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capitolo 6 la festa

Post n°8 pubblicato il 09 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

capitolo 6 la festa


Quel giorno alla città era festa!io guardavo la gente dalla mia finestra che si accalcava nelle viuzze, tra banchetti pieni di oggetti.
La festa del vino ... La mia amica sofia era allegra di questo, tanto che non vedeva l'ora di scendere con me a festeggiare, io però tardai non riuscivo a trovare il vestito adatto e lei si spazientii. Decisi di scendere dopo.
Con la calma mi preparai, la mia testa era piena di pensieri ma a sofia non volevo dirlo,eccomi finalmente pronta. Camminare tra tutte quelle persone era veramente un impresa,non vidi mai in vita mia tante persone.
Comprai oggetti per la casa e per me,poi finalmente trovai sofia davanti alla chiesa;appena mi vide venne verso me e mi disse che oggi c'èra un matrimonio e che voleva entrare "ma io non sono mai entrata in una chiesa" "ma il proprio pensiero è una chiesa, anche tu ne hai una dentro te!" "va bene" ero curiosa di vedere dov'era finito quel bimbo e di vedere questa chiesa col suo interno.
" qui Sofia è più pieno più della strada!" "già gli invitati sono tanti" "ma pensi ..." "a cosa?" "guarda lo sposo E cosi bello. Io lo amo!" "ma sei impazzita penelope?" "no, certo che no sofia ma questa chiesa mi sta parlando!" "ah sì. Sofia,il mio nome te lo ricordi?" "si ricordo" "sappi che non sarà mai tuo!" "e invece si!" "su usciamo questo non è posto per te,tu senza sole stai male" "va bene usciamo".
" che ti è successo?" "pensavo che mi manca un uomo o un super uomo" "ah, il super uomo non credevo conoscessi quella scuola di pensiero!" "ne ho sentito parlare,si conosco" "lo Sai che chi è di quella scuola non crede che dio è in vita...questa chiesa come tutte le chiese è la casa di quel dio!" "mi scusi, signor dio,non sapevo!" "su guardiamo le bancarelle un po' di gente si è spostata" " hanno svuotato pure le bancarelle" disse penelope che subito intravide Marcello il bimbo della follia,si avvicinarono.
Lui le salutò con fare molto educato e penelope gli sorrise, ci accorgemmo che aveva pure un banchetto tutto suo con cani, gatti e uccelli colorati "ne voglio uno sofia!" "che animale vorresti?" "no animale ma bambino!" "quel bambino non te lo consiglio legge gli occhi. poi è della scuola del pensiero del super uomo e del dio che è morto!" "sì, lo so" "ma lo conosci" "in sostanza sì e no... " mi svegliai di colpo ... era stato un sogno o no? alla festa quel giorno c'era veramente ed io ero davanti al banchetto di Marcello lui disse "io sono sapiente, ti trasporto di qua e di la come fa un mago." "io ho incontrato nei miei sogni un mago " "si parlamene" "ma qui? Meglio più tardi e poi devi lavorare !" "sì ma dio è morto?allora esisto solo io e faccio quello che voglio!" "te l' avevo detto" disse sofia "ho chiuso ragazze tanto per oggi ho venduto bene" "ma quanti anni hai?" "quanto il vino ben stagionato ... con le benedizioni di bacco!" "sapiente!"disse sofia "dove ci porti?" "al di là!" poi riprese "ma prima tre bicchieri di vino rosso per noi! In inno alla bellezza!" "ma i tuoi dove sono?" "al di là, nell' eterno" "lascialo è solo!" "amiche avevo detto...!e non cambio idea. La donna rimane folle " "si lo avevi detto" . Camminammo fino a un chiosco in cui ci servirono tre bicchieri di vino rosso, facemmo un brindisi scambiandoci i nomi, marcello iniziò a parlare "stanotte c'è festa nell' al di là! Io ci vado sempre, voi venite?" sofia rispose "no,io non vengo ci sono già stata. Tutta gente del mondo!" "si lo so" disse marcello "io sono principe e mio padre re!" "ma senti, marcello, perché non vieni a dormire a casa mia?" "vieni a casa tu da mio padre penelope" "no,non mi fido" "ma cerchi l' amore da tanto!" disse il piccolo marcello,dopo aver ordinato altri tre bicchieri di buon vino. Alla fine del bicchiere dopo mille convincimenti e tentativi da parte sua di farmi accettare me risposi ancora no!cosi lui iniziò a raccontarmi questo " devi sapere che mia madre se ne è andate e che il mio padre attuale non è il mio vero padre!" "mi spiace marcello averti giudicato" disse sofia,io appoggiai pienamente la mia amica,poi lui continuò "devi sapere che come seguo il sale casco perché mia madre non c'è ,seguo l'aria intendete?" "si" "mentre mio padre è come dio,solo che è olio e mi è scivolato sul fuoco,era viscido!ora vivo con un uomo che è come un padre, mi ha raccolto quando ero ancora in fasce,abbiamo viaggiato molto per arrivare qua a utopia." "cosa è successo hai tuoi genitori?" "inutile intristirsi, il super uomo differisce dall'animale uomo ne beviamo un altro?" "ancora,no basta!" "ne vorrei un altro" disse all' uomo del vino e appena finito il terzo bicchiere "ora sono ubriaco" "non c'è da essere allegri con un bambino ubriaco!" "si!vieni da mio padre lui è veramente un re!" "principe ubriacone!" "ascolta,ti accompagno fino a casa ma prima devo riporre queste cose a casa, che ne pensi,vieni?" "ma va bene! Casa mia è un po' distante oltre il lago" "tornerò in compagnia delle stelle" "andiamo a casa tua?" "si principe" cosi feci vedere la mia casa a marcello e disse che era molto bella,io ne fui entusiasta!
"ora devi venire a casa,la sbronza mi sta passando!" "meglio cosi. se tuo padre ti vede ubriaco cosa, penserebbe?" "credo niente. Lo conoscerai e lo capirai!" scendemmo fino al lago e marcello indicò una barca "eccoci arrivati penelope, ma come farai a tornare a casa se la barca rimane sull'altra sponda?" "hai ragione,ma voglio confutare che la donna è folle ,penso ..." cosi penelope pensò , Marcello parlò nuovamente "a cosa? A quello che c'è al di là, un uomo?" "sei proprio furbo tu!" "facciamo un giro sulla barca, poi ti riporto qua" "no perché sei ancora ubriaco." penelope lo disse per prenderlo in giro, e lui non capii molto, causa la sbronza "ne ho fatte molte ... non c'è pericolo!" "voglio riferire tutto ciò a tuo padre" "sei ancora folle penelope, ascolterebbe me e non te il nostro è un grande amore!dove vivevi prima di venire qua a utopia? " "in una fattoria a quattro giorni di cammino da qui!" "dai vieni da noi, magari vuoi sognare ancora un po' la natura. noi abbiamo campagna e animali" "tuo padre che direbbe?" "che sarebbe un opera di carità!" "va bene amico, accetto!".
Fu cosi che penelope dormii a casa di marcello e suo padre, forse per penelope un uomo c'era...il mattino seguente marcello la riaccompagnò a casa. ora era più saggia grazie a una buona dormita.

 
 
 

ciao a tutti

Post n°12 pubblicato il 09 Ottobre 2009 da mikimikidgl5
Foto di mikimikidgl5

  ciao a tutti,

oggi a verona è una giornata uggiosa come di regola dev'essere l'autunno ma sono felice..i miei pensieri si immedesimano nella natura e in questo racconto,guardo le parole e mi stupisco molto.non ho fatto grandi scuole ,ho solo un titolo di 3 media come molti!!che c'è da vergognarsi dico io a esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni quando c'è l'amore a sussurare al cuore... un cavallo galoppa nelle praterie dell'anima ,spero che pure tutti voi fate parte della mia tribù!! un ciao a tutti da verona

 
 
 

capitolo 7 l'angelo

Post n°13 pubblicato il 10 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

capitolo 7 l'angelo

 

Il fato trasportava penelope sulle ali della sapienza, ormai i suoi giorni a utopia si erano accumulati,era bella e sapiente. Decise cosi di voler fare ritorno a casa per riabbracciare suo padre e i fratelli, erano trascorsi quasi cinque anni e sembrava ieri l' inizio di questo viaggio fuori dalla casa paterna. Lei si pose questa domanda "una volta che arriverò a casa cosa farò?" cosi iniziò a fantasticare ma stando con i piedi per terra pensò che avrebbe aiutato il padre nei suoi lavori e hai fratelli a tenere in ordine la casa. Pensò ancora "son sapiente,buttare nei cieli della fattoria questa sapienza accumulata è come seminare un campo pieno di sassi, ho bisogno d'amore!" .
Così alla voce del cuore e della mente apparve un angelo dicendo "se sei una buona sapiente, non è detto che sei buona ad amare" l'angelo restò lì ad osservarla e poco dopo se ne andò.
"la mia sapienza l'ha chiamato e il mio non amore l'ha cacciato!è come parlare a chi non c'è in un deserto se trattengo per me la mia sapienza e il mio non amore è come l'acqua che scende nel deserto,poco o niente quasi assente!angelo, angelo perché nessuno vede i bastioni dell'amore che ho eretto per il mio lui?".
nessuno rispose... Poco dopo ci fu lo squittio dei passeri ,era il periodo che penelope amava di più,la primavera. Penelope andò verso casa dell' amica persefone ,voleva essere consolata e per tutta la strada non pensò altro che all' amore. C'e n'erano di uomini a utopia ma nessuno riuscì a farla innamorare ,pensò nel suo cuore "forse è ora che riparta, non vorrei deludere mio padre e farlo morire di crepacuore! ".
Ogni persona che incontrava la salutava e lei ne era entusiasta ma c' era una cosa che queste persone non potevano fare , quello di suggerirle la cosa più giusta da fare, l' unica soluzione era ascoltare il proprio cuore. Arrivata sotto casa della sua amica, bussò alla porta che prontamente l'amica aprii entrando penelope si accorse che c'era una ragazza, "lei viene da un'altra città" disse persone "ciao io sono agni" "ciao, io penelope piacere di conoscerti".
Mentre le tre ragazze parlavano, penelope perse il filo del discorso causa l'angelo che aveva incontrato prima,era ricomparso proprio vicino alle due ragazze e la fissava poi pose questa domanda " ma la bellezza non è un dono prodigioso donato dagli dei alle donne?" stava per rispondere ma si fermo giusto in tempo per riflettere che lui disse ancora "io vedo che il tuo cuore soffre" "sì, è vero il mio cuore soffre per mancati amori. se è vero che la bellezza è dono degli dei, l'intelligenza da chi viene?" "l'intelligenza. per darti risposta vorrei parlare da solo con te, ti conviene uscire dalla casa di questa tua amica con la scusa che hai dimenticato di fare la spesa per il pranzo" "va bene, farò così". Uscita dalla casa, penelope rivolse queste parole all'angelo" ma sulla bocca degli angeli non c‘è sempre verità?" "perché se lo sapevi, mi hai seguito? Non era più saggio chiedere dove si trova il dominio dell'intelligenza ?" "certo giusto, ma chi sei realmente" "la verità è che sono un dio angelo,devo scegliere per te il marito adatto. Sempre se sei d' accordo!" "va bene mi fido!".
Camminò lungo le strade della cittadella sul lago, chi la incontrava vedeva lei e non il dio angelo, poi lui riprese parola "ci sono alcuni che hanno spento il lume della bellezza , soffiandoti contro fin dal giorno della partenza dalla fattoria!" "è stato difficile per me capire tutto ciò che mi è successo!" "e ora ti sei ripresa?" "si è tutto passato. ho ancora dei buchi neri, delle domande senza risposte" "quali domande e perché fai domande?" "domande sul destino e le faccio perche son sciocca e priva di senno!" "no perché sei sciocca e priva di senno ma perché non sei ben levigata come una pietra di fiume devi aspirare a essere. Il destino di ognuno è amarsi e nulla più" "e dove c'è guerra tra gli uomini?" " li scende in campo il nemico di ognuno, la fame d'amore!" "ma i sogni son cosa vana?" "se è una cosa vana, non è utile a niente e nessuno?" "sì. Ma certi sogni mi sembrano utili" "come sognare il proprio uomo o l'amore?" "si è cosi. Com'è fatto il sogno dell' amore o ha una forma esso?" " solo e senza forma, all' uomo come alla donna non interessa il vero amore ma i suoi vestimenti! Ecco perché sei venuta a utopia, circondata dalle sue alte mura con le sue dodici torri. Per trovare l'amore" "si è cosi!".
Camminando arrivarono al lago e si sedettero sulla riva,dove cresceva l'erba , l'angelo iniziò a raccontare ..."ci fu un tempo, ancora all'inizio di qualsiasi libro che non sai mai come finisce, che noi angeli scendemmo dai cieli per dimorare con l'uomo. Fu seguendo i consigli dell' uomo che ci invaghimmo perdutamente delle donne, le amammo con gesti, parole e doni,loro ci amarono dandoci dei figli ma nessuno poteva sapere,come in un libro, che sarebbero nati dei giganti! Quella fu una punizione per insegnarci l'amore, ma punizione deriva da guerra e guerra non è amore" "anche tu eri padre o lo sei tutt'ora?" "sì ed stato tanto tempo fa " "io, sai feci dei sogni ...in cui c'erano degli uomini piccoli di statura, di chi sono figli?" "degli angeli donne con l'uomo ma tra tutti questi, perché so cosa hai sognato, dove risiede l' intelligenza?" "non so! qual è il senso che l'intelligenza ci dà, il consiglio più grande che noi tutti dovremo avere?" il dio angelo rispose senza mezzi termini "essere intelligenti o ignoranti ,sai qual è la differenza?" "sì, certo" "ecco, questo è il frutto dell'intelligenza, il succo e la polpa. se tu non avessi mai avuto occasione di scoprirla la differenza? Ora, non pensi che il frutto andrebbe assaggiato'" con una furbata penelope, dopo aver pensato alla lontananza del viaggio, rispose "ma se non so riconoscere il frutto e l'albero che lo porta, non so dov'è la sua sede. Se non so riconoscere l'intelligente con l'ignorante o il vero con il falso come faccio a riconoscerli loro che sono diversi?" "in sintesi penelope, con gli occhi e le orecchie?" "dalla parola scritta e orale intendi dire questo. senza frutto come fai?" "nel frutto i semi, con essi posso far germogliare delle piante e studiarle!" "i semi son vita?" "si" "e il frutto che li porta, l'involucro?" "cibo!" "non è per il cibo il più delle guerre?" "ho visto la guerra, ma non era per un frutto ma per la carne! Ora ho capito, torniamo ti accompagno a casa.".
Cosi si rialzarono e tornarono a utopia, penelope chiese "mi puoi spiegare cosa hai capito? Perché l'intelligenza sta negli occhi e nelle orecchie?" "è semplice e subito fatto!".
Ormai erano arrivati a utopia, si sedettero vicino alla casa dell'artista, su una panca di marmo bianco, il dio angelo cominciò a raccontare ...

