Creato da zoppeangelo il 25/03/2011

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Antonio Gramsci e la CGL

Post n°495 pubblicato il 21 Gennaio 2015 da zoppeangelo

Ordine Nuovo, 4 marzo 1921
Antonio Gramsci attacca la CGL dichiarando la propria delusione e la propria rabbia in un articolo dal titolo "funzionarismo" che analizza con spietatezza la degenerazione dei gruppi dirigenti del sindacato ed il loro distacco dalle masse. Masse deluse lasciate prive di guida mentre infuria l'aggressione fascista a colpi di cannone e di mitragliatrici..
Scrive tra l'altro Gramsci nell'articolo del quale suggerisco la rilettura per le sconvolgenti similitudini che può aprire con la CGIL della Camusso e la condizione sociale delle masse oppresse dalla disoccupazione dai bassissimi salari ed ora dalla Job Act:
" Il Quinto Congresso Confederale di Livorno è terminato. Nessuna parola nuova, nessun indirizzo è venuto fuori da questo Congresso . Invano le grandi masse popolari italiane hanno atteso di essere orientate, invano hanno atteso una parola d'ordine che le illuminasse, che riuscisse a calmare il loro spasimo ed a dare una forma alla loro passione.....................................
L'unica preoccupazione della maggioranza del Congresso è stata quella di salvaguardare e garantire la posizione ed il potere politico degli attuali dirigenti sindacali, di salvaguardare e garantire la posizione ed il potere (potere impotente) del Partito Socialista ( Oggi avrebbe scritto PD)
La nostra lotta contro il funzionarismo sindacale non poteva essere giustificata meglio.............
....questi uomini non vivono più per la lotta delle classi, non sentono più le stesse passioni, gli stessi desideri e le stesse speranze delle masse: tra loro e le masse si è scavato un incolmabile abisso, l'unico contatto tra loro e le masse è il registro dei conti e lo schedario dei soci.
Questi uomini non vedono più il nemico nella borghesia, lo vedono nei comunisti; hanno paura della concorrenza, sono capi divenuti banchieri di uomini in regime di monopolio, ed il minimo accenno di una concorrenza li rende folli di terrore e di disperazione.......
......................... E' aumentato il nostro pessimismo non è diminuita la nostra volontà....i funzionari non rappresentano le masse. Gli Stati assoluti erano appunto gli Stati dei funzionari, gli stati della burocrazia....... La Confederazione rappresenta nello sviluppo storico del proletariato ciò che lo Stato assoluto ha rappresentato nello sviluppo storico della borghesia. Sarà sostituita dalla Organizzazione dei Coonsigli che sono i parlamenti operai...........................
E' aumentato il nostro pessimismo ma è sempre viva ed attuale la nostra divisa:pessimismo della intelligenza, ottimismo della volonta°"
E' come se Antonio Gramsci avesse descritto in questo articolo lo stato attuale della CGIL di Camusso dopo l'approvazione della Job Act e mentre la Repubblica si avvia alla sua autodemolizione.

NB: la frase divenuta arcinota pessimismo della intelligenza ottimismo della volontò non è di Gramsci ma di Roman Rolland come viene chiarito in una nota,.....

L'articolo si trova in "Scritti politici 1921 1926, Editori Riuniti 1987
Pietro Ancona


fonte il Pane e le Rose

 

 
 
 

FASCISMO ISLAMICO E ISLAMOFOBIA

Post n°494 pubblicato il 08 Gennaio 2015 da zoppeangelo

La strage di Parigi è un crimine atroce compiuto dall'integralismo panislamista. Non è un generico atto di terrorismo indiscriminato. E' un'azione terrorista che ha una precisa matrice politica: quella del fascismo islamico, probabilmente Al Qaeda. La concorrenza fra Al Qaeda e Isis nella conquista dell'egemonia all'interno del campo islamico integralista può sospingere la corsa al rialzo negli atti di terrore. Entrambe le organizzazioni cercano di presentarsi anche per questa via, l'una contro l'altra, come il riferimento egemone della "guerra santa".

