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IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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UN NUOVO BLOG

Post n°83 pubblicato il 24 Maggio 2013 da il_ramo_rubato

Sto trasferendo i racconti migliori, assieme a nuove mie foto e racconti inediti, qui:

http://www.ilramorubato.com/

Metti "mi piace" su questa pagina per seguire gli aggiornamenti:

https://www.facebook.com/ilramorubatoblog?fref=ts

 

 
 
 

LADRI DI GIORNI

Post n°82 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da il_ramo_rubato

"...Siamo ladri di giorni. Esploratori di abissi.
Disertori dell'ovvio. Costruiamo sulle sabbie mobili.
E nella penombra cannibali, l'un con l'altra ci imbocchiamo.
Ruba con me il giorno più prezioso. Rubalo senza farti vedere.
E poi nascondilo circospetta nel fondo del cuore.
Accudiscilo in te sino alla fine dei tuoi respiri."

(da un racconto de Il Demone dell'Amore, di prossima pubblicazione)

 
 
 

CARTA BIANCA

Post n°81 pubblicato il 16 Gennaio 2011 da il_ramo_rubato
 

Carta Bianca

Rubami. Adorami. Sarò il tuo Dio. Captami. Distruggimi. Sarò la tua follia.

Avrei potuto domandare il tuo stesso corpo, in questo strano scambio. La tua dignità. Gli abissi della tua vergogna. La tua anima ai piedi, solo per il vano piacere di calpestarla. Tu probabilmente avresti accolto tutte queste mie richieste, senza opporre resistenza alcuna. Mi hai dato carta bianca, amica mia. “Qualunque cosa”, mi hai detto. Perché desideri questo piccolo oggetto ad ogni costo. E ora fa’ solo ciò che ti ho detto. E’ facile. Abbi fiducia in me. Presto sarà tuo…

Rubami. Inseguimi. Sfuggimi. Eccitami. Cercami. Donati a me.

Ti guardo dal soppalco del secondo piano, dove non puoi vedermi. Hai un passo incerto e titubante, mentre entri e ti guardi intorno. Non sai se sono qui, ma mi stai cercando. Sei spaventata, e al tempo stesso profondamente eccitata. Non importava quanto enorme fosse la posta, sapevo con certezza assoluta che tu comunque avresti accettato la mia sfida. Ed è per questo motivo che tu meriti questo libro, mia folle ammiratrice. Perché possiedi inquietudine e coraggio. Voglia di varcar confini, e irragionevolezza. Spregiudicatezza e sensibilità. Un pericoloso abbinamento di virtù che oggi non ti salverà certo dal mio inferno.

Rubami. Respirami. Inebriami. Avvolgimi con la tua lingua. Con la tua paura.

Nessuna commessa potrà dar risposte alla tua ricerca. Nessun computer contiene la sua collocazione. E tu lo sai. Qui ci muoviamo fuori da tutti gli schemi. Qui ci muoviamo dove non ci sono regole. Cammini, rossa nel viso, nel dedalo di copertine colorate, alla ricerca del mio libro. Cammino con te, senza farmi vedere, silenziosa ed invisibile ombra. Non mi hai mai visto in volto: è facile il mio gioco, in mezzo a così tante persone. Ti aggiri per scaffali di autori eterni, mille volte più grandi di me. Per chilometri di cultura e di immondizia. Nella libreria più grande di Bologna. Proprio davanti alle torri. Cercami, amica mia. Scovami. Risolvi la mia caccia al tesoro tra gli scaffali. Dovrai capir tu dove. Dovrai capir tu come. Dovrai capir tu, alla fine di tutto , soprattutto il perché…

Rubami. Baciami. Mordimi. Offrimi la tua carne come prossimo pasto.

Hanno eleganza, i tuoi gesti. Mostrano determinazione, pur nell’incertezza. Come se una parte di te, fosse fermamente motivata a vincere sé stessa. E io le darò una mano. Guardi ad uno ad uno, quasi vergognandoti, tutti i romanzi erotici. Ti guardi alle spalle, mentre lo fai. Ma io non sono certo lì. E comunque ti sbagli. Non scrivo eros, mia giovane ammiratrice. Non eccito le menti, al più le travio. Mostro loro nuove strade. Io scrivo inferno, tormento, dannazione. Ma molto prima di queste cose scrivo complicità. Cerca altrove. La libreria è grande, eppure così pochi sono i posti in cui potrei averlo messo. Segui la tua fantasia. In fondo è semplice...

Rubami. Vivimi. Stupiscimi. Sconvolgimi. E infine poi uccidimi. Senza pietà.

Capto ogni tuo pensiero. Ogni tua emozione. Penso alle parole che ci siamo detti. Penso a tutto il tuo desiderio di dar vita alla tua più intima voce. Di lasciarti andare, finalmente. Di vivere in libertà l’amore. La mia antenna impazzisce nell’intensità di queste tue frequenze. Entusiasmo, e al tempo stesso timore. Intima gioia e delirio. Tormento e uno smisurato desiderio di proibito. La prima copia. Si, proprio così. Sarà tua. Deglutisci. La bozza de “Il Demone dell’amore”. Molti mesi prima che chiunque altro possa leggerlo. Molti mesi prima che gli altri lo amino, tu lo potrai amare. Fino ad aprile tutti dovranno attendere i tempi editoriali. Tu no. Sorrido, mentre osservo la tua caccia al tesoro tra gli scaffali. Ti senti di nuovo bambina, in questo nostro gioco. Divertita, nel mio nascondino, e al tempo stesso inquieta. Come se in questa ricerca fossi la preda, e non la cacciatrice. E’ il mio mondo, questo. Benvenuta amica mia, nel mio labirinto di follia. Lontano dalla ragione sta la mia bellezza. Oltre la prudenza. Oltre il pudore. Oltre i più battuti sentieri. Cammini. E io non riesco a staccare gli occhi dal tuo magnifico sedere. La voglia di toccarlo mi sta mordendo lo stomaco.

