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Creato da vonsachermasoch il 31/10/2009
Performance teatrale dedicata alla Superbia primo tra i 7 peccati capitali.
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La compagnia Von Sacher Masoch
presenta
IL DOPPIO VOLTO DELLA SUPERBIA
monologo di Donatella De Bartolomeis
regia di Federica Palo
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La prima il giorno 28 Novembre al 'Samantha Della Porta' - Avellino ore 18,00 Per Info vonsachermasoch@libero.it
Responsabile Pubbliche relazioni su Napoli Athena Eventi Federica Aveta 320.4573264
Tag
Particolare del dipinto “Roberta” (tecnica mista)
opera di Fabio Mingarelli, in arte Ming.
Federica Palo
Il Teatro è amante geloso.
Se provi a distaccartene ti richiama subito all'ordine.
è un modo per esprimere se stessi in molte sfumature
e forse a chi lo fa non basta la sua vita,
è sempre alla ricerca di altre vite parallele
e forse per me è un po' così.
Donatella De Bartolomeis
Amo le parole, le vibrazioni, il potere insito in ogni singolo suono, in ogni singola lettera, la capacità di toccare specifiche corde emozionali, di far vibrare corpo-mente-spirito.
E credo che solo dalla sinergia
possa nascere la sublime sinestesia dei sensi
Fabio Mingarelli
...sono sempre stato ossessionato dal particolare… dalla linea curva...
...da quella sfumatura che magari nessuno noterà ma che a me fa perdere il sonno...
...la matericità... il riflesso... non lo so ... è complicato... tutto deve essere armonico...
...si deve completare ...nulla è lasciato al caso... e poi devi lavorare...
...lavorare e lavorare... disegnare... distruggere... ricostruire e coprire.
La mia arte è la mia maledizione...
quando guardate una mia tela sappiate che dietro c’è tutto questo.
Mario Rago
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Vivo la natura, sento un necessario bisogno di ricongiungermi con essa, un richiamo... ascolto i suoni che la circondano, l'eterno suono primordiale che la attraversa, il sacro Om.
Ogni nota parla e racconta, interagisce e trasmette qualcosa, crea e distrugge.
Tutto è suono, tutto è musica. Tutto è creazione e casualità... sperimentare nuovi suoni equivale a creare. Pensa a quante infinite possibilità di creare nuovi mondi...
Staff
Massimo Caiafa
tecnico luci
Vito Rago
tecnico del suono
Massimo Pucciarelli
consulenza tecnica
Stefania Pisano
costumista
Giusi Verrengia
scenografie
UFFICIO STAMPA
Antonella Russoniello
Buongiornoirpinia
Eleonora Davide
Il Corriere
Fabrizia Barbarisi
Ottopagine
Maria Ianniciello
Cultura e culture news
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Ass. Irpinia Nostra
Antonietta Gnerre
Il Ponte
Primo
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Donatella De Bartolomeis
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Hanno creduto in noi
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IL DOPPIO VOLTO DELLA SUPERBIA
“Il vizio del teatro” è un progetto che nasce dalla stesura di sette monologhi sui vizi capitali.
I monologhi, redatti da Donatella De Bartolomeis, scrittrice di adozione avellinese, nascono da ricerche storico-culturali, letterarie e psicologiche su Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira e Accidia.
L'attrice Federica Palo della compagnia Von Sacher Masoch, diplomata in arte drammatica all'accademia Pietro Sharoff di Roma, dopo anni di accurate ricerche sul teatro del corpo, inscena la “Superbia” che respirerà di vita propria e verrà fuori da un quadro in una pinacoteca virtuale.
Sulla scena saranno presenti le opere di Fabio Mingarelli, pittore avellinese in arte conosciuto come Ming, che ha avuto riconoscimenti anche da Vittorio Sgarbi e che ha dedicato anni di ricerca sulle espressioni dei volti umani fino a giungere al volto universale.
Le musiche saranno curate dal giovane avellinese Mario Rago con flauto e digeridoo.
La manifestazione, itinerante, è volta, oltre che a dare voce alla scrittura, pittura, musica di artisti campani, ad aprire un dibattito socio-culturale sui vizi dominanti per trovare delle alternative e soprattutto per capire come trasformare determinati punti deboli in virtù.
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Nella tradizione cristiana la Superbia è il primo dei sette vizi capitali e da essa si originano tutti gli altri.
Ma come ogni cosa anche la Superbia è una medaglia a due facce: da un lato è vizio, tracotanza, presunzione, arroganza, vanità, dall’altro è ingrediente necessario che orienta al miglioramento di sé e aiuta a mantenere il controllo sulla situazione esercitando una funzione motivazionale rilevante.
