Creato da zoppeangelo il 25/03/2011

L'INTERNAZIONALISTA

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Uscito Pagine Marxiste: ottobre 2017

Post n°576 pubblicato il 16 Novembre 2017 da zoppeangelo

Indice:
4 L'ITALIA ARMATA in Medio Oriente e Libia. Il punto sulle spedizioni italiane
8 Italia-Francia, la contesa sulla Libia. L'Italia fa accordi con bande di trafficanti di uomini
12 Alternative für Deutschland, non per i lavoratori tedeschi
16 100° DELLA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE
Ottobre 1917: rivoluzione ieri, rivoluzione oggi
21 Daniel De Leon e la lotta per il socialismo in un paese a capitalismo avanzato
26 Venezuela. Fallimento del "socialismo" rentier
34 1919-1920 Una pagina sconosciuta di internazionalismo proletario.
I FERROVIERI ITALIANI E IL BOICOTTAGGIO DEI TRENI CARICHI DI ARMI CONTRO LA RUSSIA RIVOLUZIONARIA

 
 
 

A SINISTRA: UNA PROPOSTA DIRETTA

Post n°575 pubblicato il 31 Luglio 2017 da zoppeangelo

A SINISTRA: UNA PROPOSTA DIRETTA
(26 Luglio 2017)

Definire "spettacolo" ciò che si sta verificando " a sinistra" in questi giorni è già un complimento.
Tralascio giudizi e valutazioni così come tralascio la storia, più recente e più antica, delle vicende che si sono succedute a partire dallo scioglimento del PCI e dall'implosione dei grandi partiti di massa.
Da oltre vent'anni ne abbiamo scritto in tanti, ci si è riflettuto sopra, si sono sviluppate iniziative politiche la maggior parte contraddittorie e fallimentari.
Principalmente ha fallito la sinistra di governo.
Un'affermazione che si può ben sostenere con evidenti pezze d'appoggio: il risultato finale di questa stagione è la consegna del sistema politico italiano a più di una destra dalla quale affiora semplicemente una lotta per il potere sulla base di opzioni davvero pericolose di tipo bellico, razzista, di sopraffazione, di riaffermazione del dominio capitalistico nella peggior dimensione.
Sono state sbagliate tutte le previsioni sulla base delle quali era stato accettato, proprio al momento dello scioglimento del PCI, l'orizzonte della "fine della storia" quale diretta conseguenza della conclusione storica della vicenda del comunismo reale in Unione Sovietica (tralascio soltanto per economia del discorso anche l'esame di ciò che è andato avanti da questo punto di vista).
Si è rinunciato a portare avanti ciò che in Occidente era stato costruito sulla base di esperienze diverse a sinistra, sia dal punto di vista socialdemocratico sia dal punto di vista dell'originalità dell'esperienza comunista in particolare in Italia.
Inutile però rievocare tutta questa storia, il punto sta da un'altra parte : quello del recupero di un dato sufficiente di rappresentatività politica e di aggregazione sociale da parte di un soggetto organizzato sulla base dell'idea di fornire una risposta a tutte le domande rimaste inevase nel corso di questo spazio temporale.
Un soggetto politico che prima di tutto non consideri la storia finita e il capitalismo (nelle sue varie declinazioni) il solo orizzonte possibile.
Un soggetto politico che non può essere definito altrimenti che "partito", la cui realtà teorica, politica, organizzativa debba essere imperniata su due principi fondamentali:

1)Un partito attrezzato per continuare a considerare l'andamento della storia nel senso di una trasformazione in senso socialista della società, per il superamento del capitalismo;
2)La Costituzione italiana nella sua essenza riguardante il rapporto tra la prima e seconda parte quale "tavola" ancora da applicare considerandola come strumento per un passaggio di transizione. Costituzione che contiene in sé anche i necessari elementi di riferimento sul piano della dimensione sovranazionale e di politica estera.
3)La questione del "governo" semplicemente non esiste, almeno per questa fase politica. Questo perché il dato prioritario da conseguire è quello della rappresentanza a tutti i livelli. Rappresentanza fondata su di una aggregazione radicata nella realtà e posta a diretto confronto con la molteplicità delle contraddizioni che agiscono pesantemente sulla società moderna (le abbiamo tutti presente; evitiamo inutili liste della spesa.)

