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Creato da insorgente il 13/09/2008

L'insorgente

A volte l'uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi si rialzerà e continuerà per la sua strada. (Wiston Churchill)

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Medaglia di San Bendetto

 

 

avviso

Post n°164 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da insorgente

Motivi familiari mi terranno lontano dal blog per qualche tempo.

Disabilito i commenti perchè non potrei rispondere.

Li riabiliterò al mio ritorno.

Un abbraccio a tutti.

Gianpiero.

 
 
 

CITAZIONI ILLUSTRI SUL REGNO DELLE DUE SICLIE.....

Post n°163 pubblicato il 25 Gennaio 2010 da insorgente
 

Regno Delle Due Sicilie

Dal blog "Un Popolo Distrutto" pubblico, con il consenso dell'Autore, un fratello insorgente, una preziosa raccolta di autorevoli testimonianze sul periodo del risorgimento italiano.

Questo post, come gli altri che ho scritto sull'argomento, non intende creare divisioni ma rendere onore agli eroi insorgenti (che chi scrive indegnamente rappresenta), onore al loro martirio ma, soprattutto, onore alla verità.

Gianpiero, l'Insorgente.

Per liquidare un popolo si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun’ altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra storia. MILAN KUNDERA

“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esser preso a sassate, essendo colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio – GIUSEPPE GARIBALDI -”

“Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti - ANTONIO GRAMSCI -”

“L’unità d’Italia è stata purtroppo la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico sano e profittevole. L’ unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che in quelle meridionali – GIUSTINO FORTUNATO - ”

“Se dall’unità d’Italia, il Mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata. E’ caduta in una crisi che ha tolto il pane a migliaia e migliaia di persone "– GAETANO SALVEMINI -

“Era l’epoca buona, dell’abbondanza sotto il re Borbone. Come dite?… No?… E vi ingannate l’anima! Ogni pancia era senza il vuoto che c’è adesso! Il peso, corrispondeva al giusto, con la bilancia! Parola mia…credetemi signori, che se non fosse stato per il tradimento io non starei qui a fare il pezzente… "- FERDINANDO RUSSO -

“Potete chiamarli briganti ma combattono sotto la loro bandiera nazionale. Potete chiamarli briganti ma i padri di quei briganti hanno riportato due volte i Borboni sul trono di Napoli. E’ possibile, come il mal governo vuol far credere, che 1500 uomini comandati da due o tre vagabondi tengano testa ad un esercito regolare di 120 mila uomini? Ho visto una città di 5 mila abitanti completamente rasa al suolo e non dai briganti. – GIUSEPPE FERRARI

“Si è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale" – LUIGI EINAUDI -

“Desidero sapere in base a quale principio discutiamo sulle condizioni della Polonia e non ci è permesso discutere su quelle del Meridione italiano. E’ vero che in un paese gli insorti sono chiamati briganti e nell’altro patrioti, ma non ho appreso in questo dibattito alcun’altra differenza tra i due movimenti " – BENJAMIN DISRAELI -

“…Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia – ROCCO CHINNICI -

“Il 1860 trovò questo popolo del 1859, vestito, calzato, industrie, con riserve economiche. Il contadino possedeva una moneta e vendeva animali; corrispondeva esattamente gli affitti; con poco alimentava la famiglia, tutti, in propria condizione, vivevano contenti del proprio stato materiale. Adesso è l’opposto. La pubblica istruzione era fino al 1859 gratuita; cattedre letterarie e scientifiche in tutte le città principali di ogni provincia. Adesso veruna cattedra scientifica. Nobili e plebei, ricchi e poveri, qui tutti aspirano, meno qualche onorevole eccezione, ad una prossima restaurazione borbonica" – CONTE ALESSANDRO BIANCO DI SAINT-JOROZ -

“Intere famiglie veggonsi accattar l’elemosina; diminuito, anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici. E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per gli uffici e le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest’ uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla. Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose: burocrati del Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocrati napoletani. Anche a fabricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio dei napoletani. A facchin della dogana, a camerieri a birri, vengono uomini del Piemonte. Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra di conquista. Il governo di Piemonte vuole trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizzarro facevano nel Perù e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala".  –FRANCESCO PROTO CARAFA, Duca di Maddaloni -

“Caro Presidente, ti salutano qui ottomila moliternesi: tremila sono emigrati in America; gli altri cinquemila si accingono a farlo – Lettera del sindaco di Moliterno (PZ) al primo ministro Giuseppe Zanardelli 1901 -”

“Nel secolo precedente, il Meridioned’Italia rappresentò un vero e proprio eden per tanti svizzeri, che vi emigrarono, spinti soprattutto da ragioni economiche, oltre che dalla bellezza dei luoghi e della qualità della vita. Luogo di principale attrazione Napoli, verso cui, ad ondate, tanti svizzeri, soprattutto svizzeri tedeschi di tutte le estrazioni sociali, emigrarono, con diversi obiettivi personali. Verso la metà dell’Ottocento, nella capitale del Regno delle Due Sicilie quella svizzera era tra le più numerose comunità estere – CLAUDE DUVOISIN, Console svizzero, 2006 -”

