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pa.oletta
   

Il cuore muove tutto

ed è la vita che seduce...

 

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20/09/2012

 

Una donna è bella sempre e se un giorno avrai modo di leggere la sua bellezza tra le rughe sarai diventato un uomo vero.

Lanfrey

 

ALDA MERINI

 

Lei non era matta, era una creatura fatta in un momento in cui Dio semplicemente non aveva voglia delle solite donne in serie e gli era venuta la vena poetica e l’aveva creata.

 


 

 

 

Corpo del reato

Post n°276 pubblicato il 07 Giugno 2013 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

Stamani sono passata davanti ad un fornaio la cui scritta FORNO era dipinta sul muro, come una volta.

Ho sentito il profumo del pane appena cotto, di cornetti fragranti che non aspettavano altro che sfogliarsi fra i denti e la lingua, il palato e la gola e per magia sono ritornata nella pancia della balena.

Non ho resistito al profumo e così, sopra il tavolo, vicino al sacchetto del pane, c'erano due croissant che mi guardavano e riempivono la cucina del loro profumo.

 

Ho fatto la brava.

 

Ho suonato alla vicina e ho consegnato il tutto al nipotino pestifero che strimpella il flauto a tutte le ore del giorno e della sera.

 

Amen.

 

Oggi il mio viso era illuminato dal sole e la mia voce molto sensuale; guardandomi allo specchio ho capito che quando mi sento così potrei fare di tutto decidendo anche di non fare più quel gesto razionale, ma poi, interviene il mio senso responsabile, esco dalla pancia delle balena e dico NO dolcezza, i croissant ti fanno male, fai la brava.

 

 

 

Le cose belle della vita
o sono immorali
o sono illegali
o fanno ingrassare

 

George Bernard Shaw

 

 

 



 

 
 
 

Poesia

Post n°275 pubblicato il 24 Maggio 2013 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

 

  

A volte le parole non bastano.
E allora servono i colori.
E le forme.
E le note.
E le emozioni.

A. Baricco


 

 

 

 

Je voudrais revenir à Rome.

 

Avrei voglia di tornare a Roma.

Mi piacerebbe tornarci con un uomo che conosco poco, che conosco appena, magari appena un po’.

Perché con te, uomo che non conosco, Roma sembrerebbe diversa, diversa da noi, da ciò che pensiamo d’essere, dall’immagine di noi stessi.

Mi faresti salire su di uno scooter e potremmo girare così, senza meta precisa, senza nessun programma.

Mi farei trasportare dall’istinto del tuo sguardo curioso di avventura che genera estri improvvisi, creativi.

In sella allo scooter osserverei le sfumature del tuo portamento, il tuo modo di allargare le gambe per farmi mettere comoda.

Il mio viso che spunta dal casco invece t’ispirerebbe tenerezza, simpatia e soprattutto noteresti che per me è cosa strana stare dietro perché abituata a guidare l’auto; mi troveresti così, un po’ disarmata nel farmi trascinare da te.

Guarderei dove posi le mani, perché io dalle tue mani, dalle tue movenze potrei capire molte cose.

Il tuo sguardo non può essere che profondo - da fare male - e questo lo so già anche se ancora non ti ho visto.

Avrei voglia di passeggiare con te a Roma perché vorrei assaporare la dolcezza e la sensazione di stare bene col mondo che solo il lungotevere concede mischiato al tuo odore mentre mi cammini vicino.

Girare per le vie del centro, morbide e indulgenti, pigre e spensierate.

Guardarti entrare nei negozi e vedermi incuriosita come un bambina per le mille considerazioni da fare e domandarti cose assurde.

E vorrei per noi cibo e vino buono e anche buona musica.

Salutare il Caravaggio a San Luigi dei Francesi, visitare Villa Borghese e farmi condurre da te al Giardino degli Aranci.

Mi piacerebbe che tu mi facessi arrossire  perché il modo che avresti nel provocarmi, sarebbe il tuo modo strano ma sincero di comprendermi.

Mi porteresti ai margini del Tevere, di notte, a contare i sogni che restano da sognare ed io li forse potrei farti l’amore.


E l’indomani farti innamorare di me  e far diventare il tutto … poesia.

