IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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AREA PERSONALE

 

 

Intimo dolente

Post n°97 pubblicato il 04 Giugno 2016 da il_ramo_rubato
 

Mostrami il tuo intimo dolorante. Senza quello io sono poco più di aria

Una volta che te l'avrò mostrato, cosa farai? Cesserai di esistere?

Crescerò come un tumore dentro di te, poichè la mia natura è quella della contaminazione feroce.

"Ho lottato a lungo per liberarmi come dal peso di un nome che poteva essere un bambino o un tumore maligno; non lo sapevo. Lo temevo soltanto".

Se il tuo dolore a me più non si rivolgerà, tu guarirai dalla malattia che io sono. Regredirò. Nel mio oblio sarai curata dall'anormalità che rappresento. Vi è qualcosa di malato nel modo in cui ci rapportiamo. Siamo la somma di piacere e dolore.

Tu vuoi che ti consegni il mio dolore, il mio abisso. E una volta che l'avrai conosciuto, cosa ne farai? Te ne prenderai cura? Lo capirai? Tu sei attratto dal dolore delle donne.

Se una donna ti nasconde il suo dolore, e non te ne rende partecipe, si rompe il filo dell'intimità. Ci appartengano le note più gravi dell'anima. Noi, l'uno con l'altra, dobbiamo rivolgerci sacralmente all'intimità dolente dell'altro. Quando questo filo malato si interromperà, ci attende la fine.

L'intimità è condivisione, ma non si tratta solo di dolore, ma anche di vita, di altre sensazioni.

Mostrarsi dolenti, è mostrarsi nudi. Non godo affatto del tuo dolore, se è questo pensiero che ti turba. Tutt'al più posso godere di esso come della tua nudità. 

No, non penso che tu godi del mio dolore e non è questo che mi turba.

Ringhia e si avvinghia la tua intimità più feroce. Mostra i denti per difendersi. Ma poi sa parlare di sè all'oscuro che in me odia e teme. Non cerco in te il dolore o il piacere. Non cerco di essere amato. Cerco l'intimità profonda. Il tuo desiderio di donarti fuori dalle righe. Il saperti mostrarti nuda, laddove tu stessa hai timore a guardarti.

La pace non è fatta per me. Non esiste proprio la possibilità che io sia in pace.Ho una natura rabbiosa, che viene fuori ogni giorno, anche per le minime cose.

Percorrerò nella penombra la strada che mi separa dal tuo intimo. Busserò alla porta della tua anima. E se sentirò, dall'altra parte, una bambina che piange, allora saprò che quella bambina ha ancora voglia di parlarmi. Non saremo mai pace. Mai punto di arrivo. Noi siamo contraddizione che muta e volteggia informe.

A volte mi piacerebbe non farti vedere nulla di me, nulla di vero. Fingermi tranquilla e basta. Perché la mia rabbia che porto dentro non penso tu possa capirla.

Tutto ciò che è in te nudità, io lo desidero. Bramo l'eco del tuo intimo sentire, non meno delle foto con cui mi mostri la bellezza incorruttibile del tuo corpo. Domani ti bacerò. Ti stringerò stretta a me in un abbraccio asssassino. E se lontana ti sentirò, ti taglierò in mille pezzetti e ti mangerò.

Ci può essere qualcosa di più intimo della fagocitazione di chi si ama e si desidera?

 
 
 

LO SPIETATO PALCOSCENICO

Post n°96 pubblicato il 04 Aprile 2016 da il_ramo_rubato

Io non sono ciò che vedi di me. Ho solamente preso in prestito il volto di qualcosa che cerchi. Ma non sono e non sarò mai un attore nell'assurdo palcoscenico che sa diventare il sentimento umano. Sono e sarò me stesso, nel male e nel bene. Sono e sarò il compagno di viaggio. Perchè io un giorno morirò dentro di te. E voglio rimanere in te come la voce dissoluta del viaggiatore che si addentrava nella tua intimità.

Ti farò ancora arrabbiare. Ti farò ancora dannare. E ti terrò alla distanza che mi viene naturale. Ti farò correre per poi un giorno trattenermi a stento dall'inseguirti. La distanza, in amore, è tutto. Se oggi per me ti strappi i capelli, mia dolce bambina, verrà il giorno in cui diventerò solo un ricordo ogni giorno più distante. Ora mi vedi fuoco, ma tienimi con te quando sarò cenere.

Ora affrontiamo demoni. Ora ci mescoliamo l'uno con l'altra in parole, sogni, amplessi, baci che sfuggono, carezze, morsi, poesie e ricordi.  E un giorno siamo condannati all'abisso da cui fatico ogni volta a sottrarmi. Ma ora amami. Amami come ogni volta che ci siamo visti dimostri di sapermi amare. Porgimi lacrime. Offrimi tutto ciò che non hai saputo offrire agli altri. Mettiti ancora in gioco quanto non avresti mai creduto di potere.

Amica, madre, sorella, amante. Mi hai dato le chiavi di accesso alla tua anima e qui vivo una nuova vita. Io despota. Io assente. Io padre. Io bambino. Tu ora per me sei tutto. E tutto so di essere per te. Ti ho nominata mia patria per abitarti. Le mie braccia intorno a te sono il tetto di una nuova casa. 

E se un giorno svanirò, ricordati di me. Alza quel giorno, nello spazio di un breve ricordo, il calice alla luna.  Brinda ad ogni dolore che hai dovuto patire per me. Sorridi per il nostro ricordo più bello che ancora ti viene in mente. E stringimi, senza che io ti possa vedere, in un abbraccio mordente. Stringimi e non respingermi solo perchè abiti una nuova terra. 

E' spietata la legge degli amanti. Ma noi non sappiamo vivere senza. 
 Ti aspetto là dove sempre ci incontriamo.
Da qualche parte, dentro noi stessi, dove nessuno ci può vedere. 

(Brano tratto e adattato da una mail) 

 
 
 

FRUTTO D’AMORE

Post n°94 pubblicato il 09 Gennaio 2015 da il_ramo_rubato
 

La sposa segreta

 

"Hanno un compito importante le streghe.
Di crescere maschi liberi, finalmente circolari e non quadrati.
Tu saresti la madre perfetta."