Rubami. Turbami. Acclamami. Adorami in ginocchio. Invocami. Fammi godere di te.

Amo i tuoi contrasti, amica mia. I tuoi combattimenti interiori. La bambina fragile che sta dietro a tante tue scelte, la accarezzerò. La guiderò. Le donerò tutto  il mio Demone dell’amore. Il folle scambio che ti ho proposto ora ti sta divertendo. L’emozione la senti venir su dallo stomaco. Mi cerchi ora per lettera tra i romanzi. Scuoto la testa con disappunto. Prima provi sotto la lettere “I”. Poi sotto la lettera “R”. E io mi chiedo, divertito, se Ramo sia il nome, e Rubato il cognome, o viceversa. No. Cerca ancora. Cercalo altrove. Trovalo. Presto sarà tuo. E allora ti darò ali che cerchi, se vorrai volare.

Rubami. Cercami. Scoprimi. Vendimi l’anima. Viaggiami dentro di te
 
Stai andando nel reparto giusto. Finalmente hai capito. Non era così difficile. Cerchi sotto i libri delle poesie di Neruda. E finalmente mi trovi. Lo prendi in mano. Lo annusi. Lo baci, felice come una bambina davanti al suo nuovo gioco. Lo stringi al petto e chiudi gli occhi. E’ quasi tuo. Ora però ricorda il nostro patto. E rispetta le mie regole.

Rubami. Ascoltami. Assecondami. Pagami. Dammi ora tutto ciò che ti ho chiesto.

“Se vuoi la bozza del Demone dell’amore, mia folle ammiratrice, non voglio il tuo corpo. Non voglio nemmeno le tue labbra. Dovrai solo fare qualcosa di molto coraggioso. Ti porterò oltre la tua morale. Dovrai andare contro te stessa. Contro tutto quello che ti hanno insegnato. Contro la brava bambina che ti hanno detto sempre di essere. Troverai la bozza del “Demone dell’Amore” alla Feltrinelli, già questo sabato pomeriggio. Non farti vedere. Mettilo nella borsa. Ed esci senza pagarlo. Stai tranquilla. L’ho messo io, e non suonerà l’allarme quando uscirai.”

Rubami. Rubami. Rubami. Rubami. Rubami.

Ti tremano le mani. Le senti ghiacciate. Non ci scorre più il sangue. Ti porti in un angolo lontano. Dove non ci sono telecamere. Sei tesissima. Ti senti una ladra. Non hai mai rubato nemmeno uno spillo, in vita tua. E’ la tua paura più grande, essere scoperta mentre rubi qualcosa. Sei una brava ragazza. Si. E ciò che ti voglio mostrare, sta oltre l’essere una brava ragazza. Seguimi. Vinciti. Supera le tue paure. Io non ti chiedo altro.
Ti metti dietro ad un uomo alto, per coprirti meglio. Ma sei tesa come una corda. Inciampi e quasi gli finisci addosso. Ti aiuta ad alzarti, mentre ti scusi. Ma intanto, mentre eri a terra, hai velocemente infilato il libro nella borsetta. E ora ti senti più sollevata. La prima cosa è fatta. Ora viene la più difficile. La prova del fuoco.
Respiri profondamente. E ti dirigi all’uscita della libreria.

Rubami. Percorrimi. Superami. Oltrepassami. Ascoltami in tutta la paura che hai.

Fai piccoli passi terrorizzata, avvicinandoti al controllo sonoro. Stringi i pugni scaramanticamente. Ti ho detto di fidarti di me, amica mia. Il libro non farà suonare l’allarme. L’ho messo io stesso. Procedi. Vincinti. Sfidati. Cammini con gli occhi chiusi. E quando passi, esplode come un tuono il segnale dell’allarme. Apri gli occhi, il segnale sta lampeggiando. Il tempo sembra che si sia fermato.
Tutti ti guardano. I commessi ti dicono di aspettare un attimo. Di non preoccuparti. Probabilmente è una sciocchezza. Tu pensi al libro dentro alla borsetta e ti senti una morsa sulla stomaco. Ti sembra di sprofondare.

Rubami. Odiami. Insultami. Picchiami. Schiaffeggiami. Desiderami morto.

Ti fanno passare un paio di volte, e sempre suona l’allarme. Chiamano l’addetta alla sicurezza. Ti fanno aprire la borsa. Dove c’è anche il libro.
Ti viene da piangere. Ti stai vergognando come non ti era mai successo. Ma non è il libro che ha fatto scattare l’allarme. Non ha neppure il codice a barre, amica mia. Perché ti avrei dovuto mentire?
“Qualcuno deve averle fatto uno scherzo, dice la commessa. Le hanno attaccato un’etichetta di un altro libro sotto la gonna.” Ride. “Guardi. Proprio sul suo sedere!  C’è pure un biglietto scritto a mano.”
Leggi il biglietto. Non credi a ciò che c’è scritto. Spalanchi gli occhi, incredula. Le tue mani si raggelano alla lettura di quelle parole. Si, amica mia. Qualche secondo fa, ti ho aiutato a rialzarti. Piacere. Ero io. Le tue gambe iniziano a tremare. Sorrido, invisibile e già lontano. Ora a te la scelta, mia coraggiosa ammiratrice. Ma non hai molto tempo per decidere. Hai quindici minuti. Non un solo minuto di più.

