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IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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Onde

Post n°59 pubblicato il 03 Dicembre 2007 da il_ramo_rubato
 

 

Col cuore gonfio di pensieri e con le ginocchia doloranti per la tanta strada consumata, sono finalmente ritornato a questa spiaggia. Alle sue magnifiche onde, al suo respiro di vento, alla musica che per sempre posti come questi ti lasciano dentro.
Ho camminato per giorni e giorni, completamente estraniato dal mondo. Ho camminato per vie secondarie e dimenticate. Ho camminato evitando di parlare con chiunque incontrassi, prigioniero di un infame destino di solitudine. Ho mangiato solo quello che mi ha offerto la strada. Ho dormito dove capitava e se capitava. Ho vissuto senza un centesimo per settimane e settimane. E proprio in questo deserto, per la prima volta in vita mia, mi sono davvero sentito libero e ricco.
Di tutti i posti che mi sono stati negati, di tutti i sogni a cui ho dovuto dire addio, questa spiaggia è rimasta l'ultimo baluardo. La linea di confine tra due possibili esistenze. La consapevolezza di essere stato risucchiato dalla più sbagliata delle due.

Irrompe il vento tra i miei capelli. I ricordi diventano tempio di mute preghiere. I pensieri si fanno silenziosi accordi di musica esistenziale. Ho la barba incolta di un mese. I miei abiti sono ormai poco più che stracci.  Ero venuto qui con Andrea tanto tempo fa, senza una lira in tasca, con sogni che straboccavano dagli zaini. Nei nostri occhi azzurri c'era tutta l'incoscienza che devono portare in sè i vent'anni. Nei nostri occhi era già stampato un destino che non potevo sapere. Belli e dannati, sempre pieni di donne e di avventure. Dicevano spesso che prima o poi saremmo finiti male, noi due. E forse non avevano tutti i torti.  Sorrido al cielo. Respiro profondamente. Rinasco nella brezza marina.

E' deserta e solitaria la spiaggia. Ovunque dominano cartelli "Baignade strictement interdite!". Ma non sono venuto certo qui, per farmi una nuotata. "Le onde più alte d'Europa...". Davanti a me gigantesche sculture d'acqua che mi fronteggiano con aria di sfida. Imponenti castelli di solitudine e di emozione, che sembrano la porta stessa dell'oceano. Al confine tra la Francia e la Spagna. Tra la terra, il mare ed il cielo. Qui dove l'oceano arriva più fremente e selvaggio. Qui dove le onde accarezzano le nuvole. Mi sdraio sulla sabbia. Penso al mio viaggio che dovrà continuare. Alla Spagna. Al Sud America. Chiudo gli occhi e desidero dentro di me, fortemente, essere un uomo nuovo. Azzerare la mia esistenza. Rifare tutto da capo, e questa volta, farlo come si deve...

Apro gli occhi e vedo sopra i miei occhi la tua gonna lunga colorata che si solleva alla prima folata di vento. Sotto sei senza mutande. Ridi imbarazzata e subito ti copri. Mi saluti con un sorriso. Alzi il palmo della mano e mi dici in inglese, ma con accento squisitamente francese "Peace and love, my brother".

Rispondo al saluto, da terra, scimmiottando il tuo saluto con la mano, come se capissi quello che mi intendi dire. Il mio primo pensiero è che tu sia completamente pazza, il secondo è che mi voglia vendere qualcosa. E che cascheresti davvero male... Hai lunghi capelli rasta raccolti con una corda. Non sei vestita molto meglio di me, se devo essere sincero. E dire che un tempo l'eleganza di una donna era la prima cosa che mi colpiva gli occhi. Mi dici che noi siamo stati i primi. Gli altri arriveranno a breve. Da quanto hanno detto nelle mail dovremmo essere almeno una ventina, forse molti di più. Sarà un raduno sensazionale.
Mentre mi domando perplesso cosa voglia dire "mail" mi dici di darmi un po' da fare, che hai bisogno di una mano per preparare il falò di stasera. Il mio francese è un po' arrugginito, e a ragione non dovrei stare qui. Dovrei essere già partito per la Spagna, a quest'ora. Eppure il gioco mi diverte, e voglio scoprire chi sei, e cosa deve succedere questa sera.

Raccogliamo bacchetti in Pineta. Scherzi e ridi. Mi dici che adori l'Italia e tutti gli italiani, e che stasera, alla festa, mi vuoi assolutamente come "cavaliere". Ritrovo dentro di me, l'uomo che si fa amare dalle donne. Non sono un gran principe azzurro, sai amica mia? Ma so leggere nel cuore di una donna. So farla sognare assieme a me.