La campagna reazionaria islamofoba che si sta sviluppando in Europa, a seguito della strage di Parigi è nauseante. Le forze populiste reazionarie impegnate a cavalcare da tempo l'emergenza migranti, cercano di trarre ulteriore vantaggio dall'accaduto, alimentando cinicamente paura e isteria. Non solo in Francia con Le Pen ma anche in Germania con l'emergente Pegica. La coalizione delle democrazie imperialiste, impegnate a sostenere le ragioni "democratiche" del proprio intervento militare in Medio oriente, cercano di presentarsi come custodi della "civiltà" contro la barbarie, dando vita a nuove militarizzazioni di quartiere e caccia alle streghe. Giornalacci reazionari come Libero scrivono in prima pagina a caratteri cubitali "Questo è l'Islam", riesumando la peggiore Fallaci e lanciando una autentica crociata nel nome della "cristianità". La Lega di Salvini inzuppa il pane in questa brodaglia rancida. I migranti in generale, i migranti arabi in particolare, rischiano di pagare tutto questo con più pesanti vessazioni, soprusi, umiliazioni.

Siamo con tutte le nostre forze contro il fascismo islamico, in Medio oriente come in Europa. Ma lo siamo da un versante opposto a quello dei reazionari e degli imperialisti.

Siamo da marxisti contro tutte le religioni. Ogni religione ha un fondamento irrazionale. In ogni religione c'è un elemento totalitario. Nella Bibbia dell'antico Testamento si leggono versi non meno violenti e sanguinari che nel Corano. Ma la nostra battaglia culturale contro ogni religione si coniuga col rispetto totale della libertà di fede nel rifiuto di ogni criminalizzazione dei credenti. I diritti della libertà di fede sono incondizionati. Abbiamo difeso in Egitto la comunità cristiana quando era aggredita dai Fratelli Musulmani, e così abbiamo fatto coi cristiani arabi minacciati e trucidati dall'Isis. Allo stesso modo difendiamo il diritto dei migranti musulmani in Europa e delle loro comunità contro le minacce indiscriminate che oggi subiscono.

Siamo per la libertà di critica e di satira, incondizionatamente. La pretesa di escludere la religione dal campo della satira è una pretesa reazionaria. Sia quando rivendica l'intangibilità di Maometto. Sia quando rivendica l'intangibilità di Gesù, della Croce, o addirittura del Papa. La difesa della libertà di religione si sposa con la difesa della libertà di critica della religione. Che è anche la nostra libertà. Lo spettacolo di chi denuncia l'integralismo islamico dopo aver difeso l'integralismo cristiano rivela una ipocrisia rivoltante.

Siamo per la distruzione delle organizzazioni fasciste di ogni fede. Il fascismo è la peste per il movimento operaio e per le libertà democratiche. Sia quando veste i panni islamici dell'Isis o di Al Qaeda, sia quando indossa le vesti cristiane di Forza Nuova. Ogni tentativo dei fascisti "cristiani"di cavalcare l'islamofobia va doppiamente respinta e frontalmente attaccata.

Respingiamo il tentativo di scaricare sui migranti i crimini del fascismo islamico. I migranti già pagano il costo terribile della fuga dalla fame, dalle dittature, e dalle guerre. Oggi anche dalle guerre condotte dall'Isis, come in Siria e in Irak. Il fatto che debbano pagare anche qui, con nuove vessazioni, il prezzo dei crimini del fascismo islamico è doppiamente inaccettabile. Siamo per la difesa di tutti i migranti, arabi e cristiani, del loro diritto alla vita e alla libertà di fede. Ogni loro criminalizzazione diventa oltretutto il brodo di coltura ideale per il fascismo islamico e la sua azione di reclutamento.
Neghiamo all'imperialismo "democratico" ogni credibilità nella sua veste di cacciatore del terrorismo islamista. La montagna di guerre coloniali, genocidi, torture, condotte dall'imperialismo ( e dal sionismo) nella nazione araba e in Medio oriente , con la frequente connivenza subalterna delle sinistre occidentali, ha rappresentato alla lunga il principale trampolino di lancio, di reclutamento, di influenza, del fascismo islamico.

Solo il movimento operaio e le masse oppresse, in Europa, come in terra araba, possono sconfiggere il fascismo islamico. Ma lo possono fare solo in contrapposizione all'imperialismo, solo lottando per un'alternativa socialista alla barbarie del capitalismo: del capitalismo occidentale, come del capitalismo arabo saudita e del nuovo Califfato di Al Baghdadi. La prima frontiera della lotta al terrorismo fascista di Parigi si trova a Kobane, fra i combattenti kurdi, come nelle forze migliori della rivoluzione siriana.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

 

 

 
 
 

e' morta la compagna Vanda Schiavi

Post n°493 pubblicato il 05 Gennaio 2015 da zoppeangelo

E' morta Vanda Schiavi , compagna e amica del Blog di Libero (guardate tra le vostre amicizie ) , presente anche su FB , cosi la ricordano i suoi compagni del seindacato .