Rubami. Evitami. Sfuggimi. Scappami. Ora corri lontano più veloce che puoi.

Ti osservo, dalla finestra, mentre pensi a ciò che ti ho scritto nel biglietto. Nel tuo combattimento interiore. Nella tua guerra tra ragione e desiderio. Scuoti la testa, come a dire no. “Non posso. Non voglio. Non devo.” E ti allontani di passo veloce. Fuggi. Mentre io, invece, vado a prepararmi. So già che presto ci rivedremo. So chi sei. So che ci sarai. Non mancherai all’appuntamento

Rubami. Vivimi. Stupiscimi. Sconvolgimi. E infine poi uccidimi. Senza pietà.

Ed eccoti qui, amica mia. Da quando hai aperto la porta, non ci siamo ancora scambiati una parola. Rimani immobile da più di un minuto sulla porta, senza dire nulla. Mi studi. Mi aspetti. Ci fissiamo negli occhi, senza batter ciglio.
Ti sorrido. E subito hai capito cosa voglio da te. Non ti aspettavi proprio di vedermi. Sei sconvolta. Eppure così tanto lo desideravi, questo momento... Abbasso le luci. Ti metto le mani sulle spalle. E’ musica per me il tuo respiro convulso mentre ti spoglio nella penombra. Nuda. Meravigliosamente nuda. Completamente nuda. Nelle mani di un perfetto sconosciuto. L’hai sempre sognato. Appoggio una mano sul tuo seno e ti ascolto. Sorrido.  Il cuore ti sta proprio scoppiando nel petto. Respiri col naso, profondamente. Non ti sembra vero di essere qui. Mi hai chiesto se le faccio davvero, quello cose che scrivo sul mio blog. Questa è la mia risposta. Le labbra ti vibrano mute, in un silenzioso balbettio. Ti bacio sul collo. Lentamente. Ti accarezzo i capelli. Ti rassicuro. Senza alcuna fretta. Hai i nervi a fior di pelle. Il fuoco che ti dilania il ventre. Lasciati andare, amica mia. Fai fare tutto a me. Chiudi gli occhi e vieni con me. “Tu devi essere pazzo!” Balbetti sottovoce. E io non ti rispondo: hai perfettamente ragione. Lo sono. Ora però segui i miei passi. Segui la mia follia. Ti guido sul letto. Sul comodino vicino al libro, c’è ancora l’invito che ti sei trovata sotto la gonna.

“Ti aspetto all’albergo davanti alla libreria. Camera 12, primo piano. Tra 15 minuti. Non parlarmi. Odio i convenevoli“

Rubami. Accoglimi. Toccami. Respirami. Godimi. Ma stai attenta a me.

Muovo le mani sul tuo corpo. Ti faccio venire dolcemente la pelle d’oca. Scivolo con le dita, per tutto il tuo ventre. Scivolo lento, fino ad annegare nella tua umidità. Gemi. Impazzisci. Ti stai sentendo dolcemente morire. Prendo i tuoi polsi. Li porto dietro alla schiena. Senza che tu le possa vedere, ti faccio sentire due corde, con le mani. Scuoti la testa. Hai un sussulto. Dici “no”, ridendo. E fai un passo avanti. Io sto fermo. Zitto. Ti aspetto. Ti do il tempo per decidere. Ti do il tempo per capire. E quando torno, mi fai trovare tu stessa i polsi. Li lego dietro alla schiena. Con dolcezza. Con fermezza. Ti accarezzo si seni. Ti do un bacio sulle labbra. Ti rassicuro. E tu mi porgi tutta te stessa come a dire. “fai di me tutto quello che vuoi”.

Rubami. Accoglimi. Contienimi. Venerami. Fatti riempire di tutto me stesso.

Ti metto in ginocchio, con le gambe aperte sul letto. Ti accarezzo. Ti afferro da dietro. Tenendoti la testa per i capelli. Quando entro in te, fai un urlo di stupore. Mordi il cuscino. Per non gridare di piacere. Gemi. Respiri. Gemi. Respiri. Gemi. Respiri. Liberi nell’aria preghiere convulse di piacere. E io combatto con te, alleato e nemico, questa dolce battaglia. Balla con me, questo tango all’inferno, amica mia. Sono musica diabolica i rumori del letto. Sono canti di demoni le nostra urla straziate. Sono braci impazzite le luci che si muovono su e giù, assieme al nostro movimento. Sono tutti i gironi infernali, quelli che ti senti esplodere dentro. E sono gocce di fuoco, infine, il mio piacere sulla tua pelle. Ti bacio sulla bocca. A lungo. In profondità. E poi mi stacco da te.

Rubami. Volami. Esplodimi. Amami. Respirami in tutta la mia follia.

Ti guardo negli occhi, mentre ti slego i polsi. Mi guardi, con gli occhi pieni di silenziosa follia. Giaci ancora lontana, nell’estasi assurda di un piacere proibito.  Devi ancora realizzare di essere stata tu, a vivere ciò che hai vissuto. Ti è sembrato tutto un folle sogno. Eppure così vivo. Eppure così lacerante. Eppure così infinitamente vicino a te stessa. Non hai avuto il tempo di capire, e tutto sta già finendo. Tra pochi minuti io sarò via. E non mi vedrai mai più. Mentre mi rivesto rimani sul letto. Nuda. Prendi in mano “il Demone dell’amore”. In silenzio cominci a sfogliarlo. Scorri veloci le pagine. Leggi i titoli di tutti i racconti. E infine ti fermi alle ultime pagine del libro, dubbiosa. Curiosa. Si intitolano “CARTA BIANCA”. Sono alcuni fogli completamente vuoti. Non c’è scritta nemmeno una parola. Li esamini perplessa. Mi guardi per un attimo e ti chiedi silenziosamente il perché.
Sorrido. E senza dirti più nemmeno una parola, esco dalla camera.