“Il Regno delle Due Sicilie aveva due volte più monete di tutti gli altri Stati della Penisola messi insieme" –FRANCESCO SAVERIO NITTI -

“La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo Stato unitario, costò più morti di tutti quelli del Risorgimento. Abbiamo sempre vissuto si dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola" – INDRO MONTANELLI -

“Sorsero bande armate, che fan la guerra per la causa della legittimità; guerra di buon diritto perché si fa contro un oppressore che viene gratuitamente a metterci una catena di servaggio. I piemontesi incendiarono non una, non cento case, ma interi paesi, lasciando migliaia di famiglie nell’orrore e nella desolazione; fucilarono impunemente chiunque venne nelle loro mani, non risparmiando vecchi e fanciulli"  – GIACINTO DE SIVO -

“Come ha potuto solo per un momento uno spirito fine come il tuo, credere che noi vogliamo che il Re di Napoli conceda la Costituzione. Quello che noi vogliamo e che faremo è impadronirsi dei suoi Stati "– CAVOUR (all’ambasciatore Ruggero Gabaleone) -

“I Borboni non commisero in cento anni, gli orrori e gli errori che hanno commesso gli agenti di Sua Maestà in un anno" –  NAPOLEONE III  (lettera a Vottorio Emanuele II, 1861 )

“Non vi può essere storia più iniqua di quella dei piemontesi nell’occupazione dell’Italia Meridionale. In quel luogo di pace, di prosperità, di contento generale che si erano promessi e proclamati come conseguenza certa dell’unità d’Italia, non si ha altro di effettivo che la stampa imbavagliata, le prigioni ripiene, le nazionalità schiacciate ed una sognata unione che in realtà è uno scherno, una burla, un impostura" – MCGUIRE deputato scozzese, 1863 -

“Tra le osservazioni fatte sui disordini del Reame di Napoli, si accenna alla differenza che fanno oggi i rivoluzionari fra polacchi e napoletani, chiamando questi briganti, mentre sono vittime delle più feroci persecuzioni, e quelli insorti. Ma è pur vero che gli uni e gli altri difendono il loro paese, la loro nazionalità, la loro religione al prezzo dei più duri sacrifici" – GEMEAU generale francese, paragona gli insorti polacchi con i briganti, 1863 -

“L’Italia, dove per sostenere quanto gli usurpatori hanno denominato ‘liberalismo’, si stanno barbicando dalla radice tutti i diritti, manomettendo quanto vi ha di più santo e sacro sulla terra. Italia, dove sono devastati i campi, incenerite le città, fucilati a centinaia i difensori della loro indipendenza" – NOCEDAL deputato spagnolo, 1863 -

“Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava ed infine abbiamo dato l’incendio al paese abitato da circa 4500 abitanti . quale desolazione, non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti e chi sotto le rovine delle case" – CARLO MARGOLFO, bersagliere entrato a Pontelandoflo, 1861 -

“Quelli che hanno chiamato i piemontesi e che hanno consegnato loro il Regno delle Due Sicilie sono un’impercettibile minoranza. I sintomi della reazione si vedono ovunque" – JORNAL DE DEBATS, novembre 1860 -

“Gli scrittori italianissimi inventarono dunque i briganti, come avevano inventato i tiranni; ed oltraggiarono, con le loro menzogne, un popolo intero sollevato per la sua indipendenza, come avevano oltraggiato principi, re ed anche regine colle loro rozze e odiose calunnie. Inventarono la felicità di un popolo disceso all’ultimo gradino della miseria, come avevano inventato la sua servitù al tempo de’ sui legittimi sovrani." – HERCULE DE SAUCLIERES, 1863 -

“Il governo piemontese che si vede presto costretto ad abbandonare il suolo napoletano, si vendica mettendo tutto a ferro e fuoco. Raccolti incendiati, provvigioni annientate, case demolite, mandrie sgozzate in massa. I piemontesi adoperano tutti i mezzi più orribili per togliere ogni risorsa al nemico, e finalmente arrivarono le fucilazioni! Si fucilarono senza distinzione i pacifici abitatori delle campagne, le donne e fino i fanciulli." – L’ OSSERVATORE ROMANO, 1863 -

“Il progresso e la civiltà, nei tempi correnti, vengono interpretati diversamente da quello che si intendevano innanzi. Oggi, progresso e civiltà all’uso piemontese vuol dire: abbassamento della suprema autorità, della civiltà, della morale. Secondo la loro moda: la proprietà è furto; il diritto è tirannide; la religione è inceppamento; la pietà è delitto; il fucilare è bisogno; lo spoglio dei popoli è necessità. Chi è dunque cieco anche nella mente, da non vedere in questo civiltà ed in questo progresso l’abbruttimento della società?" – TEODORO SALZILLO, 1868 -

“Sento il debito di protestare contro questo sistema. Ciò che è chiamata unità italiana deve principalmente la sua esistenza alla protezione e all’aiuto morale dell’Inghilterra, deve più a questa che a Garibaldi, che non agli eserciti stessi vittoriosi della Francia, e però, in nome dell’Inghilterra, denuncio tali barbarie atrocità, e protesto contro l’egidia della libera Inghilterra così prostituita" – LORD LENNOX, parlamentare inglese, 1863 -

