Creato da zoppeangelo il 25/03/2011

L'INTERNAZIONALISTA

sinistra comunista

CONTATTA L'AUTORE

Nickname: zoppeangelo
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Età: 64
Prov: PV
 

AREA PERSONALE

 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

ULTIME VISITE AL BLOG

zoppeangelocherobacontessaigypopcile54lacky.procinovololowJakelynmaandraxjeremy.pursewardenpaperino61toKimi.777FRYTZ68MarquisDeLaPhoenixdeteriora_sequorpsicologiaforense
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 13
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Settembre 2014 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30          
 
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

 

MACERIE di Miriam Marino

Post n°477 pubblicato il 20 Settembre 2014 da zoppeangelo


Miriam Marino
Macerie
anno 2014, 192 pagine, ISBN 978-88-7351-782-5
collana: LA VITA NARRATA

Intrecciando cronaca e letteratura, Miriam Marino racconta l'impotenza dei pacifisti israeliani, sullo sfondo delle due Intifade, il cui impegno si assottiglia e s'infrange contro il muro dell'odio e dei grandi interessi. Nessuno spazio di vita è esente dal dolore. Tikva, la protagonista, però, ha scelto il suo campo. E un "dolore diverso" da quello che l'attanaglia da mesi la raggiunge a Hebron. La bellezza di Jamal la colpisce "come un pugno allo stomaco", portando per un attimo l'illusione di poter chiudere la porta all'angoscia. Ma la parola "Tajush", che in arabo vuol dire "insieme", non sarà per domani. E nell'epilogo del romanzo, lucido e intenso come l'impegno dell'autrice per la causa palestinese, emerge una "dolorosa consapevolezza" : il genocidio dei palestinesi continua, "avvolto nella menzogna e nel silenzio" di quel discorso mediatico che dipinge i conflitti a misura dei potenti.

Dalla Prefazione di
Geraldina Colotti
Giornalista de "Il Manifesto"

Miriam Marino
Miriam Marino, scrittrice, artista e attivista per i diritti umani, è impegnata in tre associazioni: "Ebrei contro l'occupazione", "Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese" e "Stelle cadenti - Artisti per la Pace". Ha pubblicato libri di narratica, poesia e saggistica, tra cui "Non sparate sul pianista" (1978), romanzo politico sul movimento del '77, il piccolo saggio "Il misticismo nell'arte contemporanea (1987), le raccolte di poesie sulle donne della Bibbia "Madri di Israele e Ruth" (1999), "Ingiustizia infinita" (2003), racconti sul conflitto israelo-palestinese, e "Handala" (2008), raccolta di articoli e relazioni pubbliche degli ultimi anni. Per Città del Sole edizioni ha pubblicato nel 2009 la raccolta di racconti Gabbie e nel 2012 festa di rovine. Collabora con riviste d'arte e letteratura e ha partecipato ad alcune mostre di arte contemporanea, in Ungheria e in Italia.

 

 
 
 

la nuova Commissione europea

Post n°475 pubblicato il 15 Settembre 2014 da zoppeangelo

Nuovi ministri europei, vecchie tensioni, fra crisi economica e crisi ucraina

Il termine più utilizzato per definirla è stato "inesperta". La candidatura di Federica Mogherini designata dall'Italia a sostituire Catherine Ashton (anche lei criticata per la sua inesperienza) era stata bloccata in luglio da Polonia e Paesi Baltici, che l'avevano bollata come troppo tenera con Putin rispetto alla crisi ucraina. Veniva criticato il suo viaggio a Mosca dopo che l'Italia aveva assunto la presidenza europea (1 luglio). Il Financial Times ha parlato di nomina «deludente» e addirittura «sbagliata», inadeguata alla carica che richiedeva peso e esperienza internazionale. Le Monde non era stato più tenero.

