare a Genova all’aeroporto a prendere Pinina Garavaglia e mentre l’accompagnavo a destinazione dovevo intervistarla e fare successivamente un articolo. Appena giunto al parcheggio dell’aeroporto mi sento osservato, mentre mi avvicino all’entrata vengo fissato incessantemente da almeno una decina di persone che se la ridono , mi viene da chiedere cosa vogliono da me, cosa c’è da guardare, va bhe son bruttino ma fissarmi cosi come fossi un lebbroso …… appena varco l’ingresso ne capisco il motivo: tutto il terminal è tappezzato da almeno 200 mie foto in primo piano con sotto la scritta “attenzione petomane infettivo”. Da quel giorno passarono almeno due anni prima di avere il coraggio di tornare a Genova.
Il secondo amico si chiamava Beppe, tutti lo conoscevano come DJ Black, io lo chiamavo Tortellino, storpiandogli il cognome, perché s’incazzava come una bestia.
Con Beppe ci siamo conosciuti poco più che bambini, abitavamo nello stesso quartiere, e dopo esserci persi di vista ci siamo ritrovati in uno studio di una radio libera che si chiamava Radio Baracca ma che noi chiamavamo R.B Studio 100 perché faceva più fine.
Lo ammetto i suoi programmi erano migliori dei miei, ma lui era un fuoriclasse, una bella voce accompagnata da un ‘ottima parlantina e da un gusto musicale avanti di parecchi anni.
Con Beppe ci si tirava i Coglioni di continuo e non si poteva mai abbassare la guardia, il tiro mancino era sempre dietro l’angolo, lo scherzo era in agguato in ogni momento della giornata.
Dj black era perennemente in ritardo, non ricordo una sua trasmissione iniziata all’orario stabilito, poi ho scoperto che arrivava in ritardo quando doveva darmi il cambio perché io, puntuale come un’ orologio svizzero, m’incazzavo come una iena.
Un pomeriggio gli feci questo scherzetto, lo stavo aspettando in radio ma lui come al solito era in ritardo, quando arriva gli chiedo cosa è successo , lui attore teatrale da oscar dei poveri inizia con un serie di giustificazioni intercalate da cani e porci per dare più sostanza alle sue scuse, al termine delle quali io mi avvicino al microfono(che avevo lasciato aperto) e dico: gentili radioascoltatori avete ascoltato in diretta alle scuse del nostro caro amico Beppe al quale lascio il mixer per il suo programma, che iniziò con un vaffa in diretta nei miei confronti.
Come ho scritto all’inizio la costante di questi due amici era la permalosità e la vendetta, ma sono qualità che ho scoperto dopo quindi all’epoca mi esposi alla vendetta di Beppe con un ingenuità da bimbo dell’asilo.
Passarono un paio di mesi dal mio scherzetto in diretta ed era una domenica pomeriggio, eravamo in radio e si stava sganasciando come al solito per le vaccate che diceva uno o l’altro quando Beppe mi chiama e mi dice che c’è’ una telefonata per me. Alzo la cornetta e sento una splendida voce femminile che con tono caldo e sensuale mi dice che sono il miglior D.J. della radio, che non fa altro che pensare a me, che ascolta tutti i miei programmi e dopo una serie di complimenti si va su una conversazione più piccante, mi confessa che la mia voce la eccita e che in quel momento si stava toccando nelle sue parti intime e d io dovevo dirle delle cose sconce per aumentare la sua libido. Mi prestai al gioco non sapendo di essere io il gioco, ma non della ragazza ma di Beppe il quale ad un certo punto annuncia ai microfoni “avete appena ascoltato un amplesso telefonico del nostro Muffolotto Maurizio”
Prendo Beppe e gli dico “non stare a prendermi per il Culo non puoi aver avuto il coraggio di trasmettere la telefonata” e in quel mentre la porta dello studio si apre e sull’uscio C’è Valentino (il titolare della radio) che incazzato più di un leone incazzato urla “ma che minchia state facendo” ……. E noi ci guardiamo in faccia e iniziamo a ridere e non riusciamo più a fermarci………. Vaffanculo Beppe avevi avuto il coraggio!!
Ecco volevo essere serio ma non ci sono riuscito, saranno anche cavolate ma mi permettono di ricordare due amici con allegria anziché con la tristezza che non mi si addice.
Ciao Beppe Ciao Nico
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Ci sono tante cose che vorrei, e grazie a Dio quando mi vengono queste voglie mi posso permettere di soddisfarle, chiaramente sono voglie alla portata del mio portafoglio, sul tipo un gelato con l’aggiunta di panna, un cd nuovo (originale), un libro o una chiavetta usb per il computer etc etc….
