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Inizialmente si chiamavano raduni...

Post n°5895 pubblicato il 29 Marzo 2015 da semprepazza

Raduno di blogger è una parola che non mi piace, specialmente se organizzato dalla piattaforma che ci ospita, mi sa tanto di raduno del bestiame o di gita scolastica, anche se inizialmente è stato così, eravamo dei cani sciolti, animali da web che si sono radunati per conoscersi al di fuori del virtuale.
Poi in mezzo a questa gentaglia virtuale sono sbucate persone vere, reali, una è diventata la mia compagna e l'altra un'amica a cui voglio bene, gli altri sono diventati amici distanti, essere di Milano, di Foggia, di Firenze o di Modena non importa quando c'è la volontà di incontrarsi e di mantenere i contatti.
Gli incontri sono diventati spontanei, con alcuni ci si vede spesso e in modo più informale dato che le distanze lo permettono, con altri ci si vedrà al prossimo incontro in qualche ristorante o in una stamberga, il posto non conta, basta rivedersi e mantenere i contatti.

Grazie a tutti per la splendida giornata di ieri.

Giorgio

Dedicato ad Angelo ^___^

 

 

 
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Borsalino, una storia non a lieto fine

Quando diciamo BORSALINO, nella nostra mente appaiono immagini di altri tempi, quando l'eleganza maschile esigeva che l'uomo portasse il cappello e che un bel cappello, come un Borsalino, contribuisse non poco a dare eleganza e prestigio al personaggio.
Epoca di foto in bianco e nero, le foto dei miei nonni, per esempio, epoca in cui un uomo bassetto poteva alzarsi di parecchi centimetri grazie al cappello, e uno calvo non doveva ostentare sempre la mancanza di capelli, ed uno freddoloso e facile ai raffreddori poteva prevenire con un tocco di classe...

La Borsalino è sorta ad Alessandria ed inventò un tipo di cappello in feltro destinato al successo mondiale.
La produzione iniziò nel1857 e raggiunse il considerevole livello di 750.000 pezzi annui prodotti all'inizio del nuovo secolo, ampliandosi addirittura a oltre 2.000.000 alla vigilia della prima guerra mondiale. La fabbrica raggiunse oltre 2.500 dipendenti, rappresentando una notevole risorsa nell'economia della città piemontese. Oggi i dipendenti sono 130.
La produzione dei cappelli di qualità imponeva l'uso esclusivo di feltro di pelo di coniglio. Questo determinò una ricaduta positiva nell'economia rurale della zona che vide l'affermarsi di allevamenti domestici.
All'estero il marchio si estese in ogni dove, conquistando ampi mercati. Da quello britannico della City londinese, con le bombette con marchio Borsalino, sino a competere con la Stetson per i copricapi americani agli inizi del secolo scorso.
Ci fu un ridimensionamento con l'inizio del disuso dei copricapi, la produzione venne spostata in una nuova sede esterna alla città ma continua anche ai giorni nostri. 
Nella primavera del 2006 è stato inaugurato uno specifico museo con la collaborazione del comune per ricordare le varie fasi storiche che hanno caratterizzato l'industria del cappello Borsalino.
(Ridotto daWikipedia)

La notorietà dei prodotti a marchio Borsalino ebbe un'ulteriore diffusione grazie al film omonimo, girato nel 1970 con protagonisti  Alain Delon e Jean-Paul Belmondo.

 

Vari personaggi importanti del mondo del cinema, della politica e dell'imprenditoria sono stati immortalati mentre indossavano capi Borsalino. Tra di essi Giuseppe Verdi, Charlie Chaplin,  Gabriele D'annunzio, Federico Fellini, Churchill, Antony Quinn, Giovanni e Umberto Agnelli, Luca Di Montezemolo.

 Humphrey Bogart in Borsalino Fedora

Un pezzo di creatività italiana di qualità come lo fu la Richard Ginori, morta e sepolta per tristi motivi economici.
Ma anche Borsalino è oggi sull'orlo del fallimento, nonostante i suoi cappelli siano ancora al top delle richieste in tutto il mondo.

La Borsalino è l'esempio eclatante di come una finanza da pescecane possa affossare un’industria sana e generante profitti: all’origine dei suoi guai c’è, per l'appunto, un finanziere, l’astigiano Marco Marenco, al centro della più tragica bancarotta italiana dopo Parmalat, un crac valutato circa tre miliardi. Da giugno 2014 il tizio é latitante all’estero a seguito degli ordini di cattura emessi dai tribunali di Asti e Alessandria.
E il Marenco, ahimé, detiene  il 50,45% della Borsalino, nonché un ulteriore 17,47% attraverso la Finind, altra società «marenchiana» a sua volta da tempo commissariata per bancarotta.