 

 

 

 

 

 
 
 

Notte insonne ....

Post n°274 pubblicato il 20 Maggio 2013 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

"Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni."

P. Coelho

 

 

Già dormo poco, stanotte il mio cane ha pensato di avere un attacco di colite, così mi sono ritrovata per strada a notte fonda per ben tre volte a portarlo nei suoi giardinetti. L'ultima uscita è stata alle quattro, sotto una pioggia torrenziale.

Quando siamo rientrati a casa ero fradicia, mi sono infilata sotto le coperte e la mia gatta mi si è accoccolata accanto, ha appoggiato il suo musino al mio viso gelato e si è addormentata.

Mi piace tanto sentire il suo tepore e come si abbandona appoggiata al mio corpo, la trovo una coccola meravigliosa.

Comunque,  a quel punto non riuscivo più a dormire e ho cominciato a riflettere sul coraggio che ti fa andare avanti anche in situazioni al limite della resistenza fisica e psichica.

Il caso ha voluto che oggi m'imbattessi in questa frase di Coelho.

Io credo di averlo fatto più di una volta, ma non so da dove mi venisse tutto quel coraggio e quella grinta.

Questa canzone mi ricorda un periodo passato in una camera sterile del reparto d'oncologia di Niguarda, sono passati tredici anni, però ricordo tutto nitidamente. Stanotte ripensavo ai miei viaggi in macchina di andata e ritorno dall'ospedale, ai miei passi veloci nei vialetti tra i reparti.

Ricordo che quando alla radio mettevano questa canzone alzavo il volume e la cantavo, quasi fosse un mantra: "Domani sarà un giorno migliore vedrai...".

Non è andata come sognavo, ma fino al suo ultimo respiro ho sperato, combattuto con lui.

Poi, quando ho compreso che lo stavo trattenendo, gli ho stretto la mano e l'ho lasciato andare.

In quell'attimo ho compreso, forse dovrei dire intuito cosa significhi amare.

Stanotte riflettevo proprio su questo.

Se le persone scoprissero cosa si sente quando si ama al di là di ogni logico ragionamento, di ogni più nera realistica previsione, saremmo più felici.

Chiara

 

 

 

Ho letto questo scritto in un blog.


Chiara è una donna.  Una dolcissima donna.

Abitiamo nella stessa città e credo sia stata una delle prime ad accettare qui la mia amicizia quasi tre anni fa.

Non ci siamo mai incontrate, non ci siamo mai sentite al telefono eppure qualcosa ci lega. E’ sempre stato così.  

In punta di piedi ci siamo lette, abbiamo assorbito parole e in quelle parole abbiamo sorriso e anche pianto.

Ognuno nel silenzio della propria casa ma sapevamo entrambe che il dolore era identico.


Io sono stata più fortunata. Mio figlio è ancora qui, il suo uomo no.

Però i ricordi rimangono, la nostalgia anche.


Ma ciò non toglie che rifaremmo tutto, ne sono sicura.

I chilometri macinati nell’asfalto, le ore di camminata per i viali di un ospedale affrontando con lo stesso amore e la stessa intensità una camera sterile.


Non dico che bisogna “provare”.

Non dico che è bello affrontare  sofferenze così forti.


Il cancro fa paura, la morte fa paura. 

Dal dolore si tende a scappare perché spesso ci troviamo impotenti davanti a qualcosa che è più grande di noi.


Eppure si cresce, si diventa più forti, si cambia.

Le fragilità rimangono ma si è più consapevoli di ciò che ci ruota intorno.


Il bene ed il male.

Cos è il  bene? Cosa non lo è?


Perché bisogna soffrire per imparare ad amare?

Perché  bisogna perderla una persona per capire il significato di questa parola che solo a pronunciarla, invece, dovrebbe farci salire tre metri sopra il cielo, su con le nuvole?

Spesso ci facciamo del male perché lasciamo che sia l’egoismo a prevalere, proviamo una sorta di autolesionismo verso l’amore.


Il tempo non torna, prosegue il suo corso e noi rimaniamo incollati qui  a perderci in attimi che non sono attimi e in giornate che potrebbero riempirsi di tante cose belle ma che lasciamo che ci scivolino addosso nell'apatia o nell'indifferenza.

