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Gian Mario Bravo Marx e la Prima Internazionale

Post n°486 pubblicato il 09 Novembre 2014 da zoppeangelo

Il testo affronta un momento cruciale di una lunga lotta, volta a fornire al proletariato una strategia per la conquista del potere, per saldare la teoria con il "movimento reale". Al primo fondamentale passo compiuto dotando la Lega dei comunisti del Manifesto del Partito comunista, chiusa la crisi del 1848, seguono lunghi anni di riflusso durante i quali Marx ed Engels dedicano il meglio delle proprie energie allo sviluppo della teoria. Solo nel 1864 essi intravedono la possibilità di un nuovo intervento nel "movimento reale". Lo spiraglio è aperto appunto dalla fondazione dell'Associazione internazionale degli operai. Le pagine del testo descrivono questo nuovo tentativo. Vengono esposte le battaglie di Marx ed Engels in seno all'Internazionale, viene dimostrato il ruolo di dirigenti del movimento operaio da loro conquistato per questo tramite, ne sono documentati i risultati permanenti così acquisiti. Una volta esaurita quell'esperienza, il marxismo avrà guadagnato in estensione fino a diventare la dottrina ufficiale, ancorché poco assimilata, del socialismo, e le basi per una politica internazionalista del proletariato saranno definitivamente gettate.

 
 
 

Ucraina, Germania, missione militare

Post n°483 pubblicato il 10 Ottobre 2014 da zoppeangelo

Sotto tutela

Il governo tedesco sta preparando una missione della Bundeswehr, (sarebbero 200 paracadutisti di cui 150 dotati di droni "Luna", non armati; la Bundeswehr ne ha ora oltre 80), per l'Est Ucraina in appoggio alla missione OCSE di monitoraggio della tregua tra le truppe del governo di Kiev e i ribelli, missione che dovrebbe consentire il controllo tedesco diretto sulle attività militari in Ucraina, e impedire che la Russia fornisca altri armamenti ai separatisti ucraini.

- Dopo le operazioni di armamento e addestramento in Irak, e la creazione di un ponte aereo in Africa Occidentale, si tratta del terzo intervento deciso nell'ultimo breve periodo che esprime la volontà della Germania di accompagnare con una presenza militare le sue attività estere.

- Sarebbe la prima missione militare tedesca sul territorio dell'ex Unione Sovietica dalla Seconda Guerra Mondiale, e si accompagna a ipotesi di porre di fatto sotto la tutela tedesco-europea l'Amministrazione statale ucraina, avvalendosi di alcune parti dell'Accordo di Associazione con la UE (che non hanno provocato obiezioni da parte russa).

- Si prospettano divergenze, oltre che con i fascisti ucraini prima utili a Berlino, anche con forze che nel corso del conflitto hanno ottenuto posizioni di predominio con il consenso dell'Occidente.

- Le élite politiche ed economiche dell'Ucraina appoggerebbero solo formalmente la prevista revisione dell'Accordo. È dubbio che, soprattutto gli oligarchi, siano interessati al rispetto delle norme UE, ad es. sulla competitività o sul sistema di appalti pubblici.

- La missione della Bundeswehr avverrà in cooperazione con la Francia; essa segue una missione di esplorazione congiunta franco-tedesca di metà settembre, ed è stata discussa decisa dai capi di governo dei due paesi, a margine del vertice Nato in Galles.

- L'accordo con la Francia per la missione di supporto militare all'OCSE fa parte di una serie di misure che la UE, sotto la direzione di Berlino, ha concordato ad inizio settembre con Mosca e Kiev, e che nella sostanza contiene la promessa alla Russia di rinegoziare con l'Ucraina tutti gli elementi dell'accordo di associazione con la UE che danneggiano gli interessi economici della Russia.

- La Merkel l'ha ottenuto (anche questo ai margini del vertice Nato) con l'opposizione soprattutto dell'Ucraina. Ad inizio novembre 2013, la Merkel riteneva ancora superfluo questa bilancia con Mosca, sperando di poter legare Kiev alla propria sfera egemonica, una volta abbattuto il governo, ma che di fronte al rischio del crollo economico dell'Ucraina non ha più potuto evitare.

- Questo ha posto le basi per la tregua, concordata il 5 settembre tra Kiev e i ribelli dell'Est, e che prevede una ampia autonomia per l'Est Ucraina, che sempre Kiev a aveva cercato di evitare.

