Creato da zoppeangelo il 25/03/2011

L'INTERNAZIONALISTA

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1° MAGGIO 1947 , i morti dimenticati

Post n°568 pubblicato il 30 Aprile 2017 da zoppeangelo

Il 1º maggio 1947, nel secondo dopoguerra, si tornava a festeggiare la festa dei lavoratori,circa duemila lavoratori della zona di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello, in prevalenza contadini, si riunirono in località Portella della Ginestra, nella vallata circoscritta dai monti Kumeta e Maja e Pelavet, per manifestare contro il latifondismo, a favore dell'occupazione delle terre incolte e per festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo nelle recenti elezioni per l'Assemblea Regionale Siciliana, svoltesi il 20 aprile di quell'anno e nelle quali la coalizione PSI - PCI aveva conquistato 29 rappresentanti su 90 (con il 29% circa dei voti) contro i soli 21 della DC (crollata al 20% circa). Improvvisamente dal monte Pelavet partirono sulla folla in festa numerose raffiche di mitra, che si protrassero per circa un quarto d'ora e lasciarono sul terreno undici morti (nove adulti e due bambini) e ventisette feriti, di cui alcuni morirono in seguito per le ferite riportate .

Morti nella strage politico - mafiosa

Margherita Clesceri (minoranza albanese, 37 anni)
Giorgio Cusenza (min. albanese, 42 anni)
Giovanni Megna (min. albanese, 18 anni)
Francesco Vicari (min. albanese, 22 anni)
Vito Allotta (min. albanese, 19 anni)
Serafino Lascari (min. albanese, 15 anni)
Filippo Di Salvo (min. albanese, 48 anni)
Giuseppe Di Maggio (13 anni)
Castrense Intravaia (18 anni)
Giovanni Grifò (12 anni)
Vincenza La Fata (8 anni)

Nel mese successivo alla strage di Portella della Ginestra, avvennero attentati con mitra e bombe a mano contro le sedi del PCI di Monreale, Carini, Cinisi, Terrasini, Borgetto, Partinico, San Giuseppe Jato e San Cipirello, provocando in tutto un morto e numerosi feriti: sui luoghi degli attentati vennero lasciati dei volantini firmati dal bandito Salvatore Giuliano che incitavano la popolazione a ribellarsi al comunismo

Il bandito Giuliano

 

Secondo l'ipotesi sostenuta da Girolamo Li Causi parlamentare siciliano del PCI e dalla CGIL 

il bandito Giuliano era solo l'esecutore del massacro: i mandanti, gli agrari e i mafiosi, avevano voluto lanciare un preciso messaggio politico all'indomani della vittoria del Blocco del Popolo alle elezioni regionali .

 

 

 

 
 
 

RICORDO DI FERRUCCIO GHINAGLIA

Post n°567 pubblicato il 19 Aprile 2017 da zoppeangelo

Ricordare Ferruccio Ghinaglia per prendere coscienza del presente.

Il 21 aprile 1921 Ghinaglia moriva assassinato dai fascisti. Sere prima in Borgo Ticino, il rione popolare "fortilizio dei socialcomunisti" come dicevano i fascisti, Ghinaglia aveva parlato a una riunione operaia sulla necessità di reagire allo squadrismo. E al termine del comizio i borghigiani avevano attaccato e disperso un gruppo di fascisti che sui camion tornavano da una delle loro bravate notturne.
La sera del 21, Ghinaglia e i suoi compagni furono presi a rivoltellate.
Colpito alla testa Ghinaglia morì all'istante. Afferma Arturo Bianchi, un fascista della prima ora, che Ghinaglia stava cantando l'Internazionale.
Morto Ghinaglia, il gruppo comunista pavese perse in parte slancio, ma proseguì la sua attività fino agli arresti di massa del 1927.

L'esempio di questi propugnatori della lotta internazionalista in Italia non solo non deve essere dimenticato ma ripreso per una ferma e decisa opposizione alle nuove guerre dell'imperialismo

Venerdì 21 aprile dalle ore 11:00 alle ore 12:30
Piazzale Ferruccio Ghinaglia, Pavia
Organizzato da Pcl Pavia

funerali di Ferruccio Ghinaglia

feretro di Ferruccio Ghinaglia

 

 

 
 
 