La sua nomina è passata solo in subordine alla nomina a presidente del Consiglio europeo di Donald Tusk (al posto di Van Rompuy) . Attuale primo ministro polacco, Tusk è considerato un contrappeso bastevole, vista la sua posizione di falco nei confronti della Russia.
Ma a questo risultato si è arrivati dopo lunghe contrattazioni fra i paesi contano.
Tusk è innanzitutto il candidato degli 8 paesi dell'Europa dell'Est che mirano a contare di più in Europa, ma è soprattutto il candidato della Germania. La sua vittoria nel 2007 ha segnato il trapasso da una Polonia filo-inglese a una Polonia filo-tedesca. La Germania ha tratto grandi vantaggi dall'integrazione economica fra i due paesi: la Polonia fornisce componenti a basso costo per l'industria automobilistica, elettronica e meccanica tedesca, diventando uno degli elementi che consentono il successo dell'export tedesco cfr Economist 27 ag 2014.
Pragmatico, 57 anni, laureato in storia, militante di Solidarnosc in gioventù, oggi liberal democratico, Tusk ha al suo attivo il successo economico della Polonia, unico paese europeo a crescere in questi anni (Sole 24 Ore). Il Telegraph cita il rapporto annuale del Foreign Office per sottolineare che la nomina di Tusk dimostra l'insuccesso totale della politica estera inglese sotto Cameron. Gli attriti fra Cameron e Tusk sono via via cresciuti principalmente a) per la campagna di Cameron contro gli immigrati polacchi b) per la volontà di Cameron di ridurre i sussidi ai contadini polacchi e alle aree depresse. Cameron ha finito per accettare la candidatura di Tusk perché comunque è sufficientemente antirusso (ha fatto un parallelo fra l'annessione della Crimea e l'offensiva nazista in Polonia e Cecoslovacchia nel 1939). Ma anche perchè, secondo il Guardian, Cameron ha ottenuto la garanzia che Tusk sosterrà la linea inglese di taglio del welfare per gli immigrati comunitari(linea peraltro condivisa da Francia e Germania). E' andata male invece la richiesta di prendere in considerazione come commissario all'economia l'inglese Lord Hill (definito dal Telegraph un "signor nessuno"); sfumata anche l'ipotesi di averlo come commissario all'energia, alla fine Lord Hill avrà le finanze, ma il suo operato sarà "sotto controllo".

Il 10 settembre dopo estenuanti trattative Juncker ha presentato l'organigramma della Commissione Europea, stabilendo che i commissari non saranno delle primedonne indipendenti, ma dovranno lavorare insieme, naturalmente dentro una precisa gerarchia: sette commissari saranno vicepresidenti e team leaders di altrettante commissioni in cui coordineranno e saranno responsabili dei restanti commissari (i team players).

I magnifici sette cioè i capi commissione saranno:
L'olandese Frans Timmermans, 53 anni, che ottiene la prestigiosissima prima vicepresidenza con l'incarico di occuparsi della legislazione comunitaria, definito braccio destro di Juncker, ma anche watchdog (cane da guardia), cioè supervisore delle altre commissioni (parla russo, italiano, inglese, francese e tedesco oltre ovviamente all'olandese).
Federica Mogherini , delega agli esteri dal 1 novembre. Nominandola Juncker ne ha elogiato la competenza (escusatio non petita). Sembra che la Gran Bretagna si sia rassegnata in cambio di una posizione più critica verso Putin (e Mogherini ha diligentemente eseguito con virata di 180 gradi), Francia e Germania hanno contrattato il voto favorevole a Mogherini, l'una in cambio di un appoggio italiano a Pierre Moscovici candidato francese a commissario all'economia (fonte Le Figaro), l'altra in cambio di un sostegno italiano al veto sul nome di Moscovici, considerato troppo flessibile sul rigore nei conti pubblici (fonte Bild). Alla fine Moscovici l'ha spuntata ma è stato messo sotto tutela. Sia Moscovici che Hill saranno infatti "team player" cioè collaboratori in una commissione cappeggiata dal finlandese Jyrki Katainen, 42 anni, candidato anche lui all'economia e considerato un efficace contrappeso alla "incompetenza" dei primi due. E' gradito alla Gran Bretagna (giudicato miglior ministro delle finanze d'Europa dal Financial Times nel 2008), ma soprattutto è considerato "fedelissimo della Merkel". Katainen guiderà il project team composto dai commissari Oettinger (tedesco, telecomunicazioni), Pierre Moscovici (francese, socialista, Affari economici, fisco e consumi),Corina Cretu (Romania, PSE, politiche regionali), Hill (inglese, stabilità e servizi finanziari, mercato dei capitali) , Elžbieta Bienkowska (polacca, PPE, Mercato interno, l'industria e l'imprenditoria., Miguel Arias Cañete (spagnolo, ambiente energia) e Maros Sefcovic (slovacco, pse, Sviluppo)
Gli altri capi commissione sono: Kristalina Georgieva (bulgara, 61 anni, PPE, Bilancio e Risorse Umane, Alenka Bratusek (slovena, liberaldemopcratica Commissione Clima, Energia, ambiente , affari marittimi, Valdis Dombrovskis (lettone, 43 anni, PPE, Euro e dialogo sociale, Andrus Ansip, estone, 57 anni, liberaldemocratico, Commissione Mercato unico digitale. Gli ultimi tre e Katainen sono stati premier nei loro paesi prima di diventare commissari europei, come del resto Tusk.
Complessivamente il PPE (partito popolare italiano) ottiene 13 commissari su 27, mentre i socialisti si accontentano di otto,a cui si aggiungono 5 liberali e 1 conservatore-riformista.

