Creato da zoppeangelo il 25/03/2011

L'INTERNAZIONALISTA

sinistra comunista

CONTATTA L'AUTORE

Nickname: zoppeangelo
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Etą: 67
Prov: PV
 

AREA PERSONALE

 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

ULTIME VISITE AL BLOG

zoppeangeloElemento.Scostantechiarasanycile54Fanny_Wilmotpaneghessapaperinopa_1974paperino61toSky_Eagleoscardellestellejenny1966_2016gigibongiornoigypopaldogiorno
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 15
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Agosto 2017 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31      
 
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

 

A SINISTRA: UNA PROPOSTA DIRETTA

Post n°575 pubblicato il 31 Luglio 2017 da zoppeangelo

A SINISTRA: UNA PROPOSTA DIRETTA
(26 Luglio 2017)

Definire "spettacolo" ciò che si sta verificando " a sinistra" in questi giorni è già un complimento.
Tralascio giudizi e valutazioni così come tralascio la storia, più recente e più antica, delle vicende che si sono succedute a partire dallo scioglimento del PCI e dall'implosione dei grandi partiti di massa.
Da oltre vent'anni ne abbiamo scritto in tanti, ci si è riflettuto sopra, si sono sviluppate iniziative politiche la maggior parte contraddittorie e fallimentari.
Principalmente ha fallito la sinistra di governo.
Un'affermazione che si può ben sostenere con evidenti pezze d'appoggio: il risultato finale di questa stagione è la consegna del sistema politico italiano a più di una destra dalla quale affiora semplicemente una lotta per il potere sulla base di opzioni davvero pericolose di tipo bellico, razzista, di sopraffazione, di riaffermazione del dominio capitalistico nella peggior dimensione.
Sono state sbagliate tutte le previsioni sulla base delle quali era stato accettato, proprio al momento dello scioglimento del PCI, l'orizzonte della "fine della storia" quale diretta conseguenza della conclusione storica della vicenda del comunismo reale in Unione Sovietica (tralascio soltanto per economia del discorso anche l'esame di ciò che è andato avanti da questo punto di vista).
Si è rinunciato a portare avanti ciò che in Occidente era stato costruito sulla base di esperienze diverse a sinistra, sia dal punto di vista socialdemocratico sia dal punto di vista dell'originalità dell'esperienza comunista in particolare in Italia.
Inutile però rievocare tutta questa storia, il punto sta da un'altra parte : quello del recupero di un dato sufficiente di rappresentatività politica e di aggregazione sociale da parte di un soggetto organizzato sulla base dell'idea di fornire una risposta a tutte le domande rimaste inevase nel corso di questo spazio temporale.
Un soggetto politico che prima di tutto non consideri la storia finita e il capitalismo (nelle sue varie declinazioni) il solo orizzonte possibile.
Un soggetto politico che non può essere definito altrimenti che "partito", la cui realtà teorica, politica, organizzativa debba essere imperniata su due principi fondamentali:

1)Un partito attrezzato per continuare a considerare l'andamento della storia nel senso di una trasformazione in senso socialista della società, per il superamento del capitalismo;
2)La Costituzione italiana nella sua essenza riguardante il rapporto tra la prima e seconda parte quale "tavola" ancora da applicare considerandola come strumento per un passaggio di transizione. Costituzione che contiene in sé anche i necessari elementi di riferimento sul piano della dimensione sovranazionale e di politica estera.
3)La questione del "governo" semplicemente non esiste, almeno per questa fase politica. Questo perché il dato prioritario da conseguire è quello della rappresentanza a tutti i livelli. Rappresentanza fondata su di una aggregazione radicata nella realtà e posta a diretto confronto con la molteplicità delle contraddizioni che agiscono pesantemente sulla società moderna (le abbiamo tutti presente; evitiamo inutili liste della spesa.)