 

Quanta fatica sprecata, quanto tempo sprecato.

 

 

Io a te Chiara, non ti perdo.

 


 

 

 

 
 
 

Mani

Post n°273 pubblicato il 15 Maggio 2013 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

Mani


Quelle che disegnano cerchi regolari sulla testa mentre l’acqua scivola sul collo ed attorno c’è solo rumore di phon.

Gesti precisi e ripetitivi. Così il corpo si rilassa contagiato da quel tocco.

 

Mani


Quelle del sarto che solleva la stoffa sui fianchi, la pizzica per poi prenderne la misura.

Assesta  la piega, con la mano l’accompagna per vedere come cade.

Ed il suo corpo rimane lì immobile appena risvegliato dal contatto casuale.

 

Mani


Quelle che tengono aperte le palpebre mentre l’occhio le fissa come attraverso una macchina: Apri e chiudi.

“Spalanca”.

E poi di nuovo ad armeggiare attorno alla sua pelle.

Ed anche lì, nel buio, il corpo trova una ripetizione di gesti e di sensazioni.

 

Mani


Quelle di lui dove detta il ritmo, l’assenza e la presenza.

Lei respira piano, a volte respira a fondo mentre lui affonda in un atmosfera rarefatta di fianchi assenti perché di fianchi e fiancheggiare lei vorrebbe ma c’è solo selvaggio raccapriccio.

Mani che ruotano attorno al suo corpo, ma non é il suo corpo che vuole.

Ed il corpo allora sa arrendersi: oggetto per casualità e non per scambio.

Denti che stridono, pupille dilatate, fastidio che corre veloce.


Poi, finalmente pace.

 

 

 

 

 

 

 
 
 

.....

Post n°272 pubblicato il 13 Maggio 2013 da pa.oletta
 

 

 

Prima di cancellare lo scorso novembre il blog ricordo che fu uno dei primi racconti  che postai. Era l'autunno di qualche anno fa. Mi accorgo solo ora  che in rete è stato  riproposto in diversi blog e in diverse piattaforme.

Poco importa. Si vede che l'amore e la passione non hanno confini ne tempo.


 

 

Da sempre uso i cinque “sensi”.
Fin da piccola, ma per l'olfatto è come se avessi una percezione in più.
Mi sono sempre piaciuti gli odori e i profumi delle cose.
Ricordo da bambina l’odore della cera che la nonna stendeva sul pavimento di marmo, l’odore di benzina, il profumo fresco che aveva il bucato steso in terrazzo e che entrava dalle finestre aperte, il dopobarba di papà quando di sera si chinava a darmi il bacio della buonanotte, il profumo di mamma, e chi se lo dimentica più?

 

 

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E ora sono qui, quasi nuda, con indosso un asciugamano di spugna morbido in questa camera nella penombra di un pomeriggio cittadino.

La luce filtra dalle persiane socchiuse.

Il letto è grande e profuma di pulito, le lenzuola sono bianche e i cuscini sono morbidi, di piuma leggera giusto quanto basta per affondarci dentro.

Vicino trovo una benda nera di seta.
Al telefono mi ha chiesto di bendarmi. So che è arrivato, non lo vedo ma sento i suoi passi, è nell’altra stanza.

Le pareti sono chiare, di un leggero color pesca.
Sfioro le lenzuola, prendo la benda, faccio un grande respiro e l’appoggio sulle palpebre che involontariamente si chiudono.

Arriva.
Riconosco il suo odore. Deve essersi rasato da poco perché ha messo qualche goccia del dopobarba che gli ho regalato.
Sento che appoggia qualcosa sulla poltroncina, forse la sua borsa di pelle.

C’è silenzio.

Stiamo in silenzio ed è strano per me, appoggiare quella fascia nera sugli occhi.

Ma poi capisco il gioco: fare l’amore principalmente con uno dei cinque sensi,usare il mio olfatto per rendere più intenso il piacere.
Ha voluto allacciarmi lui la benda e mentre lo faceva mi ha baciato le spalle e l’incavo del collo, piccoli baci che sembravano un soffio di vento caldo.
Mi ha spogliato lentamente e io ho sentito liberare nell’aria l’odore del mio corpo, del mio profumo e del suo quando si è spogliato a sua volta.

