Creato da zoppeangelo il 25/03/2011

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Comunicato PCL sulle elezioni

Post n°490 pubblicato il 01 Dicembre 2014 da zoppeangelo

I risultati delle elezioni regionali
La disaffezione operaia verso il PD di Renzi e la necessità di una alternativa politica di classe

 

 

Il risultato delle elezioni regionali che appare più evidente, nonostante le affermazioni del bullo di Palazzo Chigi, è quello dell'astensione di massa, in primo luogo in Emilia-Romagna. In questa regione di storico riferimento per il PD e i suoi predecessori non è semplicemente emerso un rifiuto trasversale alle degenerazioni del ceto politico locale, ma si è fondamentalmente espressa una profonda disaffezione delle lavoratrici e dei lavoratori nei confronti dell'azione di brutale attacco del governo contro il movimento operaio e quello che resta delle sue conquiste storiche
L'insipienza della sinistra riformista contribuisce a mantenere questa disaffezione in termini passivi. La realtà di SEL ne è la dimostrazione più lampante. Questo partito avrebbe potenzialmente una piccola, ma reale, autostrada aperta per raccogliere la disaffezione dell'elettorato operaio e di sinistra del PD, se sviluppasse una coerente battaglia politica contro il renzismo a tutti i livelli. Ma, nella continuità con la peggior tradizione bertinottiana, quello che conta sono gli assessorati e i posti di governo e di sottogoverno ("a disposizione" dei padroni, come nella frase del Niki governatore in Puglia nei riguardi di Riva): così, in Emilia-Romagna, si sono presentati nella coalizione renziana, esemplificazione concreta della loro strategia e delle loro speranze nazionali.
Quanto a Rifondazione (e al PdCI), dopo i disastri prodotti dalla loro politica governista, preferiscono mascherarsi dietro coalizioni senza riferimento classista, senza i simboli storici del movimento operaio (falce e martello o la stessa parola "sinistra"), che, come se fossimo due secoli fa, parla alle "persone" e a "cittadini" e non ai/lle lavoratori/trici e a tutti gli sfruttati ed oppressi, sotto la guida di autocentrati e presuntuosi intellettuali piccolo borghesi "progressisti". Del resto che si poteva attendere, ragionando seriamente, dai partiti diretti dagli ex ministri Ferrero o Diliberto, che mentre si proclamavano "comunisti", sostenevano riforme legislative che creavano la precarietà di massa ("pacchetto Treu"), gli interventi militari imperialisti, in primis in Afganistan e Iraq (ovviamente "solo" quando erano al governo), o la riduzione massiccia delle tasse per capitalisti e banchieri.
Il relativo successo di Sel e Altra Emilia-Romagna - mentre è fallimentare il dato di Altra Calabria - appare congiunturale: l'astensionismo di massa ha colpito i partiti maggiori agevolando la parte motivata dell'elettorato, contemporaneamente lo scontro tra apparato CGIL e PD ha dato una mano alle liste considerate più a sinistra.
La reazione di massa alle politiche del governo ha quindi trovato una risposta prioritariamente, se non esclusivamente, nell'astensione e nel rifiuto del voto. E nel contempo si è affermata un'opposizione reazionaria, quella della "Lega dei popoli" centrata sulla nuova prospettiva della Lega nord, che prova a capitalizzare la crisi berlusconiana ed a organizzare un consenso interclassista in un movimento antieuropeo della destra politica e sociale.
In questo quadro complessivo, ci impegniamo quindi a sviluppare una vera alternativa anticapitalista, che non tradisca gli operai e gli sfruttati in generale, che indichi nella rivoluzione sociale, nel potere dei lavoratori e nel socialismo la sola soluzione realistica alla crisi capitalistica. L'alternativa del PCL.
Scontiamo la nostra indubbia debolezza numerica ed organizzativa, ma anche, sia in Emilia Romagna che in Calabria, l'esistenza di leggi elettorali antidemocratiche, che garantiscono le forze politiche esistenti nelle istituzioni, e impediscono a quelle esterne e, in primis al nostro partito, di potersi presentare al giudizio dell'elettorato, col nostro programma anticapitalistico rivoluzionario.
Nonostante ciò i nostri compagni hanno fatto di tutto per far sentire il più largamente possibile la voce del Pcl, anche nelle ultime scadenze elettorali (si veda la campagna intorno alla candidatura propagandistica del compagno Michele Terra a presidente dell'Emilia Romagna).
E soprattutto il Pcl farà ogni sforzo per aumentare ancor di più il proprio impegno e il proprio intervento e rendere coscienti il maggior numero possibile di lavoratori/trici, oggi finalmente in rottura col PD, che una alternativa esiste, ma non è quella del riformismo piccolo borghese e governista dei Vendola, Ferrero, Civati e compagnia, bensì quella classista e rivoluzionaria rappresentata dal nostro partito.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

