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Post n°444 pubblicato il 05 Novembre 2011 da issi85
http://www.lettera43.it/articolo/4368/la-shoah-diventa-gioco.htm
di Federica Zoja Non cessano le polemiche divampate intorno al videogame sull'Olocausto realizzato da un programmatore israeliano e messo sul mercato la seconda settimana di dicembre. Per la verità, il suo autore (di cui non è noto il nome neanche agli utenti più esperti, a quanto si evince da una ricerca nel mondo dei blog specializzati in games 3D), se non si fosse occupato di Shoah e non avesse ambientato il suo gioco nel campo di concentramento di Auschwitz, non avrebbe avuto neanche un'ora di notorietà visto che, secondo gli esperti, è anche poco curato nella grafica. La Lega anti-diffamazione (Adl), associazione che ha per fine la difesa degli ebrei nel mondo, ha definito il gioco, intitolato Sonderkommando revolt, «orribile e inopportuno», e ha minacciato di azioni legali gli autori, sostenendo che «L'Olocausto dovrebbe essere un argomento off-limit per i videogame». E come dare torto all'associazione, visto che nell'anteprima si vede un cane da guardia nazista accanirsi sul corpo di un prigioniero, presumibilmente ebreo?
Il precedente americano di Train Eppure non si tratta della prima volta che l'industria del divertimento prende di mira uno degli argomenti tabù per l'ironia mondiale. All'inizio del 2010, una designer americana di fama come Brenda Brathwaite è incappata in una gaffe internazionale realizzando Train. Ed ecco la sorpresa per gli acquirenti: il giocatore può avere a disposizione vagoni dal nome esplicito di Dachau. Brathwaite non si è fatta intimidire dalle critiche e ha spiegato con chiarezza i propri intenti: «Volevo vedere se è possibile utilizzare i meccanismi dei videogiochi per spiegare soggetti complessi. Ogni singola atrocità, ogni migrazione di popoli hanno alle loro spalle un sistema e se lo si riesce a individuare, si possono trasformare in giochi».
Ma non è tutto. La designer americana non ha mai nascosto il simbolismo della propria creatura, evidente fin dalla copertina: finestre dai vetri spaccati, vagoni merci, binari del treno che puntano verso l'ingresso di un campo di lavoro, pedine vestite da prigionieri con tanto di numero di matricola. E il vincitore è colui che riesce a mandare più prigionieri possibili al campo di lavoro, un obiettivo finale se non altro discutibile. Eppure l'autrice si è ostinata a ripetere che per vincere i giocatori sono «costretti a condividere con gli altri, in un clima di complicità, le regole del sistema. E quindi sviluppano la consapevolezza delle loro responsabilità». Per Sonderkommando revolt, lo sfondo storico è quello di una vera sollevazione dei prigionieri di Auschwitz nell'ottobre del 1944, mentre il design è lo stesso di Wolfenstein 3D, un gioco del 1992 in cui il protagonista uccideva soldati e ufficiali nazisti, attentando anche alla vita di Adolf Hitler. Nel mirino anche Bastardi senza Gloria "Bastardi senza gloria", discussa pellicola di Quentin Tarantino del 2009, che affronta in modo dissacrante Olocausto e Nazismo. Prima dei suddetti videogiochi, è bene ricordare un precedente tentativo del 2008 della casa Alten8, dal titolo L'immaginazione è l'unica via di fuga. Il suo ideatore, un 21enne britannico di nome Luc Bernard, sosteneva che quello potesse essere il modo giusto per insegnare ai ragazzini la storia. Ma le critiche furono così accese, e alimentate da scene in cui bambini venivano torturati da aguzzini nazisti, che alla fine il produttore giapponese Nintendo, che aveva mostrato interesse, rifiutò di distribuire il gioco negli Stati Uniti e in Europa. Nel caso di tutti e tre i giochi citati, le accuse della Adl sembrano avere un fondamento, ma per capire l'attualità del dibattito e le ragioni della parte avversa è necessario ricordare che anche l'ultima pellicola di Quentin Tarantino, Bastardi senza gloria (2009), è stata bersaglio di attacchi feroci da parte dell'associazione in quanto «provocatoria» nel suo modo dissacrante di affrontare un periodo storico doloroso. A dimostrazione della delicatezza dell'argomento e della difficoltà di affrontarlo a distanza di 60 anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale.
