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L’Italia in Kurdistan: finché c’è guerra c’è speranza

Post n°468 pubblicato il 26 Agosto 2014 da zoppeangelo

Dopo l'approvazione delle commissioni parlamentari Esteri e Difesa di Camera e Senato, l'Italia si appresta a fornire armi alle forze armate del Kurdistan iracheno. Come faceva notare il ministro della Difesa Roberta Pinotti, "non era necessario un voto ma il governo ha voluto comunque questo passaggio parlamentare": le scelte politiche le fanno i governi, al più i parlamenti ratificano.

Le forniture belliche saranno uno strumento per contenere l'avanzata dell'IS, per tenersi aperta la strada verso il mercato iracheno, per piazzare armi italiane in una regione che ne ha costantemente bisogno.

Non è certo la prima volta che l'azienda Italia fornisce armi utili ai massacri nella regione: all'epoca della sanguinosissima guerra fra Iran e Iraq l'industria bellica italiana realizzò enormi profitti sulla pelle delle popolazioni del golfo, fornendo armi ad entrambe le forze in campo contemporaneamente. Oggi torna a farlo, ovviamente "a fin di bene": bisogna salvare le popolazioni locali dalla furia dei criminali integralisti, esattamente come un anno fa bisognava supportarli nella loro "sacrosanta" lotta contro il sanguinario regime siriano, o come pochi anni prima aveva fornito armi e supporto ai rivoltosi libici che, prima di diventare anch'essi banditi integralisti, combattevano contro un governo a cui la stessa Italia aveva fornito grandi quantitativi d'armi (sempre "a fin di bene": bisognava aiutare Gheddafi a contenere l'immigrazione clandestina, non importa se poi migliaia di migranti morivano nelle prigioni libiche o nel deserto).

E' presto per dire quanto le forniture belliche italiane possano essere determinanti. E' sicuro il carattere pretestuoso delle motivazioni: finché i massacri e la pulizia etnica riguardavano i 500 mila curdi e turkmeni di Musul nessuno era intervenuto, ora che l'avanzata dell'IS minaccia le sedi delle multinazionali occidentali e i loro investimenti, l'Europa e gli Stati Uniti devono mobilitarsi, ovviamente "per motivi umanitari".

Intanto, sia attraverso forniture belliche, sia con un intervento militare diretto, l'Europa e gli USA supportano non solo il governo regionale curdo, di fatto uno stato autonomo, ma anche il governo centrale di Baghdad trovandosi così di fatto al fianco di Iran e Siria, i "cattivi" di ieri. A quando il prossimo rivolgimento di fronte?

In realtà intervenire nelle guerre del Golfo Persico aiutando la parte più debole per poi avversarla quando diventa più forte non è segno di miopia politica o di improvvisazione, ma risponde a un preciso obbiettivo: impedire l'emergere di una potenza egemone in una regione strategica per le forniture energetiche. Per questo tutte le potenze hanno spalleggiato ora l'Iraq, ora l'Iran, ora l'Arabia Saudita, e oggi il governo filoiraniano di Baghdad. Uno stato di guerra permanente permette loro di intervenire anche militarmente a proprio vantaggio. In altre parole, le potenze mondiali vogliono la guerra e l'instabilità politica.

Finché nel Golfo c'è guerra c'è speranza. E' la logica conseguenza di un sistema economico basato sullo sfruttamento e sulla competizione economica, che produce inevitabilmente scontri militari e guerre di rapina. Solo rovesciando tale sistema l'umanità potrà liberarsi delle guerre oltre che dello sfruttamento.

 

da Combat.org

 

 
 
 

CAMUSSO E LANDINI, BASTA PAROLE! CONTRO RENZI, MOBILITAZIONE GENERALE

Post n°467 pubblicato il 26 Agosto 2014 da zoppeangelo

Dopo un anno di reciproci dispetti e scavalcamenti- nella speranza di accedere l'uno contro l'altro a consiglieri privilegiati di Renzi- Camusso e Landini si ritrovano entrambi ignorati o addirittura sbeffeggiati dal Principe che hanno corteggiato. Mentre la crisi sociale precipita. E' l'ora di reagire. Con la preparazione di una mobilitazione vera, unitaria, radicale, di massa .