 

 
 
 

n.37 Pagine Marxiste

Post n°489 pubblicato il 01 Dicembre 2014 da zoppeangelo

N°37 Pagine Marxiste - Novembre 2014

  1. PER UN’OPPOSIZIONE RIVOLUZIONARIA AL GOVERNO RENZI (Editoriale)
  2. IL “JOBS ACT” DELL' IMPERIALISMO STRACCIONE, DEL SINDACALISMO COLLUSO E DELLA PASSIVITA' SOCIALE
  3. Le forze lavoro del capitale e della rivoluzione
  4. Il fuoco del Medio Oriente, frutto avvelenato del multipolarismo
  5. LA CONCEZIONE DEL PARTITO PROLETARIO DI ROSA LUXEMBURG
  6. UN RICORDO DI DANIEL DE LEON A CENT’ANNI DALLA SUA SCOMPARSA
  7. GIUGNO 1914: LA SCONFITTA DELLA “SETTIMANA ROSSA” PROSTRA IL PROLETARIATO ITALIANO (Storie di classe)
  8. Dalle diserzioni della Prima guerra alla guerriglia partigiana (Letture e recensioni)
 
 
 

Capitalismo de-genere

Post n°488 pubblicato il 27 Novembre 2014 da zoppeangelo

In merito alla terribile e attualissima questione della violenza di genere, ci preme intervenire nel dibattito proponendo una riflessione che parta da presupposti materialisti, storici e comunisti.

Il nostro manifestare e mobilitarci contro la violenza sulle donne parte da un punto di vista classista, poiché riteniamo che il genere e la classe non siano categorie necessariamente escludenti. E' ben chiaro che la violenza di genere si esprime in modo generalizzato e univoco dagli uomini verso le donne, ma l'origine di questa vessazione non si risolve ricercando una natura psicologica (e meno che mai "patologica") di un presunto comportamento maschile astratto e non storicizzato. Tale violenza permea tanto i quasi impercettibili aspetti della nostra esistenza quotidiana, manifestandosi come disparità nei rapporti familiari o discriminazione nel mondo del lavoro e nella sfera della salute (il banalissimo esempio della libera costruzione della propria sessualità, dell'accesso agli anticoncezionali o all'aborto sono solo la punta dell'iceberg), fino ad arrivare a espressioni più estreme e crude come lo stupro, la violenza domestica e l'omicidio.

La storia dei rapporti tra i generi si intreccia in modo indissolubile con lo sviluppo della divisione sociale del lavoro e dunque con la costruzione delle sovrastrutture sociali che la nostra storia come umanità ha conosciuto. Per questo la violenza di genere è una costante attraverso diverse epoche, perché la storia umana è la storia di società divise in classi in cui una parte della società ne opprime un'altra e non in virtù di categorie non storiche che si pretenderebbero insite in astratte "nature" maschili o femminili. Il patriarcato è un abito che molteplici forme di organizzazione sociale hanno indossato con comodità e piacere (ma non per questo è universale), compresa la società attuale del capitalismo, proprio perché nato in legame con la divisione in classi della nostra società. Una riflessione sulla violenza di genere dunque non può prescindere da una analisi storica e critica della famiglia e di tutte le strutture sociali in generale (Chiesa e altre istituzioni religiose, Stato, ma anche la scuola, partiti ecc.).
Nella nostra prospettiva il principio della violenza, tanto di genere quanto di classe, risiede nella proprietà privata ed è principalmente da essa che scaturisce. In questo senso, se la donna è proprietà dell'uomo, se è dunque un suo "oggetto", egli cercherà di disporne come vuole, con tutte le conseguenze che ci sono ben evidenti oggi. La violenza di genere non si risolve dunque "mettendoci la faccia" o chiedendo agli uomini di essere genericamente "migliori" ma includendo l'analisi femminista ad una prospettiva comunista di trasformazione strutturale e radicale della società. La società capitalista è una società di violenza istituzionalizzata in cui una minoranza esigua della popolazione espropria la maggioranza giorno dopo giorno costruendo su questo abuso la propria ideologia e morale. Questo tipo di società non è in grado di riformarsi in nessuno dei suoi aspetti, perché è costruita sulle fondamenta essenziali del profitto e della proprietà privata. E' di conseguenza del tutto inconciliabile con la liberazione dall'oppressione di genere, perché le sue radici affondano in quella divisione sociale del lavoro che ha origine anche nella nascita storica della famiglia e nella divisione di genere dei compiti sociali.