La presenza di tanti leaders provenienti dall'Est europeo fra i magnifici sette della Commissione europea pone la necessità di alcuni approfondimenti. Di tutti si elogia la adesione ai principi di Maastricht e questo può piacere alla Germania. Politicamente sono tutti PPE o socialdemocratici, tranne Mogherini, anche questo piace alla Germania, che è anche il paese che ha le maggiori interconnessioni economiche a est. Questi leaders "orientali" sono approdati in Europa con un bassissimo numero di voti raccolti nel loro paese. Se nel complesso in Europa ha votato alle europee il 43% degli aventi diritto, in Europa Est-Centro la media è stata del 28%, (il 13% in Slovacchia, il 23% in Polonia, il 46% in Lettonia). Quindi la scelta di questi nomi , fortemente voluti da Juncker, a sua volta fortemente voluto dalla Merkel, non va vista in riferimento ai loro paesi d'origine. Quanto forse alle future scelte tedesche, ma principalmente in ambito economico.

E qui si torna a Mogherini. Per molti, a torto o a ragione, la sua nomina conferma che anche nei prossimi anni non ci sarà una vera politica estera europea. Ma una autonoma politica estera tedesca, francese, inglese ecc.

La domanda successiva quindi è che peso dare all'atteggiamento tedesco al vertice Nato in Galles; se cioè una politica dura nei confronti di Putin convenga alla Germania e a quali paesi europei; se la Germania sia del tutto favorevole all'aumento della spesa militare propria e degli altri paesi europei; se la Germania sostenga la linea di Tusk chiaramente in favore di un allargamento della Nato in Ucraina.
Una risposta affermativa a i quesiti sarebbe un notevole cambiamento di rotta rispetto alla politica tedesca degli ultimi vent'anni. La Germania è economicamente in bilico: l'interscambio commerciale con la Polonia è stato di 71,5 miliardi di € nel 2013; quello con la Russia di 76,5 miliardi. Ma l'integrazione con la Polonia sta progredendo, mentre la dipendenza energetica dalla Russia è avvertita da molti come un vincolo da ridurre.

L'atteggiamento europeo verso la Russia non è omogeneo, ma se le sanzioni diventassero effettive, avrebbero un costo immediato molto elevato principalmente per Germania Italia e Austria.
E in Italia le preoccupazioni trapelano già esplicitamente sulla stampa.
Nel 2013 l'interscambio dell'Italia con la Russia (dati ICE) aveva raggiunto i 26,4 miliardi di €
Nel novembre 2013 l'Italia aveva firmato con la Russia 29 protocolli commerciali che riguardavano Eni, Enel, Fincantieri, Poste Italiane, Pirelli, Selex, Prysman, Cremonini, Saipem, Danieli, Sace, Unicredit, Mediobanca e Ubi Banca. In teoria le sanzioni dovrebbero riguardare il futuro, ma le imprese coinvolte hanno già valutato in 2,5 miliardi di € il danno per il 2014-15. In base alle sanzioni decise dall'UE il 29 luglio cittadini o aziende UE non possono intraprendere operazioni finanziarie di ogni tipo con aziende e banche russe con effetti immediati su investimenti e attività commerciali e industriali. Inoltre cittadini e aziende UE non possono importare ed esportare armi, beni o tecnologie connessi con uso militare. Materiali o tecnologie connessi con le esplorazioni energetiche. Le misure intraprese «renderanno più difficile per la Russia sviluppare, nel lungo termine, il suo settore petrolifero», restringeranno l'accesso della Russia al mercato europeo dei capitali .
Per cui immaginiamo lo scoramento di certa sinistra nostrana a vedere Renzi tuonare a Newport a favore delle sanzioni, mentre a difendere i buoni affari che molti boss italiani fanno in Russia è rimasto Berlusconi (lui sì vero amico di Putin). Vero che poi Renzi e la Merkel hanno preso le distanze da Obama ( secondo il quale le sanzioni sono inevitabili perché la Russia e i separatisti ucraini non rispetteranno la tregua) . Sia Renzi che Merkel sono del parere che le sanzioni vanno immediatamente sospese se la tregua tiene. E con alti e bassi la tregua sembra tenere, le truppe russe sembrano essersi ritirate dalle regioni dell'est ucraino. Se così non fosse le sanzioni danneggerebbero certamente settori economici italiani.

Quella che invece sembra una decisione irreversibile è l'aumento delle spese militari da parte dei partners Nato europei fino al 2% del PIL. Finora solo Gran Bretagna, Grecia ed Estonia arrivano a questo livello di spesa; L'Italia vi destina l'1,2- l'1,4% del PIL, in soldoni 52 milioni di € al giorno (dato Nato) o 70 milioni (dato Sipri). Con la nuova percentuale spenderebbe 100 milioni di € al giorno. Molti della sinistra pensano a una folle e insensata sottomissione ai diktat Usa.
Dimenticando che aumentare le spese militari nei periodi di crisi è una classica ricetta capitalistica per sostenere l'economia nazionale (immaginiamo la felicità di Finmeccanica e relativo indotto). Perché da che mondo e mondo i profitti sono profitti, sia che vengano dal vendere un cannone che dal vendere trattori, l'aumento della spesa militare comunque soddisfa le aspirazioni di una parte dei padroni del vapore, è del tutto coerente con l'etica capitalistica.
Se poi questa scelta comporterà da un lato più tasse, meno spesa per la scuola, la sanità, i servizi ecc. .....vabbeh direbbe Renzi, è il prezzo della democrazia.