L’asciugamano è sceso ai miei piedi, per un attimo il mio corpo è stato percorso da brividi leggeri ma poi lui mi ha preso, si è appoggiato a me, ha baciato la mia bocca e io ho accolto il suo sapore, la mia lingua l’ha gustato come lui avrebbe fatto con un dolce al cioccolato.

Ho raccolto il caldo della sua pelle fra le mie mani, il mio viso è vicino al suo ed io lo respiro.
Mi stende sul letto e lentamente lo sento scivolare verso il basso, mi copre di baci il seno, lo prende fra le mani; è un seno grande, morbido, bianco.


Poi la sua bocca prosegue, scivola giù sull’ombelico per poi fermarsi li sul monte di Venere.

Mi accorgo che il mio corpo si è messo in movimento, afferro un nuovo odore, un aroma, è il mio. Una traccia acida e dolce.

E’ l’odore del mio sesso.
Non stacca le mani dal mio seno ma scende affondando la sua bocca in me.

Mi assaggia con la lingua, emette un suono. Sa essere lieve e calmo.

Ho un fremito.
Con le mani gli accarezzo il collo, le sfioro i lobi, la nuca e sento di aprirmi sempre più.
Sono in apnea.
Improvvisamente si stacca ma non è più calmo, lo capisco da come mi bacia.
La sua lingua danza con la mia.

Mi morde il labbro inferiore e lo succhia e il sapore del mio sesso s’infila nelle narici di entrambi.

Mi accelera il cuore.
Si stende e rimane supino. Io sono al buio.

Non mi sta più toccando e così mi metto in ginocchio, uso l’olfatto come guida e lo trovo.
Sembrerà strano, ma da questa percezione posso sapere in che stato è: sento il suo testosterone, quell’odore caldo e umido del sesso maschile prima del sesso.

Risalgo con la lingua lungo le sue gambe ma non è per baciarlo.

Arrivo a lui e voglio sentire le diverse sfumature. Più denso verso il basso, più acre in punta.
Ma sempre lui. Un profumo che sa di gola, di uomo, di voglia di me.
Poi, lo assaggio.

E lui si lascia fare. E’ mio. Completamente mio.

All’improvviso mi distende e mi passa le mani prima sul viso, poi mi sfiora le labbra e con l’indice mi apre la bocca.
Scende sul seno, sul ventre e finisce per poi appoggiarle sui fianchi e con un movimento fluido mi entra dentro e inizia a muoversi e a danzare con me.

Capisco che il suo corpo sta cambiando odore.

Ora è più carico, più selvaggio.

Mi sorprende scoprire quante informazioni mi arrivano dagli altri organi, ora che la vista non può vedere.
Avverto che i miei sensi si sono affinati, come esploratori nel buio.

Ogni fragranza mi esorta a lasciarmi andare.
Non bado alle posizioni, a come si muove su di me, a come prende il mio corpo, in questo momento non m’importa dei dettagli ma sono gli odori a prendermi, come se fossi in un vortice.

Tutto è progressivamente più intenso.
La pelle lucida e umida, il mio sesso sempre più dolce, il suo desiderio che diventa più aspro.

Sento che sto per avere un orgasmo senza suono, come sott’acqua.
Lo sperimento come una cosa nuova che il corpo mi regala.
Lui è al culmine dell’eccitazione. Lo sento fremere, irrigi
dirsi.

Io uso l’olfatto, lui usa le mani come se fossero una morsa. Ho il suo viso sul collo, lo sento respirare, ansimare.

Io sono in apnea e lui mi sta divorando con il respiro.
E l’aria si riempie di un odore leggermente pungente, quasi aspro; sento quello, prima del suo grido.

Dalla sua bocca esce un urlo rauco. E anche se non lo vedo capisco che mi sta guardando, sta guardando il mio viso, non si sta perdendo nulla.

Nulla, e solo allora ci lasciamo andare e godiamo, insieme.
Rimaniamo così, non so per quanto, ma lui rimane sopra di me, rimane dentro di me.