Rubami. Dimenticami. Annullami. Cancellami. Ma portami, per sempre, dentro di te.

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Il Racconto "CARTA BIANCA", ultimo della raccolta "IL DEMONE DELL'AMORE" è stato scritto nel gennaio 2011. La fotografia, dal titolo "CARTA BIANCA" è stata scattata nel gennaio 2011.

PER PRENOTARE UNA DELLE 100 COPIE DI "IL DEMONE DELL'AMORE" MANDAMI UNA MAIL AL MIO INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA:
il_ramo_rubato@libero.it

 
 
 

L'AMANTE PERFETTA

Post n°80 pubblicato il 01 Gennaio 2011 da il_ramo_rubato
 

"Dentro di me sento dilatarsi un abisso.
E' il mio cuore. Profondo come il vuoto,
come il cratere di un vulcano ardente.
Un mostro gemente che non sarà mai sazio,
Arde fino al sangue, e la sua sete è inestinguibile.
Io solo dentro il tuo petto voglio annientarmi.
perchè su di esso troverò  il fresco di un sepolcro."

(libero adattamento di un brano di Baudelaire - "Donne dannate")

 

 

Oggi ho baciato una donna completamente sconosciuta, amica mia. Si, Oggi. Subito dopo la cerimonia, pochi minuti dopo che ero passato a trovarti.
Non ho saputo resisterle. Lei si nascondeva . Piangeva in silenzio su una panchina, per strada, chissà per quale motivo. L'ho vista quasi per caso, in una zona poco accessibile del parco. Da subito mi volevo fermare. Le volevo parlare. Le volevo chiedere il motivo del suo dolore. Volevo accertarmi che stesse bene e darle conforto. Ma poi dalla mia bocca non è riuscita alcuna parola. Mi sono avvicinato. L'ho presa di forza, tra le mie braccia. Mi sono opposto con decisione ad ogni sua resistenza. E soprattutto al suo stupore. Poi, nonostante scalciasse e spingesse, l'ho baciata di forza di nuovo. Profondamente. Energicamente. Impulsivamente. E poi me ne sono andato via. Così come sono venuto. Senza nemmeno salutarla. Ti rendi conto di quello che ho fatto? A volte credo di essere un pazzo furioso. Una mente distorta. Ma poi lo sai. Si, tu lo sai meglio di chiun-que altro al mondo. Io ho un debole, da sempre, per le lacrime delle donne.


Proprio mentre toccavo il fondo della mia vita, mi hai baciata. Non so sei un diavolo del paradiso, oppure un angelo dell'inferno. Ma di certo qualche maledizione in corpo la devi pur possedere. Perchè in te ho sentito scorrere magia pura. Con un solo bacio hai strappato via dal mio petto  tutta la mia tristezza. Non volevo lasciarmi andare a questo pensiero. No. Ho lottato con me stessa, per non dare ragioni a quello che mi hai fatto. Ho subito violenza. E tu non mi conosci. Non sai quanto io sia razionale. Non sai quanto io sia fragile. Quanto io combatta ogni giorno contro me stessa, anche per le più piccole scemenze. Volevo odiarti, quasi come se mi avessi stuprata. Volevo portarti rancore, per l’equilibrio già fragile che hai calpestato. Ma poi non ce l'ho fatta a resistere. Ho pensato solo a te, tutto il giorno. E mi è passata ogni malinconia. Come se ora un pezzo della mia anima fosse tuo. Come se da questo periodo così orrendo della mia vita d'improvviso si fosse aperta una porta di primavera. Mi trascini nel buon umore, con questi pensieri. Ti rivedrò mai più? I tuoi occhiali scuri. Quella strana rosa nel taschino. (che se ne fa poi, un uomo, di una rosa nel taschino della giacca?) E quel vestito scuro da mafioso. Rido. Si. Devi essere proprio un gangster. O magari uno spietato serial killer...


L'ho ritrovata sempre lì, amica mia. Anche oggi. Sempre allo stesso orario. Sempre sulla stessa panchina. E non era certo un caso. Stavolta però lei aveva un maltrattenuto sorriso sulle labbra. Mi guardava con la coda dell’occhio. Non voleva mostrare che mi stava aspettando. Non voleva farmi vedere quello che sentiva dentro. Quando mi sono avvicinato è rimasta completamente zitta, e si è posta interrogativa. Come se volesse mettere un muro. Come se volesse delle giustificazioni per i baci che ieri le avevo strappato. Le ho sorriso. La sua era solo una maschera. Lei era contenta di rivedermi. Io dentro di me, non chiedermi come, sapevo già che lei mi stava aspettando lì. E' una specie di sesto senso che possiedo per natura. Leggo da sempre nel cuore delle donne con cui entro a contatto. E riesco anche a giocare con le loro menti. Si. Non ridere. E' vero. Riesco ad entrarvi dentro. A plasmarle. A dare loro la forma delle mie fantasie. E' successo anche con te. Te lo confesso. Dalla prima volta che ti ho baciata, io sapevo tutto di te. E tu mi sembravi una bambina.


