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Storia di una canzone: Let It Be

Post n°4162 pubblicato il 03 Aprile 2011 da Spitama
 
Foto di semprepazza

Nel maggio del 1970 i Beatles,  quando la decisione di sciogliersi era già stata ufficialmente annunciata, pubblicano l’album Let It Be, che rappresenta il lavoro di addio della band.

      Il brano, che darà il titolo all’album, fu scritto da Paul McCartney, dopo aver sognato sua madre Mary, proprio  nel travagliato periodo trascorso in sala di registrazione. << Mia madre morì quando avevo 14 anni. Era un po’ che non mi appariva in sogno e fu bellissimo. La sua visita è stata come una benedizione>>, disse in seguito Paul in un intervista, e aggiunse: << mi ricordo che nel sogno mia madre aveva pronunciato esattamente le parole “It will be all rigth, just let it be”. Beh, quella parole di speranza  mi hanno in seguito  aiutato a ritrovare la serenità >>.

 

 

 

                 

 

 

 

          Sembra che John Lennon, invece odiasse questa canzone per via dell’evidente riferimento cristiano. Erano in molti a pensare, e John per primo, che l’espressione “Mother Mary” potesse riferirsi alla Vergine Maria.

       Tanto era l’avversione di Lennon per questo brano , che, nella versione publlicata nell'omonimo album, nell’introduzione si può ascoltare la sua voce che  ironicamente in falsetto dice: << questa era Can You Dig it di Georgie Wood,  e adesso faremo Hard The Angels Come >>.

       L’incipit è affidato a Paul che canta e suona il pianoforte, e poi, uno alla volta, si inseriscono gli altri. Ringo alla batteria, Lennon al basso, Billy Preston all’organo e George Harrison alla chitarra elettrica. Let It Be, fu registrata negli studi di Abbey Road in due versioni: la prima, che sarebbe servita  come base per tutte le differenti versioni ufficiali in seguito pubblicate, mentre la seconda è la celebre perfomance dal vivo in studio che si può vedere nel film Let It Be insieme a Two Of Us  e  The Long and Winding Road. E proprio quest’ ultima versione che voglio proporvi oggi all’ascolto. Buona visione…

 

 

 

                 

 

 

 

 

 

 

                                       by Spitama

 
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