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Post n°158 pubblicato il 24 Maggio 2012 da mauriziocamagna
Quando ci sono le riunioni familiari, i miei parenti mi vengono a trovare in veneto, di solito non si esauriscono con la fine del desinare ma continuano a casa mia per un ultimo saluto. Solitamente mi ritrovo sempre al centro dell’attenzione, non ho ancora capito se per i miei parenti sono un mito o una grandissima testa di cazzo. Seduti comodamente sul divano, aspettiamo che quella santa donna di mia moglie prepari il caffè, nell’attesa i miei figli vorrebbero sapere che altri disastri ha combinato quando ero piccolo. I furbetti non lo fanno per curiosità ma per il semplice motivo che vogliono pararsi il culo quando sono loro a commettere disastri, la linea difensiva è abbastanza ovvia, papà perché mi punisci anche tu quando eri piccolo l’hai fatto. Il piccolo camagna cresce, non di statura, ma di età. Solitamente è mia sorella che inizia con la solita frase: ti ricordi quando…… Anche nell’ultima visita è iniziata cosi, con i camagnini seduti tranquilli sul divano ad ascoltare la zia che racconta le malefatte del papà, il quale fornisce poi i particolari cercando di salvare capre e cavoli, in altre parole la propria dignità. Arriviamo ai miei dodici anni, mi sono evoluto, i sassi non li tiro più a forza di braccia ma sono armato, possiedo una stupenda fionda. Sono in montagna e mi diverto con il mio giocattolino nuovo, tiro a qualsiasi cosa capita, il mio ultimo obiettivo sono le tubazioni di scolo della grondaia di casa dei cugini di mia madre. Il tubo è di plastica, ogni volta che è colpito si spacca con un buco netto della forma del sasso scagliato con la fionda, dopo un’ora sembra uno scolapasta. Il tempo è bello, le giornate lunghe, il sole alto nel cielo e nessuno si accorge di niente sino a che non arrivano due giorni di pioggia. Il tubo non esercita più la funzione per la quale è stato posizionato, quello di scolare l’acqua dalle grondaie, tutti gli scarichi defluiscono lungo il muro, causando un enorme macchia d’umida che rapidamente arriva all’interno della casa. Torna il sole e vedo il cugino visionare il tubo, e qui ho imparato una serie di bestemmie da far invidia a uno scaricatore di porto. Passano cinque minuti, vedo mia madre parlare con suo cugino, una rapida indagine e il colpevole è subito individuato. Morale della favola, la fionda sequestrata, e quel giorno ho battuto il record del chilometro lanciato a furia di calci in culo da parte del cugino, fornito di pesanti scarponi da contadino, senza contare dieci giorni di arresti domiciliari a fare compiti, con relativo uso del battipanni a razione quotidiana. Passano un paio d’anni, sono sempre in montagna, ho quattordici anni e godo di una discreta libertà. Mia madre è troppo impegnata a crescere le mie due sorelle gemelle di dieci anni più giovani. Gli amici decidono di andare a fare il bagno nel fiume Trebbia, siamo in sette, otto e dobbiamo coprire la distanza di qualche chilometro per raggiungere il fondo valle. Bei tempi, si faceva l’autostop senza correre rischi, bastava alzare un dito e il passaggio era garantito, l’unica nota negativa era che le macchine erano molto meno di oggi, quindi c’erano meno occasioni di scroccare un passaggio. Ci sistemiamo a gruppi di due lungo la provinciale e ci mettiamo a fare il solito gesto, pollice alzato, e occhi supplichevoli per non dover camminare. Dopo un’ora siamo rimasti in due a non aver trovato il passaggio, il mio compagno decide di ritornare in paese, al contrario del sottoscritto che non vuole rinunciare a un rinfrescante bagno nel torrente. Lampo di genio, torno a casa, recupero l’auto a pedali delle mie sorelle, mi ci siedo sopra e via giù per la discesa. Ci vogliono una ventina di minuti per raggiungere la meta, tutto è filato liscio e in alcuni punti, dove la pendenza è più forte mi sono anche divertito. Sono in prossimità dell’arrivo, alle mie spalle ho ricevuto un paio di strombazzate delle auto che arrivavano, i guidatori si spaventavano di quel mezzo improvvisato al centro della strada. Arrivo a fondo valle, sto cercando un posto per parcheggiare il mio cabriolet, mi sto già pregustando la nuotata, quando una pattuglia dei carabinieri mi ferma, mi squadrano dalla testa ai piedi, non mi chiedono chi sono, lo sanno, nella valle ci si conosce tutti. Mi caricano sulla camionetta e mi riportano a casa e mi riconsegnano a mia madre. Non ho fatto il bagno ma perlomeno ho risolto il viaggio del ritorno, che avrei dovuto rifare a piedi con la macchinina in spalle. Prezzo del passaggio sulla camionetta, dimensione avventura, manco a