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Etica e morale di una fontana (sulla scia di Sagredo)

Post n°5957 pubblicato il 02 Luglio 2015 da semprepazza
 

Il post, che dedico a Sagredo (in quanto ogni promessa è debito), contrariamente al suo stile resterà concentrato in una sola puntata, sia per la poca pazienza del sottoscritto a sostenere una lunga disquisizione sull'argomento, sia perchè l'oggetto del contendere è trash almeno quanto i nani da giardino, benchè un fallo, anzi un fallino simbolico, lo presenti.

Dunque, si tratta della fontana della discordia a casa di mia suocera, una troiata cementizia risalente agli anni 60, l'orgoglio del giardino, o almeno, del giardinetto a fianco alla casa, nel giardino vero e proprio (che stà dietro) non si sarebbe vista dall'esterno e avrebbe perso il suo scopo, quello di ciliegina sulla torta una volta fatta la torta, cioè la casa, punto d'arrivo degli italiani di ogni epoca.

L'architettura della fontana sarebbe abbastanza gradevole per chi ama le tamarrate e se si accontenta di un'imitazione spartana dello stile Barocco, il personaggio principale è un putto con il pisello al vento aggrappato ad un delfino che spara acqua da un tubicino che gli esce dal cranio e non dal pisello come accade in un omonimo decisamente più famoso.

(Manneken-Pis di Bruxelles)

Chiare, fresche e dolci acque...  purificatorie, limpide e anche virginee, perchè il sistema non è dotato di circuito chiuso e l'acqua non viene riciclata ma scorre libera e gioconda, alla faccia di chi paga la bolletta.

Dove stia l'etica l'abbiamo spiegato, vado con la morale; certi oggetti diventano nel tempo simbolo di un'intera vita, come gli scarrafoni belli a mamma soja ci si affeziona, sono pietre miliari  degli eventi famigliari, assumono lo status di inalterabili e inamobivili, specialmente se chi l'ha voluta e pagata è passato a miglior vita.
Senonchè richiedono una certa manutenzione, tipo la stuccatura e la riverniciatura e qui, negli ultimi tempi, c'è stata una svolta epocale.
Dopo lustri passati a ricolorare la suddetta come in origine (grigino chiaro la struttura, verdi le foglie dell'impalcatura che sostiene la vasca superiore, blu l'interno della vasca superiore e color bronzo il putto) oggi il monumento ha subito una scioccante trasformazione: il blasfemo Rospo Brianzolo, vandalo venuto dal nord, l'ha ridipinta tutta di bianco ottico finto marmo, infischiandosene dei particolari della tradizione e di chi l'ha concepita.

Per giorni, che dico, per settimane la questione ha fatto scalpore in famiglia, tra i vicini di casa e in tutto il quartiere e l'opinione pubblica si è divisa tra il prima e il dopo, dando voce alla critica artistica di grandi e piccini.

(prima del Rospo)

(dopo il tocco dell'artista)

Per dire la mia, mi sembra che il problema etico sia sopravvalutato: questa fontana faceva cagare prima e fa cagare adesso: certe cose restano orrende comunque tu le dipinga, anche se tenti di smorzarle un po', se prima sembrava una fontana di Gardaland adesso sembra una torta nunziale gigante, alla panna, da fare invidia a quel buzzurro di Luigi XIV.
Sul problema morale non metto il becco,  gli anziani, si sa, hanno metri di giudizio diversi e cerco di rispettarli, tanto vero che la fontana è ancora in loco e in vita dando bella mostra di se a tutti quelli che passano...

 

Rospo Brianzolo

 
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Eravamo quattro amici al bar, volevamo cambiare il mondo

Post n°5956 pubblicato il 01 Luglio 2015 da semprepazza
 

 cambiare il mondo

Ricordo lunghe serate estive in cui anch'io, con pochi amici (quelli di sempre, quelli a cui dici tutto, quelli che non vedi magari per due anni ma poi, quando li incontri, è come se ci si fosse lasciati l'altro ieri)  parlavo di  umane speranze, di cambiamenti sociali, di un mondo che da brutto poteva diventare bello grazie al pensiero positivo dei giovani, e ci credevo, almeno, ci ho creduto per un po' di tempo.
Poi, con il passare degli anni, ti accorgi che l'essere umano non cambia, resta quello stronzo che è da sempre, magari da piccolo è un bambino ingenuo e carino, come tutti i cuccioli, poi cresce e diventa, anche per motivi di sopravvivenza, opportunista, furbo e prepotente, difensore del suo orto privato, ipocrita e a volte viscido come una lumaca.
Alcuni, poi, riescono ad emergere più di altri proprio grazie alle doti di opportunismo e arrivismo (le definisco doti perchè oggi, non c'è santo, sono davvero percepite come tali) e qui iniziano i guai per tutti gli altri che restano indietro perchè più tranquilli e ottemperanti e destinati a subire, loro malgrado, la manipolazione dei furbi.
La massa... una forza bruta ma suggestionabile, una bomba potenziale che può essere indirizzata perchè, come dice Manzoni,  “la folla è come una fiamma: si sposta a seconda di come soffia il vento” e il vento viene fatto soffiare dai burattinai nella direzione da loro impressa e voluta.