“Pare non bastino sessanta battaglioni per tenere il Regno. Ma, si diranno, e il suffraggio universale? Io non so niente di suffraggio, so che al di qua del Tronto non ci vogliono sessanta battaglioni e di là si. Si deve dunque aver commesso qualche errore; si deve quindi o cambiar principi o cambiar atti e trovar modo di sapere dai napoletani, una buona volta, se ci vogliono si o no. Agli italiani che, rimanendo italiani, non vogliono unirsi a noi, non abbiamo diritto di dare archibugiate" – MASSIMO D’AZELIO -

“In un solo mese nella provincia di Girgenti, le presenze dei detenuti nelle prigioni furono 32000. Non si turbino! Ho qui il certificato, la nota è officialissima, 32.000 presenze in carcere, solo nei trenta giorni del mese. Ed ora, codeste essendo le cifre, io domando all’onorevole ministro dell’Interno: ne avete ancora da arrestare?" – FRANCESCO CRISPI -

“Aborre invero e rifugge l’animo per dolore e trepida nel rammentare più paesi del regno napoletano incendiati e rasi al suolo, e quasi innumerevoli integerrimi sacerdoti e religiosi e cittadini di ogni età, sesso e condizione, e gli stessi malati indegnissimamente ingiuriati, e poi eziando senza processo, o gettati nelle carceri o crudelissimamente uccisi." – PAPA PIO IX, 30 settembre 1861 -

“Napoli è da sette interi anni un paese invaso, i cui abitanti sono alla mercè dei loro padroni. L’immoralità dell’amministrazione ha distrutto tutto, la prosperità del passato, la ricchezza del presente e le risorse del futuro. Si è pagato la camorra come i plebisciti, le elezioni come i comitati e gli agenti rivoluzionari." – PIETRO CALA ULLOA -

“Posso assicurare alla Camera che specialmente in alcune province, quasi non vi è famiglia, la quale non tremi dell’onnipotenza dell’autorità di polizia, dei suoi errori ed abusi. Sotto la fallace apparenza della persecuzione del brigantaggio si vuole avere in mano la facoltà di arrestare o mandare al domicilio coatto ogni specie di persone al Governo sospette." – PASQUALE STANISLAO MANCINI, intervento alla Camera, 1864 -

“Non parliamo delle dimostrazioni brutali contro i giornali; non parliamo dell’esilio inflitto per via economica; non parliamo delle fucilazioni operate qua e là per isbaglio dalle autorità militari; ma degli arresti arbitrari di tanti miseri accatastati nelle prigioni senza essere mai interrogati." – IL NOMADE, giornale liberale 12 settembre 1861


Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato.- GEORGE ORWELL- 

 
 
 

Viva Mozart !

Post n°162 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da insorgente

Un occasionale lettore mi ha scritto per farmi notare che Mozart era un massone e, pertanto, l’aver scelto un suo brano come musica di sottofondo del mio blog rappresenta un “omaggio” alla massoneria.

Non me ne voglia il lettore, l’osservazione è sciocca (ad esser benevoli).

Sarebbe come dire: “se ti piace la musica di Elton John vuol dire che sei omosessuale”.
Con tutto il rispetto per la categoria, si intende.

Per tutta la vita Mozart si dichiarò fervente cattolico.

L’affiliazione alla massoneria, peraltro “di moda” in quel periodo, fu dovuta soprattutto al bisogno di aiuti economici in quanto molti tra gli uomini più influenti e ricchi del tempo ne erano affiliati.

Ciò non gli causò, tuttavia, alcun problema di coscienza. 

Mozart si preparò al matrimonio, con la fidanzata, tramite ripetute confessioni e comunioni e morì con il conforto dei sacramenti mentre,  per quello che attiene alla valutazione globale della sua opera,  la prevalenza religioso-cattolica è schiacciante.

Il grande teologo Hans Urs Von Balthasar (1905 – 1988), di lui scrisse:  “sembra non risentire le conseguenze del peccato originale, tanto la sua musica è innocente, proveniente dalle origini paradisiache, anteriore all'epoca della caduta dell'uomo. L'iscrizione massonica secondo la sua opinione non merita nemmeno di essere ricordata: è un argomento totalmente frivolo …….. Mozart vuol essere suo discepolo [del Cristo], e lavora con l'intento di rendere nuovamente accettabile il canto trionfale della creazione caduta e nuovamente risuscitata" ed ancora: "Mi viene in mente egli dice il suo Credo nella Grande Messe. E' formidabile. Gli articoli della fede sono martellati. Là si vede che cosa è la fede, la fede in musica. La musica di Mozart è la forma migliore di umanesimo, e nello stesso tempo, la più pia, senza ombra di pietismo, senza sentimentalismi. Ciò è insieme naturale e soprannaturale".

La sua appartenenza alla massoneria non ha creato problemi nemmeno ai Sommi Pontefici.

