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Creato da insorgente il 13/09/2008

L'insorgente

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L'Italia moderna non è nata su un principio di libertà di Angela Pellicciari

Post n°185 pubblicato il 11 Dicembre 2010 da insorgente
 

Scritto dalla Professoressa Angela Pellicciari, uno dei massimi esperti di storia del risorgimento italiano, pubblicato con il consenso dell'Autrice che ringrazio.

La vulgata storiografica alla quale siamo cresciuti vede accomunati Risorgimento e Resistenza nel segno del progresso. Si può celebrare qualcosa senza conoscerla? Sì, si può. Solo che lo si fa male. Le celebrazioni dell’unità d’Italia, dell’unità politica d’Italia (la nazione italiana era “una” molto prima di diventare stato) sono generalmente caratterizzate da una dose di retorica che, ad alcuni, può sembrare eccessiva. Forse perché l’unità d’Italia non è un valore? Tutt’altro. Piuttosto perché si continua a far finta che i Savoia ed i liberali abbiano regalato al Bel Paese il regno della libertà e della costituzione. Le cose non stanno esattamente così e la Lega, col suo comportamento irrituale, lo ricorda spesso. Il 2 giugno tutti a Roma. E invece il ministro Maroni è andato a Varese. Scandalo? Per la mentalità risorgimentale sì. Sia detto senza polemica, ma il pensiero che ha fatto l’Italia unita è costitutivamente un pensiero totalitario. Nel senso che esclude per principio la pluralità, la diversità, la ricchezze delle autonomie e delle tradizioni locali. Alcuni dei “padri della patria” lo affermano con molta chiarezza. Ecco cosa sostiene, per esempio, lo storico massone Giuseppe La Farina, il principale collaboratore di Cavour nell’organizzazione della passeggiata militare che porta il Regno di Sardegna a trasformarsi in Regno d’Italia. Nel 1852, nella sua Storia d’Italia, La Farina scrive: “l’Italia, avvegnacché si trovi politicamente divisa ed insmembrata, nondimeno moralmente è una, sì che gli ordini federali non le sono necessari, anzi le potrebbero essere di grave pregiudizio […] la federazione, invece di avvicinarci, ci discosterebbe dall’unità […] le libertà municipali sarebbero inciampo, sviamento, ostacolo allo spirito nazionale”. Quando La Farina scrive, l’Italia è certamente moralmente una perché è da quasi due millenni capillarmente cattolica. L’Italia, la nazione dalle cento città, la nazione dal patrimonio culturale e religioso unico al mondo, la nazione che ha al suo centro Roma, città universale per eccellenza, è anche la patria di una scoppiettante vitalità culturale, economica e tradizionale, legata alle caratteristiche delle tante regioni e delle tante città. L’Italia, che con Roma ha sempre guardato al mondo, è stata anche il luogo delle autonomie locali e della diversità. L’Italia è stata il luogo della libertà. La Farina, al contrario, combattendo frontalmente la tradizione culturale e religiosa cattolica, persegue la costituzione di uno stato che elimini le “libertà Municipali”: “le nazioni moralmente unite –specifica- possono ordinarsi in unico stato, senza passare per gli ordinamenti intermedi delle leghe e delle federazioni”. Quanti sono i liberal-massoni che condividono il pensiero di La Farina? L’un percento scarso della popolazione. Eppure lo storico siciliano è convinto che il suo sia l’unico pensiero di cui tener conto. Confondendo la parte per il tutto, scrive che l’Italia, essendo moralmente una (ovvero massonica), non deve passare per un ordinamento federale che l’allontanerebbe dall’unità. Non c’è dubbio che gli italiani, lasciati a sé stessi, avrebbero continuato ad essere cattolici, cioè pluralisti. Ma, volendo farli nuovi, bisognava imporre loro una ferrea omogeneità e formare “gli animi alla uniformità della libertà”. Al di là del divario economico che separa nord e sud, che il risorgimento ha certamente originato, la vera questione italiana è quella cattolica. Abbiamo dimenticato, o meglio ci hanno insegnato, che la Chiesa ha sempre combattuto la libertà. E’ vero l’esatto contrario.

 

 
 
 

La profezia di Francesco II di Borbone...

Post n°184 pubblicato il 11 Dicembre 2010 da insorgente
 

"I napoletani non hanno voluto giudicarmi a ragion veduta; io però ho la coscienza di aver fatto sempre il mio dovere, ma però ad essi rimarranno solo gli occhi per piangere...
 