 

relazione e ricerca da Pagine Marxiste

 

 
 
 

QUANDO LA RISPOSTA DEGLI SFRUTTATI E' L'ORGANIZZAZIONE POLITICA

Post n°474 pubblicato il 12 Settembre 2014 da zoppeangelo

QUANDO LA RISPOSTA DEGLI SFRUTTATI E' L'ORGANIZZAZIONE POLITICA

 

SENZA ALCUN INTENDIMENTO NOSTALGICO, MA ANZI AVENDO BEN CHIARE LE NECESSITA' DEL PRESENTE PUBBLICHIAMO LA PREMESSA POLITICA CHE PRECEDEVA L'ARTICOLATO DELLO STATUTO DEL PdUP (1974) Il Partito di unità proletaria per il comunismo, organizzazione di lotta di tutti gli sfruttati, mira a realizzare l'unità di tutti i proletari nella lotta per abbattere il sistema borghese...
(8 Settembre 2014) Redazione Perchè La Sinistra

 
 
 

La tregua armata fra Israele e Hamas

Post n°471 pubblicato il 12 Settembre 2014 da zoppeangelo

La decisione del governo israeliano, comunicata il 29 agosto, di impadronirsi di 990 acri di terra palestinese a Gvaot, presso Betlemme, in West Bank conferma il target ultimo dell'aggressione israeliana a Gaza non è Gaza, ma la Cisgiordania. Il rapimento e l'uccisione dei tre studenti israeliani diventa per il ministro dell'economia Naftali Bennett la giustificazione dell'esproprio. Gvaot era stata occupata come presidio militare nel 1984, poi assegnata a 16 famiglie di coloni ebrei e ora se ne vuole ricavare una città (Guardian 1 sett14).
Una parte della destra al governo parla apertamente di annettersi direttamente l'area C della Cisgiordania (nota 1) o addirittura tutta "la Giudea e la Samaria" (cioè le antiche regioni pre-romane che corrispondono all'incirca alla West Bank senza Gerusalemme est). L'idea è che nessun paese (leggi Usa o paesi arabi) oserà ostacolare Israele nel momento in cui il fondamentalismo sunniti, cioè l'ISIS diffonde in Medio oriente il caos in Iraq e Siria, mentre la Libia si sta dissolvendo come stato e il Libano è ancora a rischio guerra settaria. Del resto, al di là delle deplorazioni verbali, nessuno ha ostacolato nemmeno in modo minimo l'attacco a Gaza, durato 50 giorni.
Molti politici israeliani ritengono anche di potersi annettere parte o tutta la Cisgiordania senza trovare reale resistenza fra i palestinesi. Perché, a loro avviso, molti palestinesi sono estremamente delusi dei loro rappresentanti politici, della loro corruzione, delle beghe interne, e di conseguenza, non vedendo alternative, non credono più in una soluzione di lotta. (David P. Goldman The One-State Solution Is on Our Doorstep 14 luglio 14). Buona parte dell'establishment israeliano ha ripreso la provocazione secondo cui esiste già uno stato palestinese, la Giordania, (che un tempo si chiamava Transgiordania), in fondo basterebbe deportare lì i palestinesi dei territori e gli arabi israeliani........

L'annuncio ha anche la funzione di distogliere l'attenzione dai termini della tregua firmata con Hamas. L'accordo sembra soddisfare sia Hamas che Jihad islamica: si prevede un cessate il fuoco illimitato e un patto con Israele per allentare il blocco e permettere il passaggio di soccorsi e dei materiali necessari per la ricostruzione di Gaza. Le questioni più complesse, come la richiesta di Hamas di riaprire l'aeroporto e di avere un porto a Gaza, sono rimandate a ulteriori colloqui. Nell'accordo ci sarebbe inoltre l'apertura dei tre valichi con Gaza (Erez, Rafah e Kerem Shalom) e l'allargamento della zona di pesca per gli abitanti nella Striscia.
Pesante il commento di Abu Mazen: Hamas ha firmato la tregua tardivamente provocando altri morti e distruzioni, Hamas avrebbe nascosto armamenti in scuole e ospedali e ha spesso costretto i cittadini della Striscia di salire sui tetti dei palazzi per proteggerli. «A Gaza si poteva evitare tutto questo: 2.000 martiri, 10mila feriti, 50mila case danneggiate o distrutte».
Abu Mazen esce profondamente logorato dalla crisi così come gli israeliani favorevoli al dialogo, tanto che nel corso dei 50 giorni di scontri ha allontanato i suoi familiari da Ramallah; la condanna di Hamas mentre Gaza era bombardata non gli ha fruttato grandi simpatie e l'annuncio di nuovi insediamenti da parte di Israele è stato uno schiaffo in faccia ai "negoziatori" dell'ANP, trattati come servizievoli idioti dal governo Netanyau.
Hamas per ora tiene in pugno Gaza (chi non è d'accordo viene prontamente giustiziato) e in Israele sembra spadroneggiare la destra estrema guerrafondaia (molti danno infatti Netanyau per spacciato e comunque la sua popolarità è passata dall'82 al 38% secondo i sondaggi dopo l'annuncio del cessate il fuoco - Arabnews 2 settembre 14)