Paolo VI parla di Mozart solo in due accenni, che hanno comunque la loro forza dimostrativa. Parlando il 29 marzo 1965 a un gruppo di pellegrini milanesi, il Pontefice rievocò i fasti della musica sacra e profana della storia milanese, e nominò Monteverdi, Sammartini e Mozart accomunandoli nell'elogio (Insegnamenti di Paolo VI, Libr. Ed. Vaticana, vol. III, p. 207). Il 5 gennaio 1966 parlando ad una delegazione di musicisti tedeschi espose l'influsso del canto popolare sulla liturgia, della quale rievocò la varietà espressiva; citò Bach, Bruckner, Haendel, Mozart e Beethoven (Ivi, IV, 690).

Per due volte Giovanni Paolo Il ha dato ospitalità a Mozart nella Basilica Vaticana. Il 29 giugno 1985 sotto la direzione di Herbert Von Karajan vi fu eseguita la Kronungsmesse, composta per l'incoronazione dell'immagine del santuario di Maria Plain, presso Salisburgo. Il Pontefice nell'occasione si limitò a congratularsi col maestro e con solisti e orchestrali, mentre "l'Osservatore Romano" (1-2 luglio 1985) pubblicava due commenti molto significativi - l'uno in prima pagina, l'altro alla p. 9 - dove il giornale si entusiasmava per le dodicimila persone presenti in Basilica e per quelle che avevano seguito l'evento dalla piazza; attestava poi la piena consonanza della musica con lo spirito del Cristianesimo e, particolarmente, della liturgia: "L'eccezionalità della musica di Mozart ha elevato ancor di più la spiritualità della celebrazione liturgica". L'aver eliminato il podio del direttore d'orchestra, che dirigeva la massa corale e quella orchestrale all'aperto, viene sottolineato in questi termini: "un gesto forse minimo, ma che ha contribuito a rendere implicita la volontà di far incontrare ad un livello squisitamente umano la purezza dell'arte e la profondità della fede".

Il 5 dicembre 1991, nel bicentenario della morte di Mozart, che praticamente coincideva con quello del Requiem, questo capolavoro venne eseguito in S. Pietro

Al termine, Giovanni Paolo II pronunciò questa breve allocuzione: "Dopo aver ascoltato con intimo gaudio l'esemplare esecuzione del Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart, desidero esprimere i miei sentimenti di profonda gratitudine al Maestro Direttore Carlo Maria Giulini, ai solisti, a tutti i componenti dell'Orchestra e del Coro della Radiotelevisione Italiana per questa significativa interpretazione. Ringrazio anche i rappresentanti del Governo Italiano, i dirigenti dell'ente radiotelevisivo e tutti coloro che in vario modo hanno contribuito alla riuscita di questo incontro musicale.  Era opportuno che Mozart fosse ricordato nel bicentenario della morte, eseguendo l'opera che segna proprio il momento della sua dipartita da questo mondo ed esprime forse - per Lui singolare presagio, di cui si parlò subito dai contemporanei - la sua più sofferta e sublime meditazione sul mistero della morte. Tutti noi abbiamo provato un senso di profonda pietà, quando, ascoltando la musica del Salva me, fons pietatis, vi abbiamo notato l'invocazione piena di tremore e di speranza; mentre, ricordando le ultime note scritte dal grande Maestro, abbiamo raccolto gli accenti dolorosi del Lacrymosa dies illa, avvertendo poi nel crescendo delle parole qua resurget l'affermata certezza nella potenza del Creatore, Rex tremendae maiestatis, autore della vita e della risurrezione.

La Chiesa non poteva non rendere omaggio al genio salisburghese, riconoscendo che egli dedicò all'espressione religiosa tante pagine sublimi. Vorrei aggiungere che, man mano che procedeva nella creazione artistica, egli attinse le più alte vette della musica religiosa, come attestano sia il Requiem, ora ascoltato, sia la sorprendente, anche se incompiuta, Messa in DO minore, sia l'incomparabile mottetto eucaristico Ave Verum.

Mentre auguro a tutti che l'emozione estetica ed insieme religiosa, in noi suscitata da questa esecuzione, faciliti il cammino verso l'Assoluto, porgo il mio saluto alle Autorità religiose e civili qui convenute, ai presenti ed a tutti coloro che, mediante il collegamento radiotelevisivo, si sono uniti a noi." ("Osservatore Romano", 7 dic. 1991, 9).

Concludo ricordando lo storico concerto offerto nel 2008 dalla “China Philharmonic Orchestra” e dallo “Shanghai Opera House Chorus” in onore di Benedetto XVI.

L’Orchestra Filarmonica e il Coro, diretti dal Maestro Long Yu, eseguirono  la Messa da Requiem in re minore KV 626 di Mozart.