12 maggio 2023 – Madrid


E' lastricata di segni quasi impercettibili la strada della vita. Minuscole pietre che affiorano dalla terra. Piccoli particolari in grado di rendere unico e riconoscibile un tragitto. Semplici conferme che non ci stiamo solamente perdendo dentro ad un labirinto. Il destino ama tessere ragnatele invisibili,che nascondono geometrie perfette nella loro disordinata complessità. Si diverte ad intersecare le strade più lontane, e ad annodare  a suo piacimento esistenze per poi farle disperdere. E magari a farle rincontrare quando più non sembrava possibile.

Ma quel destino che un tempo ci ha uniti nella follia, ora ci tiene separati ad una distanza veramente incolmabile. Tanto che se oggi tu solo mi vedessi qui, se solo sospettassi il motivo per cui sono tornato a Madrid dopo tanti anni, ne sono certo, mi riempiresti di schiaffi.



22 novembre 2010 (tredici anni prima) - Madrid

E’ una camera ad ore dell’albergo più malfamato di Madrid, la sede prescelta per la nostra festa d’amore. Qui dove si sono posseduti, nell’ombra, migliaia di amanti di ogni età, razza e credo. Qui dove i muri, se sapessero parlare, racconterebbero le storie più turpi ed incredibili di tutta la città. Qui dove nessuno potrà mai sospettare cosa abbiamo deciso di fare.

Ti muovi goffamente, per evitare che il velo che ti avvolge si sfili. Non porti nulla sotto. Lo intravedo nei miei desideri. Sorridi emozionata, come al tuo primo matrimonio, sotto la maschera di carnevale che indossi. Ti avvicini a me con solennità, e sfili la mia: da oggi in poi niente maschere  tra noi, mia illegittima sposa. Da oggi in poi i nostri destini sono legati per sempre.

Ti bacio. Che la folle cerimonia abbia inizio…

Arrivo mezz’ora prima dell’ultima campanella. Il giardino della scuola è vuoto. E io aspetto. Cammino impaziente intorno all’edificio. Rivivo le settimane che abbiamo vissuto insieme, tanti anni fa. Mi torni in mente nel primo giorno in cui ci siamo conosciuti.

Ti avevo preso per una pazza, quando mi avevi detto,  seria, che eri una strega. Che dentro di te sentivi di essere stata bruciata viva, mille anni fa, in un’altra vita. Sorrido guardando per terra. Ma qualcosa di magico in te scorreva davvero in quei giorni. E io la percepivo tutto, questo incantesimo, mentre mi stavi sottraevi l’anima e la ragione.

Il cortile della scuola si è riempito di genitori. Le mamme confabulano sorridenti tra loro, probabilmente sui loro figli. Io invece sono teso come una corda al limite dello snervamento. Ho lo stomaco in subbuglio. E il respiro affannoso. 

Suona la campanella. E spazza via ogni mia residua tranquillità. Il mio cuore inizia ad accelerare senza sosta. Tra poco sarà l’ora della verità, dopo tredici anni di dubbio.


"Come fosse comuni non portino mai i nomi, le fedi degli amanti clandestini. Ma si riempiano di voci. Di promesse. Di attese e di combattimenti. Di un'eternità maledetta fatta di lontananza e di dolore. E della magia del potersi ritrovare. Un giorno. Forse.“

Ti guardo negli occhi ,mentre leggo con seriosa gravosità questa che abbiamo chiamato blasfemamente la "maledizione degli anelli". Vali ogni litro di sangue della pozza in cui un giorno affogherò, mia promessa strega. Ogni chilo di viscere che mi sentirò vomitare talvolta, per il dolore della tua assenza.  
Vali ogni fiamma dell'inferno a
cui sto condannando la mia carne, con questo rito. Da domani, per sempre.
Davanti a noi stessi, e a nessun altro, io ti sposo.
Ti guardo negli occhi, senza indugi né ripensamento alcuno, mentre ti infilo l’anello, e ti dico “per sempre”.  Ti muovi dolcemente, davanti a me. E inizi con eleganza a toglierti il velo. Non hai bouquet, mia sposa. Né riso sui capelli. Giaci nuda ed ubriaca di desiderio sul letto. Senza l'ombra di un pelo, il tuo sesso fa luce nella penombra. Ridi felice, mentre senti le mie mani che ti invadono ovunque. Ti amo. Si, ti amo davvero. Nella nostra follia duale. A dispetto delle nostre vite. A dispetto di mia moglie. A dispetto di tuo marito. A dispetto del figlio che anche in questi giorni cercate, alla luce del sole. Ti amo così come sei. Esattamente. Sappilo. Nella molteplicità di anime che solo una strega può possedere. Ti amo perchè non riuscirò mai ad averti fino in fondo, e per questo mi rimarrai sempre strada. Ma adesso baciami, strega. Baciami. Ancora baciami. Celebriamo il nostro matrimonio d'ombra, nella cattedrale sconsacrata di questa camera ad ore. Con riti di carne e di fuoco. Di graffi e di morsi. Riempiamoci di promesse eterne che non manterremo mai. Diciamo solo tra noi e noi quelle parole che comunque nessun prete potrebbe mai pronunciare e che forse nessun Dio sarebbe disposto ad ascoltare...


Cerco Ana, in mezzo agli altri ragazzi che rumoreggiano all’uscita nel cortile della scuola. Negli anni più volte l'ho vista, nelle foto che mi hai mandato. Sono i figli che scelgono i genitori, diceva una volta una pazza. E quella bambina non ha scelto me. E’ in tutto e per tutto simile a tuo marito. Ma ora che siamo così lontani, ora che non possiamo più vederci, lei comunque è tutto quello che mi rimane di te. Ed è solo per lei che ho fatto mille chilometri di aereo.
 "Mia figlia non è affare che ti riguarda. Perchè continui a chiedermi tanto di lei?"
Forse hai ragione tu, mia strega. Eppure, dentro di me, sentivo di dover tornare qui. Lo stesso. A cercare risposte che eppure non hanno domande.


