Creato da zoppeangelo il 25/03/2011

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LETTURE

Post n°526 pubblicato il 11 Agosto 2015 da zoppeangelo

LA PARABOLA DEL BORDIGHISMO

Sandro Saggioro 

IN ATTESA DELLA GRANDE CRISI 

Storia del Partito Comunista Internazionale ‒ «il programma comunista» (dal 1952 al 1982),
Edizioni Colibrì, Paderno Dugnano 2014, pp. 528, € 24,00

 

LA GUERRA SPECIALE DEI GAP, una pagina controversa e poco conosciuta della lotta partigiana 

 

Santo Peli 

STORIA DEI GAP 

Terrorismo urbano e Resistenza 

Einaudi 2014 , 280 pagine , 30 euro

 

 

 

 

 
 
 

La svolta nella politica turca scombina le alleanze in Medio Oriente

Post n°525 pubblicato il 25 Luglio 2015 da zoppeangelo

La svolta nella politica turca scombina le alleanze in Medio Oriente
25 luglio 2015

La Turchia ha bombardato il 23 luglio, postazioni dell'Isis in Siria e campi curdi in Iraq; il ministro degli esteri Cavusoglu ha dichiarato che le zone liberate dall'Isis in Siria potrebbero diventare campi di raccolta per i profughi siriani. In quest'area, analoga a quella che il 1 luglio hanno creato le truppe giordane a sud della Siria, Erdogan sta inviando preventivamente 18 mila soldati.
Con queste azioni il governo turco rompe apertamente con la politica di coperta complicità con l'Isis, dopo un accordo esplicito con gli Usa. La mutata posizione turca dipende ufficialmente dall'attentato a Suruc, rivendicato dall'Isis (32 morti, 100 feriti).
La stampa americana sottolinea che può essere anche frutto dell'accordo Iran-Usa, cioè nascere del timore che l'Iran diventasse l'alleato per eccellenza degli Usa a danno della Turchia.
Ma l'evento determinante è stata certamente la conquista, a metà giugno, della città di Tal Abyad, nella provincia di Hazakah, da parte delle milizie curde armate da Washington. Questa vittoria ha permesso di unificare due province curde limitrofe (Kobani e Jazeera) lungo il confine turco-siriano. Il governo turco ha dato grande risalto al fatto che i curdi del YPG hanno espulso la popolazione araba e turkmena, simpatizzante per l'Isis. Un buon pretesto per decidere l'intervento, che mira ad estendere la zona di controllo di almeno 33 Km oltre il confine con la Siria onde impedire la formazione di un nucleo di stato curdo autonomo.

Gli Usa hanno pilotato il mutamento di indirizzo turco; la svolta è stata preparata con cura durante la visita del generale Allen e del sottosegretario alla difesa Christine Wormuth ad Ankara all'inizio di luglio. Per gli Usa il grosso vantaggio è che le basi turche per l'aeronautica sono significativamente più vicine agli obiettivi dei raid Usa contro l'ISIS. Inoltre Giordania e Turchia stanno iniziando lo smembramento della Siria, una soluzione che di quando in quando gli Usa prendono in considerazione.

Il disegno nemmeno tanto nascosto dei turchi è quello di assorbire in forma federata tutta l'area curda ex siriana, stavolta col consenso Usa, visto che è fallito il piano di puntare sui ribelli siriani per rovesciare Assad. La Siria è per i Turchi il corridoio naturale per il commercio con l'Arabia Saudita; la guerra è un danno significativo per l'economia turca, ma il peggiore degli incubi è la possibile nascita di uno stato indipendente Curdo. Oltre all'approvazione di massima di una "buffer zone" ,zona cuscinetto, in territorio siriano, nei fatti la Turchia ha avuto il via libera ad attaccare i nazionalisti curdi, prima alleati degli Usa ora abbandonabili perché non più utili.

Fino ad oggi un velo di totale ambiguità oscurava le relazioni internazionali della Turchia.

Il governo che fino a poco tempo fa teorizzava il "nessun problema coi vicini", è al centro dei conflitti: Siria e Iraq a sud, Ucraina a nord, crisi greca a ovest; in quanto potenza regionale emergente avrebbe potuto colmare il vuoto di potere determinato dal ritiro statunitense, ma è stata controbilanciata da Iran e Arabia Saudita. In più Iraq e Siria sono diventati sempre più instabili e i rapporti con Israele non sono più buoni. Il recente asse costituitosi fra Usa e Iran accresce l'isolamento turco. Per contenere l'Iran infatti i Sauditi guardano principalmente a Israele e contemporaneamente fanno scelte tattiche non sempre coerenti nell'appoggiare l'uno o l'altro gruppo sunnita. Israele d'altronde ha una sola solida alleanza: quella con la dinastia hascemita (Giordania) e in Siria preferisce un debole Assad che l'insediamento di un qualsiasi governo arabo forte.