Il Papa, tra le altre cose, disse:

“Ringrazio l'Orchestra e il Coro per questo gradito omaggio e mi congratulo con gli organizzatori e gli artisti per aver eseguito, con grande competenza, finezza ed eleganza, un’opera musicale che fa parte del patrimonio artistico dell’umanità…….. Grazie di cuore per questo dono! …. Come non sottolineare poi che il concerto – realizzato da artisti cinesi su un capolavoro di Mozart - mette insieme il talento musicale loro proprio e la musica occidentale? Si tratta di una sfida che il Maestro Long Yu, la sua Orchestra, i Solisti e il Coro dell’Opera di Shanghai hanno superato felicemente. La musica, e più in generale l’arte, possono diventare quindi veicolo privilegiato di incontro e di reciproca conoscenza e stima fra popolazioni e culture diverse; un mezzo alla portata di tutti per valorizzare l’universale linguaggio dell’arte. E c’è un altro aspetto che mi preme sottolineare. Noto con piacere l'interesse della vostra Orchestra e del vostro Coro per la musica religiosa europea. Un dato questo che mostra come sia possibile gustare ed apprezzare, in mondi culturali diversi, alte manifestazioni dello spirito, quale è appunto il “Requiem” di Mozart che è stato ora eseguito, proprio perché la musica interpreta gli universali sentimenti dell’animo umano, fra cui quello religioso che supera i confini di ogni singola cultura. …… Questa sera, accogliendo voi, cari artisti cinesi, il Papa intende accogliere idealmente l’intero vostro popolo, con un pensiero speciale ai vostri concittadini che condividono la fede in Gesù e sono uniti con un particolare legame spirituale al Successore di Pietro. Il “Requiem” è nato da questa fede, come preghiera al Dio giudice giusto e misericordioso, e proprio per questo tocca il cuore di tutti, proponendosi come espressione di un umanesimo universale. Infine, mentre ancora vi ringrazio per questo graditissimo omaggio, invio il mio saluto, attraverso di voi, a tutti gli abitanti della Cina......

 

Mi fermo qui…… con buona pace dello zelante lettore che ora pascola nella lista nera di questo blog insieme ai suoi simili.

Il motivo lo sa lui.

 

 
 
 

Lo storico discorso di Benedetto XVI alla Grande Sinagoga di Roma

Post n°161 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da insorgente
 

"Il Signore ha fatto grandi cose per loro"

Grandi cose ha fatto il Signore per noi:

eravamo pieni di gioia" (Salmo 126)

"Ecco, com'è bello e com'è dolce

che i fratelli vivano insieme!" (Salmo 133)

Signor Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma,

Signor Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane,

Signor Presidente della Comunità Ebraica di Roma

Signori Rabbini,

Distinte Autorità,

Cari amici e fratelli,

1. All'inizio dell'incontro nel Tempio Maggiore degli Ebrei di Roma, i Salmi che abbiamo ascoltato ci suggeriscono l'atteggiamento spirituale più autentico per vivere questo particolare e lieto momento di grazia: la lode al Signore, che ha fatto grandi cose per noi, ci ha qui raccolti con il suo Hèsed, l'amore misericordioso, e il ringraziamento per averci fatto il dono di ritrovarci assieme a rendere più saldi i legami che ci uniscono e continuare a percorrere la strada della riconciliazione e della fraternità. Desidero esprimere innanzitutto viva gratitudine a Lei, Rabbino Capo, Dottor Riccardo Di Segni, per l'invito rivoltomi e per le significative parole che mi ha indirizzato. Ringrazio poi i Presidenti dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Avvocato Renzo Gattegna, e della Comunità Ebraica di Roma, Signor Riccardo Pacifici, per le espressioni cortesi che hanno voluto rivolgermi. Il mio pensiero va alle Autorità e a tutti i presenti e si estende, in modo particolare, alla Comunità ebraica romana e a quanti hanno collaborato per rendere possibile il momento di incontro e di amicizia, che stiamo vivendo.

Venendo tra voi per la prima volta da cristiano e da Papa, il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, quasi ventiquattro anni fa, intese offrire un deciso contributo al consolidamento dei buoni rapporti tra le nostre comunità, per superare ogni incomprensione e pregiudizio. Questa mia visita si inserisce nel cammino tracciato, per confermarlo e rafforzarlo. Con sentimenti di viva cordialità mi trovo in mezzo a voi per manifestarvi la stima e l'affetto che il Vescovo e la Chiesa di Roma, come pure l'intera Chiesa Cattolica, nutrono verso questa Comunità e le Comunità ebraiche sparse nel mondo.

2. La dottrina del Concilio Vaticano II ha rappresentato per i Cattolici un punto fermo a cui riferirsi costantemente nell'atteggiamento e nei rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa tappa. L'evento conciliare ha dato un decisivo impulso all'impegno di percorrere un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia, cammino che si è approfondito e sviluppato in questi quarant'anni con passi e gesti importanti e significativi, tra i quali desidero menzionare nuovamente la storica visita in questo luogo del mio Venerabile Predecessore, il 13 aprile 1986, i numerosi incontri che egli ha avuto con Esponenti ebrei, anche durante i Viaggi Apostolici internazionali, il pellegrinaggio giubilare in Terra Santa nell'anno 2000, i documenti della Santa Sede che, dopo la Dichiarazione Nostra Aetate, hanno offerto preziosi orientamenti per un positivo sviluppo nei rapporti tra Cattolici ed Ebrei. Anche io, in questi anni di Pontificato, ho voluto mostrare la mia vicinanza e il mio affetto verso il popolo dell'Alleanza. Conservo ben vivo nel mio cuore tutti i momenti del pellegrinaggio che ho avuto la gioia di realizzare in Terra Santa, nel maggio dello scorso anno, come pure i tanti incontri con Comunità e Organizzazioni ebraiche, in particolare quelli nelle Sinagoghe a Colonia e a New York.

