IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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FRUTTO D’AMORE

Post n°94 pubblicato il 09 Gennaio 2015 da il_ramo_rubato
 

La sposa segreta

 

"Hanno un compito importante le streghe.
Di crescere maschi liberi, finalmente circolari e non quadrati.
Tu saresti la madre perfetta."


12 maggio 2023 – Madrid


E' lastricata di segni quasi impercettibili la strada della vita. Minuscole pietre che affiorano dalla terra. Piccoli particolari in grado di rendere unico e riconoscibile un tragitto. Semplici conferme che non ci stiamo solamente perdendo dentro ad un labirinto. Il destino ama tessere ragnatele invisibili,che nascondono geometrie perfette nella loro disordinata complessità. Si diverte ad intersecare le strade più lontane, e ad annodare  a suo piacimento esistenze per poi farle disperdere. E magari a farle rincontrare quando più non sembrava possibile.

Ma quel destino che un tempo ci ha uniti nella follia, ora ci tiene separati ad una distanza veramente incolmabile. Tanto che se oggi tu solo mi vedessi qui, se solo sospettassi il motivo per cui sono tornato a Madrid dopo tanti anni, ne sono certo, mi riempiresti di schiaffi.



22 novembre 2010 (tredici anni prima) - Madrid

E’ una camera ad ore dell’albergo più malfamato di Madrid, la sede prescelta per la nostra festa d’amore. Qui dove si sono posseduti, nell’ombra, migliaia di amanti di ogni età, razza e credo. Qui dove i muri, se sapessero parlare, racconterebbero le storie più turpi ed incredibili di tutta la città. Qui dove nessuno potrà mai sospettare cosa abbiamo deciso di fare.

Ti muovi goffamente, per evitare che il velo che ti avvolge si sfili. Non porti nulla sotto. Lo intravedo nei miei desideri. Sorridi emozionata, come al tuo primo matrimonio, sotto la maschera di carnevale che indossi. Ti avvicini a me con solennità, e sfili la mia: da oggi in poi niente maschere  tra noi, mia illegittima sposa. Da oggi in poi i nostri destini sono legati per sempre.

Ti bacio. Che la folle cerimonia abbia inizio…

Arrivo mezz’ora prima dell’ultima campanella. Il giardino della scuola è vuoto. E io aspetto. Cammino impaziente intorno all’edificio. Rivivo le settimane che abbiamo vissuto insieme, tanti anni fa. Mi torni in mente nel primo giorno in cui ci siamo conosciuti.

Ti avevo preso per una pazza, quando mi avevi detto,  seria, che eri una strega. Che dentro di te sentivi di essere stata bruciata viva, mille anni fa, in un’altra vita. Sorrido guardando per terra. Ma qualcosa di magico in te scorreva davvero in quei giorni. E io la percepivo tutto, questo incantesimo, mentre mi stavi sottraevi l’anima e la ragione.

Il cortile della scuola si è riempito di genitori. Le mamme confabulano sorridenti tra loro, probabilmente sui loro figli. Io invece sono teso come una corda al limite dello snervamento. Ho lo stomaco in subbuglio. E il respiro affannoso. 

Suona la campanella. E spazza via ogni mia residua tranquillità. Il mio cuore inizia ad accelerare senza sosta. Tra poco sarà l’ora della verità, dopo tredici anni di dubbio.


"Come fosse comuni non portino mai i nomi, le fedi degli amanti clandestini. Ma si riempiano di voci. Di promesse. Di attese e di combattimenti. Di un'eternità maledetta fatta di lontananza e di dolore. E della magia del potersi ritrovare. Un giorno. Forse.“

Ti guardo negli occhi ,mentre leggo con seriosa gravosità questa che abbiamo chiamato blasfemamente la "maledizione degli anelli". Vali ogni litro di sangue della pozza in cui un giorno affogherò, mia promessa strega. Ogni chilo di viscere che mi sentirò vomitare talvolta, per il dolore della tua assenza.  
Vali ogni fiamma dell'inferno a
cui sto condannando la mia carne, con questo rito. Da domani, per sempre.
Davanti a noi stessi, e a nessun altro, io ti sposo.
Ti guardo negli occhi, senza indugi né ripensamento alcuno, mentre ti infilo l’anello, e ti dico “per sempre”.  Ti muovi dolcemente, davanti a me. E inizi con eleganza a toglierti il velo. Non hai bouquet, mia sposa. Né riso sui capelli. Giaci nuda ed ubriaca di desiderio sul letto. Senza l'ombra di un pelo, il tuo sesso fa luce nella penombra. Ridi felice, mentre senti le mie mani che ti invadono ovunque. Ti amo. Si, ti amo davvero. Nella nostra follia duale. A dispetto delle nostre vite. A dispetto di mia moglie. A dispetto di tuo marito. A dispetto del figlio che anche in questi giorni cercate, alla luce del sole. Ti amo così come sei. Esattamente. Sappilo. Nella molteplicità di anime che solo una strega può possedere. Ti amo perchè non riuscirò mai ad averti fino in fondo, e per questo mi rimarrai sempre strada. Ma adesso baciami, strega. Baciami. Ancora baciami. Celebriamo il nostro matrimonio d'ombra, nella cattedrale sconsacrata di questa camera ad ore. Con riti di carne e di fuoco. Di graffi e di morsi. Riempiamoci di promesse eterne che non manterremo mai. Diciamo solo tra noi e noi quelle parole che comunque nessun prete potrebbe mai pronunciare e che forse nessun Dio sarebbe disposto ad ascoltare...


Cerco Ana, in mezzo agli altri ragazzi che rumoreggiano all’uscita nel cortile della scuola. Negli anni più volte l'ho vista, nelle foto che mi hai mandato. Sono i figli che scelgono i genitori, diceva una volta una pazza. E quella bambina non ha scelto me. E’ in tutto e per tutto simile a tuo marito. Ma ora che siamo così lontani, ora che non possiamo più vederci, lei comunque è tutto quello che mi rimane di te. Ed è solo per lei che ho fatto mille chilometri di aereo.
 "Mia figlia non è affare che ti riguarda. Perchè continui a chiedermi tanto di lei?"
Forse hai ragione tu, mia strega. Eppure, dentro di me, sentivo di dover tornare qui. Lo stesso. A cercare risposte che eppure non hanno domande.


 Ascolta le mie mani, ora. Ascolta quello che ho nell'anima. Inginocchiati sul letto e apri le gambe. Mi assecondi e ti metti a quattro zampe, come ti dispongo io. Gioco sul tuo sesso con le mie dita fino ad  inumidirti. E poi ti bacio lentamente. Fin quanto non germogli di calore. Gemi. Ma non sta cercando il tuo piacere. Non adesso. Smorzi il tuo verso d'amore tutto d'un tratto, quando senti freddo all'improvviso. Tremi e non guardi. Con una pezza bagnata e gelata strofino il tuo sesso. Fai un verso. “Che stai facendo?!”
“E' un rito di fertilità”, ti dico. “Ogni strega lo deve subire, il giorno delle sue nozze illegittime. “ Tu non mi guardi. Ridi. Mi rispondi che sono completamente pazzo. 
Ridi. Di lucida ebbrezza. Di felicità disperata.
“Metti qualcosa su” mi dici seria subito dopo. 
“Altro che rito di fertilità. Che poi lo senti tu, mio marito.”

Non so se è amore o follia. Ma io non ascolto il tuo buon senso.  Ma non si può consumare qualcosa di così intenso come un matrimonio con un preservativo. E’ un sacrilegio. Senza dirti nulla, entro senza alcuna protezione. Gemi e ti divincoli amabilmente, mentre ti prendo dalle spalle.
A mezza via tra il dolore e l’estasi, il tuo disperato canto d’amore riempie la stanza. Chiama a te il mio desiderio. Accogli il mio seme nelle tue profondità, mia sposa. Fa che esso si impossessi di te. Lasciati sedurre dalla sue ipnotiche ragioni. Lascia che esso scorra e si spanda nelle tue umidità. Stringo forte i tuoi seni, mentre  i nostri piaceri esplodendo si mescolano, come fiamme in mezzo ad altre fiamme.