 
 
 

capitolo 8 la cornucopia e il re

Post n°14 pubblicato il 10 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

capitolo 8 la cornucopia e il re

 

"ci fu un tempo molto lontano, in una terra scaldata dal sole come questo di utopia, un regno fatto di nobili e persone ricche, la fame in quel paese non esisteva. Se non c'è fame non c'è guerra ma un giorno la signora guerra passo pure da li.
Il popolo era sotto l' autorità di un re, il più saggio di tutti che il tempo abbia mai conosciuto e io in quel tempo ero padre, ricordo bene che regnava la pace e io allevavo i miei figli con molto amore. La gente, ora ti spiego perché non avevano mai fame, aveva una cornucopia che li sfamava di tutto; mentre il re aveva a disposizione ogni giorno l'intelligenza tra le mani sottoforma di un frutto,simile a questo" estrasse ,dalla tasca, un talismano con incisa sopra la forma di quel frutto mostrandomela disse di toccarlo perché mi avrebbe aiutato, poi la rimise in tasca e continuò "io un giorno, mentre giocavo con i miei figli, vidi dalla finestra tutto il popolo in agitazione che si dirigeva verso il palazzo reale,impugnavano sciabole e armi rudimentali subito non capii perché per me la signora guerra era sconosciuta.
Ero cosi giovane che presi paura dell'irruenza del popolo e delle guardie reali, che decisi di rimanere in casa e ci rimasi parecchi giorni. Quel che fu successo lo capii dopo, stando in casa, ed era che il popolo era popolo anche senza re e che un re non è re senza popolo; il motivo per cui si era ribellato il popolo è che erano stufi di bere e mangiare tutto il giorno e tutti i giorni, volevano pure loro il frutto dell' intelligenza che spettava solo al re e che la cornucopia non poteva dare.vinse il popolo.
Cosi ognuno mangiò del frutto che hai visto nel talismano e il re rimase senza frutto e senza intelligenza. Ogni persona divenne intelligente, cosi nacque la domanda chi siamo e da dove veniamo? non trovarono una risposta unica, il re ormai non comandava più e gli era concesso di mangiare il cibo della cornucopia divenendo sempre più simile a loro.
Di tutte queste persone e di questa guerra io sai cosa feci?" "no,dimmi?" "presi le mie ali e portai via da quelle terre i miei figli tenendoli tra le braccia.
Ognuno del popolo desiderava ciò che aveva il suo vicino e cosi si uccisero a vicenda, amico con amico si tradirono e il re alla fine rimase solo,il re a quel punto non era più re perché era senza popolo, che fine fece vuoi saperlo?" "si!" "quando io portai via i bambini, per nasconderli lontano,pregai cosi: la preghiera è servita, il pasto consumato e la candela è accesa davanti a me!
Cosi mi fu rivolta in sogno queste parole:quel re ha mangiato tutto e vivrà ramingo con la sua intelligenza e il grasso accumulato, senza sapere il perché di tutto ciò. Questa voce mi portò nelle stanze segrete del palazzo ormai ridotto in desolazione e mi mostrò alcuni libri, cosa dicemmo prima amica?" "cosa?" "che l'intelligenza si vede con gli occhi e con le orecchie" "sì, vero" "vidi questo quando eravamo al lago, quei libri. Frutto dell'intelligenza di quel re e ho valutato" "cosa hai dedotto?" "che non c'è intelligenza che batta l'insensatezza di un popolo affamato. Di quel re fu solo una brutta fine, si può essere intelligenti senza un trono?>> <<credo di si! Se sei vagabondo e non sei intelligente come te la cavi?" "con l'insensatezza ! Sì, andiamo ti accompagno a casa" "sì, ma di questo mio marito hai valutato?" "si certo. Tu hai coraggio e coraggio è scienza del bene e del male, osare e non osare avendo coraggio di non scappare di fronte le avversità questo è il marito per te mentre non è marito chi scappa accompagnato dall'insensatezza! Per fartela breve tu sai cosa c'è dietro il sole?" "sì, altri pianeti e lo spazio" "dietro a te in questo momento sai cosa c'è?" "no,non vedo come posso?" "il sole... Ha una doppia faccia come la cornucopia e il frutto dell‘intelligenza. L'uomo che cerchi deve avere una sola faccia se no non è uomo ed è destinato come la fine di quel popolo. I vestimenti, il suo volto vuoi sapere?" "si era quello a cui pensavo. Uno in mente c'e l'ho" "bene siamo arrivati, ora vai a dormire e pensa a quanto ho detto, ricorda ti seguo sempre:" " come il sole che segue la terra?" "no, come l' amore. Hai seguito il tuo cuore e c'e l'hai fatta"

 
 
 

capitolo 9 il sofismo

Post n°15 pubblicato il 10 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

Capitolo 9 il sofismo

 

Ogni mattina, dopo l'incontro col suo dio angelo, penelope si risvegliava col sogno tra le mani di sposarsi e tornare da suo padre.
Decisa a questo punto a ricercare l'amore a tutti i costi,volle scambiare la sua intelligenza con altri come fare?
L'unica soluzione era di partecipare ai dibattiti che i saggi maestri davano per strada, accompagnata da uno spirito intraprendente, rivolse queste parole al primo maestro che incontrò "ma lei che sa tanto, perché è maestro, ha mai scoperto l'amore?" "io l' amore lo possiedo e lo cavalco come fosse un cavallo,sulla sua groppa mi porta e ho l'intelligenza tra le mani e vendo essi per denaro. Per una modica cifra t'insegnerò ciò che so!" penelope stette lì a riflettere su quella parole :denaro e modica cifra. Le sembrò cosi ingiusto e senza senso manipolare l'amore col denaro; rivolse quest'altra domanda "ma lei che vende la sua sapienza ad altri non crede sarebbe il caso di amare di più la vita in sé?" "la vita in sé è poco o nulla e non ci sarebbe senza denaro, sulla testa ho anni d'esperienza che è giusto pagare" "ma mettere l' anima propria nuda di fronte al denaro è una cosa ingiusta e riprovevole."
Decise di cambiare maestro, proseguendo la ricerca arrivo all' angolo della bottega del pane trovando all' uscita un altro maestro, rivolse anche a lui questa domanda "ma lei che sa tanto, perché è maestro, ha mai scoperto l'amore?" l'uomo rispose ,alzando la testa dai suoi libri, cosi a penelope " io ho trovato l' amore ma lo lasciato andare via!" "come mai?" "era poco interessante e ho ricevuto niente in cambio" "ma cosa voleva in cambio?" "volevo essere re di questo mio amore e di lei!" "ma lei se fosse re, avrebbe pietà o come si comporterebbe?" "pietà per cosa?" "per questa donna che avrebbe amato" "non conosco pietà!" "ma pietà è come leggere un libro che ci annoia e che vorremo dare alle fiamme, ma non lo si fa!" "questa pietà si acquista da qualche parte?" penelope vide che questo uomo non era buono a nulla e prosegui.
Intanto la gente andava e veniva per le vie della cittadella , c'era un uomo a un certo punto che cantava e suonava la sua chitarra penelope si fermò ad ascoltare le canzoni. Erano belle e lei si sentiva bene, rispecchiavano il suo stato d'animo,ne ascolto un paio e quando il suo animo ne era sazio, si lasciò andare cominciando a cantare. Inebriato il suonatore di quella voce cosi dolce, rivolse queste parole a penelope "da dove vieni ragazza ? Dal cielo?" "non viene dal cielo questa mia voce, ma dal cuore".
Raccolse le parole di quelle canzoni e le fece sue, camminò ancora un po' fino ad arrivare al parco, lì c'erano molte più possibilità di trovare un maestro. Ne vide qualcuno e ascoltò ma non riuscì a stupirsi, incontrò pure marcello che passeggiava e chiesto consiglio a lui ,la rivolse verso il torrente dicendo che lì c'era un buon maestro. Arrivata,trovò un uomo a piedi scalzi che proclamava i suoi discorsi ad alcune persone,pose la domanda "ma lei che sa tanto,perché è maestro,ha mai scoperto l'amore'" "tu mi chiedi del amore, ma vuoi sapere del amore in generale o del amore vero?" "il vero amore,signor maestro,in cosa si differenzia dall'amore?" "proverò a rispondere come meglio posso:senti il suono del torrente?" "si sento lo scrosciare dell'acqua!" "ecco,il vero amore viene in sordina, non fa rumore. Prova a immergerti in acqua senza nuotare, infilando la testa sott'acqua come fanno i pesci senza ribellarsi,cosa succederebbe?" "affogherei non sono un pesce!" "esatto con il vero amore tu potresti affogare?" "non saprei" "è difficile affogare con il vero amore perché le sue acque ti terrebbero in superficie, c'è un luogo del mondo in cui i pesci non vivono. A cosa penseresti?" "che i pesci nuotano nell'acqua dell'amore " "già, ma non di quello vero perché ne morirebbero, ma proseguo col mostrarti le piante che affondano le loro radici nella terra e, la chioma nei cieli, dove risiede l'amore in quel mondo?" "pensando ai pesci direi nella terra" "nella terra giusto, dove nessuno può vedere né le radici né le fonti nascoste d'acqua" "nella chioma l'amore,nelle radici il vero amore?" "se parlassimo del falso amore?" "cosa è falso e cosa è vero?" "la giustizia serve a questo a fare scappare il falso per lasciare il vero. Ora accenderesti un fuoco per chiamare il vero amore ?" "si lo farei!" " per fare il fuoco serve la legna?" "si" " se tu bruci la legna ,che è il tuo corpo, con l'amore falso tu saresti in lotta come lotta legna e scintilla, ma poi arriva sempre l'acqua a spegnere il fuoco e l'amore falso è battuto dal vero amore" "ecco,vero amore è pace come fa l'acqua con la sua maestà" "sì il vero amore come l'acqua disseta,spegne,logora e non si vede vecchiaia come nel fuoco!" "dalla fame la guerra?" "dalla sete e dalla fame il più delle volte!" "giusto"

 

 
 
 

capitolo 10 il muro

Post n°16 pubblicato il 10 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

capitolo 10 il muro


Esiste un muro a utopia, dove le persone che cercano amore possono scrivere liberamente quello che vogliono.la maggior parte scrive preghiere e dopo sperano, che di notte passi il dio amore a leggere le righe dei cuori senza compagnia. penelope decise di scrivere anche lei la sua preghiera su esso e di sperare.
Il muro era nella porta est della città ,dove il sole arriva di mattina presto con i sandali addosso e ben allacciati . Penelope comprò un paio di candele,davanti al muro era arrivata finalmente ma rimase stupita di quante persone avessero scritto sopra la sua superficie . Ne lesse alcune per capire com'erano formulate,poi estrasse un gesso dall'anfratto del muro e inizio a riflettere su quello che c'era da chiedere con tutto il cuore. Rigiratosi i pensieri ,aveva solo tre mattoni liberi cominciò cosi "al dio amore,colui che nacque contemporaneamente alla terra, colui che nacque dal caos e dal caos conquistò con le sue frecce il cuore di ogni uomo rivolgo a te le mie suppliche d'amore! Essendo tediata,sopita a causa dei miei errori, piena di passione cerco un cuore, la mia metà. Ti racconto che pure mio padre viveva d'espedienti per portare il denaro alla fattoria dove vivevo io e i miei fratelli, mia madre purtroppo è mancata troppo presto ed era povera pure lei come tua madre ma ricca in cuore. Ricorda nessuno giocava con me a causa della mia condizione sociale ma te sei come sei ,amore non guardi in faccia ricco o povero quando li unisci secondo i tuoi desideri. Non ti farò descrizione dell' uomo che desidero in senso fisico;io non guardo al fisico ma scaglia, se leggendo questi miei versi, la freccia più affilata nel cuore di chi hai scelto cosi che l'amore diventi cieco quando colpirai, solo i tuoi occhioni di bambino hanno il potere della vista. Se un giorno esaudendo me e mi chiedessi qualcosa in cambio mostrandoti sotto qualsiasi forma, io cercherò di non deluderti, come si delude un bambino nei suoi desideri, non si può farlo!e tu ti domanderai, come si può deludere una donna che sospira d'amore, non sarebbe un delitto grave anche questo?
L'uomo che vorrei dovrebbe avere il suono dolce di orfeo mentre dorme, caloroso come il sole e venire in silenzio,nascosto sotto una coperta di lana filata da lui. Avendo queste cose come ti ho descritto io, sarei piena di gioia e di vita, avendo pure il dono dell'intelletto conquistato qui a utopia gli donerei il vaso di pandora, chiuso e sigillato da altri dieci vasi. Oh amore antero aiutami tu!"
I tre mattoni erano finiti, rimase solo lo spazio per la firma che era penelope, accese le due candele sotto i mattoni che aveva scritto in modo che amore potesse leggere senza stancarsi e poi baciò il muro.
Era quasi buio, la tentazione di nascondersi per scorgere il dio amore era forte ma non volle infastidirlo, lasciò il gesso nell'anfratto e ritornò tra la gente.

 
 
 

capitolo 11 la moneta capitolo 12 il sogno di amore

Post n°20 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

capitolo 11 la moneta

 

Nel cammino che fece dopo avere scritto la sua supplica, c'erano molti sospiri che guardavano le persone e sempre di più nasceva la speranza di essere esaudita, girovagò un po' per le viuzze senza una meta precisa in quella serata stellata. Ritrovatasi a un certo punto a fissare qualcosa che luccicava per terra,la raccolse, era una moneta, si guardò intorno per vedere se c'era qualcuno per restituirla ma non vide nessuno. Guardandola meglio si stupii due volte::uno per la sorpresa e secondo perché era una moneta dell'antica Roma. guardandola bene vide che c'era l'effige di un antico re o imperatore di nome Giulio cesare e nell'altra faccia le sembianze di una dea, era talmente consumata che si poteva leggere a malapena ,quello che mani abili avevano impresso molti secoli prima. Tirò un sospiro di gioia la penelope perché di monete antiche non ne aveva mai possedute, la guardò meglio alla luce delle torce,si era proprio romana!li nacque la domanda:com' è arrivata fino a qui?su questo selciato!poi un'altra quanto vale e quanto valeva?decise che il valore era dato solo dall'essere umano, la domanda più importante era: dopo secoli perché lo trovata su questo selciato di utopia?cosi indagò per dare risposta alle domande, da questo nacque la leggenda veritiera delle scienze umane. Era lì per mano umana o per caso?
Guardando meglio vide un pezzo di selciato spostato, probabile la moneta fosse lì da secoli.
Tutt'allegra se la infilò in tasca, guardando il mondo con occhi nuovi e gioiosi, ora il mondo le sembrava più solido di prima. Si diresse verso casa di Sofia ma poi ci ripensò, non voleva essere vanitosa e mostrare la sua fortuna all'amica chissà che avrebbe pensato.decise di tornare a casa, mentre camminava, si pose delle domande :chissà quante mani hanno toccato questa moneta e chissà quante persone si erano amate,tenendola in tasca,con questa moneta di rame. Arrivata all'uscio di casa, aprii la porta , salii le scale, si sedette in cucina accendendo prima una candela per studiare meglio la sua scoperta. Data non aveva, nome della dea nemmeno l'unica scritta era Giulio cesare;decise cosi di andare a letto sperando in qualche sogno rivelatore ,si addormentò quando la luna era uno spicchio lucente nel cielo.


capitolo 12 il sogno d'amore

 

