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Creato da ilpadresospseso il 04/02/2008

IL PADRE SOSPESO

Storia di un'adozione raccontata da un papà

IL PADRE SOSPESO

IL PADRE SOSPESO, STORIA DI UN'ADOZIONE RACCONTATA DA UN PAPA'

(Mammeonline editrice)

http://www.casaeditricemammeonline.it/il-padre-sospeso

Un padre adottivo racconta in prima persona il lungo e tormentato percorso per incontrare la figlia che la sorte gli ha destinato. Una cronaca vissuta pienamente in ogni emozione, ogni frustrazione, ogni timore, nella lunga attesa di una figlia nata altrove. Lettere commoventi scritte a colei che attende che i suoi genitori la ri-trovino in un lontano paese dell’Est. Comici personaggi che interpretano la loro parte di burocrati lasciandoci il dubbio della loro utilità. L’indizio insospettato di una macchina fotografica che porta nel nome il destino segnato del suo proprietario. C’è tanta ironia e molta dolcezza in questa storia di adozione.

 

RIFLESSIONI (ARTICOLI E LINK)

 

SANPIETROBURGO

 

IN TV SU RAI 2

SABATO 22 NOVEMBRE 2008 - SCALO76 in onda su RAI2.

 

DATE PRESENTAZIONI

ASS.LE RADICI E LE ALI di Brescia (sede: l'auditorium di Concesio (BS)): 26 Settembre (21)

RIVA DI SOLTO (BG) - BIBLIOTECA: GIOVEDI 9 Ottobre (ore 21)

ENDINE GAIANO (BG):  SABATO 18 Ottobre (ore 17,00)

FIRENZE: GIOVEDI 30 Ottobre (ore 21)  presso il Centro di Supporto all'Adozione del Giardino dei Ciliegi di Firenze.

VILLONGO (BIBLIOTECA): martedì 17 febbraio ore 21.00 salone del Centro Polifunzionale, via Roma 20.

Rozzano (Mi) - sala dell'Oratorio: Sabato 07.03.2008 (ore 14,30)

ROMA (Libreria RINASCITA)- MARTEDI 5 MAGGIO ore 18,00: Via Agosta 36, zona Villa Gordiani

ROMA (ASS. LA VIA DEL FARE)- MERCOLEDI 6 MAGGIO ore 17,00

PISA 26 MARZO 2010 - Associazione Shalom ore 16,30

PADERNO D'UGNANO (ASS.LERADICIELEALI) - 29 MARZO 2010

 

DATE PRESENTAZIONI

- 10 Aprile '08 (ore 20,30): Solto Collina (BG) "Dopo cena con l'autore"

23 APRILE '08 (ore 17,45): sull'emittente televisiva BERGAMO TV nella trasmissione INCONTRI.

12 Maggio '08 (dalle ore 12,30 alle 13,30): FIERA DEL LIBRO DI TORINO - Sala Avorio

-25 Maggio '08 (ore 16,00): Faenza. Associazione Leradicieleali.

- 6 Giugno '08 (ore 21,00): FESTA DELLA SOLIDARIETA' DI GAZZUOLO (Mn)

- SABATO 7 giugno (ORE 16,00): Palazzolo sull'Oglio (BS) presso IL TEATRO SOCIALE - organizza: l'Associazione IL MAESTRALE

- 18 giugno (ore 17,00): MESTRE, biblioteca Feltrinelli

- 5 Luglio 2008: Aperitivo con l'Autore (ROVETTA - Bg)

 

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SOGNO E SON DESTO

Post n°9 pubblicato il 28 Ottobre 2011 da ilpadresospseso

 

Sono giorni complicati, lo ammetto.

Nel giro di qualche giorno (settimana, mese?) dovrebbe finalmente arrivare la telefonata per l’abbinamento e di lì a poco la data della partenza.

Ovviamente sono felice e carico per un evento che attendo da una vita e che finalmente permetterà alla nostra famiglia di ri-unirsi.

Eppure questi ultimi brandelli di tempo di attesa sono ancora più sofferti e difficili. Questo stare appesi al telefono, questa attesa non più teorica, ma paradossalmente tangibile continua a suscitarmi agitazione e inquietudine.

Vedo il traguardo, so che posso arrivarci eppure sembra che non si avvicini. So benissimo che non è così, che è solamente una stupida sensazione, che potrei ragionare di più e lasciare perdere queste emozioni spesso incomprensibili.

Ho quasi quarant’anni, una figlia fantastica, una bella famiglia, ho maturato esperienze adottive che mi dovrebbero aiutare, ma non è così. Sono il solito fesso che non riesce a darsi spiegazioni, che non riesce a darsi pace, che non riesce a razionalizzare.

“Dai che ormai ci siete!” mi dice la gente quando mi vede in ansia.

Ha ragione … il problema è che io con la “ragione” non ci vado molto d’accordo. Quando si tratta di questo argomento faccio fatica a razionalizzare, a dare confini all’esplosione che mi riempie.

Lo so che sbaglio, ma è pur vero che non posso fare altrimenti. Ognuno è fatto a suo modo e di certo il mio non è quello giusto.

Mi rendo conto che non ha senso, che in fin dei conti sono un privilegiato ad avere avuto la gioia di incontrare la nostra bellissima primogenita e che questo secondo è una magia che avremo la possibilità di vivere.

Eppure, sarà perché manca davvero poco (?) che le energie si concentrano, i pensieri si accatastano, la mia proverbiale (si fa per dire) pazienza è agli sgoccioli.

In famiglia le ore fuggono rapide tra la quotidianità della routine e le mille organizzazioni per preparare il nido quindi, in realtà, c’è molto da fare e teoricamente poco tempo per “pensare”.

Riempirsi la vita per rendere l’attesa meno forte e più costruttiva. Lo so che è così ed in realtà così faccio da sempre eppure adesso è maledettamente complicato.

Gli spazi vuoti esistono, i momenti di solitudine fanno compagnia e farciscono i miei pensieri fatti di progetti meravigliosi e di paure ataviche, di gioie potenziali e possibili sofferenze.

Questa vicinanza temporale acuisce la lontananza fisica, i pensieri, le preoccupazioni, le ansie per un sogno che si realizza.