Non si tratta di offrire a Renzi la propria disponibilità concertativa per "evitare il rischio di una esplosione sociale", come afferma oggi Landini. Si tratta di fare esattamente l'opposto: cessare di inviare messaggi cifrati al nuovo aspirante Bonaparte, nella speranza vana e penosa di un proprio "riconoscimento", e innescare contro di lui una esplosione sociale vera. L'unica che può aprire dal basso una pagina nuova, sociale e politica.

I lavoratori e lavoratrici pubblici senza contratto da anni, i salariati dell'industria e dei servizi messi su una strada o minacciati nei loro residui diritti, milioni di giovani precari e disoccupati senza futuro, hanno bisogno di un punto di riferimento reale e di una prospettiva . CGIL e FIOM sono di fatto le principali organizzazioni di massa del movimento operaio. Impieghino unitariamente la propria forza, attorno a un programma generale di lotta per una alternativa vera. Altrimenti continueranno a nutrire la forza (e l'arroganza) di un bullo anti operaio, anti sindacale, e reazionario


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

 

 
 
 

MO, Irak, Germania, UE ................L’acuto senso pubblico/Scatenato dall’Occidente

Post n°466 pubblicato il 23 Agosto 2014 da zoppeangelo

Il governo tedesco ha annunciato la fornitura di attrezzature belliche (con veicoli, visori notturni e indumenti protettivi) alle forze armate del governo regionale curdo del Nord Irak, giustificato dall'avanzata dell'organizzazione terroristica Stato Islamico (IS).

Non ancora deciso l'invio di armi, ma nei circoli di governo è in aumento l'approvazione in tal senso.

Rappresentanti CSU propongono ad es. la fornitura di missili anti-carro tipo Milan; l'ex ministro Esteri Fischer (Bündnis90/Verdi) è a favore della fornitura di armi; lo stesso ha dichiarato il presidente della frazione parlamentare della Linke, Gregor Gysi; il ministro Economia SPD è ha favore del progetto della ministra Difesa; il ministro Esteri (SPD), Steinmeier: nel suo sostegno al governo regionale curdo Berlino giungerà fino "al limite di ciò che è giuridicamente e politicamente possibile.

- Cresce in Germania la richiesta di far partecipare agli attacchi militari contro IS la Bundeswehr. Gli esperti sottolineano che tali attacchi aerei e il potenziamento delle forze curde irachene potrebbe essere fatto facilmente dagli USA. Tuttavia, è opportuno inviare "un segnale agli Stati Uniti," che si è pronti per azioni militari nel "cortile di casa" della UE.

- Tali azioni soprattutto in Nord Africa e Medio Oriente rientrano tra gli obiettivi della campagna dell'establishment berlinese avviata nell'autunno 2013, e propugnata anche dal presidente federale Gauck; l'obiettivo è di accrescere l'influenza tedesca anche in MO.

- Da un sondaggio in primavera della Fondazione di Amburgo, Körber, risulta che il consenso della popolazione è relativamente basso, e che può essere aumentato se le missioni sono dirette "contro un pericolo per la pace e la sicurezza in Europa", o per "impedire un genocidio". È questa chance che offrono i massacri di IS in Irak ... con la legittimazione dell'intervento della Bundeswehr.

- Il portavoce per gli Esteri del gruppo parlamentare Bundnis 90/Verdi crede che l'opinione pubblica abbia un senso acuto per le situazioni di emergenza. ...non si può lasciare sempre tutti i compiti agli Usa ...

- Il contesto in cui si colloca la decisione dei ministri Esteri della UE di fornire armi al governo curdo ("responsabilità europea a cooperare con l'Irak nella comune lotta contro il terrorismo")

- è strategico e va ben oltre la lotta contro l'organizzazione terroristica IS: si tratta di una divisione dei compiti interna all'Occidente, per assumere, assieme agli Usa, maggiori funzioni di controllo in Nord-Africa e MO.