Era notte inoltrata,quando penelope, ebbe un sogno rivelatore. Io proverò a descriverlo con meno enfasi per non essere trasportati in mondi sconosciuti e irreali.
Penelope vedeva nel sogno una città sconosciuta e abitanti con vesti di puro lino bianco, erano tutti sorridenti,lei era tra loro e per queste persone sembrava e veniva trattata come una amica di sempre;consapevole di ciò decise di girovagare un po' per le strade,vide templi eretti che i suoi occhi non videro mai. Questi avevano colonne di marmo bianco ed erano grandissimi con scolpito il nome della divinità a cui era dedicata "questo è di apollo" lesse nel suo viaggio mistico , proseguendo vide donne molto belle che vendevano il loro amore a uomini facoltosi o anche poveri, vide anche cavalli muscolosi e purosangue c'erano uomini che cingevano la spada ... l'unica risposta che si diede era che quello doveva essere l'antico impero di Roma e cosi era,l'unica cosa da fare li era trovare il tempio del dio amore e risposte sulla moneta che aveva trovato, cosi fu esaudita.
Si ritrovò davanti a un tempio simile a quello di prima ma con l'effige "qui e per sempre dimora di amore, il dio!" rimase stupita dal fatto di essere stata esaudita, cosi entrò passando oltre le statue del dio alato camminando su mosaici che raccontavano la storia del dio bambino. Poi percorse un anfitrione, con hai lati colonne di marmo fino a un giardino ,che era un chiostro, con al centro, una fontana con uccelli di vari colori che facevano il bagno., in meno che non si dica questi uccelli si trasformarono in ragazze. Si avvicinarono allegre a penelope e sempre in festa le dissero che il dio amore la voleva vedere, cosi lei acconsentii. Passarono il giardino per arrivare in alcune stanze ornate di statue e drappi rossi,cosi si ritrovarono nella stanza del trono, li era seduto amore e penelope si avvicino con riverenza a lui, cosi amore le porse la mano in segno di pace e le ancelle iniziarono a baciarlo,un battito di mani del dio e furono congedate, cosi loro si sedettero su alcuni divani posti hai lati di quell'immensa sala del trono.
Si respirava un aria piacevole, amore disse "guarda penelope che io so e ti osservo essendotene grato. La tua preghiera scritta su quel muro mi ha fatto ricordare la mia origine umile come la tua." "o amore, se sapessi come il cuore palpita per l'amore che cerco " "posso sapere ma non immaginare vedo che sei una ragazza sana di corpo e di mente come poche.senti un po' vorresti sapere quello che il futuro ti riserba?" "si, lo desidero!>> "allora, siediti" amore batté le mani e due ancelle portarono un divano,sorridendo mi dissero "ascoltalo,amore è principio di magia" "va bene dio, predicimi pure ciò che vuoi dire, poi starà a me credere o non credere" "certo un cuore è libero. Ora porgi la tua mano hai miei occhi affinché possa leggere i moti del destino" "si mi fido" porse la mano e lui osservò le linee impresse sul palmo e cominciò a predirle il futuro del cuore con queste parole "tu mia cara hai e avrai un solo amore e non sarà fra molto tempo, ti legherai a lui come lo sei già legata, ora la tua vita è già con lui. Nessuno potrà sciogliervi, ti dico pure che qualche storia la potresti avere ma senza di me e le mie frecce questi amori non possono sbocciare. Solo con lui sboccerà perché il dio degli dei mi ordinerà di scoccare la freccia nel suo cuore e nel tuo!". Smise di leggere e mi fece chiudere il palmo a mo di pugno dicendo"serba per te le parole dette tra noi e dimmi, vuoi che scocchi qualche freccia per farti vivere qualche storia d'amore?" "no caro dio è possibile vivere per un solo amore! Ed è possibile vedere questo mio diletto amore?" "se ci fosse una possibilità di vederlo non è a me che lo devi chiedere ma a Ermes! O visto un'altra cosa ed è quello che anche tu coi tuoi figli sarai tra gli immortali!si gioiosa!". Amore ordinò alle ancelle di portare dell'ambrosia dicendo "ora penelope ne berrai un sorso e assaporerai l'immortalità!" cosi penelope ne bevve dalla coppa l'ambrosia solo un sorso del nettare. Ne ebbe una sensazione di tornare in se nel suo corpo, si risvegliò nel letto poi, si alzò e andò alla finestra vedendo che era mattina inoltrata. Prese la moneta e la ripose nel comodino.

 

 
 
 

capitolo 13 la ricerca capitolo 14 il ritorno del cantastorie

Post n°21 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da mikimikidgl5


Capitolo 13 la ricerca

 

Penelope andò a fare una passeggiata lungo le stradine di utopia,dopo quel sogno ne aveva proprio bisogno così avrebbe pensato un po' su come trovare il dio Ermes ... cammino facendo, trovò una panchina su cui sedere,i tempi erano quelli in cui si mieteva il grano e per la cittadella passavano i carri carichi di grano.
Lei si mise ad osservare il via vai di contadini e pensava alla sua fattoria, a un certo punto si accorse che era successo qualcosa. Infatti sentiva arrivare grida di dolore non molto distante da lei, cosi si alzò e andò a vedere. Ciò che vide non era molto bello, c'era un uomo con un piede incastrato sotto un carro che si era capovolto e vicino a lui c'era il figlio attonito e incredulo. La gente accorse decisero di spostare il carro ma il figlio disse che era meglio recidere il piede ormai spappolato, nessuno se ne prese briga solo il figlio era convinto di ciò;penelope nel suo mondo, in quel mondo in cui ci si isola quando succede qualcosa di grave e doloroso,chiese alla morte di portare via quell'uomo, quella morte guaritrice che non obbliga a fare soffrire il figlio e il padre ma non arrivò la morte che salva dai dolori fisici e del cuore. Ripresa dallo spavento come gli altri cittadini, qualcuno disse di alzare il carro, penelope provo con una decina di persone ma non ci riuscirono. Arrivò un uomo di nome Gesù a dare una mano e disse ad alta voce" abbiate fede nella vostra fede e dei vostri cuori" cosi noi facemmo leva sul carro e riuscimmo a liberare l'uomo salvandolo dall'amputazione del suo mondo. Tutti noi andammo da quest'uomo chiamato Gesù per ringraziarlo ma al posto suo c'era un vecchietto tutto malconcio, che parlò cosi"la mia parola prende vita grazie hai cuori di utopia!".
Cosi penelope, dopo che fu andato tutto bene,si spostò da quelle persone un po' scossa dalla scena a cui non era abituata, nacque in essa come un seme germoglia se seminato nella terra ,il pensiero che se suo marito non fosse stato fisicamente sano se lo avrebbe amato lo stesso. Penso di sì e poi no,come quando dai da bere a giorni alterni a quel seme, si tolse questi pensieri dalla testa e cercò di capire come trovare il messaggero degli dei, il dio Ermes!
Girando la città gli venne l'idea di comprare un libro sull'evocazione agli dei ma non trovò niente né dal mercante di libri,né in biblioteca!l'unica cosa da fare era d'andare da Marcello che praticava una magia tutta sua,forse l'avrebbe potuta consigliare, cosi si diresse al lago e lì trovato un barcaiolo che la potesse accompagnare a casa dell' amico. Quando fu giunta , prese la stradina che portava alla casa dell'amico, lui era fuori che zappava la terra col padre, marcello subito non la vide e lei le andò da dietro,dove la terra era ancora dura e diede un bacio sulla guancia dell'amico. Lui si girò stupito e vide che era penelope, dalla felicità di entrambi nel rivedersi nacque un sentimento ancora più forte "ciao penelope sono felice di rivederti,come stai?" "io bene vecchio amico, son, venuta per chiederti alcune cose!" "dimmi pure,la mia casa è sempre aperta per te!" "ho avuto delle rivelazioni riguardo all'uomo che devo sposare".
Cosi penelope raccontò il sogno fatto e l'esigenza di sapere il volto dell'amato, Marcello rispose "perché preoccuparti? Se amore scaglierà le sue frecce nei vostri cuori, il momento lo capirai di fronte al tuo lui. Devi avere fiducia!" "ben detto saggio amico, devo solo aspettare!" "si!" i due parlarono un po' , si salutarono e penelope ritornò a casa girando lungo il lago.


capitolo 14 il ritorno del cantastorie


Un giorno il cantastorie che aveva lasciato in affitto l'appartamento a penelope fece ritorno a utopia, ma solo per breve tempo.
Penelope sentii bussare alla porta, un pomeriggio, era in compagnia di Sofia, aprii la porta e si ritrovò di fronte a quest'uomo elegantemente accompagnato da una donna bellissima.
Subito non lo riconobbe, lui si annunciò dicendo di essere il suo affitta casa e penelope stupita lo fece accomodare, lui disse di essere passato solo a riprendere i suoi scritti e che se volevo, potevo comprare a pochi soldi, l'appartamento. Io risposi che non avevo necessità e abbastanza soldi. Sua moglie prese parola e riuscii a convincerlo a lasciarmi l'appartamento ancora in affitto, poi i due ripartirono con i loro scritti,avevano veramente un cuore generoso ma come succede, il più delle volte le domande sorsero quando loro se ne erano già andati via, insomma chi aveva le risposte era già partito , la domanda che sorse era"cos'è l'amore tra uomo e donna? E cosa si prova?".
Penelope lo disse a Sofia, che doveva parlare con il cantastorie e sua moglie;così le due amiche scesero per strada a cercarli tra la gente, trovatoli che passeggiavano mano nella mano felicemente, penelope bloccatosi, perché la risposta, le era chiara ora"la semplicità della felicità!" questa risposta le bastava, riempiva il vaso del suo cuore, giacché le due amiche erano fuori, decisero d'andare al parco. Sofia domandò all'amica" ma quanta fame hai d'amore?" "la fame d'amore è simile a quel pasto leggero che appena consumato non ti sazia, ma questa mia fame è volere degli dei!" "si può essere, cara amica mia" entrarono nel parco le persone c'erano, chi a passeggiare chi a filosofare chi a leggere; le due amiche andarono dove c'era il ruscello e cosi lì si sedettero lungo la sua vita che scorreva fresca, Sofia domandò"come lo vorresti il tuo uomo?" "gioioso e pieno di vita,che abbia navigato per i mari dei cuori" "non sei gelosa del suo navigare?" "si!ma sarebbe banale e infantile esserlo su questo sono in guerra con me stessa! E poi quante tragedie a causa della gelosia?" "molte amica mia come quanta erba sta nei prati" "sì, mi pare di vederlo,a volte, il mio amore cosi spinoso e cosi bello,come una rosa" "ricorda che chi ha spine punge e graffiando fa uscire sangue dalla pelle!" "non solo le rose ma anche un gatto o qualsiasi animale con le unghie affilate, ma quest'acqua che ci scorre di fronte,che rinfresca l'aria fa la stessa cosa delle spine delle rose?" "che intendi non capisco?" "che è più importante lo scopo nella vita, come quest'acqua che rinfresca l'aria, che non l'aspetto in sé!" "insomma l'uomo tuo deve avere uno scopo?" "precisamente è cosi!" .
Le due amiche amarono quei momenti di pace e quello scrosciare dell'acqua cosi ininterrotto,Sofia pose questa domanda all'amica "ma perché la donna è diversa fisicamente dall'uomo e moralmente?" penelope disse che era una buona domanda, cercò anche di rispondere a un mistero cosi grande prese però tempo dicendo "guarderò l'acqua che passa da qui per poi arrivare al lago, chissà che non riesca a risponderti" passò qualche tempo e penelope cominciò a parlare interrogando l'amica "chi tra uomo e donna è più simile al cielo e chi alle stelle?" "la donna è bella, ma come sappiamo ciò non è bello anche l'uomo è bello, l'uomo sta sempre al limite mentre la donna è fissata lassù come le stelle?" "può essere si!bisognerebbe avere la prova di quanto affermiamo e poi i tuoi occhi Sofia sono tuoi non miei, siamo diverse" "come le stelle ?" "si " "stelle senza cielo?" "forse,ma sarebbe un mondo che non è naturale perciò contro natura e non ci chiamerebbero stelle!" "allora queste donne non sono stelle ma abbozzi di esse" "discorsi che non ci servono" "viva l'amore naturale" "esatto".
Le due amiche stettero lì ancora un poco a rilassarsi e poi andarono a casa ,sempre saggiamente...

 
 
 

capitolo 15 la lettera del padre capitolo 16 il ritorno della colomba

Post n°22 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

Capitolo 15 la lettera del padre

 

Giunse una lettera a penelope,da parte del padre,era scritta così :
Cara figlia mia ormai sono scese per me le parche dal cielo, il tempo che il tempo, ma lasciato è poco me l'ha detto il dio del tempo. Ormai da alcuni giorni i miei calzari sono vicini al letto e io riposo, non ho forza per muovermi penso a voi figli e tu sei a quattro giorni di cammino da qui. La mia compagna di lavori sei tu e se le ali di qualche uccello ti potrebbero portare , qui in fretta, il mio cuore avrebbe più pace ma non ti preoccupare sappi che ti voglio bene anche se non ci rivedremo più,forse. Avrei bisogno della tua immagine e delle tue parole d'amore. Spero tornerai, tuo padre.
Penelope amando profondamente il padre ed essendogli molto grata, prese subito le sue cose per fare il viaggio in modo leggero, mise tutto in un sacco,partii in direzione della fattoria,era pomeriggio e avrebbe camminato pure di notte per arrivare in tempo. Uscii dalle mura camminando in fretta, non dormii e dopo due giorni arrivò a casa; entrò in casa e i suoi fratelli le dissero che era bello rivedersi, penelope chiese come stava il padre e i fratelli risposero che stava male ,che sarebbe stato molto felice di rivederla.
Penelope cosi salii le scale ed entrò nella camera del padre , lì si respirava un aria familiare ma cupa,si sentiva che lo spirito di morte stava per recidere il filo della vita. Lui non si accorse di lei subito perché aveva gli occhi chiusi, sembrava che stesse dormendo, cosi presa una sedia e si mise al suo capezzale .più tardi si svegliò e vide accanto la figlia "o cara penelope com'è bello rivederti ancora qui tra queste mura di casa, come sei cambiata sei più bella ,finalmente morirò sapendo che lo scopo di averti lasciato andare via è servito a glorificare me e tua madre!" "sì,è servito tutto ciò che avete fatto tu e la mamma , è bello per me rivederti, sappi che ovunque quando raggiungerai la mamma resterai nel mio cuore!" "figlia vedo nei tuoi occhi ciò che anni fa avevi perduto e dimmi quest'uomo l'hai trovato?" "sono rimessa alla volontà degli dei" "la volontà degli dei è sempre giusta, gli unici ingiusti sono gli uomini ma non tutti, solo quelli maligni e superbi che usano le parole per ingannare!" "vedrai padre il mio amore sarà onesto e mi rispetterà come conviene a chi si ama veramente" "figlia parlami dei tuoi giorni a utopia, com'è quella città?" "bella e piena di sole, piena di vita e intelligenza!" "non te l'ho detto mai ma una donna sapiente vale più di ogni tesoro qui sulla terra".
Il padre tirò un sospiro di sollievo e si riaddormentò sorridendo, i giorni totali che il padre visse ancora furono cinque, il quinto giorno di mattina spirò ma non soffri fu una morte dolce"povera me ora comincia la mia maturità senza lui,che mi sosteneva".rifletteva questo mentre guardava fuori dalla finestra. Si mise d'accordo su come gestire la fattoria e i fratelli acconsentirono che tornasse a utopia che le aveva dato tanto, le avrebbero spedito una somma di denaro mensile e che si sarebbero rivisti quando lei avrebbe trovato l'amore. Il corpo del padre fu portato sul monte talmo e il figlio maggiore tagliò legna d'olivo e cedro facendone poi una catasta, preso il corpo del padre lo riposero sopra,penelope lo baciò un ultima volta,poi appiccarono il fuoco,cosi ridiventò terra come quando fu concepito.
Ognuno continuò la strada del proprio cuore.

 

capitolo 16 il ritorno della colomba


Ormai la falce del tempo aveva proclamato che penelope iniziasse a crescere ....
Chiese cosi hai fratelli di pregare per lei, che lei avrebbe fatto lo stesso per loro,partii portando con se una colomba, cosi con calma fece il viaggio di ritorno fino a utopia, incontrò molte persone nel cammino insieme alla sua colomba bianca.
Arrivò lungo un fiume mai visto prima, stette alcuni giorni in un paesino sulla riva di questo fiume, poi prosegui.
Nei pensieri della sua maturità sentiva avvicinarsi sempre più suo marito ma tanto il volere degli dei, lo aveva detto anche suo padre, è ciò che determina il corso degli eventi.
Fu finalmente vicino al muro dell'amata città, dopo sette giorni arrivò, che gli alberi al fianco della strada iniziarono a parlargli,lei conversò con loro del dolore della perdita del padre e loro la consolavano, sfrondando i rami in segno di coraggio;le si aprii un altro mondo.
Prima di passare il ponte levatoio della città si sedette a guardare le persone che passavano di li, forse avrebbe trovato il suo uomo con addosso la sua coperta di lana tessuta da lui, ma non trovò nulla di particolarmente nuovo nelle persone che vedeva,disse tra sé "sono carini i giovani, belli gli uomini maturi ma nessuno di loro è splendente come il sole di utopia". Si rialzò, entrò in città salutando le guardie e andò a riposarsi a casa .