A volte mi sembra di stare sulle montagne russe, di salire in alto facendo voli pindarici e poi ritrovarmi in basso sfiancato e dolorante: sorrisi straordinari si alternano a magoni grossi così, speranze e illusioni si mischiano a sofferenze e preoccupazioni.

“Dai che manca poco!” mi ripeto allora anch’io cercando di trasformare questa magica frase in un karma benaugurante, in un illusorio farmaco contro l’inquietudine.

Dov’è il mio bambino, che viso ha, di che colore sono i suoi occhi, che suono ha la sua voce?

Ecco che ci ricasco!

Domande alla quali, forse, a breve darò risposta e che diventeranno delicatamente certezze quando quel bimbo tanto sognato farà la nanna per la prima volta nel suo lettino, accanto a sua sorella.

Forse allora, solo allora, questa apprensione mi abbandonerà … almeno per un po’.

“Dai che manca poco!”

(Fabio Selini)

 
 
 

UNA PROMESSA E' UNA PROMESSA

Post n°8 pubblicato il 28 Ottobre 2011 da ilpadresospseso

UNA PROMESSA A MIO FIGLIO LONTANO.

Non non piango, ho deciso che non piangerò. Ho le lacrime qui sul precipizio dei mie occhi, ma non le farò scendere. Non ora, non adesso.

Lo so che prima o poi cadranno, ma voglio che righino il mio viso solo quando ti avrò abbracciato per la prima volta, solo allora queste lacrime avranno motivo di scendere e permettermi di sfogare la mia frustrazione e le mie paure. Saranno lacrime che non capirai, ma che un giorno ti racconterò.

Ti racconterò di un viaggio che sembrava prossimo ed invece è stato rimandato a data da destinarsi, ti racconterò di una telefonata dolorosa ricevuta e di quella faticosa fatta a tua mamma per dirle “Non partiamo più”, ti racconterò di tua sorella che, seppur piccolina, ha capito che qualcosa non funziona.

E allora è difficile non piangere, è complicato non cedere alla fatica e alla delusione profonda che scava dentro, è arduo comprimere la sofferenza.

Ma ti ho fatto una promessa ed  io sono uno che mantiene.

Devo confessarti, però, che qualche pugno contro al muro l’ho mollato (e mi sono fatto anche piuttosto male) e qualche parola non proprio edificante m’è uscita dalla bocca, ma concedimi che in qualche modo dovevo sfogarmi.

Sono a pezzi, ma so bene come rimettermi in sesto. Io non mollo di un millimetro e proseguo per la mia strada insieme a tua coraggiosa mamma e alla tua bellissima sorellina. In questo periodo difficile ci facciamo forza l’uno con l’altro e tentiamo di donarci speranza e vigore, di raccontarci che presto sarà tutto risolto e che idiozie della burocrazia la pianteranno una volta per tutte di tenerci lontani.

Il nostro pensiero va spesso a te che sei così distante e allo stesso tempo tanto vicino; ti salutiamo ogni mattino guardando la tua fotografia, ti pensiamo ogni istante della giornata, ti auguriamo ogni sera una buonanotte. Sei nella nostra vita in modo tanto tangibile che ci sembra folle non averti qui accanto. La tua cameretta, i tuoi giochi, la tua casa, la tua famiglia.

Manchi solo tu e non puoi sapere quanto ci manchi.

Ho la speranza che presto tutto questo frastuono si acqueterà e finalmente staremo nel silenzio gioioso della nostra vita lontani dai fracassi, dai voli infiniti che non vogliono partire, dalle scartoffie, dai timbri, dalle udienze, dalle inchieste, dalle documentazioni, dalle autorizzazioni, dalle apostille.

Fa male saperti in istituto, fa male sapere che sei lontano, fa male sapere che ancora non potremo abbracciarti. Siamo certi che il tuo piccolo grande mondo ti proteggerà ancora per un po’ e farà in modo che questi giorni perduti, che nessuno mai restituirà, saranno comunque sereni e delicati. Ci confido.

Ancora un po’ di pazienza (ne abbiamo ancora?) e finalmente ci sarà un tempo dedicato solo a noi, alla nostra famiglia. Sogno quel momento, lo sogniamo tutti.

E allora queste lacrime, che anche adesso mi fanno compagnia velandomi lo sguardo, le riservo per la gioia e non le regalo al maledetto dolore che mi straccia il cuore, non voglio darla vinta alla sofferenza e al male che sento ogni istante nel petto.

No, bambino mio, non voglio che sia la sofferenza a riempire le nostre giornate d’attesa anche se ti assicuro non è facile. Eravamo praticamente già sull’aereo con il nostro carico di aspettative e di piccoli doni, di abbracci e di sorrisi ed invece … invece è bastato lo squillo di un telefono per trasformare un sogno in qualcosa di più complicato.

Resistiamo ancora un po’ anche se è difficile, anche se sembra tutto allucinate e incomprensibile.

Resistiamo.

Non vedo l’ora di piangere di gioia.

Il tuo papà

 
 
 

BUTTERFLY EFFECT

Post n°7 pubblicato il 28 Ottobre 2011 da ilpadresospseso

Egregio Presidente del Kirghizstan,

le scrivo sapendo che mai leggerà questa lettera eppure non posso fare a meno di farlo.

Non so se è a conoscenza della teoria del “butterfly effect” ovvero quell’ipotesi che sostiene che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Ecco io, con questa mia lettera sbatto le ali sperando che qualcosa possa cambiare dall’altra parte del mio mondo … il Kirghizstan.

Da un po’ di tempo il suo paese è quotidianamente nei miei pensieri, non ci sono mai stato anche se una parte grande di me vive lì da quasi tre anni e mezzo.

Si tratta di mio figlio. Si lui è un suo compatriota. Non credo lo conosca, è un ragazzo bello e biondo con un sorriso simpatico.

Si starà domandando quale legame possa vere con un bimbo kirghizo anche se so che non farà fatica a comprendere che si tratta di una storia legata all’adozione.

Già, io e mia moglie qualche tempo fa abbiamo deciso di intraprendere il percorso adottivo che ci permetterà di incontrare il nostro secondogenito.