Addio a Piergiorgio Tiboni

Post n°566 pubblicato il 19 Marzo 2017 da zoppeangelo

Se n'è andato Piergiorgio Tiboni, 79 anni, storico sindacalista milanese .La sua storia è strettamente legata ad una esperienza unica nel panorama politico e sindacale italiano. Cioè quella Fim-Cisl, la categoria dei metalmeccanici dell'organizzazione cattolica, che diventò un serbatoio di quadri e dirigenti della cosiddetta nuova sinistra, soprattutto Avanguardia operaia (prima) e Democrazia proletaria (dopo).
La Fim milanese dal '70 al '74 aveva 50mila iscritti; in una ottica di collettivo e di uguaglianza anche dentro il sindacato, decise di abolire la figura del segretario generale per far posto a quella del "coordinatore". Spesso le tute blu cisline superarono a sinistra la Fiom-Cgil in vertenze di peso come Alfa Romeo, Pirelli, ex Breda e Ansaldo, praticando il "non accordo" nelle trattative.
I quadri della Fim di Milano arrivavano dalle lotte studentesche, oltre che dai luoghi di lavoro. Fu un grande laboratorio - raccontò Tiboni anni dopo - Quell'esperienza esprimeva anche un modo non burocratico di vivere il sindacato, la delega era ridotta al minimo, gli obiettivi tenevano aperte prospettive non solo di tutela immediata, ma anche di cambiamento dei rapporti di potere che ci sono nella società. Non volevamo semplicemente 'abbattere il capitalismo', ma avevamo la consapevolezza di poter profondamente migliorare il contesto sociale nell'ambito dei rapporti tra capitale e lavoro".
Poi gli anni cambiarono, la Fim nazionale normalizzò i rivoluzionari milanesi e Tiboni fu licenziato dalla Fim. Così nel 1991 Tiboni insieme ad altri fuoriusciti, i quali investirono le proprie liquidazioni per mettere su la struttura, fondarono il Cub

 
 
 

PAVIA 18 MARZO INCONTRO CON M.FERRANDO

Post n°565 pubblicato il 11 Marzo 2017 da zoppeangelo

 
 
 

EURO O LIRA --FOIBE E REVISIONISMO STORICO

Post n°564 pubblicato il 07 Febbraio 2017 da zoppeangelo

 

Euro o lira, il vero problema è il capitalismo Contro la truffa del nazionalismo!

Il capitalismo è un sistema fallito. L'aumento impressionante delle disuguaglianze sociali in tutto il mondo ne è la misura. Ma un sistema fallito, in profonda crisi di consenso, deve riuscire a dirottare su falsi miti la rabbia sociale delle classi che sfrutta.
Per un certo tempo il mito europeista ha svolto questo ruolo. Perché i sacrifici? Perché bisogna "entrare in Europa", si diceva in Italia negli anni ‘90. L'Unione Europea dei principali stati capitalisti veniva presentata come orizzonte di progresso. Ma l'esperienza della UE ha dimostrato l'opposto: precarietà del lavoro, privatizzazioni, tagli alle prestazioni sociali, demolizione dei contratti nazionali. Sono le politiche di tutti i governi UE. Per ultimo del governo Tsipras, che aveva annunciato la "riforma sociale e democratica" della UE e ha finito con lo svendere alla troika persino l'acqua pubblica. A riprova che non si può riformare la UE.

Ora che la truffa dell'Unione ha perso la propria credibilità, tornano in voga i miti nazionalisti e sovranisti. Perché i sacrifici? Perché c'è l'euro e la Germania ci sfrutta. L'uscita dall'euro e/o dalla UE diventa la via maestra del ritorno della democrazia e della "sovranità del popolo". È la propaganda dei nazionalismi reazionari europei, ma anche, in altre forme, di ambienti diversi della sinistra. È un'altra truffa.

Non esiste la sovranità di una moneta. Esiste la sovranità della classe sociale che la controlla. All'ombra del dollaro sovrano, i padroni USA hanno abbassato i salari, tagliato milioni di posti di lavoro, sotto Bush come sotto Obama. Ed oggi Donald Trump, nel nome della nazione americana, annuncia una nuova stretta contro la sanità e i diritti sindacali. Sotto la sovranissima sterlina, i padroni inglesi hanno smantellato i diritti e le conquiste sociali di generazioni di sfruttati. Oggi, l'uscita della Gran Bretagna dalla UE non cambia di una virgola il corso distruttivo di queste politiche.

La nuova moda dell'era Trump è dunque la vecchia truffa del nazionalismo: la borghesia in ogni Stato arruola i propri lavoratori contro i lavoratori di altri paesi, in una competizione mondiale di tutti contro tutti. I sacrifici che prima erano richiesti nel nome della globalizzazione e del libero scambio, ora sono invocati sempre più nel nome della Patria e della Nazione. Ma a pagare sono sempre gli stessi: i lavoratori. E a guadagnarci sono sempre gli stessi: i capitalisti e i loro profitti. Questa è la truffa che si nasconde dietro le parole dei Le Pen, dei Salvini, dei Grillo...