Non vi è nulla di mio in lei. Nei suoi movimenti. Nella sua allegria. Nel suo portamento. Guardo Ana mentre ride con le amiche, nel cortile della scuola. E' come se fosse una perfetta estranea. Hai sempre avuto ragione tu. E mi chiedo perchè sono dovuto venire qui. Mi chiedo il perchè di questa follia. Ana non è sicuramente mia figlia.
Si alzano schiamazzi, dall'altra parte del cortile. La vedo di improvviso animarsi e chiamare a gran voce. Lascia le amiche, senza dir niente a loro. E corre verso una rissa. Due bulletti stanno malmenando un ragazzino.

"Sebastian. Sebastian". Urla tua figlia. “Lasciatelo stare!”E si fa spazio tra gli altri, per andargli vicino.


E' la prima sera senza di te, mia sposa. La prima di un'infinità che morde il cuore. Non è stato un caso, il lavoro che mi ha tenuto a Madrid in questi settimane. Era scritto nei nostri destini, ancor prima che noi ci conoscessimo.
 Di tanto in tanto oggi indosso il tuo anello, e sento dentro di me l'abisso di una distanza incolmabile. Penso al mio seme che ho lasciato dentro di te. Mi piace coltivare la flebile illusione che tu possa darmi un figlio. Anche se lo dovrò tenere a distanza. Anche se non gli potrò mai parlare. Si. Lo so. E’ un discorso assurdo ed egoista. E per altro è così improbabile. Non eri nei giorni a rischio. Ma tu sappi questo. Se avrai un figlio, e se sarà maschio, (perchè da me e da te, potrebbe venire solo un maschio. Lo sento), se il giorno della sua nascita peserà più di quattro chili (la mia razza non sta mai sotto...), se sarà il migliore, se porterà dentro di sé la somma delle nostre maledizioni, se avrà fin dal giorno della sua nascita negli occhi il marchio del fuoco. Allora sappilo. E' mio.  Perchè a volte certo desiderio può più dei calendari. E sappi che io, per un attimo, quel figlio l’ho desiderato davvero.


Giace a terra, Sebastian. Con il labbro rotto, sporco di sangue. Con lo sguardo fiero di non aver ceduto di un millimetro al sopruso dei compagni. Con il valore del silenzio cucito sulle labbra, mentre il professore arrabbiato li separa e declama punizioni esemplari per tutti. La bambina, tua figlia, lo sta
difendendo, all'arrivo dei genitori.

"Non è stato mio cugino. Sono stati loro. Sono stati loro".

Intanto arriva la sorella di tuo marito. Sebastian sta zitto. E si rialza. Si sistema un ciondolo che nel cadere gli è uscito dalla maglietta. E quando lo vedo mi si ferma il cuore. Perchè in un attimo tutto mi è chiaro come non lo è mai stato.

“Perchè mi hai mentito, mia strega, in tutti questi anni? Non è Ana, mia Figlia. E' Sebastian”

Sebastian indossa una collanina, a cui è legato un anello d'argento. Un serpente che si morde la coda. L'anello che avevo fatto fare per il nostro matrimonio. Lo stesso maledetto anello che oggi porto al dito io. Sebastian ha al collo la tua fede dell’infedeltà Per un attimo mi sento precipitare in un vuoto incolmabile, lungo tredici anni.

" Pesa poco più di due chili. Ed è femmina. Le abbiamo dato il nome "Ana". E forse ora potrai metterti il cuore in pace, una volta per tutte: perchè lei, già si vede bene, è tutta mio marito.”


Lo guardo negli occhi, sorpreso. Con gli occhi che straripano. Col cuore che si sta scardinando per l'emozione. "Sebastian". Sebastian è il suo nome. Ana era solo tua nipote. Tu mi hai sempre mentito. E' uguale a te in tutto e per tutto. Lui non può essere che tuo figlio. Ha il tuo marchio. Il suo sangue. Il tuo temperamento sempre deciso nelle grandi battaglie, quanto incerto nelle piccolezze. Sebastian. Il figlio che negli anni hai voluto proteggere da me, nascondendolo dietro alle foto di una cugina nata negli stessi giorni. Si rialza in piedi aiutato da un compagno. Sgomito tra i ragazzi che si sono accalcati per vedere la scena. Provo ad avvicinarmi. Quanto lo sento vicino a me, da subito. Sento il mio cuore che impazza dall’emozione. Non posso crederci. Lo guardo negli occhi. Lo voglio chiamare a me. Gli voglio parlare. L’ho aspettato per anni questo momento, a dispetto di quello che mi hai sempre raccontato. So che è un errore gravissimo. Ma io devo abbracciarlo. Non mi importa quello che penserai di me, mia sposa. Sento che lo devo fare. A tutti i costi. E’ più forte della mia ragione.


 "Cosa pensi che sarà di noi, dopo il mio rientro in Italia, mia promessa?
"Non lo so. E forse non mi importa neppure. Noi siamo fuoco e forse hai ragione quando temi che bruceremo la terra vicina a noi, perché quella e' la nostra natura. Ma nei prossimi mesi in poi cambierà molto la mia vita. Voglio mettere la testa a posto. Sento dentro di me, che è ora di pensare ad un figlio, con mio marito...”


Lo so che non vorresti che io gli parlassi, per paura di rovinare tutta la sua vita, amica mia. Che non dovrei nemmeno essere venuto qui. Che avrei dovuto rispettare le tue richieste.  Ma tu non puoi più nulla, ora. E’ giusto che sia io, ora, a scegliere per lui. Mentre Sebastian passa vicino, mi blocco. Provo a muovere il piede e lo sento di pietra. Provo a parlare. Ad aprir bocca. Ma non ce la faccio. Come per magia, nessun muscolo del mio corpo si muove. Nonostante mi stia sforzando con tutta l’energia che ho in corpo, non mi muovo di un solo millimetro. Che mi succede? Sono completamente paralizzato. Il mio corpo è diventato rigido come un tronco di legno. Guardo Sebastian che si allontana, come in un film.


“…Un giorno, tra molti anni, ci ritroveremo, chi lo sa. E' una libertà vertiginosa, pura, dolorosa, e nostra. E' la nostra libertà di unirci con voti eterni e dirci addio nello stesso istante. E' un paradosso potente che ci rispecchia perfettamente."


E' oggi quel giorno di cui parlavi qualche giorno prima della nostra unione. Perchè oggi ti sento qui, mia illegittima sposa, dentro di me, come allora. Sei tu che mi stai bloccando. Tu ci sei ancora. Perché se non può bastare un rogo a strappare la vita di una strega, figuriamoci un banale incidente di strada.
No. Io non ho mai creduto che tu fossi realmente morta, quel maledetto venerdi di due anni fa, assieme a tuo marito. Tu oggi sei qui, di nuovo vicino a me.



“Che l'esserci sconosciuti, sia per sempre il nostro modo di conoscerci, mio sposo. Di rincontrarci. Di perpetrare nel tempo il delirio di una follia duale che solo a noi può appartenere. Che i nostri misteri si confondano tra di loro, regalandoci nel caos immane l'eternità della scoperta.”


E’ salito in macchina, tuo figlio. La zia lo porta a casa con sé, assieme ad Ana. Lo guardo, con la coda dell'occhio, mentre la macchina scompare all’orizzonte della strada. E allora, solo allora, mi torno a muovere. Mentre un groppo in gola, a mezza via tra il dolore e la felicità, mi strappa una lacrima. Piango. Con una forza d’anima che avevo dimenticato di possedere. Forse non potrò mai sapere, se è davvero figlio mio, Sebastian, o di tuo marito. E forse non era destino che io lo incontrassi. Ma ora so che lo stai crescendo nella libertà di animo che ti avevo chiesto. Che il tuo compito di madre lo fai ancora nel migliore dei modi, ogni giorno della sua vita. E che gli starai vicino. Quanto aveva ragione quella vecchia pazza, mia strega. Sono senz'altro i figli che scelgono i genitori. Lui ha fatto una scelta precisa, che tu hai capito fin da subito. Sebastian non ha scelto me, e nemmeno tuo marito.