...Traditi egualmente, egualmente spogliati, risorgeremo allo stesso tempo dalle nostre sventure; ché mai è durata lungamente l'opera della iniquità, né sono eterne le usurpazioni."
 
Francesco II di Borbone

 
 
 

Brigante se more

Post n°178 pubblicato il 08 Luglio 2010 da insorgente
 

Brigante se more

Amm pusat chitarr e tambur
pecchè 'sta music s'adda cagnà.
Simm brigant e facimm' paur,
e cu 'a scupett vulimm cantà.

E mò cantamm 'sta nova canzon,
tutt la gent se l'adda 'mparà.
Nuie cumbattimm pu' Rre Burbone
e 'a terra 'a nosta e nun s'adda tuccà.

Tutt e' pais d'a Basalicat
se so scetat e vonn luttà,
pure 'a Calabria mo s'è arrevotat;
e stu nemic 'o facimm tremmà.

Chi a vist 'o lup e s'è mis paur,
nun sap buon qual'è verità.
'O ver lup ca magna 'e creatur,
è 'o piemontese c'avimmà caccià.

Femmn bell ca date 'o cor,
si ò brigant vulite salvà;
nun 'o cercat, scurdatev 'o nomm;
ca chi ce fà a' uerr nun ten pietà.

Omm se nasce, brigant se more,
ma fin all'urdm avimmà sparà.
E se murimm, menat 'nu fiore
e 'na preghiera p' 'sta libertà.


Italiano:

Abbiamo posato chitarra e tamburi,
perché questa musica deve cambiare.
Siamo briganti, facciamo paura
e con il fucile vogliamo cantare.

E ora cantiamo questa nuova canzone,
tutta la gente la deve imparare.
Noi combattiamo per il re Borbone,
la terra è nostra e non deve essere toccata.

Tutti i paesi della Basilicata
si sono svegliati e vogliono lottare,
pure la Calabria si è rivoltata;
e questo nemico facciamo tremare.

Chi ha visto il lupo e si è spaventato,
non sa ancora qual è la verità.
Il vero lupo che mangia i bambini
è il piemontese che dobbiamo cacciare.

Donne belle che date il cuore,
se il brigante volete salvare
non lo cercate, dimenticatene il nome;
chi ci fa guerra non ha pietà.

Uomo si nasce, brigante si muore,
ma fino all'ultimo dobbiamo sparare.
E se moriamo portate un fiore
e una preghiera per la libertà.

 
 
 

Chi erano i mille?

Post n°176 pubblicato il 14 Maggio 2010 da insorgente
 

Che tipi erano i Mille?

“Tutti di origine pessima e per di più ladra;
e tranne poche eccezioni con radici genealogiche
nel letamaio della violenza e del delitto”.

Parola di Giuseppe Garibaldi .......

....... e se l'ha detto lui !

(link)

 
 
 

Un solo Dio, un solo Re.

Post n°175 pubblicato il 12 Maggio 2010 da insorgente
 

 

“Briganti saremmo noi combattenti in casa nostra, difendendo i tetti paterni; e galantuomini voi venuti qui a depredar l’altrui?.
Napoli non avversa l’Italia ma combatte la setta, che è anti-italica, com’è anticristiana e anti-sociale, atea e ladra……
La setta deruba, distrugge e poi ci impone i suoi maestri piemontesi, le sue leggi, i suoi debiti, il suo vocabolario e gli esempi di laidezze e rapine e irreligione e ferocia.
Il primo frutto dell’unità è l’aumento dei balzelli pubblici...
Oh le promesse dei settari!
A voi basta il gridar popolo e civiltà per saccheggiare i popoli civili.
Lasciate dal vantar plebisciti. Dite che son fatti compiuti; e sì che son compiuti, ma per restar monumenti eterni di vostra nequizia.
Voi, gretta minoranza, volete imporre il vostro pensiero ad una nazione, e col pensiero i ceppi... un pugno di tristi vuol comandare a milioni; perciò destituisce, disarma, condanna, pugnala, carcera, esilia, fucila ed incendia.
Siete atroci perche pochi; siete costretti a dar terrore, perché vi manca il numero; dovete far seguaci con la corruzione perché non avete il concorso della virtù”.

 

Giacinto de' Sivo (*)

  

(*) 1814 - 1867. Ufficiale dell'esercito napoletano. Alla caduta della dinastia borbonica rifiutò di rendere omaggio a Garibaldi e per questo fu arrestato ed in seguito esiliato.

 

 
 
 
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