IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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sempre bello leggerti....anche dopo terremotus impeti :-P
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MORSI

Post n°89 pubblicato il 21 Gennaio 2014 da il_ramo_rubato
 

LA STREGA BAMBINA



Morde l'orgoglio di ogni cuore ferito. 

Quanto può uccidere la gelida distanza della persona con cui si è divisa la più grande intimità? Non volevo più vederla, ma dovevo chiudere con dignità una guerra con me stesso che trascinavo dentro da mesi.  Di quel rapporto un tempo vivo rimaneva solo il sordo rumore di una porta sbattuta in faccia. Respingevo chi mi voleva avvicinare, stupidamente attaccato ai brandelli di una vuota attesa ogni giorno più priva di senso. Mi hai sottratto alle mie ipocondrie, Strega Bambina. A quella oscura follia che in quei giorni mi perseguitava. Mi hai salvato da un cieco richiamo verso l'autodistruzione che mi stava consumando. Ero solo, come mai mi ero sentito prima e mi hai dato il tuo calore nel momento più difficile. Avrei rivisto lei per l'ultima volta, quel giorno, mentre stavo toccando il fondo della mia esistenza. Ti ho chiesto di starmi vicina, e non ho dovuto chiederlo due volte. Ti ho domandato tutto ciò che avevi. Il tuo corpo, il tuo sangue, il tuo amore, tutta quella te stessa che nemmeno sapevi di possedere. Senza riserbo e senza aspettative, ti ho chiesto di prestarmi la tua vita. Saresti dovuta essere "mia", per il tempo necessario a dimenticarla. Tu, folle come nessuna, hai accettato. A distanza di tanto tempo, oggi mi chiedo ancora il perchè. Non ero stato forse proprio io all'origine di tutti i tuoi problemi? Grazie a te avrei fatto pace con me stesso, e mi sarei lasciato alle spalle il passato che mi perseguitava.

Morde la nostalgia di un amore sfiorato.

Mi aspetti alla stazione coprendoti come puoi. Fa freddo, e ti stringi al tuo cappotto grigio. E' un anno e mezzo che non ci vediamo, ma basta appena un sorriso a cancellare quei mesi. I tuoi occhi mi accolgono con la festa di un sorriso. Sono gemme verdi di pazzia incastonate nel tuo viso innocente e perso. Ritrovo il senso della felicità, mia temporanea "amante". Ti sbrano con lo sguardo e non te lo nascondo. Entriamo nell'albergo più vicino alla stazione. Anonimo, spoglio, in un questa città fredda e lontana. La vita è di nuovo fatta di cose belle come la tua presenza. Ti getto sul materasso, di forza. Tu ridi come una bambina. Sgomiti, mentre piombo su di te. Ti dimeni. Dici che sono cattivo. Lo sono molto più di quanto non pensi.

Morde il desiderio per il tuo corpo, e non concede tregua.

Ti spoglio, ti esploro. Ti tocco ovunque. Mi lasci fare del tuo corpo tutto ciò che desidero. Sono mesi che non vivo una donna come sto vivendo te in questo istante. Porto la mia bocca sulla tua e vi faccio girare la lingua impazzita. Tu sei mia, magari solo per un mese o un giorno, ma ora sei completamente mia. Mentre ti bacio mi torna in mente il folle modo in cui ci eravamo conosciuti. Per tre volte ci eravamo visti, ed ero stato il tuo diavolo. Il tuo traviatore. Corruttore senza scrupoli e senza riguardo. Avevo spalancato con non curanza il tuo vaso di Pandora, e ti avevo avvertita: attenta, bambina, perchè dopo di me non tornerai più indietro. Sarebbe stato l'inizio della tua fine, e non saresti più stata la stessa. Ti avevo mostrato gli abissi della tua anima nel buio di una benda, ti avevo fatto intravedere tutto l'inferno che essa poteva contenere. Pendevi dalle mie labbra. Ascoltavi ogni mio gesto rapita. Ti immolavi al mio altare blasfemo, senza alcuna prudenza, affamata di vita. Avevo lasciato segni di lame sulla tua carne. Ovunque sul tuo corpo avevo lasciato il mio piacere. Tu folle ed io crudele, esploravamo fino a dove avevi il coraggio di farti portare. Mi avevi dato tutta te stessa, fino al delirio.