 
 
 

capitolo 17 soave sole capitolo 18 il venditore di mele

Post n°23 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

capitolo 17 soave sole

 

Con la sua colomba chiusa in gabbia, penelope pregava per l'anima del padre e accendeva una candela bianca.
I giorni erano di sole,penelope rimase a fissare il sole,dopo aver pregato,dalla finestra stette lì un bel po' di tempo a fissarlo quel tempo necessario che gli occhi soffrono e ci fan vedere visioni distorte. A quel punto di saturazione sentii la voce del padre pronunciare queste parole "soave sole di voi figli parla il mio cuore" penelope capii che quel mondo era collegato con quello del padre fu più consolata di prima,pensava di averlo perso per sempre ma non era cosi! Andò alla gabbia della colomba la prese e andata alla finestra la liberò verso il sole facendola diventare cosi colomba d'utopia ....
Decise di scendere per strada a cercare il suo futuro marito, andò alla locanda a domandare se lì c'era qualche uomo straniero bello come il sole con addosso una coperta di lana, ma gentilmente le risposero che non era arrivato uno straniero cosi descritto. Uscii da li,guardò il blu del cielo e sognò a occhi aperti il suo amore che la baciava;penelope sapeva che sarebbe diventata una dea e questo le serviva a sostenere i suoi passi sul selciato. Camminò nel percorso della vita fino a incontrare u n uomo che aveva una bottega,era un falegname;era bello come un tesoro per penelope essere sapiente, ma voleva essere abile come un artigiano con le sue mani. Chissà che lavoro faceva il suo futuro marito e cosi decise di chiedere a questo artigiano un lavoro, ma lui un po' sorridendo e un po' pensieroso rispose che era grato per tanta bellezza nel suo negozio, facendo cosi arrossire penelope e disse che poteva restare lì a guardare, cosi penelope fece e parlando diventarono amici "mi hai detto che cerchi l'amore in un uomo o sbaglio?" "no,non l' ho detto perché dice cosi?" "perché lo si legge nei tuoi occhi e poi so scrutare i cuori delle persone che entrano nella mia bottega" "sì, ha ragione ,ho mentito" "guarda l'uomo com'è fatto!" detto questo si batte le mani e la segatura accumulata su esse si levò in terra ,poi riprese"un uomo quando è assillato da chi non lo ama, basta che si batta le mani e lui casca a terra mentre so lo si ama più del necessario lui vola in aria, in alto come segatura leggera e fine... Con quella che casca a terra è più facile, basta spazzare!mentre con quella che è leggera va sui mobili e bisogna spolverare per bene, insomma è più facile spazzare, significa che nei casi comuni si fatica più del dovuto!" "insomma lo dovrei assillare?" "con amore non c'è assillo ma gelosia e se c'è gelosia c'è assillo" "dall'assillo la guerra?" "sì,credo di si!".
L'uomo continuò a grattare la panca a cui stava lavorando,, mentre penelope lo osservava aspettando "signore quando lei usa lo specchio crede a ciò che vede?" "no,dubito ma se dubito, non esisto" "cosa intende?" "per chi ci si fa belli davanti a uno specchio?" "per gli altri, per stare in mezzo a loro!" "giusto, lo si fa per l'uomo e la donna, per dare un limite al proprio posto insomma " "una regola insomma per essere accettati , ma se lei dubita perché non rompere lo specchio?" "tre motivi: perché costa soldi, vanità umana e per non essere un animale" "differenze notevoli tra queste cose!" "molto, l'uomo è grossolano per questo cade a terra come segatura pesante" "capisco"!
Penelope si alzò,spazzo la bottega e uscendo alla luce del sole salutò il nuovo amico.


Capitolo 18 il venditore di mele

 

C'era una cassetta di mele al mercato settimanale, che penelope vide e volle acquistare, perché era golosa di quel frutto. Compratola ,la portò a casa, si accorse solo lì dell'inganno,cosa successe?
Che le prime mele erano belle ma quelle sottostanti erano tutte marce,che fare?
L'unica soluzione era tornare al banco dove le aveva acquistate e chiedere che gli fossero ridati i soldi. Cosi presa la cassetta la riporto al banco, ma lì si trovò di fronte a una fila lunga di persone che chiedeva i soldi indietro. Erano tante le persone ma violenza non c'era perché utopia è città d'amore e di pace. Quel commerciante usava per ognuno la stessa frase "dovevate controllare prima la merce invece di fermarvi all'apparenza!" cosi a quella risposta c'era chi se ne andava, chi si lamentava. Penelope calma imparò questo "perché le persone acquistano merce fresca e non avariata?" cosi decise di portarsi via le mele buone e di lasciare lì le mele marce, non sapeva che farsene,questa era una maniera per fare capire a quel commerciante che se le poteva tenere insieme ai soldi, che se capiva sarebbe marcito insieme ai suoi soldi insieme a chi lo aveva favorito.
Se la verità fosse questa,pensò penelope, che noi siamo come mele nelle mani degli dei, belle e lucenti, ma poi quelle sottostanti si rivelano marce, questa fu una verità che le si mostrò. Gli dei, non vivendo a utopia,non hanno il dovere della pace e dell'amore da qui nacque la disgrazia dell'essere umano, il cuore che prometeo diede alla creatura da lui plasmato, suscitando così la collera degli dei perché noi saremo solo animali docili e mansueti; sembra che l'uomo predomini sulla natura ma perché arrivano le disgrazie come fu disgrazia la morte del padre e della madre,disgrazia fu anche comprare le mele marce e poi nella vita di tutti i giorni non si sa quello che può succedere.
Il suo futuro sarebbe stato tra gli dei, come aveva predetto il dio amore, come prenderla? Se sarebbe stata dea ogni disgrazia, pensava, sarebbe servito a diventarlo ma se alla fine fosse rimasta umana, avrebbe dovuto aiutare altri essere umani simili a lei,che fare? Come le mele si fa,ci si mostra belli di fronte agli dei e marci tra gli uomini e donne nel contenitore in cui siamo posti e questa fu una verità eretta a utopia città del sole.

 

 
 
 

capitolo 19 il torneo delle stelle

Post n°24 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

Capitolo 19 il torneo delle stelle

 


Era sera,le stelle brillavano splendenti lassù nel cielo, la città era meravigliosamente superba e intrigante. Nel lago si rispecchiavano i volti delle stelle ,non c'era ancora quell'uomo col sonno dolce come morfeo vicino a penelope,che fare per una bella ragazza come lei, era inutile cascare nella trappola dell'essere umano, meglio elevarsi a dea e come?la fantasia, penso penelope,differenzia l'uomo dall'animale cosi come gli dei dai mortali, ma sorse la domanda in lei:dove nasce la fantasia?le possibilità che lei vagliò furono molte,poteva essere il cuore, la voce della gente,gli occhi,lo stomaco,il cervello e i sogni. Lei fece tutte queste cose si dedicò al suo cuore ascoltandolo,aprii la finestra per ascoltare la voce della gente,guardò vicino e distante ma niente neanche li, mangiò fino a essere sazia,rimaneva solo il pensare e il dormire,il pensare lo aveva già fatto con queste azioni,dormire era l'unica cosa che rimaneva. Indossò la tunica e poi andò a letto disse una preghiera al suo spirito protettore ma non riuscii ad addormentarsi subito, si rialzò più volte,solo a tarda ora ci fu la pesca fortunata nel lago incantato,pescò il pesce che portava il sonno.
Si ritrovò nel centro del mare,poteva camminare sulle acque guardò in alto e c'erano le stelle ,si muovevano e non erano immobili come siamo abituati a vederle,piano si iniziarono a sentire strumenti musicali proclamare un suono dolce e cruento ,penelope non capiva che quel suono veniva dalle nereidi da sotto il pelo dell'acqua.
Un certo punto a una distanza di cinquanta passi,di fronte a penelope, si aprii una voragine nell'acqua che formava una cascata verso il basso e da li salii un trono con seduto un uomo con una corona sul capo e una in mano. questo strano uomo comparso dall'acqua era Poseidone,lei lo riconobbe dal tridente,lui fece cenno di avvicinarsi e lei lo fece;quando fu vicina, lui scese dal trono e con una voce possente come il fragore del mare in tempesta disse "questa sera le stelle si contenderanno il cuore degli uomini e delle donne in un torneo,chi vincerà sarà libero di scendere sulla terra per scegliere un marito o una moglie,secondo il desiderio del vincitore. Ora siedi sul pelo dell'acqua e guarda in alto!".
Poseidone tornò al trono e penelope fece come disse lui,le stelle iniziarono ad assumere forma umana o divina,il re dei mari disse"che il torneo abbia inizio,dopo quasi mille anni dal precedente torneo vinto da sirio".
Chi aveva spade per combattere con chi aveva spade,chi nel lancio del giavellotto e chi con il tiro dell'arco,erano veramente tante le stelle che penelope se ne rese conto solo allora,il re disse"scomodo guardare dal basso ma almeno non è pericoloso,ti piace penelope un combattimento per il cuore?" "grazie poseidone di tanta tenerezza". Le stelle che perdevano i combattimenti e le gare cascavano sulla terra e nel mare da questo il motivo delle stelle cadenti;rimasero in pochi circa una decina ad avere superato tutte le prove del torneo,poseidone proclamò la corsa coi carri per un tratto di cento chilometri . Penelope vide tirare fuori dalle scuderie i puledri alati delle stelle insieme hai relativi carri ,di oro e fiamme i cavalli e i carri erano. Poseidone prese la corona e l'alzo in alto dicendo" bene,stelle,voi che siete rimasti a contendere in questo torneo,disponetevi uno a fianco dell'altro" cosi fecero e stavano fianco a fianco sulla linea di partenza,il re riprese parola "appena la corona sarà abbassata, avrà inizio la gara finale che proclamerà la stella vincente!" penelope chiese con gentilezza a poseidone cosa ne sarebbe stato dei perdenti e lui rispose "rimarranno stelle come lo erano prima,saranno ancora amici tra loro e luccicheranno un po' di più,perché hanno guadagnato una medaglia in più. Pronta penelope ad osservare con me e a fare da arbitro?" "si pronta!".
I cavalli erano tutti lì che nitrivano,poseidone abbasso la corona ed ebbe inizio la gara;il circuito era su un anello di cento chilometri chiamata galassia,tutti correvano come la luce c'era chi sbatteva l'avversario a fianco ed uscivano scintille,un altro aveva una spada per spaventare i cavalli del suo vicino ,ognuna aveva armi ma una sola stella era in testa,penelope chiese chi era e poseidone disse che era stella del sud ... ormai mancava un chilometro all'arrivo in testa la stella del sud,era affascinante per penelope questa gara ed ecco che arrivò stella del sud per primo seguito da solo due carri. Poseidone si alzò dal trono,nel frattempo il vincitore scendeva dal cielo ed arrivò sul pelo dell'acqua,in sembianze d'uomo era veramente splendido carnagione scura e occhi affascinanti blu come il cielo,aveva capelli riccioli color smeraldo,avvicinatosi a poseidone il dio prese parola dicendo "ecco il premio più ambito la corona e la libertà ,vuoi scegliere moglie o restare solitario?" "vorrei una moglie" "hai in mente qualcuno?" "ho visto tante città paesi e villaggi dal cielo li guardavo e vedevo le loro donne ma belle come questa ragazza che è qui non ho mai veduto!" "penelope vuoi un marito come lui che il suo nome è stella del sud?" "ma scenderai sulla terra per consolarmi nella vita di tutti i giorni?" "si può" disse positone "grazie del dono"indossò la corona e penelope disse "si va bene.lo voglio e io per riconoscerti sulla terra dovrai indossare una coperta di lana tessuta da te e dovrai essere bello come il sole!" "cosi mi vedrai e ci ameremo!".
Penelope si risvegliò dal sogno,quello era un giorno stupendo,si specchiò e vide una stella in fondo agli occhi,aveva trovato l'amore!

 
 
 

capitolo 20 l'incontro col diletto

Post n°25 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

capitolo 20 l'incontro col diletto


La sera di quello stesso giorno penelope era a casa,sperava che quel suo nuovo amore arrivasse presto e cosi fu.
Sentii bussare alla porta,lei andò alla finestra per vedere chi era ma vide solo una luce accecante anche se era buio,allora si avviò alla porta per aprirla e si trovò di fronte un giovane dai capelli mori e carnagione scura,indossava ciò che lei desiderava un mantello che era una coperta di lana con delle catenelle d'oro,il ragazzo disse"sono qui moglie" " io qui marito"i due si baciarono lì sulla porta poi lei lo fece accomodare in casa.
Lui la guardava come nessuno uomo guarda una donna e lei ne era fiera perché era ciò che desiderava,si sedette vicino a lui e iniziarono a conversare come due innamorati fanno fino ad arrivare a baciarsi profondamente e caldamente ,da quel momento penelope sentii trafiggere il suo cuore da una punta e lo stesso avene a lui a stella del sud ,i due rimasero accecati da loro stessi;ecco quello era dio amore che aveva scagliato due frecce nei loro cuori di futuri sposi, ma loro non se ne accorsero subito.
Dopo poco si sentii bussare alla porta,penelope andò ad aprire coperta dalla lana del mantello,si trovò di fronte un bambino che le pareva già di avere visto ma subito non capii,lui era entrato senza chiedere permesso dicendo"ora hai ciò che desideri penelope e vorrei essere accontentato anch'io!" "ma chi sei?e cosa vuoi?" "come chi sono? sono colui a cui hai rivolto la tua supplica d'amore e vorrei ..." penelope interruppe "sei amore!scusa se non ti ho riconosciuto" "vorrei,stavo dicendo, indietro la mia freccia e una parte degli armenti di questo tuo uomo,se non mi hai riconosciuto questo fa male,per perdonarti voglio che offri della frutta in mio nome al mio tempio!" "dov'è questo tempio e io andrò li!" "in Grecia,per arrivarci chiedi alla tua stella del sud che ti porti di notte in volo per una settimana portando gli armenti e frutta fresca appena raccolta!" " avevo fatto una promessa a te e tu ci hai fatto innamorare faremo quanto dici!ma devo chiedere a stella del sud" "aspetterò,ora vai a domandare,prima però tocco il tuo cuore per estrarre la freccia" cosi avvicinò la sua mano al cuore ed estrasse la freccia "ora ho imparato l'amore, non scorderò mai la tua bontà" "prima risolvi quanto detto e la sua freccia lasciala nel suo cuore, ora vado e cerca di mantenere la parola data!" amore uscii dall'appartamento,penelope andò da stella del sud per parlare con lui così "caro ma tu mi ami?" "si cara!" "esaudiresti i miei desideri?" "certo ma cosa mi chiedi?" "due cose, vedi ho fatto un voto che devo mantenere" " voto a chi?" "ad amore il dio e dobbiamo donare una parte dei tuoi armenti e dobbiamo volare per una settimana in Grecia a fare offerta di frutta appena raccolta al suo tempio" "quanto mi chiedi a me è possibile ma è un po' troppo queste sue pretese e se muovessi guerra contro lui?" "ma caro una guerra contro un dio è già persa e poi lui è un ottimo arciere,poi non voglio perderti!" "neanche io cara voglio perderti, ma donare una parte degli armenti è molto quanto mi chiede!" "si lo so ma piuttosto di morire o perderci è meglio esaudire ciò che desidera, vedrai i tuoi animali si riprodurranno ancora e ritornerai ricco come prima!" "saggiamente parli! Si vede che il destino ci lascia liberi di scegliere" "certo!" "indosserai la mia corona vinta al torneo cara penelope?" "sì,amore". Cosi stella del sud estrasse con una magia la corona e la mise sul capo dell'amata in segno d'amore,lei invece prese un anello d'oro e lo mise al dito della mano sinistra dell'amato,i due si baciarono tornando a letto con queste parole "ho cercato e ho trovato te!".