Sul piano internazionale il governo Erdogan ha raccolto solo fallimenti: in Egitto, coi Palestinesi, con l'ISIS. Le relazioni con gli Usa erano difficili dal 2003 ( = rifiuto di concedere le basi per l'attacco all'Iraq) e di recente gli Usa hanno puntato sui peshmerga curdi per indebolire l'Isis.. Di recente hanno concesso l'uso di Incirlik contro l'ISIS, ma in generale la collaborazione con Usa e Sauditi non era definita. L'esercito turco sulla carta è temibile, ma non si cimenta in battaglia da 30 anni. L'AKP è politicamente indebolito. L'instabilità mediorientale non è l'unica minaccia, perché anche il mar Nero, area strategica, è potenziale terreno di scontro militare: gli Usa si sono insediati sulle coste rumene e i Russi non intendono perdere il controllo del Mar Nero come corridoio vitale per il loro commercio. Dal trattato di Montreux la Turchia controlla il Bosforo e può rifiutare il transito alle navi di altri paesi o comunque imporre restrizioni, che finora ha applicato nei confronti dei russi, ma anche degli americani.
Le spinte economiche a integrarsi nell'Unione Europea sono oggi molto meno forti che dieci anni fa ( nel 2007 il 57% dell'export turco era rivolto alla UE, nel 2012 era calato al 40%; nello stesso periodo l'export verso il Nordafrica e il Medio Oriente è passato dal 18 al 34% del totale). La crisi mondiale ha reso meno appetibile l'adesione alla UE. Il trattamento riservato alla Grecia ha ridotto definitivamente gli entusiasmi, dopotutto le banche turche sono indebitate fino al collo, riescono solo a pagare gli interessi sul debito, che si aggirano intorno al 32%. E' solo grazie al sostegno delle petromonarchie del Golfo che lo stato turco non va in bancarotta, l'Europa sarebbe assai meno comprensiva. I destini di Europa e Turchia quindi vanno a divaricarsi, anche per il fatto che è probabile che il peso della Turchia rispetto al resto dell'Europa si accresca in futuro, facendone un polo di attrazione alternativo a quello europeo per aree come la ex Yugoslavia, il Nord Africa, le repubbliche asiatiche ex sovietiche..

La svolta turca potrebbe essere letta solo in chiave geopolitica, ma in realtà a noi interessa per i suoi risvolti sociali e politici, che sono pesanti

Erdogan ha approfittato della situazione (allarme attentati, mobilitazione per la sicurezza) per attaccare basi del PKK (gli accordi del 2012 sono evidentemente defunti), ma anche del PYG-YPG e anche le sedi del People's Democratic Party (HDP), il partito legale turco che ha vinto 13 seggi alle ultime legislative. Cinquemila poliziotti con elicotteri e carri armati, a Istanbul e province considerate "a rischio", stanno operando centinaia di arresti di sospetti membri del PKK, del HDP, ma anche di molte organizzazioni di sinistra o comunque oppositori del governo. L'AKP di Erdogan ha perso la maggioranza in Parlamento e cerca così di impedire che l'opposizione curda e di sinistra si rafforzi. Sotto il pretesto di legge e ordine si colpiscono anche sindacalisti e attivisti operai. La violenza interna del regime si conferma.
La repressione contemporanea di curdi e lavoratori è inevitabile dal momento che in futuro la maggioranza della forza lavoro turca, a causa dei diversi tassi di fertilità, sarà curda. E oggi la situazione di questa forza lavoro è pesante: salari taglieggiati dall'inflazione (25% annua), 43% dei posti di lavoro in nero, disoccupazione dei giovani al 28%. A questi problemi il governo, complice l'imperialismo americano oggi, quelli europei ieri, risponde solo con la repressione interna e la guerra

 

 

 

Pagine Marxiste

 

 

 

 
 
 

Condannare il massacro di Suruē

Post n°524 pubblicato il 22 Luglio 2015 da zoppeangelo

Condannare il massacro di Suruç! Trovare, perseguire e punire i colpevoli! Abbasso l'ISIS e i suoi alleati in Turchia! Riteniamo Erdoganan e il governo dell'AKP responsabili!