Ha scelto te. Solo te. Per sempre.

 

 

Il racconto, di fantasia, l'ho scritto un paio di anni fa, ispirato da una meravigliosa musa, a cui devo anche alcuni frasi del testo.  La foto è stata scattata nel 2010, e ha titolo "La sposa segreta".

 
 
 

DAVANTI ALLO SPECCHIO

Post n°92 pubblicato il 12 Novembre 2014 da il_ramo_rubato


"Gli specchi di metallo
infiniti li vedo, elementari
esecutori d'un antico patto,
moltiplicare il mondo come l'atto
generativo, veglianti e fatali."
(J.L.Borges)


Cammini nuda per strada, lungo via Toledo.  Migliaia di persone ti scorrono accanto, ma nessuno pare accorgersi di ciò. Nessuno vede. Nessuno comprende. Nessuno immagina. Nessuno sa. Nessuno tranne me. Perché in questo istante, mentre cammini, sei come ti vedo solo io. Nuda. Senza alcun vestito. Senza nessuna maschera. Senza alcuna ipocrisia. Proprio come quando ti guardi allo specchio di camera tua. 

Non ti senti affatto sicura di ciò che stai per fare. Ti appare tutto una follia più grande di te. Vorresti fermarti. Lo so perfettamente. Vorresti tornare a casa. Puoi farlo se vuoi. Vorresti abbattere questo tormento che ti opprime. Ma invece verrai a me. Una parte di te è irremovibile. Farai fino in fondo tutto ciò che ci siamo detti. E questo combattimento interiore è solo un rito di preparazione al nostro incontro . Fa parte della strada che hai già deciso di intraprendere. Tu oggi non sei qui per incontrare me.  Cerchi piuttosto qualcosa che abita da sempre dentro di te, e che ora,
attraverso di me, desidera uscire.

Cammini nuda per strada, e mi cerchi con gli occhi tra la gente. Timorosa. Curiosa. Famelica. Le tue amiche ignorano cosa ti stia passando per la mente. Se loro sapessero ti frenerebbero. Direbbero che sei pazza. Ma nessuno sa nulla, e nessuno lo verrà a sapere. Ti pare di vedermi in lontananza, tra la folla. Sono un'ombra imponente. Ma non sai se sono io. Tremi. Speri. Ti maledici. Fremi in un combattimento di opposti.

Desideri da tempo vivere un'esperienza come questa, e nulla ti fermerà. Ma ti destabilizza la forza con cui ne sei attratta: sai quanto una parte di te sa essere distruttiva, e io solo ad essa mi rivolgo. Io la accarezzerò. Io la farò fiorire. Senza riguardi la libererò dalla tua carne per farne la mia compagna di giochi. Sei densa di vita, di emozioni, di desiderio, di paure vive che come una corda ti trascinano verso il mio baratro. Non ti saresti mai immaginata così. Prende vita la te stessa più autentica. Quella per la quale hai deciso di metterti completamente in discussione. Quella che accetta
anche il rischio di bruciarsi, nel desiderio irrefrenabile di un viaggio verso se stessa.

Mi hai confessato che da settimane rimani per ore a contemplarti senza vestiti davanti allo specchio.  Da quando ci sentiamo stai riscoprendo il tuo corpo come mai l'avevi immaginato. Con occhi nuovi lo ammiri appena fuori dalla doccia. Lo accarezzi dolcemente. Lo sorvoli con le mani in leggerezza. E intanto ti ammiri davanti allo specchio, estasiata. Non riesci a distogliere gli occhi dalla perfezione del tuo corpo. Sfiori il tuo seno in una sorta di trance. Poi lasci camminare i polpastrelli leggeri sul tuo ventre. Allora ti siedi sul letto, metti la mano tra le cosce. E mentre sfreghi trattenendo il fiato, continui ossessiva a guardarti nello specchio. Straripi nelle tue fantasie. Voci impudenti e sconosciute prendono la mia voce. E oggi sei qui. Da me. Ugualmente nuda. Ti ho promesso che nella stanza in cui ci vedremo ci sarà uno specchio enorme in cui potrai osservarti assieme a me. Desidero guardare assieme a te cosa siamo capaci di fare.

Cammini nuda per strada e nessuno lo puo' vedere. Solo io ho occhi per farlo. Solo io posso sentirlo. Solo io. Ed ora sono proprio davanti a te. Ed ora soltanto mezzo metro ti separa da me e dall'inferno. Sollevi lo sguardo. Trabocca violenta un'onda nel tuo petto. Rimani muta. E' come se tu fossi stata fino ad oggi una bambina, e ora stessi per diventare grande. L'onda prepotente si infrange fino in gola. Le labbra rimangono incollate una all'altra. Mi hai riconosciuto. Senti nello stomaco, in un solo istante, tutta l'imprudenza di questo incontro. E' come una follia mordente che ti esplode in profondità.La strada per un attimo si è fatta d'improvviso deserta. La abitiamo solo noi due. Nessuno ti vede, tranne me. Traboccano di desiderio i tuoi occhi mentre sfiorano imiei nell'attimo di uno sguardo. Ma poi veloce passi oltre di me. Scompaio alle tue spalle. Sul cellulare senti arrivare un messaggio.

"Ora devi smarcarti dalle tue amiche."

Il modo in cui ci conosciamo affonda direttamente nel sangue. E' diretto, ancestrale, feroce. Aderisce al tuo desiderio mordente di trovare una nuova identità. E' qualcosa di affine ad un parto. Tu non vivi ancora, ma sai che io posso darti vita e libertà. Gioco con la tua curiosità e allo stesso tempo con le tue paure.  Evoco la parte più morbosa di te. La peccatrice. L'impura. La BoccadiRosa. Ascoltami. Nuda tra mille che nuda non ti possono vedere. Voglio mostrarti chi sei.

Le tue dita, veloci e precipitose, mi rispondono con un messaggio.
"Stiamo andando a H & M. Ci vediamo al secondo piano?" Leggo. Sorrido. Non rispondo. Non vedi, ma sai. Le nostre menti sono una cosa sola.

Ho il doppio dei tuoi anni. Non ti trovi coi tuoi coetanei. Ti domandi perché devono essere sempre così infantili. Non ti senti te stessa vicino a loro. Con me è diversa. Cerchi in me un rifugio. Cerchi in me un maestro d'amore. Cerchi in me un corruttore.

Appaio e scompaio tra la folla. Sfuggo. Svanisco. Mi rendo all'improvviso invisibile, e duecento metri avanti mi torni ad incontrare. E' quasi una magia. Cammini in mezzo a due amiche come se nulla fosse. Parallelamente alla realtà degli altri, giochiamo ad inseguirci e sfuggirci senza farci scoprire. I nostri occhi si incontrano, i nostri desideri l'uno all'altro si attorcigliano. Ci sfioriamo senza ancora toccarci, corpo ed anima. E poi di nuovo svanisco, inesorabile, come un fantasma. E' una frazione di secondo. Un batter di ciglia. Mi cerchi, tra la folla e non ci sono già  più. Mi senti ovunque nell'aria, forte come mai avevi sentito qualcuno. Mi respiri, se pure non mi vedi. Io porto il volto di tutti quelli che ti passano attorno. Io non porto nessun volto. Io porto soprattutto il volto di qualcosa che dimora dentro di te.

Entrate. Guardate vestiti. Ne tocchi uno appeso con le mani. Ma intanto con la coda degli occhi mi cerchi senza trovarmi più. Io sono dietro di te, invisibile. Mi avverti. Dici qualcosa alle tue amiche. Loro rimangono al piano terra, a veder vestiti.Tu prendi l'ascensore e io le scale.