- I piani tedeschi incontrano un certo malumore a Kiev; già la tregua e le concessioni ai ribelli dell'Est avevano provocato scontento nella destra estrema che aveva dato un forte impulso alle proteste dei Majdan, alla caduta del governo e alla guerra civile.

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Gfp 141010

Radicalizzazione nel parlamento (ucraino)

Secondo alcuni esperti in Ucraina c'è il rischio che le prossime elezioni parlamentari del 26 ottobre prossimo producano una radicalizzazione nazionalista della "Werchowna Rada", il parlamento ucraino,

ma non per la possibilità di ascesa dei partiti fascisti noti, come Swoboda, per cui si prevede un 5%, o "Settore della destra", dato per 1-2%,

quanto perché nelle liste elettorali di diversi partiti, soprattutto del "Fronte Popolare" del primo ministro Arsenij Jazanjuk, si sono candidati noti fascisti e diversi capi delle milizie che operano nell'Est Ucraina,

che dovrebbero legare il loro "elettorato patriottico" ai rispettivi partiti.

Nel partito Fronte Popolare sono stati inseriti anche intellettuali della destra estrema, come lo storico revisionista Wolodymyr Wjatrowytch, che sotto la presidenza Jushenko aveva diretto l'archivio dei servizi segreti SBU, carica revocata poi dal presidente Janukovich; ora dirige il Centro per lo Studio dei Movimenti di Liberazione di Lviv, finanziato da OUN in Esilio, un successore di OUN che aveva avuto parte nell'Olocausto.

Il Fronte Popolare di Jazenjuk ha fondato un proprio "consiglio militare" per inserire i miliziani nelle strutture di partito.

- Tra costoro Andrij Bilezkij, il capo del battaglione fascista Asov (battaglione creato da Bilezkij e da Ljashko) che unisce fascisti ucraini e neonazisti di diversi altri paesi europei.

Nella Lista del Fronte Popolare al 1° posto Jazejuk,

- al 2° posto Tetjana Tchornovol, portavoce nel 2000 dell'organizzazione fascista UNA-INSO, che cooperava con il tedesco NPD; nominata nel marzo 2014 capo della commissione nazionale anti-corruzione; in agosto 2014 si è dimessa e ha aderito al battaglione fascista Asov;

- al 3° l'ex presidente ed oggi presidente del parlamento, Oleksandr Turchinov,

- al 4° posto Andrij Parubij, co-fondatore del "Partito fascita "Social Nazionale dell'Ucraina", divenuto nel 2004 Swoboda.

- Si prevede il successo del "Partito radicale" del deputato Oleh Ljashko, con oltre il 10%, sembra che stia attirando una quota consistente dell'ex elettorato di Swoboda. Nelle presidenziali del 25 maggio il "Partito radicale" era arrivato terzo con l'8,3%, dopo Poroshenko e Timoshenko. Il Partito Radicale è dato da tempo dai sondaggi come secondo subito dopo il partito del presidente Poroshenko.

- Il processo di radicalizzazione verso la destra estrema del'Ucraina è anche il risultato della politica tedesca: per riuscire ad abbattere il governo ucraino, Berlino ha collaborato strettamente con i fascisti, fornendo loro una legittimazione; ha inoltre contribuito alla intensificazione del conflitto fino a farlo divenire una guerra civile, che a sua volta ha radicalizzato le relazioni politiche del paese.

traduzione dalla stampa estera fornita da pagine marxiste

 

 
 
 

Rivolta dei giovani a Hong Kong

Post n°481 pubblicato il 02 Ottobre 2014 da zoppeangelo

Giovani in piazza ad Hong Kong: "primavera asiatica", un'altra TienAnMen o cos'altro?

Per spiegare quanto sta avvenendo a Hong Kong i giornalisti tendono a usare questi due termini di paragone, le primavere arabe e la più grande rivolta studentesca mai vista in Cina. Ma la storia raramente si ripete uguale nello stesso paese o nello stesso tempo in luoghi diversi.