 Ascolta le mie mani, ora. Ascolta quello che ho nell'anima. Inginocchiati sul letto e apri le gambe. Mi assecondi e ti metti a quattro zampe, come ti dispongo io. Gioco sul tuo sesso con le mie dita fino ad  inumidirti. E poi ti bacio lentamente. Fin quanto non germogli di calore. Gemi. Ma non sta cercando il tuo piacere. Non adesso. Smorzi il tuo verso d'amore tutto d'un tratto, quando senti freddo all'improvviso. Tremi e non guardi. Con una pezza bagnata e gelata strofino il tuo sesso. Fai un verso. “Che stai facendo?!”
“E' un rito di fertilità”, ti dico. “Ogni strega lo deve subire, il giorno delle sue nozze illegittime. “ Tu non mi guardi. Ridi. Mi rispondi che sono completamente pazzo. 
Ridi. Di lucida ebbrezza. Di felicità disperata.
“Metti qualcosa su” mi dici seria subito dopo. 
“Altro che rito di fertilità. Che poi lo senti tu, mio marito.”

Non so se è amore o follia. Ma io non ascolto il tuo buon senso.  Ma non si può consumare qualcosa di così intenso come un matrimonio con un preservativo. E’ un sacrilegio. Senza dirti nulla, entro senza alcuna protezione. Gemi e ti divincoli amabilmente, mentre ti prendo dalle spalle.
A mezza via tra il dolore e l’estasi, il tuo disperato canto d’amore riempie la stanza. Chiama a te il mio desiderio. Accogli il mio seme nelle tue profondità, mia sposa. Fa che esso si impossessi di te. Lasciati sedurre dalla sue ipnotiche ragioni. Lascia che esso scorra e si spanda nelle tue umidità. Stringo forte i tuoi seni, mentre  i nostri piaceri esplodendo si mescolano, come fiamme in mezzo ad altre fiamme.


Non vi è nulla di mio in lei. Nei suoi movimenti. Nella sua allegria. Nel suo portamento. Guardo Ana mentre ride con le amiche, nel cortile della scuola. E' come se fosse una perfetta estranea. Hai sempre avuto ragione tu. E mi chiedo perchè sono dovuto venire qui. Mi chiedo il perchè di questa follia. Ana non è sicuramente mia figlia.
Si alzano schiamazzi, dall'altra parte del cortile. La vedo di improvviso animarsi e chiamare a gran voce. Lascia le amiche, senza dir niente a loro. E corre verso una rissa. Due bulletti stanno malmenando un ragazzino.

"Sebastian. Sebastian". Urla tua figlia. “Lasciatelo stare!”E si fa spazio tra gli altri, per andargli vicino.


E' la prima sera senza di te, mia sposa. La prima di un'infinità che morde il cuore. Non è stato un caso, il lavoro che mi ha tenuto a Madrid in questi settimane. Era scritto nei nostri destini, ancor prima che noi ci conoscessimo.
 Di tanto in tanto oggi indosso il tuo anello, e sento dentro di me l'abisso di una distanza incolmabile. Penso al mio seme che ho lasciato dentro di te. Mi piace coltivare la flebile illusione che tu possa darmi un figlio. Anche se lo dovrò tenere a distanza. Anche se non gli potrò mai parlare. Si. Lo so. E’ un discorso assurdo ed egoista. E per altro è così improbabile. Non eri nei giorni a rischio. Ma tu sappi questo. Se avrai un figlio, e se sarà maschio, (perchè da me e da te, potrebbe venire solo un maschio. Lo sento), se il giorno della sua nascita peserà più di quattro chili (la mia razza non sta mai sotto...), se sarà il migliore, se porterà dentro di sé la somma delle nostre maledizioni, se avrà fin dal giorno della sua nascita negli occhi il marchio del fuoco. Allora sappilo. E' mio.  Perchè a volte certo desiderio può più dei calendari. E sappi che io, per un attimo, quel figlio l’ho desiderato davvero.


Giace a terra, Sebastian. Con il labbro rotto, sporco di sangue. Con lo sguardo fiero di non aver ceduto di un millimetro al sopruso dei compagni. Con il valore del silenzio cucito sulle labbra, mentre il professore arrabbiato li separa e declama punizioni esemplari per tutti. La bambina, tua figlia, lo sta
difendendo, all'arrivo dei genitori.

"Non è stato mio cugino. Sono stati loro. Sono stati loro".

Intanto arriva la sorella di tuo marito. Sebastian sta zitto. E si rialza. Si sistema un ciondolo che nel cadere gli è uscito dalla maglietta. E quando lo vedo mi si ferma il cuore. Perchè in un attimo tutto mi è chiaro come non lo è mai stato.

“Perchè mi hai mentito, mia strega, in tutti questi anni? Non è Ana, mia Figlia. E' Sebastian”

Sebastian indossa una collanina, a cui è legato un anello d'argento. Un serpente che si morde la coda. L'anello che avevo fatto fare per il nostro matrimonio. Lo stesso maledetto anello che oggi porto al dito io. Sebastian ha al collo la tua fede dell’infedeltà Per un attimo mi sento precipitare in un vuoto incolmabile, lungo tredici anni.

" Pesa poco più di due chili. Ed è femmina. Le abbiamo dato il nome "Ana". E forse ora potrai metterti il cuore in pace, una volta per tutte: perchè lei, già si vede bene, è tutta mio marito.”