 
 
 

capitolo 21 l'incredibile capitolo 22 il cielo

Post n°26 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

Capitolo 21 l'incredibile

 

I due si svegliarono,nel letto sfatto,erano sazi del cibo d'amore ...
Stella del sud disse che doveva tornare alla sua dimora per prendere alcune cose e preparare gli armenti da portare al dio amore. Penelope chiese se lo poteva accompagnare ma lui disse che la sua dimora,lassù nello spazio,era priva d'aria e che lei non poteva respirare ...
"hai ragione caro tu sei stella e io donna umana,non ho chiesto chi eri e perché hai scelto me. Rischierei d'impazzire se perdessi te. Prometti di tornare?" "si amore tornerò. Spezzerò le ali del destino se ci separeranno:ti lascerò la corona in segno d'amore" "tu tieni l'anello che sigilla l'emozione del mio cuore" stella del sud partì rivestito con la coperta di lana e penelope rifece il letto "tornerà me lo sento!" sistemò casa e ripose la corona nel comò in camera.
Decise d'andare a fare un giro per la cittadella,all'aria aperta,guardò il cielo ma per vedere le stelle era ancora presto "speriamo che il mio amore ritrovi la strada di casa" "certo che la troverà!" comparve con queste parole dietro di lei il suo dio angelo "come và penelope?" lei voltatasi lo riconobbe "bene ho trovato il mio amore!" "ne sono contento, ora vado e ricorda d'amarlo veramente!" "si ti voglio bene caro angelo" c'era tanta gente che passeggiava cosi decise di restare sola scendendo al lago, cosi ne avrebbe approfittato per comprare del pesce da cucinare prima di partire lassù in volo nel cielo in direzione della Grecia ... arrivata trovò quattro barche che vendevano pesce appena pescato, lei avrebbe acquistato da tutti quattro per non fare torto a nessuno ma volle andare all'ultima barca ormeggiata. Prima però sbirciò anche sulle altre barche per vedere cosa vendevano, ma l'ultima barca si rivelò una buona scelta perché era l'unica che vendeva un bel luccio. Penelope ne andava pazza cosi lo acquistò pagandolo anche poco,il pescatore disse che era stata una bella battaglia tirarlo fuori dall'acqua e che era fiero di venderlo a una bella ragazza "ecco fatto" disse tra se penelope e si rimise a camminare verso casa per andarlo a cucinarlo. Dopo tre ore il pesce era pronto,lo mise a raffreddare perché era buono freddo. Intanto le ore passavano in fretta e la notte sopragiunse, cosi stella del sud arrivò alla casa di penelope sempre vestito con la sua coperta di lana. I due mangiarono tutto perché erano veramente affamati, poi stella del sud prese parola dopo avere bevuto un bicchiere di vino "ho lasciato gli animali al pascolo,qui vicino, partiamo prima che qualche ladro li veda!" "si caro!"


capitolo 22 il cielo

 

Arrivati al prato dove c'erano gli armenti,stella del sud diede un bacio a penelope dicendo " il carro è pronto,saliamo cara?" cosi lui le porse la mano e la fece salire,con gesti e parole radunò gli animali e partirono per la volta celeste. Volarono su terra e mari mai visti,era bello per penelope tutto ciò stare nel cielo col suo amore. Penelope chiese "ma è questo che si prova caro?" "si tesoro migliaia di anni per me sono un solo giorno insieme a te il cuore,pulsa forte" "il mio era incatenato ed ora è libero d'amare te!".
Sulla loro testa il cielo stellato,giù in basso l'acqua del mare e tutt'intorno i venti d'aria fresca e profumati di salsedine . Arrivati sulle coste della Grecia si fermarono in una campagna che aveva un frutteto,li raccolsero albicocche,passeggiarono un po' erano cosi secolari quelle piante che stella del sud disse "neanche un decimo della mia vita sono gli anni di queste piante da frutto!" "sarai saggio insieme hai nostri figli caro" "ripartiamo verso Atene" ...
Arrivati,sorvolarono la città per cercare il tempio di amore,lo trovarono subito. Scesero al tempio,entrarono loro insieme agli armenti ,arrivarono all'altare dell'offerte e li posero la frutta fresca raccolta da poco,intanto gli animali che erano veramente tanti pascolavano nel cortile del tempio "che facciamo caro adesso?" "aspettiamo questo dio,vediamo se si presenta!" cosi fecero,aspettarono fino all ‘alba ma amore non si vide "lasciamo i nostri nomi vicino alla frutta,cosi espieremo l'offerta" "va bene cara". Scrissero i nomi con del carboncino su una pergamena e ripartirono ... intanto amore li osservava nel buio dietro un pilastro e rideva per tanta riverenza di questi due innamorati,appena furono fuori, andò a mangiare la frutta,poi anche lui volò a utopia fin sopra casa di penelope. Amore li aspetto e quando i due innamorati uscirono di casa, lanciò sulla strada davanti a loro i noccioli d'albicocca,stella del sud li raccolse e chiese cos'erano penelope prontamente disse che erano noccioli d'albicocca "è impazzito poteva uccidermi!" "pensa se gli muovessi guerra".
Cosi ogni notte e ogni mattina,per sei giorni, la scena fu la stessa offerta di frutta e noccioli sulla strada.

 

 
 
 

capitolo 23 unxia e ultore

Post n°27 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da mikimikidgl5


capitolo 23 unxia e ultore

 

Penelope fu felice d'aver espiato la sua offerta ad'amore cosi com'era felice di stare con stella del sud e lo stesso era uguale per stella del sud.
I due fidanzati decisero di sposarsi,quando la stagione in cui i fiori di loto sul lago sarebbero fioriti,per tornare a nuova vita cosi sarebbero tornati a nuova vita anche loro.
Penelope sapeva che doveva tornare dai fratelli per presentargli il suo amato,cosi prese, la decisione di tornare alla fattoria con lui e glielo disse lui accettò ma dentro di sé stella del sud aveva un timore strano che nasceva dal petto,una sua parte non si fidava di loro erano pur sempre esseri mortali,mentre lui era stella, ma questi erano pur sempre fratelli di lei.
Cosi con una scusa riuscii a fare sedere penelope sulle sue gambe con occhi e parole d'innamorato raccontò una storia che parlava di giunone unxia e giove ultore ,di cosa si trattava questa storia? Di due innamorati!
Saranno venti del destino e moti del mare a scrivere le vicende di unxia e ultore ma oltre hai venti e al mare sarò stella del sud a imprimere ,con caratteri di amore stellato,questa storia.
"penelope questa storia mi è stata raccontata da piccolo dai miei genitori" "ma caro mi porterai dai tuoi genitori?"penelope sorrise "cosa mi racconterai?cosi dolce quando mi racconti le storie del cuore!" "una prima volta c'è sempre,ti dirò ... nel tuo petto c'è un tormento simile ha un nodo che io scioglierò" "qualcosa cambierà,racconta affinché io apprenda!" cosi stella del sud inizio ad accarezzarla e a parlare in modo poetico ...
Non dura eterna per gli uomini
La notte stellata
Né la sventura
Né la ricchezza
Ma tutto trascorre in un attimo
E già a un altro tocca la gioia
E la privazione.
Questi pensieri io invito
Anche te,mia regina,
A tenerli sempre saldi
Nelle tue speranze
Chi ha mai visto Zeus
Cosi indifferente
Verso i propri figli?" "non dura è vero caro la notte stellata allora caro, rispondo ...
Tu che la notte trapunta di stelle
Da alla luce,quando essa soccombe
E poi addormenta in un letto di fuoco
Te o sole,o sole,io invoco
Mio signore che cosa dire
Io straniera in terra straniera ad un immortale sospettoso?
Un arte che vince un'altra arte
Una mente superiore
È in colui che regge nelle sue mani
Lo scettro divino di Zeus.
Ora questo potere supremo si è trasmesso
Dagli avi a te amore,mio
Dimmi dunque
In che cosa servirti? " "di servirmi avendo pietà di me come ultore ne ha per sua moglie unxia" "avrò pietà per il tuo cuore perché ho visto i miei fratelli che sono maligni,li inviterò con una lettera non saranno obbligati a venire" "grazie mia sposa,mia cerva del cuore a cui do la caccia per rinchiuderti nei recinti del cuore".

 
 
 

capitolo 24 le affezioni

Post n°28 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da mikimikidgl5


Capitolo 24 le affezioni

 

Un giorno un maestro chiese ospitalità a penelope,lo incontrò quando con stella del sud doveva chiedere al farmacista delle erbe per guarire dal mal di denti. lei non riusciva nemmeno a parlare,infatti fu stella del sud a parlare con questo maestro dando il consenso per ospitarlo,penelope nel frattempo si stava facendo curare.
Per stella del sud qui in questo mondo nulla è gratuito quando si tratta di maestri,allora i due,il maestro e stella del sud si misero d'accordo con questi termini "lei mi darà un po' di conoscenza umana sulla parola orale e scritta , è d'accordo in cambio di vitto?" "ma per quanto tempo?" "una notte,se riuscirà a farmi illudere che lei abbia ragione le darò possibilità d'illudersi d'avere ragione" "e come ci riuscirebbe?" "parliamo prima e se il destino è,lei non ha bisogno di un momento per capirlo!" "va bene preferisco parlare e ricevere ...".
Intanto penelope uscii dall'uomo che fa i miracoli a utopia,cioè il medico erborista,lei si sentiva meglio ma non poteva parlare ne aprire bocca fino all'indomani mattina. cosi i tre si diressero a casa parlando,stella del sud e il maestro si sentivano a disagio con penelope che non poteva esprimere i suoi ragionamenti "stasera dopo cena verrò a casa vostra,oro so dove abitate!" "va bene!" penelope fece un cenno indicando una panca e i due innamorati si sedettero,il maestro si congedò da loro ...penelope diede il foglio che il medico erborista le dette,stella del sud la lesse e c'erano tutte le prescrizioni da seguire per guarire,con la promessa che all'indomani mattina ci sarebbe stata la guarigione,fu più felice stella del sud.
La sera sopragiunse e i due fecero digiuno com'era scritto,verso la prima ora di buio si sentii bussare alle porta,stella del sud andò ad aprire,era il maestro incontrato prima. Lo fece accomodare e si incominciò i discorsi,stella del sud disse che sua moglie stava meglio e che voleva ascoltare "lei gentile nell'ospitarmi le insegnerò quel poco che so dei concetti della parola scritta e orale,siccome la mia scienza che ho portato qui tra le vostre mura le ho imparate con fatica,perché secoli ci sono voluti per arrivare a queste considerazioni,chiedo solo che si rispetti solo che siano idee di concetti e nulla più!io racconterò di me: partii da giovane da casa per seguire un maestro che insegnava l'arte di filosofare e del parlare correttamente,vivevamo nei templi delle divinità,si viveva insomma per strada. Ogni persona ci tornava utile e noi a loro,dividevamo tutto con gli altri e loro,non tutti,dividevano con noi.ci fu un momento in cui il mio maestro si accorse di essere innamorato di me ragazzo,fu lì che temetti per la prima volta per me stesso" "cosa significa l'aspetto fisico e sessuale suvvia" "su via che divisa diventa, su vai via cioè parti ed è ciò che feci... Il discorso e il concetto che volevo esprimere oltre a tutto quanto appena detto è questo:i suoni che sono nella voce sono simboli delle affezioni dell'anima. ha notato che nel mio discorso c'era una nota di sofferenza e gioia?" "si ho notato!" "ecco la mia anima soffriva nella gioia e nella sofferenza,i simboli come detto,solo chi sa ed è medico può guarire. Ecco perché oggi ero dal medico. Ridere tra me per il vostro stupore stella del sud è insano e malvagio come il cielo in eclissi possiamo continuare?" "va bene,continui" allora senza maestro mi dedicai alla parola muta cioè a quella dei libri, di certo lì non c'è aggressività fisica come capitò più volte col maestro,ora i segni scritti sono affezioni dei suoni che sono nella voce e dalla voce è correlata la parola scritta. Che cosa deduci?" "son discorsi impervi come il vomere degli antichi nella terra ancora vergine!" "esatto ma la tua anima soffre?" "soffre del mal del tempo,io ho secoli ma lei sa dov'è capitato?" "mi faccia capire solo un attimo,la tua anima soffre di superbia e io ho la cura ,non so, dove sono capitato, non predico gli eventi!" "lascerò correre ma mia moglie è stanca di questo " "non c'è parola come agnello sono entrato in questa casa come pochi filosofi. E chi è lei?" "io provengo dal cielo,sono stella del sud a me si affidano naviganti e carovane" "superbia mista a lavoro umile" penelope prese un foglio e scrisse "fallo continuare" e lo porse all'amato "fammi continuare" disse il maestro "la vita è premio non piccolo di una breve pazienza" "si vero!la mia umiltà è una breve pazienza e la superbia mia ne è il premio!" "affezione della tua anima che vuole sapere!" penelope nel silenzio suo si accorse che stella del sud aveva quella doppia faccia da cui era stata avvertita dal dio angelo,sorrise, ma non senza dolore scrisse "il fuoco dell'amore suscitato dalla bellezza" lo porse a stella del sud che non capii,lei fece cenno di darlo a lui al filosofo non senza disprezzo lui glielo diede con la pretese di capire,lui lo lesse. Guardo lui e lei negli occhi e poi li abbassò "come vomere in terra vergine hai detto?" lui lo guardava ribollendo di odio e disprezzo "sei in casa mia porta rispetto!" "melichius" "che vuol dire?" "color del miele,sei solo un colore non hai sostanza ne forma!scompari il verbo è ciò
che cercavi nemico" penelope fece si con la testa e stella del sud scomparve da quella tavola e da quella casa. per sempre!

 
 
 

capitolo 25 le anguille sulla sabbia capitolo 26 gli occhi al cielo

Post n°29 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da mikimikidgl5


Capitolo 25 le anguille sulla sabbia

 

Penelope vista la sfortuna in amore,dopo la scomparsa di stella del sud,decise di non arrendersi e di riprendere a vivere la sua vita.
Un pomeriggio,dopo una pioggia torrenziale,si rivolse al suo cuore in questa maniera "o cuore che hai bramato ciò che volevi,ciò che volevi lo hai ottenuto,questo cuore pulsa per un amore a me nascosto" finito di rivolgersi al cuore si diresse al lago ...
L'aria era fresca con odore di umido misto all'odore che saliva dal selciato,piano si diresse vicino alla riva e i suoi occhi videro qualcosa di nuovo:le anguille.
Questi pesci serpentini erano tutti sulla spiaggia,la deduzione fu che sentendo umido nell'aria esse uscirono dall'acqua. Poco dopo mentre lei le osservava strisciare arrivarono i pescatori,penelope volle ributtarle in acqua ma erano viscide e scivolavano dalle sue mani,cosi un pescatore disse "hai un cuore grande e il tuo gesto di volerle riportare in acqua è notevole ma chi te lo fa fare?" "ma non c'è pietà per nessuno su questa terra?" "sì,c'è pietà!" rispose un altro pescatore arrivato da poco che poi riprese "ma la pietà,da quale morbo proviene la sua conoscenza?" penelope guardando le anguille poi il pescatore rispose "dalla sofferenza del mal d'amore?" "intendi quel dolore,da uomo o donna che noi amiamo,che infierisce nei nostri cuori?" "forse anche l'indifferenza, signore" "anche senza forse!" "è sì. è cosi!" rispose un altro pescatore che continuò"vedete queste anguille scappano dall'acqua che le ha dato tutto,cibo e vita,può essere amore questo?" penelope rifletté e rispose "dell'acqua,amore che da a loro vuol dire,scappano da amore caritatevole " "si può essere così" "dove c é amore caritatevole o mancanza d'amore lì ci deve essere pietà, ma sono solo parole d'uomini,raccogli i pesci con noi e poi andiamo a mangiarli insieme!" "si va bene,non bisogna arrendersi e scappare dalla sua mancanza o dalla sua presenza!" "siamo nelle mani di un dio!".
Cosi alla sera mangiarono nella capanna di un pescatore in riva al lago.


