IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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AREA PERSONALE

 

 

DAVANTI ALLO SPECCHIO

Post n°92 pubblicato il 12 Novembre 2014 da il_ramo_rubato


"Gli specchi di metallo
infiniti li vedo, elementari
esecutori d'un antico patto,
moltiplicare il mondo come l'atto
generativo, veglianti e fatali."
(J.L.Borges)


Cammini nuda per strada, lungo via Toledo.  Migliaia di persone ti scorrono accanto, ma nessuno pare accorgersi di ciò. Nessuno vede. Nessuno comprende. Nessuno immagina. Nessuno sa. Nessuno tranne me. Perché in questo istante, mentre cammini, sei come ti vedo solo io. Nuda. Senza alcun vestito. Senza nessuna maschera. Senza alcuna ipocrisia. Proprio come quando ti guardi allo specchio di camera tua. 

Non ti senti affatto sicura di ciò che stai per fare. Ti appare tutto una follia più grande di te. Vorresti fermarti. Lo so perfettamente. Vorresti tornare a casa. Puoi farlo se vuoi. Vorresti abbattere questo tormento che ti opprime. Ma invece verrai a me. Una parte di te è irremovibile. Farai fino in fondo tutto ciò che ci siamo detti. E questo combattimento interiore è solo un rito di preparazione al nostro incontro . Fa parte della strada che hai già deciso di intraprendere. Tu oggi non sei qui per incontrare me.  Cerchi piuttosto qualcosa che abita da sempre dentro di te, e che ora,
attraverso di me, desidera uscire.

Cammini nuda per strada, e mi cerchi con gli occhi tra la gente. Timorosa. Curiosa. Famelica. Le tue amiche ignorano cosa ti stia passando per la mente. Se loro sapessero ti frenerebbero. Direbbero che sei pazza. Ma nessuno sa nulla, e nessuno lo verrà a sapere. Ti pare di vedermi in lontananza, tra la folla. Sono un'ombra imponente. Ma non sai se sono io. Tremi. Speri. Ti maledici. Fremi in un combattimento di opposti.

Desideri da tempo vivere un'esperienza come questa, e nulla ti fermerà. Ma ti destabilizza la forza con cui ne sei attratta: sai quanto una parte di te sa essere distruttiva, e io solo ad essa mi rivolgo. Io la accarezzerò. Io la farò fiorire. Senza riguardi la libererò dalla tua carne per farne la mia compagna di giochi. Sei densa di vita, di emozioni, di desiderio, di paure vive che come una corda ti trascinano verso il mio baratro. Non ti saresti mai immaginata così. Prende vita la te stessa più autentica. Quella per la quale hai deciso di metterti completamente in discussione. Quella che accetta
anche il rischio di bruciarsi, nel desiderio irrefrenabile di un viaggio verso se stessa.

Mi hai confessato che da settimane rimani per ore a contemplarti senza vestiti davanti allo specchio.  Da quando ci sentiamo stai riscoprendo il tuo corpo come mai l'avevi immaginato. Con occhi nuovi lo ammiri appena fuori dalla doccia. Lo accarezzi dolcemente. Lo sorvoli con le mani in leggerezza. E intanto ti ammiri davanti allo specchio, estasiata. Non riesci a distogliere gli occhi dalla perfezione del tuo corpo. Sfiori il tuo seno in una sorta di trance. Poi lasci camminare i polpastrelli leggeri sul tuo ventre. Allora ti siedi sul letto, metti la mano tra le cosce. E mentre sfreghi trattenendo il fiato, continui ossessiva a guardarti nello specchio. Straripi nelle tue fantasie. Voci impudenti e sconosciute prendono la mia voce. E oggi sei qui. Da me. Ugualmente nuda. Ti ho promesso che nella stanza in cui ci vedremo ci sarà uno specchio enorme in cui potrai osservarti assieme a me. Desidero guardare assieme a te cosa siamo capaci di fare.

Cammini nuda per strada e nessuno lo puo' vedere. Solo io ho occhi per farlo. Solo io posso sentirlo. Solo io. Ed ora sono proprio davanti a te. Ed ora soltanto mezzo metro ti separa da me e dall'inferno. Sollevi lo sguardo. Trabocca violenta un'onda nel tuo petto. Rimani muta. E' come se tu fossi stata fino ad oggi una bambina, e ora stessi per diventare grande. L'onda prepotente si infrange fino in gola. Le labbra rimangono incollate una all'altra. Mi hai riconosciuto. Senti nello stomaco, in un solo istante, tutta l'imprudenza di questo incontro. E' come una follia mordente che ti esplode in profondità.La strada per un attimo si è fatta d'improvviso deserta. La abitiamo solo noi due. Nessuno ti vede, tranne me. Traboccano di desiderio i tuoi occhi mentre sfiorano imiei nell'attimo di uno sguardo. Ma poi veloce passi oltre di me. Scompaio alle tue spalle. Sul cellulare senti arrivare un messaggio.

"Ora devi smarcarti dalle tue amiche."

Il modo in cui ci conosciamo affonda direttamente nel sangue. E' diretto, ancestrale, feroce. Aderisce al tuo desiderio mordente di trovare una nuova identità. E' qualcosa di affine ad un parto. Tu non vivi ancora, ma sai che io posso darti vita e libertà. Gioco con la tua curiosità e allo stesso tempo con le tue paure.  Evoco la parte più morbosa di te. La peccatrice. L'impura. La BoccadiRosa. Ascoltami. Nuda tra mille che nuda non ti possono vedere. Voglio mostrarti chi sei.

Le tue dita, veloci e precipitose, mi rispondono con un messaggio.
"Stiamo andando a H & M. Ci vediamo al secondo piano?" Leggo. Sorrido. Non rispondo. Non vedi, ma sai. Le nostre menti sono una cosa sola.

Ho il doppio dei tuoi anni. Non ti trovi coi tuoi coetanei. Ti domandi perché devono essere sempre così infantili. Non ti senti te stessa vicino a loro. Con me è diversa. Cerchi in me un rifugio. Cerchi in me un maestro d'amore. Cerchi in me un corruttore.

Appaio e scompaio tra la folla. Sfuggo. Svanisco. Mi rendo all'improvviso invisibile, e duecento metri avanti mi torni ad incontrare. E' quasi una magia. Cammini in mezzo a due amiche come se nulla fosse. Parallelamente alla realtà degli altri, giochiamo ad inseguirci e sfuggirci senza farci scoprire. I nostri occhi si incontrano, i nostri desideri l'uno all'altro si attorcigliano. Ci sfioriamo senza ancora toccarci, corpo ed anima. E poi di nuovo svanisco, inesorabile, come un fantasma. E' una frazione di secondo. Un batter di ciglia. Mi cerchi, tra la folla e non ci sono già  più. Mi senti ovunque nell'aria, forte come mai avevi sentito qualcuno. Mi respiri, se pure non mi vedi. Io porto il volto di tutti quelli che ti passano attorno. Io non porto nessun volto. Io porto soprattutto il volto di qualcosa che dimora dentro di te.

Entrate. Guardate vestiti. Ne tocchi uno appeso con le mani. Ma intanto con la coda degli occhi mi cerchi senza trovarmi più. Io sono dietro di te, invisibile. Mi avverti. Dici qualcosa alle tue amiche. Loro rimangono al piano terra, a veder vestiti.Tu prendi l'ascensore e io le scale.

