Creato da: pa.oletta il 31/05/2010
ed è la vita che seduce...

Area personale

 
 

a mio figlio - 12 marzo

Io li proteggo ancora
i ricordi che ho di te,
io ti proteggo ancora
e non importa dove sei tu,
io ti penso sempre.

 

 

 

 

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Tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,
o le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.
Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.

         Ernest Hemingway

 
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Un concentrato d'amore, Kira, nata il 06/05/2015

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Una parola chiamata...insofferenza

Non ho più la "pazienza" verso alcune cose, non perché sia diventata arrogante, semplicemente perché sono arrivata ad un punto della mia vita, in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce.

Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura.

Ho perso la voglia di compiacere chi non mi aggrada, di amare chi non mi ama e di sorridere a chi non mi sorride.

Non dedico più un minuto a chi mente e vuole manipolare.

Ho deciso di non convivere più con la presunzione, l’ipocrisia, la disonestà e le lodi a buon mercato.

Non sopporto conflitti e confronti.

Credo in un mondo di opposti per questo evito le persone rigide e inflessibili. Nell’amicizia non mi piace la mancanza di lealtà e il tradimento.

Non mi accompagno con chi non sappia elogiare o incoraggiare e soprattutto non ho pazienza per chi non merita la mia pazienza.

 
 

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Dicembre

Post n°347 pubblicato il 07 Dicembre 2016 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

 

Ieri a Milano c’è stato poco sole, il cielo non era limpido e ha fatto tanto freddo.

Quel freddo umido che ti entra nelle ossa e per  chi  non lo conosce e non è abituato te la fa quasi odiare questa città.

Io non ci riesco.  E' la mia Milano.

L’adoro per come riesce ad accogliere sia i turisti e chi decide di arrivare qui nella speranza e consapevolezza di voler cambiare in meglio la propria vita, specie lavorativa.

Ieri a Milano c’è stata anche tanta nebbia. La tanto “temuta” nebbia della Val Padana.

In città trovo che la nebbia sia anche "romantica". Ti avvolge, te la senti addosso. Ti accoglie da quando nasci e ti segue per tutta la vita se vivi qui.  Molti non riescono a percepire cosa nasconde. Per esempio l’odore della terra che sale e t’invade se l’inspiri.  Un odore acre, umido ma mai fastidioso.

Dietro alla nebbia c’è sempre il sereno e svegliarsi con lei vuol dire sapere che arriverà il sole  dopo qualche ora. Quel sole invernale, tiepido, dove il bianco, il grigio e il blu colorano il cielo.

Nel pomeriggio ho camminato  molto in mezzo al traffico e immersa nei miei pensieri ho alzato gli occhi al cielo.

Vi ho trovato una scia, era quella di un aereo. Si perdeva fra le nuvole ed io guardandola mi sono persa a cercare la mia   pensando a certi momenti in cui nulla sembra impossibile.

In questi giorni c’è una melodia strana che risuona per le strade.

E' una musica allegra ma le sue note passano lentamente quasi volessero frenare l’euforia delle feste che verranno.

Nell'aria le canzoni natalizie suonate dagli artisti di strada, le vetrine addobbate a festa, le vie illuminate e in me uno strano turbamento che mi sale in gola.

Ho guardato le mie mani, non riuscivano a stare nella tasca del cappotto, si muovevano come se volessero danzare al passo di quella musica perdendosi in fantasie o desideri che solo la mia mente conosce.

Ho riguardato la scia dell’aereo.

Ci sto provando, a volare, a lasciarmi andare senza la paura di non avere un paracadute. Ci sto provando a vivere questa mia vita senza più paure.

Ho dei sogni che  occupano la mia mente e mi chiedo se non siano troppi o forse sono solo io che trattengo le mie emozioni per paura di prendere il volo.

Dicono che i sogni siano un’altra dimensione di noi e che sia giusto viverli.

E così ho sorriso perché contrariamente ad ogni mia logica le mani non hanno smesso di danzare.