Una mano ti sfiora la spalla e ti guida delicatamente verso un angolo appartato del negozio. Mi guardi come se fossi in attesa di un giudizio. Ti chiedo se hai paura, e se sei ancora convinta di quello che faremo. Me ne voglio accertare. Non ti voglio sulla coscienza. Tu dici che lo sei assolutamente. La tua sfrontata determinazione alle porte della follia ti rende ancora più bella. Sia tutto ciò che deve essere. Entrambi lo vogliamo. Mi chiedi sorridente se davvero c'è lo specchio enorme che ti ho promesso. Annuisco. E' il più grande che tu abbia mai visto. Amerai specchiartici. Ora devi far passare cinque minuti qui, poi saluta le tue amiche. Dì loro che devi andare via. Il mio albergo è a duecento metri da qui. Ti aspetterò in camera.

Cammini nuda per strada senza più amiche al tuo fianco. Cammini senza più ragione o verità. Cammini priva di maschere verso una nuova dimensione interiore.Da mesi sono il tuo diario. Il tuo confidente. Il tuo confessore. Ami leggermi per ore, anche nel cuore della notte. Le mie parole edificano ragnatele imponenti in cui ami rimanere invischiata. Portano profumo di peccato e di libertà. Da mesi sono il tuo corruttore. Il tuo mentore oscuro. Il Virgilio che ti mostra a distanza l'inferno in cui ti farà camminare. Ti senti protetta da me. Ti senti attratta dal killer che porto dentro. Il tuo stomaco è in
subbuglio. Ti senti quasi di svenire per l'emozione. Tutto ti pare così incerto e feroce. Da mesi sono il tuo tsunami. Il tuo deragliamento. Lo sconfinamento oltre te stessa. La voce della tua autodistruzione che desidera elevarsi fino in cielo.

Trovi la porta socchiusa. Entri lentamente nella camera. "E' permesso?". Le finestre sono quasi completamente abbassate. Io ti aspetto seduto su una poltrona. Rimani in piedi. Guardi senza parlare i miei occhi, nella penombra, tra l'attesa e la sfida. Rimango in silenzio e ti osservo. Nascondi la tua tensione dietro ad un educato sorriso di circostastanza. Il tuo petto è invaso di emozioni mai provate. Prendi aria. Espiri. Anche il battito del cuore ora è scandito dalla mia mente. Ti dico di spogliarti davanti a me. Nella mia voce c'è perentorietà, ma al tempo stesso dolcezza. Non puoi non obbedire a questo
richiamo.

Appoggi la borsa sul comodino. Poi, sempre guardandomi negli occhi, inizi a toglierti i vestiti. Uno dopo l'altro fino a rimanere completamente nuda. Non pensavi certo di poterlo fare di fronte ad uno sconosciuto. Eppure non provi nessun tipo di imbarazzo. Ti viene naturale come se da sempre davanti me tu fossi stata nuda. Sembri una statua vivente. Ti contemplo come un'opera d'arte. Ti guardi intorno con curiosità. Mi chiedi sorridente dove sia lo specchio enorme di cui ti avevo parlato. Alle pareti non vedi nessuno specchio. Mi alzo in piedi e ti faccio segno di star zitta con le dita. Avvicino la mano al tuo viso e chiudo dolcemente le palpebre. Un velo di seta ti sfiora le guance. Ti sto bendando. Non hai bisogno degli occhi per vedere chi sei, bambina mia. Ora ti mostro un nuovo modo di guardare a te stessa.

Io sono lo specchio dei tuoi più oscuri desideri, della tua follia silenziosa che in me vuol prendere corpo. Io sono l'immagine del tuo desiderio di sconfinare dove non si può. Attraverso di me prenderà vita il riflesso dei tuoi pensieri più impuri, della tua attrazione per il fuoco. Io porto a fior di pelle la morbosa voglia di sconfinamento che dimora nel profondo della tua anima.

Accarezzo la tua schiena delicatamente, fino a farti venire la pelle d'oca. Senti la mia bocca divorare la punta dei seni  E' un concerto di sensi, il crescere dell'eccitazione nel tuo corpo. Ascolto i tuoi respiri. Il tuo profumo di donna che sale. Osservo la pelle dove si contrae.Sfioro il tuo collo con la punta delle dita. Prendo il tuo mento. Porto la tua
bocca sulla mia. La tua lingua mi accoglie con calorosa ospitalità. Ti lecco l'orecchio e poi sottovoce ti dico di inginocchiarti. Provi un fremito nella schiena nello scoprire il tuo desiderio di obbedirmi. Accarezzo i tuoi capelli sulla nuca e porto la tua testa tra le mie gambe. Stringo i capelli. Le tue mani aprono senza problemi i miei pantaloni anche se non vedi nulla.

Io sono lo specchio della tua volontà di darti completamente a qualcuno. E la mano che guida la tua testa avanti e indietro mentre divori il mio sesso, è solo il riflesso della tua mano. 

Ti osservo. La benda scivola via. E tu tieni rigorosamente gli occhi sempre chiusi, mentre te la lego meglio. Non vuoi rompere certo il rito del buio. Fa parte del nostro incantesimo. Nel buio io prendo il volto di qualcosa che dimora in te. Ti guido sul letto, senza parlare. Segui le mie mani con sacralità e devozione. Porto i tuoi polsi dietro alla schiena. Senti freddo metallico e il rumore metallico. Ti sto legando con una catena ed un lucchetto. Ti faccio appoggiare sulle ginocchia. La tua schiena è inarcata quanto i tuoi desideri. Allargo le tue cosce fino all'oscenità. Le mie dita giocano con la tua umidità impazzita. Provi vergogna e al tempo stesso mordente piacere.

Io sono lo specchio del tuo desiderio di esser domata e vinta. Della tua volontà
d'esser punita e al tempo stesso protetta. Io sono l'immagine riflessa della tua metamorfosi. Io disegno la forma che in te è già contenuta.

Accarezzo a lungo la tua nuca, come se tu fossi un animale. Ti do tutto me stesso in questo gesto. Ascoltami. Voglio che tu mi senta. La tua testa prima rigida, si lascia guidare dalle carezze. Ti lasci andare. Ti lasci coccolare. Ti lasci sedurre dalle mie mani, che da te all'improvviso si allontanano. Senti un sordo rumore tagliare l'aria, e poi dolore cocente sulle natiche. All'improvviso e senza esitazione. Una volta. Due volte. Dieci volte.
Perentoriamente il tuo sedere è rosso. Fino a quando, straziata, non implori di smettere in un gemito soffocato. Sei rimasta scioccata. Non te lo aspettavi. Ti sto accarezzando di nuovo. Bacio e lecco le ferite che ti ho fatto. Un colpo ti ha fatto sanguinare un po'. E succhio il tuo sangue come se fossi un vampiro.

Io sono lo specchio della tua voglia di distruggerti. Io sono il tuo desiderio di cambiare tutto di te. Io sono l'eco dei tuoi sogni più morbosi. Il sicario di cui sei vittima e mandante. Perchè le più turpi cose opero sul tuo corpo, ti accorgi stupita, sono esattamente quelle che più desideravi che qualcuno ti facesse.

Mi senti leccare follia sulla tua pelle. Mi senti distillare libertà mentre mi bagno del tuo fuoco. Mi senti volare nel buio, rapace ed informe, assumendo la sostanza delle più oscene ombre che dimorano in te. Io sono il peccato, e di te farò il mio capolavoro. Io sono il caos e in te prolificherò moltiplicandomi.

Dolce e prepotente affondo allora dentro la tua anima. Dolce e prepotente affondo allora dentro il tuo corpo. Tu scorri tra le mie mani, come le pagine di un libro infinito. Non siamo piu' due corpi distinti. Nel nostro compenetrarci diventiamo l'uno il prolungamento dell'altra. Goccia dopo goccia scavo dentro di te fino a farti traboccare di un'estasi nuova e mai provata. Più piena. Più sanguigna. Infinitamente vicina alla radice di te stessa. Perchè piacere e dolore sanno mescolarsi in modo primordiale. Come un fuoco che dà
luce e calore, e l'arsura e le ustioni.

Per un attimo pensi che, per quanto sia folle cio' che ti ho fatto, non ti sei mai sentita tanto vicina a te stessa quanto oggi.