Una mano ti sfiora la spalla e ti guida delicatamente verso un angolo appartato del negozio. Mi guardi come se fossi in attesa di un giudizio. Ti chiedo se hai paura, e se sei ancora convinta di quello che faremo. Me ne voglio accertare. Non ti voglio sulla coscienza. Tu dici che lo sei assolutamente. La tua sfrontata determinazione alle porte della follia ti rende ancora più bella. Sia tutto ciò che deve essere. Entrambi lo vogliamo. Mi chiedi sorridente se davvero c'è lo specchio enorme che ti ho promesso. Annuisco. E' il più grande che tu abbia mai visto. Amerai specchiartici. Ora devi far passare cinque minuti qui, poi saluta le tue amiche. Dì loro che devi andare via. Il mio albergo è a duecento metri da qui. Ti aspetterò in camera.

Cammini nuda per strada senza più amiche al tuo fianco. Cammini senza più ragione o verità. Cammini priva di maschere verso una nuova dimensione interiore.Da mesi sono il tuo diario. Il tuo confidente. Il tuo confessore. Ami leggermi per ore, anche nel cuore della notte. Le mie parole edificano ragnatele imponenti in cui ami rimanere invischiata. Portano profumo di peccato e di libertà. Da mesi sono il tuo corruttore. Il tuo mentore oscuro. Il Virgilio che ti mostra a distanza l'inferno in cui ti farà camminare. Ti senti protetta da me. Ti senti attratta dal killer che porto dentro. Il tuo stomaco è in
subbuglio. Ti senti quasi di svenire per l'emozione. Tutto ti pare così incerto e feroce. Da mesi sono il tuo tsunami. Il tuo deragliamento. Lo sconfinamento oltre te stessa. La voce della tua autodistruzione che desidera elevarsi fino in cielo.

Trovi la porta socchiusa. Entri lentamente nella camera. "E' permesso?". Le finestre sono quasi completamente abbassate. Io ti aspetto seduto su una poltrona. Rimani in piedi. Guardi senza parlare i miei occhi, nella penombra, tra l'attesa e la sfida. Rimango in silenzio e ti osservo. Nascondi la tua tensione dietro ad un educato sorriso di circostastanza. Il tuo petto è invaso di emozioni mai provate. Prendi aria. Espiri. Anche il battito del cuore ora è scandito dalla mia mente. Ti dico di spogliarti davanti a me. Nella mia voce c'è perentorietà, ma al tempo stesso dolcezza. Non puoi non obbedire a questo
richiamo.

Appoggi la borsa sul comodino. Poi, sempre guardandomi negli occhi, inizi a toglierti i vestiti. Uno dopo l'altro fino a rimanere completamente nuda. Non pensavi certo di poterlo fare di fronte ad uno sconosciuto. Eppure non provi nessun tipo di imbarazzo. Ti viene naturale come se da sempre davanti me tu fossi stata nuda. Sembri una statua vivente. Ti contemplo come un'opera d'arte. Ti guardi intorno con curiosità. Mi chiedi sorridente dove sia lo specchio enorme di cui ti avevo parlato. Alle pareti non vedi nessuno specchio. Mi alzo in piedi e ti faccio segno di star zitta con le dita. Avvicino la mano al tuo viso e chiudo dolcemente le palpebre. Un velo di seta ti sfiora le guance. Ti sto bendando. Non hai bisogno degli occhi per vedere chi sei, bambina mia. Ora ti mostro un nuovo modo di guardare a te stessa.

Io sono lo specchio dei tuoi più oscuri desideri, della tua follia silenziosa che in me vuol prendere corpo. Io sono l'immagine del tuo desiderio di sconfinare dove non si può. Attraverso di me prenderà vita il riflesso dei tuoi pensieri più impuri, della tua attrazione per il fuoco. Io porto a fior di pelle la morbosa voglia di sconfinamento che dimora nel profondo della tua anima.

Accarezzo la tua schiena delicatamente, fino a farti venire la pelle d'oca. Senti la mia bocca divorare la punta dei seni  E' un concerto di sensi, il crescere dell'eccitazione nel tuo corpo. Ascolto i tuoi respiri. Il tuo profumo di donna che sale. Osservo la pelle dove si contrae.Sfioro il tuo collo con la punta delle dita. Prendo il tuo mento. Porto la tua
bocca sulla mia. La tua lingua mi accoglie con calorosa ospitalità. Ti lecco l'orecchio e poi sottovoce ti dico di inginocchiarti. Provi un fremito nella schiena nello scoprire il tuo desiderio di obbedirmi. Accarezzo i tuoi capelli sulla nuca e porto la tua testa tra le mie gambe. Stringo i capelli. Le tue mani aprono senza problemi i miei pantaloni anche se non vedi nulla.

Io sono lo specchio della tua volontà di darti completamente a qualcuno. E la mano che guida la tua testa avanti e indietro mentre divori il mio sesso, è solo il riflesso della tua mano. 

Ti osservo. La benda scivola via. E tu tieni rigorosamente gli occhi sempre chiusi, mentre te la lego meglio. Non vuoi rompere certo il rito del buio. Fa parte del nostro incantesimo. Nel buio io prendo il volto di qualcosa che dimora in te. Ti guido sul letto, senza parlare. Segui le mie mani con sacralità e devozione. Porto i tuoi polsi dietro alla schiena. Senti freddo metallico e il rumore metallico. Ti sto legando con una catena ed un lucchetto. Ti faccio appoggiare sulle ginocchia. La tua schiena è inarcata quanto i tuoi desideri. Allargo le tue cosce fino all'oscenità. Le mie dita giocano con la tua umidità impazzita. Provi vergogna e al tempo stesso mordente piacere.

Io sono lo specchio del tuo desiderio di esser domata e vinta. Della tua volontà
d'esser punita e al tempo stesso protetta. Io sono l'immagine riflessa della tua metamorfosi. Io disegno la forma che in te è già contenuta.

Accarezzo a lungo la tua nuca, come se tu fossi un animale. Ti do tutto me stesso in questo gesto. Ascoltami. Voglio che tu mi senta. La tua testa prima rigida, si lascia guidare dalle carezze. Ti lasci andare. Ti lasci coccolare. Ti lasci sedurre dalle mie mani, che da te all'improvviso si allontanano. Senti un sordo rumore tagliare l'aria, e poi dolore cocente sulle natiche. All'improvviso e senza esitazione. Una volta. Due volte. Dieci volte.
Perentoriamente il tuo sedere è rosso. Fino a quando, straziata, non implori di smettere in un gemito soffocato. Sei rimasta scioccata. Non te lo aspettavi. Ti sto accarezzando di nuovo. Bacio e lecco le ferite che ti ho fatto. Un colpo ti ha fatto sanguinare un po'. E succhio il tuo sangue come se fossi un vampiro.

Io sono lo specchio della tua voglia di distruggerti. Io sono il tuo desiderio di cambiare tutto di te. Io sono l'eco dei tuoi sogni più morbosi. Il sicario di cui sei vittima e mandante. Perchè le più turpi cose opero sul tuo corpo, ti accorgi stupita, sono esattamente quelle che più desideravi che qualcuno ti facesse.