dirlo, tripla lezione di battipanni. Quell’estate fu piuttosto burrascosa, ho passato più tempo a ricevere punizioni corporali che a giocare, tanto è vero che gli amici venivano davanti al cancello di casa per vedere mia madre eseguire le condanne, loro ridevano e a me bruciava il culo. Una cosa ricordo bene, verso metà dell’estate si ruppe il battipanni che fu sostituito da una rama di salice piangente, e credetemi il battipanni è molto meglio, se non altro eravamo in sintonia perché alla fine della punizione non era solo il salice a piangere. Alla fine dell’estate dovevo affrontare le scuole superiori e i miei decisero di relegarmi in collegio a 100 chilometri da casa. Il primo anno filò tutto liscio, ero uno studente modello, complice uno studente di quinta, figlio di amici di famiglia, che mi controllava. Il lunedì mi passava a prendere in macchina, mi portava a scuola, e di sabato mi riaccompagnava a casa, ero iper controllato. Il secondo anno ho iniziato a viaggiare solo, treno e poi corriera sino a destinazione. I primi due viaggi andarono benissimo, al terzo scattò l’evento che mi fece aprire gli occhi e mi cambiò la vita: il treno arrivò con dieci minuti di ritardo. Dieci minuti non sono niente di fronte all’eternità, ma sono importantissimi se si deve prendere una coincidenza, arrivai a scuola con la corriera successiva, dissi del ritardo ma non avevo la giustificazione scritta dei miei genitori, nessun problema la firma di mio padre non esisteva e allora firmai con la mia a suo nome, nessuno disse niente e allora ne approfittai. Da quel giorno iniziarono i miei ritardi cronici, prima un paio d’ore, poi tutta la mattinata, mi fermavo a gironzolare per le vie di Torino. Poi scopri che dei miei compagni avevano adottato lo stesso sistema, e l’unione fa la forza. Un giorno arrivò la proposta di andare al mare, cosi partimmo tutti felici e contenti a visitare Genova. Arrivò la primavera e un nostro compagno di merende, uno che faceva le cose in grande, propose tre giorni all’isola d’Elba, dove i genitori avevano una casetta, partimmo in tre. I tre giorni diventarono una settimana tanto si stava bene, alla fine tornai a casa. Quello fu l’anno più bello ma contemporaneamente il più brutto del mio curriculum scolastico: bocciato! Sulla pagella fu scritto, alla voce chimica, NC, che non significa non classificato ma non conosciuto, le lezioni erano il lunedì mattina alle prime due ore. Da qui iniziò la mia carriera di commesso, il lavoro doveva essere la punizione e invece si presentò come una grandissima opportunità di avere la mia indipendenza, fatto sta che a Ottobre non ripresi la scuola e inizia stabilmente a lavorare. Facevo la bella vita, avevo uno stipendio, potevo disporre di una cifra settimanale che i miei amici potevano disporre in due mesi, metà dello stipendio lo consegnavo in casa il resto lo dilapidavo in mille hobby. Arrivai a comprarmi tutta l’attrezzatura per la pesca subacquea, la comprai ad aprile, era un’occasione ma sino ai caldi di giugno non potevo provarla e allora ecco qua l’astuto camagna trova il modo per provare il fucile ad aria compressa. Era una domenica, i miei non erano a casa, tirai fuori l’attrezzatura, la giravo e rigiravo, mi stavo pregustando il piacere di usarla. L’idea eccola qua, presi un cuscino, ma essendo di piuma aggiunsi anche un volume dell’enciclopedia da usare come sostegno, appoggiai il tutto alla poltrona e caricai il fucile alla massima potenza. Presi la mira, la fiocina schizzo a mille contro il cuscino. Piume dappertutto, e questo fu il male minore bastava farle sparire, colpì di striscio anche il volume scheggiandolo, lo rimisi nella libreria e nessuno se ne accorse, chi poteva cercare la lettera z. Il dramma fu che la fiocina oltrepassò anche la poltrona, di netto! Orcatroia. In un primo momento era bastato metter un cuscino d’arredamento davanti al buco, ma la sera dopo mio padre si sdraio per vedere la televisione e spostò la copertura. Non presi botte, d’altra parte ero alle porte della maggiore età, ma dovetti ripagare la poltrona ai miei genitori, quindi quell’estate non avevo i soldi per andare al mare a provare tutta la mia attrezzatura, l’anno dopo mi era passata la passione, avevo una fidanzata amante della montagna e rivendetti tutto a metà prezzo, la pesca subacquea fu un cattivo affare. Questo era il Camagna in versione teenager, nella vita ho fatto più danni che opere di bene, ma mi accorgo che i miei genitori, le mie sorelle, i miei affetti più cari, dopo questi racconti si stringono a me, proprio come si fa per tutelare un figlio, quello scemo! |
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