Poi ci sono i sogni di una vita, la Ferrari, la villa in collina, gli abiti firmati, tutte cose superflue che ognuno di noi vorrebbe avere, e intanto ci sarà il solito stronzo che dice “ a me la Ferrari fa schifo” e sogna la Porsche, tutto mondo è paese, tanti predicano bene ma razzolano molto peggio.
C’è chi dice che i soldi non fanno la felicità, ipocriti e irrealistici, a me i soldi piacciono, non mi danno la felicità in assoluto ma mi aiutano a dimenticare velocemente i momenti tristi, peccato che ne ho pochi, non momenti ma soldi.
Ma non è di questo che volevo scrivere oggi, volevo buttare giù due righe su quello che vorrei eliminare ma non posso, e non per colpa mia.
La prima cosa che vorrei eliminare è il canone tv, in quanto la cifra sborsata non vale il prodotto, un centinaio di euri mal spesi, praticamente bruciati come al casinò.
Eventualmente lascerei il canone per un'unica rete chiaramente non politicizzata mentre tutte le altre le trasformerei in tv commerciali, e poi le reti a pagamento come sky o mediaset premium non potranno più fare pubblicità all’interno del programma, solo all’inizio o alla fine, neppure quelle minchiate di strisce che ti arrivano davanti nel momento chiave del film o della partita.
Vuoi vedere il grande fratello e allora ti godi anche la pubblicità, che forse è la parte migliore dello spettacolo, ma questa l’aveva già detta qualcun’altro.
Un’altra cosa che mi sta fortemente sui coglioni e il canone del telefono, devi pagare per avere la linea per mandare soldi alla compagnia telefonica, è come se tu una volta al mese passi dal tuo solito distributore di benzina e gli dai un cinquantone per le pompe che sono installate li, naturalmente la benzina la paghi a parte, ma vaffanculo mi devo pagare il canone, lo scatto alla risposta e anche la telefonata in base al tempo che ho impiegato.
Tutti i politici che si sono alternati negli ultimi anni hanno gridato nei loro programmi la riduzione delle tasse ma alla fine sono rimaste le stesse, io sono contrario al taglio delle imposte al contrario vorrei che, con quello che pago, mi fosse reso un servizio degno di tale nome. Ad esempio della sanità, vuoi un esame telefoni al cup e ti viene dato appuntamento a quando sarai già morto. Non riducetemi le tasse ma fate in modo che nel giro di una o due settimane io possa fare gli esami e le visite che mi servono, sarebbe un bel passo in avanti in termini di efficienza.
A proposito di tasse c’è né una che mi rode dentro, ed è il pagamento dell’iva sulla tassa addizionale sul gas, provate a prendere la bolletta del gas e vedrete che vi è stata applicata una tassa chiamata addizionale regionale poi alla fine della bolletta il calcolo dell’iva viene fatto sull’imponibile che è il costo del gas più l’addizionale, praticamente una tassa sulla tassa.
Ed a proposito di bollette del gas vi racconto cosa mi è successo lo scorso anno: pago la bolletta con un giorno di ritardo sulla scadenza indicatami, il bimestre successivo mi vedo addebitare sulla bolletta una multa dell’importo di 0.01 euro per ritardato pagamento.
Insomma l’importo lo posso anche pagare, non è una grande cifra ma mi prendo la briga di andare a controllare se effettivamente c’era stato il ritardo, e come ho scritto sopra è stato di un giorno, ma sulla bolletta che io ho pagato l’importo non è determinato da quello che ho consumato ma sull’anticipo del consumo previsto, praticamente ho pagato una multa per aver pagato in ritardo un’ anticipo, ma mi vien da mandare a cagare tutto il sistema.
E per quanto riguarda la politica ci sono cose che vorrei ma non posso. Per prima cosa vorrei essere eletto in parlamento cosi darei una sistemata al mio stato patrimoniale, ma non posso in quanto farei la fine del pesce rosso nella vasca con il pesce gatto: mangiato vivo.
Però un paio di idee per il sistema elettorale l’avrei : per prima cosa chi si candida per una giurisdizione deve essere almeno da tre anni residente nella stessa. Con questo sistema si eviterebbe che un bel faccione sia sullo stesso manifesto in Piemonte come in Sicilia, ognuno deve avere rappresentanti locali che conoscono la realtà di dove vivono.
I pregiudicati si possono anche presentare, sono contrario a Beppe Grillo che non li vuole assolutamente in parlamento, ma se sbagliano durante il loro mandato subito a casa, puttane o transessuali non fa differenza.
