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Sempre più feroci gli scontri in Ucraina dell’est

Post n°496 pubblicato il 29 Gennaio 2015 da zoppeangelo

In Ucraina la battaglia infuria ancora. Nelle settimane scorse si è combattuto per il controllo dell'aeroporto di Donetz, chiuso da maggio 2014, ma considerato strategico per l'evoluzione del conflitto e anche elemento di peso nelle trattative che avrebbero dovuto riprendere il 16 gennaio ad Astana in Kazakhistan. Il vertice previsto ad Astana non c'è stato a causa del fallimentare del vertice preparatorio tenuto a Berlino (12 gennaio) fra Russia, Ucraina, Germania e Francia.
Mai come in questi giorni diplomazia e attività militare si mescolano; ognuno dei due fronti cerca di acquisire terreno per poter condurre i negoziati da posizioni di forza; in particolare i separatisti mirano ad allargare l'area che controllano. Le difficoltà dell'Ucraina a riprendere terreno d'altronde rafforzano il cappio che attraverso i prestiti USA e UE stanno stringendo intorno al governo di Kiev.
Difficile ignorare la presenza di militari russi (non bassa truppa, ma elementi scelti) a sostenere e organizzare i separatisti; la Russia evita di parlare di future annessioni, ma combatte contro l'Ucraina una guerra di logoramento per procura. Altrettanto evidenti gli aiuti militari Usa al governo di Kiev (ultimamente a Donetz sono comparsi i droni) , ua situazione che fa dire ai russi che ormai l'esercito ucraino è un reparto mercenario della Nato. Il presidente Poroshenko ha ordinato una mobilitazione parziale, cioè la leva obbligatoria per il fronte, pena il carcere, che riguarderà nel 2015 almeno 2015 uomini, suscitando un evidente malumore in Ucraina occidentale (sono 1200 i soldati di Kiev morti nel Donbass dall'inizio del conflitto).
L'economia di Kiev è collassata il deficit di bilancio raggiunge i 15 miliardi di $ ed i nuovi prestiti Usa e UE (2 miliardi e 1,8 rispettivamente) non bastano a salvare la situazione (FT 13 bgen15)
Negli ultimi giorni i separatisti hanno riacquistato il totale controllo dell'aeroporto di Donetz e affermano di controllare la periferia di Mariupol, in attesa di conquistarla definitivamente (dichiarazioni di Aleksandr Zakharcenko, presidente´ dell'autoproclamata repubblica popolare di Donetsk). Mariupol è anch'essa un nodo strategico, non solo per il peso industriale, quanto perché garantirebbe una comunicazione diretta della Crimea con la Russia. Alla sospensione dei colloqui è seguita, quindi, la strage al mercato di Mariupol (30 morti, 105 feriti), di cui nessuno si è preso la responsabilità; i due fronti si sono reciprocamente accusati della strage. Altri morti nei giorni successivi sono stati provocati dadal lancio di razzi Grad da parte dei separatisti .
Poroshenko ha chiesto che le repubbliche autonome di Donetsk e Lugansk siano considerate "organizzazioni terroristiche"; ha poi ottenuto, sull'onda dell'offensiva dei separatisti, ulteriori 15 milioni di € dall'Europa di "aiuti umanitari" a Mariupol (portando a 95 milioni gli stanziamenti UE)..
Vivere sotto le bombe
Nel frattempo i costi umani del conflitto continuano a crescere
A est sono rimasti quelli più convinti, oppure chi non poteva spostarsi perché non aveva dove andare e lavorano e tirano a campare ogni giorno sotto i bombardamenti. Donetz ad esempio è divisa in due, come il paese, a est i separatisti, a ovest le forze governative. Le banche da mesi hanno smesso di funzionare e di pagare le pensioni. Molti edifici sono in macerie. Non tutte le case rimaste in piedi hanno l'acqua. La corrente elettrica c'è in media due volte al giorno. Si cucina all'esterno delle case grazie a fuochi di carbone improvvisati. Le scuole sono chiuse e si organizzano corsi per gruppi di bambini presso abitazioni private. L'esercito di Kiev bombarda spesso anche le miniere da cui i civili estraggono in modo disorganizzato carbone da vendere per sopravvivere. (Osservatorio Balcani 12 dicembre 2014). E può accadere che 500 minatori restino bloccati sottoterra perché le bombe hanno messo fuori uso gli impianti di risalita (Radio Vaticana 26 gennaio). Non che in tempo di pace la loro situazione fosse gran che migliore: l'Ucraina ha il più alto numero di morti sul lavoro in miniera, in percentuale sulle tonnellate di carbone estratto tre volte quella della Cina, 1° volte quella in Russia e 100 volte quella statunitense, il tutto per l'equivalente di 280 € al mese! (Socialist Worker Party 10 ottobre 2014)
Eppure chi vive a Donetz è "fortunato" rispetto a Lugansk o Gorlovka dove è in atto una "catastrofe umanitaria" totalmente ignorata in occidente. Ad oggi l'Onu stima in 1,2 milioni il numero di profughi (Al Jazeera); Voce della Russia parla di almeno 600 mila ucraini ospitati oltre il confine russo e quasi 80 mila emigrati in Crimea. Si tratta ovviamente di russofoni.
Non esistono statistiche su chi è emigrato in Europa, mentre una stima delle associazioni umanitarie parlano di 120-150 mila rifugiati a Kiev e altre città ucraine occidentali.
Coloro che sono fuggiti a Kiev o Dnepropetrovski lamentano che, in assenza di parenti, lo Stato non offre assistenza ai profughi, solo qualche associazione di volontariato è attiva. Alcuni sono addirittura tornati a est, quando hanno finito i soldi.
Nell'Ucraina dell'est, d'altro canto, manca un potere centralizzato, ogni area tende a costituirsi in clan autonomo, con propri comandanti militari. Solo l'area di Donetz conserva una parvenza di ordine e controllo centrale.

