IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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AREA PERSONALE

 

 

Intimo dolente

Post n°97 pubblicato il 04 Giugno 2016 da il_ramo_rubato
 

Mostrami il tuo intimo dolorante. Senza quello io sono poco più di aria

Una volta che te l'avrò mostrato, cosa farai? Cesserai di esistere?

Crescerò come un tumore dentro di te, poichè la mia natura è quella della contaminazione feroce.

"Ho lottato a lungo per liberarmi come dal peso di un nome che poteva essere un bambino o un tumore maligno; non lo sapevo. Lo temevo soltanto".

Se il tuo dolore a me più non si rivolgerà, tu guarirai dalla malattia che io sono. Regredirò. Nel mio oblio sarai curata dall'anormalità che rappresento. Vi è qualcosa di malato nel modo in cui ci rapportiamo. Siamo la somma di piacere e dolore.

Tu vuoi che ti consegni il mio dolore, il mio abisso. E una volta che l'avrai conosciuto, cosa ne farai? Te ne prenderai cura? Lo capirai? Tu sei attratto dal dolore delle donne.

Se una donna ti nasconde il suo dolore, e non te ne rende partecipe, si rompe il filo dell'intimità. Ci appartengano le note più gravi dell'anima. Noi, l'uno con l'altra, dobbiamo rivolgerci sacralmente all'intimità dolente dell'altro. Quando questo filo malato si interromperà, ci attende la fine.

L'intimità è condivisione, ma non si tratta solo di dolore, ma anche di vita, di altre sensazioni.

Mostrarsi dolenti, è mostrarsi nudi. Non godo affatto del tuo dolore, se è questo pensiero che ti turba. Tutt'al più posso godere di esso come della tua nudità. 

No, non penso che tu godi del mio dolore e non è questo che mi turba.

Ringhia e si avvinghia la tua intimità più feroce. Mostra i denti per difendersi. Ma poi sa parlare di sè all'oscuro che in me odia e teme. Non cerco in te il dolore o il piacere. Non cerco di essere amato. Cerco l'intimità profonda. Il tuo desiderio di donarti fuori dalle righe. Il saperti mostrarti nuda, laddove tu stessa hai timore a guardarti.

La pace non è fatta per me. Non esiste proprio la possibilità che io sia in pace.Ho una natura rabbiosa, che viene fuori ogni giorno, anche per le minime cose.

Percorrerò nella penombra la strada che mi separa dal tuo intimo. Busserò alla porta della tua anima. E se sentirò, dall'altra parte, una bambina che piange, allora saprò che quella bambina ha ancora voglia di parlarmi. Non saremo mai pace. Mai punto di arrivo. Noi siamo contraddizione che muta e volteggia informe.

A volte mi piacerebbe non farti vedere nulla di me, nulla di vero. Fingermi tranquilla e basta. Perché la mia rabbia che porto dentro non penso tu possa capirla.

Tutto ciò che è in te nudità, io lo desidero. Bramo l'eco del tuo intimo sentire, non meno delle foto con cui mi mostri la bellezza incorruttibile del tuo corpo. Domani ti bacerò. Ti stringerò stretta a me in un abbraccio asssassino. E se lontana ti sentirò, ti taglierò in mille pezzetti e ti mangerò.

Ci può essere qualcosa di più intimo della fagocitazione di chi si ama e si desidera?

 
 
 

LO SPIETATO PALCOSCENICO

Post n°96 pubblicato il 04 Aprile 2016 da il_ramo_rubato

Io non sono ciò che vedi di me. Ho solamente preso in prestito il volto di qualcosa che cerchi. Ma non sono e non sarò mai un attore nell'assurdo palcoscenico che sa diventare il sentimento umano. Sono e sarò me stesso, nel male e nel bene. Sono e sarò il compagno di viaggio. Perchè io un giorno morirò dentro di te. E voglio rimanere in te come la voce dissoluta del viaggiatore che si addentrava nella tua intimità.

Ti farò ancora arrabbiare. Ti farò ancora dannare. E ti terrò alla distanza che mi viene naturale. Ti farò correre per poi un giorno trattenermi a stento dall'inseguirti. La distanza, in amore, è tutto. Se oggi per me ti strappi i capelli, mia dolce bambina, verrà il giorno in cui diventerò solo un ricordo ogni giorno più distante. Ora mi vedi fuoco, ma tienimi con te quando sarò cenere.

Ora affrontiamo demoni. Ora ci mescoliamo l'uno con l'altra in parole, sogni, amplessi, baci che sfuggono, carezze, morsi, poesie e ricordi.  E un giorno siamo condannati all'abisso da cui fatico ogni volta a sottrarmi. Ma ora amami. Amami come ogni volta che ci siamo visti dimostri di sapermi amare. Porgimi lacrime. Offrimi tutto ciò che non hai saputo offrire agli altri. Mettiti ancora in gioco quanto non avresti mai creduto di potere.