Inoltre, la Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell'antisemitismo e dell'antigiudaismo (cfr Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo, Noi Ricordiamo: una riflessione sulla Shoah, 16 marzo 1998). Possano queste piaghe essere sanate per sempre! Torna alla mente l'accorata preghiera al Muro del Tempio in Gerusalemme del Papa Giovanni Paolo II, il 26 marzo 2000, che risuona vera e sincera nel profondo del nostro cuore. Ha detto: "Dio dei nostri padri, tu hai scelto Abramo e la sua discendenza perché il tuo Nome sia portato ai popoli: noi siamo profondamente addolorati per il comportamento di quanti, nel corso della storia, li hanno fatti soffrire, essi che sono tuoi figli, e domandandotene perdono, vogliamo impegnarci a vivere una fraternità autentica con il popolo dell'Alleanza".

3. Il passare del tempo ci permette di riconoscere nel ventesimo secolo un'epoca davvero tragica per l'umanità: guerre sanguinose che hanno seminato distruzione, morte e dolore come mai era avvenuto prima; ideologie terribili che hanno avuto alla loro radice l'idolatria dell'uomo, della razza, dello stato e che hanno portato ancora una volta il fratello ad uccidere il fratello. Il dramma singolare e sconvolgente della Shoah rappresenta, in qualche modo, il vertice di un cammino di odio che nasce quando l'uomo dimentica il suo Creatore e mette se stesso al centro dell'universo. Come dissi nella visita del 28 maggio 2006 al campo di concentramento di Auschwitz, ancora profondamente impressa nella mia memoria, "i potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità" e, in fondo, "con l'annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell'umanità che restano validi in eterno" (Discorso al campo di Auschwitz-Birkenau: Insegnamenti di Benedetto XVI, II, 1[2006], p. 727).

In questo luogo, come non ricordare gli Ebrei romani che vennero strappati da queste case, davanti a questi muri, e con orrendo strazio vennero uccisi ad Auschwitz? Come è possibile dimenticare i loro volti, i loro nomi, le lacrime, la disperazione di uomini, donne e bambini? Lo sterminio del popolo dell'Alleanza di Mosè, prima annunciato, poi sistematicamente programmato e realizzato nell'Europa sotto il dominio nazista, raggiunse in quel giorno tragicamente anche Roma. Purtroppo, molti rimasero indifferenti, ma molti, anche fra i Cattolici italiani, sostenuti dalla fede e dall'insegnamento cristiano, reagirono con coraggio, aprendo le braccia per soccorrere gli Ebrei braccati e fuggiaschi, a rischio spesso della propria vita, e meritando una gratitudine perenne. Anche la Sede Apostolica svolse un'azione di soccorso, spesso nascosta e discreta.

La memoria di questi avvenimenti deve spingerci a rafforzare i legami che ci uniscono perché crescano sempre di più la comprensione, il rispetto e l'accoglienza.

4. La nostra vicinanza e fraternità spirituali trovano nella Sacra Bibbia - in ebraico Sifre Qodesh o "Libri di Santità" - il fondamento più solido e perenne, in base al quale veniamo costantemente posti davanti alle nostre radici comuni, alla storia e al ricco patrimonio spirituale che condividiamo. E' scrutando il suo stesso mistero che la Chiesa, Popolo di Dio della Nuova Alleanza, scopre il proprio profondo legame con gli Ebrei, scelti dal Signore primi fra tutti ad accogliere la sua parola (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 839). "A differenza delle altre religioni non cristiane, la fede ebraica è già risposta alla rivelazione di Dio nella Antica Alleanza. E' al popolo ebraico che appartengono ‘l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne' (Rm 9,4-5) perché ‘i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!' (Rm 11,29)" (Ibid.).

5. Numerose possono essere le implicazioni che derivano dalla comune eredità tratta dalla Legge e dai Profeti. Vorrei ricordarne alcune: innanzitutto, la solidarietà che lega la Chiesa e il popolo ebraico "a livello della loro stessa identità" spirituale e che offre ai Cristiani l'opportunità di promuovere "un rinnovato rispetto per l'interpretazione ebraica dell'Antico Testamento" (cfr Pontificia Commissione Biblica, Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana, 2001, pp. 12 e 55); la centralità del Decalogo come comune messaggio etico di valore perenne per Israele, la Chiesa, i non credenti e l'intera umanità; l'impegno per preparare o realizzare il Regno dell'Altissimo nella "cura del creato" affidato da Dio all'uomo perché lo coltivi e lo custodisca responsabilmente (cfr Gen 2,15).

