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MAXILLOFACCIALE (parte II)
Post n°135 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da mauriziocamagna
Tag: anestesia, cazziatone, dente, e.r., giudizio, intervento, maxillofacciale, medici, pronto soccorso Riassunto della puntata precedente: andatevi a leggere il post. Per i più pigri: sono in ospedale per togliere un dente, doveva esser una cosa veloce e invece sono ricoverato già da tre giorni. Sono entrato lunedì e siamo mercoledì sera, sono stato invitato da un’infermiera molto, ma molto carina a prendere un caffè con lei. Sono seduto nella saletta riservata alle infermiere, mi prepara il caffè, ci avviamo in un’amabile conversazione. Lei sembra che mi conosca già, sa dove lavoro è già passata diverse volte dal negozio ma io non l’ho mai guardata. Difendo questa mia sbadataggine dicendo che sono sempre impegnato con il lavoro. È veramente molto carina, la sua voce sembra un canto della sirena, due occhi che da soli valgono un appuntamento, un corpicino che seppur nascosto dal camice vale un oscar come attore protagonista. Insomma a questa povera ragazza bastano dieci minuti di conversazione per farmi innamorare. Mi dice che è separata. Che coincidenza anch’io. Mi comunica che ama il suo lavoro, però … anch’io. Confessa di essere degli anni 60, che combinazione anch’io. Si gusta il caffè, lo assapora, faccio la stessa cosa anch’io. Le piace andare al cinema …. Non me lo dire anch’io! Tra una parola e l’altra arriviamo a mezzanotte, lei ha un po’ trascurato quello che aveva da fare e adesso deve recuperare, mi manda gentilmente a dormire e ci diamo appuntamento la mattina. Ecco cosa vuol dire alzarsi alla mattina e vedere per prima cosa una bellezza del suo calibro. Sono le cinque del mattino, la vedo sulla porta, ha appena acceso la luce, ha il termometro in mano, la vedo più bella di quello che è veramente, la vedo con gli occhi dell’amore, peccato che fra un paio d’ore se ne torna a casa a dormire per lasciare il posto alla collega, ricordate ….. quella che sembra un bulldog. E siamo di giovedì, se Dio vuole oggi c’è l’intervento e domani sarò a casa. Arriviamo alle undici, mi portano il pranzo, nel frattempo non è passata la solita ronda dei medici. Scopro che c’è sciopero quindi niente intervento. Mi vien da bestemmiare, voi immaginatele solo le parolacce altrimenti faccio brutta figura ma un porco qui, un porco la, mi scappano che è un piacere. Maledetti medici, scioperare per che cosa, avrebbero delle cose più importanti da fare, ad esempio togliermi questo maledetto dente del giudizio e poi rimandarmi a casa. Siamo alla serata di Giovedì, l’infermiera carina non c’è, riprenderà servizio domani nel pomeriggio, la mia permanenza nel reparto è superflua, vado a fare un giro in dermatologia, e incontro il gel capello. Sono in movimento anche loro, sono tre persone, mi dicono che stanno raggiungendo il pronto soccorso, vogliono vivere E.R. medici in prima linea in diretta, la serie dei telefilm non è ancora uscita ma l’ho citata per darvi un esempio sull’andamento della serata. Sino a mezzanotte non succede niente, calma piatta assoluta. Intorno all’una, stiamo cazzeggiando tra la zona d’arrivo delle ambulanze e il bar, avvertiamo il suono della sirena, un infartuato. Nulla di grave, un leggero infarto, riuscirà a sopravvivere. Passano dieci minuti e arriva un’altra ambulanza, la faccenda si fa seria, una gamba rotta, con l’osso che esce in bella vista, in compenso non si vede la faccia è coperta dalla maschera d’ossigeno, è la vittima di un incidente d’auto. Il gel capello inizia a raccogliere i soldi delle scommesse, mille lire contro cinque sostenendo che non muore. Sono disgustato, non si può scommettere sulla salute di una persona, mando la comitiva a quel paese e me ne torno in stanza, nel frattempo il pronto soccorso va in subbuglio, il giorno dopo vengo a sapere che la persona arrivata al pronto soccorso non c’è la fatta, il gel capello ha perso una cifra! Il mio ritorno verso la maxillofacciale non è dei più felici, è stata chiusa la porta dell’entrata in reparto, fortunatamente siamo alle porte dell’estate, non fa freddo, mi sistemo su una poltroncina e tiro mattina. Quando finalmente la porta si apre, sono circa le sei, attendo qualche secondo e poi mi defilo verso la mia stanza. Un infermiere mi chiede dove sono stato, non mi ha trovato nel letto. Mi giustifico dicendogli che mi ero alzato prima per andare in bagno, e questi s’incazza ancora di più, mi ha cercato per tutta la notte. Mi verrebbe da rispondere ” cretino, sei stato tu a chiudere la porta a chiave”, ma convengo che il silenzio è la miglior risposta, anche perché fra qualche ora questa gente avrà le mani nella mia bocca. Alle dieci passa il primario, mi fa un cazziatone anche lui, “non è in un albergo” e m’invita ad avere un comportamento più consono al luogo in cui mi trovo. Mi comunica che nella mattinata mi toglierà il dente del giudizio che mi manca, non il dente ma il giudizio. Faccio colazione, mi siedo sul letto, mi riaddormento, complice la tranquillità del luogo. Verso le nove sono svegliato dal carretto dell’edicola, il giornalaio fa il giro dell’ospedale rifornendo i degenti di giornali e riviste. Acquisto un paio di quotidiani. Sono immerso nella lettura e ricevo la visita del gel capello, mi è venuto a comunicare l’esito della scommessa, e quanto mi sono perso in termini di divertimento la sera prima. Il caos causato da un ubriaco, una maternità anticipata e qualche altro intervento di poco conto. Mi dice anche che in mattinata sarà dimesso, quindi torna a casa, che un po’ gli dispiace perché ha passato una settimana divertente, pazienza sarà per il prossimo neo. Intorno alle undici arrivano a prendermi, mi portano in sala operatoria, che nel mio caso è uguale a uno studio dentistico, mi mettono un lenzuolo verde come un grembiule, arriva il dottore, tira fuori una siringa e mi pianta l’ago in un paio di punti. Sento che un formicolio raggiunge la guancia è l’anestesia che si fa largo. Il dottore sta preparando l’attrezzatura per l’intervento. A un certo punto arriva un infermiere, chiama il medico, confabulano tra loro, e prendono la porta d’uscita, io rimango lì da solo. Passa un bel po’ di tempo, direi almeno una mezzora, arriva un’infermiera e mi comunica che l’intervento è rimandato, c’è stata un’urgenza, un tipo ha voluto baciare il muso di un camion e gli stanno rifacendo la faccia, il dottore è impegnato con l’altro intervento ed è una cosa lunga, posso tornare in camera. Ho fame, ho l’effetto dell’anestesia, sono incazzato nero. Ecco in queste condizioni come faccio a continuare il racconto, e infatti vi rimando tutti alla prossima puntata, con un bel continua ..... |
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