A poco a poco arrivano tutti i tuoi amici. Gli uomini con la barba incolta. Le donne con lunghi capelli, e gonne colorate. Tra di voi vi chiamate coi nomi più strani. "Pace", "Speranza", "Amore", "Serenità" e nomi di ideali simili. Mi vengono in mente i figli dei fiori. Ma gli anni settanta sono passati ormai da quel pezzo. Per metà penso che siete matti, ma per l'altra metà che avete capito tutto della vita. Che, fiori o non fiori, un'accoglienza simile non l'avevo da secoli. Siete tutti affabili, gentili. Lo spirito è di amicizia, di garbato scherzo. Di quell'allegra convivialità che precede la festa. C'è solo un tipo di Parigi che mi guarda, mi squadra, mi esamina. Non mi piace nemmeno un po', lui. Assolutamente. Ma non può certo sapere chi sono io. Mi sta semplicemente scambiando per qualcun altro. Avverto diffidenza. Avverto paura. Avverto ostilità.  

La spiaggia si colora di tramonto e si fa a poco a poco buia. Le stelle riempiono il cielo. I cuori si aprono con l'emozione di essere fuori dal mondo. Accendiamo il gigantesco falò, anima del raduno su questa spiaggia. Parliamo, mangiamo, beviamo fiumi di birra. Iniziamo a cantare. La musica della canzoni di Woodstock riempe l'aria di irreale. Ne conosco pochissime, ma ho infinita voglia di cantare, di ritrovare quei vent'anni smarriti. Mi passi una canna. E io che non ne ho mai fumata mezza in vita mia, tossisco un po'. Poi me la fumo tutta. Mi si dilata il cuore. Mi si dilata la mente. Rido, scherzo. Canto più forte di tutti voi altri assieme. Se so fare qualcosa bene, è proprio cantare. Prendo la chitarra di "Amicizia". Voglio librare sotto queste stelle una canzone italiana. Mentre, ebbro e felice, inizio ad esibirmi il tipo di Parigi mi scatta una foto col suo telefonino. Qualcosa dentro di me, mi richiama all'ordine. Qualcosa mi dice che dovrei stare molto attento. Eppure è tutto così bello. Eppure è tutto così leggero stasera. Non ricordo neppure l'ultima volta che sono stato così felice in vita mia. 

Non conosco canzoni da figli dei fiori. Ma nessuno parla italiano qui. Penso a quando suonavo nei bar, tanti anni fa. Inizio a cantare  qualcosa dei Beatles. Cantiamo tutti. Mi chiedi col sorriso sulle labbra una canzone italiana, ed io non mi tiro certo indietro.  A tema "mare" mi viene in mente solo la datata "Summer on solitary beach" di Battiato. La canto con tutta l'anima. La sento mia fin dentro al midollo. Non c'entra nulla con la serata hippy, ma applaudite tutti dopo la mia esibizione, e mi chiedete il bis. E poi il tris. E infine cantate con me, in un'italiano stilizzato il suo assurdo ritornello :

"... Mare, mare, mare, voglio annegare,
portami lontano a naufragare,
via, via, via, da queste sponde
portami lontano sulle onde...."

 

Balliamo sulla sabbia. Balliamo ruotando attorno al fuoco. Balliamo sotto le stelle al canto delle onde, liberando la mente al movimento. Balliamo ingannando il presente, e dimenticando i nostri passati. Che bello ritrovare i miei ventanni. Riscoprire in me un essere giovane e vitale, che sa divertirsi assieme agli altri.

Quando c'è più calma, mi siedo per terra, mentre guardo gli altri ballare. Tu mi vieni accanto, e mi riempi di baci. Intanto mi spogli, giochi col mio corpo, mi seduci col tuo.
Mi scorre fuoco dentro le vene. E ti invito a venire con me in pineta. Mi dici di no. E sorridi. Mi fai segno con le dita di guardarmi attorno. Accanto al falò sono ora tutti senza vestiti. E' come un rito tribale, sulla sabbia, un mucchio selvaggio di amplessi che si mescolano in un coro di gemiti che raggiunge le stelle. E' dilatazione del proibito che si annulla di sè stessa, azzerandone la morbosità. E' emozione collettiva e assieme privata. E' qualcosa di primitivo ed arcaico in cui mi immergo a capofitto.

Facciamo l'amore per tutta la notte. Alterniamo l'estasi dei sensi, alle parole. Ai baci. Ai silenzi. Finchè sfiniti non ci stendono i nostri stessi consumati desideri. Ti guardo felice, amica mia. Se ti dicessi che erano cinque anni che non facevo l'amore, forse non ci crederesti neppure. Sento il cuore leggero e le palpebre pesanti. Istupidito dalla marjuana, dal sonno e dalla fatica, mi addormento tra le tue braccia, mormorandoti qualcosa. Sarebbe così bello, amica mia, poter azzerare tutto. Lasciare alle spalle il passato e ripartire da qui...