Quanto è inutile schermarti le emozioni con la forza della ragione. Devo essere un libro aperto. Fatico a tenerti lo sguardo. I tuoi occhi sono calamite. E’ come se mi leggessi dentro. Ti guardo, mentre bevi il tuo bicchiere di vino. Non so davvero chi mi trovo davanti. Non so davvero cosa vuoi da me. Mi dici. "Solo un bicchiere, amica mia. Ti voglio lucida.". Sorridi. Ma in realtà giochi con la mia mente. Stai trascinandomi verso di te. Ma ancora non mi conosci bene. Non è affatto facile, mio sconosciuto amico, entrare in me. Io sono una persona estremamente razionale. So tenere le cose al proprio posto. So creare le giuste distanze. Ho imparato a diffidare da chi mi attrae troppo. Ma quanto mi fai sentire a diretto contatto con me stessa! Quanto ogni tua parola sa essere mistero, e assieme rivelazione. Non te lo voglio far capire, ma starei qui a parlare con te per sempre. Il tempo sta volando, e la tua mente è così abile, nel distogliermi da ogni mio dolore. Da ogni mia piccolezza.  Mi prendi la mano, alzandoti. Mi dici di seguirti. Mi dici che vuoi mostrarmi alcune cose a casa tua. E io non ci casco affatto. So cosa vuoi da me. Ma non sai con chi hai a che fare. Non sai quanto io abbia bisogno di tempo. Non sai quanto io posso tenerti a distanza da me. Anche se mi piaci. Anche se mi fai stare così bene. Ho bisogno dei miei tempi. Rispettali.

 
Lo descrivono sempre così tortuoso, il sentiero della follia, amica mia. In realtà è così lineare. Così meravigliosamente diretto. Collega alla realtà la nostra ultima e più viva natura.  Mi sto incontrando da qualche giorno con quella donna di cui ti avevo parlato. Si. Quella della panchina. Non farmi credere di essere gelosa di lei. Tanto mi conosci. Sai che il rapporto tra me e te, comunque, per sempre rimarrà unico. Ma questa donna è veramente scoperta, per me. La nostra intesa va oltre ogni limite immaginabile. Per ogni dito che lei mi offre, io so che nasconde almeno un braccio. E io voglio tutto. Non mi accontento mai. E’ questo il segreto del successo, in ogni campo. Ma soprattutto nell’arte della seduzione. Il voler andare oltre. Il non sedersi mai. Non puoi pretendere di ottenere, se non sei capace di chiedere. Ogni giorno che passo con lei mi dà qualcosa. E lei può darmi veramente tutto. Accarezzo la sua meravigliosa voglia di distruzione. La considero un cantiere aperto. Voglio costruire dalle sue macerie, torri di Babele per arrivare fino in cielo. Voglio fare di lei l'amante perfetta.


E' diventato un folle gioco d'azzardo il nostro incontrarci. Ossessivo ed entusiasta. Irrimediabilmente votato alla perdita. Un punto di non ritorno nella strada verso la dissoluzione. Condito di paure e di irragionevolezza. Mi scopi come se fossi la più lurida puttana di questo pianeta. Di forza. Senza rispetto alcuno. Senza grazia. Mi sbatti su un tavolo, di prepotenza. E io subito divento la tua carne da macello. Senza più pudore. Senza più barriere. Sto cadendo nel baratro dei tuoi sensi. Per la prima volta in vita mia, sto conoscendo la forza del delirio. Ho paura di me. Ha l'intensità di un pugno nello stomaco, ogni volta che mi entri dentro.
Tra le gambe hai una spada. Le tue unghie son coltelli. E i tuoi denti punte infuocate di metallo. Ma quanto mi piace tutto quello che sai fare al mio corpo. Quanto mi piace quando mi leghi e mi lasci per ore, appesa ad una parete. Stai a guardarmi in silenzio come se fossi un quadro. Un oggetto. Quando ti va mi prendi. Mi sbatti come ti pare e piace. Quando non ti va, ti neghi. Scompari per giorni. E allora aumenti ancora di più il mio desiderio. A dismisura. Si. Non vi è cosa alcuna che ti possa negare. Quanto so lasciarmi andare con te. Mi porti a far cose che fino a poco tempo fa mi avrebbero fatto sentire sporca, anche solo a pensarle. Accarezzi una sete di distruzione che non immaginavo di possedere. Si. Te lo confesso. Non sapevo di poter dare tanto ad un uomo. Più di quello che voglio. Più di quello che ho. Cosa mi stai facendo? Dove mi stai portando? Con quali ali diaboliche mi stai facendo volare così in alto? Io diventerò pazza. Completamente pazza. Perchè tu ogni giorno ti diverti a coltivare il sempre più rigoglioso orto della mia follia. Stai estirpando l'erbaccia parassita della ragione, fino all'ultima pianticella. Tu sei la resurrezione dei miei sensi. Tu sei il mio trampolino per l'inferno.


Mi meraviglia e mi stupisce ogni incontro con lei, amica mia. E’ una donna straordinaria che forse ancora non conosceva la parte migliore di sé. Mi emoziona. Mi fa sentire importante, nel suo modo assoluto e incondizionato di adorarmi. Nella sua infinita capacità di assecondare le mie piccole fantasie. Nella totalità con cui è riuscita a ribaltare tutte le sue convinzioni, in così poche settimane. La trovo ricettiva, nel suo modo di essermi complice. Amo sentire nel sangue che farebbe ogni cosa, per me. Che là dove un tempo dominava la fredda ragione, ora imperi il delirio dionisiaco. La follia. Amo pensare che, nel suo amarmi, non c’è cosa che non farebbe per me.