Su queste basi potrebbe essere possibile scrivere un documento politico di taglio "costituente" alla cui stesura tutti i soggetti interessati potrebbero intervenire attraverso l'elaborazione di un metodo democratico che porti a una assise congressuale per la formazione di un partito della sinistra d'alternativa e non semplicemente la ricerca di una lista elettorale.
In passato mi era già capitato di avanzare, a questo proposito, una proposta di metodo che rinnovo:

1)E' necessario che i soggetti costituiti o quelli "in fieri" sviluppino un atto di assoluta generosità ponendosi a disposizione completamente come sigle, quadri, organizzazione, strutture;
2)Debbono essere organizzate, a livello regionale, assemblee autoconvocate di discussione di un primo manifesto. Assemblee che eleggano delegati per una Assemblea Nazionale e diano impulso alla formazione di comitati provinciali;
3)I delegati nazionali, al massimo un centinaio, debbono lavorare per qualche mese attorno a tre questioni: 1) elaborazione di un documento programmatico; 2) statuto e regolamento congressuale; 3) progetto di forma partito;
4)Elaborati questi strumenti di lavoro si ritorna alle assemblee regionali per l'elezione dei delegati (provvedendo nel frattempo alla formalizzazione delle adesioni) per il Congresso Nazionale. Formazione dei gruppi dirigenti periferici
5)Congresso Nazionale, formazione del gruppo dirigente nazionale.
Principi inderogabili: autoconvocazione come base, autofinanziamento.

Tutti debbono essere consapevoli dell'insufficienza complessiva in un quadro di indispensabilità di tutti e di pieno rispetto delle reciproche diversità, anche di quelle maturate nelle occasioni di scissione che, in tempi antichi e recenti, hanno contrassegnato il cammino della sinistra italiana.
Grazie a coloro che vorranno aiutarmi nel diffondere questo messaggio e a quanti avranno la cortesia di rispondermi.

Franco Astengo

 

 
 
 

L'ARMATA TRICOLORE VERSO LA LIBIA

Post n°574 pubblicato il 28 Luglio 2017 da zoppeangelo

 

«Pronta un'armata con navi, aerei e droni per fermare le partenze dei migranti». Così il Corriere della Sera annuncia con squillo di fanfare la nuova impresa di Libia.

I dettagli forniti dalla stampa più accreditata presso il ministero della Difesa sono molto istruttivi. Prevedono l'invio di una flotta militare guidata da una nave comando, seguita da cinque navi leggere, e accompagnata da aerei ed elicotteri, per un totale di mille uomini in divisa. La flotta dovrebbe entrare per la prima volta in acque libiche coordinando l'intervento della guardia costiera locale per intercettare, bloccare, respingere sotto costa i barconi di migranti, prima che entrino nelle acque internazionali. I migranti, letteralmente sequestrati, verrebbero poi "trasferiti a terra" e internati nei campi libici, dove "i richiedenti asilo" dovrebbero inoltrare le proprie richieste.

Il cinismo regna sovrano. Lo scopo evidente della missione militare è impedire con la forza il diritto di fuga dalla fame e dalle guerre provocate dalle rapine imperialistiche, segregando in fetide galere centinaia di migliaia di persone disperate, già provate da violenze indicibili, e ora date nuovamente in pasto a vessazioni, torture e stupri. Il richiamo al controllo dell'ONU è pietoso. È come sempre la coperta diplomatica e rassicurante offerta alla opinione pubblica democratica per coprire le peggiori nefandezze. L'ipocrisia sulla natura "umanitaria" della missione è svelata dalle regole d'ingaggio richieste dal governo italiano. Infatti verrà utilizzato il cosiddetto modello SOFA (Status Of Forces Agreement) della Nato, che ha lo scopo di «concedere ai militari presenti nei Paesi ospiti la massima immunità possibile dalle leggi locali» (Corriere 27/7). Questo significa una cosa sola: il diritto dei militari occupanti a delinquere impunemente, in mare e in terra.

Non è casuale peraltro il modello esemplare indicato: quello della cosiddetta missione Alba del 1997 contro la "invasione albanese". Il Corriere la esalta perché «riuscì a frenare il flusso migratorio dalla Albania alla Puglia». In realtà la fuga dall'Albania continuò sino ai primi anni 2000. In compenso le navi militari tricolori speronarono e affondarono nel Mare di Otranto la barcarola albanese Kater i Rades, assassinando 108 persone. Un crimine tuttora impunito, e persino rimosso a sinistra come non fosse avvenuto. Governava Romano Prodi, con l'appoggio di Bertinotti, Cossutta, Ferrero, Rizzo. Si vuole oggi rinverdire quelle gesta nel mare di Libia?