Dice che vorrebbe stare così, immobile fino a quando mi prenderà un'altra volta e un'altra volta ancora.

Odoriamo di sesso, profumiamo d’amore.
Solo poi mi toglie la benda.

Contempla il mio volto trasformato, mutato dall’orgasmo ma io non apro gli occhi nemmeno un istante.

 

 

Sa che se lo guardo adesso, poi non potrà più fare a meno di me.

 

 

 

 

foto di Andreas Horvath

 

 

 

 
 
 

Spesso le cose si uccidono per paura di viverle

Post n°271 pubblicato il 08 Maggio 2013 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

 

E così alla fine tutti tornano perché riemerge la nostalgia dell’inizio.

Tornano quando non ce n’è più bisogno, quando il sole di mezzogiorno ha ormai asciugato l’acqua sulla sabbia del mare, al tramonto.

Quando il vento, anziché bussare lieve, spacca i vetri, la notte.

Quando è inesorabilmente tardi.

Tornano un attimo dopo che ci si è abituati all’assenza, come la luce accesa alle sette del mattino, la felicità che va a giocare d’azzardo e perde tutto per strada.

Le persone dovresti amarle quando il loro cuore ne ha il desiderio e non quando conviene.

E se proprio non ce la fai, se non puoi ricambiare questo desiderio, se non le puoi amare, devi lasciarle in pace.

Se non si è stati in grado di restare al momento giusto non si deve inventare un momento giusto per tornare.

Non si scippano sorrisi in ritardo.

Le curve dei sorrisi fanno girare la testa all’amore, quelle dell’arcobaleno incantano l’anima della pioggia fermandola, ma ciò che di prezioso è ignorato si dilegua alla svelta.

In un’altra vita ti dissi che a volte il vero coraggio è quello di restare e non quello di andare.

Oggi ti dico che c’è sempre un motivo valido per andare, come per restare.

E’ la parte che prevale che fa la differenza.

Quando te ne vai, però, anche se non lo sai, senza sprecare inutili parole, fai una promessa silenziosa.

La promessa che siccome hai scelto di andartene non tornerai.

 

Massimo Bisotti

 

 

 

 

Ho trovato questo scritto fra le pagine del mio sentire e ho pensato a Te.

La distanza ci divide. Nord-Sud.

Quando guardo google maps e vedo la cartina geografica del nostro bel paese mi sorprendo di quanto sia lunga quella sottile linea blu che percorre in perpendicolare regioni e regioni. 

Oggi Milano è circondata da tantissimo verde.

La pioggia copiosa che per settimane è scesa dal cielo ha reso la terra ricca di germogli in fiore e la città sembra diversa. 

L’aria è pulita e anche qui si vedono i colori dell’arcobaleno. 

Ma sarà poi vero che le distanze allontanano le persone? 

No,non credo. 

Per me amore, amicizia, affetto, passione non si misurano con un metro. 

Vanno però coltivate, alimentate, curate come si farebbe con il più prezioso dei giardini.

E chiunque pensa di prendere le emozioni e giocarci perde già in partenza perché non riesce, nonostante mille dribbling, a scalfire la parte più nobile, l’anima. 

E per entrare nell’anima bisogna avere il cuore sgombro da pregiudizi e libero da qualsiasi tabù perché si rischia di calpestare un luogo sacro e fare del male.

Persone così non si aspettano e non ci si fa trattenere se loro per prime non ti vengono incontro.  


 

 

 

 

 

Niente paura, niente paura 
Niente paura, ci pensa la vita mi han detto così.
Niente paura, niente pa
ura
niente paura, si vede la luna perfino da qui. 

A parte che ho ancora il vomito per quello che riescono a dire
Non so se son peggio le balle oppure le facce che riescono a fare. 
A parte che i sogni passano se uno li fa passare 
alcuni li hai sempre difesi altri hai dovuto vederli finire 

Niente paura, niente paura ...


 

 
 
 

48

Post n°270 pubblicato il 06 Maggio 2013 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

C’è chi ti legge come un libro aperto, chi ti chiude come un libro letto, chi ti scrive come un libro bianco, chi ha perso il segnalibro, chi voleva leggerti ma le emozioni non erano in saldo, chi ti ha sfogliato e riposto sullo scaffale, chi ti ha portato a casa e messo in libreria. Forse un giorno qualcuno ti legge sul serio, dalla copertina all’ultima pagina e ti porta con se come il dono più prezioso.