Mi senti leccare follia sulla tua pelle. Mi senti distillare libertà mentre mi bagno del tuo fuoco. Mi senti volare nel buio, rapace ed informe, assumendo la sostanza delle più oscene ombre che dimorano in te. Io sono il peccato, e di te farò il mio capolavoro. Io sono il caos e in te prolificherò moltiplicandomi.

Dolce e prepotente affondo allora dentro la tua anima. Dolce e prepotente affondo allora dentro il tuo corpo. Tu scorri tra le mie mani, come le pagine di un libro infinito. Non siamo piu' due corpi distinti. Nel nostro compenetrarci diventiamo l'uno il prolungamento dell'altra. Goccia dopo goccia scavo dentro di te fino a farti traboccare di un'estasi nuova e mai provata. Più piena. Più sanguigna. Infinitamente vicina alla radice di te stessa. Perchè piacere e dolore sanno mescolarsi in modo primordiale. Come un fuoco che dà
luce e calore, e l'arsura e le ustioni.

Per un attimo pensi che, per quanto sia folle cio' che ti ho fatto, non ti sei mai sentita tanto vicina a te stessa quanto oggi.

Ti slego i polsi. Faccio per toglierti la benda. Ma tu mi fermi, non vuoi separarti da questo buio. Mi abbracci fortissimo, come se stessi cercando protezione. E intanto ti guardo, colmo di ciò che stiamo scoprendo. Questo è il nostro tempio, mia nuda Vestale. Senza pareti. Senza vestiti. Senza orologi e senza ragione. Questo è il tuo specchio crudele. La tua nuova verità. Guardati con i miei occhi. Nuda come nessuno ti potrà mai vedere.
La strada è ancora lunga. Avidi navigatori, nei prossimi mesi esploreremo quello che ancora non sappiamo di essere.



Il racconto, di fantasia, è ispirato ad un viaggio che ho fatto a Napoli nel settembre del 2013. Dedico queste parole a V. che da tanto le attende invano. La fotografia ha titolo "Allo specchio" ed è stata realizzata nel settembre 2013.

 
 
 

IL CARCERE DELL'EVIDENZA

Post n°91 pubblicato il 13 Maggio 2014 da il_ramo_rubato
 
Tag: lettere

il carcere dell''evidenza

 

Mi trascina via il costume, la corrente, mentre mi sdraio sulle rocce al tuo fianco. "Tutto scorre". E' inevitabile. Tutto passa oltre. Trattengo l'acqua con il palmo delle mie mani, ma passa oltre. Anche il mio costume, se non lo tengo stretto, se ne va via. L'acqua di Saturnia è torbida, e allo stesso tempo calda. Esattamente come i nostri incontri. E scorreranno via, un giorno, perfino i ricordi. Le emozioni che oggi stiamo vivendo, potenti e vitali, un giorno anche esse finiranno lontane da noi. Come l'impressione di felicità che da sempre insegui.


Ma tu sorridi. Ti sembra impossibile. Dici di non sorridere mai, ma oggi ti sorride anche la pelle. Non mi guardi negli occhi e soppesi ogni parola, sorpresa dalla pausa che oggi la vita ti concede nella tua lotta contro te stessa. Dici che questa tregua è anche merito mio. E mi ringrazi. Il tuo mare oggi non è in tempesta. Ma noi non conosciamo tutte le cose che vivono là sotto. Nel fondo del mare. Esse silenziose mordono la tua vita, fino a renderla certi giorni infame. E tu combatti da sempre contro, disperata e sola, in una guerra che nessuno pare comprendere. Ascoltami. E rimani tranquilla. Io sfiderò questi mostri. Li vedrò. E saprò domarli. Non chiedermi come e perchè. Io lo farò e basta.

 

Cammini lenta nell'acqua, e ti allontani da me. E io ti inseguo. Immergendomi di nuovo accanto a te. Nel profondo.

Dici di essere silenziosa, ma poi ti lasci andare alle parole, e diventi tu stessa un fiume. Parlandomi, parli a te stessa. Mi racconti delle tue paure, dei tuoi mali, della tua incapacità di vivere la normalità. E io, confessore, carceriere, torturatore, allora divento diario. E ti contengo, mentre tu contieni me.  Tu oggi non hai ombra di tristezza, e ti sorprendi a farti baciare le spalle dal sole. Ti sembra incredibile. Ti sembra il primo passo verso una vita nuova, lontana dalle tue paure.  Sei leggera. Libera dal fardello di pensieri che sempre ti inchiodano a te stessa. Non aver timore di questa parvenza di felicità. La guardi come se non ti potesse appartenere. Come se il suo destino fosse quello di un tacchino lanciato in volo. 

 

Ieri sera abbiamo fatto l'amore, mia alleata. Nel buio della notte ho strappato un piccolo fiore dal tuo petto, e ora lo conservo nel mio. Voglio che esso sopravviva, mentre tutto scorre. E ricorderò per sempre questa notte per sempre come la nostra volta più bella. Guardavamo distesi un film. Nudi sul letto, corpi ed anima. Tra un bacio e l'altro, Uxbal parlava coi morti e combatteva con il suo male incurabile. La penombra disegnava carezze per l'anima, e apriva voragini nella nostra esistenza. Il futuro sprofonderà. Eri distesa. E ti ho presa, da dietro. Tu sei rimasta immobile e fragile. Pronta ad ogni mio gesto.  Sdraiata sul tuo ventre, mentre io cavalcavo la tua vita con decisione. Trattenevo nelle mie mani i tuoi capelli raccolti, fino a godere di te con forza. Sarà l'ultima immagine, questa, che mi rimarrà di te, quando tutte le altre mi si rivolteranno contro. Questa notte, si, mia alleata, tu mi hai dato coi tuoi silenzi, qualcosa che sopravviverà alla morte.

 

Lo sai che ci attende l'indifferenza? Si. Di tutte le cose belle che abbiamo vissuto assieme, del nostro viaggio, delle migliaia di lettere con cui abbiamo accarezzato le nostre anime, e sfidato i nostri destini. Oh, si. Può sembrare impossibile, ma è proprio così. Un giorno non avremo nemmeno più il coraggio di guardarci negli occhi. Di parlarci del più e del meno. Tutto quello che oggi ci appare così vivo e scontato, inesorabilmente cadrà a pezzi. Rimarrà solo polvere e silenzio. Svaniremo. Si. Saremo inerte cenere, senza più odore, senza più peccato. Senza più pensieri. Senza più dolori. Forse quel giorno sarai abbellita dalla nostalgia, si. Ma non ci sarai più. E io non ci sarò per te. E se cenere saremo, accarezziamo le cicatrici che ci siamo fatti. Noi rimarremo vivi solo in esse. In silenzio. Lontani. Ma domandiamoci, quel giorno infame, se non era meglio il dolore della ferita. Se non era più vivo e carico di sangue che da essa usciva, mentre ci chiedevamo chi siamo, e ci baciavamo nel buio, liberi dal corpo e dal destino. Domandiamoci se, per quanto sbagliati, noi non fossimo vita e non finzione. 

Moriremo. Entrambi lo sappiamo. Moriremo. E parlare della nostra fine ora, non ha senso quanto parlare della nostra eternità. Viviamoci a piccole dosi, giorno dopo giorno, senza caricarci faticosi fardelli di propositi e di futuro: perchè noi abbiamo le spalle fragili. Assieme, siamo poco più di un bambino, che con le nostre vite fa un gioco crudele, scherza non-curante ogni giorno con l'eternità e con la morte, e che, quando nessuno vede, ruba la marmellata.