Naturalmente se vengo eletto non fate caso alle ultime tre righe, sono stronzate.
Di cose che vorrei ma non posso ne ho ancora una mezza dozzina ma non vorrei fare un post lungo come la quaresima, non posso.
Lascio a voi, nello spazio dei commenti, aggiungere i vostri vorrei……… che tanto non se li chiava nessuno.
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Nella nuova generazione, se consideriamo vecchia quella in cui io ero bambino circa 40 anni fa, le cose non si discostano di molto da quelle che ho vissuto, semmai sono variate leggermente.
Se vado a ritroso nel tempo mi vedo vestito da chierichetto, la domenica a servir messa e durante la settimana ad ascoltare il viceparroco con il catechismo due volte la settimana.
Ma era una cosa solo mia, esclusivamente mia, non ricordo che nessuno a casa si preoccupava di come era andato il catechismo, l’unica preoccupazione era la scuola ed eventualmente i compiti. Se passavo il pomeriggio all’oratorio era solo per giocare a pallone e non per avere una formazione cristiana come dio comanda.
Oggi le cose son lievemente cambiate, al catechismo non và solo il bambino ma ci deve andare anche il genitore. Ogni tre incontri del giovincello c’e’ ne uno con la mamma e il papa.
Ed è quello che è toccato a me venerdì della settimana scorsa.
La nuova catechesi si sviluppa sull’incontro tra figli e genitori, chiesa e famiglia, chiesa e genitori, prete e bambino e non vado oltre per non far di un erba un fascio.
Il punto in comune tra il mio viceparroco d’infanzia e il parroco attuale è la capacità di dire in un’ora e mezza quello che si può dire tranquillamente in cinque minuti.
Sul finire dell’incontro, stremato da un turbinio di parole pensavo che l’incontro si concludesse con il solito padre nostro, un’ave Maria e tre requiem per vivacizzare la serata, invece no ……
Il sacerdote annuncia: vi voglio raccontare una storia per darvi un esempio dell’incontro con Dio e i suoi discepoli. Mi aspettavo la lettura di un brano del vangelo ed ecco invece che il prete inizia la sua storia: (io ve la faccio breve ma è durata 20 minuti)
Un giorno un bambino voleva incontrare dio, prese con se uno zaino con bibita e merenda e uscì di casa, non fece molta strada ed arrivò al parco e li noto una vecchietta seduta sulla panchina. Si sedette accanto ed iniziò a mangiare, la vecchia lo guardava e lui gli porse la metà della sua merenda. L’anziana donna le sorrise in segno di ringraziamento. La stessa cosa accadde con la bibita, sempre la donna ringrazio il fanciullo con un grande sorriso. All’ora di tornare a casa il bimbo diede un bacio sulla guancia alla vecchietta ed ella lo ricompensò con una carezza sulla testa e il miglior sorriso che poteva dare. Al ritorno a casa la mamma vide il fanciullo molto felice e gli chiese se aveva trovato quello che cercava: lui rispose che aveva trovato dio e aveva un sorriso fantastico. Anche la vecchietta tornò a casa e i suoi parenti le chiesero come mai aveva un’aria così felice e lei rispose che al parco aveva trovato dio ed era molto più giovane di quel che pensavo……….
Il prete ci spiega che Dio lo si può trovare in ogni momento della giornata e in ogni luogo poi ad un tratto inizio a scrutare la sala con due occhi da salamandra bollita, ed ecco il colpo di genio, inizia a chiedere a qualche genitore di raccontare una storia vissuta, un’esperienza come quella del bimbo e la vecchietta.
Come al solito c’è sempre nel gruppo la persona desiderosa di attirare l’attenzione del sacerdote, sperando poi di essere assolta dai peccati la domenica andando alla messa e raccontando esperienze da far venire il mal di pancia anche ai più collaudati degli ascoltatori.
Dopo tre racconti noiosissimi, il prete scruta la sala con fare sospettoso e chiede “non c’è nessun altro che vuole raccontare le proprie esperienze ?” e mi punta lo sguardo come per invitare me a raccontare “li cazzi miei!.
Mi volto, nella speranza che non sia diretto a me quello sguardo accusatorio dal significato “non sei preparato, vieni qua che ti stango” che mi ricorda la scuola e le interrogazioni, ma alle mie spalle solo il muro, sono in ultima fila.
“si proprio tu in fondo alla sala” colto sul fatto mentre mi stavo nascondendo dietro un genitore dalle spalle larghe “raccontaci un’esperienza sull’incontro con Dio”
I miei pensieri del momento si risolvono a due parole: porca puttana.