Il fenomeno dei volontari di destra
Nell'attuale fase di scontro un elemento, militarmente marginale ma politicamente "sensibile" attira l'attenzione dei commentatori: la presenza di volontari di estrema destra di tutti i paesi (anche italiani) in entrambe le file dei combattenti. A fianco del regime di Kiev i volontari militano sotto le bandiere di Svoboda, il più antirusso, statalista e nazionalista, filo-americano e antieuropeo.
Pravy Sektor partecipa con il battaglione Azov alla battaglia del Donbass, è antiamericano e antieuropeo, perciò a differenza di altri gruppi non è riconosciuto dal Ministero della Difesa. Queste organizzazioni si finanziano offrendo servizi di guardia del corpo a personalità politiche, vessando gli immigrati o imponendo il pizzo ai commercianti. In Italia a tifare Svoboda è rimasta Casa Pound, mentre Forza Nuova ha preso le distanze e flirta con Putin (è stato ospite a Yalta del Cremino a un convegno organizzato da Mosca per sostenere il proprio diritto a conservare la Crimea).
Fra i separatisti è forte il gruppo «Russia National Unity», dichiaratamente neonazista, antisemita, già attiva in Cecenia e in Trasnistria, dove hanno raccolto armi e soldi. Un altro gruppo è rappresentato da una sezione della "Euroasian union di Alexander Dugin. Entrambi i gruppi sono anti-Putin, sognano il ritorno alla Grande Russia pre Eltsin. Alcuni di questi "guerriglieri" , a est come a ovest, sono dei mercenari consapevoli, altri cercano in Ucraina la "vita vera", altri ancora sperano nell'opportunità di acquisire meriti da spendere poi nell'agone politico, dal momento che a ovest la destra ha subito nel 2914 una batosta elettorale e in Russia ha perso terreno (Manifesto 6 gennaio15). Questo fenomeno ci fa capire come, nell'epoca del multipolarismo, il caos non domini solo molte aree del mondo, ma anche le ideologie.