Il 20 giugno 2015 decine di persone, più di 50 da alcuni conteggi, hanno perso la vita a causa dell'attacco di un kamikaze nella città di Suruç, nella provincia di Urfa in Turchia, appena oltre il confine dal cantone di Rojava - Kobane, l'entità politica autonoma del Kurdistan occidentale fondata nel 2012, nel nord della Siria.
Questo attacco è stato portato al gruppo giovanile della ESP, una delle forze che compongono il partito ombrello HDP (Partito democratico del popolo), che ha raggiunto il 13 % del voto popolare nelle elezioni del 7 giugno e ha causato al partito di Erdogan, l'AKP al potere, una grave battuta d'arresto. Da questo punto di vista, questo attacco appare l'ennesimo episodio di una lunga lista di attacchi attentamente pianificati all'HDP già durante la campagna elettorale, che si è conclusa nel segno dell'esplosione di una bomba durante la manifestazione nella città di Diyarbakir, che si è tenuta due giorni prima delle elezioni e che ha causato quattro morti.
La 3 ° Conferenza Euromediterranea, che riunisce partiti, organizzazioni e militanti provenienti da 19 paesi di quattro continenti in una riunione internazionalista ad Atene, il 18-20 luglio 2015, condanna duramente l'attacco e chiede che sia fatto tutto il possibile per perseguire e punire gli esecutori e i mandanti. La conferenza prende atto che questo attacco alla HDP è anche inequivocabilmente un attacco contro il popolo curdo e coloro che agiscono in solidarietà con esso. Questi fatti ricordano l'orribile attacco lanciato a Kobane dalle forze dello Stato Islamico dell'Iraq e il Levante (ISIS) solo un mese fa, il 25 giugno, e che ha visto 146 vittime tra i civili, mentre contemporaneamente un'altra potente bomba esplodeva lo stesso giorno, come questo recente massacro in Suruç. Si può affermare senza rischio di errore che la forza alla base di questo nuovo massacro è di nuovo l' SIL, direttamente o tramite i suoi alleati takfiri in Turchia. Questa organizzazione barbara, a sua volta, è stata utilizzato da Erdogan e il suo governo AKP, come leva nella loro lotta per avere maggior potere in Medio Oriente e anche per perseguire l'obiettivo di porre fine all'esperienza di autonomia curda a Kobane.
La conferenza dichiara che è incondizionatamente dalla parte della nazione curda, oppressa nella sua lotta per i propri diritti nazionali nel contesto di una partizione del Kurdistan in quattro parti (Turchia, Iran, Iraq e Siria)che risale a quasi un secolo fa. Dichiara inoltre il suo sostegno a tutte le forze rivoluzionarie e progressiste in Turchia, Siria e Iraq che si battono contro il barbaro ISIS. Dichiara inoltre in modo inequivocabile la convinzione che a meno che Erdogan e il governo dell'AKP siano sconfitti in Turchia, l'ISIScontinuerà a godere del sostegno della Turchia, con la quale la Siria condivide una lunga frontiera di 900 chilometri, oltre che dell'Arabia Saudita e del Qatar, in termini di: logistica, finanza, armi, assistenza sanitaria per i suoi combattenti e un flusso di militanti oltre il confine. Erdogan e il governo dell'AKP sono stati colti in flagrante in ripetuti casi di incursioni da parte delle forze di sicurezza della Turchia stessa sui camion TIR del MIT, l'organizzazione di intelligence turca, nei cui depositi sono state scoperte armi dirette all'ISIS o altrigruppi armati settari. Tutti questi casi sono stati successivamente coperti attraverso le decisioni arbitrarie della magistratura turca sotto il controllo di Erdogan, ma l'evidenza è incontrovertibile.
La Conferenza estende il proprio supporto a tutte le forze che si battono contro Erdogan e il governo dispotico dell'AKP in modo coerente, in particolare al Partito Rivoluzionario dei Lavoratori (DIP), e mette in guardia contro le terribili conseguenze che possono derivare da ogni tipo di esitazione sulla questione della lotta contro queste forze.
La nostra solidarietà va in primo luogo, naturalmente, al popolo curdo che si batte valorosamente per la sua libertà e dignità.
Battere l'ISIS signore della guerra e la sua politica reazionaria!
Abbattere Erdogan e al governo dell'AKP!
Riconoscere incondizionatamente il diritto all'autodeterminazione dei Curdi!
Avanti per una federazione socialista del Medio Oriente e dell' Africa del Nord!