- Gli Usa intendono concentrarsi sul lungo periodo sulla competizione contro la Cina e stanno spostando la loro attenzione geopolitica ceerso l'Asia S-E; cercano per questo di alleggerire i loro impegni in altre regioni grazie a Berlino e Bruxelles.

- La Germania accoglie favorevolmente la richiesta come opportunità di rafforzamento. "La politica di sicurezza tedesca deve innanzitutto concentrarsi sull'area sempre più instabile attorno all'Europa di Nord Africa e Medio Oriente - SWP- non ultimo per sgravare l'alleato americano della Nato a seguito del suo crescente impegno in Asia", lo stesso leitmotiv addotto per giustificare il maggior impegno UE e dei paesi membri in Irak. L'esperto SWP dice chiaramente che dal punto di vista meramente militare non ci sarebbe bisogno degli europei, basterebbero le forze armate americane con i loro attacchi aerei ad attaccare le postazioni dell'IS. Stessa cosa per la fornitura di armamenti.

- Ma è politicamente importante che gli europei offrano il loro sostegno ai bombardamenti aerei e all'armamento dell'esercito curdo. ... È pur sempre il cortile di casa europeo ad essere interessato. Gli europei potrebbero dimostrare che si occupano dei loro vicini nel S-E come quelli a Est. Un attacco tedesco-europeo contro IS sarebbe un segnale agli Usa che si è pronti ad un maggiore impegno.

Tesi GFP: Le aggressioni occidentali in MO e gli aiuti di importanti alleati regionali dell'Occidente hanno reso possibile l'ascesa dell'organizzazione terroristica Isis, come dimostrato da osservazioni di esperti. Guerra, occupazione e resistenza hanno creato un terreno fertile che ha fatto fiorire anche raggruppamenti salafiti.

- L'organizzazione precorritrice di Isis, "Al Qaida di Irak" - nata dalla rete creata dal terrorista Abu Musab al Zarqawi, dopo l'abbattimento di saddam Hussein, e così denominata dal 2004 - è riuscita a diventare potente solo dopo l'attacco Usa all'Irak (secondo la tedesca Fondazione Scienza e Politica - SWP). Nel 2006 ha preso il nome di Stato Islamico in Irak (ISI), nel maggio 2010 ne prese la guida Abu Bakr al Baghdadi, oggi Califfo di IS. ISI è riuscito a stabilizzarsi in Irak, ma non aveva ancora la capacità di prendere il controllo di intere aree.

- Questo potenziale l'ha ottenuto a fine 2011, quando la Siria cominciò a disintegrarsi sotto i colpi dei ribelli appoggiati dall'Occidente; al Baghdadi decise di inviare i suoi guerriglieri in Siria dove poteva utilizzare il vuoto di potere per ampliare la propria rete terroristica; in Siria fu inizialmente presente come Fronte di Al-Nusra, a seguito di scontri interni con questo, nell'aprile 2013 ISI si è allargato a divenire ISIS, e a prendersi intere aree nel N-E della Siria;

- fu questa la base da cui a inizio 2014 è riuscito a prendere il controllo di territori in Irak, nella regione attorno alla grande città di Falluja; nel giugno 2014 iniziò l'avanzata verso il Nord Irak, si rinominò IS, e istituì un Califfato, accompagnato da orribili massacri.

- Senza il sostegno finanziario e logistico di Arabia Saudita e Turchia, stretti alleati dell'Occidente, IS non avrebbe la forza che oggi ha.

- Secondo esperti parti dell'establishment saudita non solo appoggiano o almeno hanno appoggiato, milizie salafite in generale, ma in particolare anche bande terroristiche salafite, come il fronte Al-Nusra e ISIS.

- Obiettivo: eliminare le forze sciite di Siria, Libano e Irak; di fatto l'azione è stata contro alleati di fatto o potenziali dell'Iran, con l'obiettivo di ottenere l'egemonia saudo-arabica in MO.