Ti cerco ovunque. Non mi appartengono più altri pensieri, ormai. Perché non puoi non tornare. Tu sei l’aria che io respiro. Tu sei il ponte sul vuoto a cui appoggiano i miei piedi. Ti ho dato tutto, e sono contento di averlo fatto. Non mi appartengono più  altre certezze, al di fuori di quello che ho trovato in te. Continuo a telefonare al tuo numero. E non mi importa se la voce registrata mi dice ogni volta che il numero è stato disattivato. Ti chiamo ogni ora. Convinta che sia un semplice problema tecnico. Presto lo risolveranno. Non mi appartengono più altre sensazioni Non reagisco ad alcuno stimolo. Resta solo una speranza che non sa tacere. Sono qui., tesa con tutta la mia più intima natura ad aspettarti da dieci giorni ormai. Ti cerco in ogni uomo che passa nelle vicinanze di questa panchina. Vorrei piangere, come il giorno in cui mi hai incontrata. Ma ho già finito le lacrime stanotte sul cuscino. Guardo nel vuoto, lontano, e ti aspetto con tutta me stessa. L'unica cosa che non voglio è pensare che non tornerai. Voglio togliermi questa convinzione dalla testa. Voglio rimanere qui e pensare che sarai di nuovo qui.  Presto. E che tutto sarà come prima. A tanto amore corrisponde tanto dolore. Lo so. E siccome il mio amore  te lo meriti tutto, io sarò capace di aspettarti anche  fino al mio dissanguamento.


Non possiede più ragioni, l'amante perfetta, né alcuna verità perché sa vivere di sensazioni. Lei sola sa amare con tutto il suo corpo, perché  l'amante perfetta sa donarsi fino in fondo. Lei sola sa disporre sull' altare dell'amore il suo sangue e le sue lacrime. Lei sola può arrivare a strapparsi infine la sua vita stessa con le proprie mani ,fosse solo per attirare l' attenzione. Per dimostrare quanto è capace di fare per chi ama. Lei sola realmente può incarnare il fuoco. Perchè riesce a far così viva la propria distruzione da renderla un definitivo manifesto d'amore.


Sta venendo qui, amica mia. Si. Ti raggiunge di già. Anche il suo arrivo, come il tuo tanti anni fa, è accompagnato da una lunga fila di amici e parenti vestiti a lutto. E io piango, alla cerimonia, sotto i miei occhiali scuri. Piango di dolore vero, non fingo mai a me stesso. Rimango con lei fino all'ultimo, anche quando l'ultimo parente se ne è andato.Tra i tanti fiori che le hanno portato, rubo una rosa rossa. La metto all'occhiello. La metto sul cuore. E poi esco di qui. Così infinitamente triste, eppure così maledettamente appagato. Abbi cura di lei, amica mia. La lascio qui per sempre a parlare d'amore. Con te, che sei stata la prima, e con tutte le altre amanti che nella mia vita, a modo mio, ho saputo rendere perfette.

 

Il racconto, di fantasia, è stato scritto nel novembre 2010. La foto ha titolo "L'amante perfetta" ed è stata scattata nel'estate del 2009.

 
 
 

IL BINARIO MORTO

Post n°79 pubblicato il 28 Ottobre 2010 da il_ramo_rubato
 


Sono rimasto solo io. E' il mio turno. Stende davanti a me le sue tre carte, la zingara. Intanto i miei amici, dietro, ridono divertiti. Sono loro che mi hanno messo davanti a questa pagliacciata. E io accetto il mio teatrino con tutta la serietà del caso. Dopo aver mescolato a lungo, dispone le carte sul tavolo.
Il mondo. L'innamorato. La morte.
Che buffonata, penso dentro di me. Ora sentiamo le grandi ovvietà che mi legge negli occhi. Come ha fatto prima con i miei amici. Ma invece no. Non dice praticamente nulla. Mi  gela il sangue nella asciuttezza con cui mi parla. Perfino i miei amici smettono di ridere. Dice solamente: "E' già prossimo il letto che dividerai con una donna. E stavolta sarà guerra."Poi sta zitta, la strega. Eppure con i miei amici aveva parlato tanto. Rompo io, il silenzio, allora. Se li dovrà guadagnare meglio i suoi cinque euro, questa imbrogliona.
"In che senso, zingara, sarà una guerra?"

In silenzio ci accompagna tutti alla porta, senza rispondere alla mia domanda. Senza chiedermi nemmeno un euro. Chiudendo la porta mormora una frase latina che non mi è affatto sconosciuta.
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"Ibis redibis non, morieris in bello" 

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Non lo guardo negli occhi, tuo marito. Ma lo avverto dall'altra parte della strada, mentre esce dall'albergo. Non commetto imprudenze. Guardo altrove, mentre mi passa accanto. Mentre, senza accorgersene, mi sfiora. C'è in me qualcosa di consapevolmente folle nella fredda lucidità con cui gestisco situazioni come queste. Mi mandi un messaggio. "Aspetta ancora un po'. Ti prego. Non mi sento tranquilla, oggi".
Tu invece sei l'opposto di me. Ti senti di morire dentro. Lo so. Pensi che forse sia meglio non vedersi. Che stiamo osando davvero troppo. Che oggi non dovremmo proprio. Ma io ormai ti conosco. So chi sei. Non è quello che realmente ti aspetti da me. Non è questo ciò che mi chiede disperatamente la profondità del tuo ventre. Perchè sta proprio nel tremore delle tue gambe, amica mia, la miglior benzina per tutto il fuoco che possiedi subito sopra ad esse. Perchè è solo nel domare le tue paure ataviche che il tuo corpo mi sa regalare tutto il suo miele.