In sostanza mi sono convinta di questo: impossibile cambiare il mondo, al massimo lo si può evitare. Difficile anche evitarlo perchè bisogna interagirci per guadagnarsi la pagnotta; allora bisogna prenderne distacco,  considerarlo con ironia e, pur prendendo atto di ingiustizie, disuguaglianze, prevaricazioni, non avere la presunzione di poterlo cambiare.
Santi ed eroi non sono mai riusciti a fare la differenza concreta e sono finiti quasi tutti male e malissimo. Se li ricordiamo e rendiamo loro omaggio è perchè, forse, rappresentano un ideale che è necessario per vivere e sopravvivere accettando il marcio e il becero che c'è nella società.

 

semprepazza

 
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La grafia degli irresponsabili

Post n°5955 pubblicato il 30 Giugno 2015 da semprepazza
 

 

Ho letto questo articolo che ha del surreale, sulle nuove linee guida della regione Lazio: "Se i medici scrivessero in stampatello, sulla cartella clinica sparirebbero l’84% degli errori di prescrizione, i quali, a loro volta, costituiscono la metà degli errori sanitari."
Quindi, se le cifre riportate sono veritiere, ci spaccano i coglioni ogni tre per due sulla prevenzione e poi salta fuori che l’84% degli errori di prescrizione sono dovuti alla grafia dei medici che scrivono in geroglifico incomprensibile?
Sono state imposte per legge le scritte sui pacchetti di sigarette, il casco obbligatorio e altre cento prevenzioni per ridurre i rischi per la salute, spendendo milioni di euro e questi, all'alba del 2015 "INVITANO" una mandria di deficenti a scrivere in modo comprensibile?
Mi raccomando medici, fateci una cortesia e scrivete in modo comprensibile se no poi la gente muore e i parenti ci rimangono male.
Ah ah ah ah ah ah, non ci credo, ditemi che è una bufala!

Rospo Brianzolo

 
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Bevete più latte, il latte fa bene: UE vuole imporre latte in polvere

In Italia di cose che non funzionano ce ne sono tante ma tra quelle che funzionano c'è una legge del 1974 che vieta l’utilizzo di latte in polvere per la produzione di formaggi: bellissima legge che tutela la qualità e la bontà di un prodotto italiano ma che... ma che... ma che... infastidisce la Commissione Europea perchè violerebbe la «libera circolazione delle merci» all’interno dell’Unione Europea; di conseguenza l'Europa ci invita a modificare questa legge a favore del latte in polvere, mon Dieu!

formaggi italiani

"Bevete più latte, il latte fa bene" era il ritornello di uno spot presente in "Le tentazioni del dottor Antonio", uno dei quattro episodi del film di Fellini "Boccaccio '70" (1962).
Citazione a parte, l'Italia è considerata uno dei Paesi dove si mangia meglio, non solo per ricchezza della tradizione culinaria ma anche per la qualità dei prodotti alimentari e, francamente, se ci mettiamo anche noi a produrre formaggi senza latte fresco, oltre  a scadere in qualità metteremmo a repentaglio una delle nostre eccelllenze.

Ma la UE sembra usare pesi e misure diverse per ogni circostanza: mentre fa orecchie da mercante sul problema dell'immigrazione e permette che si chiudano le frontiere ai profughi riversando tutto il disagio sul nostro Paese, non si fa scrupolo di incalzarci per una legge che, guarda caso, se modificata, andrebbe a favorire le lobby riversando sul mercato quantità enormi di  polvere di latte e latte concentrato che arriverebbe da tutto il mondo a costi bassissimi, con conseguenze pesanti sulla tenuta dei nostri allevamenti, mettendo a repentaglio la reputazione del Made in Italy, in questo caso già danneggiata da obbrobriose imitazioni  low cost del parmigiano reggiano e del grana padano, che circolano liberamente,  realizzate fuori dall’Italia senza alcuna indicazione della provenienza e con nomi di fantasia che ingannano i consumatori sulla reale origine.