Un conflitto congelato
. Le ipocrite dichiarazioni delle grandi potenze sulla loro disponibilità a sedersi a un tavolo per trattare la pace corrisponde la realtà di un " conflitto congelato", in cui le ambizioni dei leaders locali si mescolano alle interferenze dei blocchi imperialisti, ben attenti questi ultimi a non farsi trascinare in un conflitto diretto, troppo costoso rispetto alla posta in gioco. Meglio usare come pedine i lavoratori dell'una e dell'altra parte intruppandoli sotto bandiere contrapposte, creando un solco che sarà difficile a breve colmare. Ancora agli inizi del 2014 solo il 27% dei russofoni voleva la separazione delle regioni dell'est; ma in precedenza la contrapposizione linguistica è stata esasperata, mentre il 40% degli abitanti sono perfettamente bilingui e comunque '84% ha frequentato fino al 1988 scuole in russo; solo fra i giovani sotto i trent'anni sta crescendo il numero di quelli che parlano una sola lingua (SWP ott 2014). Dopo il conflitto è aumentato lo sciovinismo da una parte e dall'altra e i lavoratori tendono a schierarsi con l'imperialismo che foraggia le loro autorità; nessuna organizzazione di sinistra internazionalista è stata in grado in Ucraina, a est come ad ovest di opporsi a questa tendenza all'interno dei lavoratori. E' questa l'eredità più pesante dal nostro punto di vista.

 

 
 
 

Antonio Gramsci e la CGL

Post n°495 pubblicato il 21 Gennaio 2015 da zoppeangelo

Ordine Nuovo, 4 marzo 1921
Antonio Gramsci attacca la CGL dichiarando la propria delusione e la propria rabbia in un articolo dal titolo "funzionarismo" che analizza con spietatezza la degenerazione dei gruppi dirigenti del sindacato ed il loro distacco dalle masse. Masse deluse lasciate prive di guida mentre infuria l'aggressione fascista a colpi di cannone e di mitragliatrici..
Scrive tra l'altro Gramsci nell'articolo del quale suggerisco la rilettura per le sconvolgenti similitudini che può aprire con la CGIL della Camusso e la condizione sociale delle masse oppresse dalla disoccupazione dai bassissimi salari ed ora dalla Job Act:
" Il Quinto Congresso Confederale di Livorno è terminato. Nessuna parola nuova, nessun indirizzo è venuto fuori da questo Congresso . Invano le grandi masse popolari italiane hanno atteso di essere orientate, invano hanno atteso una parola d'ordine che le illuminasse, che riuscisse a calmare il loro spasimo ed a dare una forma alla loro passione.....................................
L'unica preoccupazione della maggioranza del Congresso è stata quella di salvaguardare e garantire la posizione ed il potere politico degli attuali dirigenti sindacali, di salvaguardare e garantire la posizione ed il potere (potere impotente) del Partito Socialista ( Oggi avrebbe scritto PD)
La nostra lotta contro il funzionarismo sindacale non poteva essere giustificata meglio.............
....questi uomini non vivono più per la lotta delle classi, non sentono più le stesse passioni, gli stessi desideri e le stesse speranze delle masse: tra loro e le masse si è scavato un incolmabile abisso, l'unico contatto tra loro e le masse è il registro dei conti e lo schedario dei soci.
Questi uomini non vedono più il nemico nella borghesia, lo vedono nei comunisti; hanno paura della concorrenza, sono capi divenuti banchieri di uomini in regime di monopolio, ed il minimo accenno di una concorrenza li rende folli di terrore e di disperazione.......
......................... E' aumentato il nostro pessimismo non è diminuita la nostra volontà....i funzionari non rappresentano le masse. Gli Stati assoluti erano appunto gli Stati dei funzionari, gli stati della burocrazia....... La Confederazione rappresenta nello sviluppo storico del proletariato ciò che lo Stato assoluto ha rappresentato nello sviluppo storico della borghesia. Sarà sostituita dalla Organizzazione dei Coonsigli che sono i parlamenti operai...........................
E' aumentato il nostro pessimismo ma è sempre viva ed attuale la nostra divisa:pessimismo della intelligenza, ottimismo della volonta°"
E' come se Antonio Gramsci avesse descritto in questo articolo lo stato attuale della CGIL di Camusso dopo l'approvazione della Job Act e mentre la Repubblica si avvia alla sua autodemolizione.

NB: la frase divenuta arcinota pessimismo della intelligenza ottimismo della volontò non è di Gramsci ma di Roman Rolland come viene chiarito in una nota,.....

L'articolo si trova in "Scritti politici 1921 1926, Editori Riuniti 1987
Pietro Ancona


fonte il Pane e le Rose

 

 
 
 

FASCISMO ISLAMICO E ISLAMOFOBIA

Post n°494 pubblicato il 08 Gennaio 2015 da zoppeangelo

La strage di Parigi è un crimine atroce compiuto dall'integralismo panislamista. Non è un generico atto di terrorismo indiscriminato. E' un'azione terrorista che ha una precisa matrice politica: quella del fascismo islamico, probabilmente Al Qaeda. La concorrenza fra Al Qaeda e Isis nella conquista dell'egemonia all'interno del campo islamico integralista può sospingere la corsa al rialzo negli atti di terrore. Entrambe le organizzazioni cercano di presentarsi anche per questa via, l'una contro l'altra, come il riferimento egemone della "guerra santa".

