Creato da zoppeangelo il 25/03/2011

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Addio a Piergiorgio Tiboni

Post n°566 pubblicato il 19 Marzo 2017 da zoppeangelo

Se n'è andato Piergiorgio Tiboni, 79 anni, storico sindacalista milanese .La sua storia è strettamente legata ad una esperienza unica nel panorama politico e sindacale italiano. Cioè quella Fim-Cisl, la categoria dei metalmeccanici dell'organizzazione cattolica, che diventò un serbatoio di quadri e dirigenti della cosiddetta nuova sinistra, soprattutto Avanguardia operaia (prima) e Democrazia proletaria (dopo).
La Fim milanese dal '70 al '74 aveva 50mila iscritti; in una ottica di collettivo e di uguaglianza anche dentro il sindacato, decise di abolire la figura del segretario generale per far posto a quella del "coordinatore". Spesso le tute blu cisline superarono a sinistra la Fiom-Cgil in vertenze di peso come Alfa Romeo, Pirelli, ex Breda e Ansaldo, praticando il "non accordo" nelle trattative.
I quadri della Fim di Milano arrivavano dalle lotte studentesche, oltre che dai luoghi di lavoro. Fu un grande laboratorio - raccontò Tiboni anni dopo - Quell'esperienza esprimeva anche un modo non burocratico di vivere il sindacato, la delega era ridotta al minimo, gli obiettivi tenevano aperte prospettive non solo di tutela immediata, ma anche di cambiamento dei rapporti di potere che ci sono nella società. Non volevamo semplicemente 'abbattere il capitalismo', ma avevamo la consapevolezza di poter profondamente migliorare il contesto sociale nell'ambito dei rapporti tra capitale e lavoro".
Poi gli anni cambiarono, la Fim nazionale normalizzò i rivoluzionari milanesi e Tiboni fu licenziato dalla Fim. Così nel 1991 Tiboni insieme ad altri fuoriusciti, i quali investirono le proprie liquidazioni per mettere su la struttura, fondarono il Cub

 
 
 

PAVIA 18 MARZO INCONTRO CON M.FERRANDO

Post n°565 pubblicato il 11 Marzo 2017 da zoppeangelo

 
 
 

EURO O LIRA --FOIBE E REVISIONISMO STORICO

Post n°564 pubblicato il 07 Febbraio 2017 da zoppeangelo

 

Euro o lira, il vero problema è il capitalismo Contro la truffa del nazionalismo!

Il capitalismo è un sistema fallito. L'aumento impressionante delle disuguaglianze sociali in tutto il mondo ne è la misura. Ma un sistema fallito, in profonda crisi di consenso, deve riuscire a dirottare su falsi miti la rabbia sociale delle classi che sfrutta.
Per un certo tempo il mito europeista ha svolto questo ruolo. Perché i sacrifici? Perché bisogna "entrare in Europa", si diceva in Italia negli anni ‘90. L'Unione Europea dei principali stati capitalisti veniva presentata come orizzonte di progresso. Ma l'esperienza della UE ha dimostrato l'opposto: precarietà del lavoro, privatizzazioni, tagli alle prestazioni sociali, demolizione dei contratti nazionali. Sono le politiche di tutti i governi UE. Per ultimo del governo Tsipras, che aveva annunciato la "riforma sociale e democratica" della UE e ha finito con lo svendere alla troika persino l'acqua pubblica. A riprova che non si può riformare la UE.

Ora che la truffa dell'Unione ha perso la propria credibilità, tornano in voga i miti nazionalisti e sovranisti. Perché i sacrifici? Perché c'è l'euro e la Germania ci sfrutta. L'uscita dall'euro e/o dalla UE diventa la via maestra del ritorno della democrazia e della "sovranità del popolo". È la propaganda dei nazionalismi reazionari europei, ma anche, in altre forme, di ambienti diversi della sinistra. È un'altra truffa.

Non esiste la sovranità di una moneta. Esiste la sovranità della classe sociale che la controlla. All'ombra del dollaro sovrano, i padroni USA hanno abbassato i salari, tagliato milioni di posti di lavoro, sotto Bush come sotto Obama. Ed oggi Donald Trump, nel nome della nazione americana, annuncia una nuova stretta contro la sanità e i diritti sindacali. Sotto la sovranissima sterlina, i padroni inglesi hanno smantellato i diritti e le conquiste sociali di generazioni di sfruttati. Oggi, l'uscita della Gran Bretagna dalla UE non cambia di una virgola il corso distruttivo di queste politiche.