Viviamoci, compagna di fuga dalla realtà. Viviamoci. La vita è un'amara prigione, se non ci concediamo scappatoie. E il nostro incontro soprattutto questo è. Non sesso. Non amore. Non amicizia. Ma fuga convinta dal carcere dell'evidenza. Non marchiamoci stretti e condividiamo, al riparo della ragione, un'isola di libertà. E se certi giorni ti penso meno, preso dal lavoro e da mille altre cose, poi riemergi prepotente. Invadi come pioggia il secco della mia terra. E straripi fino quasi ad annegarmi. Nulla hai fatto te. Nulla ho fatto io. E' una specie di metereologia dell'anima. E tu sai rendermi gonfio di vita.

E allora sai cosa ti dico? Non morirò. No, mai. Sarò eterno. Saprò sopravvivere alla nostra morte. Non me ne andrò, nemmeno quando mi chiederai di farlo. Rimarrò per sempre a disegnare coi miei denti sulla tua pelle. Corromperò per sempre le tue narici con il mio odore. E poi ti stringerò a me in un abbraccio omicida. Leggerò per sempre ogni notte racconti per te. E la mia voce ti cullerà con braccia sicure. Spazzerò ogni giorno quelle nubi oscure che si fermano sulla tua anima. Oppure, se esse rimarranno, berrò la loro pioggia acida. No. Non morirò. Te lo prometto. Sarò più forte della nostra morte e della tua ragione che mi vuole uccidere ad ogni ora, per concedersi al buon senso. Ma tu dimentica di esser prigioniera di te stessa. Di un destino che non è il tuo. Dell'evidenza che noi siamo solo foglie in autunno.

Ascoltami. Finche siamo vivi. Ascoltami. Dissimula la tua dissimulazione. Fingi con me di non essere finzione. E per inganno, si solo per inganno, regalami tutta te stessa.


" - Tua madre non ha mai sentito quel rumore.
- Quale rumore?
- Il rumore del mare.
Quando ero piccolo, c'era una stazione radio che mandava i rumori del mare.

Le sue onde giganti.
Quel rumore mi metteva paura.
- E perché ti metteva paura?
- Mi metteva paura il fondo del mare.
Tutte le cose che vivono lì sotto. "


(dal film "Biutiful", 2010, di Alejandro González Iñárritu)


Questo racconto è stato ricostruito in buona parte da una lettera spedita nell'estate del 2012. Il riferimento al film può essere visto a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=-DP48s2g0lY

La foto "Prigioniera" è stata scattata nel marzo del 2014. E' meglio visibile a questo indirizzo. http://www.ilramorubato.com/bolero/

 
 
 

PRENDIMI COME SONO

Post n°90 pubblicato il 10 Marzo 2014 da il_ramo_rubato

Nudo. Scatto febbraio 2012

 

E' incerta e mutevole la distanza a cui si possono disporre due intimità. Un solo passo in più o un solo passo in meno possono distruggere un intero universo.  L'amore ha leggi fisiche non dissimili dalla gravitazione con cui gli astri si sfuggono e si inseguono. E' la distanza che fa l'incontro tra due persone. Mi mandi il messaggio dal tuo ufficio. Stai arrivando. E il mio desiderio, in un solo istante, torna febbrile come un tempo.

 

Eravamo stati tu Anais Nin ed io Henry Miller, redivivi, nelle nostre lettere. Le parole infiammavano i desideri e alimentavano i nostri cuori. Esse possedevano la magia arcana della congiunzione carnale tra anime. E nulla poteva la lontananza contro questo potere. Sei la prima donna a cui ho detto "ti amo". Erano uscite da sole quelle parole, dopo 38 anni di vita. Non ho dovuto forzarle. Avevano aspettato te. Per la prima volta non sentivo il peso del dubbio. Mi avevi ubriacato del tuo corpo. Nuda e fiera, mi mostravi orgogliosa il tuo sesso ora glabro. Era un segno della tua trasformazione. Mi avevi raccontato l'importanza che aveva avuto nella tua vita posare per le mie foto. Quanto eri cambiata da allora? Eri un'altra donna. Più libera. Più consapevole. Pià determinata alla sfida. Amavi viaggiare per corpi, mi avevi confidato, rapace. E io avevo provato una fitta di gelosia per gli altri che di te avevano goduto. Quanto potevo desiderarti? Eri una calamita. Quando sei uscita dalla mia stanza, quel giorno, mi ero trovato a vagare per le strade della tua città. Ti cercavo nell'aria, se pure sapevo perfettamente che eri altrove. Perdermi per le strade della tua città era come perdermi dentro di te. Non eri più solo una persona. Eri diventata tutta la tua città. Io camminavo dentro di te. Mi perdevo in te, cercandoti. E ovunque ti trovavo, perchè tu eri dentro di me.

 

E poi nei mesi successivi i nostri incontri, sempre più folli, hanno colorato di vita le nostre esistenze. Poche ore d'amore e chilometri di lettere. Volevi vivermi come non avevi fatto in passato con nessuno. Volevi che io ti guidassi nel tuo volo verso l'affrancamento interiore. La tua anima era un aquilone libero di cui dovevo però tenere stretto il filo, e sempre teso. Ti amavo. Ti desideravo. Ti accudivo come meglio potevo attraverso le mie parole. Eppure non sono riuscito a rimanere con te. Ho lasciato che tu volassi via. Sono scappato. Il tuo fuoco mi stava bruciando troppo. Desideravo totalità. Non sopportavo di dividerti con altri. Non riuscivo a viverti per ciò che eri diventata anche grazie a me. Non potevo godere delle liberazione che avevo dato con le mie stesse mani alla tua anima. Ti volevo nella mia aurea gabbia, mentre tu mi chiedevi le ali. Sono andato  via. Ci saremmo ritrovati, mi avevi detto come fosse una necessità. Ma io non ti ho mai creduto. Qualcosa dentro di me si stava chiudendo a chiave. La nostra corrispondenza non è più stata quella di prima. Vi era una sorta di muro che avevo creato io andandomene. Non vi era più complicità. Non vi era più poesia. Ti raccontavo della presenza di una nuova ragazza importante, con cui stavo vivendo qualcosa di intenso. E mesi e mesi dopo, solo quando questa se ne è andata, mi sono reso conto di quanto avevi ragione tu. Ho sentito bisogno di rivederti, di fare l'amore con te, di parlare con te. Di ritrovarti. E sapevo, senza dubbio alcuno, che tu non saresti mancata.

 

"Non ci vediamo da molto tempo, ma non ho dimenticato come mi piace essere donna con te. Mi piace che reclami il tuo piacere e la tua nostalgia, in qualunque forma. Quello che volevo dirti io e' che se anche non le reclamo esplicitamente, ci sono. Sono  parte di me, la nostalgia e la presenza dei nostri incontri."