A Vanda Schiavi, compagna instancabile e generosa. Il sindacato fa le condoglianze alla famiglia
(4 Gennaio 2015)

da unioneinquiliniroma.it
Un omaggio a Vanda Schiavi, tra i fondatori della sede dell'Unione Inquilini Civitavecchia. L'Unione Inquilini Roma-Lazio esprime le condoglianze alla sua famiglia


La compagna Vanda Schiavi, tra i fondatori, dell'Unione Inquilini di Civitavecchia ci ha lasciati a causa di un brutto male.

La ricordiamo come una compagna instancabile, generosissima e sempre attenta alla realtà della sua città. Per questo, l'Unione Inquilini di Roma e del Lazio ci tiene ad esprime le condoglianze alla sua famiglia.

La terra, Vanda, per te non sarà mai troppo lieve. Da oggi siamo più poveri senza te, ma lotteremo con più forza per i diritti sociali e per essere degni di ricordarti.

La frase sotto riportata è presa dall'articolo della voce del popolo di civitavecchia che cosi descrive tra gli altri impegni la vita di vanda e il suo impegno con l'unione inquilini con la generosità con cui ha affrontato tutti i suoi impegni sociali

"...e quello sportello dell'Unione Inquilini, voluto fortemente. Vissuto quest'ultimo come una seconda casa e portato avanti con l'idealismo totale, in cui la casa sia il bene primario e irrinunciabile di ogni essere umano, anche a costo di lotte e atti clamorosi per combatterlo nei palazzi di potere...".

Massimo Pasquini,
Unione Inquilini Roma-Lazio

 

 
 
 

Come Obama cavalca il prezzo del petrolio per recuperare Cuba al business Usa

Post n°492 pubblicato il 30 Dicembre 2014 da zoppeangelo

Il significativo indebolimento economico del Venezuela, legato alla diminuzione del prezzo del petrolio ha reso possibile l'annuncio ufficiale sulla ripresa dei rapporti fra Usa e Cuba. Ma la svolta è stata preparata nel tempo da entrambe le parti. Da ultimo in ottobre il segretario di Stato Kerry ha ringraziato ufficialmente Cuba per il suo aiuto nella lotta contro Ebola.

La spaccatura fra Cuba e Usa risale al 1959, quando Fidel Castro prende il potere e nazionalizza oltre un miliardo di beni americani sull'isola. Tra il 1960 e il 1962 Kennedy impone sanzioni, poi l'embargo e la rottura di ogni rapporto diplomatico.