- Mentre i guerriglieri di Isis o di Is provengono da diversi paesi arabi ed europei, mentre finanziamenti, direzione religiosa e addestramento proviene invece per lo più da Arabia Saudita e Kuwait. (Institute for National Security Studies" - INSS di Tel Aviv, febbr. 2014)

- Da inizio 2012 la Turchia è un canale principale per il flusso di uomini, armi e sostegno logistico, a cominciare da Al-Nusra (Foreign Affairs, giugno 2014); il governo turco vede bene i guerriglieri stranieri per indebolire il regime di Assad, e le propaggini del PKK in Siria, le unità curde che stanno combattendo contro IS. (SWP) Ankara ha cooperato fino ad inizio 2013 con al-Nusra. Ci sono indizi che il traffico frontaliero tra il territorio di IS in Siria e in Turchia, quindi presumibilmente anche rifornimenti, è ancora oggi molto sostenuto.

- La sanguinosa avanzata di IS è il culmine di sviluppi strettamente collegati agli interventi occidentali in MO, e alla distruzione di Siria e Irak, avviata questa con l'attacco americano del 20 marzo 2003; ancora oggi si discute sul reale numero delle vittime della guerra;

- secondo Lancet, giornale specialistico di medicina, nel 2006 erano 655 000; osservatori sostengono che ora siano giunti a 1 milione.

- Si aggiungono le distruzioni delle strutture sociali irachene, che ha esacerbato la violenza interna al paese, di cui non si vede ancora via d'uscita.

Oggi si sa che, se nel 2003 la Germania prese pubblicamente posizione contro l'attacco all'Irak, essa in vari modi ha di fatto collaborato all'azione militare. I servizi tedeschi ad es. hanno fornito un supposto testimone dell'esistenza di armi di distruzione di massa, pretesto per legittimare la guerra.

- I servizi tedeschi erano presenti a Baghdad ancora durante la guerra, e fornirono importanti informazioni all'alleanza occidentale.

- Le truppe americane hanno utilizzato per la guerra le basi in Germania.

- Soldati tedeschi hanno assunto la difesa di caserme americane.

- Anche la società siriana è distrutta dalla guerra, iniziata nel 2011: 170mila le vittime, fino a 10 milioni di profughi.

- La Germania ha appoggiato la guerra in Siria, con aiuti politici, dei servizi segreti e umanitari ai ribelli. Un sostegno fornito nonostante gli avvertimenti dei critici secondo i quali esso rischiava di contribuire alla distruzione del paese, e di rafforzare le milizie salafite, ma anche i terroristi.

- inizio febbraio 2012, l'arcivescovo greco-melchita di Aleppo avvertì che c'erano molti estremisti tra i numerosi soldati inviati in Siria da Turchia, Irak, Giordania, Libia e Pakistan.

 


traduzione della stampa estera fornite da Pagine Marxiste

 

 
 
 

A CINQUANT’ANNI DALLA MORTE DI PALMIRO TOGLIATTI: PCI, LE RAGIONI DI UNA IDENTITA’ E DI UN DECLINO

Post n°465 pubblicato il 14 Agosto 2014 da zoppeangelo

A CINQUANT’ANNI DALLA MORTE DI PALMIRO TOGLIATTI: PCI, LE RAGIONI DI UNA IDENTITA’ E DI UN DECLINO

Le pagine culturali del “Corriere della Sera di Mercoledì 13 Agosto pubblicano, a cinquant’anni dalla morte di Palmiro Togliatti, un’ampia analisi sull’opera politica del segretario del PCI firmata da Ernesto Galli della Loggia. L’assunto principale contenuto nel testo è riassunto molto efficacemente nel “catenaccio” che chiude il titolo: “Ma...

(14 Agosto 2014) 

Franco Astengo 

 


in: «La nostra storia»

 
 
 

Il marxismo militante di Raniero Panzieri

Post n°464 pubblicato il 12 Agosto 2014 da zoppeangelo

Cesare Pianciola,

Il marxismo militante di Raniero Panzieri

Di Raniero Panzieri (Roma, 1921-Torino 1964) - socialista di sinistra di formazione che all'inizio degli anni Sessanta dette vita a Torino all'esperienza originale e autonoma dei «Quaderni rossi» - Vittorio Foa ha scritto che «reintrodusse, in forma non scolastica o accademica ma militante, il marxismo teorico in Italia». Nei suoi scritti e nelle sue parole c'era un Marx vivo, liberato da schemi dottrinari, riattualizzato per interpretare il capitalismo contemporaneo e trarne strumenti per le lotte sociali, in quel periodo di tumultuoso sviluppo, di grandi migrazioni interne e di passaggio dell'Italia alla maturità industriale, che fu chiamato "neocapitalismo".