Non ti lascio il tempo di aprire bocca. Entri nella porta, ti sollevo e subito ti metto nell'angolo. Spalle al muro. Ridi. E io, serio, ti bacio di prepotenza, mentre ti guardo negli occhi. Continui a ridere, sorpresa. E' il miglior saluto, dopo tanto tempo. Mi guardi e mi abbracci forte. I tuoi occhi brillano spudoratamente di libertà e leggerezza. Li chiudi e addenti la mia mia bocca. Per un secondo rimaniamo in silenzio. Poi senza staccare le labbra ci tuffiamo nel letto. Sono passati due anni e mezzo dall'ultima volta che ci siamo amati, e chilometri di vita. Ma non è passato nemmeno un giorno. Le nostre strade parallele e silenziose nuovamente convergono in un istante. Porta sapori di nostaglia questo nostro nuovo incontro. Di intimità perdute. Di altre vite vissute. Di viaggi fatti o immaginati. Di odori conosciuti e amati. Di cieli aperti e stanze chiuse. E ora siamo di nuovo qui, nel tuo tempio dell'amore fuggitivo.


Ho fame di te. Ti giro attorno mentre ti spoglio. Sei fatta di carne e di sogno. Mi osservi sorridente. Accarezzo i tuoi seni con zampe circospette. Ti lecco. Ti annuso.  Il tuo odore lo riconoscerei in mezzo a mille. Fauci affamate ti esplorano. Tieni forte la mia testa sul tuo bacino, mentre  mi nutro del tuo sesso aperto come una ferita. Porto il tuo sapore con la lingua fino alla tua lingua. Lo divido con te. E all'improvviso ti assalto. Carne dentro la carne. Bocche che sbattono tra loro inseguendosi a morsi. Pelli che si sfregano. Sudori che si mescolano. Denti che azzannano le braccia. Artigli che lacerano la schiena. E i tuoi occhi, silenziosi e ipnotici, dentro i miei, mentre gridano estasi. Scivola nel sangue ferina la liberazione primordiale del piacere. E lascio soffocare in un gemito, un grido animale che si estingue al finir del respiro. Tu scorri nelle mie vene impazzita, moltiplicandoti.

Vi è una religione blasfema nel modo in cui mi rivolgo al tuo corpo dopo l'amore. Lo accarezzo. Lo venero. Potrei addirittura prostrarmi al suo cospetto. Altare profano e sacrale d'amore. Il contatto con esso genera parole nella mia mente per giorni. Continuo a parlarti senza sosta anche quando non ci sei più. Non mi capita con nessun'altra. Quanti amanti hai vissuto tra le pareti di questo albergo? Quanti uomini hai fatto gridare di piacere e quanti altri morire di gelosia? Eri titubante come una bambina la prima volta che ti ho incontrata. Ma già nelle prime foto che ti ho scattato sei anni fa ti avevo raccontato chi saresti stata. Eri incredula di te, allora, almeno quanto lo sono io ora. Sfuggi a me quanto a te stessa.

 

Sappiamo tutto l'uno dell'altra. Ti racconto ciò che ho vissuto. Dello sconvolgimento che sto attraversando dopo la fuga di quella ragazza. Sono stato morso dal serpente dell'amore. E ho come terra bruciata attorno. Ma mentre ti parlo mi accorgo che per la prima volta dopo tanto tempo ho ritrovato la giusta distanza per starti vicino. Ti offro la mia anima più sincera e non più il mio amore. Esso è andato perduto nelle strade in cui lo inseguivo. Ma tu sei ancora qui. E mi racconti della tua vita, il seno sopra il mio petto, le nostre bocche alla distanza di un bacio, le braccia sulle mie spalle. Siamo quello che cercavi un tempo. E penso ai protagonisti del libro che mi hai fatto leggere, "la separazione del maschio", che parlavano liberamente tra loro come noi. Mi racconti del tuo amante storico, che da mesi non senti. Parliamo delle nostre più intime storie, come non abbiamo mai fatto. E' paradossale quanto ci riesca facile ora. E quanto ci era difficile un tempo.

Domani inizierà il mio viaggio. Parti con me. Cammina con me. Scappa e seguimi. Mi guardi come se davvero fosse possibile ciò che con tanta convinzione ti dico. E per un attimo ti illumini. Ma poi sorridi e mi dici che non si può. Ma mi garantisci che mentalmente sarai al mio fianco in questo viaggio che devo affrontare.  


Mutande nere salgono con l'ascensore delle tue mani fino al bacino. Contemplo estasiato il tuo meraviglioso sedere, mentre ti rivesti. Mi dai appuntamento a domattina. Faremo colazione assieme. E mi saluterai come si conviene, mi dici maliziosa. Esci dalla porta. E mi illumino di te. Mi riempio delle tue parole. L'eco di una mail che mi spedisti, echeggia nella mia mente, e diventa musica di nostalgia e di infinito desiderio. Ero io il maestro che ti avrei dovuto insegnare la libertà. Ma tu, senza una solo parola, mi hai spiegato come la leggerezza dell'amore possa arrivare fino in profondità.

 

"Prendimi come sono, oggi. Sono come tu mi vuoi? Sono  fuoco e acqua allo stesso tempo, che brucia e che ti scivola tra le mani.
Hai dato vita a un'altra donna in un pomeriggio di dicembre, una donna libera, che balla coi lupi. Lasciami ballare, sei tu che mi hai dato la gambe. Prendile, come sono,
tremanti a tratti, ferme e decise, solide, doloranti, rosse di sangue. E' cosi, oggi, tra desideri, istinti, liberta', tenacia, paure (e oggi, grazie a te, le annovero per ultime le paure). Ti chiedo conferme che ti sembrano stupide. Sparisco, al contrario di altre tue donne in passato. Mi ancoro al reale istinto di vita, cerco la vita nel mio ventre, il pulsare di un'altra anima. Mi lascio trascinare da te. Le tue parole mi inebriano. Le tue voglie mi eccitano. Non so se e' amore, eppure mi entra nell'anima quando me lo scrivi, audace e impudente. I tuoi scritti sono vibrazioni nel mio corpo, nella mia anima.  Prendimi cosi', come sono,  come tu mi hai vista. Godi di me, come si conviene, come mi hai scritto.  E tu prendimi cosi'."


Il racconto è un ricordo di agosto 2013. Alcune parole di questo racconto sono state rubate a tue mail, mia magnetica amante. Abilissima scrittrice. Generosissima musa. Questo racconto è dedicato a te che ancora aspetti da tempo immemore un libro, e presto lo avrai. La foto ha titolo "Prendimi come sono". Ed è stata scattata nel febbraio del 2011. (http://www.ilramorubato.com/wp-content/uploads/2014/03/febbraio-2011-schiena-light_filtered-1024x659.jpg)

 
 
 

MORSI

Post n°89 pubblicato il 21 Gennaio 2014 da il_ramo_rubato
 

LA STREGA BAMBINA



Morde l'orgoglio di ogni cuore ferito. 