Amica, madre, sorella, amante. Mi hai dato le chiavi di accesso alla tua anima e qui vivo una nuova vita. Io despota. Io assente. Io padre. Io bambino. Tu ora per me sei tutto. E tutto so di essere per te. Ti ho nominata mia patria per abitarti. Le mie braccia intorno a te sono il tetto di una nuova casa. 

E se un giorno svanirò, ricordati di me. Alza quel giorno, nello spazio di un breve ricordo, il calice alla luna.  Brinda ad ogni dolore che hai dovuto patire per me. Sorridi per il nostro ricordo più bello che ancora ti viene in mente. E stringimi, senza che io ti possa vedere, in un abbraccio mordente. Stringimi e non respingermi solo perchè abiti una nuova terra. 

E' spietata la legge degli amanti. Ma noi non sappiamo vivere senza. 
 Ti aspetto là dove sempre ci incontriamo.
Da qualche parte, dentro noi stessi, dove nessuno ci può vedere. 

(Brano tratto e adattato da una mail) 

 
 
 

PRENDIMI COME SONO

Post n°90 pubblicato il 10 Marzo 2014 da il_ramo_rubato

Nudo. Scatto febbraio 2012

 

E' incerta e mutevole la distanza a cui si possono disporre due intimità. Un solo passo in più o un solo passo in meno possono distruggere un intero universo.  L'amore ha leggi fisiche non dissimili dalla gravitazione con cui gli astri si sfuggono e si inseguono. E' la distanza che fa l'incontro tra due persone. Mi mandi il messaggio dal tuo ufficio. Stai arrivando. E il mio desiderio, in un solo istante, torna febbrile come un tempo.

 

Eravamo stati tu Anais Nin ed io Henry Miller, redivivi, nelle nostre lettere. Le parole infiammavano i desideri e alimentavano i nostri cuori. Esse possedevano la magia arcana della congiunzione carnale tra anime. E nulla poteva la lontananza contro questo potere. Sei la prima donna a cui ho detto "ti amo". Erano uscite da sole quelle parole, dopo 38 anni di vita. Non ho dovuto forzarle. Avevano aspettato te. Per la prima volta non sentivo il peso del dubbio. Mi avevi ubriacato del tuo corpo. Nuda e fiera, mi mostravi orgogliosa il tuo sesso ora glabro. Era un segno della tua trasformazione. Mi avevi raccontato l'importanza che aveva avuto nella tua vita posare per le mie foto. Quanto eri cambiata da allora? Eri un'altra donna. Più libera. Più consapevole. Pià determinata alla sfida. Amavi viaggiare per corpi, mi avevi confidato, rapace. E io avevo provato una fitta di gelosia per gli altri che di te avevano goduto. Quanto potevo desiderarti? Eri una calamita. Quando sei uscita dalla mia stanza, quel giorno, mi ero trovato a vagare per le strade della tua città. Ti cercavo nell'aria, se pure sapevo perfettamente che eri altrove. Perdermi per le strade della tua città era come perdermi dentro di te. Non eri più solo una persona. Eri diventata tutta la tua città. Io camminavo dentro di te. Mi perdevo in te, cercandoti. E ovunque ti trovavo, perchè tu eri dentro di me.

 

E poi nei mesi successivi i nostri incontri, sempre più folli, hanno colorato di vita le nostre esistenze. Poche ore d'amore e chilometri di lettere. Volevi vivermi come non avevi fatto in passato con nessuno. Volevi che io ti guidassi nel tuo volo verso l'affrancamento interiore. La tua anima era un aquilone libero di cui dovevo però tenere stretto il filo, e sempre teso. Ti amavo. Ti desideravo. Ti accudivo come meglio potevo attraverso le mie parole. Eppure non sono riuscito a rimanere con te. Ho lasciato che tu volassi via. Sono scappato. Il tuo fuoco mi stava bruciando troppo. Desideravo totalità. Non sopportavo di dividerti con altri. Non riuscivo a viverti per ciò che eri diventata anche grazie a me. Non potevo godere delle liberazione che avevo dato con le mie stesse mani alla tua anima. Ti volevo nella mia aurea gabbia, mentre tu mi chiedevi le ali. Sono andato  via. Ci saremmo ritrovati, mi avevi detto come fosse una necessità. Ma io non ti ho mai creduto. Qualcosa dentro di me si stava chiudendo a chiave. La nostra corrispondenza non è più stata quella di prima. Vi era una sorta di muro che avevo creato io andandomene. Non vi era più complicità. Non vi era più poesia. Ti raccontavo della presenza di una nuova ragazza importante, con cui stavo vivendo qualcosa di intenso. E mesi e mesi dopo, solo quando questa se ne è andata, mi sono reso conto di quanto avevi ragione tu. Ho sentito bisogno di rivederti, di fare l'amore con te, di parlare con te. Di ritrovarti. E sapevo, senza dubbio alcuno, che tu non saresti mancata.