6. In particolare il Decalogo - le "Dieci Parole" o Dieci Comandamenti (cfr Es 20,1-17; Dt 5,1-21) - che proviene dalla Torah di Mosè, costituisce la fiaccola dell'etica, della speranza e del dialogo, stella polare della fede e della morale del popolo di Dio, e illumina e guida anche il cammino dei Cristiani. Esso costituisce un faro e una norma di vita nella giustizia e nell'amore, un "grande codice" etico per tutta l'umanità. Le "Dieci Parole" gettano luce sul bene e il male, sul vero e il falso, sul giusto e l'ingiusto, anche secondo i criteri della coscienza retta di ogni persona umana. Gesù stesso lo ha ripetuto più volte, sottolineando che è necessario un impegno operoso sulla via dei Comandamenti: "Se vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti" (Mt 19,17). In questa prospettiva, sono vari i campi di collaborazione e di testimonianza. Vorrei ricordarne tre particolarmente importanti per il nostro tempo.

Le "Dieci Parole" chiedono di riconoscere l'unico Signore, contro la tentazione di costruirsi altri idoli, di farsi vitelli d'oro. Nel nostro mondo molti non conoscono Dio o lo ritengono superfluo, senza rilevanza per la vita; sono stati fabbricati così altri e nuovi dei a cui l'uomo si inchina. Risvegliare nella nostra società l'apertura alla dimensione trascendente, testimoniare l'unico Dio è un servizio prezioso che Ebrei e Cristiani possono offrire assieme.

Le "Dieci Parole" chiedono il rispetto, la protezione della vita, contro ogni ingiustizia e sopruso, riconoscendo il valore di ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio. Quante volte, in ogni parte della terra, vicina e lontana, vengono ancora calpestati la dignità, la libertà, i diritti dell'essere umano! Testimoniare insieme il valore supremo della vita contro ogni egoismo, è offrire un importante apporto per un mondo in cui regni la giustizia e la pace, lo "shalom" auspicato dai legislatori, dai profeti e dai sapienti di Israele.

Le "Dieci Parole" chiedono di conservare e promuovere la santità della famiglia, in cui il "sì" personale e reciproco, fedele e definitivo dell'uomo e della donna, dischiude lo spazio per il futuro, per l'autentica umanità di ciascuno, e si apre, al tempo stesso, al dono di una nuova vita. Testimoniare che la famiglia continua ad essere la cellula essenziale della società e il contesto di base in cui si imparano e si esercitano le virtù umane è un prezioso servizio da offrire per la costruzione di un mondo dal volto più umano.

7. Come insegna Mosè nello Shemà (cfr. Dt 6,5; Lv 19,34) - e Gesù riafferma nel Vangelo (cfr. Mc 12,19-31), tutti i comandamenti si riassumono nell'amore di Dio e nella misericordia verso il prossimo. Tale Regola impegna Ebrei e Cristiani ad esercitare, nel nostro tempo, una generosità speciale verso i poveri, le donne, i bambini, gli stranieri, i malati, i deboli, i bisognosi. Nella tradizione ebraica c'è un mirabile detto dei Padri d'Israele: "Simone il Giusto era solito dire: Il mondo si fonda su tre cose: la Torah, il culto e gli atti di misericordia" (Aboth 1,2). Con l'esercizio della giustizia e della misericordia, Ebrei e Cristiani sono chiamati ad annunciare e a dare testimonianza al Regno dell'Altissimo che viene, e per il quale preghiamo e operiamo ogni giorno nella speranza.

8. In questa direzione possiamo compiere passi insieme, consapevoli delle differenze che vi sono tra noi, ma anche del fatto che se riusciremo ad unire i nostri cuori e le nostre mani per rispondere alla chiamata del Signore, la sua luce si farà più vicina per illuminare tutti i popoli della terra. I passi compiuti in questi quarant'anni dal Comitato Internazionale congiunto cattolico-ebraico e, in anni più recenti, dalla Commissione Mista della Santa Sede e del Gran Rabbinato d'Israele, sono un segno della comune volontà di continuare un dialogo aperto e sincero. Proprio domani la Commissione Mista terrà qui a Roma il suo IX incontro su "L'insegnamento cattolico ed ebraico sul creato e l'ambiente"; auguriamo loro un proficuo dialogo su un tema tanto importante e attuale.

9. Cristiani ed Ebrei hanno una grande parte di patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore, hanno le stesse radici, ma rimangono spesso sconosciuti l'uno all'altro. Spetta a noi, in risposta alla chiamata di Dio, lavorare affinché rimanga sempre aperto lo spazio del dialogo, del reciproco rispetto, della crescita nell'amicizia, della comune testimonianza di fronte alle sfide del nostro tempo, che ci invitano a collaborare per il bene dell'umanità in questo mondo creato da Dio, l'Onnipotente e il Misericordioso.

10. Infine un pensiero particolare per questa nostra Città di Roma, dove, da circa due millenni, convivono, come disse il Papa Giovanni Paolo II, la Comunità cattolica con il suo Vescovo e la Comunità ebraica con il suo Rabbino Capo; questo vivere assieme possa essere animato da un crescente amore fraterno, che si esprima anche in una cooperazione sempre più stretta per offrire un valido contributo nella soluzione dei problemi e delle difficoltà da affrontare.