Un sospiro e mi lancio, dopo due colpetti di tosse, a raccontare quello che sono le mie esperienze di vita.
Un giorno ero nella cascina di un cugino di mia madre, ero con i miei figli e stavo facendo vedere loro gli animali, da una parte le galline e i conigli, dall’altra le mucche, in fondo al piazzale il porcile con il maiale e il cane che girava liberamente per il cortile. Giovanni, cosi si chiama il contadino, sta lavorando con il trattore, sta spostando un carro nell’aia. Ad un certo punto, per un errore di manovra il rimorchio finisce contro il recinto del porcile, si abbatte il cancelletto e il maiale scappa nel cortile. Il cane lo insegue abbaiando, il maiale si spaventa e va ad urtare l’auto acquistata da Giovanni un paio di mesi prima e gli sfonda la portiera. Il contadino ferma il trattore, guarda il cane, guarda il porco e li ho assistito (ed ascoltato) all’incontro con dio.
Il prete mi dice “bella storia, Dio lo incontri anche nel momento delle difficoltà ma lui è sempre li davanti a te, pronto ad aiutarti.”
Più che davanti a me, dio, era davanti al cane e al porco.
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Carlo Martello
Fabrizio De Andrè mi è sempre piaciuto, come mi piacciono le sue canzoni, riesce a far coincidere il passato con il futuro, creando una miscela d’attualità intramontabile.
C’è una canzone che, allo stato attuale delle cose, potrebbe essere cantata in piazza a squarciagola, il brano in questione s’ intitola “Carlo Martello”.
E la storia di un re che tornato dalla guerra, dopo aver saziato la sua fame di vittoria, deve placare un altro appetito: quello sessuale.
Incontra una fanciulla che dopo aver visto il re (alquanto brutto e fornito di un gran nasone ) vorrebbe scappare ma non si può esimere dal soddisfare il re. Ma per far questo gli chiede del denaro, in effetti la giovine fanciulla non è altro che una prostituta.
Il re paga e si concede, con soddisfazione di entrambi, un momento di piacere.
La canzone è ispirata ad un fatto storico del 700, oggi dopo circa milletrecento anni la situazione non è cambiata, il potente paga e si soddisfa, il popolo soffre e si masturba.
Adesso si legge su tutti i giornali di veline, accompagnatrici, ragazze procaci che il presidente del consiglio avrebbe conosciuto e soddisfatto pagando un prezzo atroce, quello di non poterlo raccontare a nessuno.
C’è anche chi sobilla che il pagamento sia avvenuto in moneta sonante ma io non ci credo, non è possibile che un uomo come Berlusconi, alto bello ricco e potente, debba abbassarsi la cerniera a pagamento, semmai avrà usato la sua simpatia per far leva sulle donzelle in questione.
E di un paio di giorni fa la vicenda di un altro politico, sto parlando del governatore del Lazio, un certo Marrazzo che, ricattato da quattro carabinieri, è stato costretto a raccontare al mondo le sue debolezze sessuali.
Adesso faccio una riflessione : se un politico tromba o si fa trombare, a seconda delle sue esigenze sessuali per me non è un problema, a meno che il culo non sia il mio. Ma se l’avventura sessuale avviene a pagamento tutto ciò mi fa imbestialire.
Non mi sembra giusto che persone che hanno promulgato leggi contro la prostituzione ne facciano uso in un modo così sfacciato.
Se io, una sera, mi fermo lungo la statale a contrattare una prestazione mi fanno un culo grosso come una casa, mi sequestrano l’auto, multa e magari sono quei carabinieri che ricattavano Marrazzo.
Per 50 euro mi sputtano a vita, ma per il popolo è quella la cifra spendibile per una manciata di minuti di sesso promiscuo.
Un politico, da noi stipendiato, va in un bordello da 2000 farfalline al colpo, nessuno gli rompe i coglioni gode e torna a casa. Ma poi si pente perche una volta svuotati i condotti gli gira aver speso tre zeri per un pisello piccolo come il suo e allora cosa fa: legifera.
Ma lo fa perché vuole bene al popolo , vuole evitare che a cinquanta per volta si mangi lo stipendio, e allora ci preclude le case chiuse e ci vieta la statale e allora noi cantiamo in coro:
“Re Carlo tornava dalla guerra lo accoglie la sua terra cingendolo d’allor”
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il 19/11/2009 alle 21:04
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Inviato da: eli
il 28/10/2009 alle 20:01
Inviato da: mauriziocamagna
il 21/10/2009 alle 20:41
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il 21/10/2009 alle 20:30