Creato da zoppeangelo il 25/03/2011

L'INTERNAZIONALISTA

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N°41 Pagine Marxiste - Dicembre 2016

Post n°561 pubblicato il 07 Gennaio 2017 da zoppeangelo

  • La vittoria che conta (e che manca) (Editoriale)
  • La legge di Bilancio 2017. Un bilancio di classe
  • USA: elezioni presidenziali. Un governo di miliardari e generali per più sfruttamento e più guerre
  • Stati Uniti. Un’economia in ripresa, che rischia di rallentare senza la forza lavoro immigrata
  • Il Socialisti Labor Party di Daniel de Leon nel giovane movimento operaio statunitense
  • Note sul proletariato in Italia
  • Jobs Act, voucher e false partite IVA, il governo spinge sulla precarizzazione del lavoro
  • Ungheria '56. Spunti e riflessioni su una Rivoluzione
  • Fidel Castro e il Messico. Fidel ha muerto, le sue ombre no
  • Da Cologno Monzese ad Eseka, nel nome del capitalismo più bieco
  • Ciuto Brandini, figura di precursore del sindacalismo operaio
  • Lutti nostri. Ricordando Fulvio dal Bò
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    novitą editoriale : STORIA DI UN COMUNISTA di Toni Negri

    Post n°560 pubblicato il 08 Dicembre 2016 da zoppeangelo

    Dall'infanzia negli anni atroci della guerra all'apprendistato filosofico alla militanza comunista, dal '68 alla strage di piazza Fontana, da Potere Operaio all'autonomia e al '77: la storia di Toni Negri, uno dei filosofi italiani più noti nel mondo e uno dei motori di un'avventura collettiva del pensiero che ha sognato e tentato l'assalto al cielo dell'ingiustizia e dello sfruttamento. Ma anche la storia di un italiano - e di un veneto, legato da un grande amore alla sua terra - che attraversa l'Italia della ricostruzione e giunge fino al cosiddetto miracolo italiano, per mostrarlo dal punto di vista di chi quel miracolo lo ha davvero costruito, e ha rivendicato con le lotte il diritto di goderne i frutti: il racconto di una generazione che attraversa ed è attraversato da eventi grandi e drammatici, ma anche piccoli e misconosciuti, e da una miriade di altre individualità che condividono, intersecano, contribuiscono a formare e scrivere il romanzo di formazione di un soggetto al tempo stesso individuale e collettivo. Dopo essere stata distorta, deformata e strumentalizzata per scopi politici e giudiziari, oggi questa storia viene raccontata dalla viva voce del suo protagonista, attingendo a una vasta documentazione e a una memoria che la restituisce alla sua verità umana, storica e politica

     

    Il lungo '68 italiano | Toni Negri - Gad Lerner

    Negri Lerner e De Michele presentano il libro Storia di un comunista , un po lungo ma molto interessante , per chi ha vissuto gli anni della contestazione giovanile del 68 passando per l'autunno caldo fino al movimento del 77 .

     

     
     
     

    NOVITA' EDITORIALE : Miriam Marino Palestina terra di miracoli

    Post n°559 pubblicato il 04 Dicembre 2016 da zoppeangelo

    Miriam Marino è una scrittrice e attivista impegnata soprattutto per la causa palestinese. In questo libro si rivolge ai ragazzi raccontando la realtà dolorosa della vita nei territori occupati, che si fonde però, nelle sue pagine, con la fantasia, con la speranza che un intervento soprannaturale e la volontà, l'azione dei protagonisti, portino un aiuto, una soluzione.
    Io credo che in questi testi Miriam sia riuscita a intrecciare la crudezza della realtà che i bambini sentono in varie forme, spesso distorte dal telegiornale o dalle parole dei grandi, con la poesia della speranza, del diritto alla giustizia, immaginando un cielo in cui le nostre credenze si personificano e si confrontano tra loro, senza ostilità e divisione, e possono persino essere sorde, assordate, e non aver sentito il lamento dei palestinesi.

    dalla Prefazione di Nicoletta Crocella Associazione "Stelle Cadenti-Artisti per la pace"

     

     
     
     

    LA VITTORIA DI TRUMP : tre minuti con Marco Ferrando

    Post n°558 pubblicato il 17 Novembre 2016 da zoppeangelo

     
     
     

    l'ospedale corazzato e la guerra di Libia

    Post n°557 pubblicato il 14 Settembre 2016 da zoppeangelo

    Scrivevamo a fine agosto (cfr http://www.combat-coc.org/unestate-di-sangue-e-di-sbarchi/) che la campagna di stampa orchestrata da Analisi di Difesa, Sole 24ore ecc. sulla presenza di terroristi fra i disperati dei barconi, al di là della sua veridicità o meno, era un classico modo di preparare l'opinione pubblica a un intervento ufficiale in Libia. Ufficiale per distinguerlo dall'intervento già in corso, in modo strisciante e ufficioso, da parte di contingenti francesi, italiani, inglesi e statunitensi.