Il calendario della missione militare non è casuale, e non riguarda solo la partita migranti. La missione italiana è annunciata il giorno dopo l'incontro a Parigi del presidente francese Macron con al-Sarraj e il generale Haftar. Un incontro funzionale a rilanciare l'imperialismo francese quale forza egemone in Nord Africa, a tutela della presenza della Total in Cirenaica, e del controllo sulla fascia del Sahel (Niger, Mali, Ciad). L'imperialismo italiano, già in forte contrasto con gli interessi francesi su altri fronti (cantieristica), non è disposto a subire in silenzio. Dopo essersi accorto di essere salito sul cavallo sbagliato (al-Sarraj), mentre i francesi cavalcavano il vincente Haftar (col sostegno interessato di Egitto e Russia), il governo italiano ora cerca rimedio allestendo una propria diretta presenza militare sul campo a supporto degli interessi di Eni e del proprio ruolo negoziale in Nord Africa e sui confini del Niger: là dove passano le carovane tormentate dei migranti che Minniti vuole bloccare alla partenza. La pioggia di miliardi promessa dalla UE ai diversi governi africani interessati serve non solo a ingrassare le corrotte polizie locali e a dissodare il terreno per nuovi investimenti rapina (sotto la bandiera dell'"aiutiamoli a casa loro"), ma anche a coprire il braccio di ferro tra imperialismo francese e imperialismo italiano per l'egemonia nel Nord Africa.

I migranti e le loro sofferenze sono dunque ostaggio di una partita più grande tra le vecchie potenze coloniali. Anche per questo la mobilitazione contro la missione italiana non può muovere solo da un versante "democratico" a tutela dei migranti e dei loro diritti. Deve muovere anche da un'aperta denuncia degli interessi dell'imperialismo, innanzitutto del nostro imperialismo. Quello che piace a tanti improvvisati sovranisti (magari di sinistra), e che invece resta per noi, come un secolo fa, il nemico principale.

Marco Ferrando

 

 

 
 
 
 
 

FIAT, sciopero ad oltranza in Serbia

Post n°572 pubblicato il 07 Luglio 2017 da zoppeangelo

L'astuzia della storia batte Marchionne

5 Luglio 2017

Nel 2008 la FIAT apriva un proprio stabilimento in Serbia comperando il vecchio stabilimento della Zavstava in Kragujevac. L'acquisto è stato un grande affare, una joint venture con il governo serbo, che detiene ancora il 33% delle quote. Governo che ha investito 200 milioni - più altri 500 milioni della Banca Europea - e ha concesso agevolazioni fiscali per 10.000 euro per ogni posto di lavoro creato; per non contare il salario medio degli operai serbi, che con i suoi 300 euro è ben al di sotto della media nazionale. In cambio di queste condizioni favolose per il capitale del Lingotto, la promessa di produrre 300.000 unità all'anno nello stabilimento serbo, grazie alla produzione della Punto, della Cinquecento e di una (allora) "nuova city car che FIAT sta progettando".

Cosa ne è stato di queste premesse? Una semplice illusione! L'azienda, che aveva dato speranze alla borghesia italiana, tanto che il Sole 24 Ore titolava nel luglio del 2010 "FIAT in Serbia: trentamila posti", ha disilluso tutte le attese. I 30.000 posti sognati si sono fermati ad uno zero mancante (3.668), con l'ulteriore aggrevante di 1.000 esuberi nel 2016; dei tre modelli promessi è rimasta solo la Cinquecento; delle previste 300.000 unità annue prodotte in Serbia, se ne sono prodotte solo 90.000.

Fino a qui nulla di particolare, trattasi semplicemente della cronaca di una delle tante rapine sociali da parte del capitale, in questo caso della Fiat Chrysler. Però all'improvviso irrompe nella scena un fattore inaspettato - pure se si tratta anche in questo caso di un fattore comune nella storia degli ultimi cinquecento anni - ossia la lotta di classe, la lotta dei lavoratori salariati in difesa dei propri interessi contro gli interessi (inconciliabili) degli industriali e dei bachieri. Perché 2.000 dei circa 2.500 dipendenti della FIAT in Serbia stanno scioperando da più di una settimana (a partire del 26 giugno) rivendicando aumenti salariali del 20%, il pagamento degli straordinari e dei bonus di produzione, il rispetto dei diritti sindacali e lo stop dei licenziamenti - anche se il sindacato Samolstani, fortemente legato al governo nazionalista, tenta di utilizzare lo sciopero e il malcontento degli operai per scoraggiare la FIAT a rinnovare il contratto, dando spazio alla Volkswagen, cosa che gioverebbe al governo.

