IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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IL BINARIO MORTO

Post n°79 pubblicato il 28 Ottobre 2010 da il_ramo_rubato
 


Sono rimasto solo io. E' il mio turno. Stende davanti a me le sue tre carte, la zingara. Intanto i miei amici, dietro, ridono divertiti. Sono loro che mi hanno messo davanti a questa pagliacciata. E io accetto il mio teatrino con tutta la serietà del caso. Dopo aver mescolato a lungo, dispone le carte sul tavolo.
Il mondo. L'innamorato. La morte.
Che buffonata, penso dentro di me. Ora sentiamo le grandi ovvietà che mi legge negli occhi. Come ha fatto prima con i miei amici. Ma invece no. Non dice praticamente nulla. Mi  gela il sangue nella asciuttezza con cui mi parla. Perfino i miei amici smettono di ridere. Dice solamente: "E' già prossimo il letto che dividerai con una donna. E stavolta sarà guerra."Poi sta zitta, la strega. Eppure con i miei amici aveva parlato tanto. Rompo io, il silenzio, allora. Se li dovrà guadagnare meglio i suoi cinque euro, questa imbrogliona.
"In che senso, zingara, sarà una guerra?"

In silenzio ci accompagna tutti alla porta, senza rispondere alla mia domanda. Senza chiedermi nemmeno un euro. Chiudendo la porta mormora una frase latina che non mi è affatto sconosciuta.
.

"Ibis redibis non, morieris in bello" 

.

Non lo guardo negli occhi, tuo marito. Ma lo avverto dall'altra parte della strada, mentre esce dall'albergo. Non commetto imprudenze. Guardo altrove, mentre mi passa accanto. Mentre, senza accorgersene, mi sfiora. C'è in me qualcosa di consapevolmente folle nella fredda lucidità con cui gestisco situazioni come queste. Mi mandi un messaggio. "Aspetta ancora un po'. Ti prego. Non mi sento tranquilla, oggi".
Tu invece sei l'opposto di me. Ti senti di morire dentro. Lo so. Pensi che forse sia meglio non vedersi. Che stiamo osando davvero troppo. Che oggi non dovremmo proprio. Ma io ormai ti conosco. So chi sei. Non è quello che realmente ti aspetti da me. Non è questo ciò che mi chiede disperatamente la profondità del tuo ventre. Perchè sta proprio nel tremore delle tue gambe, amica mia, la miglior benzina per tutto il fuoco che possiedi subito sopra ad esse. Perchè è solo nel domare le tue paure ataviche che il tuo corpo mi sa regalare tutto il suo miele.

Si nutrono visceralmente di follia, i nostri incontri d'amore. Perchè, ogni volta che ci troviamo, le nostre dita premono sul grilletto di una roulette russa. Perchè, ogni volta che ci rincontriamo, è una corsa bendata su un campo minato. Perchè solo l'urgenza del desiderio e la sua pressante necessità sanno distoglierci dalla naturale paura di un'incombente catastrofe. E' il nostro modo di amarci, questo: esserci perennemente sconosciuti. Dividere letti, preservativi ed estasi, invece di parenti, bollette e bucati. Solo così ci salviamo dal degrado della convivenza. Dall'abbrutimento di ogni sensata ragionevolezza. Dal decadimento delle emozioni primordiali. 
Si. L'esserci così sconosciuti è il nostro unico modo di conoscerci. Di rincontrarci. Di perpetrare nel tempo il delirio di una follia duale che solo a noi due vuole appartenere. Così il nostro fare l'amore prende sempre la bruciante intensità di una prima volta. E, assieme, la forza struggente dell'ultima.

Sono sveglio dalle quattro di questa mattina, per raggiungerti. Entro. Avanzo per le scale, nell' inesplorato hotel di questa sconosciuta città. Intanto tuo marito va al suo appuntamento. Il suo impegno di lavoro ci ha regalato alcune ore d'amore. Si. E' vero. Scommettiamo il tutto sul nulla. Ma io te l'ho sempre detto, bambina mia. Ascoltami. E' la paura che uccide, e non il pericolo. Vanno solo affrontati come forti discese in bicicletta, i nostri incontri. Senza indugi. Senza timori. Con l'efficace delirio dell'incoscienza. Con tutta la sana irresponsabilità che possiamo contenere in gola. Perchè se ascolti la paura, a cento chilometri all'ora, e freni all'improvviso, finisci per consumare sull'asfalto la carne e poi le ossa. Perchè se il volo sul precipizio non lo fai con tutta la rincorsa che hai nelle gambe, se non salti con tutto lo slancio temerario e spericolato che possiedi, se ti avvicini pavidamente e guardi in basso prima di staccare, ti attende inesorabilmente il fondo del baratro.
Si. La miglior risposta al vero pericolo non sta mai nella prudenza. Nella ragione. Passa piuttosto attraverso l'istinto, attraverso l'adrenalina. Attraverso l'audacia. Eppure tu, questa ovvietà, non la imparerai mai.