Da allora la comunità cubana negli Usa (oggi forte di 1,5 milioni che per l'80% vivono in Florida e 650 mila nella sola Miami), formata principalmente di anti-castristi, esuli espropriati, si è trasformata in una potente lobby (la Cuban American National Foundation), che ha spesso condizionato la politica estera statunitense. Ogni presidente Usa ha dovuto fare i conti con il pacchetto di voti dei "latinos" all'interno dei quali i cubani sono particolarmente ben organizzati e aggressivi, in grado di contribuire con 3 milioni di $ alla campagna elettorale per il Congresso, secondi per importanza solo alla lobby ebraica. Secondo Foreign Policy la Cuba Lobby ha ispirato scelte politiche "anacronistiche e irrazionali", fra cui la continua reiterazione dell'embargo, che è del tutto contrario agli interessi Usa.
Da anni premono per riprendere gli affari con Cuba sia l'industria turistica (che ipotizza un giro d'affari di 4 milioni di visitatori l'anno), che il settore agricolo e agroalimentare, chi produce materiale edile e componenti per le telecomunicazioni, le banche e gli armatori (Bloomberg 17 dicembre). In gioco non ci sono solo investimenti e commercio con Cuba, ma anche il complesso rapporto diplomatico, economico e militare con l'intera America Latina (e le sue coalizioni commercial politiche). Gia nel 2009 Obama ha allentato le sanzioni in vista del "vertice delle Americhe", come segnale della fine dell'era Bush: possibilità per gli esuli cubani di visitare i parenti a Cuba, 600 mila lo fanno nell'anno successivo; aumento da 500 a 2000 $ del tetto per le rimesse degli esuli stessi, tanto che l'ammontare totale delle rimesse passa da 1 miliardo di $ nel 2009 a 3 nel 2013 e il governo cubano si prende 20 cent ogni dollaro che entra; possibilità per le ditte Usa di tlc di acquisire licenze a Cuba. Allettante per il governo Usa anche la prospettiva di far ridiventare il Golfo del Messico un mare interno statunitense.
Tutto questi influenza l'opinione pubblica: è dal 1999 che nei sondaggi Gallup la maggioranza degli statunitensi auspica la fine dell'embargo. Secondo Stratfor (cioè secondo la CIA cfr 23 dicembre 2014), Cuba del resto non è una minaccia strategica per gli Usa dal 1991 come non lo è il Venezuela.
Tuttavia la normalizzazione (che per ora è una dichiarazione di intenti perché l'eliminazione dell'embargo deve essere ratificata dal Congresso) troverà ostacoli, principalmente da parte dei repubblicani, come il senatore della Florida Marco Rubio, figlio di un esule cubano della prima ora, e Jef Bush ex Governatore della Florida, ansiosi di conservare l'appoggio dei loro elettori di origine cubana, soprattutto anziani. La maggior parte dei democratici invece punta elettoralmente sui giovani, ormai del tutto integrati negli Usa, che non sognano di tornare o di recuperare i beni perduti dai nonni, ma solo di poter fare le vacanze a Cuba o di poterci investire. D'altro canto anche se i tempi di realizzazione dell'accordo fossero molto lunghi, gli Usa non hanno motivi impellenti di avere fretta, godono già di un vantaggio internazionale avendo annunciato la possibilità di un accordo (Stratfor 23 dic)

Da parte sua anche Raoul Castro deve affrontare una forte opposizione interna. Ma il calo del prezzo del petrolio rende evidente a tutti che il Venezuela potrebbe non essere più in grado di mantenere i generosi sussidi forniti al regime di Castro: i 100 mila barili di greggio al giorno al prezzo politico di 23 $ al barile, in parte consumati, in parte rivenduti dall'isola (fonte ISPI).

Cuba ha già fatto una analoga esperienza fra il 1991-93, quando la Russia tagliò gli aiuti che l'Urss forniva a Cuba dal 1961 (5 miliardi di $ all'anno secondo calcoli Usa), ritirò tecnici ed esperti militari, ridusse la fornitura di petrolio a un quinto (meno di 3 milioni di barili annui), non comprò più lo zucchero cubano. Il PIL di Cuba crollò del 33%, a Cuba vennero a mancare cibo, medicine, petrolio. Usa ed Europa rafforzarono l'embargo. L'Avana di notte rimaneva spesso al buio. La recessione durò a lungo, la sopravvivenza di Cuba ebbe costi altissimi; ci furono casi di malnutrizione e malattie da carenza alimentare. Solo il timore di una invasione americana consenti ai Castro di conservare unito il paese.
A metà degli anni '90 Raoul Castro, allora Ministro della Difesa e dal 2007 presidente al posto di Fidel, manda i più alti ufficiali delle forze armate all'estero a studiare economia moderna e management, i militari prendono progressivamente il controllo della produzione della canna da zucchero, quella dei sigari, la biomedicina, il turismo, le linee aeree.
Contemporaneamente Fidel Castro introduce progressivamente elementi compatibili col libero mercato: la possibilità di creare attività autonome imprenditoriali per 400 mila cubani (da tassista a commerciante, da idraulico a costruttore edile). E' permesso il secondo lavoro ai dipendenti. E' legale acquistare una casa, un terreno, un'automobile, un PC o un telefonino. Il problema è avere i soldi per comprarli visto che il salario mensile medio è di 20$ . Nel 2011 viene incoraggiata la creazione di cooperative, che occupa 500 mila operai, il 10% della forza lavoro. Il regime resta però fedele ad alcune garanzie sociali (ottime scuole, buona sanità, basso costo degli affitti); questo spiega come salari da fame convivano con un indice di sviluppo umano particolarmente buono (6° paese su 108 nel 2009), perché scuola, assistenza sanitaria sono garantiti, un welfare che Stratfor giudica "troppo costoso" e inefficiente (cfr 21 settembre 2010).
Cuba si affranca dalla monocultura dello zucchero: già nel 1995 le entrate da turismo sorpassavano quelle per l'export di zucchero. Inoltre Cuba è un importante esportatore di vaccini antivirali, in particolare in Russia Cina India e Pakistan e ha un surplus di medici. I salari sono bassi, ma almeno fino al 1994 il ventaglio delle retribuzioni era contenuto, poi , con lo sviluppo del turismo e l'apertura a investimenti stranieri molti elementi di ineguaglianza sono comparsi, legati anche al doppio standard monetario. Nel 1994 diventa legale l'uso del dollaro come moneta; il dollaro consente di acquistare merci in appositi negozi; li si recupera dalle rimesse degli immigrati, se si lavora nel turismo o in aziende di proprietà di stranieri. Il livello di vita dipende dal fatto che si possieda o no dollari. (o in alternativa euro). Di conseguenza anche il peso cubano si divide in due: il peso non convertibile e il peso convertibile in dollaro (o CuC che si rivaluta progressivamente.). Solo nel 2013 si decide di cominciare progressivamente ad avvicinare il valore delle due monete.

