IL RAMO RUBATO... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva... |
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MEMOIR
25) Miele e peperoncino
26) Lacrime di piacere
27) SOLO UNA NOTTE
29) Petali di rosa
30) Regalo di Natale
31) GIOCHI D'AMORE
33) LEZIONE D'AMORE
35) Io viaggio da solo
36) Cose che cambiano la vita
37) ADRENALINA
38) La mia prima morte
39) LA STAGIONE DELL'AMORE
41) Febbre d'amore
42) Ricordo d'estate
43) SOTTO LE STELLE
44) RELAZIONI PERICOLOSE
54) A casa di Elena
63) COME UN VIAGGIO
69) Nebbia
70) LE REGOLE DEL GIOCO
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Post n°84 pubblicato il 25 Maggio 2013 da il_ramo_rubato
. Zucchero a velo. A volte lo senti nel vuoto, quando sono lontano. E allora per un istante ti fermi. Mi cerchi stupita intorno a te, e ti domandi cosa stia facendo in quel momento. Ti domandi perchè tu mi stia sentendo così vicino, quando in realtà sto a chilometri di distanza. E' come se fossi invisibile, nascosto dietro alla porta della tua camera. Come se fossi un fantasma dispettoso, che si diverte a rivelare la sua presenza attraverso intangibili segni. E rimani sospesa a cercare il perchè. Ma ora invece sono qui davvero. Di nuovo. Per poche ore appena. Mi vieni incontro. Ti dico di seguirmi, ma tu non mi guardi negli occhi. Ci conosciamo da mesi, tanto in profondità come mai era capitato. Mi hai dato le chiavi della tua vita stessa, ma ancora non il tuo sguardo. E in questo pudore racchiudi tutta la tua sensualità. Hai smesso di pensare alla follia di ciò che facciamo. Hai smesso di opporti alla parte di te che vorrebbe scappare via. Ha ceduto la ragione, di fronte all'evidenza di un'intima necessità. E' un patto crudele, quello che ci lega, che trova nel dolore la sua ragion d'essere. L'infelicità è la nostra divisa, e il nostro giardino cresce rigoglioso, solo se annaffiato di lacrime. Cammini veloce, senza guardarti intorno. Come se la gente sospettasse ciò che siamo venuti a fare. E mentre ti porto al tuo patibolo penso a te come ad una bambina indifesa. Io sono il cavaliere senza macchia, pronto a morire per difenderti. Io sono l'orco cattivo, che si nutre ogni volta della tua carne. E tu qui con me. Protetta e al tempo stesso minacciata dalla mia ombra imponente. Porto nel cuore un gigante crudele e assassino, ma sulle spalle il baluardo della tua esistenza più segreta. Al di là della più licenziosa morale. Della più degradata giustizia. Più a fondo dei sensi. Più in alto del pensiero. Impera un letto a baldacchino al centro della stanza. Regnano silenzio e penombra, fuori e dentro di noi. Ti provo a spogliare, ma tu me lo impedisci. Ti accarezzo il seno. Ti sfioro le mani. E poi nessuna tenerezza. Mentre ti spogli ti guarda il lupo che dimora nella steppa della mia coscienza. Io sono un abisso. Su questo lato della mia anima non si può che affondare. Io sono l' amplificatore impazzito del tuo dolore. Del peso insostenibile della vita. Andiamo alla stazione. E quasi non ti riesce di salutarmi che sei già sfuggita. Ogni volta che parti mi chiedo se ci rivedremo. Noi siamo sbagliati, e il futuro ci taglierà le gambe. Mentre il treno parte, alle mie spalle, per un secondo appena mi riempio di eternità. Si. Un giorno moriremo di ragione. Saremo chiamati di nuovo a render conto ai nostri destini. Ma tu per me sempre sarai rifugio ossessivo della memoria. Sarai gli abbracci che ho strappato al tuo pudore. Sarai tutto il sangue che ho fatto scivolare dalle tue vene. Sarai l'incertezza contradditoria delle tue intimità più nascoste. Sarai gli sconvenienti segreti che nel silenzio abbiamo rivelato. E, nell'assenza, trainerai questi pensieri verso l'oblio di ciò che più non appartiene. Un giorno, senza saperlo, sarai il piacere doloroso di un'abissale nostalgia. |
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Post n°82 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da il_ramo_rubato
"...Siamo ladri di giorni. Esploratori di abissi. (da un racconto de Il Demone dell'Amore, di prossima pubblicazione) |
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Rubami. Adorami. Sarò il tuo Dio. Captami. Distruggimi. Sarò la tua follia. Ti osservo, dalla finestra, mentre pensi a ciò che ti ho scritto nel biglietto. Nel tuo combattimento interiore. Nella tua guerra tra ragione e desiderio. Scuoti la testa, come a dire no. “Non posso. Non voglio. Non devo.” E ti allontani di passo veloce. Fuggi. Mentre io, invece, vado a prepararmi. So già che presto ci rivedremo. So chi sei. So che ci sarai. Non mancherai all’appuntamento Rubami. Accoglimi. Contienimi. Venerami. Fatti riempire di tutto me stesso. . Il Racconto "CARTA BIANCA", ultimo della raccolta "IL DEMONE DELL'AMORE" è stato scritto nel gennaio 2011. La fotografia, dal titolo "CARTA BIANCA" è stata scattata nel gennaio 2011. |
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"Dentro di me sento dilatarsi un abisso. (libero adattamento di un brano di Baudelaire - "Donne dannate")
Oggi ho baciato una donna completamente sconosciuta, amica mia. Si, Oggi. Subito dopo la cerimonia, pochi minuti dopo che ero passato a trovarti.