Le scrivo perché sono oltre due mesi che attendiamo di partire, di conoscere nella sua bella nazione e soprattutto di incontrare il nostro bambino, di abbracciarlo, di ascoltare la sua vocina, di annusare il suo profumo, di stampargli un bacione lungo lungo sulla sulle sue bellissime guance.

Sa Presidente, dovevamo partire il 20 luglio e avere l’udienza il 26 dello stesso mese, ma tutto è saltato a data da destinarsi. C’è stato detto che nel suo paese è in corso il rinnovamento del sistema giudiziario e che tutto è sospeso.

Presidente, io capisco che un popolo sovrano come quello Kirghizo abbia il sacrosanto diritto di rinnovare le proprie istituzioni e di rendere il meccanismo dello stato il più possibile limpido e funzionale … chi sono io per dire il contrario?

Anzi, le devo confessare che lo trovo giusto e legittimo.

Eppure, signor Presidente, questo vostro straordinario momento di rinnovamento è andato a collimare (o meglio, collidere) con l’evento più importante della vita della nostra famiglia.

Tutto è stato bloccato in attesa delle nuove nomine dei giudici che faticano, però, ad arrivare.

Attendevamo trepidanti il giorno della partenza e già progettavamo la nostra nuova vita famigliare. Avevamo prodotto tutti i documenti necessari, acquistato una nuova cameretta dove nostro figlio avrebbe dormito con sua sorella, avevamo coinvolto nella trepidante attesa i famigliari e gli amici.

Avevamo visto la sua fotografia, firmato l’abbinamento, ci eravamo innamorati all’istante di quella faccetta furba e sorridente e già dopo pochi secondi lo sentivamo parte di noi, della nostra famiglia e del nostro futuro. Un legame sottile e robusto come l’acciaio ci ha indissolubilmente unito con la forza intensa dell’amore. Non vedevamo l’ora di andare a conoscerlo sognando ad occhi aperti il momento magico del primo incontro. Ogni volta il solo pensiero ci faceva battere il cuore all’impazzata.

Tutto era pronto, meravigliosamente pronto.

Poi tutto d’un tratto questo straordinario castello di carte che avevamo costruito con pazienza, tenerezza e affetto è crollato dolorosamente. Improvvisamente.

Da mesi ormai stiamo vivendo una situazione assurda e maledettamente straziante, nostro figlio è lontano (come gli altri bambini in attesa di adozione) e non abbiamo alcun modo per raggiungerlo e stargli accanto. Il suo bel visino ci sorride da una fotografia che stiamo consumando con lo sguardo e sempre più spesso i nostri occhi si riempiono di lacrime che non avremmo mai pensato di veder scorrere.

Vede Presidente, è dura sapere che tuo figlio vive i suoi anni meravigliosi in un istituto piuttosto che nella sua nuova famiglia, lontano dagli affetti sui quali potrà contare per sempre.

Ed ancora più dura essere qui impotenti sapendo di non poter fare nulla che possa mutare la situazione.

Come fa un genitore a non soffrire di fronte a un evento tanto nefasto? Come fa a sopportare i giorni che trascorrono? Come fa a non consumarsi nella rabbia?

Io, signor Presidente, non so darmi risposte per il semplice motivo che in ogni istante della mia giornata la presenza leggera e dolorosa del pensiero di mio figlio mi fa da dolce e faticosa compagnia.

Lo sa meglio di me che i bambini hanno diritto ad una famiglia, che ogni giorno trascorso in un orfanotrofio è un giorno perduto e mai più restituito.

Dico spesso a mia figlia che mi chiede del fratello lontano e non si capacità della sua assenza che il mondo degli adulti spesso è troppo complicato e che gli adulti trovano il modo di ingarbugliare ogni cosa.

E allora, signor Presidente, le chiedo con la disperazione affettuosa che solo un genitore conosce di trovare una soluzione alla vicenda di mio figlio e degli altri bambini e famiglie che non attendono altro che incontrarsi.

Proviamo una volta tanto a fare come i più piccoli rendendo tutto più semplice di quanto sembra, proviamo a metterci nei loro panni e seguire percorsi meno tortuosi e intricati, proviamo a seguire il cuore e non la burocrazia. So che si può fare, ne sono certo.

Si trovi un modo per permettere ai bambini Kirghizi di avere una famiglia, si trovi il modo di sbloccare una situazione paradossale che non sembra avere soluzione. Non è accettabile che la burocrazia e i disegni politici siano d’intralcio a quello che trovo un passaggio obbligato e necessario quale l’incontro di un piccolo con i suoi genitori.

Mi rendo conto che il destino dei piccoli bimbi in procinto di essere adottati non sia tra le priorità dell’attuale situazione politica locale, ma credo fortemente che siano la soluzione di episodi come questi a rendere un paese degno della sua storia e della sua civiltà. Sono i piccoli granelli e l’attenzione per i più delicati e deboli a permettere ad una nazione di porre la basi per crescere e sentirsi fiera.

Un battito d’ali di farfalla …

Fabio Selini

 
 
 

DOMANDE SENZA RISPOSTA EPPURE NECESSARIE … MISURARE IL TEMPO

Post n°6 pubblicato il 29 Marzo 2011 da ilpadresospseso

“Ma quando faremo i documenti?”, “Quando ci chiameranno per l’abbinamento?”.

E prima ci sono state “Quando faremo gli incontri con i servizi sociali?”, “Quando sarà pronta la relazione?”, “Quando ci chiamerà il giudice?” ed infine “Quando (e se) otterremo l’Idoneità?”.

Queste sono le domande senza risposta che io e mia moglie ci facciamo in questo periodo e ci siamo fatti fin’ora. È un modo di misurare il tempo.

Pur sapendo che hanno un valore pari allo zero e che non otterranno alcuna soddisfazione, ogni tanto escono dalle nostre labbra con una naturalezza ed una inevitabilità quasi disarmante. Non ci possiamo far niente se non seguire quello che sentiamo e le emozioni che proviamo.

