Creato da mauriziocamagna il 24/05/2006

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DOMENICA BESTIALE

Post n°259 pubblicato il 23 Aprile 2015 da mauriziocamagna
 

Quando lavoro di domenica solitamente sono a casa nella giornata di giovedì, non è la stessa cosa ma è sempre meglio che lavorare sette giorni su sette.

Qualche settimane fa mi arriva un sms da un amico: domenica sei in negozio? Deve venire mio cugino a comprarsi l’abito da sposo.

Gli rispondo: per esserci ci sono ma sappi che io sono un obiettore di coscienza, solitamente non vendo abiti da sposo ma nel tuo caso farò un’eccezione.

Ed eccoci alla fatidica domenica, fuori ci sono almeno venti gradi, una splendida giornata dopo una settimana di pioggia continua, in negozio pochissimi clienti a parte qualche cinese, un regimento di mori e qualche indiano, gente che nel negozio si potrebbe permettere al massimo di bere un caffè, ma sono li e girano, toccando tutto quello che è a portata di mano senza nulla comprare.

Verso le dieci arriva il cugino del mio amico, lo vedo arrivare lungo il corridoio e inizio a tremare, ditemi che non è lui e invece è proprio lui.

Un collega mi chiama, mi dice che c’è una persona che mi cerca e mi accompagna da questo morto in piedi che si deve sposare.

Avete presente un paletto piantato per terra di due metri per cinquanta chili scarsi, mettigli la testa e due braccia sproporzionate e avete la foto del ragazzo in questione.

Ci sono due tipologie di abiti da cerimonia, quelli in pompa magna che usi solo per il matrimonio e gli abiti che possono servire a vari usi, dal battesimo al funerale.

La mia speranza è che voglia un abito da riutilizzare, la sua misura non è facile, invece il pirla vuole un Tight.

Ma dove vuole andare a sposarsi?

Al polo sud in mezzo ai pinguini?

Chiaramente non ho la sua misura, potrei farglielo fare su misura ma non ci sono i tempi tecnici, il fenomeno si sposa il mese prossimo.

Inizia la mia opera di convincimento per la vendita di un abito scuro che arricchendolo di un paio di accessori potrebbe dimostrarsi una scelta azzeccata.

Naturalmente il paletto non è solo ma accompagnato da tre reginette della moda.

La mamma, che a giudicare dall’aspetto fisico potrebbe sembrare tutto fuorché la genitrice, alta un metro e mezzo su una corporatura massiccia per non dire grossa, ha due polpacci che hanno la circonferenza del torace del figlio, dopo dieci minuti chiede una sedia, è stanca, le caviglie non reggono il peso del gigantesco culo.

Cattivo segno quando una cliente si siede, se la stanchezza può facilitare un acquisto veloce una posizione comoda è sicuramente indice di un grosso rompimento di coglioni.

E infatti inizia a guardare il figlio come se fosse un padreterno, in effetti un qualcosa di biblico il ragazzo lo possiede, me ne accorgo quando allarga le braccia, sembra la croce dove un povero Cristo è stato crocifisso, oggi è il mio turno.

La zia, che in realtà non è la zia ma una vicina di casa che ha praticamente cresciuto il ragazzo quando la madre era impegnata con il lavoro.

Delle tre è quella che rompe meno le balle, continua ad annuire e raccontare aneddoti sul novello sposo.

La terza è la nonna, un misto tra uno spremiagrumi e una mummia, con una testa cotonata d’altri tempi che le alza la statura di quindici centimetri buoni.

Anche la nonna vuole sedersi, e allora diamo un posto anche a lei.

Dall’alto della mia eretta posizione posso vedere la piazzola al centro della testa della vecchia, con la cotonatura che funge da riporto e i capelli radi tra i quali i pidocchi fanno lo slalom gigante.

Insieme a queste tre fanciulle passo il resto della mattinata e alla fine, vincitore, riesco a vestire in modo decente l’immobile paletto.

Alla fine ci sono riuscito, ci sono volute più di due ore di prove ma il ragazzo è vestito.

Al momento del conto sono ringraziato da tutti, saluto le vecchie e mi congedo dal futuro sposo pregandolo di non ringraziarmi: prima sposati e poi mi saprai dire.

Il resto della giornata passa senza ulteriori rompimenti di balle con un’unica nota stonata mi comunicano che dovrò lavorare anche la domenica successiva per sostituire due colleghi.

La sera ricevo una telefonata dell’amico che mi ringrazia per lo sconto e il servizio dato al cugino, prima di chiudere la telefonata mi chiede quando potrà venire lui, insieme al papà dello sposo, per essere presentabile alla cerimonia.

Quando vuoi….. e allora, se ci sei, vengo domenica prossima.

Si porca troia, ci sono, ci sarò.

Regolare come un orologio svizzero si presenta domenica pomeriggio, lo vesto, vesto il padre dello sposo e un cugino del cugino che si è aggregato per usufruire dello sconto comitiva.

Finalmente la domenica è finita, la prossima non ci sono per nessuno, c’è la prima comunione del piccolo Camagna, poi toccherà di nuovo il mio turno di lavoro festivo.

Ieri mi telefona nuovamente l’amico, appena sento la sua voce mi chiedo quale altro parente mi porterà, e invece mi chiama per ringraziarmi del servizio che gli ho offerto, anzi per sdebitarsi mi vorrebbe ospite a casa sua, ha organizzato una grigliata.

Mai mi tiro indietro davanti alla carne alla brace, se poi c’è del prosecco fresco meglio ancora.

Gli chiedo se ha già in mente quando ha intenzione di accendere il barbecue, e lui mi risponde domenica prossima, cosi passiamo la giornata insieme, noi e le nostre famiglie.

Mi spiace ma devo declinare l’invito, domenica devo lavorare.

Dall’altra parte del filo sento la voce dell’amico: ma quanti coglioni ci sono che vengono in negozio la domenica?

Non ne hai idea, adesso ti devo lasciare, ci sentiamo per un altro giorno.

La mia domanda è: ma ci sono cosi tanti coglioni in giro oppure sono io che li attiro come mosche sulla merda?

 
 
 
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