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Post n°443 pubblicato il 05 Novembre 2011 da issi85
http://www.iljournal.it/2010/i-loschi-trucchi-delle-imprese-cosmetiche/
Sventati i “trucchi” di numerose imprese dell’industria cosmetica. L’Antitrust ha sanzionato 16 imprese e l’associazione Centromarca per aver coordinato aumenti dei prezzi di listino su prodotti destinati alla grande distribuzione. Le imprese multate avrebbero costituito un cartello, durato almeno dal 2000 al 2007, che ha permesso di imporre aumenti dei prezzi di listino superiori al tasso di inflazione annuale. Sette anni di guadagni extra per Unilever Italia Holdings, Colgate-Palmolive, Procter&Gamble, Reckitt-Benckiser Holdings (Italia), Sara Lee Household & Body Care Italy, L’Oreal Italia, Società Italo Britannica L.Manetti-H.Roberts & Co, Beiersdorf, Johnson & Johnson, Mirato, Paglieri Profumi, Ludovico Martelli, Weruska&Joel, Glaxosmithkline Consumer Healthcare, Sunstar Suisse. Ora che sono state scoperte però, dovranno versare oltre 81 milioni di euro. Di questi, circa un terzo dovrà essere sborsato dalla più sanzionata, L’Oreal Italia. La Henkel, che si è autodenunciata non dovrà invece pagar nulla. Ma proprio le sue ammissioni di colpa peseranno sulle imprese, che senza il pentimento di Henkel non sarebbero forse state scoperte. Vi eravate chiesti perchè detergenti, dentifrici, saponi, creme e profumi fossero aumentati vertiginosamente di prezzo? Bene, eccovi spiegato il perchè.
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Post n°442 pubblicato il 26 Luglio 2011 da issi85
La Regione lancia il ticket: “E’ una risorsa turistica”. Meno vincoli per attirare i cacciatori da fuori
di Maurizio Tropeano La filosofia che ispira la riforma della legge regionale sulla caccia è semplice: il patrimonio faunistico viene considerato come una risorsa economica e l’attività venatoria diventa uno strumento per promuovere i territori ma anche per fare cassa. E così il Piemonte sarà la prima regione d’Italia a introdurre un ticket che darà il diritto di sparare all’interno dei parchi regionali e nelle altre aree protette a cervi, cinghiali e altri ungulati. E potranno farlo pure i cacciatori che arrivano da fuori Piemonte, anche se il diritto di caccia è limitato alle specie in sovrannumero.
![]() È questa una delle principali novità della proposta di legge illustrata ieri dall’assessore all’Agricoltura e alla Caccia, Claudio Sacchetto (Lega Nord), e dal presidente della terza commissione del Consiglio regionale, Gianluca Vignale (Pdl). «Si tratta - spiegano - di un testo innovativo in grado di soddisfare da una parte le richieste dei cacciatori e dall’altra di promuovere e valorizzare l’attività venatoria come risorsa per il territorio».
Le aree protette La proposta di legge ammette l’intervento dei cacciatori nei piani di contenimento all’interno dei parchi attraverso il pagamento di un ticket. Saranno i singoli enti gestori dei parchi regionali a decidere l’ammontare dell’onere richiesto ai cacciatori in base anche alla storia (La Mandria a esempio era la riserva di caccia dei Savoia) e al capo abbattuto. Il provvedimento non interessa il Gran Paradiso e l’area protetta della Val Grande, oasi tutelata a livello nazionale. Via libera alla radio La proposta di legge - il centrodestra chiederà alla conferenza dei capigruppo di indicarla tra le priorità da approvare in Consiglio regionale - cancella alcuni vincoli logistici ed operativi e «semplifica l’esercizio della caccia in conformità con la normativa nazionale». Si va dall’abolizione del divieto di utilizzo della radio all’ampliamento dei periodi previsti per l’immissione di esemplari di fauna selvatica, dall’inserimento di nuove specie tra quelle cacciabili (come la gallinella d’acqua e l’allodola) all’aumento delle specie cacciabili e dei carnieri giornalieri e stagionali. I recinti di sparo Si tratta dell’allestimento di aree riservate che oltre a rispondere ad un’esigenza particolarmente sentita dal mondo venatorio e della cinofilia garantirà ricadute economiche non solo alle aziende agricole che le gestiranno, ma anche all’intero settore turistico-ricettivo. Più giorni per cacciare Le giornate di caccia per il prelievo selettivo degli ungulati passano da due a tre e saranno distribuite durante l’arco della settimana per incentivare il cacciatore alla consegna dei capi abbattuti e favorire il completamento dei piani di abbattimento selettivi e numerici allo stato attuale difficilmente raggiungibili. Il turismo venatorio La proposta di legge assegna alla giunta regionale il compito di disciplinare l’ammissione di cacciatori residenti in altre regioni per coprire i numerosi posti ancora disponibili e incrementare le entrate degli ambienti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, «favorendo così il risarcimento dei danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole». http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/379534/