Dal 1998 Cuba scambia con l'Iran petrolio contro la costruzione in Iran del più grande centro di ingegneria genetica e biotecnologia della regione.
Dal 1999 il Venezuela di Chavez propone a Cuba un asse, culminato con la creazione della Alleanza bolivariana nel 2005: Cuba scambia 30 mila medici contro 37 milioni di barili di petrolio all'anno. I Venezuelani rimettono anche in funzione le quattro raffinerie di Cuba, il che consente loro di vendere direttamente il proprio petrolio e finanzia l'esplorazione sulle coste cubane per trovare depositi di greggio (oggi in questa operazione sono impegnate la spagnola Repsol, la brasiliana Petrobas e la norvegese Statoil Hidro)
Su pressione della Spagna di Zapatero l'Unione Europea nel 2005 allenta i legami con l'opposizione cubana per migliorare i rapporti con l'isola. Ma questo si traduce principalmente nello sviluppo del turismo europeo nell'isola, agevolato dai bassi costi di alberghi e trasporti; solo nella primavera 2014, con le prime difficoltà del Venezuela, si comincia a negoziare un accordo commerciale e relativo agli investimenti.
Sempre nel 2005 arrivano i primi consistenti investimenti della Cina nelle miniere di nickel a Holguin.
Nel 2012 gli Usa diventano i primi fornitori di alimentari e prodotti agricoli a Cuba (pari al 35% dei bisogni dell'isola). Nel 2013 è stata creata la prima Zona economica Speciale per investitori stranieri.

L'annuncio di Obama ha tracciato le linee guida di un possibile accordo:
- ristabilimento pieno delle relazioni diplomatiche (finora era l'ambasciata svizzera a fare facente funzione per i cittadini USA),
- Cuba sarà tolta dalla lista degli stati "terroristi",
- abolite le restrizioni per gli investimenti Usa e per i viaggi degli statunitensi,
- aumentato il tetto per le rimesse annuali dei cubani che vivono negli Usa da 2000 a 8 mila $.

Molti media si stupiscono del fatto che gli Usa non hanno chiesto nessuna garanzia su diritti umani o democrazia formale. Dopo le recenti rivelazioni sulla CIA è uno stupore quantomeno ipocrita. In ogni caso Obama è evidentemente convinto che sarà "re profitto" ad accelerare i mutamenti anche politici a Cuba.

COMBAT-COC.Org

 

 
 
 

Gli scioperi in Belgio sono di esempio per tutti i lavoratori europei

Post n°491 pubblicato il 22 Dicembre 2014 da zoppeangelo

Lunedì 15 dicembre sarà la data culmine di un lungo periodo di scioperi e agitazioni che scuotono il Belgio dall'estate
Il nodo attuale sono le misure decise, su pressione europea, dal governo Michel (nota 1), insediatosi dopo quattro mesi di trattative nell'ottobre 2014: 11 miliardi di € di risparmi sul bilancio in 5 anni, l'aumento dell'età pensionabile da 65 a 67 anni, tagli alla sanità, tagli salariali (riduzione dell'aggancio dei salari all'inflazione con un risparmio di circa 3 miliardi di € e una perdita pro capite per ciascun lavoratore di 340 € all'anno), taglio degli assegni sociali e di disoccupazione, riduzione del diritto di sciopero.