La campagna reazionaria islamofoba che si sta sviluppando in Europa, a seguito della strage di Parigi è nauseante. Le forze populiste reazionarie impegnate a cavalcare da tempo l'emergenza migranti, cercano di trarre ulteriore vantaggio dall'accaduto, alimentando cinicamente paura e isteria. Non solo in Francia con Le Pen ma anche in Germania con l'emergente Pegica. La coalizione delle democrazie imperialiste, impegnate a sostenere le ragioni "democratiche" del proprio intervento militare in Medio oriente, cercano di presentarsi come custodi della "civiltà" contro la barbarie, dando vita a nuove militarizzazioni di quartiere e caccia alle streghe. Giornalacci reazionari come Libero scrivono in prima pagina a caratteri cubitali "Questo è l'Islam", riesumando la peggiore Fallaci e lanciando una autentica crociata nel nome della "cristianità". La Lega di Salvini inzuppa il pane in questa brodaglia rancida. I migranti in generale, i migranti arabi in particolare, rischiano di pagare tutto questo con più pesanti vessazioni, soprusi, umiliazioni.

Siamo con tutte le nostre forze contro il fascismo islamico, in Medio oriente come in Europa. Ma lo siamo da un versante opposto a quello dei reazionari e degli imperialisti.

Siamo da marxisti contro tutte le religioni. Ogni religione ha un fondamento irrazionale. In ogni religione c'è un elemento totalitario. Nella Bibbia dell'antico Testamento si leggono versi non meno violenti e sanguinari che nel Corano. Ma la nostra battaglia culturale contro ogni religione si coniuga col rispetto totale della libertà di fede nel rifiuto di ogni criminalizzazione dei credenti. I diritti della libertà di fede sono incondizionati. Abbiamo difeso in Egitto la comunità cristiana quando era aggredita dai Fratelli Musulmani, e così abbiamo fatto coi cristiani arabi minacciati e trucidati dall'Isis. Allo stesso modo difendiamo il diritto dei migranti musulmani in Europa e delle loro comunità contro le minacce indiscriminate che oggi subiscono.

Siamo per la libertà di critica e di satira, incondizionatamente. La pretesa di escludere la religione dal campo della satira è una pretesa reazionaria. Sia quando rivendica l'intangibilità di Maometto. Sia quando rivendica l'intangibilità di Gesù, della Croce, o addirittura del Papa. La difesa della libertà di religione si sposa con la difesa della libertà di critica della religione. Che è anche la nostra libertà. Lo spettacolo di chi denuncia l'integralismo islamico dopo aver difeso l'integralismo cristiano rivela una ipocrisia rivoltante.

Siamo per la distruzione delle organizzazioni fasciste di ogni fede. Il fascismo è la peste per il movimento operaio e per le libertà democratiche. Sia quando veste i panni islamici dell'Isis o di Al Qaeda, sia quando indossa le vesti cristiane di Forza Nuova. Ogni tentativo dei fascisti "cristiani"di cavalcare l'islamofobia va doppiamente respinta e frontalmente attaccata.

Respingiamo il tentativo di scaricare sui migranti i crimini del fascismo islamico. I migranti già pagano il costo terribile della fuga dalla fame, dalle dittature, e dalle guerre. Oggi anche dalle guerre condotte dall'Isis, come in Siria e in Irak. Il fatto che debbano pagare anche qui, con nuove vessazioni, il prezzo dei crimini del fascismo islamico è doppiamente inaccettabile. Siamo per la difesa di tutti i migranti, arabi e cristiani, del loro diritto alla vita e alla libertà di fede. Ogni loro criminalizzazione diventa oltretutto il brodo di coltura ideale per il fascismo islamico e la sua azione di reclutamento.
Neghiamo all'imperialismo "democratico" ogni credibilità nella sua veste di cacciatore del terrorismo islamista. La montagna di guerre coloniali, genocidi, torture, condotte dall'imperialismo ( e dal sionismo) nella nazione araba e in Medio oriente , con la frequente connivenza subalterna delle sinistre occidentali, ha rappresentato alla lunga il principale trampolino di lancio, di reclutamento, di influenza, del fascismo islamico.