Invoco dal Signore il dono prezioso della pace in tutto il mondo, soprattutto in Terra Santa. Nel mio pellegrinaggio del maggio scorso, a Gerusalemme, presso il Muro del Tempio, ho chiesto a Colui che può tutto: "manda la tua pace in Terra Santa, nel Medio Oriente, in tutta la famiglia umana; muovi i cuori di quanti invocano il tuo nome, perché percorrano umilmente il cammino della giustizia e della compassione" (Preghiera al Muro Occidentale di Gerusalemme, 12 maggio 2009).

Nuovamente elevo a Lui il ringraziamento e la lode per questo nostro incontro, chiedendo che Egli rafforzi la nostra fraternità e renda più salda la nostra intesa.

 

"Genti tutte, lodate il Signore,

popoli tutti, cantate la sua lode,

perché forte è il suo amore per noi

e la fedeltà del Signore dura per sempre".

Alleluia" (Samol 117)

 

Benedetto XVI, Roma, domenica,17 gennaio 2010

 

 
 
 

Contro la Chiesa...

Post n°160 pubblicato il 15 Gennaio 2010 da insorgente
 

contro la ChiesaIl 2009 è stato un anno drammatico per i discepoli di Gesù in tutto il mondo.
Sono stati uccisi 37 operatori pastorali, 30 sacerdoti, 2 religiose, 2 seminaristi, 3 volontari laici (link).

Quasi il doppio rispetto al precedente anno 2008, il numero più alto registrato negli ultimi dieci anni.

23 operatori pastorali (18 sacerdoti, 2 seminaristi, 1 suora, 2 laici) sono stati uccisi in Brasile, Colombia, Messico, Cuba, El Salvador, Stati Uniti, Guatemala e Honduras, spiega Fides.

Particolare commozione ha suscitato, ad esempio, la morte violenta a Cuba di due sacerdoti spagnoli: don Eduardo de la Fuente Serrano, morto in seguito ad un accoltellamento subito in una strada alla periferia della capitale, e don Mariano Arroyo Merino, ucciso nella sua parrocchia. Il suo corpo era ammanettato, imbavagliato e parzialmente bruciato.

In Africa hanno perso la vita in modo violento 9 sacerdoti, 1 religiosa ed 1 laico, nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudafrica, in Kenya ed in Burundi.

In Asia, infine, sono stati uccisi 2 sacerdoti.

Il 2010, se il “buongiorno” si vede dal mattino si preannuncia ancora peggiore.
Il 7 gennaio 6 cristiani copti sono stati assassinati mentre uscivano dalla messa della vigilia del Natale ortodosso a Nagaa Hamadi, un villaggio dell'Alto Egitto. (link)

La persecuzione dei cristiani copti da parte dei musulmani è, purtroppo, una storia antica: si calcola che negli ultimi 30 anni le vittime siano almeno 4 mila.

Realisticamente parlando, non si può non notare la grave situazione di persecuzione dei cristiani nel mondo. Dall’ Iraq, ove l’antica comunità cristiana è in via di estinzione, alla Malaysia, all’India, al Pakistan, all’Egitto sui cristiani si avventano sia i governi (come in Cina o in Vietnam) sia gruppi della società civile (come in India o Bangladesh), oppure tutte e due come in Arabia Saudita.

Altrettanto realisticamente ci si chiede chi debba proteggere i cristiani perseguitati. La Chiesa fa quello che può con i mezzi che le sono propri. Qualcuno fa giustamente appello alla Comunità internazionale. Ma questa è in gran parte composta da Stati che praticano l’intolleranza religiosa.

Nel frattempo gli stati occidentali restano a guardare.... business are business!

Anzi, anche nei paesi c. d. "civili" l'intolleranza anticristiana viene attuata nell'indiffirenza generale.
Negli Stati Uniti si è registrato un aumento di violenze a parrocchie, Chiese e organizzazioni cristiane: 1.200 crimini nel 2009 (link).

Anche nell’Occidente cristiano, anche se con minore efferatezza, i cristiani sono danneggiati e perfino perseguitati.

Un paio di esempi:
Viviane RedingL’agenzia Zenit, con un articolo dello scorso 8 gennaio, riferisce che a Bruxelles, in occasione del rinnovo della Commissione europea, la lussemburghese Viviane Reding è stata oggetto di un’aggressione discriminatoria mirata ad impedirne la momina al nuovo ruolo di Commissario (che tra le proprie competenze avrebbe anche i diritti umani) a causa di un “impedimento ad assumere questo ruolo”: è cattolica!
In casa nostra non ce la passiamo meglio, basti pensare alla violenta ritorsione politica subita dalla senatrice Paola Binetti lo scorso ottobre per aver votato secondo coscienza e non secondo i dettami imposti dal suo (ex) partito. Ne ho parlato in questo
post.

Diverse forme di violenza ma con un unico, comune denominatore, l’intolleranza anti-cristiana.

Si potrebbe continuare con il tentativo di togliere i crocifissi dai luoghi pubblici ecc. ecc.

Riflettiamo.

Insorgente

 

 

 
 
 
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