 

"Non ci vediamo da molto tempo, ma non ho dimenticato come mi piace essere donna con te. Mi piace che reclami il tuo piacere e la tua nostalgia, in qualunque forma. Quello che volevo dirti io e' che se anche non le reclamo esplicitamente, ci sono. Sono  parte di me, la nostalgia e la presenza dei nostri incontri."


Non ti lascio il tempo di aprire bocca. Entri nella porta, ti sollevo e subito ti metto nell'angolo. Spalle al muro. Ridi. E io, serio, ti bacio di prepotenza, mentre ti guardo negli occhi. Continui a ridere, sorpresa. E' il miglior saluto, dopo tanto tempo. Mi guardi e mi abbracci forte. I tuoi occhi brillano spudoratamente di libertà e leggerezza. Li chiudi e addenti la mia mia bocca. Per un secondo rimaniamo in silenzio. Poi senza staccare le labbra ci tuffiamo nel letto. Sono passati due anni e mezzo dall'ultima volta che ci siamo amati, e chilometri di vita. Ma non è passato nemmeno un giorno. Le nostre strade parallele e silenziose nuovamente convergono in un istante. Porta sapori di nostaglia questo nostro nuovo incontro. Di intimità perdute. Di altre vite vissute. Di viaggi fatti o immaginati. Di odori conosciuti e amati. Di cieli aperti e stanze chiuse. E ora siamo di nuovo qui, nel tuo tempio dell'amore fuggitivo.


Ho fame di te. Ti giro attorno mentre ti spoglio. Sei fatta di carne e di sogno. Mi osservi sorridente. Accarezzo i tuoi seni con zampe circospette. Ti lecco. Ti annuso.  Il tuo odore lo riconoscerei in mezzo a mille. Fauci affamate ti esplorano. Tieni forte la mia testa sul tuo bacino, mentre  mi nutro del tuo sesso aperto come una ferita. Porto il tuo sapore con la lingua fino alla tua lingua. Lo divido con te. E all'improvviso ti assalto. Carne dentro la carne. Bocche che sbattono tra loro inseguendosi a morsi. Pelli che si sfregano. Sudori che si mescolano. Denti che azzannano le braccia. Artigli che lacerano la schiena. E i tuoi occhi, silenziosi e ipnotici, dentro i miei, mentre gridano estasi. Scivola nel sangue ferina la liberazione primordiale del piacere. E lascio soffocare in un gemito, un grido animale che si estingue al finir del respiro. Tu scorri nelle mie vene impazzita, moltiplicandoti.

Vi è una religione blasfema nel modo in cui mi rivolgo al tuo corpo dopo l'amore. Lo accarezzo. Lo venero. Potrei addirittura prostrarmi al suo cospetto. Altare profano e sacrale d'amore. Il contatto con esso genera parole nella mia mente per giorni. Continuo a parlarti senza sosta anche quando non ci sei più. Non mi capita con nessun'altra. Quanti amanti hai vissuto tra le pareti di questo albergo? Quanti uomini hai fatto gridare di piacere e quanti altri morire di gelosia? Eri titubante come una bambina la prima volta che ti ho incontrata. Ma già nelle prime foto che ti ho scattato sei anni fa ti avevo raccontato chi saresti stata. Eri incredula di te, allora, almeno quanto lo sono io ora. Sfuggi a me quanto a te stessa.

 

Sappiamo tutto l'uno dell'altra. Ti racconto ciò che ho vissuto. Dello sconvolgimento che sto attraversando dopo la fuga di quella ragazza. Sono stato morso dal serpente dell'amore. E ho come terra bruciata attorno. Ma mentre ti parlo mi accorgo che per la prima volta dopo tanto tempo ho ritrovato la giusta distanza per starti vicino. Ti offro la mia anima più sincera e non più il mio amore. Esso è andato perduto nelle strade in cui lo inseguivo. Ma tu sei ancora qui. E mi racconti della tua vita, il seno sopra il mio petto, le nostre bocche alla distanza di un bacio, le braccia sulle mie spalle. Siamo quello che cercavi un tempo. E penso ai protagonisti del libro che mi hai fatto leggere, "la separazione del maschio", che parlavano liberamente tra loro come noi. Mi racconti del tuo amante storico, che da mesi non senti. Parliamo delle nostre più intime storie, come non abbiamo mai fatto. E' paradossale quanto ci riesca facile ora. E quanto ci era difficile un tempo.

Domani inizierà il mio viaggio. Parti con me. Cammina con me. Scappa e seguimi. Mi guardi come se davvero fosse possibile ciò che con tanta convinzione ti dico. E per un attimo ti illumini. Ma poi sorridi e mi dici che non si può. Ma mi garantisci che mentalmente sarai al mio fianco in questo viaggio che devo affrontare.  


Mutande nere salgono con l'ascensore delle tue mani fino al bacino. Contemplo estasiato il tuo meraviglioso sedere, mentre ti rivesti. Mi dai appuntamento a domattina. Faremo colazione assieme. E mi saluterai come si conviene, mi dici maliziosa. Esci dalla porta. E mi illumino di te. Mi riempio delle tue parole. L'eco di una mail che mi spedisti, echeggia nella mia mente, e diventa musica di nostalgia e di infinito desiderio. Ero io il maestro che ti avrei dovuto insegnare la libertà. Ma tu, senza una solo parola, mi hai spiegato come la leggerezza dell'amore possa arrivare fino in profondità.