Si nutrono visceralmente di follia, i nostri incontri d'amore. Perchè, ogni volta che ci troviamo, le nostre dita premono sul grilletto di una roulette russa. Perchè, ogni volta che ci rincontriamo, è una corsa bendata su un campo minato. Perchè solo l'urgenza del desiderio e la sua pressante necessità sanno distoglierci dalla naturale paura di un'incombente catastrofe. E' il nostro modo di amarci, questo: esserci perennemente sconosciuti. Dividere letti, preservativi ed estasi, invece di parenti, bollette e bucati. Solo così ci salviamo dal degrado della convivenza. Dall'abbrutimento di ogni sensata ragionevolezza. Dal decadimento delle emozioni primordiali. 
Si. L'esserci così sconosciuti è il nostro unico modo di conoscerci. Di rincontrarci. Di perpetrare nel tempo il delirio di una follia duale che solo a noi due vuole appartenere. Così il nostro fare l'amore prende sempre la bruciante intensità di una prima volta. E, assieme, la forza struggente dell'ultima.

Sono sveglio dalle quattro di questa mattina, per raggiungerti. Entro. Avanzo per le scale, nell' inesplorato hotel di questa sconosciuta città. Intanto tuo marito va al suo appuntamento. Il suo impegno di lavoro ci ha regalato alcune ore d'amore. Si. E' vero. Scommettiamo il tutto sul nulla. Ma io te l'ho sempre detto, bambina mia. Ascoltami. E' la paura che uccide, e non il pericolo. Vanno solo affrontati come forti discese in bicicletta, i nostri incontri. Senza indugi. Senza timori. Con l'efficace delirio dell'incoscienza. Con tutta la sana irresponsabilità che possiamo contenere in gola. Perchè se ascolti la paura, a cento chilometri all'ora, e freni all'improvviso, finisci per consumare sull'asfalto la carne e poi le ossa. Perchè se il volo sul precipizio non lo fai con tutta la rincorsa che hai nelle gambe, se non salti con tutto lo slancio temerario e spericolato che possiedi, se ti avvicini pavidamente e guardi in basso prima di staccare, ti attende inesorabilmente il fondo del baratro.
Si. La miglior risposta al vero pericolo non sta mai nella prudenza. Nella ragione. Passa piuttosto attraverso l'istinto, attraverso l'adrenalina. Attraverso l'audacia. Eppure tu, questa ovvietà, non la imparerai mai.

Non c'è la reception, alle sette di mattina. Batto un codice e si apre la porta su un corridoio. Mi sistemo su un divano. Guardo assurdi quadri sull'assurda tappezzeria di questo albergo. E mentre ti aspetto, faccio i conti con me stesso.
E' sicuramente un violento, tuo marito. Un uomo visceralmente geloso. Un Possessivo. Ma assolutamente non è uno stupido. Trova di certo riflesso nei tuoi occhi, tutto il bene che faccio al tuo corpo. Capisce, ma non vede. Annusa, ma non tocca. Sospetta, ma non ha prove per uscire allo scoperto. Coltiva silenziosa e sanguigna rabbia, nell'attesa del giorno della resa dei conti. Tutti e due lo sappiamo. Tutti e due abbiamo deciso di non parlarne.

Passa almeno un quarto d'ora di totale silenzio prima che tu mi dia, a modo tuo, il via libera. Apri la porta e sei chinata, mentre la testa sbuca, come quella di una tartaruga dal guscio. Sorrido, sospettando il perchè di questa tua buffa posizione: mi stai già aspettando senza mutande. Adoro queste piccole cose, amica mia. Sono questi piccoli dettagli che nella mia mente ti rendono veramente unica. Ti guardi in giro. Poi mi chiami dentro. Ti bacio e ti mordo, mentre sei ancora in piedi. Circospetta. Spaventata, e al tempo stesso magnificamente eccitata.

E' fatto di penombra il nostro universo, peccaminoso eppure così sacro. Segreto, eppure così sterminato. Fragile, eppure così totalizzante. Non saprebbe la luce disegnare così bene le tue forme.  Non saprebbe la normalità regalarti tanta adrenalina. Ti accarezzo tra le natiche, mentre ti bacio. Scavo in mezze ad esse, con le dita. E' il mio modo di salutarti. Brutale e sanguigno. E poi proseguo nell'invasione con la mia mano, per saggiare quanta voglia hai di me. Molta, ti dico mentre gemi. Si, davvero molta.

Guardo il letto, mentre ti ci conduco dolcemente. Le lenzuola sfatte, dove da tre giorni dormi con tuo marito. E mi sento per un attimo un ladro. L'Attila invasore che al suo passaggio distrugge un mondo non suo. Un profanatore di templi. Ma tu sconfini dentro di me. Nella tua assenza invadi ogni ora la mia ragione e la mia fantasia. Nella tua presenza invece cresci a dismisura nella mia follia, fino anche a disgregare le verità delle mie regole pregresse. I capisaldi universali faticosamente conquistati negli anni, che nell'irragionevolezza dell'ombra, cercano la verità del sole. Tu sei per me l'attimo che vuol improvvisarsi in eternità. Tu sei l'alba dentro il mio imbrunire. Il principio e mai la fine di ogni mia contraddizione.Ti disponi in attesa, sul tuo altare sacrificale fatto di cuscini e di lenzuola . Non mi guardi, mentre mi spoglio. Mi dai le schiena, mentre ti muovi come al rallentatore. E' una danza tribale d'amore quella che esegui immobile. E' un rito magico con cui sai stregare ogni volta la mia anima.

Corrono quasi immobili sul tuo seno. Pattinano sul tuo ventre. Poi ti prendono di peso. Ti trascinano. Le mie mani sanno bene quanto ami essere spostata e disposta sul letto. Lo fanno con la leggerezza con cui si sposta una bambola. Ti afferranno per le braccia, mentre su di esse alterno teneri baci, e strazianti morsi. Ti accarezzano il viso, mentre ci guardiamo negli occhi. C'è tutta l'irresponsabilità che amo in te, in quel sorriso.  Aprono un varco tra le tue gambe. Scivolano come verità assolute nei tuoi orefizi infuocati. Ti tengono bloccati i polsi sopra alla testa, mentre irrompo dentro di te con tutta la fame che ho di te. Ti seguono, nel tuo ondeggiare. Ti controllano. Ti marcano stretto. Ti amano. Ti fanno mia. Assieme al mio corpo. Assieme alla mia anima.