Mordo la carne della tua schiena, come se ti stessi sbranando. 

Vi lascio ben definite le impronte dei miei denti. Gridi. Dici che sono pazzo. E allora te ne do un altro.  E poi inizi a mordermi tu e non ti fermi più. C'è qualcosa di meravigliosamente infantile in ogni tuo gesto. Ti prendo di forza e di egoismo. Ti doni meravigliosamente al mio bisogno di sentirmi di nuovo vivo. E mentre il piacere contrae i muscoli di tutto il mio corpo, le tue unghie mi graffiano la schiena. Sospiro mugolando a lungo, quasi soffocato dalla prepotenza del mio godere. E' la liberazione della mia anima, dopo mesi di solitaria prigione. E' la risalita dopo una lunga apnea, fino ad un nuovo me stesso. Mi stendo al tuo fianco, e tu ti aggomitoli a me, come solo la più affiatata delle amanti sa fare. Ti stringo a me, forte e ti bacio. Rimango in silenzio, a gustarmi l'infinita bellezza di questo istante. Dentro di me penso che ti vorrei per tutta la vita. Poi guardo il mio polso, e ti dico che sei pazza. Ti mostro i segni che mi hanno lasciato i tuoi denti. Mi hai fatto perfino sanguinare. Sorridi orgogliosa e divertita. Mi dici che non riesci a trattenerti. Lo fai fin da bambina. Quando hai qualcuno davanti non resisti e mordi. Poi rimani per un istante in silenzio. E mi mostri il tuo braccio destro. Due cicatrici sormontano pallidi corsi blu del tuo avambraccio. Mi racconti che è stato il tuo secondo tentativo di suicidio. Ti hanno fermato in tempo, all'ultimo minuto. Io ti guardo e ti chiedo come stai ora. Tu mi dici bene. Sorridi. Poi cambi subito discorso. Mi dici che hai fame. E' un rimprovero. Dovevo prendere io il pranzo, ma non ho avuto tempo. Ma forse qualcosa invece ce l'ho, anche se è poco.

Mordiamo in due la stessa arancia, spicchio dopo spicchio.

Mastichiamo assieme ogni boccone in un bacio. Litighiamo i pezzetti con la lingua. Accarezzi il mio sesso, mentre lo facciamo. Hai voglia di sentirmi di nuovo dentro di te. E io non mi faccio pregare. Ti aiuti con le mani, carezze delicate, e le tue grida di piacere sono inenarrabili. Invadono festanti l'aria, quasi dolorosamente. Richiamano tutto il piacere e allo stesso tempo tutto il dolore che porti dentro. Sfacciata, impudica, divertita e libera. Non eri così, quando ti avevo conosciuta. E mi piace questo tuo nuovo modo di essere. Urli sempre più forte, fino al delirio. Ascolto questo tuo concerto meravigliato ed altrettanto estasiato. E poi ti appoggi al letto, esausta. Ti rannicchi sotto le coperte. Mi guardi e mi dici che erano tre anni che non venivi davanti ad un uomo, e io mi gonfio di tutta l'intimità che questa frase si porta dietro. Poi esigi che le mie mani ti massaggino la schiena, dolcemente. Ascolta le mie mani, Strega Bambina. Vogliono parlarti. 
Vogliono proteggerti. Vogliono che tu sia felice come mai lo sei stata in vita tua. Ti godi il mio massaggio. Ti dico di farmi le fusa, e mi regali tutta la tua felinità. Guardo il tuo piercing al naso, fatto con un brillantino verde: è il tuo colore preferito. Era il tuo compleanno, ieri. Ti ho preso due regali. Ti spiego che ho detto alla commessa che erano per una sciroccata, e che volevo qualcosa di verde. Lei mi ha consigliato un portafoglio di pelle. In un secondo pacchetto ti do "Non ti muovere" della Mazzantini. E' uno dei miei libri preferiti, e ha pure la copertina verde. Guardiamo l'ora.