La verità è che l'alternativa non è tra euro e lira, tra libero scambio o protezionismo, tra Unione Europea e nazione. L'alternativa vera è tra capitalisti e lavoratori. Tra capitalismo e socialismo. In ogni paese e su scala mondiale. Da un lato un sistema sociale fallito che non ha nulla da offrire ma solo da togliere, quali che siano le sue monete e le sue istituzioni, nel quale la sovranità sta in ogni caso nelle mani dei capitalisti, dei banchieri, della loro dittatura. Dall'altro un progetto di alternativa di società in cui a comandare sia finalmente chi lavora, chi produce la ricchezza della società, e cioè la sua maggioranza, a partire dal controllo delle leve fondamentali dell'economia.

Il Partito Comunista dei Lavoratori si batte nelle lotte dei lavoratori, in ogni lotta di resistenza sociale per questo progetto di liberazione e rivoluzione. Per la costruzione di un partito internazionale della classe lavoratrice basato su questa prospettiva: l'unica vera alternativa.

 

FOIBE E REVISIONISMO STORICO

La destra è riuscita a coinvolgere anche una buona parte della sinistra

Il revisionismo storico ha avuto una funzione importantissima in questi ultimi vent'anni nel determinare il cambiamento di orientamento dell'opinione pubblica rispetto ai valori della Resistenza italiana.

Con il revisionismo storico si è cercato di trasformare vittime del fascismo e del nazismo in carnefici.

Per fare questo si è scelto soprattutto la zona del confine orientale d'Italia, che è stata storicamente una zona molto difficile per i rapporti fra italiani, sloveni e croati, in quanto il fascismo in queste terre è stato una dittatura molto più violenta rispetto a quello che è stato nel resto d'Italia.

Un fascismo specificamente razzista, antislavo, che ha portato alla italianizzazione forzata centinaia di migliaia di persone e una repressione etnica.

È stato usato il fatto che non si fosse parlato della storia del confine orientale in Italia, in questo dopoguerra, per introdurre, così, nel dibattito politico una questione come quella delle foibe, facendo credere alla gente che prima non fosse accaduto assolutamente nulla.

Si è cioè isolata questa vicenda del resto della storia del confine orientale, dimenticando ciò che è stata la seconda guerra mondiale nel territorio del Friuli Venezia.

Coloro, infatti, che combattevano con la Repubblica Sociale in quei territori erano a diretto servizio dei nazisti, dei battaglioni Mussolini, della milizia difesa territoriale, della Decima Mas e di altre formazioni come la guardia civica, e giuravano direttamente fedeltà ad Hitler nel nostro territorio.

Tutte queste cose sono state nascoste, sono state naturalmente dimenticate.

In questo modo si sono presentati i fascisti, che hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale al fianco dei nazisti e hanno sterminato e massacrato intere popolazioni, come coloro che avevano salvato il confine orientale d'Italia dall'invadenza slava, dimenticando che, se avesse vinto il nazismo, quei territori non sarebbero mai più stati in Italia.

Quindi, con questo "gioco", in sostanza, si è fatto passare ciò che è successo nel dopoguerra in tutta Italia contro i fascisti come un preciso progetto del movimento di liberazione jugoslavo non contro i fascisti ma contro gli italiani in quanto tali.

In questo tipo di visione, la destra è riuscita a coinvolgere, purtroppo, anche una buona parte della sinistra. La funzione della propaganda revisionista è stata proprio quella di legittimare l'entrata dei fascisti nella scena politica e poi anche al governo.

Attraverso il revisionismo storico si è sempre più equiparato coloro che avevano combattuto con la Repubblica Sociale ai partigiani, passando attraverso il discorso che tutti i morti sono uguali che poi tutti, comunque, hanno combattuto per un ideale indipendentemente da quale fosse, questo ideale.

Chi ha iniziato questo discorso è stato a suo tempo l'onorevole Violante, che a Trieste nel 1998, in un incontro organizzato dall'università con Gianfranco Fini, ha cominciato a parlare dei "ragazzi di Salò".

Da allora in poi è stato un continuo distanziarsi sempre più rispetto alla all'impostazione della precedente lettura della Resistenza.

Dal carteggio intorno alla foiba di Basovizza - quella che viene considerata il simbolo, il monumento nazionale - che si trova oggi nei negli archivi di Washington, risulta chiaramente che non è mai stato infoibato nessuno, e che il tutto è assolutamente frutto di propaganda.

La grande attenzione a questi fatti è funzionale alla criminalizzazione della Resistenza jugoslava, che fu la più grande resistenza europea.

Di riflesso, si criminalizza tutta la Resistenza, e si apre il varco per criminalizzare anche quella italiana, come sta dimostrando Pansa con i suoi libri.

Dobbiamo renderci conto che la Repubblica italiana non ha mai fatto veramente i conti con le responsabilità del fascismo.

Dietro al discorso delle foibe c'è proprio l'interesse di continuare a nascondere queste responsabilità

                                   

 

 

 
 
 
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