E allora superbi o umilmente sottomessi?
In medio stat virtus.
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Alter Ego
Psicodramma in un tempo
Il pubblico è in attesa, i cellulari riposti, il sipario ancora chiuso.
Si spengono le luci, il buio avvolge gli spettatori diventando opprimente man mano che un leggero sospiro, simile al pianto, diviene chiaramente distinguibile.
Più che un sospiro, più che un lamento, è un singhiozzo, il singhiozzo di chi, vivendo perennemente in apnea, ha fame di aria.
Proviene da una donna-bambola che, con il suo corpo alienato e con il suo respiro ingordo e sofferente, avulsa da qualsiasi realtà tangibile, domina la scena.
Oltrepassando una parete di veli la affianca un secondo “Essere”: la padrona della bambola, vestita da signora.
La donna-bambola, fagocitando aria, cambia posizione quando la padrona le cambia posizione, si veste quando la padrona la veste: ma cos’è la bambola se non il nostro essere manipolato da burattinai che ci imbrigliano l’anima con fili invisibili?
Chi è la donna al centro della scena se non una ragazza a cui hanno infibulato l’anima imponendole un ruolo e un’immagine non sua?
La bambola è il primo essere con cui la donna è entrata in contatto, il primo odore che ha sentito, il primo contatto, ci ripete con voce distorta, quel che resta del suo io, dalle trasparenze di un velo che lo rende spettrale conferendogli una natura inumana che la osserva dall’esterno, le parla a modo di ennesima sfaccettatura di una personalità schizoide.
A tratti ricompare in scena la padrona e mentre la donna-bambola danza con il suo bambolotto, lo annusa, lo sfiora, lo incorpora; lei danza con un fantoccio deforme come la sua sessualità disturbata e, nella ritualità del gioco opprimente delle sue pulsioni represse e sfrenate, coinvolge anche la donna-bambola facendole assaporare l’insano gusto di vittima e di carnefice, di burattino e burattinaio, di reale e surreale affinché superi ogni remora, anche l’ultima.
Una sorta di libido deficientis per un’anima luttuata, la riaffermazione della vita attraverso l’accoppiamento, l’immensa forza vitale in contrapposizione all’impotenza, alla passività ferma della bambola per la quale tutto pian piano diventa accettabile e possibile, fino a sentire persino un lieve vento che la sfiora. Vorrebbe liberarsi, urlare, ma ancora una volta non ce la fa ed il rito dei continui cambi di personalità, delle loro menti, delle ossessioni e della tripla, caleidoscopica natura schizoide è destinato a ripetersi all’infinito tra una macabra esposizione di bambole sventrate, deformi, nelle quali lei si riconosce, nelle quali la quotidianità, l’intero mondo si deforma lasciandola naufragare in quel surrogato di vita senza apparente possibilità di scelta.
L’ epilogo, nella sua apparenza surreale, è mostruosamente reale: nel rovesciare la tisana di tiglio, nel frantumarsi di mille biglie colorate, i loro demoni personali le assalgono come un prurito dal quale è impossibile liberarsi se non con la morte. Miriadi di paure, fobie, deliri, angosce e ossessioni personificate, come enormi insetti alati assalgono tutti e tre gli Esseri in una sorta di empatia grottesca dove i ruoli continuano a fondersi e a confondersi fino a portare lo spettatore a credere che la persona in scena sia una soltanto, una o nessuna: ad essere rose sono le mille sfaccettature delle nostre personalità mostruosamente distorte nel tentativo di emulare i modelli che di volta in volta la società ci impone.
Così la scena si chiude con questa allucinante “taranta” e con l’insita consapevolezza che l’unica via di salvezza all’ordinaria follia sia la morte o il tentativo di essere fino in fondo se stessi e questo lo si può ottenere solamente ascoltandosi fino in fondo e restando avulsi dai falsi miti che pure ci attraggono perché così vuole una società marchettara che continua a farsi burla di noi.
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Figlio del vento,il suo elemento è l'aria.
Mario nasce ad Avellino il 21/10/1988.
Godendo di una personalità tranquilla si trova bene nella sua città calma e addormentata, ma vorrebbe andare oltre, conoscere i più remoti luoghi e culture, ricercare, sperimentare al di là del tempo.
Ragazzo semplice e con una grande passione per le arti inizia la sua carriera artistica cimentandosi nella break dance, ballo acrobatico da strada nato negli anni 70', per poi trovare nella musica e nel suono il suo completamento, il suo innato linguaggio.
Cinque anni fa, per puro caso, inizia lo studio del sassofono, regalatogli dal fratello Vito, e poi del flauto traverso per poi passare al didjeridoo.