L'astuzia della storia ha battuto Marchionne! Chi è andato a produrre in Serbia per poter fare ultraprofitti grazie alle condizioni di lavoro pessime, con salari miseri, senza diritti e tutele sindacali, affronta uno sciopero ad oltranza per conquistare diritti e tutele sindacali e per aumentare i salari. Chi è andato a produrre in Serbia sperando di superare così la propria crisi economica, conseguenza della crisi generale del capitalismo, smette progressivamente di produrre in Serbia per l'approfondirsi della propria crisi di vendite, e della crisi del capitalismo mondiale ed europeo.
Come si vede, le regole generali del capitalismo e della lotta di classe sono più forti delle manovre e dei magheggi di questo o quell'altro capitalista. In questo quadro è particolarmente positivo che delegati e lavoratori della FIAT in Italia abbiano espresso la loro solidarietà con la lotta dei lavoratori serbi. Questa lotta deve essere l'esempio per i lavoratori italiani, dimostrando che solo una lotta dura, fatta di scioperi ad oltranza ed occupazioni, può portare a casa risultati concreti - come è già successo con i lavoratori della Marelli in Serbia, che hanno conquistato aumenti salariali dopo cinque giorni di sciopero, al quale si sono ispirati i lavoratori FIAT.

Per questo, il Partito Comunista dei Lavoratori esprime tutta la propria solidarietà ai lavoratori serbi, e chiama tutti i sindacati e i lavoratori della FIAT a seguirne l'esempio.

Michele Amura

 

 

 
 
 

DOPO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Post n°571 pubblicato il 26 Giugno 2017 da zoppeangelo