F. P. Ettari

 

 

Oggi è il mio compleanno. 

48 primavere e Milano è coperta da nuvole dense e scure.

Ha piovuto ancora stanotte ed io ho faticato a prendere sonno. Il buio mi ha tenuto compagnia. 

 

Dormo pochissimo oramai. 

Sapete, quando passi tanto tempo in una stanza sterile, quando passi tante notti seduta su una sedia o una poltrona in un reparto oncologico pediatrico la vita ti cambia e tu inevitabilmente cambi adeguandoti al suo ritmo.

Non ci sono più regole. 

Non esistono orologi, non esistono compleanni, non esistono uscite a teatro, a cena o dei momenti che vorresti solo per te.

E fai fatica, anche quando tutto finisce, a tornare a guardare  la luce come luce, il buio come il buio.

Allora ti inventi le sfumature, vuoi per te i colori dell’arcobaleno e un tappeto di tulipani su cui stenderti per guardare gli aironi passare.

 

Non esistono regole come non ci sono cattiverie. 

In quei posti non esiste la cattiveria umana. Non esiste la gelosia, non esiste chi è più furbo o meno furbo, intelligente o stupido.

Non esiste la calunnia.

 

Ti rimetti alla giustizia divina.  

E preghi. Voi ci credete alla giustizia divina? Io si.

 

E’ sospesa fra cielo e terra.

E i castighi che molti meritano arriveranno. Le loro maschere si scioglieranno e saranno proprio le lacrime di chi hanno fatto soffrire a farle sgretolare.

 

Rimarrano nudi con la proprio coscienza. La giustizia implica "fare cose corrette” e non arrecare danno ad alcuno.

 

Perché scrivo questo in una giornata che dovrebbe essere per me di gioia?

 

Perché non sempre si ha voglia solo di sorridere o di farsi scivolare tutto e forse questa ricorrenza serve anche da bilanciere della propria vita.

 

La locuzione latina “Verbavolant, scripta manent” che tradotta letteralmente significa “le parole volano, gli scritti rimangono” oggi come oggi posso dire che è una gran puttanata.  

Ci sono parole che ti rimangono incastrate dentro come proiettili.

 

Ma poi, succede ancora,  basta una piccola cosa, un piccolo gesto a farmi tornare il sorriso e mi domando come possono i miei  occhi inumidirsi se aprendo la pagina di google trovo la scritta “Buon compleanno Paola” con tante piccole torte e pasticcini a fare da contorno.  

 

Ringrazio chi stanotte ha aspettato la mezzanotte insieme a me, alle coccole che ho ricevuto e ai pensieri belli e sinceri.

 

Ringrazio Voi che in questo posto cercate un sorriso, una carezza e quella leggerezza necessaria per guardare ancora il mondo con gli occhi di un bambino.   



Paola

 

 
 
 

Sogno

Post n°269 pubblicato il 02 Maggio 2013 da pa.oletta
 

 

La porta è aperta. Un fascio di luce illumina la stanza.

Entro senza bussare e lo trovo immerso nella lettura ma è il rumore della pellicola che rapisce il mio sguardo.

E’ il rumore che sbatte contro le bobine e riempie il silenzio della stanza.

Mi avvicino.

Il mistero di migliaia di singoli fotogrammi, capaci di una magia così semplice e inafferrabile.


The movie. 


Il movimento.

Il movimento che cattura, che trasporta in mondi altri e possibili, che emoziona, che provoca, zittisce, assorbe.


Sono nella pancia della balena e lui è con me.

Mi è di fronte.
Ho il cuore da una parte e la testa dall'altra. Sdoppiata.


Si siede sul tavolo e parla.

Parla lento e guarda avanti, in basso.
Poi, alza gli occhi e incontra i miei.

Bevo ogni sua singola parola.


Poi, parlo io.

Ogni pensiero, ogni chiarimento deve arrivare dal di dentro, ogni perché deve uscire spontaneamente, senza forzature, senza aspettare che siano sempre gli eventi a darci le risposte.