capitolo 26 gli occhi al cielo


Finito di mangiare le anguille ,andò fuori a vedere il cielo con le sue stelle. Cercò tra quelle migliaia ,la sua stella del sud e riuscii a scorgerla proprio in fondo a quell'immenso quadro che è il cielo,era la stella più lucente e anche la più lontana,là c'èra il sud e la sua casa e il suo amore. A pancia piena le sensazioni non sono le stesse di quando si è a stomaco vuoto,la sensazione di avere avuto tutto ma di non avere più il suo amore le faceva ancora sentire fame,cosi entrò nella capanna ringraziò i presenti per l'ospitalità e si congedò con la scusa che c'era chi l'aspettava,cosi i pescatori la salutarono.
Avviatasi verso casa passando per la riva del lago,camminava e guardava il cielo la dove stella del sud era fissata da innumerevoli ere,ma non riuscii si sedette e iniziò a piangere tra le canne acquatiche "perché non sei rimasto e te ne sei andato con la tua verità di essere stella,ci saremo sposati", un po' le lacrime passarono ma gli occhi al cielo quelli no.
"può una fronda di canna palustre come sono stata, io in questo tempo essere amata veramente?" si rialzò e prosegui sul sentiero ma i suoi passi erano pesanti,sprofondavano nella sabbia e lì vicino c'era un signore che meditava guardando le onde del lago prodotte dal vento fresco,questo penelope non lo sapeva,lei si lasciò cadere sulla sabbia desiderò di essere come la sabbia,quell'amore l'aveva trucidata. Riuscii a guardare le stelle,i suoi pensieri erano vuoti come una scatola,aveva occhi solo per le stelle del cielo. anche lei sentiva le onde del lago e sentiva la brezza, i suoi occhi al cielo, ci mise un po' ad addormentarsi a casa quella sera non sarebbe riuscita ad arrivare era lì sola in preda al mal d'amore e chi sa quali sventure future ... il cielo albeggiava,le stelle della sera,prima cosi lucenti stavano scomparendo,si sentii un po' più in forze e riuscii a sedersi ma era talmente sopita che rimase lì con la vita sua . Arrivò in quel istante una barca con sopra un giovane pescatore, accostò la barca alla spiaggia e scese, i suoi piedi erano scalzi e i pantaloni tirati su fino al ginocchio,poi gli occhi di penelope videro che indossava una camicia e arrivò,nel suo torpore, a vedere la sua faccia cosi bella con i suoi riccioli di colore castano chiaro. Forse era una allucinazione e svenne, il pescatore la prese in braccio cercò di farla rinvenire ma non riuscii,la caricò sulla barca e si diresse alla sua capanna ... Arrivati dopo molte remate, la riprese in braccio ed entrò nella capanna coricando penelope nel letto. Si sedette vicino a lei insieme a sua nonna che fortunatamente era una brava erborista. Stettero lì due giorni ad assisterla poi lei aprii gli occhi del risveglio e con la bocca cercò di dire qualcosa di simile a un grazie.

 
 
 

capitolo 27 il risveglio capitolo 28 il nuovo amore capitolo 29 i balli

Post n°30 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

capitolo 27 il risveglio

 

"non ci devi ringraziare" rispose la vecchia signora "ma riprendere forza e tornare in te. Parlavi nel sonno, il tuo nome è penelope. Questo non l'hai detto ma intuito" "dove mi trovo?" "in una capanna in riva al lago, hai dormito due giorni" "due!" "si".
Penelope si sedette sul letto chiedendo" ma cosa è successo?" "non ricordi?" chiese il ragazzo "no non ricordo" "sei svenuta in riva al lago appena mi hai visto" "appena ti ho visto?no ero solo molto stanca e all' improvviso il buio" "bentornata tra i vivi!" "questa è mia nonna ,lei ti ha curato con le erbe ora ti lascerò nelle sue mani,io devo andare" "ma come vi chiamate?" "io Eliseo e mia nonna sibilla" "piacere di conoscervi e grazie ancora. Io dovrei andare a casa" "dai tuoi genitori o da tuo marito?" "no, non ho ne genitori ne marito" "nel sonno parlasti" disse sibilla " di tuo marito,stella del sud. Ma stella del sud è una stella come fa a essere tuo marito?" vista la domanda decise di rispondere cosi" si vede che vaneggiavo,avevo mangiato troppe anguille" "ora io vado" disse Eliseo "spero di rivederti ancora,quando più tardi ritornerò!" penelope lo ringraziò nuovamente,la nonna sistemò del pane e formaggio in una borsa poi lo salutò.
Penelope dopo un po' che stava a letto, volle alzarsi ma la vecchia signora sibilla gliel'ò sconsigliò ,perché era meglio riposare ancora un poco piuttosto che svenire ancora "ma non sverrò signora non si preoccupi!" "mi preoccupo invece. Bevi questo infuso ti farà bene!" cosi penelope bevve la bevanda al gusto di chissà qual'erba e miele "buona signora,ora sto meglio".
"hai detto che non hai genitori?" "si è vero!" "mi spiace spero abbiano passato l'Ade senza perdersi" "cosa intende sibilla?" "intendo che pochi sanno e solo se avessero,speriamo,i soldi necessari per l'acheronte" "nessuno da quando loro non ci sono mi ha parlato così" "immagino scoprirò se sono arrivati alla loro casa, ci stai?" "come farebbe?" "segreti di sibilla!" "... Non melo dirà?" "si te lo dirò . Quando la notte è alla dodicesima ora, io basta che guardi nella mia sfera magica e da li saprò se sono al sicuro" "ma è una fattucchiera?" "no tranquilla sono ancora un apprendista maga ma ti piace mio nipote?" "è carino e gentile ma non cerco nessuno" "sembra tu abbia sofferto molto" "soffrire vuol dire piangere?" "sì,penelope" " solo una volta ho sofferto per questo "amore"""racconta perché devi essere fortunata se hai amato una stella e poi l'hai persa" "sì lo amato ma ero su una strada sbagliata e gli dei l'han cancellata facendolo sparire!" "almeno sai che è la su nel cielo che ti guarda. Ma si dimenticherà le stelle sono vanitose" "sarà così cara signora".
"ti preparo un po' di zuppa che può farti bene" "la ringrazio" " se vuoi, andiamo qua fuori a prendere una boccata d'aria?" "si volentieri" sibilla mise sul fuoco la zuppa e accompagnò fuori penelope.
Penelope respirò quel aria frizzante e si sentii meglio "parlami di lui. Sediamoci qui sulla panca a guardare il lago e parlare. Spero alla fine t'innamorerai del mio Eliseo è cosi bravo!" "signora ..." cosi penelope raccontò la sua storia escludendo ciò che amore le aveva predetto "entriamo che la zuppa sarà pronta" "sibilla lei è una brava donna!" "anche tu!" cosi mangiarono e risero,penelope scoprii di essere affascinata da Eliseo.

 

capitolo 28 il nuovo amore

 

Eliseo tornò con il pesce pescato che la nonna sibilla prontamente cucinò. Mentre la nonna cucinava,Eliseo e penelope ebbero il tempo di parlare,la nonna non disse al nipote che avevano parlato di lui nel pomeriggio.
"una ragazza c'è l'hai Eliseo?" "no penelope. qui in riva al lago quelli della mia età sono come sorelle per me. Tu hai avuto veramente una stella come amore?" "si l'ho avuto!ma è passato,ho pianto e ora le lacrime versate han fatto sbocciare un fiore di ragazzo come te!" "ah bene!" Eliseo arrossi "ma come ti trattava bene?" "a volte era un po' rude,non affliggerti per me. La stagione dell'amore a volte va e viene,cosa c'è di certo sulla terra?" "la pesca e l'agricoltura!" "tornerà anche per te la stagione del cuore! Te lo auguro" "con te il sentimento è cosi libero di navigare nei fluttui del lago in cui son nato" "parlami di te" "la frase è semplice: sono qui che guardo un amore di ragazza svenuta per me sulla spiaggia!" "ah certo!" i due si guardarono Eliseo chiese "ora stai meglio?" "si mi sono ripresa" "quanto ti fermerai da noi?" "questa notte e poi domani ripartirò" " in città come si vive?" "sempre respirando e mangiando come qua!la differenza è che voi appena svegli vedete il lago" "si vero. Sai l'amore da dove arriva?" "dal cuore e dal dio amore" "dal dio amore e dalle onde dell'acqua che accarezzano la terra!". Eliseo iniziò ad accarezzarla sulla guancia e li nacque il sentimento di baciare le mani dell' amato Eliseo.
"su è pronto!"disse sibilla "a tavola" ,cosi i tre si accomodarono ridevano e scherzavano per tutta la cena,erano tre persone felici. Finita, la cena sibilla ringraziò il dio che l'aveva dato cosi buon cibo per sfamare loro e l'ospite.
"su uscite a passeggiare e non guardate il paesaggio del passato ma quello di voi e di questo nuovo amore, sbocciato dal seme della giustizia" "si nonna" penelope sorrise era felice "si signora grazie" "stasera guarderò come promesso".
I due uscirono a respirare aria buona e a baciarsi su un prato verde ....

 

capitolo 29 i balli

 

I due si amavano veramente tanto e lo capivano sempre di più ogni volta che stavano insieme. Gli uccelli sull'albero di fronte al loro prato ogni volta che andavano li ,cantavano melodie cosi intonate che le si poteva ballare,un giorno penelope riuscii a convincerlo il suo amore a ballare.
I fianchi di penelope ondeggiavano sinuosi sui fianchi di Eliseo, un braccio sul collo dell'amato e l'altro nell'aria a disegnare forme e circoli, i piedi si muovevano al suono di quella musica naturale. Eliseo rideva,era felice di quell'amore "è bello stare con te!" lei lo guardava con occhi d'innamorata che avevano il colore nero della notte e dell'oro luccicante,mescolati assieme,"si Eliseo è ciò che voglio,ora sò ,stare con te!".
Spostandosi le nuvole del cielo misero a nudo ciò che il dio amore aveva fatto: aveva scagliato le sue frecce nei loro cuori. Tornando giù sulla terra perché questa è la sensazione d'amore,si sta la su a filare il tempo che le nuvole ci danno e nella crisi si sta sulla terra a costruire con terra la casa in cui vivere.
Ormai il tempo era maturo ,per sposarsi , cosi ci fù il matrimonio,uno dei tanti,che utopia aveva visto consacrare nella sua chiesa. Penelope e Eliseo non si chiamavano più fidanzati ma sposi, al matrimonio c'erano i suoi fratelli e le amiche di penelope,la nonna di Eliseo e i suoi amici pescatori,fu veramente un gran matrimonio seguito da un gran banchetto. la sera, alla fine della festa senza avere invitato la dea solitudine, gli sposi presero la barca di Eliseo e si diressero alla loro nuova casa sulla riva del lago d'utopia. Era veramente bella quella casa come se penelope l'avesse sognata una notte e l'indomani fosse già costruita ma non fu cosi,era Eliseo che la costruii insieme all'amico falegname di penelope. Erano in prossimità della loro nuova casa, penelope disse "sono felice di questo nuovo giorno, ne resterà memoria eterna!" "se l'eterno o il caduco di questa memoria resterà,allora il corso dell'uomo e della donna sarà un'unica strada!".
I due scesero dalla barca ed entrarono in casa,chiusa la porta, si baciarono e andarono nel letto del loro futuro amore ...


capitolo 30 Aerdna

 

Il tempo passava e questo matrimonio sapeva sempre più d'eterno,non c'era nessun altro se non solo loro due. Penelope venuto il momento disse al suo Eliseo "sono in compagnia!" "come in compagnia?" "aspetto un figlio!" "ma sei sicura?" "si caro!" "allora la sensazione di non essere solo a pescare era vera!" "si caro, avrai qualcuno a cui insegnare l'arte della pesca" "fra quanto sarà?" "fra non molto... Solo che" "cosa ti turba amore?" "come lo chiamerai amore?" "ci sono dei nomi che mi piacciono,ma sarai tu a scegliere cara!" "allora vedrò come si chiamerà" "e per vedere cosa devi fare?" "baciare te! Lì in mezzo agli occhi appena sopra il naso " "si cara". Cosi fece penelope e all'istante gli venne in mente il nome Oesile "Oesile è il contrario del mio nome! Come dolce la tua scelta,ma allo stesso tempo noto che indica una cosa minuta, smilza. Cara prova a ribaciarmi" "si è vero riprovo. Epolenep" "è il contrario del tuo e indica caos" "si caro il caos del parlare troppo bene" "provo io a baciarti vediamo se riesco" cosi fece e venne fuori "Aerdna" "è stupendo!mi piace" "aerdna ..."pensò un po' Eliseo e disse " si!come questo bacio" cosi i due sposi scelsero il nome del loro futuro amore.

 
 
 

dal capitolo 31 al capitolo 36

Post n°31 pubblicato il 12 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

Capitolo 31 il canto


Al mercato settimanale,ormai mancava poco alla venuta del nascituro,penelope e Eliseo compravano sempre qualche corredo per il bambino loro. Penelope si affaccendava a vedere ogni banchetto, cercava un paio di scarpine o un paio di pantaloni o qualsiasi cosa servisse a un bambino ...
Eliseo essendo uomo,non vedeva con gli occhi di una donna tutto questo bisogno di vestirlo, per lui l'essenziale era che ci fosse,nudo o vestito. La sostanza non sarebbe cambiata e questo dilemma lo faceva sempre più uomo,sempre più bello e sorridente. Tornarono a casa,penelope ripose nell'armadio i nuovi vestiti mentre Eliseo stava fuori a preparare le reti ...piano volavano un paio d'anatre selvatiche che si posarono una su un davanzale e un'altra atterrò nell'acqua proprio di fronte alla capanna,non c'era ombra di dubbio,nessuno poteva confutare questo: che le anatre arrivate li arrivavano da molto lontano.
Cosi Eliseo prese qualche pezzo di pane per loro e quest'insoliti animali li accettarono di buon grado col loro qua , si avvicinarono molto vicino a Eliseo,che fare?catturarle e poi mangiarle o ancora meglio abituarle a venire a mangiare da lui? Dimenticò che erano anatre selvatiche e in un battito d'ali presero il volo.
Dentro di se rise, per essere stato cosi sciocco, il bambino dal cielo dell'anima e dalla pancia della madre rideva.

 

Capitolo 32 il nascituro

 

Il tempo era giunto! Aerdna aveva messo in travaglio sua madre, penelope. Vicino a lei c'era la sua amica Sofia e la nonna di Eliseo. era una domenica ed era l'alba quando lui nacque, il cielo era oscurato con delle nuvole veramente nere da fare paura ma non piovve per tutto il giorno, fu solamente un segno. Cosi nacque il figlio di Eliseo e penelope,venne alla luce e non ci fu un raggio di sole fino al mattino dopo.
Fu un parto difficile che penelope non pensava di soffrire cosi tanto ma c'è l'avevano fatta entrambi a sfuggire all'angelo che porta via la vita,erano sani e salvi fuori dal mare in tempesta,cosi penelope ed Eliseo conobbero il dono che la vita fa ... un figlio.
Pianse subito appena uscito, con la gioia di tutti i presenti lo si lavò e venne avvolto in una coperta,penelope guardava Eliseo e Aerdna erano uguali nei lineamenti.
Cosi nacque il figlio di una dea e di un mortale.