Amante della musica beat,jazz e classica, maturerà poi un vivo interessamento nella musica etnica e delle popolazioni indigene. Tuttora studia all'università L'Orientale di Napoli.
Questa volta grazie all'aiuto di Donatella farà per la seconda volta esperienza in uno spettacolo teatrale.
Molto emozionato ma è contento della prova e delle persone che lo circondano...
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Fabio Mingarelli, in arte Ming, è nato a Faenza, città di ceramisti, ama la ceramica ed è abile artista.
Quando l' arte del fuoco diventa insufficiente a contenere il suo spirito, si dedica alla pittura che riesce a placarlo.
L' indagine sul volto umano diventa per lui come una missione che viene sviluppata attraverso tecniche sperimentali, ereditate dall' esperienza nel mondo della maiolica. la matericità che ne deriva è il "marchio di fabbrica" delle sue tele. Attualmente sta lavorando al progetto "Inerte" che ha come fine l' universalizzazione del ritratto partendo da calchi di volti in gesso alabastrino che serviranno da modelli. Come egli stesso dice: <<....se eliminiamo i tratti espressivi da un volto, lo renderemo "multiplo" e "rappresentativo", lo trasformeremo in una "testa", sicuramente appartenente al genere umano e a questo solo e non più al suo legittimo proprietario.>>
Essendo personaggio molto schivo e sfuggente e per niente incline alla vita mondana, esposto le sue opere e quasi esclusivamente presso gallerie o locali di amici fidati e di vecchia data. Espone soprattutto all’estero, dove non è richiesta la sua presenza. Nel 2005 e 2006 ha partecipato a collettive a Londra, Firenze e Tokio e nel 2007 un suo lavoro è stato recensito in modo lusinghiero dal critico Vittorio Sgarbi.
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Donatella De Bartolomeis, nata il sette luglio del ’68 nell’immensa luce di Salerno, ama la scrittura e le discipline orientali.
Le parole e i suoni hanno sempre esercitato su di lei un fascino profondo: le vibrazioni, il potere insito in ogni singolo suono, in ogni singola lettera, la capacità di toccare specifiche corde emozionali, di far vibrare corpo-mente-spirito.
Scrittrice, istruttrice di Shiatsu, iscritta alla facoltà di psicologia, porta avanti corsi di scrittura e di riarmonizzazione energetica emozionale.
Da diversi anni sperimenta la scrittura come libero volo del cuore, come forma di meditazione e riarmonizzazione.
Romanzi, saggi, articoli di giornali, recensioni teatrali ed oggi si rimette in gioco con un monologo scritto per Federica Palo dal quale nasce il primo di sette libri da collezione, stampe numerate e copertina d’autore.
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Federica Palo è nata a Salerno il 10 maggio 1981, ha scoperto il teatro all'età di quattordici anni e subito se ne è innamorata.
Il palcoscenico è presto diventato il suo mondo e il teatro la sua grande passione.
Diplomata in arte drammatica all'accademia Pietro Sharoff di Roma, si è distinta in diversi spettacoli e performance, ma il suo impegno è verso la ricerca: ha fatto e continua a fare workshop e seminari anche con insegnanti di fama internazionale.
Ha scritto “alter ego” e proprio al suo debutto ha conosciuto Donatella De Bartolomeis che, affascinata dal taglio innovativo e coinvolgente della rappresentazione, ha deciso di recensirla.
Per un caso fortuito, dopo più di un anno dalla presentazione di “Alter Ego”, Palo e De Bartolomeis si sono incontrate su Facebook e Federica ha espresso il desiderio di mettere in scena un monologo inedito.
Per De Bartolomeis è stata l’opportunità di inoltrarsi in un campo per lei ancora inesplorato, che reca in se il fascino di un sentiero nuovo ed impervio sul quale incamminarsi.
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La compagnia Von Sacher-Masoch nasce nel 2007 dal connubio di due attrici salernitane: Federica Palo e Giusi Verrengia.
Impegnate in numerose performance seguono periodicamente workshop a Salerno e a Roma.
Von Sacher-Masoch ha collaborato per la realizzazione degli spettacoli:
- "Numeri" a Solofra,
- "Performance alla finestra" nell'ambito della manifestazione Cairano 7x.
- con la compagnia del giullare in "Zio vanjia"di A.Checov.
Per Von Sacher-Masoch il teatro e' una ricerca continua e un'inesauribile prima.
Uno stimolo perchè ogni alba sia un nuovo debutto, ogni giorno un nuovo incipit come donne, come attrici e come personaggi.
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