Non c'è la reception, alle sette di mattina. Batto un codice e si apre la porta su un corridoio. Mi sistemo su un divano. Guardo assurdi quadri sull'assurda tappezzeria di questo albergo. E mentre ti aspetto, faccio i conti con me stesso.
E' sicuramente un violento, tuo marito. Un uomo visceralmente geloso. Un Possessivo. Ma assolutamente non è uno stupido. Trova di certo riflesso nei tuoi occhi, tutto il bene che faccio al tuo corpo. Capisce, ma non vede. Annusa, ma non tocca. Sospetta, ma non ha prove per uscire allo scoperto. Coltiva silenziosa e sanguigna rabbia, nell'attesa del giorno della resa dei conti. Tutti e due lo sappiamo. Tutti e due abbiamo deciso di non parlarne.

Passa almeno un quarto d'ora di totale silenzio prima che tu mi dia, a modo tuo, il via libera. Apri la porta e sei chinata, mentre la testa sbuca, come quella di una tartaruga dal guscio. Sorrido, sospettando il perchè di questa tua buffa posizione: mi stai già aspettando senza mutande. Adoro queste piccole cose, amica mia. Sono questi piccoli dettagli che nella mia mente ti rendono veramente unica. Ti guardi in giro. Poi mi chiami dentro. Ti bacio e ti mordo, mentre sei ancora in piedi. Circospetta. Spaventata, e al tempo stesso magnificamente eccitata.

E' fatto di penombra il nostro universo, peccaminoso eppure così sacro. Segreto, eppure così sterminato. Fragile, eppure così totalizzante. Non saprebbe la luce disegnare così bene le tue forme.  Non saprebbe la normalità regalarti tanta adrenalina. Ti accarezzo tra le natiche, mentre ti bacio. Scavo in mezze ad esse, con le dita. E' il mio modo di salutarti. Brutale e sanguigno. E poi proseguo nell'invasione con la mia mano, per saggiare quanta voglia hai di me. Molta, ti dico mentre gemi. Si, davvero molta.

Guardo il letto, mentre ti ci conduco dolcemente. Le lenzuola sfatte, dove da tre giorni dormi con tuo marito. E mi sento per un attimo un ladro. L'Attila invasore che al suo passaggio distrugge un mondo non suo. Un profanatore di templi. Ma tu sconfini dentro di me. Nella tua assenza invadi ogni ora la mia ragione e la mia fantasia. Nella tua presenza invece cresci a dismisura nella mia follia, fino anche a disgregare le verità delle mie regole pregresse. I capisaldi universali faticosamente conquistati negli anni, che nell'irragionevolezza dell'ombra, cercano la verità del sole. Tu sei per me l'attimo che vuol improvvisarsi in eternità. Tu sei l'alba dentro il mio imbrunire. Il principio e mai la fine di ogni mia contraddizione.Ti disponi in attesa, sul tuo altare sacrificale fatto di cuscini e di lenzuola . Non mi guardi, mentre mi spoglio. Mi dai le schiena, mentre ti muovi come al rallentatore. E' una danza tribale d'amore quella che esegui immobile. E' un rito magico con cui sai stregare ogni volta la mia anima.

Corrono quasi immobili sul tuo seno. Pattinano sul tuo ventre. Poi ti prendono di peso. Ti trascinano. Le mie mani sanno bene quanto ami essere spostata e disposta sul letto. Lo fanno con la leggerezza con cui si sposta una bambola. Ti afferranno per le braccia, mentre su di esse alterno teneri baci, e strazianti morsi. Ti accarezzano il viso, mentre ci guardiamo negli occhi. C'è tutta l'irresponsabilità che amo in te, in quel sorriso.  Aprono un varco tra le tue gambe. Scivolano come verità assolute nei tuoi orefizi infuocati. Ti tengono bloccati i polsi sopra alla testa, mentre irrompo dentro di te con tutta la fame che ho di te. Ti seguono, nel tuo ondeggiare. Ti controllano. Ti marcano stretto. Ti amano. Ti fanno mia. Assieme al mio corpo. Assieme alla mia anima.

Bacio con dolcezza la schiena, mordicchio le tue natiche. Mi gusto tutto il profumo che il tuo corpo ha acquisito nel più intimo contatto col mio. Ma tu sei altrove, con le mente. Guardi il cellulare, di tanto in tanto, sul comodino. Mi fermo. Ti chiedo se aspetti una telefonata. Tu sorridi incerta e mi dici di no. Rimani in silenzio per un attimo. Poi aggiungi con sguardo colpevole che prima avevi paura, e per sicurezza avevi mandato un messaggio a tuo marito, per sapere se era arrivato alla riunione. Mi dici che ancora non ti ha risposto. Mi vedi sobbalzare dal letto. Non vanno chieste mai certe conferme, amica mia, perchè insospettiscono più di una confessione. E' meglio che vada. Ho un brutto presentimento. Svelta. Aiutami a radunare le mie cose. Ci resta poco tempo. Ma forse ce la possiamo ancora fare. Forse non è ancora troppo tardi. Forse la mia è solo una stupida paranoia.