Non mi sveglia la luce, o il rumore del mare che si è da poco tremendamente ingrossato. Mi sveglia l'angoscia. Mi sveglia l'istinto. Mi sveglia l'animale che è sempre vigile in me. Ti scosto dal mio fianco, amica mia. Ti sveglio nel farlo, e tu mi guardi senza ben capire cosa stia succedendo. Io non ho nemmeno il tempo di salutarti. Il battito del mio cuore schizza impazzito di paura. La mia fine è ormai questione solo di pochi minuti. Lo avverto fin dentro alle viscere. Di ogni mia scellerata azione è quasi scritto l'epilogo.

 

Corro più forte che posso. Corro senza sentire più cuore o respiro. Corro in mezzo al rumore degli spari che mi sfiorano. Corro inseguito dalle peggiori parole di ingiuria. Ovunque uomini venuti a riprendermi. A decine. Gendarmi armati fino ai denti. Uomini che si parlano con radioline. Sono circondato, nudo ed indifeso. Sono stretto in una morsa che velocemente mi sta stritolando. Il tipo di Parigi deve aver capito chi sono.
Non ho il tempo per pensare. Non ho il tempo per maledirmi. So solo che cinque anni di inferno mi sono bastati. Che non tornerò certamente in prigione ad aspettare una vecchiaia non più desiderata.

Onde che mi sovrastano. Onde che accolgono il mio affannoso nuotare. Onde che si fanno ora ostacoli, ora compagne di fuga. Onde che mi prendono e mi portano via. Mentre non ho nemmeno il tempo di riprendere fiato. Mentre da lontano mi guardi con la mano davanti alla bocca e gli occhi grondanti di lacrime.
Onde che mi ricoprono e mi sbattono violentemente contro altre onde. Onde che mi divorano il respiro. Onde che mi spezzano le ossa. Onde che mi sottraggono alla vita.

Ho fatto ottocento chilometri a piedi per rivedere questa spiaggia, amica mia.  E non chiedo al destino più di quello che tu mi hai donato ieri sera. Io non sono un hippy. E non sono neppure un portatore di pace. Io sono uno spietato assassino. Io sono un pericoloso evaso. Io sono il peggiore degli uomini, un efferrato criminale che porta sulle sue spalle irreparabili colpe.
Mentre l'azzurro dei miei occhi si confonde con quello del mare, mi cullano mani grandi quanto una casa. L'oceano riempie di sè i miei polmoni e, con gravoso rispetto e paterna comprensione, mi trascina sempre più lontano.

Non penso, in questi ultimi istanti, agli smarriti sogni di fuga sudamericana. Alla vita nuova che non verrà più.  Alle mie speranze tramontate nell'acqua, come il sole nell'oceano.
Sei solo tu, amica mia, il mio ultimo pensiero. Nei tuoi occhi vedo ancora riflesso il fuoco vivo del gigantesco falò di ieri sera. Nelle onde del mare, trovo di nuovo i dolci movimenti del tuo corpo sopra il mio. Sorrido e in un religioso silenzio subacqueo sento nuovamente le ultime parole che ci siamo mormorati, ieri sera, dopo aver fatto l'amore :  

 - Je ne connais même pas ton nom... Comment t'appelles-tu?

- "Liberté"...  Je m'appelle "Liberté".




La storia è dedicata alle evasioni di Renato Vallanzasca. Uomo profondamente colpevole. Uomo profondamente libero. Ovunque.
La foto ha tema "pensiedi d'autunno" è stata scattata a settembre del 2007.

Il racconto, scritto tra novembre e dicembre 2007 è completamente opera di fantasia, Questa storia avrà anche il seguito, o meglio, un antefatto, in un futuro inquietante racconto dal titolo "La cantina buia".

La canzone citata è ovviamente la splendida "Summer on solitary beach", di Franco Battiato.

Ringrazio, visto le mie dubbie competenze in materia, Santa per le traduzioni in francese.

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 

SE VUOI POSARE PER ME...

Le foto che trovi in questo blog sono tutte miei lavori. Se ti interessa posare per le mie foto, contattami. Le modelle che vedete in queste foto non sono professioniste, e io stesso non lavoro come fotografo. Amo fotografare chi ama essere fotografata. 

Il servizio richiederà circa mezza giornata, e salvo casi particolari, sarà in bianco e nero, per  scelta stilistica. Le foto non saranno in alcun modo volgari, e saranno studiate insieme a te.  Tutte le spese per la realizzazione del servizio saranno a carico mio (il servizio è completamente gratuito). A fine lavoro sarà dato un DVD con tutte le foto del servizio, e circa 20 stampe in formato 20x30 cm del servizio, su carta fotografica professionale, o volendo qualche stampa in formato gigante.


Non sono un professionista della fotografia, lavoro in un altro settore. Scatto solo perchè mi piace farlo. Non cerco quindi top model, ma soprattutto ragazze a cui piace l'idea di posare, e che amano il mio modo di fotografare. 

Per avere altre informazioni in merito, scrivi all'indirizzo di posta:
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