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Post N° 223

Post n°223 pubblicato il 20 Settembre 2007 da Sembrava_Impossibile

L’ingresso in clinica era stato abbastanza tranquillo. La cena era già pronta in camera, il solito brodino con tanto di pera cotta che ho rifiutato dato che ero ancora pieno dal matrimonio di mia cugina del giorno prima. E stavo gioendo per essere l’unico paziente della camera… non mi entusiasmava l’idea di dormire con estranei.

Dopo pochi minuti sono iniziati eventi da me imprevisti (per inesperienza), anche se prevedibili. Alle otto di sera è arrivata l’infermiera dicendo di scendere i pantaloni e di girarmi per fare un clistere, il primo della mia vita: introdotto quel corpo estraneo in una parte del mio corpo fino ad allora inviolata, con cinica professionalità si è raccomandata di trattenere il più possibile. Avendo tutta la cena di matrimonio ancora nell’intestino, ho resistito appena dieci secondi e sono scappato in bagno, arrivando appena in tempo sulla tazza dove ho sostato per mezzora, e da cui mi sono alzato sfinito. Si narra che in molti non facciano in tempo ad arrivare in bagno e si lasciano andare ben prima di raggiungere la meta. Di fronte a questi racconti mi sono sentito fortunato.

Dopo una notte tranquilla, l’indomani è arrivato il momento dell’operazione. L’anestesia spinale è indolore: Se avessi visto l’ago utilizzato prima dell’iniezione mi sarei rifiutato categoricamente… è lungo 15 cm!!! Quel sadico del mio ortopedico ha chiesto esplicitamente di predisporre un monitor davanti ai miei occhi per farmi assistere in diretta all’intervento: in quel ginocchio, a parte i legamenti, era tutto malmesso. Dopo una mezz’oretta di pulizia della cartilagine, sistemazione del menisco varie, sono rientrato abbastanza sereno in camera, dove ho trovato un compagno di camera, un nonnetto di 82 anni.

Al rientro in camera ero cosciente: mi hanno infilato una flebo da mezzo litro nel braccio e lì mi sono lasciato andare ad un sonno ristoratore non prima di aver verificato con mano gli effetti dell’anestesia anche sugli zebedei: non che siano mai stati particolarmente vivaci, ma se mi fossi preso a martellate stile “tafazzi” non avrei sentito nulla. Ma il mio dramma doveva ancora consumarsi.

Al risveglio, dopo un paio d’ore, ho ricevuto la visita del mio amico dei tempi del liceo che lavora come anestesista nella clinica. Ho notato subito uno strano gonfiore sulla pancia, appena sopra il pube; il senso di fastidio, non di dolore, era fortissimo. Il gonfiore, ha confermato subito il mio amico, è effettivamente dovuto alla vescica piena, e anestetizzata (può capitare con l’anestesia spinale). Lui decide che è il momento di intervenire: occorre mettere il catetere… io sbarro gli occhi e urlo “No!” e lui “Si!”. Chiama la moglie, urologa nella stessa clinica che arriva di corsa: questa donnona di un metro e ottanta per novanta chili, chiama a se un’infermiera e in due iniziano ad armeggiare nei paesi bassi: l’operazione è durata dieci minuti, di cui ben cinque dedicati alla ricerca del pipino da seviziare. Non erano esattamente questo che immaginavo nei miei sogni erotici adolescenziali!!!

La scena è tanto agghiacciante quanto surreale: io che guardo nel vuoto con occhio spiritato, il nonnetto che invece di farsi da parte assiste alla violazione di ciò che reputavo inviolabile (ho sempre temuto che qualcuno potesse mettermi un corpo estraneo nel di dietro, ma mai nel davanti), queste due donne prese a seviziare la parte del mio corpo più innocua, una terza infermiera ferma ad osservare lo spettacolo, e il mio amico che con un sorriso satanico osserva il riempirsi della sacca fino ad urlare “Complimenti, un litro e cento!!!”. E infine il dolore immane al momento dell’estrazione del corpo estraneo da ciò che era rimasto dei gioielli di famiglia.

Tralascio i dettagli sulle conseguenze devastanti del catetere (ho pisciato fuoco per cinque giorni causa infiammazione delle vie urinarie) e della nottata insonne dovuta al trauma subito, al fastidio al ginocchio operato, e all’impossibilità di chiudere occhio di fronte al concerto del nonnetto, capace di russare e di emettere altri rumori, per ben nove ore di fila: fortuna che mi aveva detto di soffrire d’insonnia!!! Le stampelle degli ultimi giorni sono uno zucchero in confronto!!!

Ho aperto questo blog più di tre anni fa parlando di amori finiti, di esperienze di vita, di cazzate varie. Ora mi ritrovo a parlare di stampelle, di difficoltà di deambulazione, clisteri e cateteri… il tempo passa e il mio blog sta diventando sempre più geriatrico…

 
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