I giovani liceali e universitari che si sono mobilitati a H.K. in comune coi proletari e i giovani arabi del 2011 hanno poco, salvo l'età. Non sono l'avanguardia di una enorme massa di giovani disoccupati che rappresentano quasi la metà della popolazione come nei paesi del Nord Africa. La fascia 15-25 anni a H.K. raccoglie il 6,3% della popolazione, per quanto l'immagine di piazze gremite ci faccia pensare il contrario, ( in Italia la stessa fascia è il 9,9% della popolazione.....). La disoccupazione a H.K. è del 3,3% , per ora i giovani trovano con una certa facilità lavoro e sono altamente qualificati. Inoltre il PIL pro capite a H.K. è di 50.900 $. Sappiamo che si tratta della media del pollo, comunque il 20% della popolazione vive sotto il livello di povertà, sono per lo più immigrati illegali dalla Cina, dal Vietnam ecc. ma non mandano i figli all'Università. Dietro il movimento per la democrazia ci sono giuristi e accademici, i giovani che si sono mobilitati temono di non poter, come i loro padri, acquistare una casa, avere una confortevole carriera o dar vita a nuovi affari . Sono i rampolli di un ampio strato di piccola e media borghesia minacciati nei loro livelli di vita dall'abbraccio soffocante della Cina.

Può stupire un italiano, abituato all'infanzia prolungata di molti giovani, che il leader
abbia solo 17 anni e che a 15 abbia organizzato una manifestazione di 120 mila giovani contro la riforma scolastica improntata al modello cinese.
Ma appunto Tien An Men o la Rivoluzione Culturale Cinese ci spiegano che sempre dietro queste masse di giovani che protestano ci sono gruppi politici o economici che stanno ingaggiando una lotta contro il gruppo dirigente, per cambiarne la direzione.
I giovani di chiedevano un cambiamento sociale, più libertà ma anche più giustizia sociale, al loro fianco si schierarono decine di migliaia di operai.

Nel caso di H.K. la protesta sta maturando da anni ed è espressione di un forte desiderio di autonomia se non di indipendenza .

Per capire cosa sta succedendo il leader cinese Xi Jinping ha convocato il 22 settembre a Pechino 70 fra i più ricchi ed influenti tycoon di HK, fra cui Li Ka-shing, considerato l'uomo più ricco in Asia, l'armatore Tung Chee-hwa e altri rappresentanti degli interessi immobiliari, bancari, proprietari di giornali e televisioni, o di casinò dove si "lavano" migliaia di banconote "sporche" e i proventi del traffico di droga e prostituzione. Va da sé che i Tycoons si sono espressi contro l'occupazione simbolica ma anche concreta, del cuore del mondo degli affari; si sono dichiarati "patrioti" come è giusto dal momento che la loro patria è dove si fanno profitti ed è la China di Xi Jimping che garantisce i loro affari. Tanto più che uno degli obiettivi polemici della protesta è il gap, il solco che sta dividendo i pochi miliardari da strati borghesi che rischiano l'impoverimento. La parola democrazia evoca per questi tycoon come per Xi Jinping il rischio di dover adeguarsi allo welfare state di tipo europeo, di dover garantire agli operai servizi salute e pensioni.

H.K., colonia inglese per 150 anni, è tornata alla Cina nel 1997 e ha ottenuto lo status di Regione Speciale (SAR), con amministrazione propria, possibilità di intrattenere relazioni economiche (commercio, investimenti) e intergovernative proprie, as esempio H.K. ha consolati indipendenti firma accordi bilaterali con governi, una propria politica di immigrazione, tanto che fra H.K. e Cina si viaggia con passaporto, ma non una politica estera e una difesa proprie. Parlando di H.K. e della necessità di preservarne il tessuto capitalistico di successo, Deng aveva affermato "Cos'è un patriota? E' uno che rispetta la nazione cinese, appoggia sinceramente la riassunzione di sovranità su Hong Kong e ha cura di non impedire la stabilità e la prosperità di H.K, Non importa se il patriota crede nel capitalismo, nel feudalesimo o nella schiavitù. Non gli chiedo di credere nel sistema socialista della Cina, ma di amare allo stesso grado la Cina w HK"
"

Questa situazione di "Un paese, due sistemi", definita dalla Dichiarazione Congiunta anglo-cinese del 1997 prevedeva che HK conservasse il suo sistema economico e le sue istituzioni sociali fino al 2047. Questo è stato scritto anche nella Costituzione di HK (la cosiddetta Nasic Law). Ma l'interferenza di Pechino è cominciata da subito; tutti i premier sono stati scelti da un Comitato formato da 1200 cittadini scelti nella elite politica e degli affari, preferibilmente yes-men nei confronti di Pechino: così è stato per C. H. Tung (1997-2005). Donald Tsang (2005-12) fino all'ultimo, C.Y.Leung, che ha raggiunto impressionanti vertici di impopolarità, soprattutto dopo che ha tentato di introdurre nelle scuole curricula e piani di lavoro, testi di studio simili a quelli cinesi. Il premier ha anche tentato di costruire intorno alle università un cordone sanitario di polizia che impedisca i contatti con giornalisti e uomini politici di altri paesi. Molti professori considerati non in linea sono stati allontanati. Ancora più dure le misure prese contro giornali e giornalisti troppo indipendenti (ad esempio il South China Morning Post e stato messo sotto tutela con la complicità del proprietario malaysiano Robert Kuok; allontanati dei veterani delle inchieste come Paul Mooney e Kevin Lau del Ming Pao Daiky; Lau è poi sfuggito a un attentato come Jimmi Lai del Apple Daily, Chen Ping del Sun Affaires w Tony Tsoi del House News. I giornali stavano denunciano come i servizi segreti cinesi stiano collaborando attivamente con la malavita locale.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la comunicazione che nelle elezioni del 2017 il premier di HK sarebbe sì stato eletto a suffragio universale dai cittadini, ma dentro una rosa di 2-3 nomi pre-selezionati da Pechino.