Non siamo dei novellini e alle spalle abbiamo già una precedente esperienza adottiva e quindi sappiamo benissimo come vanno le cose e soprattutto quanta incertezza permea questo mondo nel quale non è possibile fare assolutamente alcun calcolo o conteggio. Sappiamo altrettanto bene che spesso anche date e scadenze che dovrebbero essere stabilite si dilatano senza apparente motivo per una serie di variabili più o meno accettabili. Insomma, siamo consci che questi nostri quesiti sono un po’ stupidi e banali. O forse siamo stupidi e banali noi … possibile. Chi può dirlo?

Eppure queste domande “a vuoto” che non hanno motivo di essere pronunciate per noi sono tutto tranne che inutili.

Cercare una risposta nel vuoto che spesso ci circonda è pratica complicata e dolorosa, ma essenziale per il proseguo stesso della nostra esperienza. Sappiamo che non cambia nulla e che a volte porsi queste domande fa addirittura più male che ignorarle eppure sono il risultato e allo stesso tempo l’ingrediente di un equilibrio che riusciamo a trovare di fronte alle situazioni bislacche che costellano il nostro percorso adottivo.

Queste domande “stupide” hanno una valenza enorme e tangibile, queste domande ci rendono più forti, queste domande ci uniscono, queste domande disegnano il profilo di ciò che non ha lineamenti.

Fare calcoli, proporre ragionamenti assolutamente privi di fondamento ci è necessario per misurare il nostro destino, il destino della nostra famiglia.

Ci guardiamo in faccia (e magari non proprio nel periodo migliore) e entrando negli occhi dell’altro cerchiamo un po’ di forza, un po’ di ragionevolezza, un minimo di concretezza. Alternandoci nei ruoli ci diamo coraggio e proponiamo ipotesi nella speranza che si tramutino in tesi avvalorate dai fatti. Queste domande non cadono mai nel vuoto, non restano appese bensì trovano sempre (e dico sempre) nell’altro un tentativo convinto di dare soluzioni o almeno prospettare speranze.

La speranza è la versione diurna dei nostri sogni notturni.

“Secondo me tra un po’ ci chiamano” oppure “Credo che sia ancora presto, ma vedrai che entro x giorni ci saranno novità” sono le risposte standard che non aggiungono nulla di sensato alla nostra vicenda, ma offrono conforto fittizio e allo stesso tempo maledettamente concreto e pratico.

Queste chiacchierate e le congetture svolazzanti che ne escono ci danno la sensazione di non essere inermi di fronte a periodi e situazioni che inevitabilmente ci obbligano ad esserlo.

La forza della nostra coppia si basa anche su queste facezie fatte, come ho già detto, di dialoghi al limite del paradossale dove l’intangibile diviene tangibile, l’angoscia si tramuta in speranza.

Sia chiaro, la nostra vita famigliare e piena di mille vicende ed emozioni che riempiono la nostra esistenza e la presenza di nostra figlia ci dona una serenità ed una gioia senza paragoni. Non siamo la coppia solitaria e sofferente quale eravamo nella nostra precedente esperienza adottiva, oggi la nostra vita è farcita dai sorrisi e dalle straordinarie gioie che la genitorialità ci ha donato. Ciò nonostante, quando la malinconia inevitabile dell’attesa del nostro “bambino lontano” si fa pressante (e capita, accidenti se capita!) un moto di disagio sale su per la pancia e si infila nella testa. Rimane lì un po’ e si trasforma lentamente (?) in domande.

È un modo per difendersi e per sentirci attivi, una maniera per dirci che siamo pronti a tutto e carichi, per ribadire (se mai ce Ne fosse bisogno) che vogliamo fortemente incontrare nostro figlio e che siamo sempre all’erta e carichi.

“Qui non si molla” sembra trasparire dalle nostre facce e battere nei nostri petti.

C’è gratitudine di fronte a questo sforzo di ottimismo, a questa volontà di garantire sostegno e vicinanza all’altro.

Come dicevo all’inizio, le domande sono inevitabilmente senza risposte oggettive e senza la meraviglia della certezza, ma hanno il pregio di farci parlare del nostro bambino e soprattutto di progettare seppur in modo fittizio la nostra vita. E come tutti i progetti soprattutto questo ha bisogno di essere ben definito, ben pianificato, raffinato, aggiustato, ridiscusso, motivato.

Un po’ (molto) invidio chi mi propone un approccio più consapevole a questi argomenti, chi vive queste attese infinite con la forza della tranquillità e della maturità o ancora … della fatalità, chi è equilibrato e sereno, chi ha imparato che turbarsi oltremodo non serve a nulla se non a patire di più. Hanno ragione! Diavolo!

Lo so che dovrebbe essere così, ma semplicemente con noi non funziona. Ne prendiamo atto e continuiamo con la nostra “serenità agitata“. Che non siamo perfetti l’abbiamo capito da parecchio tempo.

Per qualche minuto, mentre facciamo calcoli e previsioni strampalate e speranzose, ci sembra di essere meno “sospesi” e di godere della concretezza della ragionevolezza. Sono attimi, poi … riprendiamo a galleggiare nel vuoto dell’incertezza, ma senza di essi ci sentiremmo perduti e distanti dal nostro obbiettivo.

Un modo per dire a noi stessi, a nostra figlia e al nostro bimbo lontano che “Noi non molliamo di un millimetro e che il nostro sogno si realizzerà”.

E allora “Ma quando faremo i documenti?”, “Quando ci chiameranno per l’abbinamento?” ottengono alla fine una sola risposta sensata “PRESTO, PRESTO”.

Una speranza che nutre se stessa e che si manifesta in un sogno che vuole fortemente diventare reale.

(Fabio Selini)

 
 
 

DIRITTI E ROVESCI

Post n°5 pubblicato il 29 Marzo 2011 da ilpadresospseso

Ma davvero c'è ancora chi crede che i genitori adottivi sian...o arrabbiati (eufemismo) con la follia di un'attesa infinita solo per soddisfare un egoistico senso di genitorialità? Ma davvero c'è ancora qualcuno che immagina che un genitore adottivo non abbia compreso il senso profondo della parola "accoglienza"?

