Creato da mauriziocamagna il 24/05/2006

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SICILIA

Post n°289 pubblicato il 16 Novembre 2016 da mauriziocamagna
 

Sono un tipo votato alla fedeltà, ma nonostante i miei buoni propositi quest’estate ho tradito.

Dopo vent’anni di ferie trascorsi a trastullarmi, nel mese di giugno, sulle rive del mare Adriatico quest’anno l’ho tradito e ho passato le mie ferie sul Mediterraneo in pieno agosto.

Solitamente trascorrevo le mie ferie nel mese di giugno risparmiando una cifra notevole nelle solite pensioncine della riviera, con quello che risparmiavo riuscivo a trascorrere il ferragosto in montagna.

Quest’anno mi è andata male, ad Agosto solo mare mentre giugno l’ho passato, come al solito, a far finta di lavorare.

Ma torniamo indietro di qualche mese, e più precisamente al giorno di Pasquetta.

Il Camagnino piccolo ha un compagno di scuola con il quale ha legato più di tutti gli altri, il papà è un veneto genuino mentre la mamma è quella che qui considerano una forestiera, una Siciliana purosangue.

Decidiamo, per la classica gita fuori porta che segue la Pasqua, di passare una giornata insieme.

Siamo a tavola, ci stiamo abboffando di carne sapientemente grigliata da un amico comune che nasce il progetto, perché quest’anno non passiamo le ferie insieme?

Affare fatto, il progetto prende piede, i bambini potranno passare le vacanze insieme, le mamme chiacchiereranno al sole mentre noi papà potremmo visionare le bellezze locali esprimendo pareri più o meno benevoli sul materiale che potremmo ammirare comodamente seduti sotto l’ombrellone.

Subito chiedo all’amica Siciliana di trovarmi un albergo, una pensione, un agriturismo, insomma una locazione vicino alla loro abitazione marittima in modo da poterci vedere senza fare chilometri di strada.

Lei s’informa e mi aggiorna, cifre da capogiro per l’albergo, mentre per l’affitto di un appartamento possono bastare un paio di biglietti da mille.

Inizio a rimpiangere l’Adriatico, con la stessa cifra potevo passare quindici giorni servito e riverito nella solita pensioncina a tre stelle.

Ormai mi sono esposto quindi pago.

A un tratto la proposta: perché non venite ospiti a casa nostra?

Lo scroccone che c’è in me si è subito rivelato, affare fatto.

Il problema è che la casa non è quella che i nostri amici hanno in riva al mare ma la loro residenza di campagna, solo pochi chilometri dal mare, una ventina.

Venti chilometri non sono niente se le strade sono arterie di grande comunicazione, ma sono infinitamente lunghi su stradine all’interno della Sicilia, circa trenta di minuti di saliscendi su strade abbandonate da Dio.

La decisione è comunque presa, va bene siamo vostri ospiti.

Ecco che il giorno di ferragosto la famiglia de IlCamagna si appresta a partire.

Partenza alle ore 9 del mattino, fermata intermedia a Orvieto dove i bimbi visiteranno il Pozzo di San Patrizio e gli scavi Etruschi, mentre Ilcamagna potrà provare la cucina tipica Laziale in qualche trattoria locale, per poi ripartire alla volta di Napoli per prendere il traghetto per Palermo.

Ecco il primo intoppo, mentre mi sto dirigendo verso una trattoria, che avevo preventivamente trovato sul web, mia moglie mi stoppa, ha preparato dei panini per il viaggio, il pranzo si fa al sacco cosi risparmiamo.

O la uccido oppure mangio il panino, gli voglio troppo bene per farle del male quindi ingoio e proseguo.

Arriviamo a Napoli, sono al porto e sto guidando in direzione dell’imbarco, sbaglio manovra e taglio una rotonda evitando un percorso a gincana deserto.

Mi metto in fila, sento bussare sul vetro, è un addetto all’imbarco che mi rimprovera per la manovra precedente.

Mi difendo facendo notare che non c’era nessuno nel percorso che ho saltato, quindi sono nella posizione a me spettante.

“signò, se tutti facessero come voi, qui i vigili farebbero la fortuna del comune”.

Ma come? Qui a Napoli, dove regna il principe del parcheggio abusivo, dove sistemare la macchina in doppia fila è l’ordine del giorno, ma stiamo scherzando?