Solo la conciliazione di una prospettiva femminista di liberazione della donna e delle minoranze di genere oppresse con la prospettiva generale della sollevazione degli sfruttati, degli espropriati, del mondo del lavoro contro la classe padronale può creare i presupposti reali della costruzione di una società senza divisione di classi, senza oppressioni, diseguaglianze e discriminazioni, e nell'alveo di questo processo storico, costruire nuovi rapporti sociali, che sono innanzitutto nuovi rapporti umani.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI SEZ. PISA

 

 
 
 

Gian Mario Bravo Marx e la Prima Internazionale

Post n°486 pubblicato il 09 Novembre 2014 da zoppeangelo

Il testo affronta un momento cruciale di una lunga lotta, volta a fornire al proletariato una strategia per la conquista del potere, per saldare la teoria con il "movimento reale". Al primo fondamentale passo compiuto dotando la Lega dei comunisti del Manifesto del Partito comunista, chiusa la crisi del 1848, seguono lunghi anni di riflusso durante i quali Marx ed Engels dedicano il meglio delle proprie energie allo sviluppo della teoria. Solo nel 1864 essi intravedono la possibilità di un nuovo intervento nel "movimento reale". Lo spiraglio è aperto appunto dalla fondazione dell'Associazione internazionale degli operai. Le pagine del testo descrivono questo nuovo tentativo. Vengono esposte le battaglie di Marx ed Engels in seno all'Internazionale, viene dimostrato il ruolo di dirigenti del movimento operaio da loro conquistato per questo tramite, ne sono documentati i risultati permanenti così acquisiti. Una volta esaurita quell'esperienza, il marxismo avrà guadagnato in estensione fino a diventare la dottrina ufficiale, ancorché poco assimilata, del socialismo, e le basi per una politica internazionalista del proletariato saranno definitivamente gettate.

 
 
 

Ucraina, Germania, missione militare

Post n°483 pubblicato il 10 Ottobre 2014 da zoppeangelo

Sotto tutela

Il governo tedesco sta preparando una missione della Bundeswehr, (sarebbero 200 paracadutisti di cui 150 dotati di droni "Luna", non armati; la Bundeswehr ne ha ora oltre 80), per l'Est Ucraina in appoggio alla missione OCSE di monitoraggio della tregua tra le truppe del governo di Kiev e i ribelli, missione che dovrebbe consentire il controllo tedesco diretto sulle attività militari in Ucraina, e impedire che la Russia fornisca altri armamenti ai separatisti ucraini.

- Dopo le operazioni di armamento e addestramento in Irak, e la creazione di un ponte aereo in Africa Occidentale, si tratta del terzo intervento deciso nell'ultimo breve periodo che esprime la volontà della Germania di accompagnare con una presenza militare le sue attività estere.

- Sarebbe la prima missione militare tedesca sul territorio dell'ex Unione Sovietica dalla Seconda Guerra Mondiale, e si accompagna a ipotesi di porre di fatto sotto la tutela tedesco-europea l'Amministrazione statale ucraina, avvalendosi di alcune parti dell'Accordo di Associazione con la UE (che non hanno provocato obiezioni da parte russa).

- Si prospettano divergenze, oltre che con i fascisti ucraini prima utili a Berlino, anche con forze che nel corso del conflitto hanno ottenuto posizioni di predominio con il consenso dell'Occidente.

- Le élite politiche ed economiche dell'Ucraina appoggerebbero solo formalmente la prevista revisione dell'Accordo. È dubbio che, soprattutto gli oligarchi, siano interessati al rispetto delle norme UE, ad es. sulla competitività o sul sistema di appalti pubblici.

- La missione della Bundeswehr avverrà in cooperazione con la Francia; essa segue una missione di esplorazione congiunta franco-tedesca di metà settembre, ed è stata discussa decisa dai capi di governo dei due paesi, a margine del vertice Nato in Galles.