In mezzo a questo tragico caos finanziario, il cda dell'azienda ha cercato di salvare il salvabile, utilizzando gli incassi per pagare dipendenti e fornitori; rivolgersi alle banche non esiste: i giudici hanno congelato beni per un paio di milioni, causa un processo per evasione fiscale (ovviamente involontaria e forzata, dato che il maggiore azionista ha dilapidato la grana). Il problema più grosso è stato qualche mese fa quando il debito verso il più importante fornitore di pelo di coniglio (indispensabile per il feltro) è salito a livelli tali da far sospendere gli invii. Ma attraverso altri canali l’azienda ha poi potuto tornare ad approvvigionarsi.

borsalino

In questi giorni il cappellificio ha ottenuto miracolosamente una proroga fino all'8 giugno per sistemare il contenzioso (circa 16 milioni) con L'Agenzia delle entrate. Nel frattempo l'azienda, che fa gola a molti ora che è economicamente agonizzante ma tutt'altro che finita come prestigio del marchio e ordinativi, riceve proposte da varie cordate, grazie alle quali c'è speranza di salvataggio.
El condor pasa sempre sui moribondi...
Spero soltanto che Borsalino non cada nelle solite mani cinesi: quelli son pieni di soldi e velleità affaristiche ma in quanto a stile, eleganza e creatività non capiscono niente.


Perché mi sono dilungata così su Borsalino?
Per motivi affettivi: quando ero piccola passavo sempre davanti alla storica azienda alessandrina andando a trovare i miei parenti di Asti; soffrivo il mal d'auto ed era il punto in cui, immancabilmente, dovevo scendere 5 minuti per non vomitare, guardavo quell'edificio sapendo cosa rappresentava e mi passava la nausea;  nella mia città, poi, c'era uno storico negozio  Borsalino ed era il top dei cappelli, mio padre metteva in testa Borsalino, uno dei pochi vezzi a cui indulgeva, ne possiedo ancora uno per ricordo.
E per motivi campanilistici: l'Italia viene depredata delle sue eccellenze ormai ogni giorno. Possibile che non riusciamo a conservare qualcosa di bello e prestigioso con risorse nostrane?

 
 
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Teologia domestica

Post n°5893 pubblicato il 24 Marzo 2015 da semprepazza
 

Pitagora_Stonato cercava Dio,  auguri e buon per lui.
Più semplicemente, io cercavo Vodafone. O meglio, la trovavo dappertutto perché, come Dio, era immanente in ogni cosa, però c'era il problema dell'incomunicabilità; insomma, anche con Vodafone come con Dio sembra essere una questione di fede e un incontro ravvicinato del terzo tipo è quasi un miracolo.
Oggi, forse, e sottolineo il forse, ho risolto il mio problema con un'operatrice  ma è stata dura, eran due mesi circa che chiedevo udienza invano.

Perciò, Pitagora_Stonato, se stai cercando Dio, prova a chiamare il 190 di Vodafone. Non ho mai incontrato un' entità più onnipotente e sfuggente alla comprensione umana.
Ti danno anche la password.

bye bye vodafone

 
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Soluzioni semplici per problemi stupidi

Post n°5892 pubblicato il 21 Marzo 2015 da semprepazza
 

RB: Buon giorno, abbiamo acquistato questa lampadina e si è fulminata solo dopo 2 giorni, sulla confezione c'era scritto, ottimisticamente che doveva avere una durata di 5 anni, credo che sia schiattata un po' troppo prematuramente.

Commesso: Non c'è nessun problema a sostituirla se ha lo scontrino e la confezione!

RB: La confezione? Mi scusi, chi è quel deficente, a parte quella cerebrolesa di Francy, che si tiene la scatola della lampadina?

Commesso: Francy? Non capisco...

RB: E' una che conosco che non solo tiene lo scontrino, la confezione e si segna sul calendario data e ora dell'acquisto, è una che se non gli cambiate la lampadina telefona a Striscia e alla Guardia di Finanza.

Commesso: Ma io l'avrei cambiata se aveva ancora la confezione.

RB: Va bene, me ne dia un'altra uguale.

Commesso: Tenga, sono € 8,40.

RB: Grazie, eccoti la tua scatoletta! Adesso me la cambi 'sta cazzo di lampadina?

 

Rospo_Brianzolo

 

Giorgio e Diana, nell'augurare buon fine settimana a tutti gli amici, ricordano che sabato prossimo, 28 marzo, c'è un ritrovo conviviale di blogger di Libero, a Milano. Per i dettagli ed eventuali presenze dell'ultimo minuto, leggere questo post sul blog di Alessandra, che si è incaricata dell'organizzazione.

E' il quarto raduno spontaneo organizzato da alcuni blogger (Pavia, Firenze, Modena i precedenti), simpatica condivisione non virtuale che sta diventando quasi consuetudine, ossia che un blogger prenda l'iniziativa ed organizzi un pranzo tra amici nella sua città.

Quindi ci rivediamo davvero presto, almeno, con una ventina di persone.


 

 
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Bastarda dentro e fuori

Post n°5891 pubblicato il 19 Marzo 2015 da semprepazza
 

lampadina

Sviluppi della situazione luminosa a casa di SP:
quella che si vede è una lampadina a led di quelle "furbe", acquistata sabato 14 marzo 2015, pagata 8,40 euro, istallata domenica 15 marzo 2015...
e defunta martedì 17 marzo 2015, brillando meravigliosamente solo due giorni.

Nemmeno degna del funerale.
Lampadina bastarda.
Bastardissime lampadine contemporanee.

 
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