Su queste basi potrebbe essere possibile scrivere un documento politico di taglio "costituente" alla cui stesura tutti i soggetti interessati potrebbero intervenire attraverso l'elaborazione di un metodo democratico che porti a una assise congressuale per la formazione di un partito della sinistra d'alternativa e non semplicemente la ricerca di una lista elettorale.
In passato mi era già capitato di avanzare, a questo proposito, una proposta di metodo che rinnovo:

1)E' necessario che i soggetti costituiti o quelli "in fieri" sviluppino un atto di assoluta generosità ponendosi a disposizione completamente come sigle, quadri, organizzazione, strutture;
2)Debbono essere organizzate, a livello regionale, assemblee autoconvocate di discussione di un primo manifesto. Assemblee che eleggano delegati per una Assemblea Nazionale e diano impulso alla formazione di comitati provinciali;
3)I delegati nazionali, al massimo un centinaio, debbono lavorare per qualche mese attorno a tre questioni: 1) elaborazione di un documento programmatico; 2) statuto e regolamento congressuale; 3) progetto di forma partito;
4)Elaborati questi strumenti di lavoro si ritorna alle assemblee regionali per l'elezione dei delegati (provvedendo nel frattempo alla formalizzazione delle adesioni) per il Congresso Nazionale. Formazione dei gruppi dirigenti periferici
5)Congresso Nazionale, formazione del gruppo dirigente nazionale.
Principi inderogabili: autoconvocazione come base, autofinanziamento.

Tutti debbono essere consapevoli dell'insufficienza complessiva in un quadro di indispensabilità di tutti e di pieno rispetto delle reciproche diversità, anche di quelle maturate nelle occasioni di scissione che, in tempi antichi e recenti, hanno contrassegnato il cammino della sinistra italiana.
Grazie a coloro che vorranno aiutarmi nel diffondere questo messaggio e a quanti avranno la cortesia di rispondermi.

Franco Astengo

 

 
 
 

I COMUNISTI ITALIANI E LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA.

Post n°570 pubblicato il 06 Giugno 2017 da zoppeangelo

 

La bibliografia sulla guerra di Spagna si arricchisce della dettagliata ricerca storica di Mirella Mingardo, che si concentra sull'azione dei volontari italiani in particolare i comunisti, da quelli "ufficiali" agli eretici, questi ultimi inquadrati nella Colonna Lenin del POUM, con l'obiettivo di aprire la strada, tramite la lotta armata rivoluzionaria contro le truppe di Franco, alle collettivizzazioni e alla rivoluzione sociale.
Col filo conduttore del ruolo della stampa clandestina, l'autrice analizza le fasi del conflitto fino al tragico esito, che contribuì anche tra gli oppositori italiani a far crollare le speranze, generare stanchezza e rassegnazione alla vigilia di nuovi sconvolgimenti.
Dopo l'esaltazione per la proclamazione dell'impero con la conquista dell'Etiopia, nel maggio 1936, il regime fascista, contrariamente alle aspettative, era entrato «in una fase di logoramento organico» sia al vertice che in periferia. La dittatura imboccava la via del declino proprio negli anni in cui procedeva con maggiore decisione al processo di fascistizzazione, che avrebbe dovuto condurre al definitivo superamento del vecchio modello liberal-borghese, e favorire una più concreta totalitarizzazione del Paese.
La guerra di Spagna si insinuò nel declino del comune consenso al regime e si rivelò il primo mattone nella costruzione del rifiuto; essa fu l'inizio del tardo abbandono dell'esaltazione fascista a favore di un atteggiamento maggiormente critico nei confronti del governo di Mussolini, premessa a una reazione più generalizzata e progressiva.
Gli italiani giunti in Spagna come volontari (oltre cinquemila) appartenevano un po' a tutte le classi sociali, anche se in gran parte erano operai. Erano in maggioranza persone non più molto giovani, provate da lunghi anni d'esilio, animate dalla precisa volontà di lottare finalmente contro il fascismo.
Dei volontari italiani che partirono per la Spagna allo scoppio della guerra civile, molti erano fuoriusciti, rifugiatisi all'estero per sfuggire alle persecuzioni fasciste; tra i comunisti, non pochi furono coloro che raggiunsero il fronte anticipando le indicazioni di partito e la stessa Internazionale.
La decisione dell'URSS di inviare armamenti alla repubblica non stava a significare "solidarietà internazionalista", ma la volontà di condizionare la politica del governo e dei partiti del fronte popolare.
Con l'infiltrazione degli agenti dell'NKVD - la polizia segreta sovietica - nei posti chiave nella polizia segreta repubblicana, gli stalinisti riuscirono a formare «una polizia nella polizia, con proprie carceri, proprie sedi, proprie comunicazioni». In tale contesto fu «un gioco eliminare silenziosamente dissidenti ed avversari politici», anarchici, poumisti, trotskisti. In tal senso si distinsero anche gli agenti stalinisti italiani: i "Carlos Contreras", i Codovilla ...
Come scriveva «Prometeo», la Russia, senza dubbio, temeva una vittoria del fascismo, ma ancor di più una successiva lotta del proletariato spagnolo contro il suo governo democratico, lotta che se avesse trionfato avrebbe riportato «in modo più acuto ed ineluttabile il problema dell'intervento internazionale armato, cioè la guerra, per schiacciare la vittoria proletaria».
La guerra civile di Spagna fu la "prova generale" del secondo macello mondiale. La guerra imperialista poi scoppiò ugualmente, ma dopo l'avvenuta demolizione del proletariato spagnolo e internazionale.
Oggi, anche e soprattutto in questa fase convulsa di scontro e di ridefinizione degli assetti tra le singole potenze nel mondo, gli insegnamenti della guerra civile spagnola continuano ad essere più che mai attuali.