Questa sera, lo ammetto, sono arrabbiato più del solito .. faccio fatica a mantenere la mia già precaria calma di fronte a quello che accade quotidianamente alla nostra famiglia e purtroppo a molte altre.

Che succede?

Nulla succede, ecco … non succede nulla!

Questo è il dramma.

Siamo in attesa, sai che novità. E allora che c'è di tanto nuovo da prendersela così in una sera qualunque del monotono mese di Novembre?

C'è che mi sale una tremenda frenesia di dolore e di sofferenza, c'è che non è facile comprendere quello che accade nonostante mi sia già successo, c'è che è sempre più complicato spiegare a chi ha meno di otto anni per quale motivo il suo fratellino (o sorellina) ancora non arriva, c'è che provi profondo dolore per gli occhi lucidi di tua moglie, per i sospiri, per i silenzi, per le domande senza risposta … c'è che per l'ennesima volta, qualche giorno fa, ho incrociato la facce sofferte di alcuni amici aspiranti genitori adottivi … c'è che gira così e ... e non ci posso fare niente.

La solita vita, si dirà. E' vero ... è la solita vita di un qualsiasi aspirante genitori adottivo. Uno dei tanti e niente più.

Niente di nuovo ne di originale. Mannagia!

In queste poche righe che mi fanno da necessario sfogo vorrei dichiarare per l'ennesima volta, a scanso di ogni strumentalizzazione maligna o peggio buonista, che patisco maledettamente la lontananza dal nostro bambino non per un egoistico senso del diritto di diventare genitore.

Lo so, lo so, lo so, lo so, lo so ... che adottare significa predisporsi all'accoglienza, che non è un diritto diventare genitori.

Non è per questo che si soffre, bensì nell'immaginare (no meglio ... nel sapere) che da qualche parte in questo mondo tuo figlio se ne sta senza la vicinanza di una famiglia.

Non è banale e nemmeno retorica, diavolo! E' dannatamente vero, reale e dolorosamente tangibile.

Qui c'è un papà, una mamma, una sorella, una casa, un'intera famiglia pronta ad accoglierlo. C'è qualcosa di banale in questo? Non credo proprio.

Se non ricordo male qualche giorno fa era la giornata dedicata al diritti dei bambini. Bene! No, anzi male!

La rabbia, il dolore, la sofferenza, l'indignazione è dovuta al mancato rispetto del diritto fondamentale di nostro figlio, quello di avere una famiglia.

Un diritto sacrosanto, un diritto tanto disatteso quanto essenziale. Qui sta la sofferenza, qui sta la maledetta forza che mi graffia l'anima, qui c'è ogni brandello di dolore.

Ogni bambino ha diritto a una famiglia!!!

Ogni genitore, anche se lontano migliaia di km, ha il dovere di pretendere che i diritti del proprio figlio (e di tutti gli altri bambini) vengano fatti assolutamente rispettare.

Troppo facile ammantare tutto di egoismo e superficialità, ipocrita spesso trovare ragioni stucchevoli di fronte all'evidenza. Malignità e nemmeno buonismo mieloso non possono scalfire un diritto sacrosanto, non c'è spazio di discussione di fronte a questo.

Ogni bambino ha diritto a una famiglia!!!

Ognuno, ovviamente, faccia come gli pare ... ognuno viva questo percorso usando gli strumenti che meglio crede ... ognuno decida il proprio sentire.

Il mio è semplicemente questo: mio figlio è da qualche parte lontano dalla sua famiglia ed io sono arrabbiato marcio.

Di mezzo ci sono lungaggini, burocrazie, intoppi. Tutte faccende che poco (nulla?) hanno da spartire con il diritto di un bambino a vivere in una famiglia.

Potrei ripeterlo come un mantra senza stancarmi:

Ogni bambino ha diritto a una famiglia!!!

Ogni bambino ha diritto a una famiglia!!!

Ogni bambino ha diritto a una famiglia!!!

Lo so, sono limitato. Non capisco l'essenza di questi momenti di attesa "costruttiva". Ma quanti ne abbiamo vissuti, quanti ne vivremo ancora?

Io lo ribadirò fino allo sfinimento che non comprendo affatto la logica della “sofferenza che porta alla gioia” del “percorso doloroso che purifica e rende migliori”.

Non sarebbe meglio incontrasi, abbracciarsi, baciarsi, danzare, saltare, festeggiare, sorridere, ridere a crepapelle, stringersi, farsi le coccole, giocare …? (e chi più ne ha più ne metta).

Non è questo il cammino adatto ad ogni bimbo? Non è questo il giusto destino di ogni bambino? Non è questo un diritto sacrosanto?

Io credo di si. Credo che sia questo l’unico viaggio che si debba percorrere e soprattutto che debbano percorrere i bambini che vivono lontani da una famiglia, la loro famiglia … quella che hanno il diritto inalienabile di avere accanto.

Odio le lacrime, rifuggo il dolore, aborro il patimento … voglio accogliere la gioia, la spensieratezza, la felicità … voglio accogliere mio figlio con un sorriso grande così, voglio vedere il suo sorriso aprirsi, voglio leggere un sorriso grande così sul viso di mia moglie e di mia figlia.

Voglio che sia la gioia a permeare tutto! Voglio che si comprenda che rispettare il diritto di un bambino equivale a rendergli ciò di cui non deve fare a meno. Nessun regalo o concessione .. semplicemente ciò che gli è dovuto.

Comprendetemi, compatitemi, colpevolizzatemi. Fate come credete. Io la penso così.

Che ci posso fare? Sono un papà e non ho mai anelato alla santità ne a divenire un virtuoso del sentire profondo.

Superficiale? Forse. Banale? Può darsi. Limitato? Molto probabile.

Vivo questa nuova avventura con una forza dolente e sempre più convinta, con la consapevolezza che per il mio bambino lontano ogni giorno distante dalla sua famiglia sia un giorno prezioso perduto, con la certezza “superficiale” “banale” “limitata” che voglio reagire e resistere ... per mio figlio.

Voglio vederlo sorridere … semplicemente perché è UN SUO DIRITTO.