Ramzy Baroud su Asia Times 27 ag afferma, ma è scontato, che il passato e il presente dimostrano il tradimento della causa palestinese da parte degli stati arabi e questo vale in primo luogo per l'ambiguo ruolo svolto dall'Egitto. E mette in relazione l'assordante silenzio dei paesi arabi davanti alla distruzione di Gaza con la paura suscitata dalla Primavera araba nelle elites al potere, corrotte e repressive. In Egitto come nei paesi arabi il cosiddetto "estremismo islamico" è criminalizzato, colpito da numerose condanne a morte in seguito a processi farsa.
C' è un'oggettiva coincidenza di interessi fra Israele e paesi Arabi: ridimensionare Hamas, conservare lo status quo, agire in modo indipendente dagli Usa, dal momento che questi ultimi sono sempre meno interessati a intervenire in Medio Oriente, isolare e controbilanciare l'Iran, con cui Obama ha aperto un canale di dialogo per ora abbastanza virtuale, ma che irrita sia Israele che i sunniti.

E' facile la tentazione di leggere nei recenti avvenimenti di Gaza come un triste copione già visto.
Cambia il numero dei morti che ogni volta è più alto (in questi 50 giorni 1900 civili palestinesi, di cui 500 bambini, 243 guerriglieri, 64 israeliani, di cui 6 civili) e l'entità delle distruzioni (30 mila edifici, di cui 18 mila abitazioni, 75 scuole, ospedali, officine, fattorie) - cfr Arabs News 2 settembre 2014.

Come nelle altre feroci rappresaglie Israele mostra la sua netta e ovvia superiorità militare, anzi probabilmente sperimenta la sua macchina di guerra nella versione più recente sui civili palestinesi. Hamas viene decimato (dei 243 guerriglieri uccisi almeno un centinaio erano quadri superiori o intermedi - cfr Efraim Inbar BESA Center Perspectives 1 settembre 2014), ma non distrutto. Distruggerlo non è un obiettivo di Israele, servirebbe solo a rafforzare le alternative (Jiad islamica o FPLP, entrambe, come Hamas, aderenti al "fronte del rifiuto", ma meno compenetrate negli affari e quindi meno utili come interlocutori). Hamas quindi continuerà a rappresentare Gaza e può vantare la tregua e le trattative avviate come una vittoria politica.
Israele, mentre i paesi occidentali guardano a Gaza e valutano che profitto trarre dalla crisi, prosegue la colonizzazione della West Bank. Si è garantito che il solco fra Hamas e ANP sia di nuovo molto profondo e quindi aumenti la sensazione di molti palestinesi di non essere rappresentati da nessuno dei due tronconi. Israele soprattutto si è riportato al centro dell'interesse internazionale in un momento in cui la "guerra del sushi" (i giapponesi non c'entrano, la sigla indica lo scontro fra sunniti e sciiti in inglese) minacciava di renderli marginali.

L'Egitto ha recuperato il ruolo di principale partner di Israele e di mediatore rispetto ai palestinesi, avendo il vantaggio di condividere con Israele il controllo di tutti i valichi e i punti di transito all'esterno di Gaza. Sempre l'Egitto ha imposto che alle trattative fosse presente l'ANP, che sarà anche garante per il valico di Rafah, mentre ha rifiutato la proposta di Kerry di far partecipare alle trattative esponenti della Turchia e del Qatar. Questo ha fatto sì che anche gli Usa fossero marginali nel "processo di pace": del resto Israele mostra in questi mesi una certa indifferenza ai richiami del governo Obama e Al-Sissi non perdona allo stesso governo il blocco del tradizionale contributo annuale statunitense al suo bilancio della Difesa, ma soprattutto l'aperto sostegno a Morsi (cfr Raymond Stock su Diplomatist Magazine agosto 2014) esibito da molti Repubblicani e anche da qualche democratico nel Congresso Usa. Comunque per Al-Sissi è una vittoria di immagine aver sponsorizzato l'accordo di agosto, dal momento che la precedente tregua fra Hamas e Israele era stata firmata alla presenza di Morsi nel novembre 2012.
In più al-Sissi ridimensiona temporaneamente il ruolo politico dell'Iran (tornato ad essere il grande finanziatore di Hamas dopo due anni di eclisse in cui i finanziamenti erano prevalentemente provenienti dal Qatar e l'appoggio politico dalla Turchia), impedisce a Erdogan di giocare all'uomo del destino nel Mediterraneo come nel corso del 2012-13 e ribadisce la posizione dura nei confronti del Qatar ( i cui giornalisti, inviati di Al - Jazeera, sono detenuti nelle carceri egiziane).
Da ultimo Al Sissi il 12 agosto a Sochi ha concluso un accordo di 3 miliardi di $ con la Russia per fornire generi alimentari (frutta e verdura) in cambio di armi (jet da combattimento Mig-29M/M2 Fulcrum, sistemi di difesa anti-missili, elicotteri Mi-35, missili anti-nave, armi leggere e munizioni) e grano, una chiara sfida alle sanzioni Usa ed europee.