L'argomentazione principale dei sindacati, che hanno realizzato un fronte unitario di azione, è che tutti i tagli riguardano i lavoratori, che sono fra l'altro i più tassati d'Europa, mentre le rendite finanziarie e immobiliari sono esenti
A onor del vero Michel prosegue sulla linea di austerity impostata dal precedente governo di Elio Di Rupo nel triennio 2011-14. Quello che ha fatto la differenza è che i socialisti, esclusi dal governo per la prima volta da 26 anni, hanno spinto le burocrazie sindacali, prima assai tiepide e conciliatorie, a prendere la guida della protesta operai, anche perché rischiava di sfuggire loro di mano. Le lotte infatti hanno sorpreso i burocrati sindacali per estensione e durezza (La Libre 8 novembre). Se il nuovo governo vira a destra, alle elezioni il PTB+ (una coalizione di Partito dei lavoratori del Belgio, Partito Comunista belga e Lega Comunista rivoluzionaria) ha superato lo sbarramento del 5%. Questo a ridato energia a frange sindacali indipendenti e radicali che hanno costretto i sindacati tradizionali a impostare una serie di scioperi coordinati da un fronte unitario (a cui aderiscono SCS , FGTB Federazione generale dei lavoratori belgi, FGSLB ecc). I burocrati di lungo corso stanno in realtà trattando col governo lontano dalle luci della ribalta, ma intanto hanno avallato le lotte.

A fronte dei lavoratori che vedono peggiorare le loro condizioni sta una classe dirigente di grandi ricchi (il Belgio paese di antica industrializzazione e di capitalismo maturo presenta una concentrazione della ricchezza, in particolare finanziaria notevole) e una classe politica disgregata e incapace di trovare formule di governo stabili (fra il 2010 e il 2011 il paese restò senza esecutivo per 18 mesi). Quindi un paese in continua crisi di squilibrio caratterizzato da successo economico e inefficacia della rappresentanza politica, spaccato in due dall'eredità storica (la metà olandese e la metà francese, fiamminghi contro valloni), che deve fare i conti con una immigrazione consistente dall'Africa e dai paesi arabi . Ospitando nella sua capitale le principali istituzioni europee, i lavoratori trovano facilmente modo di unire la contestazione del proprio governo alla contestazione dei burocrati europei.

E se il partito vittorioso alle ultime elezioni (33% dei voti), NVA (Nuova Alleanza Fiamminga) è parzialmente euroscettico, la maggior parte dei fiamminghi vagheggia un secessionismo più o meno radicale, con annesso taglio delle spese sociali e un indurimento delle politiche anti-immigrazione (l'NVA ha espresso l'obesa leader De Block responsabile di 13 mila immigrati arrestati nei primi sei mesi del 2013; record di richiedenti asilo respinti in patria che poi sono stati uccisi, brutalità della polizia contro gli immigrati). Insomma l'NVA è una versione belga del leghismo nostrano, ma con un peso economico ed elettorale di ben altra consistenza (i fiamminghi sono il 58% della popolazione, che si attesta sui 10,6 milioni).

Le proteste sindacali sono iniziate a partire dal 2012 nell'area vallona, il sud un tempo centro di un impero minerario siderurgico, travolto negli anni '60 dalla ristrutturazione internazionale e quindi oggi povero e "assistenzialista", dove cioè il taglio del welfare colpisce strati ampi di lavoratori e pensionati impoveriti. Pian piano si sono estese al nord, ricco e produttivo, dove però si comincia a scontare la chiusura di alcune fabbriche, una parziale crisi del porto di Anversa, i tagli pesanti nelle ferrovie .
Come la politica così anche le azioni sindacali sono pesantemente condizionate dalla doppia anima linguistica del paese.
Sono stati i ferrovieri per primi a rompere lo schema, su iniziativa della CGSP, e a impostare scioperi in tutto il territorio nazionale paralizzando il paese fra giugno e luglio, forti di una tradizione organizzativa e rivendicativa di tutto rispetto. Ma anche nel loro caso mentre in Vallonia e a Bruxelles non ha viaggiato alcun treno, nelle Fiandre era operativo un treno su tre; tuttavia il danno inflitto agli Eurostar e al gestore internazionale Thalys è stato notevole. La protesta riguarda la "riforma" ferroviaria cioè la netta separazione del gestore dell'infrastruttura (pubblico) dall'operatore (privatizzato) con creazione di rami indipendenti (logistica, trasporto merci, passeggeri, controllo informatico), che ha comportato tagli del personale, espansione dei contratti a termine o stipulati tramite cooperative, l'apparto di certi servizi. Peccato che la loro lotta non sia stata collegata a quella dei ferrovieri tedeschi, francesi e svedesi che sono state quasi contemporanee.