(FABIO SELINI)

 
 
 

ELENCO DEI MOTIVI PER I QUALI VALE LA PENA VOLER BENE AI GENITORI ADOTTIVI

Post n°4 pubblicato il 04 Dicembre 2010 da ilpadresospseso
 

(... o almeno ... per i quali io voglio bene ai genitori adottivi)

- Perché decidono di affrontare un percorso complicato e bellissimo,

- Perché sono consci delle fatiche che incontreranno, ma vanno avanti convinti che l’amore sia l’unica soluzione plausibile,

 - Perché si infilano in un tunnel buio sapendo che alla fine li accoglierà una luce abbagliante,

 - Perché hanno imparato,spesso loro malgrado, a non dare nulla di scontato,

- Perché aprono spazi intimi del loro sentire .. e non è sempre facile,

- Perché diventano in un baleno esperti di documenti, decreti, sentenze, procedure e chi più ne ha più ne metta,

 - Perché conoscono il valore del tempo e lo sanno misurare,

- Perché hanno imparato a guardarsi dentro,

- Perché non è sempre facile guardarsi dentro,

- Perché capiscono di essere pronti ad accogliere un figlio molto prima del resto del mondo,

- Perché incontrano giudici di tribunale e fino al giorno prima li avevano visti solo nei telefilm o al telegiornale,

- Perché mettono in conto l’eventualità di non essere ritenuti “idonei”,

- Perché affrontare una “non idoneità” è una prova ardua,

- Perché attendono l’ottenimento di un Decreto e quando arriva festeggiano come se avessero vinto il Nobel, l’Oscar e il Pilitzer tutte insieme,

- Perché hanno imparato a fidarsi,

- Perché la fiducia di un genitore adottivo non deve essere tradita … mai!,

- Perché sanno quanto è importante sostenersi a vicenda quando le cose sembrano andare male,

- Perché si fanno domande che spesso non hanno risposte … e continuano a farsele,

- Perché conoscono profondamente il significato della parola “accoglienza”,

- Perché sono degli incoscienti pieni di coscienza,

- Perché osservano l’orizzonte e vedono qualcosa che gli altri non immaginano,

- Perché a volte si sentono semplicemente “una pratica”,

- Perché le “pratiche” non sono fatte di carne ed ossa, ma loro si,

- Perché hanno grinta da vendere e sensibilità da offrire,

- Perché hanno dubbi misti a certezze incrollabili,

- Perché sanno che essere genitori non è un diritto, ma lo è per ogni bambino avere una famiglia,

- Perché capita che si sentano soli e abbandonati, ma sanno farsi compagnia,

- Perché sanno trasformare lacrime sofferte in sorrisi pieni di gioia,

- Perché accolgono un pensiero prima di accogliere loro figlio,

- Perché hanno compreso quanto sia determinante una parola che non suona benissimo, ma che è importantissima: “abbinamento”,

- Perché hanno imparato che si può amare superando i limiti dello spazio e del tempo,

- Perché si arrabbiano, piangono e cadono, ma poi rialzano sempre,

- Perché si stupiscono di essere riusciti a rialzarsi,

- Perche non si stupiscono di essere riusciti a rialzati,

- Perché serbano ricordi preziosi da donare al proprio figlio,

- Perché sono persone normali alle prese con un viaggio eccezionale,

- Perché sanno che se si sentono persone eccezionali … semplicemente … stanno sbagliando,

- Perché parlano con una persona che non è lì con loro e sanno che comunque li sta ascoltando,

- Perché trovano la forza di riempire i vuoti e di squarciare i silenzi,

- Perché a volte hanno bisogno di silenzio,

- Perché si sentono genitori prima di diventarlo fisicamente,

- Perché devono contenere un amore incontenibile,

- Perché attendono telefonate che cambieranno loro la vita e quando le ricevono rimangono allegramente frastornati,

- Perché hanno imparato ad abbracciare fotografie,

- Perché fanno le valige dimenticandosi i vestiti, ma non i giocattoli,

- Perché imparano lingue complicate solo per il piacere di poter pronunciare “Io ti voglio bene”,

- Perché volano in giro per il mondo e conoscono luoghi che non avrebbero mai immaginato di visitare,

- Perché coltivano un amore infinito che cresce a dismisura,

- Perché decidono che oltre a curare delicatamente il loro piccolo fiore devono occuparsi anche delle sue radici,

- Perché conoscono il valore del ricordo e l’importanza della memoria,

- Perché sono grati al destino, ma anche a loro stessi,

- Perché sognano la normalità in mezzo a tanta straordinarietà,

- Perché comprendono che devono prepararsi e sanno che non lo saranno mai abbastanza,

- Perché sono coscienti che quando il sogno si avvera, lì comincia veramente una nuova vita,

- Perché sono genitori … punto e basta.

(di FABIO SELINI)

 
 
 

IL PADRE SOSPESO

Post n°3 pubblicato il 09 Giugno 2009 da ilpadresospseso

LA STORIA DI UN'ADOZIONE RACCONTATA DA UN PAPA'

Autore: Fabio Selini

Il padre sospeso
Prezzo:12,00 euro
SE VOLETE CONTATTARE L'AUTORE: selo@libero.it
ISBN:978-88-89684-12-2
Pagine:192

Un padre adottivo racconta in prima persona il lungo e tormentato percorso per incontrare la figlia che la sorte gli ha destinato. Una cronaca vissuta pienamente in ogni emozione, ogni frustrazione, ogni timore, nella lunga attesa di una figlia nata altrove. Lettere commoventi scritte a colei che attende che i suoi genitori la ri-trovino in un lontano paese dell’Est. Comici personaggi che interpretano la loro parte di burocrati lasciandoci il dubbio della loro utilità. L’indizio insospettato di una macchina fotografica che porta nel nome il destino segnato del suo proprietario. C’è tanta ironia e molta dolcezza in questa storia di adozione.