 

"Prendimi come sono, oggi. Sono come tu mi vuoi? Sono  fuoco e acqua allo stesso tempo, che brucia e che ti scivola tra le mani.
Hai dato vita a un'altra donna in un pomeriggio di dicembre, una donna libera, che balla coi lupi. Lasciami ballare, sei tu che mi hai dato la gambe. Prendile, come sono,
tremanti a tratti, ferme e decise, solide, doloranti, rosse di sangue. E' cosi, oggi, tra desideri, istinti, liberta', tenacia, paure (e oggi, grazie a te, le annovero per ultime le paure). Ti chiedo conferme che ti sembrano stupide. Sparisco, al contrario di altre tue donne in passato. Mi ancoro al reale istinto di vita, cerco la vita nel mio ventre, il pulsare di un'altra anima. Mi lascio trascinare da te. Le tue parole mi inebriano. Le tue voglie mi eccitano. Non so se e' amore, eppure mi entra nell'anima quando me lo scrivi, audace e impudente. I tuoi scritti sono vibrazioni nel mio corpo, nella mia anima.  Prendimi cosi', come sono,  come tu mi hai vista. Godi di me, come si conviene, come mi hai scritto.  E tu prendimi cosi'."


Il racconto è un ricordo di agosto 2013. Alcune parole di questo racconto sono state rubate a tue mail, mia magnetica amante. Abilissima scrittrice. Generosissima musa. Questo racconto è dedicato a te che ancora aspetti da tempo immemore un libro, e presto lo avrai. La foto ha titolo "Prendimi come sono". Ed è stata scattata nel febbraio del 2011. (http://www.ilramorubato.com/wp-content/uploads/2014/03/febbraio-2011-schiena-light_filtered-1024x659.jpg)

 
 
 

MORSI

Post n°89 pubblicato il 21 Gennaio 2014 da il_ramo_rubato
 

LA STREGA BAMBINA



Morde l'orgoglio di ogni cuore ferito. 

Quanto può uccidere la gelida distanza della persona con cui si è divisa la più grande intimità? Non volevo più vederla, ma dovevo chiudere con dignità una guerra con me stesso che trascinavo dentro da mesi.  Di quel rapporto un tempo vivo rimaneva solo il sordo rumore di una porta sbattuta in faccia. Respingevo chi mi voleva avvicinare, stupidamente attaccato ai brandelli di una vuota attesa ogni giorno più priva di senso. Mi hai sottratto alle mie ipocondrie, Strega Bambina. A quella oscura follia che in quei giorni mi perseguitava. Mi hai salvato da un cieco richiamo verso l'autodistruzione che mi stava consumando. Ero solo, come mai mi ero sentito prima e mi hai dato il tuo calore nel momento più difficile. Avrei rivisto lei per l'ultima volta, quel giorno, mentre stavo toccando il fondo della mia esistenza. Ti ho chiesto di starmi vicina, e non ho dovuto chiederlo due volte. Ti ho domandato tutto ciò che avevi. Il tuo corpo, il tuo sangue, il tuo amore, tutta quella te stessa che nemmeno sapevi di possedere. Senza riserbo e senza aspettative, ti ho chiesto di prestarmi la tua vita. Saresti dovuta essere "mia", per il tempo necessario a dimenticarla. Tu, folle come nessuna, hai accettato. A distanza di tanto tempo, oggi mi chiedo ancora il perchè. Non ero stato forse proprio io all'origine di tutti i tuoi problemi? Grazie a te avrei fatto pace con me stesso, e mi sarei lasciato alle spalle il passato che mi perseguitava.

Morde la nostalgia di un amore sfiorato.

Mi aspetti alla stazione coprendoti come puoi. Fa freddo, e ti stringi al tuo cappotto grigio. E' un anno e mezzo che non ci vediamo, ma basta appena un sorriso a cancellare quei mesi. I tuoi occhi mi accolgono con la festa di un sorriso. Sono gemme verdi di pazzia incastonate nel tuo viso innocente e perso. Ritrovo il senso della felicità, mia temporanea "amante". Ti sbrano con lo sguardo e non te lo nascondo. Entriamo nell'albergo più vicino alla stazione. Anonimo, spoglio, in un questa città fredda e lontana. La vita è di nuovo fatta di cose belle come la tua presenza. Ti getto sul materasso, di forza. Tu ridi come una bambina. Sgomiti, mentre piombo su di te. Ti dimeni. Dici che sono cattivo. Lo sono molto più di quanto non pensi.

Morde il desiderio per il tuo corpo, e non concede tregua.