Solo il movimento operaio e le masse oppresse, in Europa, come in terra araba, possono sconfiggere il fascismo islamico. Ma lo possono fare solo in contrapposizione all'imperialismo, solo lottando per un'alternativa socialista alla barbarie del capitalismo: del capitalismo occidentale, come del capitalismo arabo saudita e del nuovo Califfato di Al Baghdadi. La prima frontiera della lotta al terrorismo fascista di Parigi si trova a Kobane, fra i combattenti kurdi, come nelle forze migliori della rivoluzione siriana.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

 

 

 
 
 

e' morta la compagna Vanda Schiavi

Post n°493 pubblicato il 05 Gennaio 2015 da zoppeangelo

E' morta Vanda Schiavi , compagna e amica del Blog di Libero (guardate tra le vostre amicizie ) , presente anche su FB , cosi la ricordano i suoi compagni del seindacato .

A Vanda Schiavi, compagna instancabile e generosa. Il sindacato fa le condoglianze alla famiglia
(4 Gennaio 2015)

da unioneinquiliniroma.it
Un omaggio a Vanda Schiavi, tra i fondatori della sede dell'Unione Inquilini Civitavecchia. L'Unione Inquilini Roma-Lazio esprime le condoglianze alla sua famiglia


La compagna Vanda Schiavi, tra i fondatori, dell'Unione Inquilini di Civitavecchia ci ha lasciati a causa di un brutto male.

La ricordiamo come una compagna instancabile, generosissima e sempre attenta alla realtà della sua città. Per questo, l'Unione Inquilini di Roma e del Lazio ci tiene ad esprime le condoglianze alla sua famiglia.

La terra, Vanda, per te non sarà mai troppo lieve. Da oggi siamo più poveri senza te, ma lotteremo con più forza per i diritti sociali e per essere degni di ricordarti.

La frase sotto riportata è presa dall'articolo della voce del popolo di civitavecchia che cosi descrive tra gli altri impegni la vita di vanda e il suo impegno con l'unione inquilini con la generosità con cui ha affrontato tutti i suoi impegni sociali

"...e quello sportello dell'Unione Inquilini, voluto fortemente. Vissuto quest'ultimo come una seconda casa e portato avanti con l'idealismo totale, in cui la casa sia il bene primario e irrinunciabile di ogni essere umano, anche a costo di lotte e atti clamorosi per combatterlo nei palazzi di potere...".

Massimo Pasquini,
Unione Inquilini Roma-Lazio

 

 
 
 

Come Obama cavalca il prezzo del petrolio per recuperare Cuba al business Usa

Post n°492 pubblicato il 30 Dicembre 2014 da zoppeangelo

Il significativo indebolimento economico del Venezuela, legato alla diminuzione del prezzo del petrolio ha reso possibile l'annuncio ufficiale sulla ripresa dei rapporti fra Usa e Cuba. Ma la svolta è stata preparata nel tempo da entrambe le parti. Da ultimo in ottobre il segretario di Stato Kerry ha ringraziato ufficialmente Cuba per il suo aiuto nella lotta contro Ebola.

La spaccatura fra Cuba e Usa risale al 1959, quando Fidel Castro prende il potere e nazionalizza oltre un miliardo di beni americani sull'isola. Tra il 1960 e il 1962 Kennedy impone sanzioni, poi l'embargo e la rottura di ogni rapporto diplomatico.