 

 

 
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bisogno: desiderio, esigenza, necessitą...

Post n°346 pubblicato il 13 Ottobre 2016 da pa.oletta
 





Ho bisogno di prendere un treno
salire su un aereo
viaggiare nella notte
aspettare l’alba.
Vedere il mare.
Ho bisogno
di scrivere un racconto
leggere un romanzo
placare la fantasia
colorare un sogno.
Vedere te.
Vedere il mare.

                                                          


                                                       Paul Irondie

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Corpo del reato

Post n°345 pubblicato il 03 Ottobre 2016 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

 

Stamani sono passata davanti ad un fornaio la cui scritta FORNO era dipinta sul muro, come una volta.

Ho sentito il profumo del pane appena cotto, di cornetti fragranti che non aspettavano altro che sfogliarsi tra i denti e la lingua, tra il palato e la gola e per magia sono ritornata nella pancia della balena.

Non ho resistito al profumo e così, oltre al sacchetto del pane, c'erano due croissant che mi guardavano e riempivono la cucina del loro profumo.

 

Ho fatto la brava.

Ho suonato alla vicina e ho consegnato il tutto per il nipotino pestifero che strimpella il flauto a tutte le ore del giorno e della sera.

Amen.

 

 

 

Oggi il mio viso è illuminato dal sole autunnale e guardandomi allo specchio ho capito che quando mi sento così potrei fare di tutto decidendo anche di non fare più quel gesto razionale. Poi interviene il mio senso responsabile, esco dalla pancia delle balena e dico NO dolcezza, i croissant ti fanno male, fai la brava.

 

 

 

Le cose belle della vita

o sono immorali

o sono illegali

o fanno ingrassare

 

 

 

 
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Settembre

Post n°344 pubblicato il 07 Settembre 2016 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

 

 

A volte sarebbe bello ascoltare e basta, senza parlare, senza analizzare.

 

Semplicemente per sentire l'odore del mondo visto con gli occhi.

 

C'è tutto un universo che si mette in moto in uno sguardo.

 

Col pensiero prendi un filo d'erba, mettilo in bocca e fai vibrare il mondo.

 

 
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Il quadro mai dipinto

Post n°343 pubblicato il 18 Luglio 2016 da pa.oletta
 

 

 

 

 

 

Ti fermerai sempre a ripensare alle tue strade alternative, soprattutto dopo un dolore.

A tutto ciò che hai abbandonato per scegliere altro, a tutto ciò che ti ha abbandonato per scegliere qualcos'altro.

Avrai fino alla fine la stupida certezza che ti mancherà sempre qualcosa, tranne in rari, felici e preziosi momenti che ricorderai per sempre, quelli in cui per nessuna ragione avresti voluto essere altrove.

Sai perché li ricorderai per sempre? Perché è questo l'amore.

Alla fine, in mezzo a milioni di scelte e rinunce, tutto si riduce a quelle poche cose fragili ma purissime che non siamo disposti a perdere.

Il resto è perso in partenza. Il resto è finito già prima di iniziare.

 

 

 

 


 
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Solstizio d'estate

Post n°342 pubblicato il 27 Giugno 2016 da pa.oletta
 

 

 

Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell'anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.

Pablo Neruda

 


Se una notte di giugno potesse parlare, probabilmente si vanterebbe di aver inventato il romanticismo. Di notte il cielo si avvicina alla terra e senti l erba solleticare le stelle e note musicali pendono da ogni albero; le risate sono così numerose che vorresti avere tasche dove metterle.

 


 
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In cerca di miracoli

Post n°341 pubblicato il 23 Maggio 2016 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

Santa è la mano di chi coglie il frutto,
seminando rose sui cigli dell’inferno.

Sotto alle lacrime del salice
nasceranno fra le zolle abbandonate,
nuovi giardini.

diranno
Siete pazzi, voi che ci credete!