“Dottò, siete voi del nord che la pensate cosi, noi abbiamo le nostre regole e le rispettiamo”.

Napoli batte Vicenza uno a zero per presa per il culo.

Ci imbarchiamo e prendiamo possesso della nostra cabina.

Arriva l’ora della cena.

Dal ristorante arriva un profumino di fritto misto che è tutto un programma, ho l’acquolina in bocca.

Arriva lo stop della mia dolce e amata signora, abbiamo ancora i panini che abbiamo avanzato a pranzo.

La risparmiosa Veneta batte il buongustaio Piemontese uno a zero, se continua cosi a fine ferie mi ritrovo retrocesso all’ultimo posto della classifica, non ne vinco una.

Dopo una bella dormita mi alzo in tempo per vedere l’alba sul mare, uno spettacolo stupendo che merita il prezzo del biglietto, gratis seduto sul ponte di poppa.

Arriviamo a Palermo in perfetto orario, lo sbarco dell’auto è velocissimo, alle 8 siamo già sulla strada statale che taglia in due la Sicilia in direzione Agrigento.

Il navigatore mi segnala un autovelox ogni mille metri, i casi sono due: il mio navigatore è andato a puttane oppure qualcuno si è divertito a segnalare postazioni della stradale inesistenti.

Anche i Siciliani, alla pari del Napoletano del porto, mi prendono per i fondelli.

Da dire che comunque non sarei mai riuscito ad arrivare a una velocità multabile perché la strada è una sorta di cantiere continuo, ogni tre chilometri c’è un semaforo che determina un senso unico alternato, quindi per percorrere 100 chilometri impiego circa due ore.

Finalmente verso le 10 arrivo a destinazione con l’incontro degli amici ospitanti.

Per festeggiare ci vuole un buon caffè, quindi ci rechiamo alle “Cuspidi”.

Le Cuspidi non è solo un bar, è una gelateria, pasticceria, con disponibilità di un banco pieno di dolci all’inverosimile.

Insieme al caffè ingoio un cannolo al pistacchio, la briosce con gelato al gusto di pecorino, che potrebbe sembrare una bestemmia e invece è l’apoteosi del gusto, da dieci e lode.

La fermata dura un’ora, il palato gode e il portafoglio lo segue a ruota, si spende la metà, forse anche meno di quello che avrei pagato in una qualsiasi gelateria veneta, e tutto dimostrabile dallo scontrino fiscale regolarmente emesso.

Mi guidano alla residenza di campagna, vedo la casa, l’esterno mi piace ma l’interno……

Solitamente nelle case in campagna viene collocato tutto quello che in città non serve, qui è tutto il contrario, sono in una villetta che sembra uscita dal catalogo dell’Ikea, una residenza da favola, potrebbe essere la casa dei miei sogni.

Due piani, tre bagni, un salone immenso, quattro camere da letto, doccia con idromassaggio e tutto arredato con gusto e armonia, dieci e lode alla padrona di casa.

A mezzogiorno arrivano i parenti della padrona di casa più qualche amico, nella veranda in cinque minuti viene preparata una tavolata per venti persone, le donne si mettono ai fornelli mentre gli uomini m’insegnano i primi rudimenti del vivere bene in Sicilia.

All’una tutti a tavola, ci alziamo verso le 16, sono gonfio di cibo e di Nero D’Avola, ho mangiato divinamente bene insieme a della gente che merita l’Oscar dell’ospitalità.

Mi indicano la strada per raggiungere il mare, ma con tutto il vino che ho in corpo faccio fatica a memorizzare, va bene domani avrò un’altra possibilità, nel frattempo mi godo qualche ora di spiaggia.

La spiaggia è fantastica, sotto la scala dei Turchi, il mare è stupendo, cosa vuoi in più dalla vita?

Seduti sotto l’ombrellone i Siciliani mi danno un consiglio: per i prossimi quindici giorni dimentica di essere un Nordico e goditi questo mare, questa terra, questo sole che sono unici, e per goderli al pieno della loro bellezza devi viverli con il ritmo della Sicilia, solo così potrai godere in pieno l’amore che questa terra ti offre.

Ed io ho seguito il loro consiglio, ho tirato il freno a mano ed è arrivato il piacere……

….. ma questo è solo l’inizio il resto alla prossima puntata!

 
 
 
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