Se questa è Europa, è ben strana.

topo, formaggio

 

semprepazza

 
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Il web unisce, il web divide

Post n°5953 pubblicato il 19 Giugno 2015 da semprepazza
 

Meraviglioso mezzo il web: permette di raggiungere chiunque in tempo reale, estranei compresi, e di conoscere qualunque cosa accada nel mondo, sempre in tempo reale, attraverso una serie di strumenti che vanno dai programmi per comunicare, ai social, agli spazi personali, ai giornali on line, ai siti specializzati.
Nemmeno una lingua diversa costituisce più un problema: tramite un traduttore, rigorosamente on line, siamo in grado di decifrare, almeno nel senso generale, qualunque testo, che sia in arabo o in cinese.

Di conseguenza il web unisce, permette di fare conoscenze nuove, di dialogare da punti opposti del mondo, di scambiare impressioni; apre una finestra sul mondo che solo 20 anni fa era impensata ed i suoi confini sono senza limiti.

Ma c'è un rovescio della medaglia.
Umberto Eco, ad esempio, ha suscitato un'appassionata polemica a seguito di questa sua affermazione:
"I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E' l'invasione degli imbecilli".

Si può essere d'accordo o meno su questa visione dell'imbecillità 2.0 e sul fatto che il web sia impestato di idiozie a tal punto che, a volte, risulti difficile separare il vero dal tarocco tra una miriade di input; d'altro canto  la libertà di webbica parola dovrebbe spettare a tutti indiscriminatamente, pur con alcune conseguenze, così come nella vita reale, fatto salvo il rispetto  delle persone e delle opinioni, che vanno espresse in modo non offensivo.

Ma c'è un risvolto più subdolo e sottile che riguarda l'uso del web ed è la dipendenza che può creare, una dipendenza strisciante, di cui non ci si accorge se non quando è diventata consistente, e a volte nemmeno a quel punto.

Ed è a questo stadio che il web, invece di unire, incomincia a separare.
Quando ci si allontana in parte, o molto, dagli eventi quotidiani;
quando gli amici virtuali sostituiscono quelli reali;
quando l'ebrezza che dà l'essere letti, commentati, visitati sulle proprie pagine comincia a sembrare una sorta di realizzazione personale importante;
quando ciò che succede in un social diventa molto simile a ciò che succede nella famiglia o nell'entourage degli amici reali e vi si dedica tempo, energia, gli si dà credibilità e costituisce parere di riferimento;
quando si inizia a dire "ti mando un link, l'ho letto qui", quindi è vangelo.

A questo punto ci si è allontanati dalla realtà tradizionalmente umana quel tanto che basta per rischiare di dare più peso al web e a quello che vi succede piuttosto che alla gente che fa parte della vita quotidiana, dei loro piaceri, malesseri, bisogni, istanze.

A questo punto il web allontana... allontana mogli e mariti che pensano di distrarsi dalle paturnie quotidiane cazzeggiando in rete, allontana dal lavoro a cui vengono sottratti pensieri ed energie (non sono poi così sbagliati gli strumenti di controllo che alcune aziende vorrebbero applicare sui dipendenti, come le restrizioni a internet), allontana dalla comunità reale (più conflittuale e problematica proprio perchè reale) per abbracciare quella virtuale spesso fatta di ipocriti sorrisi, allontana dalla normalità, in alcuni casi creando vere e proprie patologie.

Il web è uno strumento e va preso per quello che è, non è una Bibbia, non è la risposta ai problemi, non è il paradiso degli sfigati e il mezzo per realizzarsi, è una tecnologia che forse è arrivata quando non eravamo del tutto pronti ad usarla correttamente e ci ha un po' ubriacati.

Personalmente sono grata al web che unisce: qui ho incontrato una persona a me molto cara e che ora fa parte della mia vita (contro ogni mia disincantata e pessimistica opinione sui rapporti nati nel web) e un paio di amici come ce ne sono pochi.
Ma rifuggo il web che separa e  cerco di viverlo con lo stesso distacco con cui uso la lavatrice. Questo a volte fa di me, in contesti social, una persona che viene giudicata come un po' fredda e distante, poco partecipativa all'interazione.
E' vero, ma è una mia scelta da sempre.
Le persone che incontro sul web e suscitano il mio desiderio di conoscenza, se la cosa è reciproca diventano amici e conoscenti reali...  con tutte le difficoltà del caso al seguito... perchè la vita non è il web, i suoi marchingegni, trappole e specchietti per allodole.

 

Buon fine settimana da Diana & Giorgio

 
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