Lo guardo negli occhi, sorpreso. Con gli occhi che straripano. Col cuore che si sta scardinando per l'emozione. "Sebastian". Sebastian è il suo nome. Ana era solo tua nipote. Tu mi hai sempre mentito. E' uguale a te in tutto e per tutto. Lui non può essere che tuo figlio. Ha il tuo marchio. Il suo sangue. Il tuo temperamento sempre deciso nelle grandi battaglie, quanto incerto nelle piccolezze. Sebastian. Il figlio che negli anni hai voluto proteggere da me, nascondendolo dietro alle foto di una cugina nata negli stessi giorni. Si rialza in piedi aiutato da un compagno. Sgomito tra i ragazzi che si sono accalcati per vedere la scena. Provo ad avvicinarmi. Quanto lo sento vicino a me, da subito. Sento il mio cuore che impazza dall’emozione. Non posso crederci. Lo guardo negli occhi. Lo voglio chiamare a me. Gli voglio parlare. L’ho aspettato per anni questo momento, a dispetto di quello che mi hai sempre raccontato. So che è un errore gravissimo. Ma io devo abbracciarlo. Non mi importa quello che penserai di me, mia sposa. Sento che lo devo fare. A tutti i costi. E’ più forte della mia ragione.


 "Cosa pensi che sarà di noi, dopo il mio rientro in Italia, mia promessa?
"Non lo so. E forse non mi importa neppure. Noi siamo fuoco e forse hai ragione quando temi che bruceremo la terra vicina a noi, perché quella e' la nostra natura. Ma nei prossimi mesi in poi cambierà molto la mia vita. Voglio mettere la testa a posto. Sento dentro di me, che è ora di pensare ad un figlio, con mio marito...”


Lo so che non vorresti che io gli parlassi, per paura di rovinare tutta la sua vita, amica mia. Che non dovrei nemmeno essere venuto qui. Che avrei dovuto rispettare le tue richieste.  Ma tu non puoi più nulla, ora. E’ giusto che sia io, ora, a scegliere per lui. Mentre Sebastian passa vicino, mi blocco. Provo a muovere il piede e lo sento di pietra. Provo a parlare. Ad aprir bocca. Ma non ce la faccio. Come per magia, nessun muscolo del mio corpo si muove. Nonostante mi stia sforzando con tutta l’energia che ho in corpo, non mi muovo di un solo millimetro. Che mi succede? Sono completamente paralizzato. Il mio corpo è diventato rigido come un tronco di legno. Guardo Sebastian che si allontana, come in un film.


“…Un giorno, tra molti anni, ci ritroveremo, chi lo sa. E' una libertà vertiginosa, pura, dolorosa, e nostra. E' la nostra libertà di unirci con voti eterni e dirci addio nello stesso istante. E' un paradosso potente che ci rispecchia perfettamente."


E' oggi quel giorno di cui parlavi qualche giorno prima della nostra unione. Perchè oggi ti sento qui, mia illegittima sposa, dentro di me, come allora. Sei tu che mi stai bloccando. Tu ci sei ancora. Perché se non può bastare un rogo a strappare la vita di una strega, figuriamoci un banale incidente di strada.
No. Io non ho mai creduto che tu fossi realmente morta, quel maledetto venerdi di due anni fa, assieme a tuo marito. Tu oggi sei qui, di nuovo vicino a me.



“Che l'esserci sconosciuti, sia per sempre il nostro modo di conoscerci, mio sposo. Di rincontrarci. Di perpetrare nel tempo il delirio di una follia duale che solo a noi può appartenere. Che i nostri misteri si confondano tra di loro, regalandoci nel caos immane l'eternità della scoperta.”


E’ salito in macchina, tuo figlio. La zia lo porta a casa con sé, assieme ad Ana. Lo guardo, con la coda dell'occhio, mentre la macchina scompare all’orizzonte della strada. E allora, solo allora, mi torno a muovere. Mentre un groppo in gola, a mezza via tra il dolore e la felicità, mi strappa una lacrima. Piango. Con una forza d’anima che avevo dimenticato di possedere. Forse non potrò mai sapere, se è davvero figlio mio, Sebastian, o di tuo marito. E forse non era destino che io lo incontrassi. Ma ora so che lo stai crescendo nella libertà di animo che ti avevo chiesto. Che il tuo compito di madre lo fai ancora nel migliore dei modi, ogni giorno della sua vita. E che gli starai vicino. Quanto aveva ragione quella vecchia pazza, mia strega. Sono senz'altro i figli che scelgono i genitori. Lui ha fatto una scelta precisa, che tu hai capito fin da subito. Sebastian non ha scelto me, e nemmeno tuo marito.

Ha scelto te. Solo te. Per sempre.

 

 

Il racconto, di fantasia, l'ho scritto un paio di anni fa, ispirato da una meravigliosa musa, a cui devo anche alcuni frasi del testo.  La foto è stata scattata nel 2010, e ha titolo "La sposa segreta".

 
 
 

DAVANTI ALLO SPECCHIO

Post n°92 pubblicato il 12 Novembre 2014 da il_ramo_rubato


"Gli specchi di metallo
infiniti li vedo, elementari
esecutori d'un antico patto,
moltiplicare il mondo come l'atto
generativo, veglianti e fatali."
(J.L.Borges)


Cammini nuda per strada, lungo via Toledo.  Migliaia di persone ti scorrono accanto, ma nessuno pare accorgersi di ciò. Nessuno vede. Nessuno comprende. Nessuno immagina. Nessuno sa. Nessuno tranne me. Perché in questo istante, mentre cammini, sei come ti vedo solo io. Nuda. Senza alcun vestito. Senza nessuna maschera. Senza alcuna ipocrisia. Proprio come quando ti guardi allo specchio di camera tua. 

Non ti senti affatto sicura di ciò che stai per fare. Ti appare tutto una follia più grande di te. Vorresti fermarti. Lo so perfettamente. Vorresti tornare a casa. Puoi farlo se vuoi. Vorresti abbattere questo tormento che ti opprime. Ma invece verrai a me. Una parte di te è irremovibile. Farai fino in fondo tutto ciò che ci siamo detti. E questo combattimento interiore è solo un rito di preparazione al nostro incontro . Fa parte della strada che hai già deciso di intraprendere. Tu oggi non sei qui per incontrare me.  Cerchi piuttosto qualcosa che abita da sempre dentro di te, e che ora,
attraverso di me, desidera uscire.