Profilo autore:
Fabio Selini, classe 1971, vive in un piccolo paese in provincia di Bergamo. È sposato da 10 anni con Gessica e padre da due anni e mezzo di Daria, una bellissima bambina che viene da lontano e della quale è innamorato perdutamente. Lavora come coordinatore del servizio animazione in una grande struttura per anziani e come docente presso alcuni centri di formazione professionale. Qualche anno fa, insieme alla moglie, ha deciso di intraprendere il viaggio che porta all’adozione. Un percorso complicato, difficile e allo stesso tempo bellissimo. Ha fatto tesoro delle sensazioni, delle delusioni e delle infinite gioie che questa scelta gli ha fatto vivere riversandole in questo romanzo dai tratti autobiografici. Coltiva con lucida follia i suoi hobby: il Torino e la scrittura. È tifoso della squadra granata, fonte più di tormenti che di gioie e col passare degli anni ha sviluppato un’avversione viscerale per la Juventus che l’ha portato a pubblicare il libro Passione al rovescio, diario di un antijuventino. Ama moltissimo leggere soprattutto giovani autori italiani e scrive per diletto; in uscita ha un romanzo storico e sta attualmente terminando un thriller.

Recensioni e note: Un padre adottivo racconta il lungo e tormentato percorso per incontrare la figlia che la sorte gli ha destinato. Dal libro emerge come il percorso che devono compiere gli aspiranti genitori adottivi sia lungo e costellato di difficoltà: infinite pratiche burocratiche, tanti uffici da girare e file da fare, bolli e certificati da ottenere ma soprattutto il disagio di affrontare colloqui che sembra mettano a nudo la propria anima, che danno continuamente l’idea di dover superare un esame per ottenere il patentino di genitori.

"Questa signora di mezz’età conosce il nostro stato di salute, il nostro reddito, la storia della nostra vita e del nostro amore, le nostre aspirazioni e i nostri sogni, i nostri dubbi e le nostre paure, i nostri gusti. Ora conosce anche di quanti metri quadrati è il nostro appartamento, come sono fatti i mobili, qual è il nostro gusto in fatto di arte, con quale legno è costruita la cucina, che genere di libri leggiamo, che il nostro letto è in ferro battuto, che la televisione è rotta. Siamo un libro aperto che non voleva essere sfogliato".

Leggendo il racconto di Fabio Selini, profondamente autobiografico, realizzato con ironia, dolcezza ed emozione, viviamo con Paolo, il protagonista, tutte le emozioni che accompagnano l’attesa adottiva, vissuta spesso diversamente dai due aspiranti genitori. E con il loro percorso comprendiamo tutte le difficoltà che devono attraversare, compresa l’ansia di dover sembrare perfetti:

"Che peccato mai farà un genitore adottivo ad augurarsi che le cose sembrino meno complicate di quello che paiono? Perché dobbiamo essere votati per forza al sacrificio? Già nei colloqui all’asl, dai quali tutti noi veniamo, c’è stata instillata questa logica dell’espiazione e della sofferenza, della ricerca della perfezione. Come se fosse una conquista per forza patita quella di accogliere in famiglia un bimbo. Questo alone penitenziale, questo cilicio che dobbiamo per forza indossare è una cosa che non capisco, che non voglio accettare".

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SCRIVETEMI UNA E-MAIL A: selo@libero.it

Riportero' io il vostro testo sul blog con il "copia-incolla"

 
 
 

MENTRE STAI DORMENDO

MENTRE STAI DORMENDO

Lettera a mia figlia sull'adozione

http://www.bradipolibri.it/collane/story.asp?RECORD_KEY[Stories]=ID&ID[Stories]=167

 

CONTATTI

Se volete contattare Fabio Selini per invitarlo a presentazioni, proporre idee, interviste o altro ... scrivete alla e-mail: selo@libero.it

 

SANPIETROBURGO

 

RASSEGNA STAMPA

-LINK: 

http://tuttoadozioni.myblog.it/archive/2010/07/10/i-genitori-adottivi-come-dei-
trapezisti.html

http://mindifamily.blogspot.com/

- LEGGETE QUI: http://www.mammeonline.net/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=932

- A PAGINA 46 DEL MENSILE "ITALIA CARITAS" DI GIUGNO 2009, PERIODICO NAZIONALE DELLA CARITAS ITALIANA, C'E' UN BREVE ARTICOLO CHE PARLA DI ADOZIONE ED IN PARTICOLARE CONSIGLIA TRE LIBRI. TRA QUESTI ANCHE IL MIO. Eccovi il link per vedere la versione in PDF su internet: http://www.caritasitaliana.it/materiali/Media/Italia_Caritas/2009/IC_giugno2009.pdf

- LA SINDROME DI STOCCOLMA POST ADOTTIVA citata in un interessante relazione: http://unachiaveperlamente.blogspot.com/2008/09/adozione-e-integrazione-una-possibile.html

A PAGINE 136-137-138-139 DEL MENSILE INSIEME DI SETTEMBRE 2008 c'è un articolo che acconta la storia di tre famiglie adottive. A pag. 136 c'è un bella fotografia della nostra famiglia e nella pagina successiva una mia piccola intervista che cita anche il libro.

- RECENSIONE DEL LIBRO A QUESTO LINK: http://www.sassiperpollicino.it/?p=711

- TRATTO DALLA LETTERE AL MENSILE "IO DONNA" - APRILE 2008

Forse perché padre adottivo di un quindicenne, ho letto con attenzione la stanza dei padri (Io donna 10) dove si segnala il blog di Fabio Selini, che ha adottato una bambina. Chi ha intrapreso questa fantastica esperienza deve riconoscersi nel suo libro: percorso ad ostacoli, ma premio finale senza pari. Vale la pena affrontare fino in fondo ciò che a volte sembra un calice che trabocca di ingiustizia. Un handicap (di questo si tratta, se non si riesce a procreare) ha portato me e mia moglie a sentirci per due anni sotto esame: indagini sul patrimonio, lavoro, psicologi sempre pronti a frugare nella nostra vita. Quando abbiamo avuto l’idoneità non ci sembrava vero. Eravamo assetati di informazioni, con un gran bisogni di confrontarci con chi percorreva la nostra stessa faticosa strada. Perciò un blog può essere utilissimo. Per non sentirsi soli. Virgilio Marinis. 