Morde il tempo, che ci è sfuggito tra le dita.

Ti accompagno alla stazione, di corsa, perchè il treno sta per partire, e noi persi in chiacchiere non sospettavamo che fosse così tardi. Corri con ansia. Arriviamo col fiatone al binario. Ricordi quella volta che avevo rubato, senza accorgermene, il tuo reggiseno? Anche quella volta mi avevi inseguito fino in stazione di corsa, prima che il mio treno partisse. Ridiamo. Era finito in mezzo alle mie cose. Te l'avevo ridato dal finestrino. Eri arrivata mezza nuda e paonazza. Penso a quello che avevamo vissuto, in quei giorni. E mi domando quanta colpa abbia io in ciò che ti è capitato nei mesi successivi. 
Sto con te fino all'ultimo minuto. Rimango a guardarti partire, dal vagone. Immobile. E per un istante ti amo, come solo un bambino può amare qualcuno. Senza orgoglio, nè riserva. Guardo dentro me stesso. Sto di nuovo bene, dopo tanti mesi. Finalmente.

Morde la vita, infame e dolorosa, e i suoi verdetti non hanno mai appello.

Non sono riusciti a fermarlo, stavolta, il tuo terzo tentativo. Non può essere vero. Non deve essere vero. Appena l'ho saputo mi sono precipitato incredulo in macchina e ho schiacciato l'acceleratore con tutta la rabbia che avevo nel cuore. Alla camera ardente il tuo viso sorride per me di nuovo, come quando mi aspettavi alla stazione. Sono passati sei mesi. Non ci siamo più visti dopo quel giorno: troppo diverse le nostre vite. Ciascuno di noi ha preso la propria strada. Avrei dovuto rimanere con te. Ora lo capisco. Ti hanno trovata in un lago di sangue. E io non c'ero. Non ho saputo proteggerti da te stessa, come ti avevo promesso quel giorno. Perchè non mi hai chiamata? Maledetta stupida! Perchè non l'hai fatto? Io ti dovevo la vita nuova che mi hai dato. Come posso ora ricambiare quello che hai fatto per me? Ti sfioro per un istante. Ti bagno involontariamente con una lacrima.  Resta accanto a me anche oggi, Strega Bambina, come sei stata quel giorno che mi hai donato tutta te stessa. Restami accanto, perchè mi sento di nuovo solo. Restami vicino ogni giorno in cui mi sentirò triste, perchè solamente tu hai il potere di guarire le ferite della mia anima.


Forse bisogna essere morsi
da un'ape velenosa
per mandare messaggi
e pregare le pietre
che ti mandino luce;
Per questo io sono scesa
nei giardini del manicomio,
per questo di notte saltavo
i recinti vietati
e rubavo tutte le rose
e poi ...
prima di morire al mio giorno
o notte, lunga notte
di solitudine assente,
o devastati giardini
dove io sola vivevo
perchè l'indomani sarei
morta ancora di orrore
ma la sera, oh, la sera
nei giardini del manicomio
a volte io facevo l'amore
con uno disperato come me
in una grotta d'orrore.
(Alda Merini)

Il racconto "Morsi" è stato scritto nel gennaio del 2014, ed è una storia completamente di fantasia, vagamente ispirata al ricordo di un racconto di Bukowski. Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale. La foto abbinata al racconto si intitola "Strega Bambina". La poesia citata è della grandissima Alda Merini, e si intitola "Forse bisogna essere morsi."

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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