Ti slego i polsi. Faccio per toglierti la benda. Ma tu mi fermi, non vuoi separarti da questo buio. Mi abbracci fortissimo, come se stessi cercando protezione. E intanto ti guardo, colmo di ciò che stiamo scoprendo. Questo è il nostro tempio, mia nuda Vestale. Senza pareti. Senza vestiti. Senza orologi e senza ragione. Questo è il tuo specchio crudele. La tua nuova verità. Guardati con i miei occhi. Nuda come nessuno ti potrà mai vedere.
La strada è ancora lunga. Avidi navigatori, nei prossimi mesi esploreremo quello che ancora non sappiamo di essere.



Il racconto, di fantasia, è ispirato ad un viaggio che ho fatto a Napoli nel settembre del 2013. Dedico queste parole a V. che da tanto le attende invano. La fotografia ha titolo "Allo specchio" ed è stata realizzata nel settembre 2013.

 
 
 

IL CARCERE DELL'EVIDENZA

Post n°91 pubblicato il 13 Maggio 2014 da il_ramo_rubato
 
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il carcere dell''evidenza

 

Mi trascina via il costume, la corrente, mentre mi sdraio sulle rocce al tuo fianco. "Tutto scorre". E' inevitabile. Tutto passa oltre. Trattengo l'acqua con il palmo delle mie mani, ma passa oltre. Anche il mio costume, se non lo tengo stretto, se ne va via. L'acqua di Saturnia è torbida, e allo stesso tempo calda. Esattamente come i nostri incontri. E scorreranno via, un giorno, perfino i ricordi. Le emozioni che oggi stiamo vivendo, potenti e vitali, un giorno anche esse finiranno lontane da noi. Come l'impressione di felicità che da sempre insegui.


Ma tu sorridi. Ti sembra impossibile. Dici di non sorridere mai, ma oggi ti sorride anche la pelle. Non mi guardi negli occhi e soppesi ogni parola, sorpresa dalla pausa che oggi la vita ti concede nella tua lotta contro te stessa. Dici che questa tregua è anche merito mio. E mi ringrazi. Il tuo mare oggi non è in tempesta. Ma noi non conosciamo tutte le cose che vivono là sotto. Nel fondo del mare. Esse silenziose mordono la tua vita, fino a renderla certi giorni infame. E tu combatti da sempre contro, disperata e sola, in una guerra che nessuno pare comprendere. Ascoltami. E rimani tranquilla. Io sfiderò questi mostri. Li vedrò. E saprò domarli. Non chiedermi come e perchè. Io lo farò e basta.

 

Cammini lenta nell'acqua, e ti allontani da me. E io ti inseguo. Immergendomi di nuovo accanto a te. Nel profondo.

Dici di essere silenziosa, ma poi ti lasci andare alle parole, e diventi tu stessa un fiume. Parlandomi, parli a te stessa. Mi racconti delle tue paure, dei tuoi mali, della tua incapacità di vivere la normalità. E io, confessore, carceriere, torturatore, allora divento diario. E ti contengo, mentre tu contieni me.  Tu oggi non hai ombra di tristezza, e ti sorprendi a farti baciare le spalle dal sole. Ti sembra incredibile. Ti sembra il primo passo verso una vita nuova, lontana dalle tue paure.  Sei leggera. Libera dal fardello di pensieri che sempre ti inchiodano a te stessa. Non aver timore di questa parvenza di felicità. La guardi come se non ti potesse appartenere. Come se il suo destino fosse quello di un tacchino lanciato in volo. 

 

Ieri sera abbiamo fatto l'amore, mia alleata. Nel buio della notte ho strappato un piccolo fiore dal tuo petto, e ora lo conservo nel mio. Voglio che esso sopravviva, mentre tutto scorre. E ricorderò per sempre questa notte per sempre come la nostra volta più bella. Guardavamo distesi un film. Nudi sul letto, corpi ed anima. Tra un bacio e l'altro, Uxbal parlava coi morti e combatteva con il suo male incurabile. La penombra disegnava carezze per l'anima, e apriva voragini nella nostra esistenza. Il futuro sprofonderà. Eri distesa. E ti ho presa, da dietro. Tu sei rimasta immobile e fragile. Pronta ad ogni mio gesto.  Sdraiata sul tuo ventre, mentre io cavalcavo la tua vita con decisione. Trattenevo nelle mie mani i tuoi capelli raccolti, fino a godere di te con forza. Sarà l'ultima immagine, questa, che mi rimarrà di te, quando tutte le altre mi si rivolteranno contro. Questa notte, si, mia alleata, tu mi hai dato coi tuoi silenzi, qualcosa che sopravviverà alla morte.

 

Lo sai che ci attende l'indifferenza? Si. Di tutte le cose belle che abbiamo vissuto assieme, del nostro viaggio, delle migliaia di lettere con cui abbiamo accarezzato le nostre anime, e sfidato i nostri destini. Oh, si. Può sembrare impossibile, ma è proprio così. Un giorno non avremo nemmeno più il coraggio di guardarci negli occhi. Di parlarci del più e del meno. Tutto quello che oggi ci appare così vivo e scontato, inesorabilmente cadrà a pezzi. Rimarrà solo polvere e silenzio. Svaniremo. Si. Saremo inerte cenere, senza più odore, senza più peccato. Senza più pensieri. Senza più dolori. Forse quel giorno sarai abbellita dalla nostalgia, si. Ma non ci sarai più. E io non ci sarò per te. E se cenere saremo, accarezziamo le cicatrici che ci siamo fatti. Noi rimarremo vivi solo in esse. In silenzio. Lontani. Ma domandiamoci, quel giorno infame, se non era meglio il dolore della ferita. Se non era più vivo e carico di sangue che da essa usciva, mentre ci chiedevamo chi siamo, e ci baciavamo nel buio, liberi dal corpo e dal destino. Domandiamoci se, per quanto sbagliati, noi non fossimo vita e non finzione. 

Moriremo. Entrambi lo sappiamo. Moriremo. E parlare della nostra fine ora, non ha senso quanto parlare della nostra eternità. Viviamoci a piccole dosi, giorno dopo giorno, senza caricarci faticosi fardelli di propositi e di futuro: perchè noi abbiamo le spalle fragili. Assieme, siamo poco più di un bambino, che con le nostre vite fa un gioco crudele, scherza non-curante ogni giorno con l'eternità e con la morte, e che, quando nessuno vede, ruba la marmellata.

Viviamoci, compagna di fuga dalla realtà. Viviamoci. La vita è un'amara prigione, se non ci concediamo scappatoie. E il nostro incontro soprattutto questo è. Non sesso. Non amore. Non amicizia. Ma fuga convinta dal carcere dell'evidenza. Non marchiamoci stretti e condividiamo, al riparo della ragione, un'isola di libertà. E se certi giorni ti penso meno, preso dal lavoro e da mille altre cose, poi riemergi prepotente. Invadi come pioggia il secco della mia terra. E straripi fino quasi ad annegarmi. Nulla hai fatto te. Nulla ho fatto io. E' una specie di metereologia dell'anima. E tu sai rendermi gonfio di vita.

E allora sai cosa ti dico? Non morirò. No, mai. Sarò eterno. Saprò sopravvivere alla nostra morte. Non me ne andrò, nemmeno quando mi chiederai di farlo. Rimarrò per sempre a disegnare coi miei denti sulla tua pelle. Corromperò per sempre le tue narici con il mio odore. E poi ti stringerò a me in un abbraccio omicida. Leggerò per sempre ogni notte racconti per te. E la mia voce ti cullerà con braccia sicure. Spazzerò ogni giorno quelle nubi oscure che si fermano sulla tua anima. Oppure, se esse rimarranno, berrò la loro pioggia acida. No. Non morirò. Te lo prometto. Sarò più forte della nostra morte e della tua ragione che mi vuole uccidere ad ogni ora, per concedersi al buon senso. Ma tu dimentica di esser prigioniera di te stessa. Di un destino che non è il tuo. Dell'evidenza che noi siamo solo foglie in autunno.

Ascoltami. Finche siamo vivi. Ascoltami. Dissimula la tua dissimulazione. Fingi con me di non essere finzione. E per inganno, si solo per inganno, regalami tutta te stessa.