Ti spoglio, ti esploro. Ti tocco ovunque. Mi lasci fare del tuo corpo tutto ciò che desidero. Sono mesi che non vivo una donna come sto vivendo te in questo istante. Porto la mia bocca sulla tua e vi faccio girare la lingua impazzita. Tu sei mia, magari solo per un mese o un giorno, ma ora sei completamente mia. Mentre ti bacio mi torna in mente il folle modo in cui ci eravamo conosciuti. Per tre volte ci eravamo visti, ed ero stato il tuo diavolo. Il tuo traviatore. Corruttore senza scrupoli e senza riguardo. Avevo spalancato con non curanza il tuo vaso di Pandora, e ti avevo avvertita: attenta, bambina, perchè dopo di me non tornerai più indietro. Sarebbe stato l'inizio della tua fine, e non saresti più stata la stessa. Ti avevo mostrato gli abissi della tua anima nel buio di una benda, ti avevo fatto intravedere tutto l'inferno che essa poteva contenere. Pendevi dalle mie labbra. Ascoltavi ogni mio gesto rapita. Ti immolavi al mio altare blasfemo, senza alcuna prudenza, affamata di vita. Avevo lasciato segni di lame sulla tua carne. Ovunque sul tuo corpo avevo lasciato il mio piacere. Tu folle ed io crudele, esploravamo fino a dove avevi il coraggio di farti portare. Mi avevi dato tutta te stessa, fino al delirio.

Mordo la carne della tua schiena, come se ti stessi sbranando. 

Vi lascio ben definite le impronte dei miei denti. Gridi. Dici che sono pazzo. E allora te ne do un altro.  E poi inizi a mordermi tu e non ti fermi più. C'è qualcosa di meravigliosamente infantile in ogni tuo gesto. Ti prendo di forza e di egoismo. Ti doni meravigliosamente al mio bisogno di sentirmi di nuovo vivo. E mentre il piacere contrae i muscoli di tutto il mio corpo, le tue unghie mi graffiano la schiena. Sospiro mugolando a lungo, quasi soffocato dalla prepotenza del mio godere. E' la liberazione della mia anima, dopo mesi di solitaria prigione. E' la risalita dopo una lunga apnea, fino ad un nuovo me stesso. Mi stendo al tuo fianco, e tu ti aggomitoli a me, come solo la più affiatata delle amanti sa fare. Ti stringo a me, forte e ti bacio. Rimango in silenzio, a gustarmi l'infinita bellezza di questo istante. Dentro di me penso che ti vorrei per tutta la vita. Poi guardo il mio polso, e ti dico che sei pazza. Ti mostro i segni che mi hanno lasciato i tuoi denti. Mi hai fatto perfino sanguinare. Sorridi orgogliosa e divertita. Mi dici che non riesci a trattenerti. Lo fai fin da bambina. Quando hai qualcuno davanti non resisti e mordi. Poi rimani per un istante in silenzio. E mi mostri il tuo braccio destro. Due cicatrici sormontano pallidi corsi blu del tuo avambraccio. Mi racconti che è stato il tuo secondo tentativo di suicidio. Ti hanno fermato in tempo, all'ultimo minuto. Io ti guardo e ti chiedo come stai ora. Tu mi dici bene. Sorridi. Poi cambi subito discorso. Mi dici che hai fame. E' un rimprovero. Dovevo prendere io il pranzo, ma non ho avuto tempo. Ma forse qualcosa invece ce l'ho, anche se è poco.

Mordiamo in due la stessa arancia, spicchio dopo spicchio.

Mastichiamo assieme ogni boccone in un bacio. Litighiamo i pezzetti con la lingua. Accarezzi il mio sesso, mentre lo facciamo. Hai voglia di sentirmi di nuovo dentro di te. E io non mi faccio pregare. Ti aiuti con le mani, carezze delicate, e le tue grida di piacere sono inenarrabili. Invadono festanti l'aria, quasi dolorosamente. Richiamano tutto il piacere e allo stesso tempo tutto il dolore che porti dentro. Sfacciata, impudica, divertita e libera. Non eri così, quando ti avevo conosciuta. E mi piace questo tuo nuovo modo di essere. Urli sempre più forte, fino al delirio. Ascolto questo tuo concerto meravigliato ed altrettanto estasiato. E poi ti appoggi al letto, esausta. Ti rannicchi sotto le coperte. Mi guardi e mi dici che erano tre anni che non venivi davanti ad un uomo, e io mi gonfio di tutta l'intimità che questa frase si porta dietro. Poi esigi che le mie mani ti massaggino la schiena, dolcemente. Ascolta le mie mani, Strega Bambina. Vogliono parlarti. 
Vogliono proteggerti. Vogliono che tu sia felice come mai lo sei stata in vita tua. Ti godi il mio massaggio. Ti dico di farmi le fusa, e mi regali tutta la tua felinità. Guardo il tuo piercing al naso, fatto con un brillantino verde: è il tuo colore preferito. Era il tuo compleanno, ieri. Ti ho preso due regali. Ti spiego che ho detto alla commessa che erano per una sciroccata, e che volevo qualcosa di verde. Lei mi ha consigliato un portafoglio di pelle. In un secondo pacchetto ti do "Non ti muovere" della Mazzantini. E' uno dei miei libri preferiti, e ha pure la copertina verde. Guardiamo l'ora.