Raccoglieremo foglie di glicine
intrecciando alle dita
fiori di campo nella polvere della terra
come fossero promesse, pensieri,
o solo le ombre delle stelle

e sarà di tutto quello che ci manca
senza distanze col paradiso,

quello il letto del cielo.

diebouleversant

 

 

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Ultimamente mi mancano le parole, vorrei dire tante cose, ma poi fallisco.

 

Ancora più difficile è esprimere sensazioni e sentimenti.

Anch’io sono in cerca di miracoli ma i miracoli non piovono dal cielo, così.

Se non si prepara il campo perchè avvengano e se quando arrivano non ci si fa trovare pronti è inutile lamentarsi con chissà chi o che cosa.

Bisogna cominciare a preparare il campo, arare il terreno.

 

Si raccoglie sempre ciò che si semina.

Venti quattro anni fa lo Stato creò disagio e questo disagio lo si sente più forte che mai anche oggi.

Quando il nemico attacca, colpisce coloro che ami e chi è nel giusto.

Falcone aveva già visto e capito tutto.

Borsellino fece un ultimo intervento alla Biblioteca comunale di Palermo il 25 giugno 1992, un atto d'accusa sofferto e violento contro alcuni magistrati, definiti Giuda in una sala piena e pietrificata.

Due magistrati diventati il simbolo dell’Italia onesta ed io voglio pensare che ci sia una

dolce verità in questa assenza di suono, l'ascolto e mi si scioglie dentro come un onda…

 


 


 

 
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Solitudini in piena

Post n°340 pubblicato il 14 Maggio 2016 da pa.oletta
 

 

Tra lui e lei c’era sempre stata la tecnologia di mezzo.
Si erano annusati tramite chat, avevano socializzato grazie ai rispettivi computer, si erano organizzati con dei pvt, poi erano arrivati gli sms.

Il loro primo vero incontro avvenne sul foglio bianco di una e mail.

Dopo numerose mail una sera decisero di scambiarsi i numeri del cellulare.

Un repentino scambio di battute, un paio di invii e scivolarono verso la decisione di potersi conoscere davvero.

Fu così che la loro storia cominciò.
Grazie alla tecnologia.
Vedi? Lei si domandava, la tecnologia funziona laddove il caso non basta o non arriva.

E funzionava anche per lui che usava la tastiera del computer così come lei usava i trucchi quando voleva tirarsi a lucido.

Ognuno i propri metodi.

Fu così che la tecnologia li unì.

Tra lui e lei c’’era sempre stata una finestra aperta sullo schermo dei loro reciproci mondi.

Sempre collegati l’uno all’altro grazie ai computer in wi-fi o il cellulare.

Il loro rapporto sembrava sempre più un “meraviglioso rapporto a distanza”.

Presto capirono che le loro insicurezze trovavano caldo rifugio tra le applicazioni più usate in rete: la chat, la mailing list, i blog.

E altrettanto presto capirono che però il loro alfabeto relazionale stava cambiando.
Arrivarono a sentirsi sempre di meno.

Addio telefono, addio discussioni tête a tête, addio parole al vento che spesso si dimenticano: tra di loro era tutto rigorosamente scritto su una piccola tastiera.

O quasi.
Vuoi salvare? No.
Ma le cose non funzionavano bene, le onde elettromagnetiche stavano interferendo troppo nella loro storia di amanti silenziosi.

"Parliamone”, lei chiese più volte.

Ma lui, lontano da quell’immagine con cui si era proposto durante i loro primi incontri in rete, sembrava quasi irritato dal confronto reale propostogli.

La loro storia cominciò e finì così: lei, faccia allo schermo del suo computer e lui, sul suo portatile.

Available.

"Come stai?" lei.
"Insomma", risponde lui.
"Sono giorni, forse mesi, che ti sento strano, ne vuoi parlare?"
"Si, sai è che io..."


Non erano lontani, ma lei lo sentii per la prima volta lontanissimo.

La tecnologia, si sa, è funzionale. E funzionò anche questa volta.