Cammini nuda per strada, e mi cerchi con gli occhi tra la gente. Timorosa. Curiosa. Famelica. Le tue amiche ignorano cosa ti stia passando per la mente. Se loro sapessero ti frenerebbero. Direbbero che sei pazza. Ma nessuno sa nulla, e nessuno lo verrà a sapere. Ti pare di vedermi in lontananza, tra la folla. Sono un'ombra imponente. Ma non sai se sono io. Tremi. Speri. Ti maledici. Fremi in un combattimento di opposti.

Desideri da tempo vivere un'esperienza come questa, e nulla ti fermerà. Ma ti destabilizza la forza con cui ne sei attratta: sai quanto una parte di te sa essere distruttiva, e io solo ad essa mi rivolgo. Io la accarezzerò. Io la farò fiorire. Senza riguardi la libererò dalla tua carne per farne la mia compagna di giochi. Sei densa di vita, di emozioni, di desiderio, di paure vive che come una corda ti trascinano verso il mio baratro. Non ti saresti mai immaginata così. Prende vita la te stessa più autentica. Quella per la quale hai deciso di metterti completamente in discussione. Quella che accetta
anche il rischio di bruciarsi, nel desiderio irrefrenabile di un viaggio verso se stessa.

Mi hai confessato che da settimane rimani per ore a contemplarti senza vestiti davanti allo specchio.  Da quando ci sentiamo stai riscoprendo il tuo corpo come mai l'avevi immaginato. Con occhi nuovi lo ammiri appena fuori dalla doccia. Lo accarezzi dolcemente. Lo sorvoli con le mani in leggerezza. E intanto ti ammiri davanti allo specchio, estasiata. Non riesci a distogliere gli occhi dalla perfezione del tuo corpo. Sfiori il tuo seno in una sorta di trance. Poi lasci camminare i polpastrelli leggeri sul tuo ventre. Allora ti siedi sul letto, metti la mano tra le cosce. E mentre sfreghi trattenendo il fiato, continui ossessiva a guardarti nello specchio. Straripi nelle tue fantasie. Voci impudenti e sconosciute prendono la mia voce. E oggi sei qui. Da me. Ugualmente nuda. Ti ho promesso che nella stanza in cui ci vedremo ci sarà uno specchio enorme in cui potrai osservarti assieme a me. Desidero guardare assieme a te cosa siamo capaci di fare.

Cammini nuda per strada e nessuno lo puo' vedere. Solo io ho occhi per farlo. Solo io posso sentirlo. Solo io. Ed ora sono proprio davanti a te. Ed ora soltanto mezzo metro ti separa da me e dall'inferno. Sollevi lo sguardo. Trabocca violenta un'onda nel tuo petto. Rimani muta. E' come se tu fossi stata fino ad oggi una bambina, e ora stessi per diventare grande. L'onda prepotente si infrange fino in gola. Le labbra rimangono incollate una all'altra. Mi hai riconosciuto. Senti nello stomaco, in un solo istante, tutta l'imprudenza di questo incontro. E' come una follia mordente che ti esplode in profondità.La strada per un attimo si è fatta d'improvviso deserta. La abitiamo solo noi due. Nessuno ti vede, tranne me. Traboccano di desiderio i tuoi occhi mentre sfiorano imiei nell'attimo di uno sguardo. Ma poi veloce passi oltre di me. Scompaio alle tue spalle. Sul cellulare senti arrivare un messaggio.

"Ora devi smarcarti dalle tue amiche."

Il modo in cui ci conosciamo affonda direttamente nel sangue. E' diretto, ancestrale, feroce. Aderisce al tuo desiderio mordente di trovare una nuova identità. E' qualcosa di affine ad un parto. Tu non vivi ancora, ma sai che io posso darti vita e libertà. Gioco con la tua curiosità e allo stesso tempo con le tue paure.  Evoco la parte più morbosa di te. La peccatrice. L'impura. La BoccadiRosa. Ascoltami. Nuda tra mille che nuda non ti possono vedere. Voglio mostrarti chi sei.

Le tue dita, veloci e precipitose, mi rispondono con un messaggio.
"Stiamo andando a H & M. Ci vediamo al secondo piano?" Leggo. Sorrido. Non rispondo. Non vedi, ma sai. Le nostre menti sono una cosa sola.

Ho il doppio dei tuoi anni. Non ti trovi coi tuoi coetanei. Ti domandi perché devono essere sempre così infantili. Non ti senti te stessa vicino a loro. Con me è diversa. Cerchi in me un rifugio. Cerchi in me un maestro d'amore. Cerchi in me un corruttore.

Appaio e scompaio tra la folla. Sfuggo. Svanisco. Mi rendo all'improvviso invisibile, e duecento metri avanti mi torni ad incontrare. E' quasi una magia. Cammini in mezzo a due amiche come se nulla fosse. Parallelamente alla realtà degli altri, giochiamo ad inseguirci e sfuggirci senza farci scoprire. I nostri occhi si incontrano, i nostri desideri l'uno all'altro si attorcigliano. Ci sfioriamo senza ancora toccarci, corpo ed anima. E poi di nuovo svanisco, inesorabile, come un fantasma. E' una frazione di secondo. Un batter di ciglia. Mi cerchi, tra la folla e non ci sono già  più. Mi senti ovunque nell'aria, forte come mai avevi sentito qualcuno. Mi respiri, se pure non mi vedi. Io porto il volto di tutti quelli che ti passano attorno. Io non porto nessun volto. Io porto soprattutto il volto di qualcosa che dimora dentro di te.

Entrate. Guardate vestiti. Ne tocchi uno appeso con le mani. Ma intanto con la coda degli occhi mi cerchi senza trovarmi più. Io sono dietro di te, invisibile. Mi avverti. Dici qualcosa alle tue amiche. Loro rimangono al piano terra, a veder vestiti.Tu prendi l'ascensore e io le scale.