Il racconto, di fantasia, è stato scritto nel novembre 2010. La foto ha titolo "L'amante perfetta" ed è stata scattata nel'estate del 2009. |
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Post n°79 pubblicato il 28 Ottobre 2010 da il_ramo_rubato
"Ibis redibis non, morieris in bello" . Si nutrono visceralmente di follia, i nostri incontri d'amore. Perchè, ogni volta che ci troviamo, le nostre dita premono sul grilletto di una roulette russa. Perchè, ogni volta che ci rincontriamo, è una corsa bendata su un campo minato. Perchè solo l'urgenza del desiderio e la sua pressante necessità sanno distoglierci dalla naturale paura di un'incombente catastrofe. E' il nostro modo di amarci, questo: esserci perennemente sconosciuti. Dividere letti, preservativi ed estasi, invece di parenti, bollette e bucati. Solo così ci salviamo dal degrado della convivenza. Dall'abbrutimento di ogni sensata ragionevolezza. Dal decadimento delle emozioni primordiali. Sono sveglio dalle quattro di questa mattina, per raggiungerti. Entro. Avanzo per le scale, nell' inesplorato hotel di questa sconosciuta città. Intanto tuo marito va al suo appuntamento. Il suo impegno di lavoro ci ha regalato alcune ore d'amore. Si. E' vero. Scommettiamo il tutto sul nulla. Ma io te l'ho sempre detto, bambina mia. Ascoltami. E' la paura che uccide, e non il pericolo. Vanno solo affrontati come forti discese in bicicletta, i nostri incontri. Senza indugi. Senza timori. Con l'efficace delirio dell'incoscienza. Con tutta la sana irresponsabilità che possiamo contenere in gola. Perchè se ascolti la paura, a cento chilometri all'ora, e freni all'improvviso, finisci per consumare sull'asfalto la carne e poi le ossa. Perchè se il volo sul precipizio non lo fai con tutta la rincorsa che hai nelle gambe, se non salti con tutto lo slancio temerario e spericolato che possiedi, se ti avvicini pavidamente e guardi in basso prima di staccare, ti attende inesorabilmente il fondo del baratro. Non c'è la reception, alle sette di mattina. Batto un codice e si apre la porta su un corridoio. Mi sistemo su un divano. Guardo assurdi quadri sull'assurda tappezzeria di questo albergo. E mentre ti aspetto, faccio i conti con me stesso. Passa almeno un quarto d'ora di totale silenzio prima che tu mi dia, a modo tuo, il via libera. Apri la porta e sei chinata, mentre la testa sbuca, come quella di una tartaruga dal guscio. Sorrido, sospettando il perchè di questa tua buffa posizione: mi stai già aspettando senza mutande. Adoro queste piccole cose, amica mia. Sono questi piccoli dettagli che nella mia mente ti rendono veramente unica. Ti guardi in giro. Poi mi chiami dentro. Ti bacio e ti mordo, mentre sei ancora in piedi. Circospetta. Spaventata, e al tempo stesso magnificamente eccitata. E' fatto di penombra il nostro universo, peccaminoso eppure così sacro. Segreto, eppure così sterminato. Fragile, eppure così totalizzante. Non saprebbe la luce disegnare così bene le tue forme. Non saprebbe la normalità regalarti tanta adrenalina. Ti accarezzo tra le natiche, mentre ti bacio. Scavo in mezze ad esse, con le dita. E' il mio modo di salutarti. Brutale e sanguigno. E poi proseguo nell'invasione con la mia mano, per saggiare quanta voglia hai di me. Molta, ti dico mentre gemi. Si, davvero molta. Corrono quasi immobili sul tuo seno. Pattinano sul tuo ventre. Poi ti prendono di peso. Ti trascinano. Le mie mani sanno bene quanto ami essere spostata e disposta sul letto. Lo fanno con la leggerezza con cui si sposta una bambola. Ti afferranno per le braccia, mentre su di esse