Quanto può uccidere la gelida distanza della persona con cui si è divisa la più grande intimità? Non volevo più vederla, ma dovevo chiudere con dignità una guerra con me stesso che trascinavo dentro da mesi.  Di quel rapporto un tempo vivo rimaneva solo il sordo rumore di una porta sbattuta in faccia. Respingevo chi mi voleva avvicinare, stupidamente attaccato ai brandelli di una vuota attesa ogni giorno più priva di senso. Mi hai sottratto alle mie ipocondrie, Strega Bambina. A quella oscura follia che in quei giorni mi perseguitava. Mi hai salvato da un cieco richiamo verso l'autodistruzione che mi stava consumando. Ero solo, come mai mi ero sentito prima e mi hai dato il tuo calore nel momento più difficile. Avrei rivisto lei per l'ultima volta, quel giorno, mentre stavo toccando il fondo della mia esistenza. Ti ho chiesto di starmi vicina, e non ho dovuto chiederlo due volte. Ti ho domandato tutto ciò che avevi. Il tuo corpo, il tuo sangue, il tuo amore, tutta quella te stessa che nemmeno sapevi di possedere. Senza riserbo e senza aspettative, ti ho chiesto di prestarmi la tua vita. Saresti dovuta essere "mia", per il tempo necessario a dimenticarla. Tu, folle come nessuna, hai accettato. A distanza di tanto tempo, oggi mi chiedo ancora il perchè. Non ero stato forse proprio io all'origine di tutti i tuoi problemi? Grazie a te avrei fatto pace con me stesso, e mi sarei lasciato alle spalle il passato che mi perseguitava.

Morde la nostalgia di un amore sfiorato.

Mi aspetti alla stazione coprendoti come puoi. Fa freddo, e ti stringi al tuo cappotto grigio. E' un anno e mezzo che non ci vediamo, ma basta appena un sorriso a cancellare quei mesi. I tuoi occhi mi accolgono con la festa di un sorriso. Sono gemme verdi di pazzia incastonate nel tuo viso innocente e perso. Ritrovo il senso della felicità, mia temporanea "amante". Ti sbrano con lo sguardo e non te lo nascondo. Entriamo nell'albergo più vicino alla stazione. Anonimo, spoglio, in un questa città fredda e lontana. La vita è di nuovo fatta di cose belle come la tua presenza. Ti getto sul materasso, di forza. Tu ridi come una bambina. Sgomiti, mentre piombo su di te. Ti dimeni. Dici che sono cattivo. Lo sono molto più di quanto non pensi.

Morde il desiderio per il tuo corpo, e non concede tregua.

Ti spoglio, ti esploro. Ti tocco ovunque. Mi lasci fare del tuo corpo tutto ciò che desidero. Sono mesi che non vivo una donna come sto vivendo te in questo istante. Porto la mia bocca sulla tua e vi faccio girare la lingua impazzita. Tu sei mia, magari solo per un mese o un giorno, ma ora sei completamente mia. Mentre ti bacio mi torna in mente il folle modo in cui ci eravamo conosciuti. Per tre volte ci eravamo visti, ed ero stato il tuo diavolo. Il tuo traviatore. Corruttore senza scrupoli e senza riguardo. Avevo spalancato con non curanza il tuo vaso di Pandora, e ti avevo avvertita: attenta, bambina, perchè dopo di me non tornerai più indietro. Sarebbe stato l'inizio della tua fine, e non saresti più stata la stessa. Ti avevo mostrato gli abissi della tua anima nel buio di una benda, ti avevo fatto intravedere tutto l'inferno che essa poteva contenere. Pendevi dalle mie labbra. Ascoltavi ogni mio gesto rapita. Ti immolavi al mio altare blasfemo, senza alcuna prudenza, affamata di vita. Avevo lasciato segni di lame sulla tua carne. Ovunque sul tuo corpo avevo lasciato il mio piacere. Tu folle ed io crudele, esploravamo fino a dove avevi il coraggio di farti portare. Mi avevi dato tutta te stessa, fino al delirio.

Mordo la carne della tua schiena, come se ti stessi sbranando. 

Vi lascio ben definite le impronte dei miei denti. Gridi. Dici che sono pazzo. E allora te ne do un altro.  E poi inizi a mordermi tu e non ti fermi più. C'è qualcosa di meravigliosamente infantile in ogni tuo gesto. Ti prendo di forza e di egoismo. Ti doni meravigliosamente al mio bisogno di sentirmi di nuovo vivo. E mentre il piacere contrae i muscoli di tutto il mio corpo, le tue unghie mi graffiano la schiena. Sospiro mugolando a lungo, quasi soffocato dalla prepotenza del mio godere. E' la liberazione della mia anima, dopo mesi di solitaria prigione. E' la risalita dopo una lunga apnea, fino ad un nuovo me stesso. Mi stendo al tuo fianco, e tu ti aggomitoli a me, come solo la più affiatata delle amanti sa fare. Ti stringo a me, forte e ti bacio. Rimango in silenzio, a gustarmi l'infinita bellezza di questo istante. Dentro di me penso che ti vorrei per tutta la vita. Poi guardo il mio polso, e ti dico che sei pazza. Ti mostro i segni che mi hanno lasciato i tuoi denti. Mi hai fatto perfino sanguinare. Sorridi orgogliosa e divertita. Mi dici che non riesci a trattenerti. Lo fai fin da bambina. Quando hai qualcuno davanti non resisti e mordi. Poi rimani per un istante in silenzio. E mi mostri il tuo braccio destro. Due cicatrici sormontano pallidi corsi blu del tuo avambraccio. Mi racconti che è stato il tuo secondo tentativo di suicidio. Ti hanno fermato in tempo, all'ultimo minuto. Io ti guardo e ti chiedo come stai ora. Tu mi dici bene. Sorridi. Poi cambi subito discorso. Mi dici che hai fame. E' un rimprovero. Dovevo prendere io il pranzo, ma non ho avuto tempo. Ma forse qualcosa invece ce l'ho, anche se è poco.

Mordiamo in due la stessa arancia, spicchio dopo spicchio.

Mastichiamo assieme ogni boccone in un bacio. Litighiamo i pezzetti con la lingua. Accarezzi il mio sesso, mentre lo facciamo. Hai voglia di sentirmi di nuovo dentro di te. E io non mi faccio pregare. Ti aiuti con le mani, carezze delicate, e le tue grida di piacere sono inenarrabili. Invadono festanti l'aria, quasi dolorosamente. Richiamano tutto il piacere e allo stesso tempo tutto il dolore che porti dentro. Sfacciata, impudica, divertita e libera. Non eri così, quando ti avevo conosciuta. E mi piace questo tuo nuovo modo di essere. Urli sempre più forte, fino al delirio. Ascolto questo tuo concerto meravigliato ed altrettanto estasiato. E poi ti appoggi al letto, esausta. Ti rannicchi sotto le coperte. Mi guardi e mi dici che erano tre anni che non venivi davanti ad un uomo, e io mi gonfio di tutta l'intimità che questa frase si porta dietro. Poi esigi che le mie mani ti massaggino la schiena, dolcemente. Ascolta le mie mani, Strega Bambina. Vogliono parlarti. 
Vogliono proteggerti. Vogliono che tu sia felice come mai lo sei stata in vita tua. Ti godi il mio massaggio. Ti dico di farmi le fusa, e mi regali tutta la tua felinità. Guardo il tuo piercing al naso, fatto con un brillantino verde: è il tuo colore preferito. Era il tuo compleanno, ieri. Ti ho preso due regali. Ti spiego che ho detto alla commessa che erano per una sciroccata, e che volevo qualcosa di verde. Lei mi ha consigliato un portafoglio di pelle. In un secondo pacchetto ti do "Non ti muovere" della Mazzantini. E' uno dei miei libri preferiti, e ha pure la copertina verde. Guardiamo l'ora.

Morde il tempo, che ci è sfuggito tra le dita.