 

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A PAGINA 3, IL MENSILE DELL'ASSOCIZIONE "IL MANTELLO" DEDICA UN'ARTICOLO AL MIO LIBRO, ECCO IL LINK: http://www.associazioneilmantello.it/periodico/aprile08.pdf

LETTERA APPARSA SULL'EDIZIONE DI MAGGIO DEL MENSILE "INSIEME", ECCO IL LINK: http://www.mammeonline.provincia.venezia.it/rassegna_stampa/2008/Insieme_maggio.pdf

 

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 MARZO 2008 - ARTICOLO TRATTO DAL MENSILE LETTERARIO "LEGGERETUTTI"

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IL PADRE SOSPESO: STORIA DI UNA DIFFICILE ADOZIONE

Il percorso che devono compiere gli aspiranti genitori adottivi è lungo e costellato di difficoltà: pratiche burocratiche, uffici da girare, file, bolli, certificati, ma soprattutto il disagio di affrontare colloqui che mettono a nudo l’anima, quasi un esame da superare per ottenere il patentino di genitori. Lo sa bene la casa editrice Mammeonline che pubblica il libro di Fabio Selini, Il padre sospeso, La storia di un’adozione raccontata da un papà. Leggendolo viviamo insieme al protagonista, tutte le emozioni che accompagnano l’attesa adottiva, riuscendo a capire quanto possano essere lunghe le stagioni dell’attesa, quanto difficili emotivamente, ma anche quanto intense, piene di speranze, progetti. Un’attesa che non è possibile definire a priori; un anno, due, tre e che è una prova veramente dura da affrontare. “Che peccato mai farà un genitore adottivo ad augurarsi che le cose sembrino meno complicate di quello che paiono? Perché dobbiamo essere votati per forza al sacrificio? Questo alone penitenziale, questo cilicio che dobbiamo per forza indossare – scrive Fabio Selini – è una cosa che non capisco, che non voglio accettare”.

 

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08/03/08 - ARTICOLO TRATTO DALL'INSERTO DEL CORRIERE DELLA SERA, IO DONNA.

http://www.aseweb.it/zoom.htm?pubblicazioneID=13687

LA STANZA DEI PADRI

Dopo l'adozione. Potremmo chiamarla la stanza virtuale dei padri. Adottivi per la precisione. Quelli che rischiano di crollare sotto i colpi dei tribunali per i minori, di psicologi saccenti, di assistenti sociali che radiografano angoli di intimità. Fabio Selini, giovane padre adottivo, ha creato blog.libero.it/ilpadresospeso, un blog per padri in lunga attesa in cui condividere le gioie e i dolori dell'adozione, raccontasi storie, darsi consigli. Perche a volte - come scrive Selini nel suo libro IL PADRE SOSPESO, edizioni mammeonline - "mi sono sentito come alla visita di leva, pronto a rispondere a qualche domanda imbecille, sotto esame senza motivo". Anche se poi è arrivata lei, la bimba russa di due anni, che ha dato senso a tutto. E.Z.

MARZO 2008: ARTICOLO TRATTO DA ww.guidagenitori.it

L'articolo tratta di alcuni libri consigliabili per la FESTA DEL PAPA'. tra questi c'è anche il mio:

C’è ancora una realtà paterna a cui si presto troppa poca attenzione, quella dell’adozione vista proprio dal punto di vista di un padre adottivo. Prova ad affrontarla Fabio Selino con Il padre sospeso. La storia di un’adozione raccontata da un papà (Ed. Mammeonline, collana “Il filo invisibile”, € 12,00). Un percorso lungo e costellato di difficoltà, fatto di infinite pratiche burocratiche, tanti uffici da girare, file da fare, bolli e certificati da ottenere ma - soprattutto - il disagio di affrontare quei colloqui che sembrano vogliano mettere a nudo la propria anima, che danno continuamente l'idea di dover superare un esame per ottenere il patentino di genitori. Attraverso il libro di Fabio Selini - profondamente autobiografico, realizzato con ironia, dolcezza ed emozione - viviamo con Paolo, il protagonista, tutte le emozioni che accompagnano l'attesa adottiva, condividendone tutte le difficoltà che devono attraversare gli aspiranti genitori, compresa l'ansia di dover sembrare perfetti.

 

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 ARTICOLO TRATTO DAL QUOTIDIANO "L'ECO DI BERGAMO" DEL 02/04/2008

Dopo cena tra i libri-In cattedra gli autori

http://www.mammeonline.provincia.venezia.it/rassegna_stampa/2008/ARTICOLO.pdf

«Dopo cena con gli autori»: è il titolo di un ciclo di tre incontri con il libro e la lettura, che è stato organizzato dalla biblioteca di Solto Collina. Tre appuntamenti al giovedì, nella sala riunioni ella biblioteca, a partire da domani. Aprirà il loverese Adriano Frattini, alle 20,45, che presenterà il suo ultimo romanzo «Upir». Carmelo Strazzeri e Emilia Barcellini leggeranno brani dal libro,  mentre Laura Conti dialogherà con l’autore. Il romanzo narra una storia ambientata in un Paese dell’Est Europa, dove torna a «nascere» una specie di vampiro, il quale si trova a vivere in un mondo che non riconosce e del quale sarà vittima. Il 10 aprile sarà a Solto Collina Fabio Selini, di Castelli Calepio, che sempre alle 20,45, nella sala della biblioteca, presenterà «Il padre sospeso»: storia di un’adozione raccontata da un papà. La vicenda autobiografica di un tormentato percorso per incontrare la figlia che la sorte gli ha destinato, attraverso la burocrazia, le carte bollate, i cartificati e le code per i vari uffici come prove d’esame da superare per  diventare genitori. Concluderà il ciclo il modenese Devis Bellucci, con il suo «La memoria al di là del mare », una storia scritta durante viaggi di volontariato nel Sud del mondo, in particolare in Brasile, a contatto con le favelas.

 

PREMI

- MAGGIO 2009: 1° PREMIO "L'IMMAGINE PARLA" ASS. IL MAESTRALE

PER LEGGERE IL RACCONTO: http://www.ilmaestrale.eu/new_00001a.htm

- LUGLIO 2008 - 1° PREMIO CONCORSO LETTARARIO "CITTA' DI BORNO":

PER LEGGERE IL RACCONTO: http://www.lagazza.it/concorsi/2008/1.php