L'Europa del "semestre europeo a guida italiana" si è limitata ad appoggiare il cessate il fuoco di marca egiziana. Firmata la tregua l'Europa sta mettendo le mani avanti riguardo alla ricostruzione: in settembre si terrà una conferenza, co-diretta da Egitto e Norvegia, ma molti parlamentari europei hanno già dichiarato che nel quadro di crisi economica gli aiuti non saranno molto generosi. Quindi la parte del leone sarà svolta dagli Usa, ma soprattutto da Turchia, Qatar e Arabia Saudita, come avvenne a suo tempo in Libano. Le distruzioni sono molto maggiori di quelle del 2008 e del 2012 e i costi previsti intorno ai 6 miliardi di $. Ma chi gestirà i soldi? E quanti fondi resteranno attaccati alle dita di chi li gestisce?
Gli Europei si propongono vista anche la grande incertezza che regna sulle decisioni Usa in Medio oriente e verso Israele. Il governo statunitense si è attenuto al copione che lo vede sempre giustificare ogni decisione israeliana come espressione del "diritto di Israele alla autodifesa". Ha anche confermato una importante fornitura militare a Israele subito dopo lo scandalo del bombardamento della scuola Onu a Gaza. Funzionari Usa hanno criticato , peraltro inascoltati, i nuovi insediamenti. Obama si è attenuto alla linea che "gli Usa non sono "i gendarmi del mondo". Questo apre degli spiragli per l'intervento europeo: una forza "di pace" europea che garantisca il disarmo a Gaza è ben vista in tutte le cancellerie europee, anche in quella tedesca. Una riedizione delle forze di pace in Libano, in cui anche l'Italia gioca un ruolo di secondo piano. Da tempo gli europei accarezzano la speranza di poter investire in una Gaza pacificata, sfruttandone la manodopera a basso costo e le opportunità geografiche. E' dubbio però che Israele molli l'osso del controllo sul mare, soprattutto dopo la scoperta di un ingente giacimento di gas al largo della Striscia di Gaza (Arafat nel 1999 ne aveva anche concesso lo sfruttamento , ma la cosa è rimasta del tutto virtuale).

E soprattutto reggerà la tregua? La temporanea riapertura dei valichi è solo una parte dell'accordo; la parte più difficile è rimandata alla fine di settembre, con che esiti non è dato sapere.
El conflitto ha rovinato la vita di migliaia di persone, ma non ha cambiato sostanzialmente lo scenario (Barak Ravid su Ha'aretz's 26 ag). Commenta Reuters "tutti quei morti per nulla". I termini del cessate il fuoco, secondo Brent Sasley, Università di Arlington, Texas, non sono molto diversi da quelli del 2012, secondo cui in teoria si concedeva più libertà di commercio e movimento agli abitanti di Gaza. Ma così non è stato. E ora la chiusura dei tunnel toglie risorse ad Hamas, che per pagare i suoi dipendenti dipende da donazioni esterne. Sulla carta Hamas ha accettato che sia la ANP a controllare i valichi. Apparentemente una vittoria per Abu Mazel che già nel 2009 si era offerto come garante dopo l0perazione piombo fuso. Ma l'ANP è stata espulsa da Gaza manu militari da Hamas già nel 2007, non ha più punti fermi a Gaza, può giusto fare il questurino debole della situazione. Hamas ha nei giorni scorsi giustiziato 19 presunti "collaboratori" di Israele, un messaggio chiarissimo. Gli auspici per il presunto "nuovo ruolo pacificatore" dell'ANP non potrebbe essere peggiore.

E' improbabile a breve termine che cambi qualcosa nel panorama politico di Gaza, ed ancora più improbabile che i vari tronconi che rappresentano politicamente i palestinesi trovino un accordo per gestire la tregua. E' possibile che le manifestazioni di giubilo registrate a Gaza dalle televisioni fossero autentiche, magari di orgoglio per la propria capacità di resistenza o di sollievo per essere ancora vivi, ma resta il fatto che facili vie d'uscita non ci sono.


documenti forniti da Pagine Marxiste

 

 
 
 

RUSSIA - UCRAINA

Post n°470 pubblicato il 03 Settembre 2014 da zoppeangelo

Asia Times 140903

La NATO attaccca!