     

    Negli ultimi giorni si sono aggiunte altre notizie. Quella dei pirati libici che hanno agito indisturbati ai danni di una nave di Medici Senza Frontiere, nonostante la presenza di ben quattro flotte nel Mediterraneo per garantirne la sicurezza. O la chiusura inevitabile dell'ospedale di Emergency minacciato dalla polizia locale di Bengasi.

     

    E alla fine il governo Renzi è intervenuto. Il detonatore contingente è stata la notizia che

    i porti petroliferi di Zueitina, Brega, Sidra e Ras Lanuf sono caduti nelle mani delle truppe del generale Haftar, quello che tiene in ostaggio il governo di Tobruk, quello posto a est, col pieno appoggio di Egitto ed Arabia Saudita.

    Haftar ha approfittato del fatto che le truppe di Misurata, braccio armato del governo di Tripoli, erano impegnatissime a strappare Sirte all'ISIS; ha quindi corrotto una parte della milizia privata guidata da Ibrahim Jadhran, l'improbabile campione dell'indipendenza cirenaica, cui Tripoli fin dal 2012 aveva affidato la sorveglianza di questi terminal. Fatto sta che questi miliziani hanno ceduto senza sparare un colpo il controllo dei porti.

    A parte l'ovvio interesse a controllare il petrolio, Haftar ha anche uno scopo politico e cioè mettere in difficoltà gli affari di Eni per costringere Roma a trattare anche con lui

    e non solo col governo Sarraj, quello di Tripoli , posto a ovest, che gode del sostegno internazionale.

     

    La risposta italiana è militare, ma in modo ambiguo. Dopo l'invio il primo settembre di 5 tonnellate di medicinali e supporti sanitari a Misurata, si decide di montare presso l'aeroporto della stessa città un ospedale militare da campo, con 300 militari, parte medici e infermiere, ma difesi, "ovviamente" da più di 150 paracadutisti della Folgore.

    Tutti sappiamo che di questi tempi gli ospedali sono stati continuamente obiettivo di feroci attacchi, ma a dire il vero da parte degli " aerei amici" di Usa e Russia.

    Gentiloni, da sempre fautore dell'intervento, afferma che l'intervento italiano è volto a consolidare i processi di stabilizzazione (sic), mentre Pinotti scopre che i duemila feriti libici di Misurata è meglio curarli lì invece che trasportarli al Celio di Roma, come fatto finora. E comunque "dobbiamo essere vicini a questi valorosi combattenti contro il terrorismo" e già che ci siamo controlleremo il flusso dei profughi.

    Analisi di Difesa che non è certo un foglio pacifista disapprova: mettiamo "centinaia di militari italiani in postazioni fisse al rischio di rappresaglie terroristiche, incursioni, bombardamenti", "saranno l'unico bersaglio fisso pagante a disposizione di miliziani e terroristi suicidi dell'Isis che in Libia volessero colpire i "crociati", come l'Isis definisce i militari occidentali. Se poi Haftar estendesse il suo appetito a Sirte, che in più appartiene alla sua tribù, i Ferjani, i 300 italiani si troverebbero al centro di una nuova guerra civile. Aj Jazeera, qatariota e vicina al governo di Tripoli, denuncia che "a combattere al fianco delle truppe di Khalifa Haftar ci sono miliziani sudanesi e ciadiani", oltre a contingenti di forze egiziane e degli Emirati Arabi Uniti.

     

    Non vorremmo essere cinici. Forse i 200 militari "sanitari" di Misurata non sono messi lì, come i soldati di Nassyria, per diventare, da morti, il pretesto necessario per compattare l'Italia dietro i militari. Forse si pensa di usare le tende da campo per ospitare una operazione di astuzia fiorentina, cioè una mediazione tutta italiana fra Tripoli e Tobruk.

     

    Il sito inglese di intelligence militare Jane's ritiene, invece, che l'azione di Haftar sia una spia del fatto che, se si riuscisse a eliminare l'Isis dalla Libia, aumenterebbero i motivi di disaccordo fra i due governi; si sta cioè riaprendo una stagione di guerre fra le milizie per il controllo del petrolio, alimentata dalle monarchie del Golfo ma anche dagli altri membri Opec, che non vogliono che gli idrocarburi libici tornino a pieno ritmo, sul mercato internazionale.

     

    L'operazione in sordina del governo italiano rischia di inserirsi in un quadro internazionale di conflitti interimperialistici che non ci si può illudere di aggirare

    con operazioni di cosmesi "sanitaria".

     

    Sta a noi denunciarla per quello che è, una rischiosa operazione militare con effetti potenzialmente rovinosi, contro cui dobbiamo schierarci senza se e senza ma.

     

     

     
     
     
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