Bacio con dolcezza la schiena, mordicchio le tue natiche. Mi gusto tutto il profumo che il tuo corpo ha acquisito nel più intimo contatto col mio. Ma tu sei altrove, con le mente. Guardi il cellulare, di tanto in tanto, sul comodino. Mi fermo. Ti chiedo se aspetti una telefonata. Tu sorridi incerta e mi dici di no. Rimani in silenzio per un attimo. Poi aggiungi con sguardo colpevole che prima avevi paura, e per sicurezza avevi mandato un messaggio a tuo marito, per sapere se era arrivato alla riunione. Mi dici che ancora non ti ha risposto. Mi vedi sobbalzare dal letto. Non vanno chieste mai certe conferme, amica mia, perchè insospettiscono più di una confessione. E' meglio che vada. Ho un brutto presentimento. Svelta. Aiutami a radunare le mie cose. Ci resta poco tempo. Ma forse ce la possiamo ancora fare. Forse non è ancora troppo tardi. Forse la mia è solo una stupida paranoia.

E invece no. Il mio istinto sente bene, questa volta. Due spari subito distruggono la maniglia della porta. Lui è stato dietro tutto il tempo. Ad ascoltare. A capire. A riempirsi di lucido odio, come una spugna nell'acqua.
Ha atteso il momento per mesi. Non aspettava altro che una prova, tuo marito, per vedere con gli occhi ciò che già sentiva nel sangue. E tu, senza volere, con quel messaggio gliel'hai data su un piatto d'argento.
E' guerra nei suoi occhi. Aveva ragione, la megera. E' guerra. Dentro di me, lo sentivo che oggi qualcosa sarebbe davvero cambiato. Ma un uomo deve scegliere la sua guerra giusta. Per essa deve essere pronto anche ad immolarsi, da buon soldato. Non si diserta mai, una battaglia come la tua. Si onora fino in fondo, anche quando può costarci tutto.

Ha le tempie piene di vene gonfie e pulsanti. E' rosso come i pensieri che gli scorrono dentro. Il suo respiro è tanto accelerato da sfiorare l'ansimo, mentre ci insulta ed inveisce contro di te. Non potremo combattere la sua disperazione, amica mia. La furia animale con cui ci sta urlando il suo odio al mondo. E' il nostro vicolo cieco, questo. Un binario morto a cui le nostre rotaie si devono adeguare.
Ti guardo, mentre lui, ora silenzioso, ci punta addosso la pistola. Difendi il corpo istintivamente con il lenzuolo. La tua bocca trema, i tuoi occhi piangono. Il tuo naso cola, quasi volesse piangere con loro. Buffo. Non avevo mai visto colarti il naso. Ti prendo la mano. So per istinto che non ci resta molto. E so quanto tu ora hai bisogno di me. E' gelata. Ti scaldo con la mia. E penso quanto dannatamente io non riesca a provare paura nemmeno in una situazione come questa. E' davvero una maledizione. Intanto tuo marito con solenne rabbia  sta pronunciando, sconnessamente, la nostra sentenza di morte.

Passa un'eternità, tra il rumore degli spari e l'istante in cui arrivano nei nostri corpi. Tutto il tempo necessario per rivivere in mille fotografie quello che c'è stato tra noi, in questi mesi. Tutto il tempo necessario per capire che li vali tutti i proiettili che mi sfonderanno il cuore. Tutto il tempo necessario a trasformare la stretta delle nostre mani  nel nostro più grande, disperato ed ultimo, gesto di complicità.  
Non so dove andremo, bambina mia. E non mi spaventa ignorarlo. Perchè ovunque possa essere questo luogo, ne sono certo, là saprò trovarti di nuovo.
Aspettami.

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Il racconto di fantasia, ispirato ad una storia vera, è stato scritto nell'ottobre del 2010. La foto dal titolo "Binario morto" è stata scattata nel dicembre del 2007 e rielaborata in questi giorni.
La frase in latino è la celebre espressione ambigua, che le sibille usavano per predire ai soldati romani la loro sopravvivenza in guerra.
Al tempo stesso, spostando un po' la virgola, può essere tradotta come "andrai, morirai in guerra, non tornerai a casa" e "andrai, non morirai in guerra, tornerai a casa."

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 

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Le foto che trovi in questo blog sono tutte miei lavori. Se ti interessa posare per le mie foto, contattami. Le modelle che vedete in queste foto non sono professioniste, e io stesso non lavoro come fotografo. Amo fotografare chi ama essere fotografata. 

Il servizio richiederà circa mezza giornata, e salvo casi particolari, sarà in bianco e nero, per  scelta stilistica. Le foto non saranno in alcun modo volgari, e saranno studiate insieme a te.  Tutte le spese per la realizzazione del servizio saranno a carico mio (il servizio è completamente gratuito). A fine lavoro sarà dato un DVD con tutte le foto del servizio, e circa 20 stampe in formato 20x30 cm del servizio, su carta fotografica professionale, o volendo qualche stampa in formato gigante.


Non sono un professionista della fotografia, lavoro in un altro settore. Scatto solo perchè mi piace farlo. Non cerco quindi top model, ma soprattutto ragazze a cui piace l'idea di posare, e che amano il mio modo di fotografare. 

Per avere altre informazioni in merito, scrivi all'indirizzo di posta:
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