alterno teneri baci, e strazianti morsi. Ti accarezzano il viso, mentre ci guardiamo negli occhi. C'è tutta l'irresponsabilità che amo in te, in quel sorriso. Aprono un varco tra le tue gambe. Scivolano come verità assolute nei tuoi orefizi infuocati. Ti tengono bloccati i polsi sopra alla testa, mentre irrompo dentro di te con tutta la fame che ho di te. Ti seguono, nel tuo ondeggiare. Ti controllano. Ti marcano stretto. Ti amano. Ti fanno mia. Assieme al mio corpo. Assieme alla mia anima. Bacio con dolcezza la schiena, mordicchio le tue natiche. Mi gusto tutto il profumo che il tuo corpo ha acquisito nel più intimo contatto col mio. Ma tu sei altrove, con le mente. Guardi il cellulare, di tanto in tanto, sul comodino. Mi fermo. Ti chiedo se aspetti una telefonata. Tu sorridi incerta e mi dici di no. Rimani in silenzio per un attimo. Poi aggiungi con sguardo colpevole che prima avevi paura, e per sicurezza avevi mandato un messaggio a tuo marito, per sapere se era arrivato alla riunione. Mi dici che ancora non ti ha risposto. Mi vedi sobbalzare dal letto. Non vanno chieste mai certe conferme, amica mia, perchè insospettiscono più di una confessione. E' meglio che vada. Ho un brutto presentimento. Svelta. Aiutami a radunare le mie cose. Ci resta poco tempo. Ma forse ce la possiamo ancora fare. Forse non è ancora troppo tardi. Forse la mia è solo una stupida paranoia. E invece no. Il mio istinto sente bene, questa volta. Due spari subito distruggono la maniglia della porta. Lui è stato dietro tutto il tempo. Ad ascoltare. A capire. A riempirsi di lucido odio, come una spugna nell'acqua. Ha le tempie piene di vene gonfie e pulsanti. E' rosso come i pensieri che gli scorrono dentro. Il suo respiro è tanto accelerato da sfiorare l'ansimo, mentre ci insulta ed inveisce contro di te. Non potremo combattere la sua disperazione, amica mia. La furia animale con cui ci sta urlando il suo odio al mondo. E' il nostro vicolo cieco, questo. Un binario morto a cui le nostre rotaie si devono adeguare. . Il racconto di fantasia, ispirato ad una storia vera, è stato scritto nell'ottobre del 2010. La foto dal titolo "Binario morto" è stata scattata nel dicembre del 2007 e rielaborata in questi giorni. |
INFO
IL RAMO RUBATO
Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.
Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.
Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.
(P.Neruda)
SE VUOI POSARE PER ME...
Le foto che trovi in questo blog sono tutte miei lavori. Se ti interessa posare per le mie foto, contattami. Le modelle che vedete in queste foto non sono professioniste, e io stesso non lavoro come fotografo. Amo fotografare chi ama essere fotografata.
Il servizio richiederà circa mezza giornata, e salvo casi particolari, sarà in bianco e nero, per scelta stilistica. Le foto non saranno in alcun modo volgari, e saranno studiate insieme a te. Tutte le spese per la realizzazione del servizio saranno a carico mio (il servizio è completamente gratuito). A fine lavoro sarà dato un DVD con tutte le foto del servizio, e circa 20 stampe in formato 20x30 cm del servizio, su carta fotografica professionale, o volendo qualche stampa in formato gigante.
Non sono un professionista della fotografia, lavoro in un altro settore. Scatto solo perchè mi piace farlo. Non cerco quindi top model, ma soprattutto ragazze a cui piace l'idea di posare, e che amano il mio modo di fotografare.
Per avere altre informazioni in merito, scrivi all'indirizzo di posta:
il_ramo_rubato@libero.it
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