L'ostilità verso la Cina è diffusa in tutti gli strati sociali per ragioni spesso molto concrete.
I cinesi della terraferma, ovviamente appartenenti agli strati alti, acquistano il 30% delle merci di lusso, sono i principali clienti dei gran hotel; la loro corsa all'acquisto di case ha fatto crescere in maniera esorbitante i prezzi delle abitazioni, tanto che nemmeno i giovani della classe media può più aspirare a un appartamento in proprietà. Centinaia di migliaia di migranti dal continente cercano di piazzare i figli nelle scuole di HK che sono considerate migliori, impedendone l'accesso ai nativi. Addirittura fanno incetta di latte per i neonati, (dopo lo scandalo del latte avariato nel 2008 i genitori cinesi hanno la psicosi di vedere i loro piccoli avvelenati) e le madri dei quartieri poveri di HK ne restano prive. Un numero spropositato di donne incinte cerca di partorire a HK per dare ai figli la doppia cittadinanza, tanto che le madri locali non trovano più posto nelle cliniche e devono partorire in casa (l'ultimo dato disponibile è del 2010 e parla di un 37% di bambini nati a HK da genitori del continente). Il gruppo Facebook che ha convocato i dimostranti delle ultime settimane ha definito i cinesi del continente "locuste". Un docente universitario di Pechino ha contraccambiato chiamando gli abitanti di H.K. "cani bastardi aggiogati al carro dell'imperialismo inglese" .

Gli studenti a H.K. diventati bersaglio di gas urticanti e pallottole di gomma, con a difesa solo gli ombrellini di seta, non possono non suscitare simpatia, ma è inevitabile chiedersi se vanno incontro al massacro come a Pechino nel 1989?
Ci sono molte ragioni che potrebbero spingere Xi Jinping a una sanguinosa repressione e altre che la sconsigliano

HK è tuttora la porta principale della Cina, un hub finanziario di importanza senza pari piazzato al centro del Delta del Fiume delle Perle a ridosso del Guangdong. Né Shanghai né Shenzhen possono raggiungere in pochi anni un tale grado di internazionalizzazione, infrastrutture, competenza e organizzazione per gli affari.
HK ha venti volte i visitatori di Singapore.
Il 77% degli investimenti diretti esteri cinesi nel 2011 hanno preso la via di HK. Il resto è distribuito fra Taiwan, Giappone, Singapore, Usa, Corea e Germania. Viceversa provengono da HK il 47,7% di tutti gli investimenti esteri diretti in Cina.
A HK hanno sedi 71 fra le 100 più importanti banche internazionali e 290 fondi di investimento Di lì passa il 53% di tutta la massa degli yuan che circolano all'estero e l'80% del commercio estero in yuan. Si vocifera che HK abbia riserve in yuan pari a 160 miliardi di $ ( e cioè mille miliardi di yuan).
HK fornisce servizi e informazioni di ogni tipo allo straniero che vuole investire in Cina e comunque è il secondo partner commerciale con la terra ferma (finisce in Cina il 45,6 % dell'export di HK e finisce a HK il 17,4% dell'export cinese).
La città ha alti standard di qualità della vita e di ambiente ben curato, ha i migliori professionisti asiatici in tutti i campi (dagli albergatori ai broker), formati in 60 università che offrono più di 1000 diversi corsi per rispondere a qualsiasi esigenza professionale; garantisce la massima tutela legale e trasparenza nelle transazioni d'affari.
Infine HK è il principale centro logistico dell'Asia, la logistica produce il 24,1% del PIL e garantisce il 24% dei posti di lavoro, grazie alla qualità e all'ampiezza del porto, terzo nel mondo per il traffico di container (ne passano 60 milioni in un anno), mentre l'aeroporto è il primo per i cargo. Nel 2010 per l'aeroporto sono passati 50 milioni di persone (pari a un giro d'affari che copre l'9% del PIL); vi iniziano o terminano 880 voli al giorno. Soprattutto HK è nota per i livelli di sicurezza garantiti agli uomini di affari che vi si recano.