Da allora la comunità cubana negli Usa (oggi forte di 1,5 milioni che per l'80% vivono in Florida e 650 mila nella sola Miami), formata principalmente di anti-castristi, esuli espropriati, si è trasformata in una potente lobby (la Cuban American National Foundation), che ha spesso condizionato la politica estera statunitense. Ogni presidente Usa ha dovuto fare i conti con il pacchetto di voti dei "latinos" all'interno dei quali i cubani sono particolarmente ben organizzati e aggressivi, in grado di contribuire con 3 milioni di $ alla campagna elettorale per il Congresso, secondi per importanza solo alla lobby ebraica. Secondo Foreign Policy la Cuba Lobby ha ispirato scelte politiche "anacronistiche e irrazionali", fra cui la continua reiterazione dell'embargo, che è del tutto contrario agli interessi Usa.
Da anni premono per riprendere gli affari con Cuba sia l'industria turistica (che ipotizza un giro d'affari di 4 milioni di visitatori l'anno), che il settore agricolo e agroalimentare, chi produce materiale edile e componenti per le telecomunicazioni, le banche e gli armatori (Bloomberg 17 dicembre). In gioco non ci sono solo investimenti e commercio con Cuba, ma anche il complesso rapporto diplomatico, economico e militare con l'intera America Latina (e le sue coalizioni commercial politiche). Gia nel 2009 Obama ha allentato le sanzioni in vista del "vertice delle Americhe", come segnale della fine dell'era Bush: possibilità per gli esuli cubani di visitare i parenti a Cuba, 600 mila lo fanno nell'anno successivo; aumento da 500 a 2000 $ del tetto per le rimesse degli esuli stessi, tanto che l'ammontare totale delle rimesse passa da 1 miliardo di $ nel 2009 a 3 nel 2013 e il governo cubano si prende 20 cent ogni dollaro che entra; possibilità per le ditte Usa di tlc di acquisire licenze a Cuba. Allettante per il governo Usa anche la prospettiva di far ridiventare il Golfo del Messico un mare interno statunitense.
Tutto questi influenza l'opinione pubblica: è dal 1999 che nei sondaggi Gallup la maggioranza degli statunitensi auspica la fine dell'embargo. Secondo Stratfor (cioè secondo la CIA cfr 23 dicembre 2014), Cuba del resto non è una minaccia strategica per gli Usa dal 1991 come non lo è il Venezuela.
Tuttavia la normalizzazione (che per ora è una dichiarazione di intenti perché l'eliminazione dell'embargo deve essere ratificata dal Congresso) troverà ostacoli, principalmente da parte dei repubblicani, come il senatore della Florida Marco Rubio, figlio di un esule cubano della prima ora, e Jef Bush ex Governatore della Florida, ansiosi di conservare l'appoggio dei loro elettori di origine cubana, soprattutto anziani. La maggior parte dei democratici invece punta elettoralmente sui giovani, ormai del tutto integrati negli Usa, che non sognano di tornare o di recuperare i beni perduti dai nonni, ma solo di poter fare le vacanze a Cuba o di poterci investire. D'altro canto anche se i tempi di realizzazione dell'accordo fossero molto lunghi, gli Usa non hanno motivi impellenti di avere fretta, godono già di un vantaggio internazionale avendo annunciato la possibilità di un accordo (Stratfor 23 dic)

Da parte sua anche Raoul Castro deve affrontare una forte opposizione interna. Ma il calo del prezzo del petrolio rende evidente a tutti che il Venezuela potrebbe non essere più in grado di mantenere i generosi sussidi forniti al regime di Castro: i 100 mila barili di greggio al giorno al prezzo politico di 23 $ al barile, in parte consumati, in parte rivenduti dall'isola (fonte ISPI).