La nuova moda dell'era Trump è dunque la vecchia truffa del nazionalismo: la borghesia in ogni Stato arruola i propri lavoratori contro i lavoratori di altri paesi, in una competizione mondiale di tutti contro tutti. I sacrifici che prima erano richiesti nel nome della globalizzazione e del libero scambio, ora sono invocati sempre più nel nome della Patria e della Nazione. Ma a pagare sono sempre gli stessi: i lavoratori. E a guadagnarci sono sempre gli stessi: i capitalisti e i loro profitti. Questa è la truffa che si nasconde dietro le parole dei Le Pen, dei Salvini, dei Grillo...

La verità è che l'alternativa non è tra euro e lira, tra libero scambio o protezionismo, tra Unione Europea e nazione. L'alternativa vera è tra capitalisti e lavoratori. Tra capitalismo e socialismo. In ogni paese e su scala mondiale. Da un lato un sistema sociale fallito che non ha nulla da offrire ma solo da togliere, quali che siano le sue monete e le sue istituzioni, nel quale la sovranità sta in ogni caso nelle mani dei capitalisti, dei banchieri, della loro dittatura. Dall'altro un progetto di alternativa di società in cui a comandare sia finalmente chi lavora, chi produce la ricchezza della società, e cioè la sua maggioranza, a partire dal controllo delle leve fondamentali dell'economia.

Il Partito Comunista dei Lavoratori si batte nelle lotte dei lavoratori, in ogni lotta di resistenza sociale per questo progetto di liberazione e rivoluzione. Per la costruzione di un partito internazionale della classe lavoratrice basato su questa prospettiva: l'unica vera alternativa.

 

FOIBE E REVISIONISMO STORICO

La destra è riuscita a coinvolgere anche una buona parte della sinistra

Il revisionismo storico ha avuto una funzione importantissima in questi ultimi vent'anni nel determinare il cambiamento di orientamento dell'opinione pubblica rispetto ai valori della Resistenza italiana.

Con il revisionismo storico si è cercato di trasformare vittime del fascismo e del nazismo in carnefici.

Per fare questo si è scelto soprattutto la zona del confine orientale d'Italia, che è stata storicamente una zona molto difficile per i rapporti fra italiani, sloveni e croati, in quanto il fascismo in queste terre è stato una dittatura molto più violenta rispetto a quello che è stato nel resto d'Italia.

Un fascismo specificamente razzista, antislavo, che ha portato alla italianizzazione forzata centinaia di migliaia di persone e una repressione etnica.

È stato usato il fatto che non si fosse parlato della storia del confine orientale in Italia, in questo dopoguerra, per introdurre, così, nel dibattito politico una questione come quella delle foibe, facendo credere alla gente che prima non fosse accaduto assolutamente nulla.

Si è cioè isolata questa vicenda del resto della storia del confine orientale, dimenticando ciò che è stata la seconda guerra mondiale nel territorio del Friuli Venezia.

Coloro, infatti, che combattevano con la Repubblica Sociale in quei territori erano a diretto servizio dei nazisti, dei battaglioni Mussolini, della milizia difesa territoriale, della Decima Mas e di altre formazioni come la guardia civica, e giuravano direttamente fedeltà ad Hitler nel nostro territorio.

Tutte queste cose sono state nascoste, sono state naturalmente dimenticate.

In questo modo si sono presentati i fascisti, che hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale al fianco dei nazisti e hanno sterminato e massacrato intere popolazioni, come coloro che avevano salvato il confine orientale d'Italia dall'invadenza slava, dimenticando che, se avesse vinto il nazismo, quei territori non sarebbero mai più stati in Italia.

Quindi, con questo "gioco", in sostanza, si è fatto passare ciò che è successo nel dopoguerra in tutta Italia contro i fascisti come un preciso progetto del movimento di liberazione jugoslavo non contro i fascisti ma contro gli italiani in quanto tali.

In questo tipo di visione, la destra è riuscita a coinvolgere, purtroppo, anche una buona parte della sinistra. La funzione della propaganda revisionista è stata proprio quella di legittimare l'entrata dei fascisti nella scena politica e poi anche al governo.

Attraverso il revisionismo storico si è sempre più equiparato coloro che avevano combattuto con la Repubblica Sociale ai partigiani, passando attraverso il discorso che tutti i morti sono uguali che poi tutti, comunque, hanno combattuto per un ideale indipendentemente da quale fosse, questo ideale.