Pepe Escobar

GFP 140903, Un cerchio attorno alla Russia

Tesi Asia Times/Escobar:

La vera posta in gioco nella questione Ucraina è lo scontro Nato-SCO (Shanghai Cooperation Organization), Nato-BRICS

- Il vertice SCO di settembre, convocato per iniziativa di Russia e Cina, fa prevedere terremoti geo-politici, di portata paragonabile alla caduta dell'Impero ottomano, sconfitto alle porte di Vienna nel 1683. India, Pakistan e Mongolia saranno invitati a divenire membri permanenti di SCO (i sei membri fondatori sono: Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan; paesi osservatori: Afghanistan, India, Iran, Mongolia, Pakistan; partner dialoganti: Turchia, Bielorussia e Sri-Lanka).

È la Germania oggi a decidere sull'Ucraina: soluzione politica, ripresa delle forniture del gas russo passando per l'Ucraina, no alla difesa missilistica in Est Europa, anche se i Baltici lo chiedono.

Per quanto riguarda la Nato occorre ricordarne i recenti fallimenti: sconfitta in Afghanistan, Libia, pima stabile, ora divenuta uno Stato fallito, e devastato da feroci milizie.

- Al vertice Nato in Galles, di domani 4 settembre 2014, (al quale partecipa una ampia platea di capi di Stato e di ministri, 10000 fiancheggiatori e 2000 giornalisti) il segretario generale Rasmussen, proporrà il posizionamento di armamenti vari, di rafforzamento di basi e quartieri generali nei paesi ospiti e solleciterà una forza di reazione rapida, circa 4000 soldati da dispiegare entro 48 ore contro la Russia, partendo da basi fornite dai paesi membri (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania), anche in Est Europa, possibilmente con la partecipazione della Bundeswehr.

- Per il fianco Sud, verrà rafforzata la cooperazione con la Georgia, confinante direttamente con la Russia a Sud. La Georgia coopera da tempo con la Nato ha partecipato alla guerra in Irak con 2000 soldati (nonostante abbia solo 4,5 milioni di abitanti), e in Afghanistan con 1600 soldati, il maggior contingente extra-Nato (come se la Germania avesse inviato 30mila soldati). Soldati georgiani parteciperanno più spesso alle manovre Nato, e ci saranno più manovre Nato in Georgia. Verrà creato in Georgia un ufficio di collegamento e un centro di addestramento.

- Sarà accelerata la modernizzazione dei servizi di spionaggio e dello scambio di informazioni.

- Nel quadro della Rotazione delle truppe di battaglia Nato, sarà dispiegata in Est Europa anche una compagnia della Bundeswehr, 150 soldati.

- La Nato Response Force dovrebbe essere rafforzata, oggi essa consiste di 25 000 soldati forniti dai vari paesi (2400 dalla Germania)

- Estonia e Lettonia vengono presentanti come i "prossimi obiettivi di Putin", quindi la loro difesa come nuova "linea rossa" della Nato.

- In realtà non è facile far passare questa strategia nei paesi colpiti dalla crisi economica della UE: Germania, Francia, Italia, Spagna, Romania, Ungheria e Polonia sono riluttanti, a vario titolo, a sostenere la strategia Nato per una presenza più robusta in Est Europa e nel Baltico.

- Sembra che la Germania concordi sui piani di Rasmussen, ma Berlino intende riservarsi per il futuro di condurre una sua politica di potenza nazionale, anche senza gli Usa, nel caso con l'appoggio di una Russia indebolita.

È quanto ha scritto il direttore della Conferenza per la Sicurezza di Monaco, Wolfgang Ischinger. "Abbiamo bisogno di una duplice strategia, da una parte difenderci da eventuali attacchi di Putin in Europa, e dall'altra avere con lui un dialogo sulla cooperazione, per quanto possa essere oggi difficile data la situazione. ... Occorre inoltre far sì che qualsiasi decisione su sanzioni e embargo possano politicamente essere revocate. Non può essere che la nostra politica russa sia essere decisa dal Congresso americano o dai politici del parlamento europeo".

- Tanto più che la GB chiede assieme agli USA più denaro, al minimo il 2% del PIL.

Forse Finlandia e Svezia (formalmente neutrali) firmeranno accordi per ospitare le forze Nato, ma occorrerà l'approvazione dei rispettivi parlamenti ...Di fatto cooperano da tempo con la Nato, e fanno parte dal 1994 della "Alleanza per la Pace", hanno partecipato a vari interventi Nato, Es. Afghanistan, Svezia e Libia; fanno parte anche della Response Force Nato.