Ti accompagno alla stazione, di corsa, perchè il treno sta per partire, e noi persi in chiacchiere non sospettavamo che fosse così tardi. Corri con ansia. Arriviamo col fiatone al binario. Ricordi quella volta che avevo rubato, senza accorgermene, il tuo reggiseno? Anche quella volta mi avevi inseguito fino in stazione di corsa, prima che il mio treno partisse. Ridiamo. Era finito in mezzo alle mie cose. Te l'avevo ridato dal finestrino. Eri arrivata mezza nuda e paonazza. Penso a quello che avevamo vissuto, in quei giorni. E mi domando quanta colpa abbia io in ciò che ti è capitato nei mesi successivi. 
Sto con te fino all'ultimo minuto. Rimango a guardarti partire, dal vagone. Immobile. E per un istante ti amo, come solo un bambino può amare qualcuno. Senza orgoglio, nè riserva. Guardo dentro me stesso. Sto di nuovo bene, dopo tanti mesi. Finalmente.

Morde la vita, infame e dolorosa, e i suoi verdetti non hanno mai appello.

Non sono riusciti a fermarlo, stavolta, il tuo terzo tentativo. Non può essere vero. Non deve essere vero. Appena l'ho saputo mi sono precipitato incredulo in macchina e ho schiacciato l'acceleratore con tutta la rabbia che avevo nel cuore. Alla camera ardente il tuo viso sorride per me di nuovo, come quando mi aspettavi alla stazione. Sono passati sei mesi. Non ci siamo più visti dopo quel giorno: troppo diverse le nostre vite. Ciascuno di noi ha preso la propria strada. Avrei dovuto rimanere con te. Ora lo capisco. Ti hanno trovata in un lago di sangue. E io non c'ero. Non ho saputo proteggerti da te stessa, come ti avevo promesso quel giorno. Perchè non mi hai chiamata? Maledetta stupida! Perchè non l'hai fatto? Io ti dovevo la vita nuova che mi hai dato. Come posso ora ricambiare quello che hai fatto per me? Ti sfioro per un istante. Ti bagno involontariamente con una lacrima.  Resta accanto a me anche oggi, Strega Bambina, come sei stata quel giorno che mi hai donato tutta te stessa. Restami accanto, perchè mi sento di nuovo solo. Restami vicino ogni giorno in cui mi sentirò triste, perchè solamente tu hai il potere di guarire le ferite della mia anima.


Forse bisogna essere morsi
da un'ape velenosa
per mandare messaggi
e pregare le pietre
che ti mandino luce;
Per questo io sono scesa
nei giardini del manicomio,
per questo di notte saltavo
i recinti vietati
e rubavo tutte le rose
e poi ...
prima di morire al mio giorno
o notte, lunga notte
di solitudine assente,
o devastati giardini
dove io sola vivevo
perchè l'indomani sarei
morta ancora di orrore
ma la sera, oh, la sera
nei giardini del manicomio
a volte io facevo l'amore
con uno disperato come me
in una grotta d'orrore.
(Alda Merini)

Il racconto "Morsi" è stato scritto nel gennaio del 2014, ed è una storia completamente di fantasia, vagamente ispirata al ricordo di un racconto di Bukowski. Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale. La foto abbinata al racconto si intitola "Strega Bambina". La poesia citata è della grandissima Alda Merini, e si intitola "Forse bisogna essere morsi."

 
 
 

BREVI ETERNITA'

Post n°88 pubblicato il 09 Gennaio 2014 da il_ramo_rubato
 


Non hanno mai forma definita le storie degli amanti. Viaggiano libere. Mutano il proprio volto. Seguono caoticamente l'andamento curvilineo della nostra esistenza, ignorando le sterili prospettive della logica. Leggiadre e instabili. Ridefiniscono la propria dimensione ad ogni nuovo incontro.  Profonde. Devastanti. Rimangono vive solo fino a quando sono gonfie della propria energia. E appena il loro fuoco si spegne inevitabilmente sfioriscono, come rose al cambio della stagione.  Le storie degli amanti un giorno muoiono. Non ci sono appelli. Inesorabilmente cadono senza lasciare alcuna speranza. Diventano all'improvviso deserti aridi là dove c'erano prati rigogliosi. Un giorno si fanno silenzio, dove un tempo c'era assordante musica. Diventano teatri a sipario chiuso, senza più luci, senza più attori. Senza più storia. E io rimango in platea, stordito ed incredulo, a domandarmi quale senso avesse il finale. Mi chiedo sempre se questa davvero fosse l'ultima scena. Perchè a volte, negli anni, una nuova commedia sboccia nuovamente da un ricordo. Rifiorisce dalla nostalgia. Ripopola la nostra anima delle melodie di un desiderio consumato, che si perpetua nell'anima come un'eco immaginaria. Allora basta una telefonata. Basta un fortuito incontro. E per magia, talvolta, riprendono vita, come se mai si fossero chiuse. Un altro giorno di vita. Un'altra eternità pronta a sfuggirci dalle dita. E non vi è mai nessuna certezza, perchè le storie degli amanti si dipingono di indefinito. Le verità le svuotano, le sicurezze le inaridiscono. Esse si nutrono solo di precarietà, e costruiscono il proprio più vivo presente soprattutto nell'assenza di un futuro certo.

Da sempre ami giocare come una gatta con il  gomitolo. Seduttrice bambina. Fata dalle ali strappate. Sottile dominatrice delle mie fantasie. Sei accovacciata felina sopra il divano. Ingenua. Seducente. Dispettosa. Prendi, vieni. Vai. E mi domandi perchè ritorno da te. Vuoi farti dire cosa hai più delle altre. Oggi fragile, domani cinica. Il tuo cuore è di ghiaccio e appartiene sempre e solo a chi sa scioglierlo. Sai dare tutta te stessa come nessuna. Sai trattenere i tuoi pensieri dentro di te, come fossero impenetrabili misteri. Ho portato in tasca per mesi la chiave del tuo cuore e ora che ci siamo ritrovati non mi interessa più il suo possesso. Noi siamo solo un giorno, e forse già domani più non saremo. Noi siamo tutti i giorni in cui in futuro ci ricorderemo di questo giorno.

Hai letto tutti i miei racconti, mi avevi detto a telefono, qualche giorno fa. Il mio blog era nato per raccontare di noi, ti avevo risposto io. Il mio libro lo custodisci ora gelosamente sulla mensola della nuova casa. Mi avevi chiesto perchè in quelle storie finisco sempre per legare qualche donna. E poi avevi aggiunto che, oltretutto, non ti nemmeno ho mai legata. Hai annuito maliziosa come solo tu sai fare. Forse bisognerebbe rimediare, ti ho detto. Ma con te non ci si può riuscire, amica mia. Perchè nessuno sarà mai capace veramente di legarti a sè.