Chi ha iniziato questo discorso è stato a suo tempo l'onorevole Violante, che a Trieste nel 1998, in un incontro organizzato dall'università con Gianfranco Fini, ha cominciato a parlare dei "ragazzi di Salò".

Da allora in poi è stato un continuo distanziarsi sempre più rispetto alla all'impostazione della precedente lettura della Resistenza.

Dal carteggio intorno alla foiba di Basovizza - quella che viene considerata il simbolo, il monumento nazionale - che si trova oggi nei negli archivi di Washington, risulta chiaramente che non è mai stato infoibato nessuno, e che il tutto è assolutamente frutto di propaganda.

La grande attenzione a questi fatti è funzionale alla criminalizzazione della Resistenza jugoslava, che fu la più grande resistenza europea.

Di riflesso, si criminalizza tutta la Resistenza, e si apre il varco per criminalizzare anche quella italiana, come sta dimostrando Pansa con i suoi libri.

Dobbiamo renderci conto che la Repubblica italiana non ha mai fatto veramente i conti con le responsabilità del fascismo.

Dietro al discorso delle foibe c'è proprio l'interesse di continuare a nascondere queste responsabilità

                                   

 

 

 
 
 

Disastri ambientali, Amadeo Bordiga e l’economia della sciagura del capitalismo

Post n°563 pubblicato il 28 Gennaio 2017 da zoppeangelo

La figura di Amadeo Bordiga (1889-1970), fondatore e primo segretario del Partito Comunista d'Italia (sezione dell'Internazionale Comunista), oppositore intransigente dello stalinismo fin dal 1926, torna alla mente in particolare oggi, di fronte all'ennesima calamità che ha colpito con il terremoto che ha di colpito l'Italia centrale.

Bordiga, ingegnere civile, si misurò più volte con le problematiche urbanistiche, ambientali e con i disastri dovuti ad alluvioni e terremoti. Il suo sguardo fu sempre quello di un comunista autentico, lontano da ogni vanagloria professionale e da qualunque dimensione puramente tecnica. A lui premeva, quale "semplice restauratore" (così amava definirsi) della dottrina invariante del comunismo, mostrare come nel modo di produzione capitalistico, non potesse darsi una vera difesa dei territori colpiti, perché gli eventi calamitosi si trasformavano immediatamente in un'occasione di speculazione finalizzata alla realizzazione di profitti consistenti.

Il capitalismo assoggetta natura e tecnica per i suoi scopi, mentre il comunismo rappresenta la conoscenza di un piano di vita per la specie umana. Questa è la "discontinuità" del comunismo secondo Bordiga. Il suo discorso, strettamente legato alle categorie del linguaggio marxiano, manifesta grandi potenzialità, già all'inizio degli anni Cinquanta, nella comprensione di quello che, in anni futuri, si sarebbe presentato come il "tema ecologico"; la riflessione sulla possibilità di sopravvivenza per un pianeta devastato dallo sviluppo economico capitalistico.

In Piena e rotta della civiltà borghese, apparso su Battaglia comunista, n.23, 1951, Bordiga scrive: "Se è vero che il potenziale industriale ed economico del mondo capitalistico è in aumento e non in deflessione, è altrettanto vero che maggiore è la sua virulenza, peggiori sono le condizioni di vita della massa umana di fronte ai cataclismi materiali e storici. A differenza della piena periodica dei fiumi, la piena dell'accumulazione frenetica del capitalismo non ha come prospettiva la decrescenza di una curva discendente delle letture dell'idrometro, ma la catastrofe della rotta".

Il testo che qui presentiamo, Omicidio dei morti, pubblicato anch'esso su Battaglia comunista, n.24, 1951, fornisce un contributo decisivo alla chiarificazione di quel processo di sviluppo capitalistico che si configura come una vera e propria "economia della sciagura".

In un passo significativo, Bordiga afferma: "Il capitalismo moderno, avendo bisogno di consumatori perché ha bisogno di produrre sempre di più ha tutto l'interesse a inutilizzare i prodotti del lavoro morto (gli argini, i ponti, le dighe e via dicendo) per imporne la rinnovazione con lavoro vivo, il solo dal quale succhia i profitti. Ecco perché va a nozze quando la guerra viene ed ecco perché si è così bene allenato alla prassi della catastrofe".

Questo spiega il motivo della mancata e tanto invocata "manutenzione e cura del territorio", la mancata costruzione di edifici con materiali solidi e tecniche sicure, i grandi affari in appalti in occasione di alluvioni e terremoti. Il capitalismo tende a operazioni di breve-medio periodo e tralascia quelle di ciclo più lungo che sarebbero necessarie.