- L'accordo con la Francia per la missione di supporto militare all'OCSE fa parte di una serie di misure che la UE, sotto la direzione di Berlino, ha concordato ad inizio settembre con Mosca e Kiev, e che nella sostanza contiene la promessa alla Russia di rinegoziare con l'Ucraina tutti gli elementi dell'accordo di associazione con la UE che danneggiano gli interessi economici della Russia.

- La Merkel l'ha ottenuto (anche questo ai margini del vertice Nato) con l'opposizione soprattutto dell'Ucraina. Ad inizio novembre 2013, la Merkel riteneva ancora superfluo questa bilancia con Mosca, sperando di poter legare Kiev alla propria sfera egemonica, una volta abbattuto il governo, ma che di fronte al rischio del crollo economico dell'Ucraina non ha più potuto evitare.

- Questo ha posto le basi per la tregua, concordata il 5 settembre tra Kiev e i ribelli dell'Est, e che prevede una ampia autonomia per l'Est Ucraina, che sempre Kiev a aveva cercato di evitare.

- I piani tedeschi incontrano un certo malumore a Kiev; già la tregua e le concessioni ai ribelli dell'Est avevano provocato scontento nella destra estrema che aveva dato un forte impulso alle proteste dei Majdan, alla caduta del governo e alla guerra civile.

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Gfp 141010

Radicalizzazione nel parlamento (ucraino)

Secondo alcuni esperti in Ucraina c'è il rischio che le prossime elezioni parlamentari del 26 ottobre prossimo producano una radicalizzazione nazionalista della "Werchowna Rada", il parlamento ucraino,

ma non per la possibilità di ascesa dei partiti fascisti noti, come Swoboda, per cui si prevede un 5%, o "Settore della destra", dato per 1-2%,

quanto perché nelle liste elettorali di diversi partiti, soprattutto del "Fronte Popolare" del primo ministro Arsenij Jazanjuk, si sono candidati noti fascisti e diversi capi delle milizie che operano nell'Est Ucraina,

che dovrebbero legare il loro "elettorato patriottico" ai rispettivi partiti.

Nel partito Fronte Popolare sono stati inseriti anche intellettuali della destra estrema, come lo storico revisionista Wolodymyr Wjatrowytch, che sotto la presidenza Jushenko aveva diretto l'archivio dei servizi segreti SBU, carica revocata poi dal presidente Janukovich; ora dirige il Centro per lo Studio dei Movimenti di Liberazione di Lviv, finanziato da OUN in Esilio, un successore di OUN che aveva avuto parte nell'Olocausto.

Il Fronte Popolare di Jazenjuk ha fondato un proprio "consiglio militare" per inserire i miliziani nelle strutture di partito.

- Tra costoro Andrij Bilezkij, il capo del battaglione fascista Asov (battaglione creato da Bilezkij e da Ljashko) che unisce fascisti ucraini e neonazisti di diversi altri paesi europei.

Nella Lista del Fronte Popolare al 1° posto Jazejuk,

- al 2° posto Tetjana Tchornovol, portavoce nel 2000 dell'organizzazione fascista UNA-INSO, che cooperava con il tedesco NPD; nominata nel marzo 2014 capo della commissione nazionale anti-corruzione; in agosto 2014 si è dimessa e ha aderito al battaglione fascista Asov;

- al 3° l'ex presidente ed oggi presidente del parlamento, Oleksandr Turchinov,

- al 4° posto Andrij Parubij, co-fondatore del "Partito fascita "Social Nazionale dell'Ucraina", divenuto nel 2004 Swoboda.

- Si prevede il successo del "Partito radicale" del deputato Oleh Ljashko, con oltre il 10%, sembra che stia attirando una quota consistente dell'ex elettorato di Swoboda. Nelle presidenziali del 25 maggio il "Partito radicale" era arrivato terzo con l'8,3%, dopo Poroshenko e Timoshenko. Il Partito Radicale è dato da tempo dai sondaggi come secondo subito dopo il partito del presidente Poroshenko.

- Il processo di radicalizzazione verso la destra estrema del'Ucraina è anche il risultato della politica tedesca: per riuscire ad abbattere il governo ucraino, Berlino ha collaborato strettamente con i fascisti, fornendo loro una legittimazione; ha inoltre contribuito alla intensificazione del conflitto fino a farlo divenire una guerra civile, che a sua volta ha radicalizzato le relazioni politiche del paese.

traduzione dalla stampa estera fornita da pagine marxiste

 

 
 
 
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