" - Tua madre non ha mai sentito quel rumore.
- Quale rumore?
- Il rumore del mare.
Quando ero piccolo, c'era una stazione radio che mandava i rumori del mare.

Le sue onde giganti.
Quel rumore mi metteva paura.
- E perché ti metteva paura?
- Mi metteva paura il fondo del mare.
Tutte le cose che vivono lì sotto. "


(dal film "Biutiful", 2010, di Alejandro González Iñárritu)


Questo racconto è stato ricostruito in buona parte da una lettera spedita nell'estate del 2012. Il riferimento al film può essere visto a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=-DP48s2g0lY

La foto "Prigioniera" è stata scattata nel marzo del 2014. E' meglio visibile a questo indirizzo. http://www.ilramorubato.com/bolero/

 
 
 

PRENDIMI COME SONO

Post n°90 pubblicato il 10 Marzo 2014 da il_ramo_rubato

Nudo. Scatto febbraio 2012

 

E' incerta e mutevole la distanza a cui si possono disporre due intimità. Un solo passo in più o un solo passo in meno possono distruggere un intero universo.  L'amore ha leggi fisiche non dissimili dalla gravitazione con cui gli astri si sfuggono e si inseguono. E' la distanza che fa l'incontro tra due persone. Mi mandi il messaggio dal tuo ufficio. Stai arrivando. E il mio desiderio, in un solo istante, torna febbrile come un tempo.

 

Eravamo stati tu Anais Nin ed io Henry Miller, redivivi, nelle nostre lettere. Le parole infiammavano i desideri e alimentavano i nostri cuori. Esse possedevano la magia arcana della congiunzione carnale tra anime. E nulla poteva la lontananza contro questo potere. Sei la prima donna a cui ho detto "ti amo". Erano uscite da sole quelle parole, dopo 38 anni di vita. Non ho dovuto forzarle. Avevano aspettato te. Per la prima volta non sentivo il peso del dubbio. Mi avevi ubriacato del tuo corpo. Nuda e fiera, mi mostravi orgogliosa il tuo sesso ora glabro. Era un segno della tua trasformazione. Mi avevi raccontato l'importanza che aveva avuto nella tua vita posare per le mie foto. Quanto eri cambiata da allora? Eri un'altra donna. Più libera. Più consapevole. Pià determinata alla sfida. Amavi viaggiare per corpi, mi avevi confidato, rapace. E io avevo provato una fitta di gelosia per gli altri che di te avevano goduto. Quanto potevo desiderarti? Eri una calamita. Quando sei uscita dalla mia stanza, quel giorno, mi ero trovato a vagare per le strade della tua città. Ti cercavo nell'aria, se pure sapevo perfettamente che eri altrove. Perdermi per le strade della tua città era come perdermi dentro di te. Non eri più solo una persona. Eri diventata tutta la tua città. Io camminavo dentro di te. Mi perdevo in te, cercandoti. E ovunque ti trovavo, perchè tu eri dentro di me.

 

E poi nei mesi successivi i nostri incontri, sempre più folli, hanno colorato di vita le nostre esistenze. Poche ore d'amore e chilometri di lettere. Volevi vivermi come non avevi fatto in passato con nessuno. Volevi che io ti guidassi nel tuo volo verso l'affrancamento interiore. La tua anima era un aquilone libero di cui dovevo però tenere stretto il filo, e sempre teso. Ti amavo. Ti desideravo. Ti accudivo come meglio potevo attraverso le mie parole. Eppure non sono riuscito a rimanere con te. Ho lasciato che tu volassi via. Sono scappato. Il tuo fuoco mi stava bruciando troppo. Desideravo totalità. Non sopportavo di dividerti con altri. Non riuscivo a viverti per ciò che eri diventata anche grazie a me. Non potevo godere delle liberazione che avevo dato con le mie stesse mani alla tua anima. Ti volevo nella mia aurea gabbia, mentre tu mi chiedevi le ali. Sono andato  via. Ci saremmo ritrovati, mi avevi detto come fosse una necessità. Ma io non ti ho mai creduto. Qualcosa dentro di me si stava chiudendo a chiave. La nostra corrispondenza non è più stata quella di prima. Vi era una sorta di muro che avevo creato io andandomene. Non vi era più complicità. Non vi era più poesia. Ti raccontavo della presenza di una nuova ragazza importante, con cui stavo vivendo qualcosa di intenso. E mesi e mesi dopo, solo quando questa se ne è andata, mi sono reso conto di quanto avevi ragione tu. Ho sentito bisogno di rivederti, di fare l'amore con te, di parlare con te. Di ritrovarti. E sapevo, senza dubbio alcuno, che tu non saresti mancata.

 

"Non ci vediamo da molto tempo, ma non ho dimenticato come mi piace essere donna con te. Mi piace che reclami il tuo piacere e la tua nostalgia, in qualunque forma. Quello che volevo dirti io e' che se anche non le reclamo esplicitamente, ci sono. Sono  parte di me, la nostalgia e la presenza dei nostri incontri."


Non ti lascio il tempo di aprire bocca. Entri nella porta, ti sollevo e subito ti metto nell'angolo. Spalle al muro. Ridi. E io, serio, ti bacio di prepotenza, mentre ti guardo negli occhi. Continui a ridere, sorpresa. E' il miglior saluto, dopo tanto tempo. Mi guardi e mi abbracci forte. I tuoi occhi brillano spudoratamente di libertà e leggerezza. Li chiudi e addenti la mia mia bocca. Per un secondo rimaniamo in silenzio. Poi senza staccare le labbra ci tuffiamo nel letto. Sono passati due anni e mezzo dall'ultima volta che ci siamo amati, e chilometri di vita. Ma non è passato nemmeno un giorno. Le nostre strade parallele e silenziose nuovamente convergono in un istante. Porta sapori di nostaglia questo nostro nuovo incontro. Di intimità perdute. Di altre vite vissute. Di viaggi fatti o immaginati. Di odori conosciuti e amati. Di cieli aperti e stanze chiuse. E ora siamo di nuovo qui, nel tuo tempio dell'amore fuggitivo.


Ho fame di te. Ti giro attorno mentre ti spoglio. Sei fatta di carne e di sogno. Mi osservi sorridente. Accarezzo i tuoi seni con zampe circospette. Ti lecco. Ti annuso.  Il tuo odore lo riconoscerei in mezzo a mille. Fauci affamate ti esplorano. Tieni forte la mia testa sul tuo bacino, mentre  mi nutro del tuo sesso aperto come una ferita. Porto il tuo sapore con la lingua fino alla tua lingua. Lo divido con te. E all'improvviso ti assalto. Carne dentro la carne. Bocche che sbattono tra loro inseguendosi a morsi. Pelli che si sfregano. Sudori che si mescolano. Denti che azzannano le braccia. Artigli che lacerano la schiena. E i tuoi occhi, silenziosi e ipnotici, dentro i miei, mentre gridano estasi. Scivola nel sangue ferina la liberazione primordiale del piacere. E lascio soffocare in un gemito, un grido animale che si estingue al finir del respiro. Tu scorri nelle mie vene impazzita, moltiplicandoti.

Vi è una religione blasfema nel modo in cui mi rivolgo al tuo corpo dopo l'amore. Lo accarezzo. Lo venero. Potrei addirittura prostrarmi al suo cospetto. Altare profano e sacrale d'amore. Il contatto con esso genera parole nella mia mente per giorni. Continuo a parlarti senza sosta anche quando non ci sei più. Non mi capita con nessun'altra. Quanti amanti hai vissuto tra le pareti di questo albergo? Quanti uomini hai fatto gridare di piacere e quanti altri morire di gelosia? Eri titubante come una bambina la prima volta che ti ho incontrata. Ma già nelle prime foto che ti ho scattato sei anni fa ti avevo raccontato chi saresti stata. Eri incredula di te, allora, almeno quanto lo sono io ora. Sfuggi a me quanto a te stessa.