Morde il tempo, che ci è sfuggito tra le dita.

Ti accompagno alla stazione, di corsa, perchè il treno sta per partire, e noi persi in chiacchiere non sospettavamo che fosse così tardi. Corri con ansia. Arriviamo col fiatone al binario. Ricordi quella volta che avevo rubato, senza accorgermene, il tuo reggiseno? Anche quella volta mi avevi inseguito fino in stazione di corsa, prima che il mio treno partisse. Ridiamo. Era finito in mezzo alle mie cose. Te l'avevo ridato dal finestrino. Eri arrivata mezza nuda e paonazza. Penso a quello che avevamo vissuto, in quei giorni. E mi domando quanta colpa abbia io in ciò che ti è capitato nei mesi successivi. 
Sto con te fino all'ultimo minuto. Rimango a guardarti partire, dal vagone. Immobile. E per un istante ti amo, come solo un bambino può amare qualcuno. Senza orgoglio, nè riserva. Guardo dentro me stesso. Sto di nuovo bene, dopo tanti mesi. Finalmente.

Morde la vita, infame e dolorosa, e i suoi verdetti non hanno mai appello.

Non sono riusciti a fermarlo, stavolta, il tuo terzo tentativo. Non può essere vero. Non deve essere vero. Appena l'ho saputo mi sono precipitato incredulo in macchina e ho schiacciato l'acceleratore con tutta la rabbia che avevo nel cuore. Alla camera ardente il tuo viso sorride per me di nuovo, come quando mi aspettavi alla stazione. Sono passati sei mesi. Non ci siamo più visti dopo quel giorno: troppo diverse le nostre vite. Ciascuno di noi ha preso la propria strada. Avrei dovuto rimanere con te. Ora lo capisco. Ti hanno trovata in un lago di sangue. E io non c'ero. Non ho saputo proteggerti da te stessa, come ti avevo promesso quel giorno. Perchè non mi hai chiamata? Maledetta stupida! Perchè non l'hai fatto? Io ti dovevo la vita nuova che mi hai dato. Come posso ora ricambiare quello che hai fatto per me? Ti sfioro per un istante. Ti bagno involontariamente con una lacrima.  Resta accanto a me anche oggi, Strega Bambina, come sei stata quel giorno che mi hai donato tutta te stessa. Restami accanto, perchè mi sento di nuovo solo. Restami vicino ogni giorno in cui mi sentirò triste, perchè solamente tu hai il potere di guarire le ferite della mia anima.


Forse bisogna essere morsi
da un'ape velenosa
per mandare messaggi
e pregare le pietre
che ti mandino luce;
Per questo io sono scesa
nei giardini del manicomio,
per questo di notte saltavo
i recinti vietati
e rubavo tutte le rose
e poi ...
prima di morire al mio giorno
o notte, lunga notte
di solitudine assente,
o devastati giardini
dove io sola vivevo
perchè l'indomani sarei
morta ancora di orrore
ma la sera, oh, la sera
nei giardini del manicomio
a volte io facevo l'amore
con uno disperato come me
in una grotta d'orrore.
(Alda Merini)

Il racconto "Morsi" è stato scritto nel gennaio del 2014, ed è una storia completamente di fantasia, vagamente ispirata al ricordo di un racconto di Bukowski. Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale. La foto abbinata al racconto si intitola "Strega Bambina". La poesia citata è della grandissima Alda Merini, e si intitola "Forse bisogna essere morsi."

 
 
 

BREVI ETERNITA'

Post n°88 pubblicato il 09 Gennaio 2014 da il_ramo_rubato
 


Non hanno mai forma definita le storie degli amanti. Viaggiano libere. Mutano il proprio volto. Seguono caoticamente l'andamento curvilineo della nostra esistenza, ignorando le sterili prospettive della logica. Leggiadre e instabili. Ridefiniscono la propria dimensione ad ogni nuovo incontro.  Profonde. Devastanti. Rimangono vive solo fino a quando sono gonfie della propria energia. E appena il loro fuoco si spegne inevitabilmente sfioriscono, come rose al cambio della stagione.  Le storie degli amanti un giorno muoiono. Non ci sono appelli. Inesorabilmente cadono senza lasciare alcuna speranza. Diventano all'improvviso deserti aridi là dove c'erano prati rigogliosi. Un giorno si fanno silenzio, dove un tempo c'era assordante musica. Diventano teatri a sipario chiuso, senza più luci, senza più attori. Senza più storia. E io rimango in platea, stordito ed incredulo, a domandarmi quale senso avesse il finale. Mi chiedo sempre se questa davvero fosse l'ultima scena. Perchè a volte, negli anni, una nuova commedia sboccia nuovamente da un ricordo. Rifiorisce dalla nostalgia. Ripopola la nostra anima delle melodie di un desiderio consumato, che si perpetua nell'anima come un'eco immaginaria. Allora basta una telefonata. Basta un fortuito incontro. E per magia, talvolta, riprendono vita, come se mai si fossero chiuse. Un altro giorno di vita. Un'altra eternità pronta a sfuggirci dalle dita. E non vi è mai nessuna certezza, perchè le storie degli amanti si dipingono di indefinito. Le verità le svuotano, le sicurezze le inaridiscono. Esse si nutrono solo di precarietà, e costruiscono il proprio più vivo presente soprattutto nell'assenza di un futuro certo.