Cuba ha già fatto una analoga esperienza fra il 1991-93, quando la Russia tagliò gli aiuti che l'Urss forniva a Cuba dal 1961 (5 miliardi di $ all'anno secondo calcoli Usa), ritirò tecnici ed esperti militari, ridusse la fornitura di petrolio a un quinto (meno di 3 milioni di barili annui), non comprò più lo zucchero cubano. Il PIL di Cuba crollò del 33%, a Cuba vennero a mancare cibo, medicine, petrolio. Usa ed Europa rafforzarono l'embargo. L'Avana di notte rimaneva spesso al buio. La recessione durò a lungo, la sopravvivenza di Cuba ebbe costi altissimi; ci furono casi di malnutrizione e malattie da carenza alimentare. Solo il timore di una invasione americana consenti ai Castro di conservare unito il paese.
A metà degli anni '90 Raoul Castro, allora Ministro della Difesa e dal 2007 presidente al posto di Fidel, manda i più alti ufficiali delle forze armate all'estero a studiare economia moderna e management, i militari prendono progressivamente il controllo della produzione della canna da zucchero, quella dei sigari, la biomedicina, il turismo, le linee aeree.
Contemporaneamente Fidel Castro introduce progressivamente elementi compatibili col libero mercato: la possibilità di creare attività autonome imprenditoriali per 400 mila cubani (da tassista a commerciante, da idraulico a costruttore edile). E' permesso il secondo lavoro ai dipendenti. E' legale acquistare una casa, un terreno, un'automobile, un PC o un telefonino. Il problema è avere i soldi per comprarli visto che il salario mensile medio è di 20$ . Nel 2011 viene incoraggiata la creazione di cooperative, che occupa 500 mila operai, il 10% della forza lavoro. Il regime resta però fedele ad alcune garanzie sociali (ottime scuole, buona sanità, basso costo degli affitti); questo spiega come salari da fame convivano con un indice di sviluppo umano particolarmente buono (6° paese su 108 nel 2009), perché scuola, assistenza sanitaria sono garantiti, un welfare che Stratfor giudica "troppo costoso" e inefficiente (cfr 21 settembre 2010).
Cuba si affranca dalla monocultura dello zucchero: già nel 1995 le entrate da turismo sorpassavano quelle per l'export di zucchero. Inoltre Cuba è un importante esportatore di vaccini antivirali, in particolare in Russia Cina India e Pakistan e ha un surplus di medici. I salari sono bassi, ma almeno fino al 1994 il ventaglio delle retribuzioni era contenuto, poi , con lo sviluppo del turismo e l'apertura a investimenti stranieri molti elementi di ineguaglianza sono comparsi, legati anche al doppio standard monetario. Nel 1994 diventa legale l'uso del dollaro come moneta; il dollaro consente di acquistare merci in appositi negozi; li si recupera dalle rimesse degli immigrati, se si lavora nel turismo o in aziende di proprietà di stranieri. Il livello di vita dipende dal fatto che si possieda o no dollari. (o in alternativa euro). Di conseguenza anche il peso cubano si divide in due: il peso non convertibile e il peso convertibile in dollaro (o CuC che si rivaluta progressivamente.). Solo nel 2013 si decide di cominciare progressivamente ad avvicinare il valore delle due monete.

Dal 1998 Cuba scambia con l'Iran petrolio contro la costruzione in Iran del più grande centro di ingegneria genetica e biotecnologia della regione.
Dal 1999 il Venezuela di Chavez propone a Cuba un asse, culminato con la creazione della Alleanza bolivariana nel 2005: Cuba scambia 30 mila medici contro 37 milioni di barili di petrolio all'anno. I Venezuelani rimettono anche in funzione le quattro raffinerie di Cuba, il che consente loro di vendere direttamente il proprio petrolio e finanzia l'esplorazione sulle coste cubane per trovare depositi di greggio (oggi in questa operazione sono impegnate la spagnola Repsol, la brasiliana Petrobas e la norvegese Statoil Hidro)
Su pressione della Spagna di Zapatero l'Unione Europea nel 2005 allenta i legami con l'opposizione cubana per migliorare i rapporti con l'isola. Ma questo si traduce principalmente nello sviluppo del turismo europeo nell'isola, agevolato dai bassi costi di alberghi e trasporti; solo nella primavera 2014, con le prime difficoltà del Venezuela, si comincia a negoziare un accordo commerciale e relativo agli investimenti.
Sempre nel 2005 arrivano i primi consistenti investimenti della Cina nelle miniere di nickel a Holguin.
Nel 2012 gli Usa diventano i primi fornitori di alimentari e prodotti agricoli a Cuba (pari al 35% dei bisogni dell'isola). Nel 2013 è stata creata la prima Zona economica Speciale per investitori stranieri.

L'annuncio di Obama ha tracciato le linee guida di un possibile accordo:
- ristabilimento pieno delle relazioni diplomatiche (finora era l'ambasciata svizzera a fare facente funzione per i cittadini USA),
- Cuba sarà tolta dalla lista degli stati "terroristi",
- abolite le restrizioni per gli investimenti Usa e per i viaggi degli statunitensi,
- aumentato il tetto per le rimesse annuali dei cubani che vivono negli Usa da 2000 a 8 mila $.

Molti media si stupiscono del fatto che gli Usa non hanno chiesto nessuna garanzia su diritti umani o democrazia formale. Dopo le recenti rivelazioni sulla CIA è uno stupore quantomeno ipocrita. In ogni caso Obama è evidentemente convinto che sarà "re profitto" ad accelerare i mutamenti anche politici a Cuba.

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