 

Sappiamo tutto l'uno dell'altra. Ti racconto ciò che ho vissuto. Dello sconvolgimento che sto attraversando dopo la fuga di quella ragazza. Sono stato morso dal serpente dell'amore. E ho come terra bruciata attorno. Ma mentre ti parlo mi accorgo che per la prima volta dopo tanto tempo ho ritrovato la giusta distanza per starti vicino. Ti offro la mia anima più sincera e non più il mio amore. Esso è andato perduto nelle strade in cui lo inseguivo. Ma tu sei ancora qui. E mi racconti della tua vita, il seno sopra il mio petto, le nostre bocche alla distanza di un bacio, le braccia sulle mie spalle. Siamo quello che cercavi un tempo. E penso ai protagonisti del libro che mi hai fatto leggere, "la separazione del maschio", che parlavano liberamente tra loro come noi. Mi racconti del tuo amante storico, che da mesi non senti. Parliamo delle nostre più intime storie, come non abbiamo mai fatto. E' paradossale quanto ci riesca facile ora. E quanto ci era difficile un tempo.

Domani inizierà il mio viaggio. Parti con me. Cammina con me. Scappa e seguimi. Mi guardi come se davvero fosse possibile ciò che con tanta convinzione ti dico. E per un attimo ti illumini. Ma poi sorridi e mi dici che non si può. Ma mi garantisci che mentalmente sarai al mio fianco in questo viaggio che devo affrontare.  


Mutande nere salgono con l'ascensore delle tue mani fino al bacino. Contemplo estasiato il tuo meraviglioso sedere, mentre ti rivesti. Mi dai appuntamento a domattina. Faremo colazione assieme. E mi saluterai come si conviene, mi dici maliziosa. Esci dalla porta. E mi illumino di te. Mi riempio delle tue parole. L'eco di una mail che mi spedisti, echeggia nella mia mente, e diventa musica di nostalgia e di infinito desiderio. Ero io il maestro che ti avrei dovuto insegnare la libertà. Ma tu, senza una solo parola, mi hai spiegato come la leggerezza dell'amore possa arrivare fino in profondità.

 

"Prendimi come sono, oggi. Sono come tu mi vuoi? Sono  fuoco e acqua allo stesso tempo, che brucia e che ti scivola tra le mani.
Hai dato vita a un'altra donna in un pomeriggio di dicembre, una donna libera, che balla coi lupi. Lasciami ballare, sei tu che mi hai dato la gambe. Prendile, come sono,
tremanti a tratti, ferme e decise, solide, doloranti, rosse di sangue. E' cosi, oggi, tra desideri, istinti, liberta', tenacia, paure (e oggi, grazie a te, le annovero per ultime le paure). Ti chiedo conferme che ti sembrano stupide. Sparisco, al contrario di altre tue donne in passato. Mi ancoro al reale istinto di vita, cerco la vita nel mio ventre, il pulsare di un'altra anima. Mi lascio trascinare da te. Le tue parole mi inebriano. Le tue voglie mi eccitano. Non so se e' amore, eppure mi entra nell'anima quando me lo scrivi, audace e impudente. I tuoi scritti sono vibrazioni nel mio corpo, nella mia anima.  Prendimi cosi', come sono,  come tu mi hai vista. Godi di me, come si conviene, come mi hai scritto.  E tu prendimi cosi'."


Il racconto è un ricordo di agosto 2013. Alcune parole di questo racconto sono state rubate a tue mail, mia magnetica amante. Abilissima scrittrice. Generosissima musa. Questo racconto è dedicato a te che ancora aspetti da tempo immemore un libro, e presto lo avrai. La foto ha titolo "Prendimi come sono". Ed è stata scattata nel febbraio del 2011. (http://www.ilramorubato.com/wp-content/uploads/2014/03/febbraio-2011-schiena-light_filtered-1024x659.jpg)

 
 
 

MORSI

Post n°89 pubblicato il 21 Gennaio 2014 da il_ramo_rubato
 

LA STREGA BAMBINA



Morde l'orgoglio di ogni cuore ferito. 

Quanto può uccidere la gelida distanza della persona con cui si è divisa la più grande intimità? Non volevo più vederla, ma dovevo chiudere con dignità una guerra con me stesso che trascinavo dentro da mesi.  Di quel rapporto un tempo vivo rimaneva solo il sordo rumore di una porta sbattuta in faccia. Respingevo chi mi voleva avvicinare, stupidamente attaccato ai brandelli di una vuota attesa ogni giorno più priva di senso. Mi hai sottratto alle mie ipocondrie, Strega Bambina. A quella oscura follia che in quei giorni mi perseguitava. Mi hai salvato da un cieco richiamo verso l'autodistruzione che mi stava consumando. Ero solo, come mai mi ero sentito prima e mi hai dato il tuo calore nel momento più difficile. Avrei rivisto lei per l'ultima volta, quel giorno, mentre stavo toccando il fondo della mia esistenza. Ti ho chiesto di starmi vicina, e non ho dovuto chiederlo due volte. Ti ho domandato tutto ciò che avevi. Il tuo corpo, il tuo sangue, il tuo amore, tutta quella te stessa che nemmeno sapevi di possedere. Senza riserbo e senza aspettative, ti ho chiesto di prestarmi la tua vita. Saresti dovuta essere "mia", per il tempo necessario a dimenticarla. Tu, folle come nessuna, hai accettato. A distanza di tanto tempo, oggi mi chiedo ancora il perchè. Non ero stato forse proprio io all'origine di tutti i tuoi problemi? Grazie a te avrei fatto pace con me stesso, e mi sarei lasciato alle spalle il passato che mi perseguitava.

Morde la nostalgia di un amore sfiorato.

Mi aspetti alla stazione coprendoti come puoi. Fa freddo, e ti stringi al tuo cappotto grigio. E' un anno e mezzo che non ci vediamo, ma basta appena un sorriso a cancellare quei mesi. I tuoi occhi mi accolgono con la festa di un sorriso. Sono gemme verdi di pazzia incastonate nel tuo viso innocente e perso. Ritrovo il senso della felicità, mia temporanea "amante". Ti sbrano con lo sguardo e non te lo nascondo. Entriamo nell'albergo più vicino alla stazione. Anonimo, spoglio, in un questa città fredda e lontana. La vita è di nuovo fatta di cose belle come la tua presenza. Ti getto sul materasso, di forza. Tu ridi come una bambina. Sgomiti, mentre piombo su di te. Ti dimeni. Dici che sono cattivo. Lo sono molto più di quanto non pensi.

Morde il desiderio per il tuo corpo, e non concede tregua.

Ti spoglio, ti esploro. Ti tocco ovunque. Mi lasci fare del tuo corpo tutto ciò che desidero. Sono mesi che non vivo una donna come sto vivendo te in questo istante. Porto la mia bocca sulla tua e vi faccio girare la lingua impazzita. Tu sei mia, magari solo per un mese o un giorno, ma ora sei completamente mia. Mentre ti bacio mi torna in mente il folle modo in cui ci eravamo conosciuti. Per tre volte ci eravamo visti, ed ero stato il tuo diavolo. Il tuo traviatore. Corruttore senza scrupoli e senza riguardo. Avevo spalancato con non curanza il tuo vaso di Pandora, e ti avevo avvertita: attenta, bambina, perchè dopo di me non tornerai più indietro. Sarebbe stato l'inizio della tua fine, e non saresti più stata la stessa. Ti avevo mostrato gli abissi della tua anima nel buio di una benda, ti avevo fatto intravedere tutto l'inferno che essa poteva contenere. Pendevi dalle mie labbra. Ascoltavi ogni mio gesto rapita. Ti immolavi al mio altare blasfemo, senza alcuna prudenza, affamata di vita. Avevo lasciato segni di lame sulla tua carne. Ovunque sul tuo corpo avevo lasciato il mio piacere. Tu folle ed io crudele, esploravamo fino a dove avevi il coraggio di farti portare. Mi avevi dato tutta te stessa, fino al delirio.

Mordo la carne della tua schiena, come se ti stessi sbranando. 