Una mano ti sfiora la spalla e ti guida delicatamente verso un angolo appartato del negozio. Mi guardi come se fossi in attesa di un giudizio. Ti chiedo se hai paura, e se sei ancora convinta di quello che faremo. Me ne voglio accertare. Non ti voglio sulla coscienza. Tu dici che lo sei assolutamente. La tua sfrontata determinazione alle porte della follia ti rende ancora più bella. Sia tutto ciò che deve essere. Entrambi lo vogliamo. Mi chiedi sorridente se davvero c'è lo specchio enorme che ti ho promesso. Annuisco. E' il più grande che tu abbia mai visto. Amerai specchiartici. Ora devi far passare cinque minuti qui, poi saluta le tue amiche. Dì loro che devi andare via. Il mio albergo è a duecento metri da qui. Ti aspetterò in camera.

Cammini nuda per strada senza più amiche al tuo fianco. Cammini senza più ragione o verità. Cammini priva di maschere verso una nuova dimensione interiore.Da mesi sono il tuo diario. Il tuo confidente. Il tuo confessore. Ami leggermi per ore, anche nel cuore della notte. Le mie parole edificano ragnatele imponenti in cui ami rimanere invischiata. Portano profumo di peccato e di libertà. Da mesi sono il tuo corruttore. Il tuo mentore oscuro. Il Virgilio che ti mostra a distanza l'inferno in cui ti farà camminare. Ti senti protetta da me. Ti senti attratta dal killer che porto dentro. Il tuo stomaco è in
subbuglio. Ti senti quasi di svenire per l'emozione. Tutto ti pare così incerto e feroce. Da mesi sono il tuo tsunami. Il tuo deragliamento. Lo sconfinamento oltre te stessa. La voce della tua autodistruzione che desidera elevarsi fino in cielo.

Trovi la porta socchiusa. Entri lentamente nella camera. "E' permesso?". Le finestre sono quasi completamente abbassate. Io ti aspetto seduto su una poltrona. Rimani in piedi. Guardi senza parlare i miei occhi, nella penombra, tra l'attesa e la sfida. Rimango in silenzio e ti osservo. Nascondi la tua tensione dietro ad un educato sorriso di circostastanza. Il tuo petto è invaso di emozioni mai provate. Prendi aria. Espiri. Anche il battito del cuore ora è scandito dalla mia mente. Ti dico di spogliarti davanti a me. Nella mia voce c'è perentorietà, ma al tempo stesso dolcezza. Non puoi non obbedire a questo
richiamo.

Appoggi la borsa sul comodino. Poi, sempre guardandomi negli occhi, inizi a toglierti i vestiti. Uno dopo l'altro fino a rimanere completamente nuda. Non pensavi certo di poterlo fare di fronte ad uno sconosciuto. Eppure non provi nessun tipo di imbarazzo. Ti viene naturale come se da sempre davanti me tu fossi stata nuda. Sembri una statua vivente. Ti contemplo come un'opera d'arte. Ti guardi intorno con curiosità. Mi chiedi sorridente dove sia lo specchio enorme di cui ti avevo parlato. Alle pareti non vedi nessuno specchio. Mi alzo in piedi e ti faccio segno di star zitta con le dita. Avvicino la mano al tuo viso e chiudo dolcemente le palpebre. Un velo di seta ti sfiora le guance. Ti sto bendando. Non hai bisogno degli occhi per vedere chi sei, bambina mia. Ora ti mostro un nuovo modo di guardare a te stessa.

Io sono lo specchio dei tuoi più oscuri desideri, della tua follia silenziosa che in me vuol prendere corpo. Io sono l'immagine del tuo desiderio di sconfinare dove non si può. Attraverso di me prenderà vita il riflesso dei tuoi pensieri più impuri, della tua attrazione per il fuoco. Io porto a fior di pelle la morbosa voglia di sconfinamento che dimora nel profondo della tua anima.

Accarezzo la tua schiena delicatamente, fino a farti venire la pelle d'oca. Senti la mia bocca divorare la punta dei seni  E' un concerto di sensi, il crescere dell'eccitazione nel tuo corpo. Ascolto i tuoi respiri. Il tuo profumo di donna che sale. Osservo la pelle dove si contrae.Sfioro il tuo collo con la punta delle dita. Prendo il tuo mento. Porto la tua
bocca sulla mia. La tua lingua mi accoglie con calorosa ospitalità. Ti lecco l'orecchio e poi sottovoce ti dico di inginocchiarti. Provi un fremito nella schiena nello scoprire il tuo desiderio di obbedirmi. Accarezzo i tuoi capelli sulla nuca e porto la tua testa tra le mie gambe. Stringo i capelli. Le tue mani aprono senza problemi i miei pantaloni anche se non vedi nulla.

Io sono lo specchio della tua volontà di darti completamente a qualcuno. E la mano che guida la tua testa avanti e indietro mentre divori il mio sesso, è solo il riflesso della tua mano. 

Ti osservo. La benda scivola via. E tu tieni rigorosamente gli occhi sempre chiusi, mentre te la lego meglio. Non vuoi rompere certo il rito del buio. Fa parte del nostro incantesimo. Nel buio io prendo il volto di qualcosa che dimora in te. Ti guido sul letto, senza parlare. Segui le mie mani con sacralità e devozione. Porto i tuoi polsi dietro alla schiena. Senti freddo metallico e il rumore metallico. Ti sto legando con una catena ed un lucchetto. Ti faccio appoggiare sulle ginocchia. La tua schiena è inarcata quanto i tuoi desideri. Allargo le tue cosce fino all'oscenità. Le mie dita giocano con la tua umidità impazzita. Provi vergogna e al tempo stesso mordente piacere.

Io sono lo specchio del tuo desiderio di esser domata e vinta. Della tua volontà
d'esser punita e al tempo stesso protetta. Io sono l'immagine riflessa della tua metamorfosi. Io disegno la forma che in te è già contenuta.

Accarezzo a lungo la tua nuca, come se tu fossi un animale. Ti do tutto me stesso in questo gesto. Ascoltami. Voglio che tu mi senta. La tua testa prima rigida, si lascia guidare dalle carezze. Ti lasci andare. Ti lasci coccolare. Ti lasci sedurre dalle mie mani, che da te all'improvviso si allontanano. Senti un sordo rumore tagliare l'aria, e poi dolore cocente sulle natiche. All'improvviso e senza esitazione. Una volta. Due volte. Dieci volte.
Perentoriamente il tuo sedere è rosso. Fino a quando, straziata, non implori di smettere in un gemito soffocato. Sei rimasta scioccata. Non te lo aspettavi. Ti sto accarezzando di nuovo. Bacio e lecco le ferite che ti ho fatto. Un colpo ti ha fatto sanguinare un po'. E succhio il tuo sangue come se fossi un vampiro.