Renzi perde le amministrative ed il centro-destra espugna comuni dove non aveva mai governato, come Genova, o cosiddette roccaforti rosse, come Sesto San Giovanni. Il dato più interessante, per quel che ci riguarda, non è la débâcle di Tizio o di Caio ma l'astensionismo in crescita. Meno di un italiano su due si è recato alle urne, tra il 47 ed il 49% degli aventi diritto. Ciò dimostra che il sistema democratico non è il governo del popolo ma quello di minoranze disciplinate dalla militanza o condizionate dai vari poteri (partiti, gruppi economici, mezzi d'informazione) che imbucando una scheda in una scatola decidono per tutti(delegando sempre i soliti), anche se rappresentano una piccola parte dei cittadini.
La democrazia, sotto questo aspetto, è ormai nuda ed ha perso qualsiasi contatto col suo significato etimologico o storico-concettuale. Come ha detto il mio maestro Gianfranco La Grassa: ""La democrazia ...è un semplice e schematico sondaggio d'opinione, in cui si tratta solitamente di rispondere sì o no a poche semplici domande su questioni che tutto toccano salvo il reale potere dei grandi centri strategici, che si battono tra loro con ben altri mezzi e massima incisività (magari anche con il metodo dell'assassinio se occorre). Non è un caso che l'opinione ‘pubblica' muti d'accento con una certa facilità e frequenza; ne vengono premiati ora questi ora quelli fra i cosiddetti partiti, vere accozzaglie informi dirette da manigoldi, che rappresentano la copertura e la maschera ‘pubblicitaria' dei suddetti centri strategici, i reali poteri da cui si irradiano poi le principali decisioni, molto spesso ignote al ‘popolo' o comunque assai differenti da quelle su cui si era svolto il sondaggio. Non vi è dubbio che una simile ‘democrazia' presenta alcuni svantaggi in fatto di celerità ed efficacia delle decisioni, poiché a volte bisogna avvolgere queste ultime in una ‘bella confezione' in grado di meglio ingannare, compiacendo, i cittadini elettori".
Anzi, se vogliamo dirla tutta, la democrazia è il sistema che coinvolge di meno il popolo nella vita politica. E' una maniera di far aderire passivamente le moltitudini a decisioni, già prese sulla loro testa, presentate (e solo presentate) diversamente dai competitori in lizza. La democrazia si fonda sulla distrazione della cittadinanza dalle faccende pubbliche più importanti per un tot di anni meno un giorno, quello in cui si viene improvvisamente risvegliati dal sonno profondo della ragione e della mistificazione e richiamati a scegliere da chi essere governati. Cito ancora La Grassa, nei sistemi democratici "i cittadini vengono invitati a eleggere questo o quello senza alcun particolare impegno e rischio che non sia l'andare al voto, magari perfino rinunciandoci talvolta se il tempo è particolarmente brutto o invece specialmente bello per andarsene in vacanza, ecc. In altri assai meno miserabili contesti, i cittadini, e facendo magari specificatamente appello alla loro appartenenza a dati gruppi sociali, vengono chiamati alla vera lotta mediante ben altre ideologizzazioni, che sollecitano a volte la loro ira e sempre la speranza di un futuro migliore, perfino l'intelligenza di una decisa fuoriuscita da condizioni di oppressione e di miseria (non solo materiale), ecc."
Cioè, il popolo è decisamente più responsabilizzato da una dittatura che chiama a raccolta le folle oceaniche per le grandi decisioni riguardanti la sovranità e lo Stato. Ancora La Grassa: "In questi casi [dittature], però, masse imponenti di esseri umani (senza che si possa calcolare se rappresentano il 50% + 1 della popolazione, per di più quella al di sopra di una data età) si muovono anche a rischio della loro vita, danno il meglio di se stessi, non vanno a bighellonare nei seggi elettorali. Affermo con decisione che questa situazione è mille volte più "democratica" dell'altra. E la "dittatura" è solo nella testa di chi ci rimette, in casi come questi, l'intero suo potere di spremere quella gran massa popolare per i suoi bassi interessi, senza bisogno della benché minima ideologia di supporto: ideologia non come falsa coscienza, bensì come forte credenza che qualcosa di meglio possa essere conquistato. Senza dubbio, in casi del genere viene in evidenza la crudezza dei moti "di massa" e spesso tante altre miserie, perché in simili contingenze s'insinua nel movimento un po' di tutto; tuttavia, ripeto che chi si muove in tale contesto rischia qualcosa di suo (fino appunto alla pelle). Tale situazione è mille volte migliore della falsa, miserabile, spenta, "democrazia" elettorale dei sedicenti liberali".
Che il voto non conti nulla lo dimostra quello che sta già accadendo, a poche ore dalla contesa tra centro-destra e centro-sinistra. Renzi e Berlusconi sono pronti ad accordarsi per la legge elettorale e per un'eventuale larga intesa, se dalle prossime elezioni politiche non dovesse uscire una maggioranza parlamentare autosufficiente. Le persone, non votando e restandosene a casa, hanno cercato di testimoniare la loro disaffezione a questa politica basata sui giochi di Palazzo e questi cosa propongono all'indomani delle amministrative? L'ennesima truffa politica chiamata legge elettorale che non è una priorità per una nazione in sofferenza economica e perdita di centralità geopolitica. Le precedenza dovrebbe essere data ai temi dell'occupazione, della crescita industriale, dell'assistenza sanitaria, della politica estera. Invece, i coglioni litigano per lo ius soli, i diritti dei gay, i vaccini, i metodi di voto, le "battaglie di civiltà" a favore dei migranti, imponendo nel dibattito collettivo materie secondarie o di nessun interesse strategico, che servono a fottere gli italiani su tutto il resto, ovvero su ciò che è fondamentale per i loro destini. Fanno molto rumore per tutto, non concludendo mai niente. Piuttosto, cominciamo noi a ragionare fuori dagli schemi democratici, creando movimenti di opinione e aggregazioni politiche (non partitiche, assolutamente inutili in questo momento in cui si sarebbe fagocitati dalle regole del "giogo" sistemico) che ribaltino gli ordini del giorno e tolgano argomenti ai poteri dominanti. Non facciamoci trascinare nelle discussioni superficiali e teniamo la barra dritta sulle problematiche fulcrali della fase, come la sovranità nazionale, la fine della sudditanza dall'Ue e dagli Usa, il supporto all'industria strategica, che rischia di essere svenduta allo straniero. Infine, prepariamoci a sferrare calci nei denti ai partiti tradizionali che però non possiamo battere sul loro stesso terreno democratico...Diceva E. L. Masters che la democrazia è un gioco da banditi. Noi non siamo banditi ma vorremmo essere almeno giustizieri di questi furfanti e sicofanti.

Gianni Petrosillo

Conflitti e Strategie

 

 
 
 
Successivi »