E oggi sono qui. Dopo mesi di assenza, e di infinita lontananza. Straziante attesa piena di atroci dubbi. Sono qui consapevole che domani già più non ci sarò. Ma ora sto entrando nella TUA casa. Finalmente tua. Il tempio della tua consacrata libertà. In tanti anni che ci siamo visti, ci siamo amati in ogni buco possibile, ma mai in una casa. Hai lasciato tuo marito dopo mesi di lotte. Quanti anni hai aspettato questo momento? Quando dolore hai dovuto ingoiare? Quante odissee hai dovuto attraversare prima di arrivare qui? Mi avvicino a te. Sotto la benda ti trovo tremante. Non mi vedi e ti trattieni malamente dal ridere. Mentre ti sfioro sei pervasa da un fremito di eccitazione. Ti accarezzo i capelli. Ti rassicuro. E mentre lo faccio ricordo quando, quattro anni fa, mi avevi affidato tremante la tua intimità, per la prima volta. La tua voce a telefono era titubante e incredula di sè stessa. Mi avevi detto che non sapevi quello che stavi dicendo. Ma che volevi vedermi. E che eri sconvolta di te stessa, e di quello che stavi pensando. Ma che me lo dovevi dire ad ogni costo. Pendevi dalla mie labbra come il condannato di fronte al proprio boia. Quel giorno era stato l'inizio della tua libertà. Era stato un doloroso incontro con te stessa, dopo tanti anni spesi a recitare un ruolo che non sentivi più tuo. Avevi preso coscienza che qualcosa nella tua vita doveva assolutamente cambiare. Che dopo aver sopportato per anni ogni genere di sopruso, dovevi ritrovare te stessa. E avevi affidato a me le chiavi di questa tua svolta. Ti eri sposata poco più che diciottenne ad un uomo che ormai detestavi, nella grettezza, nelle parole, nell'incapacità di comprenderti. Ti è costato sangue liberarti da quella catena. E ora sei qui. Finalmente libera, a chiedermi di legarti. Ti bacio. E il sapore delle mie labbra torna sulle tue dopo così tanto tempo. 

Le storie degli amanti sono brevi eternità. Fuori da ogni logica del tempo. Durano un giorno, un mese e al tempo stesso tutta la vita. Sopravvivono dopo mille anni nel cuore. Sanno riempire la nostra memoria con tanta potenza da farla straripare in dirompente nostalgia. Non sanno cosa sia il possesso, perchè affondano radici nella libertà. Non sanno cosa sia il calcolo, perchè gli amanti sanno dare sempre più di ciò che possono permettersi. Le storie degli amanti non conoscono le frazioni, e fanno del loro voler darsi senza riserve il monolitico segreto della complicità. Tutto o niente, perchè i compromessi appartengono soltanto alla ragione.

Ti accompagno in camera. Segui cieca i miei passi, a tentoni, mentre trattengo le tue mani dietro alla schiena, prigioniera del tuo desiderio e della mia fantasia. Ti spoglio. Ti stendo sul letto. Con le mani nuda proteggi il tuo seno. E io mi gusto di nuovo nudo il tuo corpo, bello come l'avevo lasciato mesi fa. Lo sfioro. Lo massaggio. Ascolto il tuo respiro come se fosse musica. E poi all'improvviso prendo i tuoi polsi. Tu provi a sottrarti alla corda, ma io tengo saldamente le tue mani. Stringo un nodo intorno ai tuoi polsi. Fai una smorfia di stizza. Ora qualcuno ti ha legata, ti sussurro all'orecchio. Ridi e provi a ribellarti. Giochi come una bambina. Mentre trattengo i tuoi movimenti nelle mie mani, mi nutro del tuo corpo mordendolo. La mia mano blocca i tuoi polsi sopra la testa, e tu non puoi farci nulla. Torturo con morbide carezze il tuo sesso, che si squaglia come neve al sole. Fai finta di dimenarti nella mia ragnatela. Ma la tua lotta è un caloroso invito a raccoglierti, ad usarti, ad abusare di te.

Anni fa mi dicevi che ero troppo delicato. E sento in qualche modo di dovere rimediare. Oggi posso. Sei legata. Sei in balia della mia fame di te. Ti prendo di forza, col più nobile degli stupri. E la tua voce, libera e dilatata dal piacere, rimbalza ad ogni mio sobbalzo in un canto proibito. Strappo la benda con i denti. E guardo i tuoi occhi. Lune nella notte, chiamate nell'amore a prendere una luce grigia ed arcana. Gemi di piacere, e io osservo divertito le trasformazioni del tuo volto, che raccontano il trance dell'amore. Senza alcuna pietà, senza alcuna giustizia, senza alcuna verità ti riempio del mio piacere, e ne faccio il tuo piacere. Ti bacio e mi stendo al tuo fianco, a contemplare attento il nulla sopra di noi.

Le storie degli amanti sono fatte di nulla, eppure sanno contenere il tutto. Saturano il passato col cinema della nostalgia. Colorano il futuro di sogni e dei più combattuti dubbi. Trovano nell'attimo la dimora festante del piacere e della felicità. Sfidano caparbiamente l'infinito nel non ammettere mai la fine. Ma poi svaniscono.  Ci sfuggono tra le dita mentre ancora non ti sei accorto di averle in mano. Mai ovvie. Mai prive di dolore, esse sono voli dell'anima sopra la parte più sensibile della nostra esistenza. Le storie degli amanti sono una libertà che non tutti sanno conquistarsi e trattenere.

Mi dici che hai fame mentre mi mostri i tuoi polsi ancora legati. Ti guardo negli occhi, serioso, e ti dico che potrei intercedere per la tua libertà. Ma solo se cucini qualcosa di buono. Mi siedo al tavolo della tua cucina. Osservo i mobili appena montati della tua casa. Guardo il tuo culo, mentre arrangi per me un piatto di spaghetti, e mi racconti i tuoi progetti e le tue difficoltà da superare. Cuore libero. Occhi orgogliosi e caparbi. Ostinata e mai doma combattente. Spoglia nel corpo e nell'anima nuovamente davanti al mio desiderio. Ti guardo mentre scoli la pasta e trovo qualcosa di infinitamente erotico nel vederti cucinare nuda. La pasta è scotta. Il sapore è triste. Il servizio è scadente. Ci guardiamo negli occhi sorridendo, mentre mangiamo questi tremendi spaghetti, e in quell'istante, per quanto mi sforzi, non mi viene in mente una cena più bella in tutta la mia vita.  

(dedicato a tutti gli amanti che non sanno ancora di essere amanti)

Il racconto "Brevi Eternità" è stato scritto nel gennaio del 2014. La storia è un ricordo vissuto nel "lontano" 2010.

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 

SE VUOI POSARE PER ME...

Le foto che trovi in questo blog sono tutte miei lavori. Se ti interessa posare per le mie foto, contattami. Le modelle che vedete in queste foto non sono professioniste, e io stesso non lavoro come fotografo. Amo fotografare chi ama essere fotografata. 

Il servizio richiederà circa mezza giornata, e salvo casi particolari, sarà in bianco e nero, per  scelta stilistica. Le foto non saranno in alcun modo volgari, e saranno studiate insieme a te.  Tutte le spese per la realizzazione del servizio saranno a carico mio (il servizio è completamente gratuito). A fine lavoro sarà dato un DVD con tutte le foto del servizio, e circa 20 stampe in formato 20x30 cm del servizio, su carta fotografica professionale, o volendo qualche stampa in formato gigante.


Non sono un professionista della fotografia, lavoro in un altro settore. Scatto solo perchè mi piace farlo. Non cerco quindi top model, ma soprattutto ragazze a cui piace l'idea di posare, e che amano il mio modo di fotografare. 

Per avere altre informazioni in merito, scrivi all'indirizzo di posta:
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