Io sono lo specchio della tua voglia di distruggerti. Io sono il tuo desiderio di cambiare tutto di te. Io sono l'eco dei tuoi sogni più morbosi. Il sicario di cui sei vittima e mandante. Perchè le più turpi cose opero sul tuo corpo, ti accorgi stupita, sono esattamente quelle che più desideravi che qualcuno ti facesse.

Mi senti leccare follia sulla tua pelle. Mi senti distillare libertà mentre mi bagno del tuo fuoco. Mi senti volare nel buio, rapace ed informe, assumendo la sostanza delle più oscene ombre che dimorano in te. Io sono il peccato, e di te farò il mio capolavoro. Io sono il caos e in te prolificherò moltiplicandomi.

Dolce e prepotente affondo allora dentro la tua anima. Dolce e prepotente affondo allora dentro il tuo corpo. Tu scorri tra le mie mani, come le pagine di un libro infinito. Non siamo piu' due corpi distinti. Nel nostro compenetrarci diventiamo l'uno il prolungamento dell'altra. Goccia dopo goccia scavo dentro di te fino a farti traboccare di un'estasi nuova e mai provata. Più piena. Più sanguigna. Infinitamente vicina alla radice di te stessa. Perchè piacere e dolore sanno mescolarsi in modo primordiale. Come un fuoco che dà
luce e calore, e l'arsura e le ustioni.

Per un attimo pensi che, per quanto sia folle cio' che ti ho fatto, non ti sei mai sentita tanto vicina a te stessa quanto oggi.

Ti slego i polsi. Faccio per toglierti la benda. Ma tu mi fermi, non vuoi separarti da questo buio. Mi abbracci fortissimo, come se stessi cercando protezione. E intanto ti guardo, colmo di ciò che stiamo scoprendo. Questo è il nostro tempio, mia nuda Vestale. Senza pareti. Senza vestiti. Senza orologi e senza ragione. Questo è il tuo specchio crudele. La tua nuova verità. Guardati con i miei occhi. Nuda come nessuno ti potrà mai vedere.
La strada è ancora lunga. Avidi navigatori, nei prossimi mesi esploreremo quello che ancora non sappiamo di essere.



Il racconto, di fantasia, è ispirato ad un viaggio che ho fatto a Napoli nel settembre del 2013. Dedico queste parole a V. che da tanto le attende invano. La fotografia ha titolo "Allo specchio" ed è stata realizzata nel settembre 2013.

 
 
 

IL CARCERE DELL'EVIDENZA

Post n°91 pubblicato il 13 Maggio 2014 da il_ramo_rubato
 
Tag: lettere

il carcere dell''evidenza

 

Mi trascina via il costume, la corrente, mentre mi sdraio sulle rocce al tuo fianco. "Tutto scorre". E' inevitabile. Tutto passa oltre. Trattengo l'acqua con il palmo delle mie mani, ma passa oltre. Anche il mio costume, se non lo tengo stretto, se ne va via. L'acqua di Saturnia è torbida, e allo stesso tempo calda. Esattamente come i nostri incontri. E scorreranno via, un giorno, perfino i ricordi. Le emozioni che oggi stiamo vivendo, potenti e vitali, un giorno anche esse finiranno lontane da noi. Come l'impressione di felicità che da sempre insegui.


Ma tu sorridi. Ti sembra impossibile. Dici di non sorridere mai, ma oggi ti sorride anche la pelle. Non mi guardi negli occhi e soppesi ogni parola, sorpresa dalla pausa che oggi la vita ti concede nella tua lotta contro te stessa. Dici che questa tregua è anche merito mio. E mi ringrazi. Il tuo mare oggi non è in tempesta. Ma noi non conosciamo tutte le cose che vivono là sotto. Nel fondo del mare. Esse silenziose mordono la tua vita, fino a renderla certi giorni infame. E tu combatti da sempre contro, disperata e sola, in una guerra che nessuno pare comprendere. Ascoltami. E rimani tranquilla. Io sfiderò questi mostri. Li vedrò. E saprò domarli. Non chiedermi come e perchè. Io lo farò e basta.

 

Cammini lenta nell'acqua, e ti allontani da me. E io ti inseguo. Immergendomi di nuovo accanto a te. Nel profondo.

Dici di essere silenziosa, ma poi ti lasci andare alle parole, e diventi tu stessa un fiume. Parlandomi, parli a te stessa. Mi racconti delle tue paure, dei tuoi mali, della tua incapacità di vivere la normalità. E io, confessore, carceriere, torturatore, allora divento diario. E ti contengo, mentre tu contieni me.  Tu oggi non hai ombra di tristezza, e ti sorprendi a farti baciare le spalle dal sole. Ti sembra incredibile. Ti sembra il primo passo verso una vita nuova, lontana dalle tue paure.  Sei leggera. Libera dal fardello di pensieri che sempre ti inchiodano a te stessa. Non aver timore di questa parvenza di felicità. La guardi come se non ti potesse appartenere. Come se il suo destino fosse quello di un tacchino lanciato in volo. 

 

Ieri sera abbiamo fatto l'amore, mia alleata. Nel buio della notte ho strappato un piccolo fiore dal tuo petto, e ora lo conservo nel mio. Voglio che esso sopravviva, mentre tutto scorre. E ricorderò per sempre questa notte per sempre come la nostra volta più bella. Guardavamo distesi un film. Nudi sul letto, corpi ed anima. Tra un bacio e l'altro, Uxbal parlava coi morti e combatteva con il suo male incurabile. La penombra disegnava carezze per l'anima, e apriva voragini nella nostra esistenza. Il futuro sprofonderà. Eri distesa. E ti ho presa, da dietro. Tu sei rimasta immobile e fragile. Pronta ad ogni mio gesto.  Sdraiata sul tuo ventre, mentre io cavalcavo la tua vita con decisione. Trattenevo nelle mie mani i tuoi capelli raccolti, fino a godere di te con forza. Sarà l'ultima immagine, questa, che mi rimarrà di te, quando tutte le altre mi si rivolteranno contro. Questa notte, si, mia alleata, tu mi hai dato coi tuoi silenzi, qualcosa che sopravviverà alla morte.