 

Capitolo 33 l'uomo sulle nuvole

 

"un bicchiere di vino cara?" "si amore!" i due genitori,dopo qualche giorno dal parto,brindarono con felicità e iniziarono a sorseggiarlo come si sorseggiano i baci di due innamorati. Era cosi buono quel vino,che bastava ogni vagito del bimbo per sorridere,infatti quel giorno risero molto e il bimbo con loro.
Comparve il dio angelo,era venuto per congratularsi con lei e si rivolse con queste parole a penelope "il bambino stasera vedrà l'infinito del cosmo e l'immensità dello spazio,lo accetti?" "spiegati ..." "sono stato convocato dal dio degli dei che mi ha chiesto di portarlo sulla luna" "ma perché,che bisogno c'è?" "c'è bisogno,deve capire!" "ma cosa?" "non sarà un viaggio difficile,deve vedere ciò che l'uomo compie sulla terra!" "cosa cambierà?" "nulla e tutto,ma non accetti che lui venga!" "no! È ancora piccolo per sapere!" "tuo marito è bravo!andrò con la tua risposta dal dio degli dei ..." "che succederà?" "nulla, ti perdonerà!voglio che sappi che occhi mortali hanno visto il convitto degli dei e il bimbo serve a giudicare se ciò e bene o male" " e com'è riuscito questo mortale ad arrivare fino a dove voi siete?" "volando,ha strappato l'ala destra di un aquila e l'ala sinistra di un avvoltoio,prendendo il volo è arrivato oltre la luna" "cittadino d'utopia?" "no!" " il bimbo come farà? Strapperà anche lui le ali di questi due uccelli ?" "no io lo porterò in braccio e con le mie ali voleremo" " non credi che dovrebbe essere mio marito a decidere questo?" "si parli rettamente! E come facciamo?dovresti essere tu a dirglielo" "non puoi manifestarti a lui?" "no ,Zeus non la concesso!" "se venissi anch'io?" "può essere la soluzione,stasera parla con lui e io con Zeus se mi lascerà,dandomi consenso,io tornerò!".
Più tardi quando il dio angelo si era congedato,penelope prese il discorso col marito e sapendo che lui aveva intuito che lei era dea forse avrebbe risposto sì... "caro ho avuto questa rivelazione, mi permetti d'andare nel cosmo?" "si te lo permetto ma stai attenta!" "non temere". Li nacque il dubbio che scaturisce dalla fonte del passato che con le sue acque fluisce nel mare del presente "ma cosa respirerò se con stella del sud non potevo andare fino alla sua dimora?" rimase dubbiosa penelope fino al calare della sera,ricomparve il dio angelo che acconsenti alla richiesta di penelope, lei pose la domanda "cosa respireremo,aria?" "se gli dei acconsentono tu non preoccuparti delle spoglie mortali, loro sanno che respirare è superfluo!" "cosi stella del sud mentii a suo tempo?" pensò un po' il dio angelo e rispose "si non hai torto" "va bene partiamo ora?" "si penelope vesti il bimbo che in questa notte ti stupirà!".
Uscirono dalla capanna,cosi con una mano il dio angelo prese, il bambino e con l'altra penelope,spiccando il volo fin sulla luna. Arrivati, il dio angelo fece vedere ciò che la luna vede ogni notte,la malvagità dei popoli della terra questo stupii penelope e fece arrabbiare il bimbo,ma non piangeva. La divinità luna prese parola e disse alla madre e al figlio "io ogni notte assisto alla malvagità maschile e mio fratello,il sole,assiste alla malvagità femminile.quando vedete le nubi coprire i nostri volti noi ci sentiamo meglio!porterai un messaggio a Zeus cara ragazza?" "si lo porterò " "chiedi di punirli,perché io e mio fratello siamo stufi!" "recherò il tuo messaggio!". Cosi ripresero il volo e videro finalmente gli dei,il bimbo iniziò a ridere e a parlare,con immenso stupore la madre lo ascoltava. Furono condotti da Ermes davanti a Zeus "salve padre degli dei" "salve penelope e Aerdna,benvenuti tra noi. Vi ho convocato per informarvi che un essere mortale ci ha preso in giro col suo sproloquiare. Era venuto e noi lo abbiamo accolto,poi una volta giunto sulla terra ci ha preso in giro deridendoci. Insomma ci ha umiliato" "cosa chiede che io faccia?" "chiedo che questo bimbo fondi un nuovo culto e ne sono certo ci riuscirà!" "ma signore" prese a dire il bambino "cos'è questa storia che la malvagità è scambiata per opera buona mentre l'opera buona è scambiata con opera malvagia?" "è una storia lunga ... Alcuni dicono colpa degli dei, altri delle parche ma la verità sta nel cuore. Te lo dico è la menzogna che altera e modifica le visioni dell'uomo cosi come nella donna. Una vita di sacrifici lì giù piccolo?" "si signore. Il mio papà pesca e di certo non siamo ricchi come altri esseri umani che abbiamo visto dalla luna,mio padre è buono!" "si è buono!su intona pan una canzone allegra per questi due esseri buoni!" pan compose una canzone allegra e la suonò col suo flauto,tutti gli dei insieme a penelope e aerdna si sentirono meglio. Zeus prese per mano aerdna e penelope,li accompagnò a fare un giro nel cosmo per poi tornare alla tavolata degli dei, la soluzione di ciò che avevano visto fu di aerdna ed era questa:delle nubi che oscurino il cielo. Zeus rispose "se ci sono delle nubi e piove poi tuo padre come pesca?" "giusto" disse penelope e aerdna ripropose "si! Allora fai che il male scompaia da un giorno all'altro dalla terra!" Zeus lo guardò sorridendo dicendo " dove la metterei tutta quella malvagità " "dove vuole,al centro della terra o nel cielo dove nessuno la possa prendere!""<ma non è un oggetto,è solo un flusso che scorre nei cuori dei malvagi. Chi comanda i flussi, i moti, le correnti? Il dio dei mari e deve essere lui a riprendersela, un po' per dignità un po' perché siete esseri mortali voi tutti esseri della terra" "io lo incontrato" "si lo sappiamo penelope .c'è un tempo per ogni cosa e tutto si sistemerà" "di chi ha agito malvagiamente tra gli adulti ridendo cosa ne faremo aerdna?" il bimbo rispose "mettiamoli al centro di un assemblea di persone buone che siano giudicati i malvagi da persone virtuose che si comportano bene come il mio papà" smise di parlare e rise, guardandoli tutti ed era un bambino felice "si può essere meglio concedere che tu abbia trovato la soluzione. Su bevete l'ambrosia e tornate da chi vi aspetta a casa!" "grazie!" dissero madre e figlio. bevvero da un'unica coppa il nettare.
Si ritrovarono insieme nel letto del padre marito che dormiva. Al mattino raccontarono i fatti.

 

Capitolo 34 i tre desideri


Era un padre felice Eliseo perché il suo aerdna cresceva sano e forte con una certa intelligenza.
Un giorno andarono al mercato settimanale, quando lui aveva circa tre anni, questa famiglia speciale trovò nella città un nuovo negozio che si chiamava "i tre desideri";siccome loro erano una famiglia di tre persone a Eliseo, parve molto promettente che ognuno avesse un desiderio a testa, era pressoché logico.
Cosi entrarono e il negoziante li accolse con un bel sorriso dandogli il benvenuto,chiesero perché si chiamasse tre desideri il negozio,il proprietario rispose che era una sorta di mago e che il suo fine era aiutare gli altri. Diceva di essere in possesso di un piatto magico capace di dare le risposte alle domande,ci spiegò che non realizzava i desideri ma semplicemente spiegava come si vivrebbe se le persone avessero ciò che desiderassero, il prezzo era modesto una sola moneta.
"su sedete" disse il realizzatore di desideri, la famiglia si sedette e il realizzatore disse " ragionate perché vedo che siete saggi, anche tu piccolino. Chi comincia?" Eliseo rispose che voleva essere lui il primo e cosi chiese" vorrei sapere signore se io fossi ricco se la nostra vita sarebbe felice?" "che bel desiderio avere ricchezza e felicità!realizzerò ciò che mi chiedi!" si alzò prese il piatto magico, un bicchiere con acqua e da un cassetto del tavolo prese una piuma che poi ci spiegò essere di gallo. Versò tutto il bicchiere d'acqua nel piatto,prese la piuma ne bagnò la punta e ne fece un cerchio attorno al piatto,poi la tenne nella mano sinistra,disse alla famiglia di guardare nel piatto e cosi fecero. Comparve quest'immagine seguita da queste parole "nella vita il povero e il ricco hanno la stessa sorte e le stesse sventure, quando nascono, sono uguali chi li riconosce un bimbo ricco e uno povero se si nota le carni e no le vesti?ma sappiate che il povero ha vita più felice!" "come fa a dire questo?" chiese Eliseo al negoziante "cosi!" intinta di nuovo la piuma, nell'acqua, comparve l'immagine della guerra, cosi comparve il ricco che in caso d'assedio si strugge l'animo per la campagna devastata dal nemico e se poi,prese a dire la voce "cercano d'invadere la residenza signorile tu che sei ricco soffri ancora di più perché è solo un muro che ti separa te e i tuoi averi da loro" "giusto"dissero tutti e tre "proseguo col dire,in tempo di pace tu facendo parte del popolo diventi il tiranno dei ricchi, i ricchi sono scossi da brividi e fremiti, cercano di propiziarti te povero con elargizioni. Loro infatti compiono ogni sforzo perché tu abbia spettacoli e quello che può soddisfarti,mentre il povero a sua volta , duro come un despota nel controllare e nell' esaminare non concedendo loro,nemmeno la parola, li copri se ti pare di voti o ne confischi gli averi te povero non temi il delatore o il ladro che trafuga l'oro, non c'è il fastidio dei conti o di dividerti fra tante preoccupazioni. Cosi ti farò vedere come saresti da ricco:saresti come Icaro che vola in alto,troppo vicino al sole cosi che la cera si scioglierà e tu cascheresti nel mare per la troppa presunzione" "insomma sarei infelice?" "si tesoro" disse penelope.
"ora a chi tocca?" chiese il realizzatore, la madre fece segno verso il bimbo che chiese "sì,vorrei sapere come vive un re?" "sogno nobile!" intrisa la piuma di nuovo nell'acqua inizio a parlare così "questa storia servirà a capire. C'era un regno, in un non piccolo paese,fertilissimo e fra i più degni d'essere ammirati sia per la bellezza delle città e percorso da fiumi navigabili,fornito di buoni approdi sul mare. C'era tutto un esercito ben fornito d'armi e ricchezze incalcolabili e questo re era adorato quasi come un dio" il bimbo sorrideva a questa storia " ma questo re si affliggeva e crucciava,perché ad essi perdonava la loro ignoranza ma compassionava se stesso per essere simile a un gran colosso,perché al di fuori sono un Zeus o un Poseidone e sono bellissimi d'avorio e d'oro ma se ti chini a guardare l'interno si noteranno pioli,chiodi ,creta,pece insomma i crucci all'interno di un re sono molti,che chi vede dall'esterno nemmeno sa!" "ma se lui fosse re sarebbe buono o cattivo?" chiese il padre "si buono" disse Aerdna "metti un dito nell'acqua e il piatto risponderà" cosi Aerdna fece e l'oracolo parlò"il tuo cuore è puro e se saresti re ogni peso lo porteresti con gioia!" "ahi sentito che bello!"disse la madre"si!" "ora tocca a lei signora" "non ho nulla da chiedere grazie" "ma se volete ne manca uno" il marito la guardò e disse "no va bene abbiamo scoperto ciò che non sapevamo!" diede cosi la moneta,ringraziando lui e lui ringraziò loro.
Uscirono da quel negozio magico per respirare un aria meno surreale.


Capitolo 35 la botanica e l'amore

 

Passeggiava di giorno penelope col bimbo nella mano nel boschetto dell'amore chiamato cosi perché c'era molto vischio.
Penelope sentii una voce amica e da dietro una quercia spuntò lei,penelope chiese "ma che ci fai qui?" "ieri ho acquistato un libro sulla vita delle piante e ho voluto venire a vedere se ciò che diceva era vero" "certo che sarà vero certe cose non si inventano ma sono frutto di studi!" "si è vero!sta crescendo in fretta questo bimbo!" lui sorrise "ma come mai t'interessa la botanica?" "ci credi se ti dico che è per amore ?" "si! Con te prima di tutto l'amore Sofia ma chi hai conosciuto?" "un uomo speciale,illuminato su mille cose ..." disse l'amica " cercavo una quercia che si dice sia l'unica della sua specie e cosi mi sembra,hai miei occhi,il mio lui che conosce le piante. E poi è bello camminare in un bosco sapendo i nomi delle piante sembra di essere a casa di parenti, ci si conosce ma mai abbastanza". Le due amiche si sedettero su due ceppi e il bimbo giocava con delle ghiande "parlami di lui... " "è bello e ha un animo grande,mi sento bene con lui" "questo è una bella cosa ,ma lui dove si trova adesso?" "mi ha detto di cercarlo nelle piante e nei fiori che l'uomo è consimile ad essi,che viviamo noi umani sotto il sole,che sono gli occhi degli dei e nulla è nascosto!dopo di lui non so cosa inventarmi per passare il tempo con le ore che mi sono ostili" "Bè pensa che le piante stanno sotto il sole per secoli,nella stessa posizione" "che sia caotico amica?" " caotico amica o no l'importante è provare il senso dell'amore. Sei stata appagata da lui?" "si certo!" "mamma" chiese aerdna "cos è questo?" "una radice che spunta da una ghianda portiamo a casa che mettiamo un po' di terra e crescerà grande e vigorosa"
Arrivati a casa,aerdna mise in una buca la ghianda e nel lontano futuro questa ghianda sarà una quercia che farà ombra per la maturità di aerdna.
<<non svelarono gli dei tutti i segreti:sono migliori gli esiti di una ricerca lunga!>>


Capitolo 36 i cocci o la grotta

 

La nonna di Eliseo raccontava sempre delle storie al piccolo aerdna, c'e ne era una in particolare che amava raccontare iniziava con la scoperta di un oggetto ,casualmente. Quest'oggetto erano dei vasi di coccio sparsi, qua e la sul terreno,mentre nel fitto del bosco si nascondeva una grotta "questi uomini trovati i cocci,si domandarono perché fossero, li,questi uomini,a parte uno non sapevano leggere cosi chiese a quello che sapeva leggere cosa era scritto e lui lesse questo: quando si trema ogni valore o coraggio è spento...il gruppo non capii il valore della scoperta ma chi sapeva legger ne ebbe gran interesse. Cosi lasciarono tutto li, senza dargli il peso dovuto, l'uomo che sapeva leggere per sua natura era curioso, cosi durante il pranzo invece di mangiare si addentrò nel bosco da solo. Spostò alcuni cespugli e scoprii una grotta,all'esterno c'erano altri cocci, sulla volta della grotta era scritto "godo la giovinezza e scherzo!tanto ci starò persa la vita,laggiù come un sasso muto. Lasciando questa cara luce,non vedrò per nobile ch'io sia mai più!che fare era senza una torcia" "che fare nonna?" "tu che faresti?" "entrerei almeno per vedere" "aerdna speranza e rischio stanno per gli uomini alla pari,sono entrambi brutti demoni. entreresti per vedere altri cocci?" "forse sì. Ma se li vedo all'esterno i cocci o meno paura o almeno ho una visione parziale di quello che è all'interno" "meglio lasciare tutto lì nipotino" "perché nonna?" "sappi questo nipote caro:ebbene cerca d'arricchirti con giustizia e saggezza,senza eccessi,memore dei miei versi. Avrai di che lodarti d'avere seguito i miei saggi consigli!"
fine

 

 
 
 

il covo

Post n°33 pubblicato il 14 Ottobre 2009 da mikimikidgl5

grazie di passare dal covo ciao a tutti che freddo fà?

 
 
 

il mulino

Post n°34 pubblicato il 18 Ottobre 2009 da mikimikidgl5


<<non ho mai saputo perché il bisnonno Francesco, insieme con i fratelli Cherubino, Stefano e Giuseppe, lasciò poco dopo l'unità d'Italia il mulino sul rio maggiore, in Emilia, per trasferirsi al mulino di Millo, in toscana>>.