"Mi dispiace"
"Doveva andare così"

"Resteremo amici, vero?"
"Certo, amici di tastiera"
"OK!" Invio.
"OK!" Invio.

Click.
Esci.

Sei sicuro di voler chiudere l’applicazione?


Chiudi.

Annulla.

Chiudi.

(trovato in rete)

 

 

 

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Un click per arginare solitudini reali.

Nascosti in una stanza in cerca di scorciatoie; troppo penetrante aprire la porta. Piccole fughe.

Liberazione di parole che scivolano sotto le dita e si compongono su un monitor, già distanti dai nostri stessi pensieri.

Convinti di aver detto, appianato, chiarito.

Apriamo la bocca a noi stessi. Il mondo, in fondo, resta fuori.

Aprire la porta, invece, vuol dire rischiare.

 

Dicono che internet sia diventato una fucina per maniaci e pervertiti che passano le loro giornate a creare falsi account e profili sui social network più frequentati per adescare ignare ragazzine che in preda all’ingenuità amorosa ed idealistica del principe azzurro senza cavallo, così fuori moda; ora l’uomo dei sogni arriva a bordo di una Lamborghini.

Ciò non toglie, che se usata con moderazione, la chat può essere uno strumento di interazione molto potente. Si parte sempre dal presupposto che colui che effettua il login, abbia degli strumenti intellettivi minimi, tali da consentirgli una netta e concreta distinzione tra la realtà effettiva e quella virtuale.

Non si tratta di due mondi paralleli, ma di due visioni confinanti della vita.

Era anche facilmente prevedibile che sia psicologi che sociologi si sarebbero sbizzarriti a trovare spiegazioni legate al fenomeno degli incontri nelle chat.

Si gioca con la propria personalità innalzando un regno fatato prettamente immaginario dove siamo noi a comandare e ciò comporta anche dei rischi.


Uscire allo scoperto, per esempio. 
Usare la chat equivale per molte persone ad acquistare un biglietto del cinema: è necessario poi arrivare al "sodo" che sarebbe la proiezione, detta anche “incontro”.

E questo, per molti, diventa il "reale" problema.

 


 
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Mostrami il giardino...

Post n°339 pubblicato il 04 Aprile 2016 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

Mostrami il giardino, dove esplode la vita...

 

Lo vorrei proprio vedere quel giardino, dove esplode la vita.

Strana scelta questa parola … “esplodere”.

Noi invece, stiamo sempre a pensare alla "fine", una parola che ci portiamo dentro sin dalla nascita.

Non pensiamo mai all’esplosione, all’evolversi. Pensiamo invece alla conclusione di ogni cosa.

Siamo o non siamo figli dell’immensità?

E’ così bello scoprire che c’è il continuo movimento, occhi riflessi a trovare l’attimo.

L’eterno è tutto li. Nell’attimo “in cui”.

E non è triste o fonte di chissà quale sofferenza.

E’ qualcosa che se riesci a percepire e attraversare vale tanto quanto un’intera vita passata a cercare.

Come la grazia del fare l’amore, esistendo.

Ai quei passi silenziosi che non lasciano traccia, eppure ci sono, io non rinuncio.

Che sia un amabile e gradevole primavera …

 

 

 

Se me ne stessi qua sdraiato

se proprio stessi qua

staresti con me

e ti dimenticheresti del mondo?

Dimentica quello che ci hanno detto

prima che invecchiamo troppo.

Mostrami il giardino

dove sta esplodendo la vita.

Perché perdiamo tempo

facendoci viaggi mentali.

Ho bisogno della tua grazia

per ricordarmi

di trovare la mia...


 


 
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Ti meriti

Post n°338 pubblicato il 11 Febbraio 2016 da pa.oletta
 

 

 

Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.


Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.


Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le tue espressioni.


Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libero,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.


Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie
che ti porti l’illusione,
il caffè
e la poesia.

 

 

Frida Kahlo

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La vita insiste per essere mia amica e il destino mio nemico.

 


 
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