E invece no. Il mio istinto sente bene, questa volta. Due spari subito distruggono la maniglia della porta. Lui è stato dietro tutto il tempo. Ad ascoltare. A capire. A riempirsi di lucido odio, come una spugna nell'acqua.
Ha atteso il momento per mesi. Non aspettava altro che una prova, tuo marito, per vedere con gli occhi ciò che già sentiva nel sangue. E tu, senza volere, con quel messaggio gliel'hai data su un piatto d'argento.
E' guerra nei suoi occhi. Aveva ragione, la megera. E' guerra. Dentro di me, lo sentivo che oggi qualcosa sarebbe davvero cambiato. Ma un uomo deve scegliere la sua guerra giusta. Per essa deve essere pronto anche ad immolarsi, da buon soldato. Non si diserta mai, una battaglia come la tua. Si onora fino in fondo, anche quando può costarci tutto.

Ha le tempie piene di vene gonfie e pulsanti. E' rosso come i pensieri che gli scorrono dentro. Il suo respiro è tanto accelerato da sfiorare l'ansimo, mentre ci insulta ed inveisce contro di te. Non potremo combattere la sua disperazione, amica mia. La furia animale con cui ci sta urlando il suo odio al mondo. E' il nostro vicolo cieco, questo. Un binario morto a cui le nostre rotaie si devono adeguare.
Ti guardo, mentre lui, ora silenzioso, ci punta addosso la pistola. Difendi il corpo istintivamente con il lenzuolo. La tua bocca trema, i tuoi occhi piangono. Il tuo naso cola, quasi volesse piangere con loro. Buffo. Non avevo mai visto colarti il naso. Ti prendo la mano. So per istinto che non ci resta molto. E so quanto tu ora hai bisogno di me. E' gelata. Ti scaldo con la mia. E penso quanto dannatamente io non riesca a provare paura nemmeno in una situazione come questa. E' davvero una maledizione. Intanto tuo marito con solenne rabbia  sta pronunciando, sconnessamente, la nostra sentenza di morte.

Passa un'eternità, tra il rumore degli spari e l'istante in cui arrivano nei nostri corpi. Tutto il tempo necessario per rivivere in mille fotografie quello che c'è stato tra noi, in questi mesi. Tutto il tempo necessario per capire che li vali tutti i proiettili che mi sfonderanno il cuore. Tutto il tempo necessario a trasformare la stretta delle nostre mani  nel nostro più grande, disperato ed ultimo, gesto di complicità.  
Non so dove andremo, bambina mia. E non mi spaventa ignorarlo. Perchè ovunque possa essere questo luogo, ne sono certo, là saprò trovarti di nuovo.
Aspettami.

. 

Il racconto di fantasia, ispirato ad una storia vera, è stato scritto nell'ottobre del 2010. La foto dal titolo "Binario morto" è stata scattata nel dicembre del 2007 e rielaborata in questi giorni.
La frase in latino è la celebre espressione ambigua, che le sibille usavano per predire ai soldati romani la loro sopravvivenza in guerra.
Al tempo stesso, spostando un po' la virgola, può essere tradotta come "andrai, morirai in guerra, non tornerai a casa" e "andrai, non morirai in guerra, tornerai a casa."

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 

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Le foto che trovi in questo blog sono tutte miei lavori. Se ti interessa posare per le mie foto, contattami. Le modelle che vedete in queste foto non sono professioniste, e io stesso non lavoro come fotografo. Amo fotografare chi ama essere fotografata. 

Il servizio richiederà circa mezza giornata, e salvo casi particolari, sarà in bianco e nero, per  scelta stilistica. Le foto non saranno in alcun modo volgari, e saranno studiate insieme a te.  Tutte le spese per la realizzazione del servizio saranno a carico mio (il servizio è completamente gratuito). A fine lavoro sarà dato un DVD con tutte le foto del servizio, e circa 20 stampe in formato 20x30 cm del servizio, su carta fotografica professionale, o volendo qualche stampa in formato gigante.


Non sono un professionista della fotografia, lavoro in un altro settore. Scatto solo perchè mi piace farlo. Non cerco quindi top model, ma soprattutto ragazze a cui piace l'idea di posare, e che amano il mio modo di fotografare. 

Per avere altre informazioni in merito, scrivi all'indirizzo di posta:
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