Purtroppo è probabile che succederà anche ora. Sono argomenti che riflettono una realtà che è sotto i nostri occhi e che può essere utile osservare anche con le lenti di una visione ormai sicuramente "inattuale", ma non priva di lucidità e intelligenza, come è quella di Amadeo Bordiga.

di Paolo Becchi | 22 gennaio 2017
Il Fatto Qutidiano

 

 

 
 
 

PAVIA GLI ANTIFASCISTI RISCHIANO 35 ANNI DI CARCERE

Post n°562 pubblicato il 21 Gennaio 2017 da zoppeangelo

 

Pavia. Gli antifascisti rischiano 35 anni di cella


Pavia, la questura elenca otto possibili reati contro i partecipanti al presidio dell'Anpi, compresa l'istigazione a delinquere
Un lungo elenco di accuse, che in caso di condanne (e prevedendo la pena massima per ogni reato) costerebbero 35 anni di carcere a testa. Sono otto le imputazioni per i partecipanti al presidio antifascista del 5 novembre denunciati dalla Digos e ora al centro di un'indagine della procura, condotta dal sostituto procuratore Giulia Pezzino. L'elenco degli indagati, composto da una cinquantina di nomi, non è stato reso noto, ma diversi partecipanti alla manifestazione,organizzata dall'Anpi e dalla rete antifascista, hanno presentato una richiesta alla procura per sapere se risultano nella lista.
Insieme alla risposta sono state indicate anche le contestazioni e non c'è solo, come prevedibile, l'accusa di manifestazione non autorizzata, in relazione alla violazione del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. A questa contestazione si aggiungono infatti anche quelle di resistenza, violenza e minacce a pubblico ufficiale (aggravata dalla presenza di più di dieci persone radunate), fino all'istigazione a delinquere.
Tra le accuse, poi, c'è anche l'oltraggio a pubblico ufficiale e a un corpo amministrativo, politico o giudiziario dello Stato. Inoltre, gli indagati sono accusati anche di istigazione a disobbedire alle leggi e inosservanza dei provvedimenti dell'autorità, accusa forse legata agli inviti da parte degli organizzatori della manifestazione a non fermarsi in piazza Italia, dove il presidio aveva l'autorizzazione a restare, ma di spostarsi in Strada Nuova, anche se i partecipanti non sono mai entrati in contatto con la manifestazione fascista radunata in piazzale Ghinaglia.
Nella serata di venerdì 20 gennaio si è svolto un incontro tra alcuni indagati e l'avvocato Marco Sommariva, che si sta occupando del caso (era presente al presidio in Strada Nuova ma non è tra gli indagati). «È una prima assemblea per valutare il da farsi - spiega il legale Sommariva -. Per il momento stiamo raccogliendo materiale, video e foto, per capire come sono andate le cose». Gli attivisti antifascisti non sono mai entrati in contatto con il corteo organizzato dall'associazione Recordari e sfialto per le vie della città in memoria del militante missino Emanuele Zilli.
I partecipanti si sono però spostati fino in fondo a Strada Nuova ed è qui che si sono registrate tensioni con le forze dell'ordine. La polizia in assetto antisommossa ha caricato i manifestanti e tre persone sono finite in ospedale. Le polemiche, dopo la manifestazione, non si sono fatte attendere: le principali hanno riguardato proprio la condotta delle forze dell'ordine che hanno caricato il corteo, ma le critiche di alcuni settori della città si sono concentrate anche sulla gestione dell'ordine pubblico.
Non sono mancate le richieste di rimozione del prefetto Erminia Cesari e del questore Ivana Petricca, da ambienti della sinistra pavese. A inizio dicembre si è svolto anche un consiglio comunale aperto. Si è discusso soprattutto del tema "politico", cioè non tanto della gestione dell'ordine pubblico ma del significato del corteo in sé e del fatto che ogni anno cresca il numero di militanti dell'estrema destra che sfilano mostrando croci celtiche e altri simboli fascisti.«Abbiamo
deciso di organizzare un'iniziativa di disobbedienza civile in contrasto a quella manifestazione - spiega Claudio Spairani, dell'Anpi, l'associazione che ha organizzato il presidio -. Nessun commento per quanto riguarda l'indagine, stiamo ancora cercando di approfondire le contestazioni».

da http://laprovinciapavese.geloca

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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