Una repressione violenta nel centro degli affari rischia di uccidere la gallina dalle uova d'oro, HK potrebbe essere disertata dai businessmen stranieri.
Molti degli alti papaveri dell'attuale Comitato Centrale non vedono l'ora di mandare un segnale duro alla enclave che dal 1997 è diventata il rifugio di dissidenti politici e religiosi, di capi sindacali e attivisti per i diritti umani, per giornalisti non allineati.
Ma è significativo che tutte le notizie sul movimento a HK siano state accuratamente censurate sulla terraferma. Instagram è stato bloccato.
Al di là di uno stretto lembo di mare ci sono il Guangdong, con le città di Guangzhou (=Canton) e sShenzhen con le loro centinaia di fabbriche e fabbrichette, con una classe operaia che, nonostante repressione e censura, da vita continuamente a scioperi e proteste.
Lo scontento è in costante crescita anche sulla terra ferma. HK può essere un esempio pericolo. D'altro canto raggiungere HK dalla Cina è sempre più facile. E trasmettere da HK in Cina non del tutto impossibile.

Secondo Pechino i manifestanti sono poche migliaia, i manifestanti con raro rispetto per la verità hanno parlato di 80 mila (da noi si sarebbero...... dati i numeri , a centinaia di migliaia), ma potrebbe essere la punta di un iceberg. E soprattutto a togliere il sono ai boss di Pechino non sono solo gli educati, english style studenti di HK, ma le masse proletarie della grande Cina


analisi cinesi da Pagine Marxiste

 

 
 
 

MACERIE di Miriam Marino

Post n°477 pubblicato il 20 Settembre 2014 da zoppeangelo


Miriam Marino
Macerie
anno 2014, 192 pagine, ISBN 978-88-7351-782-5
collana: LA VITA NARRATA

Intrecciando cronaca e letteratura, Miriam Marino racconta l'impotenza dei pacifisti israeliani, sullo sfondo delle due Intifade, il cui impegno si assottiglia e s'infrange contro il muro dell'odio e dei grandi interessi. Nessuno spazio di vita è esente dal dolore. Tikva, la protagonista, però, ha scelto il suo campo. E un "dolore diverso" da quello che l'attanaglia da mesi la raggiunge a Hebron. La bellezza di Jamal la colpisce "come un pugno allo stomaco", portando per un attimo l'illusione di poter chiudere la porta all'angoscia. Ma la parola "Tajush", che in arabo vuol dire "insieme", non sarà per domani. E nell'epilogo del romanzo, lucido e intenso come l'impegno dell'autrice per la causa palestinese, emerge una "dolorosa consapevolezza" : il genocidio dei palestinesi continua, "avvolto nella menzogna e nel silenzio" di quel discorso mediatico che dipinge i conflitti a misura dei potenti.

Dalla Prefazione di
Geraldina Colotti
Giornalista de "Il Manifesto"

Miriam Marino
Miriam Marino, scrittrice, artista e attivista per i diritti umani, è impegnata in tre associazioni: "Ebrei contro l'occupazione", "Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese" e "Stelle cadenti - Artisti per la Pace". Ha pubblicato libri di narratica, poesia e saggistica, tra cui "Non sparate sul pianista" (1978), romanzo politico sul movimento del '77, il piccolo saggio "Il misticismo nell'arte contemporanea (1987), le raccolte di poesie sulle donne della Bibbia "Madri di Israele e Ruth" (1999), "Ingiustizia infinita" (2003), racconti sul conflitto israelo-palestinese, e "Handala" (2008), raccolta di articoli e relazioni pubbliche degli ultimi anni. Per Città del Sole edizioni ha pubblicato nel 2009 la raccolta di racconti Gabbie e nel 2012 festa di rovine. Collabora con riviste d'arte e letteratura e ha partecipato ad alcune mostre di arte contemporanea, in Ungheria e in Italia.