Mi siedo anch'io. Siamo vicini.
Poi, ad un tratto, articolo una domanda e mi serve una sua risposta.
C’è silenzio.


Lui ed io dentro la pancia della balena.

Mi prende le mani, mi avvicina a se e mentre lo ascolto mi accorgo che tutto sta scorrendo sullo stesso binario.


Ci siamo capiti. Ha capito.

Adesso stiamo parlando di un qualcosa di reale e di concreto.


E se n’è accorto anche lui.

E io ho voglia di baciarlo.

E lui ha voglia di baciare me.


E allora non c'è niente di male a lasciare che le cose seguano il loro corso, soffermandosi su quel che c'è e non su quel "ma, forse, chissà, un giorno”…


Perché io non sono perfetta.
Io sono perfettibile.


E lui questo lo sa.

E ci siamo baciati.


The movie on your lips


Bocche che s’incontrano.

Labbra che si aprono.

Lingue che si cercano.

Baci dove le parole non servono, non entrano e non escono.


Baci che se non stai attento ti rapiscono e ti portano via ...

 

 


 

 

 

 
 
 

Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi ....

Post n°268 pubblicato il 26 Aprile 2013 da pa.oletta
 

 

 

La stiratura di una camicia inizia dalle parti più consistenti, cioè dal collo e dai polsini, almeno questo è ciò che ribadiva mia zia, stiratrice per molti anni.

Leggermente ancora umida, la camicia di seta, posta sull’asse da stiro era pronta per la sua piegatura. La punta del ferro a vapore toccò il collo, leggero e bagnato dall’appretto.


Camicia: “Ehi, dico a te,  non potresti essere più delicato? Rischi di bruciarmi, non sono mica come quelle di cotone io! Sono bella e delicata, devi fare attenzione e usare molta cura, altrimenti mi sciuperai".

 

Ferro: “Dolcezza, guarda che io sono uno che sa il fatto suo! Che ti credi?

Sei un po’ smorfiosa, lo sai vero? Comunque, non ti succederà niente, sono posizionato alla seta ed ho esperienza; oddio, certo, la distrazione può capitare anche a me e quando succede, bella mia, indietro non si torna e purtroppo, il danno è fatto.

Sappi però che ti bacerò il collo con delicatezza, non brucio tanto in questo momento! Vedrai come sarei bella, dopo, attaccata alla gruccia, sarai ammirata da chi ti indosserà e dagli altri che ti vedranno!”

 

La camicia rimase in assoluto silenzio, si lasciò passare la punta del ferro ovunque, le maniche aperte con i bottoni slacciati, il collo, le parti lunghe e morbide.

Lui aveva molta delicatezza ma anche fermezza e quando il vapore si ritirò la camicia era pronta per la gruccia.

 

Camicia: “Sei stato veramente bravo, mi compiaccio, credo di non essere mai stata in forma come adesso e sai che ti dico? In lavanderia non ci voglio andare più, oltretutto mi mettono quella odiosa etichetta con i punti di metallo, va a finire che qualche volta per toglierla mi faranno male”.

 

Ferro: “Ti devi fidare di me, è tanto che faccio questo lavoro.

Beh, a volte sai, se non mi curano, anch’io col calcare invecchio, ma sono molto efficiente. Quando vuoi, sono qui”.

 

E mentre la camicia veniva momentaneamente appesa con la gruccia ad un’anta dell’armadio perché si raffreddasse dal caldo del vapore, pensava: speriamo di essere indossata presto, mi piace molto quel ferro quando passa su e giù a togliermi le pieghe, chissà se anche con quelle di cotone usa la stessa delicatezza che usa con me.

 


dal web - racconti e oltre

 

 

 

Nasce quasi una passione tra i due interlocutori che sono, come si dice comunemente, cose inanimate.

E cosa nasce invece tra due complicatissimi esseri umani che si dibattono tra fantasie e realtà quando s'incontrano o si scontrano?


Sfornano tortine di ricotta, da gustare con lo zucchero ed il cacao oppure se le sbattono in faccia al primo dissapore.

 

Perché questo racconto? Non c'è un perché , o forse si.