Il saggio di Pianciola - completato da una antologia di brani su Panzieri e sui «Quaderni rossi», da una postfazione di Attilio Mangano e da una bio-bibliografia a cura di Antonio Schina - traccia un profilo delle principali alternative teoriche della sinistra tra gli anni Cinquanta e Sessanta ("gramscismo" e storicismo delle dirigenze del Pci, rigorizzazione logico-metodologica perseguita da Della Volpe e dalla sua scuola, riscoperta delle opere giovanili di Lukács e di Korsch, innesti fenomenologici e francofortesi), per collocarvi la genesi di un marxismo diverso, che fece di Marx un uso politico diretto che rifiutava le mediazioni istituzionali della sinistra tradizionale: il cosiddetto "operaismo", che avrà declinazioni divergenti in Panzieri, in Mario Tronti, in Toni Negri.

In Panzieri troviamo la critica della visione apologetica del progresso tecnicoscientifico diffusa nella tradizione marxista: le forze produttive non sono neutre ma plasmate dai rapporti di produzione; la tesi che è il piano e non l'"anarchia" a caratterizzare il capitalismo contemporaneo e che, inversamente, la pianificazione non èsufficiente a caratterizzare il socialismo; la convinzione che nelle lotte dei lavoratori si manifesti l'istanza di una democrazia non delegata, come potere diretto a partire dai luoghidi produzione. Ma forse l'aspetto più fecondo della sua ricerca è stato l'uso socialista dell'inchiesta operaia. Lo stesso Capitale di Marx gli appariva un grande abbozzo di sociologia delle classi. Riteneva il metodo dell'inchiesta indispensabile per «sfuggire ad ogni forma di visione mistica del movimento operaio».

Riattualizzando Marx, Panzieri raccomandava di non ripetere, banalmente e scolasticamente, formule marxiane, che rischiano di avere «semplicemente un valore consolatorio». Ma oggi è auspicabile un uso più libero e critico della vasta e multiforme eredità marxiana, anche rispetto ai marxismi "eretici" del Novecento e al contributo di Raniero Panzieri. Marx - suggerisce Pianciola - continua ad essere un "classico" imprescindibile, ma non immediatamente trasferibile in un programma politico come apparve cinquant'anni fa.

Cesare Pianciola (Torino 1939) si è laureato con Nicola Abbagnano e ha lavorato con Pietro Chiodi come assistente presso la cattedra di Filosofia della storia dell'Università di Torino. Docente di storia e filosofia nella Secondaria superiore fino al 1994 e di Analisi di testi filosofici dal 2001 al 2008 presso la S.I.S. di Torino, ha collaborato con articoli e recensioni a «Rivista di filosofia», «Quaderni piacentini», «Linea d'ombra», «école». Fa parte del comitato editoriale de «L'Indice dei libri del mese» e del consiglio direttivo del Centro studi Piero Gobetti (al quale ha dedicato vari saggi, tra cui Piero Gobetti. Biografia per immagini, Cavallermaggiore, Gribaudo, 2001). Condirettore fino al 2011 del periodico «Laicità», è vicepresidente del Centro di Documentazione Ricerca e Studi sulla Cultura Laica "Piero Calamandrei". Ha studiato Marx (Il pensiero di Karl Marx. Una antologia dagli scritti, Torino, Loescher, 1971; Teoria marxiana, in Il mondo contemporaneo. IV. Storia d'Europa, Firenze, La Nuova Italia, 1981) e con Franco Sbarberi ha curato e introdotto la raccolta di inediti di N. Bobbio, Scritti su Marx. Dialettica, stato, società civile, Roma, Donzelli, 2014. Ha scritto anche su Hannah Arendt e sulla filosofia contemporanea italiana e francese.

 

 

 

 

da Contropiano.org

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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