Vi lascio ben definite le impronte dei miei denti. Gridi. Dici che sono pazzo. E allora te ne do un altro.  E poi inizi a mordermi tu e non ti fermi più. C'è qualcosa di meravigliosamente infantile in ogni tuo gesto. Ti prendo di forza e di egoismo. Ti doni meravigliosamente al mio bisogno di sentirmi di nuovo vivo. E mentre il piacere contrae i muscoli di tutto il mio corpo, le tue unghie mi graffiano la schiena. Sospiro mugolando a lungo, quasi soffocato dalla prepotenza del mio godere. E' la liberazione della mia anima, dopo mesi di solitaria prigione. E' la risalita dopo una lunga apnea, fino ad un nuovo me stesso. Mi stendo al tuo fianco, e tu ti aggomitoli a me, come solo la più affiatata delle amanti sa fare. Ti stringo a me, forte e ti bacio. Rimango in silenzio, a gustarmi l'infinita bellezza di questo istante. Dentro di me penso che ti vorrei per tutta la vita. Poi guardo il mio polso, e ti dico che sei pazza. Ti mostro i segni che mi hanno lasciato i tuoi denti. Mi hai fatto perfino sanguinare. Sorridi orgogliosa e divertita. Mi dici che non riesci a trattenerti. Lo fai fin da bambina. Quando hai qualcuno davanti non resisti e mordi. Poi rimani per un istante in silenzio. E mi mostri il tuo braccio destro. Due cicatrici sormontano pallidi corsi blu del tuo avambraccio. Mi racconti che è stato il tuo secondo tentativo di suicidio. Ti hanno fermato in tempo, all'ultimo minuto. Io ti guardo e ti chiedo come stai ora. Tu mi dici bene. Sorridi. Poi cambi subito discorso. Mi dici che hai fame. E' un rimprovero. Dovevo prendere io il pranzo, ma non ho avuto tempo. Ma forse qualcosa invece ce l'ho, anche se è poco.

Mordiamo in due la stessa arancia, spicchio dopo spicchio.

Mastichiamo assieme ogni boccone in un bacio. Litighiamo i pezzetti con la lingua. Accarezzi il mio sesso, mentre lo facciamo. Hai voglia di sentirmi di nuovo dentro di te. E io non mi faccio pregare. Ti aiuti con le mani, carezze delicate, e le tue grida di piacere sono inenarrabili. Invadono festanti l'aria, quasi dolorosamente. Richiamano tutto il piacere e allo stesso tempo tutto il dolore che porti dentro. Sfacciata, impudica, divertita e libera. Non eri così, quando ti avevo conosciuta. E mi piace questo tuo nuovo modo di essere. Urli sempre più forte, fino al delirio. Ascolto questo tuo concerto meravigliato ed altrettanto estasiato. E poi ti appoggi al letto, esausta. Ti rannicchi sotto le coperte. Mi guardi e mi dici che erano tre anni che non venivi davanti ad un uomo, e io mi gonfio di tutta l'intimità che questa frase si porta dietro. Poi esigi che le mie mani ti massaggino la schiena, dolcemente. Ascolta le mie mani, Strega Bambina. Vogliono parlarti. 
Vogliono proteggerti. Vogliono che tu sia felice come mai lo sei stata in vita tua. Ti godi il mio massaggio. Ti dico di farmi le fusa, e mi regali tutta la tua felinità. Guardo il tuo piercing al naso, fatto con un brillantino verde: è il tuo colore preferito. Era il tuo compleanno, ieri. Ti ho preso due regali. Ti spiego che ho detto alla commessa che erano per una sciroccata, e che volevo qualcosa di verde. Lei mi ha consigliato un portafoglio di pelle. In un secondo pacchetto ti do "Non ti muovere" della Mazzantini. E' uno dei miei libri preferiti, e ha pure la copertina verde. Guardiamo l'ora.

Morde il tempo, che ci è sfuggito tra le dita.

Ti accompagno alla stazione, di corsa, perchè il treno sta per partire, e noi persi in chiacchiere non sospettavamo che fosse così tardi. Corri con ansia. Arriviamo col fiatone al binario. Ricordi quella volta che avevo rubato, senza accorgermene, il tuo reggiseno? Anche quella volta mi avevi inseguito fino in stazione di corsa, prima che il mio treno partisse. Ridiamo. Era finito in mezzo alle mie cose. Te l'avevo ridato dal finestrino. Eri arrivata mezza nuda e paonazza. Penso a quello che avevamo vissuto, in quei giorni. E mi domando quanta colpa abbia io in ciò che ti è capitato nei mesi successivi. 
Sto con te fino all'ultimo minuto. Rimango a guardarti partire, dal vagone. Immobile. E per un istante ti amo, come solo un bambino può amare qualcuno. Senza orgoglio, nè riserva. Guardo dentro me stesso. Sto di nuovo bene, dopo tanti mesi. Finalmente.

Morde la vita, infame e dolorosa, e i suoi verdetti non hanno mai appello.

Non sono riusciti a fermarlo, stavolta, il tuo terzo tentativo. Non può essere vero. Non deve essere vero. Appena l'ho saputo mi sono precipitato incredulo in macchina e ho schiacciato l'acceleratore con tutta la rabbia che avevo nel cuore. Alla camera ardente il tuo viso sorride per me di nuovo, come quando mi aspettavi alla stazione. Sono passati sei mesi. Non ci siamo più visti dopo quel giorno: troppo diverse le nostre vite. Ciascuno di noi ha preso la propria strada. Avrei dovuto rimanere con te. Ora lo capisco. Ti hanno trovata in un lago di sangue. E io non c'ero. Non ho saputo proteggerti da te stessa, come ti avevo promesso quel giorno. Perchè non mi hai chiamata? Maledetta stupida! Perchè non l'hai fatto? Io ti dovevo la vita nuova che mi hai dato. Come posso ora ricambiare quello che hai fatto per me? Ti sfioro per un istante. Ti bagno involontariamente con una lacrima.  Resta accanto a me anche oggi, Strega Bambina, come sei stata quel giorno che mi hai donato tutta te stessa. Restami accanto, perchè mi sento di nuovo solo. Restami vicino ogni giorno in cui mi sentirò triste, perchè solamente tu hai il potere di guarire le ferite della mia anima.


Forse bisogna essere morsi
da un'ape velenosa
per mandare messaggi
e pregare le pietre
che ti mandino luce;
Per questo io sono scesa
nei giardini del manicomio,
per questo di notte saltavo
i recinti vietati
e rubavo tutte le rose
e poi ...
prima di morire al mio giorno
o notte, lunga notte
di solitudine assente,
o devastati giardini
dove io sola vivevo
perchè l'indomani sarei
morta ancora di orrore
ma la sera, oh, la sera
nei giardini del manicomio
a volte io facevo l'amore
con uno disperato come me
in una grotta d'orrore.
(Alda Merini)

Il racconto "Morsi" è stato scritto nel gennaio del 2014, ed è una storia completamente di fantasia, vagamente ispirata al ricordo di un racconto di Bukowski. Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale. La foto abbinata al racconto si intitola "Strega Bambina". La poesia citata è della grandissima Alda Merini, e si intitola "Forse bisogna essere morsi."

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 

SE VUOI POSARE PER ME...

Le foto che trovi in questo blog sono tutte miei lavori. Se ti interessa posare per le mie foto, contattami. Le modelle che vedete in queste foto non sono professioniste, e io stesso non lavoro come fotografo. Amo fotografare chi ama essere fotografata. 

Il servizio richiederà circa mezza giornata, e salvo casi particolari, sarà in bianco e nero, per  scelta stilistica. Le foto non saranno in alcun modo volgari, e saranno studiate insieme a te.  Tutte le spese per la realizzazione del servizio saranno a carico mio (il servizio è completamente gratuito). A fine lavoro sarà dato un DVD con tutte le foto del servizio, e circa 20 stampe in formato 20x30 cm del servizio, su carta fotografica professionale, o volendo qualche stampa in formato gigante.


Non sono un professionista della fotografia, lavoro in un altro settore. Scatto solo perchè mi piace farlo. Non cerco quindi top model, ma soprattutto ragazze a cui piace l'idea di posare, e che amano il mio modo di fotografare. 

Per avere altre informazioni in merito, scrivi all'indirizzo di posta:
il_ramo_rubato@libero.it

 
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