Perché questa canzone? Perché ha tanti perché ...


L’ho ascoltata alla radio poco fa e come sempre Battisti riesce a toccare le corde del mio cuore.

I violini che si sentono rasserenano l’anima e c’è magia a far entrare gli archi, mentre vige il silenzio assoluto, supremo esempio di ricchezza che fa degli strumenti soggetti.

Potremmo essere noi ...

 

Come può uno scoglio arginare il mare …

 

 

 

 
 
 

Occhi

Post n°267 pubblicato il 20 Aprile 2013 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

 

Cammino per strada ed il mio viso è incorniciato da due occhi lucidi e non solo per il vento fresco e questa pioggia che scende e si sposta come il vento vuole.

I denti mordono labbra rosse e non per il rossetto che non c’è.

Ci sono orecchini che brillano e una piccola farfalla argentata appesa al collo che rimane lì, al suo posto, ancorata alla pelle.

C’è lo smalto trasparente sulle unghie; lo guardo e vorrei accenderle con un colore intenso.

Qua e là nel cielo ci sono nuvole scure ed io sento la pioggia dietro la schiena scivolare giù come gocce di parole che mi spingono leggere.

Quando piove mi capita di inspirare profondamente il profumo della terra e ogni volta questo odore mi cattura.

La mia città stamani ha i colori di un paesaggio irlandese; incrocio con lo sguardo altri sguardi e li abbraccio con gli occhi.

E penso, penso ai miei piccoli spazi emotivi che vorrei colmare.

E ... poi ... e poi ...

Oggi, gocciolo istanti.

 

 

 

 

 

A volte sarebbe bello ascoltare e basta, senza parlare, senza analizzare. 

Semplicemente per sentire l'odore del mondo visto con gli occhi.

C'è tutto un universo che si mette in moto in uno sguardo.

Col pensiero prendi un filo d'erba, mettilo in bocca e fai vibrare il mondo.

 

 

 

 
 
 
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Un blog di: pa.oletta
Data di creazione: 31/05/2010
 
 

 

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DEDICATOMI

11/06/2012

C'è chi dice che il tempo non esiste...
c'è chi crede all'inizio, chi crede alla fine....
in effetti, è mutazione di stati....
insiti tutti, sempre...
la fine non c'è...
Cresci in ogni passo e in ogni tempo,
finchè ogni tuo respiro
conterrà l'infinito.
Unica sei.

LACARTADELTEMPO
 

Non parlare, lasciati ascoltare...
non mostrarti, lasciati scoprire...
non presentarti, lasciati trovare...
 

 

 

DEDICATOMI

26/04/2011

In viaggio nel tuo cuore ...

 

Qualunque fiore tu sia sarai sempre il più bello e non avrai bisogno di qualcuno che ti slacci l’anima perché tu fiorisca.

Viandante - anima errante -

 

 

.....

 

Ci sono sentimenti sensati o insensati

e quelli insensati forse hanno un senso più profondo.

Li stai a guardare con gli occhi chiusi,

perché è così che si vedono i sogni.

Sono le farfalle che ami e per questo non prendi,

i fiori che non cogli, annusi e lasci vivere.

Non sciolgono o stringono nodi

ma intrecciano fili per stringerne

sempre di nuovi con l'anima.

Nessuna banale ragione,

non c'è colpa per un sentimento,

solo splendore, soltanto amore.

 

Se al mondo non esistessero fiori di ciliegio sarebbe tranquillo il cuore a primavera

(Ariwarano Narihira - 825-880)

 

Le persone temprate dalla sofferenza hanno affinato una sensibilità speciale. Sanno essere dolci e non sdolcinate, sanno essere dure senza far male, sanno dosare la rabbia distinguendola dall'odio, sanno il significato del silenzio, sanno distinguere l'essenziale dal superfluo, conoscono il peso delle lacrime e il valore di un brivido e soprattutto sanno che nulla ti è dovuto e ciò che hai puoi sempre perderlo. Sono persone così fiere delle proprie cicatrici da potersi permettere di fare a meno di qualsiasi maschera, libere di essere vulnerabili, di provare emozioni e soprattutto libere di correre il rischio di essere felici. (Giuseppe Donadei)