Da sempre ami giocare come una gatta con il  gomitolo. Seduttrice bambina. Fata dalle ali strappate. Sottile dominatrice delle mie fantasie. Sei accovacciata felina sopra il divano. Ingenua. Seducente. Dispettosa. Prendi, vieni. Vai. E mi domandi perchè ritorno da te. Vuoi farti dire cosa hai più delle altre. Oggi fragile, domani cinica. Il tuo cuore è di ghiaccio e appartiene sempre e solo a chi sa scioglierlo. Sai dare tutta te stessa come nessuna. Sai trattenere i tuoi pensieri dentro di te, come fossero impenetrabili misteri. Ho portato in tasca per mesi la chiave del tuo cuore e ora che ci siamo ritrovati non mi interessa più il suo possesso. Noi siamo solo un giorno, e forse già domani più non saremo. Noi siamo tutti i giorni in cui in futuro ci ricorderemo di questo giorno.

Hai letto tutti i miei racconti, mi avevi detto a telefono, qualche giorno fa. Il mio blog era nato per raccontare di noi, ti avevo risposto io. Il mio libro lo custodisci ora gelosamente sulla mensola della nuova casa. Mi avevi chiesto perchè in quelle storie finisco sempre per legare qualche donna. E poi avevi aggiunto che, oltretutto, non ti nemmeno ho mai legata. Hai annuito maliziosa come solo tu sai fare. Forse bisognerebbe rimediare, ti ho detto. Ma con te non ci si può riuscire, amica mia. Perchè nessuno sarà mai capace veramente di legarti a sè.

E oggi sono qui. Dopo mesi di assenza, e di infinita lontananza. Straziante attesa piena di atroci dubbi. Sono qui consapevole che domani già più non ci sarò. Ma ora sto entrando nella TUA casa. Finalmente tua. Il tempio della tua consacrata libertà. In tanti anni che ci siamo visti, ci siamo amati in ogni buco possibile, ma mai in una casa. Hai lasciato tuo marito dopo mesi di lotte. Quanti anni hai aspettato questo momento? Quando dolore hai dovuto ingoiare? Quante odissee hai dovuto attraversare prima di arrivare qui? Mi avvicino a te. Sotto la benda ti trovo tremante. Non mi vedi e ti trattieni malamente dal ridere. Mentre ti sfioro sei pervasa da un fremito di eccitazione. Ti accarezzo i capelli. Ti rassicuro. E mentre lo faccio ricordo quando, quattro anni fa, mi avevi affidato tremante la tua intimità, per la prima volta. La tua voce a telefono era titubante e incredula di sè stessa. Mi avevi detto che non sapevi quello che stavi dicendo. Ma che volevi vedermi. E che eri sconvolta di te stessa, e di quello che stavi pensando. Ma che me lo dovevi dire ad ogni costo. Pendevi dalla mie labbra come il condannato di fronte al proprio boia. Quel giorno era stato l'inizio della tua libertà. Era stato un doloroso incontro con te stessa, dopo tanti anni spesi a recitare un ruolo che non sentivi più tuo. Avevi preso coscienza che qualcosa nella tua vita doveva assolutamente cambiare. Che dopo aver sopportato per anni ogni genere di sopruso, dovevi ritrovare te stessa. E avevi affidato a me le chiavi di questa tua svolta. Ti eri sposata poco più che diciottenne ad un uomo che ormai detestavi, nella grettezza, nelle parole, nell'incapacità di comprenderti. Ti è costato sangue liberarti da quella catena. E ora sei qui. Finalmente libera, a chiedermi di legarti. Ti bacio. E il sapore delle mie labbra torna sulle tue dopo così tanto tempo. 

Le storie degli amanti sono brevi eternità. Fuori da ogni logica del tempo. Durano un giorno, un mese e al tempo stesso tutta la vita. Sopravvivono dopo mille anni nel cuore. Sanno riempire la nostra memoria con tanta potenza da farla straripare in dirompente nostalgia. Non sanno cosa sia il possesso, perchè affondano radici nella libertà. Non sanno cosa sia il calcolo, perchè gli amanti sanno dare sempre più di ciò che possono permettersi. Le storie degli amanti non conoscono le frazioni, e fanno del loro voler darsi senza riserve il monolitico segreto della complicità. Tutto o niente, perchè i compromessi appartengono soltanto alla ragione.