Risoluzione della Terza Conferenza Euromediterranea di Atene

 

 

 

 

 

 
 
 

LA BARBARIE DEL CAPITALISMO EUROPEO. IL FALLIMENTO DEL RIFORMISMO DI TSIPRAS. LA RIVOLUZIONE SOCIALISTA UNICA SOLUZIONE

Post n°523 pubblicato il 21 Luglio 2015 da zoppeangelo

I creditori strozzini dell'Unione Europea, della BCE, del FMI ( la famigerata Troika) hanno stretto il cappio al collo della Grecia. Un paese già condannato alla catastrofe umanitaria viene nuovamente messo a saccheggio: ulteriore taglio alle pensioni, nuove tasse sui beni alimentari, nuova svendita dei beni nazionali ai creditori, ulteriore distruzione dei diritti sindacali.
Il tutto sotto il commissariamento diretto degli strozzini.
Il NO di massa del popolo greco ai creditori è stato svenduto da Tsipras in sette giorni ai nemici dei lavoratori greci. Il capitalismo tedesco a guida Merkel è il capofila degli strozzini europei. Gli stessi capitalisti tedeschi che precarizzano il lavoro in Germania ( mini job) puntano a garantire le proprie banche e la cassaforte del proprio Stato con il saccheggio della Grecia.
Ma gli altri capitalismi europei non sono da meno. Il governo Renzi e i suoi amici capitalisti, gli stessi che tagliano i diritti sindacali ai lavoratori italiani, plaudono alla svendita dei lavoratori greci.
Lo stesso vale per il governo Hollande, grande architetto dietro le quinte dell'intesa greca. Tutti i capitalismi creditori sono complici della rapina, quale che sia il colore del proprio governo.
Se Renzi e Hollande "criticano" sottovoce la Merkel è solo perchè vorrebbero avere più ampi spazi nelle proprie manovre di bilancio per tagliare le tasse ai propri capitalisti e poter fare qualche altra concessione elettorale truffa. La campagna "per lo sviluppo e la crescita" riguarda solo crescita e sviluppo dei profitti. I populismi reazionari di Grillo e Salvini non sono meno ipocriti.
Le loro grida sul "colpo di Stato della Germania" in Grecia serve solo a dirottare contro il nemico esterno lo sguardo dei lavoratori italiani, distogliendolo dalla lotta contro i propri capitalisti e il proprio Stato. Come se un capitalismo nazionale, con propria moneta nazionale, non fosse ugualmente sfruttatore dei propri lavoratori, e creditore strozzino di altri popoli.
La Gran Bretagna della sovrana sterlina non è quella che vara in casa i contratti a zero ore e le peggiori leggi anti sindacali, mentre conserva diritti para coloniali su altre nazioni? La verità che emerge una volta di più dai fatti di Grecia è la crudeltà e il fallimento del capitalismo, in ogni paese e su scala continentale. Il sogno di riformarlo è una utopia.
La pretesa di Tsipras di un "compromesso onorevole" con il capitalismo strozzino della Troika ( e con gli armatori greci) si è risolta in una capitolazione vergognosa.
Che tradisce la lotta e le speranze di un popolo. I partiti della sinistra italiana ( Sel, Prc) già suicidatisi in passato nei governi di centrosinistra- votando precarietà del lavoro , tagli sociali, missioni di guerra- si sono aggrappati all'immagine di Tsipras per cercare di risorgere. Ma hanno impugnato la bandiera di Tsipras proprio mentre Tsipras la ammainava . E oggi arrivano a dire che se fossero nel Parlamento greco... voterebbero l'accordo di capitolazione.
Non dubitiamo. Chi tradisce una volta tradisce sempre: è la coerenza del suicidio politico. I lavoratori italiani, come i lavoratori greci, come tutti i lavoratori europei hanno bisogno di un'altra sinistra. Non la sinistra del capitalismo, ma una sinistra rivoluzionaria.
Che unisca i lavoratori al di là delle frontiere. Che avanzi un programma di ripudio del debito verso gli strozzini, di nazionalizzazione delle banche, di esproprio dei capitalisti, a favore di un governo dei lavoratori. L'unico governo che possa liberare il lavoro, nella prospettiva storica degli Stati uniti socialisti di Europa. Il capitalismo o lo si rovescia o lo si subisce.
Una volta di più, questo ci insegna la Grecia. Dare un partito a questa verità è l'impegno del Partito Comunista dei Lavoratori in Italia, e del Partito operaio rivoluzionario ( EEK) in Grecia.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

 

 
 
 

PAGINE MARXISTE N.38

Post n°522 pubblicato il 21 Luglio 2015 da zoppeangelo

 

N°38 Pagine Marxiste - Luglio 2015
  1. LAVORARE PER IL PARTITO (Editoriale)
  2. Contro la Fortezza Europa, per l’internazionalismo proletario (Immigrazione)
  3. Medio Oriente: i conflitti aumentano e s’incancreniscono
  4. Il 1° Maggio 2015 nel mondo
  5. L’INFAMIA DEL 24 MAGGIO (CENTO ANNI FA L’INGRESSO DELL’ITALIA IN GUERRA)
  6. LA GUERRA SPECIALE DEI GAP (Letture e recensioni - Una pagina controversa e poco conosciuta della lotta partigiana)
  7. La parabola del bordighismo (Letture e recensioni)
 
 
 
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