 

Lo sai che ci attende l'indifferenza? Si. Di tutte le cose belle che abbiamo vissuto assieme, del nostro viaggio, delle migliaia di lettere con cui abbiamo accarezzato le nostre anime, e sfidato i nostri destini. Oh, si. Può sembrare impossibile, ma è proprio così. Un giorno non avremo nemmeno più il coraggio di guardarci negli occhi. Di parlarci del più e del meno. Tutto quello che oggi ci appare così vivo e scontato, inesorabilmente cadrà a pezzi. Rimarrà solo polvere e silenzio. Svaniremo. Si. Saremo inerte cenere, senza più odore, senza più peccato. Senza più pensieri. Senza più dolori. Forse quel giorno sarai abbellita dalla nostalgia, si. Ma non ci sarai più. E io non ci sarò per te. E se cenere saremo, accarezziamo le cicatrici che ci siamo fatti. Noi rimarremo vivi solo in esse. In silenzio. Lontani. Ma domandiamoci, quel giorno infame, se non era meglio il dolore della ferita. Se non era più vivo e carico di sangue che da essa usciva, mentre ci chiedevamo chi siamo, e ci baciavamo nel buio, liberi dal corpo e dal destino. Domandiamoci se, per quanto sbagliati, noi non fossimo vita e non finzione. 

Moriremo. Entrambi lo sappiamo. Moriremo. E parlare della nostra fine ora, non ha senso quanto parlare della nostra eternità. Viviamoci a piccole dosi, giorno dopo giorno, senza caricarci faticosi fardelli di propositi e di futuro: perchè noi abbiamo le spalle fragili. Assieme, siamo poco più di un bambino, che con le nostre vite fa un gioco crudele, scherza non-curante ogni giorno con l'eternità e con la morte, e che, quando nessuno vede, ruba la marmellata.

Viviamoci, compagna di fuga dalla realtà. Viviamoci. La vita è un'amara prigione, se non ci concediamo scappatoie. E il nostro incontro soprattutto questo è. Non sesso. Non amore. Non amicizia. Ma fuga convinta dal carcere dell'evidenza. Non marchiamoci stretti e condividiamo, al riparo della ragione, un'isola di libertà. E se certi giorni ti penso meno, preso dal lavoro e da mille altre cose, poi riemergi prepotente. Invadi come pioggia il secco della mia terra. E straripi fino quasi ad annegarmi. Nulla hai fatto te. Nulla ho fatto io. E' una specie di metereologia dell'anima. E tu sai rendermi gonfio di vita.

E allora sai cosa ti dico? Non morirò. No, mai. Sarò eterno. Saprò sopravvivere alla nostra morte. Non me ne andrò, nemmeno quando mi chiederai di farlo. Rimarrò per sempre a disegnare coi miei denti sulla tua pelle. Corromperò per sempre le tue narici con il mio odore. E poi ti stringerò a me in un abbraccio omicida. Leggerò per sempre ogni notte racconti per te. E la mia voce ti cullerà con braccia sicure. Spazzerò ogni giorno quelle nubi oscure che si fermano sulla tua anima. Oppure, se esse rimarranno, berrò la loro pioggia acida. No. Non morirò. Te lo prometto. Sarò più forte della nostra morte e della tua ragione che mi vuole uccidere ad ogni ora, per concedersi al buon senso. Ma tu dimentica di esser prigioniera di te stessa. Di un destino che non è il tuo. Dell'evidenza che noi siamo solo foglie in autunno.

Ascoltami. Finche siamo vivi. Ascoltami. Dissimula la tua dissimulazione. Fingi con me di non essere finzione. E per inganno, si solo per inganno, regalami tutta te stessa.


" - Tua madre non ha mai sentito quel rumore.
- Quale rumore?
- Il rumore del mare.
Quando ero piccolo, c'era una stazione radio che mandava i rumori del mare.

Le sue onde giganti.
Quel rumore mi metteva paura.
- E perché ti metteva paura?
- Mi metteva paura il fondo del mare.
Tutte le cose che vivono lì sotto. "


(dal film "Biutiful", 2010, di Alejandro González Iñárritu)


Questo racconto è stato ricostruito in buona parte da una lettera spedita nell'estate del 2012. Il riferimento al film può essere visto a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=-DP48s2g0lY

La foto "Prigioniera" è stata scattata nel marzo del 2014. E' meglio visibile a questo indirizzo. http://www.ilramorubato.com/bolero/

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 

SE VUOI POSARE PER ME...

Le foto che trovi in questo blog sono tutte miei lavori. Se ti interessa posare per le mie foto, contattami. Le modelle che vedete in queste foto non sono professioniste, e io stesso non lavoro come fotografo. Amo fotografare chi ama essere fotografata. 

Il servizio richiederà circa mezza giornata, e salvo casi particolari, sarà in bianco e nero, per  scelta stilistica. Le foto non saranno in alcun modo volgari, e saranno studiate insieme a te.  Tutte le spese per la realizzazione del servizio saranno a carico mio (il servizio è completamente gratuito). A fine lavoro sarà dato un DVD con tutte le foto del servizio, e circa 20 stampe in formato 20x30 cm del servizio, su carta fotografica professionale, o volendo qualche stampa in formato gigante.


Non sono un professionista della fotografia, lavoro in un altro settore. Scatto solo perchè mi piace farlo. Non cerco quindi top model, ma soprattutto ragazze a cui piace l'idea di posare, e che amano il mio modo di fotografare. 

Per avere altre informazioni in merito, scrivi all'indirizzo di posta:
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