<<non si sopportano i momenti amari della vita, caro nipote!>> cosi dissi e pensai , alla mia età chi può dare retta a un vecchio di 80 anni? Se non i propri ricordi che rimangono ancora in questa mente ormai distratta, ma il nipote che avevo al mio fianco non poteva sapere quanta amara la vita è! Se si sbaglia, si paga sempre, ...<<ma nonno se ciò che mi racconti, che la guerra è crudele allora a cosa serve è inutile?>> <<si è inutile come un vecchio come me!ma nel pensiero aleggia ciò che più di segreto ha un uomo !il sentimento caro nipotino!>>. Stavo passeggiando con mio nonno ,io avevo circa quindici anni, nelle campagne dell'Emilia dopo avere mangiato in un ristorante quando ci imbattemmo in un fiume che sinuoso attraversava la pianura, col suo lento fluire come i passi del mio caro nonno camminammo quel giorno di pasqua che non sapevo, cosa si celava, mio nonno lo sapeva eccome se lo sapeva <<anni nipotino che non tornavo da queste parti!guarda sempre lontano>>mi diceva e io facevo come lui disse ,vidi a un certo punto una casupola diroccata lungo il corso del fiume che seguivamo, io nella mia fanciullezza chiesi al nonno caro <<cosa è quella nonno una casa?>> .<<serviva da casa anche ,ma principalmente era un mulino. Andiamo a vedere ,ti và?>> <<certo che mi và!>> <<anch'io da giovane venni qui col mio babbo e il mio babbo con il suo babbo anche se sembrano vecchi ricordi io li sento giovani dentro me!>> <<si ,nonno!>> guardavo quella casupola che era un mulino e la mia fantasia volò,pensavo e chiesi <<ma come vivevano?una volta!>> <<certo e sicuro che i cellulari a quei tempi nipotino non c'erano, c'erano solo le notizie che passavano di bocca in bocca ogni paese viveva di vita propria come fosse uno stato indipendente >> <<si può entrare secondo te?>> <<talmente diroccato che è pericoloso entrare. Guarda c'è un airone.>> <<dove?>> <<li nel fiume, sarà in ricordo di Francesco e dei suoi fratelli. una volta era pieno di aironi al tempo dell'unità d'Italia, qui in queste terre devi sapere che gli uomini hanno combattuto per la libertà vera, cioè quella che ci rende ognuno padrone di sé e non schiavi di altri. Mio nonno portava sempre qui il grano da macinare per farne farina finche un giorno , il mulino chiuse.>> << come mai?>> <<devi sapere che la guerra è crudele!>> <<come posso sapere se è crudele se non lo mai vista?>> <<son stanco. Sediamoci su quel vecchio ceppo! >> <<sì come vuoi nonno>> ma prima di fare sedere mio nonno guardai gli anelli del tronco, io frequentavo l'agraria e pochi giorni prima mi avevano insegnato che gli anelli dei tronchi, sono gli anni di una pianta. <<quanti saranno nipote?>> <<fino adesso settanta, ma saranno almeno il doppio!>> <<fammi sedere sono stanco>> cosi ci sedemmo e quell'albero disse mio nonno c'era anche quando lui veniva con suo papà <<qui c'era la guerra e i fratelli di cui ti parlai, si ribellarono contro il regno che li comandava, sognavano un'Italia unita da nord a sud e di un popolo chiamato italiani. I soldati pieni di furore e di sangue di vittime innocenti, stavano per venirli a catturare. Solo un miracolo li salvò, qualcuno li avvisò che stavano per arrivare i soldati. Presero decisione di ribellarsi e imbracciare l'unico fucile che aveva in questo mulino! Si appostarono alla finestra, aspettarono l'arrivo dei carnefici di vittime innocenti, appena comparve, il primo soldato, spararono un colpo e centrarono in pieno il suo cranio. I soldati si misero a pancia a terra cominciando a sparare e loro con coraggio presero dei sacchi di farina per usarli come scudo contro i proiettili. Finito di sparare i soldati, pensando di averle massacrato i ribelli a fucilate, si avvicinarono a questa casa>>intanto i miei occhi sognavano tutte queste scene, sentendo anche gli spari e l'odore della polvere da sparo << i quattro fratelli presi da paura di tanta crudeltà, loro non si fermarono, insomma non si arresero presero ancora più coraggio. Imbracciarono i forconi e le falci, appostandosi dietro la porta. I soldati entrarono, non si aspettava un agguato . furono i soldati a perdere quella volta se ne salvò solo uno che all'incirca aveva la tua età. I quattro fratelli lo risparmiarono per pietà, loro non erano assassini. Catturato il giovane, lo legarono e aspettarono che arrivassero altri soldati ma non vennero mai perché anche gli altri paesi si erano ribellati. Quella fu la fine dell'impero straniero in terra d'Italia. Il sole era alto quel giorno, come oggi!>> <<nonno ma i soldati di cui hai parlato avranno avuto i loro ideali?>> <<si li avevano ma erano crudeli e questo annienta quello che ci può essere di positivo in un ideale a mio parere!>> <<dai entriamo!>> <<no meglio di no!>> <<raccontami del prigioniero che fine fece?>> <<questo è meglio non dirlo!>> <<perché?>> <<non furono i quattro fratelli colpevoli di quello che successe al ragazzo ,ma quelli del paese. Loro si dispiacquero molto, ma va bene ti racconto ... i soldati come ti dissi non arrivarono mai, cosi dopo l'attesa e non sapendo che i paesi erano insorti decisero di mandare Giuseppe in avanscoperta fino al paese, da distante c'erano fumi neri che si levavano da esso e si sentivano grida inneggiare alla libertà. Giuseppe tornò dai fratelli ad avvisarli che l'indipendenza era vicina dissero al prigioniero che i suoi commilitoni ormai stavano perdendo la guerra, il ragazzo stette in silenzio causa che lui non capiva la loro lingua e loro non capivano la sua <<che dite fratelli ci uniamo al resto del paese e cacciamo il nemico?>> <<sarebbe da fare!>> il più vecchio disse<<noi la nostra guerra l'abbiamo già combattuta qui nel nostro mulino che utilità saremo se anche noi andassimo li a combattere!>> << ma che penserebbe la gente?>> <<la gente lasciala pensare,anche se mi spiace non scacciare il nemico che tanto ci ha oppresso!>> il ragazzo accovacciato in un angolo fece un sorriso come se avesse capito di cosa si parlava, ma nei suoi occhi si leggeva che aveva paura ,uno dei fratelli si avvicino,credo fosse Serafino,per consolarlo il ragazzo pronunciò la parola padre. Sbigottito Serafino, si fece indietro, capii subito che quello era solo un ragazzo e tenerlo prigioniero era crudele e ingiusto come lo erano stati i loro dominatori, ne parlò hai fratelli>> <<che successe poi nonno rimase vivo?>> <<si rimase vivo mi ero perso nel mare dei ricordi! Scusa. Lo presero dal suo giaciglio, gli diedero dei vestiti puliti anche se un po' grandi per lui e lo fecero cambiare. Presero una sedia ciascuno e chiesero cercando di parlare la lingua del ragazzo, dove era sua padre. Stefano capii poco dopo che suo padre era un soldato come il figlio, ma che non sapeva dove si trovasse, si erano persi di vista da qualche settimana era sorprendente come il nemico ora sembrava più amico, anche se la lingua era un monte insormontabile... <<che facciamo fratelli?>> <<prendiamolo e andiamo al paese>> <<nessuno ci riconoscerà!>> <<si va bene>> disse il più vecchio. Partiti verso il paese non videro anzi calpestarono molti cadaveri di soldati e il ragazzo aveva occhi sgranati come per dire <<ma cosa è la guerra ?quale assurda bestia è?>> trovavano il paese devastato da fuochi e palle di cannone, il nemico dissero i paesani era scappato a gambe levate.. il ragazzo si intristii si sentii solo e quasi prigioniero,<<vedrai lo troverai,sento che è vivo!>> disse Giuseppe al ragazzo ma lui non riuscii a trattenere un paio di lacrime <<andiamo fratelli non possiamo stare con lui qui in paese se ci chiedono di parlare con lui cosa diremo?>> <<passeremo come traditori!>> <<o anime pietose!>> <<la gente sta di fatto non ci capirebbe e lo vedrebbero solo come un nemico!>> <<andiamo ragazzo!>> <<no >>disse lui e scappo via infilandosi in una via stretta e cosi cercando di seguirlo videro una bandiera tricolore sventolare si ricordarono che la guerra era passata e si potevano chiamare italiani!. Andiamo nipote che i tuoi genitori e la nonna mi aspettano per pagare il conto.>>un sorriso era sul volto dell'anziano nonno e io cosi decisi <<se mai la guerra ci sarà non prenderò parte!>> era bella la campagna coi suoi fiori e i suoi uccelli che cantavano ,rimarrà sempre impresso in me quel racconto. Arrivati al ristorante, il nonno pagò e ancora lo vidi sorridere nuovamente. Tutti montammo sulle macchine in cui eravamo venuti e tornammo a casa. Solo quegli uomini che erano fratelli probabilmente dormivano ancora a quel vecchio mulino pensai io in modo sciocco e superficiale. I giorni passavano e feci strani sogni di notte,sognai la guerra coi suoi furori e le sue crudeltà. Venne un giorno, mio nonno a trovarmi a scuola. Insomma era venuto a prendermi per portarmi a casa, io li per li non volli ma lo feci ,gli raccontai che dopo quella pasqua avevo fatto dei sogni di guerra,lui mi guardò ma non rideva questa volta, era serio, io ebbi paura che mi rimproverasse per qualche mia colpa ma non era cosi <<quella che ti ho raccontato era una storia vera, ma non finiva li c'è un proseguimento dei fatti ... quelle vite non si sono mai sciolte come si scioglie la neve al sole ma anzi divennero più forti avendo raccolto quel ragazzo. Su fermiamoci al bar prima di portarti a casa mi andrebbe un rosso>> <<va bene nonno>> ci fermammo al bar in piazza al mio paese e io presi una coca cola, ci sedemmo fuori continuò a raccontare mentre beveva quel rosso <<ma prima dimmi cosa hai visto nei sogni?>> <<nulla di cosi importante come le tue parole, sembrava la tivù come comanda solo lei lo sa fare!>> <<la tivù hai miei tempi di ragazzo non c'era>> pensai alla stessa frase ma con la parola cellulare e mi sembrò di tornare in quella campagna e in quel mulino di allora <<quel ragazzo che scappo,non fece la scelta più saggia.>> <<come mai?>> <<lo catturarono e visto che non rispondeva alle loro domande capirono subito che era uno dei soldati scampati al massacro. che fine fece quando me lo raccontarono anche io ebbi disprezzo e timore verso certe persone e capii che Francesco,Serafino ,Stefano e Giuseppe fecero bene a fare ciò che fecero. Insomma il ragazzo dopo che fu catturato lo portarono in prigione per poi una mattina una domenica lo fucilarono in piazza e tutti furono felici più di prima,con lui altri dieci! Pieno d tristezza Giuseppe decise che con questa terra aveva chiuso voleva andarsene, i suoi fratelli non ci pensarono neppure due volte a seguirlo ma dove nipote andarono?>> <<non so?>> <<avevano il mulino, era l'unico, della zona e lo venderono a una buona cifra quel tanto che bastava a rifarsi una vita ma li per loro rimaneva il ricordo del loro caro babbo cosi non si sciolsero in lacrime quella vita che loro insomma amavamo ma edificarono una cosa meravigliosa,l'amore tra i fratelli!>> <<non ti seguo più nonno, non capisco!>> <<se ne andarono a volta la vita obbliga il cuore ad abbandonare ciò che ama>> << capito>> <<con il loro ricavato i fratelli si trasferirono in toscana dove acquistarono un altro mulino, almeno li non li conosceva nessuno e loro non conoscevano questi fratelli che di nome furono chiamati fratelli bandiera perché venivano da Reggio Emilia dove sventolò il tricolore la prima volta!>> <<perché ho fatto questi sogni secondo te nonno?>> <<ogni uomo sogna e sogno significa?>> <<significa?>> <<non so nemmeno io andiamo a casa che devi studiare?>> <<si>>

 
 
 
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L 'ALTEREZZA

                                                   L' ALTEREZZA

MA VOI,SIGNORE....

COME PASSATE ALTERO!

SENZA SCORGERE IL MIO TREMARE

NE LA PIOGGIA DEI FIORI

E ALLORA PER LA SUPERBA

ALTEREZZA VOSTRA,

IO PIANSI UN SILENZIOSO

PIANTO DI TRISTEZZA

E LACRIME CADDERO

ANCHE SUL CILIEGIO...

 

POESIE

                                                     I CANTI

IN TREPIDA ATTESA,

DI OGNI LACRIMA E DI OGNI FIORE

FECI ALLORA UN CANTO

E OGNI CANTO RIAFFIDARE VOLLI AL VENTO

CHE SECO LO PORTASSE

NEL SUO RANDAGIO ANDARE,

E QUALCUNO PASSANDO

SULLE SIEPE NE SCORDASSE

CHè COGLIERE LO POTESSE L'USIGNOLO

PER RIPETERLO POI ANCHE ALLA LUNA....

SINCHè GIORNO VENISSE

IN CUI LUNGO LE VIE DEL CIELO,

DELLA TERRA OPPURE DEL MARE,

IL VENTO,LA LUNA O L'USIGNOLO,

INCONTRANDO IL MIO SIGNORE PER CASO,

NARRARE GLI POTESSERO

DI FUKUKO E DEL SUO AMORE:

CHE è DOLCE,ANCHE SE NON SIA CANTATO

CON VOCE D'ORO...

E GLI DICESSERO

                                               IL PROFUMO

ELLA ERA UNA PIANTA DI CAMELIE

E NON AVEVA PROFUMO

PURE ESSENDO IN FIORE,

MA UNO VENNE

CHE LE INSEGNò L'AMORE

E DEI LILLà FRAGRANTI

E DEI GAROFANI ARDENTI

SUBITO LE SUE CAMELIE

PRESERO SOAVEMENTE ODORE

                                                          LA NEVE

E IO SONO NELL'ORA

COME IL CILIEGIO DEL MIO GIARDINO:

LE SUE BIANCHE FARFALLE DI NEVE

SONO LE ALI STANCHE

DEI MIEI SOGNI D'AMORE.

TRA BREVE:

LA PIOGGIA UCCIDERà LA NEVE,LA SUA PARTENZA

UCCIDERà IL MIO CUORE

 

mia musa

 mia musa,

ebbra di vino.

ridendo

batte nella danza

coi suoi piedi

la creta,

guarda

come sprizza

sotto le nude piante

il sangue dell'uva.

anche le ossa

diventano

flauto.

sulla botte del vino

canta

il gallo.

 

 

ultimo messaggio di maria 25 9 2009

Cari figli! Mentre vi guardo, il cuore mi si stringe dal dolore. Dove andate, figli miei? Siete così immersi nel peccato che non sapete fermarvi? Vi giustificate col peccato e vivete secondo esso. Inginocchiatevi sotto la croce e guardate mio Figlio. Lui ha vinto il peccato ed è morto affinché voi, figli miei, viviate. Permettete che vi aiuti perché non moriate, ma viviate con mio Figlio per sempre! Vi ringrazio!

 

                          a nagasaki

sono stato nel giardino dei morti:

mormoravano piano i pini al vento

e cantava un usignolo con dolcezza infinita

Cantava perchè se qualcuno sia morto che non dorma profondamente ancora,

cullato dal suo canto

si adormenti tosto,

senza piu udire

il frastuono della vita

e la tristezza inaudita

di chi non riamato,amando piange

 

                                   la rinuncia

La voce del Buddha volendo udire,

ho parlato col Bozu

del tempio vicino

e glio ho narrati

i desideri ardenti,

i sogni pazzi,

le timide speranze

del mio povero cuore ...

<<uccidere il desiderio,

bandire il sogno,spezzare la speranza,

rendersi ragione

che tutto è parvenza,

che tutto è illusione,

compiere in tutto

la rigorosa rinuncia,

sino al momento

della vera morte

o del risveglio compiuto:

questa del buddha la legge severa

questa della virtù la via vera.>>

profonda ,profonda saggezza!

ma che tristezza

essere un albero senza fronde,

il mare senza onde,

un fiore senza profumo,

il cielo senza colore,

una gemma senza splendore,

un uccello senza canto,

il dolore senza pianto ...

che tristezza

essere morto

prima di morire!