L'atmosfera si è scaldata in ottobre con una serie di scioperi regionali fra il 16 e il 24 ottobre: i manifestanti avevano bloccato l'attività del porto di Anversa, chiuse scuole, uffici, supermercati.
Il 6 novembre concentrazione di operai a Bruxelles (circa 150 mila), la più importante dagli scioperi del 1960-61, con presenza di delegazioni dal settore chimico farmaceutico, trasporti, porti, acciaio, aerospaziale (con massa d'urto rappresentata da portuali e siderurgici). Importante il superamento degli steccati linguistici. Presenza anche di studenti e centri sociali. La manifestazione è punteggiata da scontri di piazza, vengono caricati dalla polizia i portuali di Anversa (molti feriti, trenta arresti). Gruppi neo nazisti attaccano fisicamente il Partito Socialista, francofono, che ha messo il cappello politico alla manifestazione
I giornalisti notano nei cortei la presenza di n numerosi giovani, arrabbiatissimi, provenienti da Liegi, dove molte fabbriche fra cui la Mittal hanno chiuso e pronti allo scontro fisico c0n la polizia; sono loro che hanno occupato la sede di Confindustria a Bruxelles e bloccato la circonvallazione esterna della capitale.

Il 24 novembre sciopero "regionale" a Anversa, Hainault, Limburgo e Lussemurgo che riesce perfettamente corredato da picchetti, riguardanti circa 400 luoghi di lavoro con più di 100 dipendenti, blocchi stradali, cortei. Viene bloccata tutta la produzione delle industrie hi-tech. Bloccato l'aeroporto di Charleroi,. Fermi tutti gli autobus e i treni, i centri commerciali, banche , scuole, ospedali. Scioperano anche i netturbini e i giudici.

L'8 dicembre in coincidenza della riunione dell'Eurogruppo, Bruxelles è paralizzata. Incide soprattutto lo sciopero dei trasporti (autobus, treni e metropolitane e l'aeroporto di Zaventem). I ferrovieri bloccano l'intero paese e anche i collegamenti delle principali città (Anversa, Namur, Liegi) con il resto d'Europa. Picchetti sbarrano l'entrata di più di 300 imprese nel Brabante, sia fiammingo che vallone (nota 1). Bloccati i corrieri privati; blocchi stradali sulle arterie di collegamento extraurbano. Bloccate le lezioni in tutti gli ordini di scuola. Picchetti anche davanti ai supermercati (Le Soir 9 dicembre). Ai cortei partecipano gli universitari, gli attori dei teatri, ma anche le piccole officine. Sono stati diffusi 1, 2 milioni di volantini

Questa breve rassegna degli avvenimenti ci permette di verificare le somiglianze con la situazione italiana (là la polizia picchia i portuali, qui i metalmeccanici, simile la ristrutturazione delle ferrovie, simili gli obiettivi iugulatori hesie). La grossa differenza è che tutto quello che i lavoratori belgi stanno per perdere (welfare, contingenza, contratti a tempo indeterminato ecc), gli italiani l'hanno perso molti anni fa (salvo forse l'età pensionabile)
In conclusione c'è un'aria di famiglia nei comportamenti delle borghesie europee, ma certamente i lavoratori belgi hanno combattuto meglio le loro battaglie di difesa e hanno, per loro fortuna, ancora molto da perdere e stanno ancora combattendo con grande vigore, così come hanno fatto i lavoratori greci prima di loro. E con le loro lotte mandano un forte segnale ai lavoratori italiani.

1) Il governo di Michel, un liberalista francofono che guida il MR (Movimento di Riforma) comprende i principali partiti fiamminghi di destra fra cui NVA (Nuova Alleanza fiamminga), che grazie al 33% dei voti ha ottenuto i ministeri più importanti (le finanze, gli interni, la difesa e la funzione pubblica), CD&V (Partito cristiano democratico fiammingo) e Open VLD (Partito dei Liberali Democratici Fiamminghi Aperti).

da COMBAT-COC.ORG

 

 

 
 
 
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