 
 
 

novitą editoriale : STORIA DI UN COMUNISTA di Toni Negri

Post n°560 pubblicato il 08 Dicembre 2016 da zoppeangelo

Dall'infanzia negli anni atroci della guerra all'apprendistato filosofico alla militanza comunista, dal '68 alla strage di piazza Fontana, da Potere Operaio all'autonomia e al '77: la storia di Toni Negri, uno dei filosofi italiani più noti nel mondo e uno dei motori di un'avventura collettiva del pensiero che ha sognato e tentato l'assalto al cielo dell'ingiustizia e dello sfruttamento. Ma anche la storia di un italiano - e di un veneto, legato da un grande amore alla sua terra - che attraversa l'Italia della ricostruzione e giunge fino al cosiddetto miracolo italiano, per mostrarlo dal punto di vista di chi quel miracolo lo ha davvero costruito, e ha rivendicato con le lotte il diritto di goderne i frutti: il racconto di una generazione che attraversa ed è attraversato da eventi grandi e drammatici, ma anche piccoli e misconosciuti, e da una miriade di altre individualità che condividono, intersecano, contribuiscono a formare e scrivere il romanzo di formazione di un soggetto al tempo stesso individuale e collettivo. Dopo essere stata distorta, deformata e strumentalizzata per scopi politici e giudiziari, oggi questa storia viene raccontata dalla viva voce del suo protagonista, attingendo a una vasta documentazione e a una memoria che la restituisce alla sua verità umana, storica e politica

 

Il lungo '68 italiano | Toni Negri - Gad Lerner

Negri Lerner e De Michele presentano il libro Storia di un comunista , un po lungo ma molto interessante , per chi ha vissuto gli anni della contestazione giovanile del 68 passando per l'autunno caldo fino al movimento del 77 .

 

 
 
 

Novitą editoriale : CENTO ANNI - MARCO FERRANDO

Post n°552 pubblicato il 01 Luglio 2016 da zoppeangelo

Storia e attualità della rivoluzione comunista

Nel 2017 l'orologio della Storia segnerà, con la forza propria degli anniversari, un passaggio epocale. Nel mese di Ottobre, infatti, sarà passato un secolo da quando, nello sterminato ex impero zarista, un'incredibile forza popolare riuscì a trasformare in realtà quella che sembrava un'impresa impossibile: prendere il Palazzo d'Inverno e portare così a compimento il sogno di una rivoluzione comunista.
Nel secolo trascorso da quel momento, tutto sembra cambiato, fuorché la necessità delle masse di tornare a recitare un ruolo di primo piano sul palcoscenico degli eventi mondiali, rovesciando il capitalismo, che tra disastri ecologici e guerre sanguinose sta riversando la propria crisi sulle condizioni dell'umanità e minaccia di trascinarla verso nuove catastrofi.
Interrogando i cento anni che separano l'oggi dai fatti del 1917, Marco Ferrando indaga il cammino e l'evoluzione della lotta di classe, riflettendo sulle sue conquiste come sulle sue sconfitte all'interno di un libro unico nel suo genere: una storia sociale e politica completamente dedicata al movimento dei lavoratori di tutto il mondo che, malgrado il trascorrere del tempo, continua a non avere nulla da perdere. A parte, s'intende, le proprie catene (in collaborazione con il Partito Comunista dei Lavoratori).

MARCO FERRANDO - professore di filosofia impegnato da sempre all'interno del movimento dei lavoratori, Marco Ferrando è nato a Genova nel 1954. Dal 2008, anno della sua fondazione, è portavoce del Partito Comunista dei Lavoratori

 

 
 
 
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