- Partecipa al vertice Nato in Galles anche l'Australia, che vuole asiscurarsi laposisbilità di partecipare ai piani operativi e assicurarsi la presenza negli organismi dirigenti della Nato. L'Australia serve agli Usa come base nella lotta contro la Cina, questo sta ad indicare la preparazione dei futuri conflitti nell'Est e S-E Asia.

- La Nato non discuterà in Galles la questione ucraina in profondità e neppure un imminente "responsabilità per proteggere - R2P", ci saranno piuttosto consultazioni militari e l'erogazione di denaro ai militari di Kiev. Gli ultimi $1,4 MD dati all'Ucraina dal FMI saranno usati soprattutto per pagare i carri armati T-72 comperati in Ungheria.

- Il campo di battaglia ucraino mostra il vero volto della Nato. Quello che interessa al Pentagono è l'espandersi fino ai confini della Russia, cosa che sta avvenendo dal crollo dell'Urss.

- L'Ucraina non è membro Nato, come candidato a farne parte deve farne domanda, e le regioni in cui è in corso una contesa internazionale non vengono accettate, quindi ciò potrebbe avvenire solo se l'Ucraina rinuncia alla Crimea, cosa che non avverrà.

- La UE da parte sua rimane ferma sul NO all'ingresso dell'Ucraina.

- In realtà la Nato è già presente in Ucraina con un suo gruppo informatico operante nell'edificio del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale: sono quindi un manipolo di burocrati Nato che decidono l'agenda ucraina.


---------------------------

Der Spiegel 140806/The Malay Mail 140828

Rappresaglia per sanzioni/La Russia sollecita i paesi Asean ad aumentare le esportazioni agricole

Escalation della guerra commerciale Russia-UE/Usa: il presidente russo reagisce alle sanzioni occidentali per la questione Ucraina con duplice strategia:

verso le potenze, minacce: per un anno divieto e limitazioni di importazione all'Europa per numerose merci, da prodotti agricoli, a materie prime a generi alimentari; stop alle importazioni di pollame dagli Usa. Questo oltre al divieto già emanato agli ospedali russi di importare tecniche mediche, funzionari e amministrazioni comunali devono rinunciare a auto di servizio, autobus e ferrovie estere.
Propaganda verso i cittadini russi: le sanzioni occidentali vengono presentate come opportunità per una re-industrializzazione del paese; la competizione estera sarebbe la causa della cattiva condizione dell'industria russa. La Russia deve produrre tutto da sola, come al tempo dell'URSS.
- In realtà le conseguenze delle sanzioni sulla economia russa si preannunciano alquanto pesanti:

per quest'anno si calcola che la crescita sarà sullo 0,5%; a breve le sanzioni potrebbero ridurla dello 0,2%, secondo gli analisti della Banca Uralsib; la banca statale Vneshekonom prevede una recessione per il prossimo anno.

A causa degli scambi commerciali frenati, potrebbe aumentare il prezzo delle merci al consumo, portando l'inflazione dal 2,5% di quest'anno a 7,5%, secondo analisti della società di investimento VTB Capital.

- A breve termine l'industria russa avrà uno stimolo a produrre di più a causa delle mancate importazioni dall'Ucraina, ma a lungo termine non è in grado di reggere un surplus di produzione, perché mancano i capitali per di fare investimenti.

- Le sanzioni occidentali a banche e finanza russe colpiscono il tallone d'Achille dell'economia russa:

- finora per ottenere finanziamenti grandi gruppi e banche si sono rivolti all'estero, dove il tasso di interesse era sul 3%, contro il 15% e oltre all'interno.

- Negli anni le aziende russe hanno accumulato all'estero passività per oltre € 370 miliardi. Ora le loro transazioni finanziarie all'estero sono molto limitate. UE e USA stanno praticamente chiudendo il flusso di denaro alle società russe. A giugno nessuna impresa russa ha preso prestiti in dollari o euro, per la prima volta da 5 anni.

- In caso di inasprimento della guerra finanziaria il PIL russo potrebbe calare del 2-3%.

- La Russia si rivolge ai paesi Asean chiedendo l'intensificazione della cooperazione negli investimenti e l'incremento dell'interscambio commerciale per supplire al calo delle importazioni di carne pesce, latticini, frutta e verdura da Usa, Europa, Canada, Australia e Norvegia, a seguito dell'embargo dichiarato il 7 agosto come ritorsione alle sanzioni occidentali pe la questione ucraina.

- Il ministro russo allo Sviluppo economico, Alexei Ulyukayev, ha parlato di opportunità per le relazioni Russisa-Asean, offerta dalle sanzioni occidentali.

- Nel 2013 l'interscambio Russia-Asean ha raggiunto i $17,5 MD, previsto un aumento del 6% quest'anno.

- Gli investimenti russi complessivi nei paesi Asea assommano oggi a $1,6MD.

 


le traduzioni dal Der Spiege e Asia Times sono fornite da
Pagine Marxiste

 

 

 
 
 
Successivi »