Ti accompagno in camera. Segui cieca i miei passi, a tentoni, mentre trattengo le tue mani dietro alla schiena, prigioniera del tuo desiderio e della mia fantasia. Ti spoglio. Ti stendo sul letto. Con le mani nuda proteggi il tuo seno. E io mi gusto di nuovo nudo il tuo corpo, bello come l'avevo lasciato mesi fa. Lo sfioro. Lo massaggio. Ascolto il tuo respiro come se fosse musica. E poi all'improvviso prendo i tuoi polsi. Tu provi a sottrarti alla corda, ma io tengo saldamente le tue mani. Stringo un nodo intorno ai tuoi polsi. Fai una smorfia di stizza. Ora qualcuno ti ha legata, ti sussurro all'orecchio. Ridi e provi a ribellarti. Giochi come una bambina. Mentre trattengo i tuoi movimenti nelle mie mani, mi nutro del tuo corpo mordendolo. La mia mano blocca i tuoi polsi sopra la testa, e tu non puoi farci nulla. Torturo con morbide carezze il tuo sesso, che si squaglia come neve al sole. Fai finta di dimenarti nella mia ragnatela. Ma la tua lotta è un caloroso invito a raccoglierti, ad usarti, ad abusare di te.

Anni fa mi dicevi che ero troppo delicato. E sento in qualche modo di dovere rimediare. Oggi posso. Sei legata. Sei in balia della mia fame di te. Ti prendo di forza, col più nobile degli stupri. E la tua voce, libera e dilatata dal piacere, rimbalza ad ogni mio sobbalzo in un canto proibito. Strappo la benda con i denti. E guardo i tuoi occhi. Lune nella notte, chiamate nell'amore a prendere una luce grigia ed arcana. Gemi di piacere, e io osservo divertito le trasformazioni del tuo volto, che raccontano il trance dell'amore. Senza alcuna pietà, senza alcuna giustizia, senza alcuna verità ti riempio del mio piacere, e ne faccio il tuo piacere. Ti bacio e mi stendo al tuo fianco, a contemplare attento il nulla sopra di noi.

Le storie degli amanti sono fatte di nulla, eppure sanno contenere il tutto. Saturano il passato col cinema della nostalgia. Colorano il futuro di sogni e dei più combattuti dubbi. Trovano nell'attimo la dimora festante del piacere e della felicità. Sfidano caparbiamente l'infinito nel non ammettere mai la fine. Ma poi svaniscono.  Ci sfuggono tra le dita mentre ancora non ti sei accorto di averle in mano. Mai ovvie. Mai prive di dolore, esse sono voli dell'anima sopra la parte più sensibile della nostra esistenza. Le storie degli amanti sono una libertà che non tutti sanno conquistarsi e trattenere.

Mi dici che hai fame mentre mi mostri i tuoi polsi ancora legati. Ti guardo negli occhi, serioso, e ti dico che potrei intercedere per la tua libertà. Ma solo se cucini qualcosa di buono. Mi siedo al tavolo della tua cucina. Osservo i mobili appena montati della tua casa. Guardo il tuo culo, mentre arrangi per me un piatto di spaghetti, e mi racconti i tuoi progetti e le tue difficoltà da superare. Cuore libero. Occhi orgogliosi e caparbi. Ostinata e mai doma combattente. Spoglia nel corpo e nell'anima nuovamente davanti al mio desiderio. Ti guardo mentre scoli la pasta e trovo qualcosa di infinitamente erotico nel vederti cucinare nuda. La pasta è scotta. Il sapore è triste. Il servizio è scadente. Ci guardiamo negli occhi sorridendo, mentre mangiamo questi tremendi spaghetti, e in quell'istante, per quanto mi sforzi, non mi viene in mente una cena più bella in tutta la mia vita.  

(dedicato a tutti gli amanti che non sanno ancora di essere amanti)

Il racconto "Brevi Eternità" è stato scritto nel gennaio del 2014. La storia è un ricordo vissuto nel "lontano" 2010.

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 

SE VUOI POSARE PER ME...

Le foto che trovi in questo blog sono tutte miei lavori. Se ti interessa posare per le mie foto, contattami. Le modelle che vedete in queste foto non sono professioniste, e io stesso non lavoro come fotografo. Amo fotografare chi ama essere fotografata. 

Il servizio richiederà circa mezza giornata, e salvo casi particolari, sarà in bianco e nero, per  scelta stilistica. Le foto non saranno in alcun modo volgari, e saranno studiate insieme a te.  Tutte le spese per la realizzazione del servizio saranno a carico mio (il servizio è completamente gratuito). A fine lavoro sarà dato un DVD con tutte le foto del servizio, e circa 20 stampe in formato 20x30 cm del servizio, su carta fotografica professionale, o volendo qualche stampa in formato gigante.


Non sono un professionista della fotografia, lavoro in un altro settore. Scatto solo perchè mi piace farlo. Non cerco quindi top model, ma soprattutto ragazze a cui piace l'idea di posare, e che amano il mio modo di fotografare. 

Per avere altre informazioni in merito, scrivi all'indirizzo di posta:
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