 

 
 
 

Il marxismo militante di Raniero Panzieri

Post n°464 pubblicato il 12 Agosto 2014 da zoppeangelo

Cesare Pianciola,

Il marxismo militante di Raniero Panzieri

Di Raniero Panzieri (Roma, 1921-Torino 1964) - socialista di sinistra di formazione che all'inizio degli anni Sessanta dette vita a Torino all'esperienza originale e autonoma dei «Quaderni rossi» - Vittorio Foa ha scritto che «reintrodusse, in forma non scolastica o accademica ma militante, il marxismo teorico in Italia». Nei suoi scritti e nelle sue parole c'era un Marx vivo, liberato da schemi dottrinari, riattualizzato per interpretare il capitalismo contemporaneo e trarne strumenti per le lotte sociali, in quel periodo di tumultuoso sviluppo, di grandi migrazioni interne e di passaggio dell'Italia alla maturità industriale, che fu chiamato "neocapitalismo".

Il saggio di Pianciola - completato da una antologia di brani su Panzieri e sui «Quaderni rossi», da una postfazione di Attilio Mangano e da una bio-bibliografia a cura di Antonio Schina - traccia un profilo delle principali alternative teoriche della sinistra tra gli anni Cinquanta e Sessanta ("gramscismo" e storicismo delle dirigenze del Pci, rigorizzazione logico-metodologica perseguita da Della Volpe e dalla sua scuola, riscoperta delle opere giovanili di Lukács e di Korsch, innesti fenomenologici e francofortesi), per collocarvi la genesi di un marxismo diverso, che fece di Marx un uso politico diretto che rifiutava le mediazioni istituzionali della sinistra tradizionale: il cosiddetto "operaismo", che avrà declinazioni divergenti in Panzieri, in Mario Tronti, in Toni Negri.

In Panzieri troviamo la critica della visione apologetica del progresso tecnicoscientifico diffusa nella tradizione marxista: le forze produttive non sono neutre ma plasmate dai rapporti di produzione; la tesi che è il piano e non l'"anarchia" a caratterizzare il capitalismo contemporaneo e che, inversamente, la pianificazione non èsufficiente a caratterizzare il socialismo; la convinzione che nelle lotte dei lavoratori si manifesti l'istanza di una democrazia non delegata, come potere diretto a partire dai luoghidi produzione. Ma forse l'aspetto più fecondo della sua ricerca è stato l'uso socialista dell'inchiesta operaia. Lo stesso Capitale di Marx gli appariva un grande abbozzo di sociologia delle classi. Riteneva il metodo dell'inchiesta indispensabile per «sfuggire ad ogni forma di visione mistica del movimento operaio».

Riattualizzando Marx, Panzieri raccomandava di non ripetere, banalmente e scolasticamente, formule marxiane, che rischiano di avere «semplicemente un valore consolatorio». Ma oggi è auspicabile un uso più libero e critico della vasta e multiforme eredità marxiana, anche rispetto ai marxismi "eretici" del Novecento e al contributo di Raniero Panzieri. Marx - suggerisce Pianciola - continua ad essere un "classico" imprescindibile, ma non immediatamente trasferibile in un programma politico come apparve cinquant'anni fa.

Cesare Pianciola (Torino 1939) si è laureato con Nicola Abbagnano e ha lavorato con Pietro Chiodi come assistente presso la cattedra di Filosofia della storia dell'Università di Torino. Docente di storia e filosofia nella Secondaria superiore fino al 1994 e di Analisi di testi filosofici dal 2001 al 2008 presso la S.I.S. di Torino, ha collaborato con articoli e recensioni a «Rivista di filosofia», «Quaderni piacentini», «Linea d'ombra», «école». Fa parte del comitato editoriale de «L'Indice dei libri del mese» e del consiglio direttivo del Centro studi Piero Gobetti (al quale ha dedicato vari saggi, tra cui Piero Gobetti. Biografia per immagini, Cavallermaggiore, Gribaudo, 2001). Condirettore fino al 2011 del periodico «Laicità», è vicepresidente del Centro di Documentazione Ricerca e Studi sulla Cultura Laica "Piero Calamandrei". Ha studiato Marx (Il pensiero di Karl Marx. Una antologia dagli scritti, Torino, Loescher, 1971; Teoria marxiana, in Il mondo contemporaneo. IV. Storia d'Europa, Firenze, La Nuova Italia, 1981) e con Franco Sbarberi ha curato e introdotto la raccolta di inediti di N. Bobbio, Scritti su Marx. Dialettica, stato, società civile, Roma, Donzelli, 2014. Ha scritto anche su Hannah Arendt e sulla filosofia contemporanea italiana e francese.

 

 

 

 

da Contropiano.org

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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