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Post n°441 pubblicato il 26 Luglio 2011 da issi85
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Ha fatto i conti AzzeroCo2, un’azienda che calcola le emissioni di gas serra prodotti da enti e società e suggerisce soluzioni per mitigarne l’impatto. AzzeroCo2 ha tracciato il bilancio ecologico di politici e grand commis italiani in base al loro utilizzo di Airbus e Falcon e in base alfatto che hanno a disposizione “la più grande flotta europea di vetture di servizio istituzionale”. Ogni giorno 30.000 auto accompagnano politici e parlamentari. Ciascuna di esse percorre in media circa 10.000 chilometri all’anno. Conseguenze: emissioni per 47.823.000 chili di anidride carbonica, il principale gas dell’effetto serra, e costi (a carico del contribuente) che, fra autisti, manutenzione e quant’altro, possono arrivare a 142.000 euro all’anno per ogni vettura. Nel 2009, i voli di Stato su Falcon e Airbus hanno avuto una durata complessiva di 5.400 ore ed hanno emesso nell’atmosfera 725.558 chili di anidride carbonica: un danno per il clima equivalente all’abbattimento di una foresta di 5.600 alberi. In tutto, fra auto blu e aerei blu, sono 48.548 tonnellate all’anno di anidride carbonica. La cifra è pari al 60% delle emissioni causate dai consumi elettrici domestici in Valle d’Aosta. |
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Post n°440 pubblicato il 26 Luglio 2011 da issi85
http://social.tiscali.it/articoli/news/10/12/rs_spesa_alimentare.html MILANO – Il 6,3% delle famiglie italiane (1,48 milioni di famiglie su 23,4 milioni) registra una povertà alimentare e, a sorpresa, questa sofferenza è più marcata nelle regioni del Nord (7,28 % delle famiglie) rispetto a quelle del Centro (4,7%) e del Sud (5,82%) del Sud. I dati sono frutto di una ricerca del professor Luigi Campiglio, docente di Economia politica e prorettore dell'Università Cattolica, intervenuto a Milano al convegno conclusivo dell'Anno europeo contro l'esclusione sociale. Il dato, che corrisponde a circa 1,5 milioni di nuclei familiari, indica una povertà che non equivale “alla condizione di fame e carenza alimentare propria di alcuni paesi, ma è nella maggior parte dei casi una situazione di malnutrizione, che ugualmente, soprattutto quando coinvolga bambini e minori, può avere conseguenza altrettanto deleterie per un equilibrato sviluppo”, spiega Campiglio.
Il motivo della sorprendente differenza tra Nord e Sud del paese va cercato nella spese per l'abitazione che, a parità del valore annuo di consumi alimentari tra Nord e Sud (7mila euro/anno al nord, 6,7 mila euro/anno al Sud), sono doppie nelle regioni settentrionali rispetto a quelle meridionali. Incidenza elevata anche per la voce “trasporti”, che aggrega sia consumi legati al livello di reddito, sia soprattutto la rilevanza delle spese di trasporto per ragioni di lavoro o comunque non evitabili, il che rappresenta un ulteriore vincolo di costo fisso del vivere civile. Al di là delle differenze geografiche, “le famiglie con figli risultano particolarmente colpite dai vincoli di spesa per l’abitazione e i trasporti, che ricadono inevitabilmente sulla quantità e qualità dei consumi alimentari dei figli minori”, dice Campiglio. Qualche esempio? Una coppia con due figli “povera” destina il 20,4% del proprio budget alle spese vive per la casa (al netto dell'affitto), contro il 13,1% della coppia non povera, e il 14,7% agli alimentari, contro il 27,7% della coppia non povera. Differenze ancora più ampie per le famiglie monogenitore: sempre al netto dell'affitto, per la casa i genitori “single” poveri spendono il 30,4% del loro reddito disponibile contro il 17% dei non poveri e il 15,9% per le spese alimentari, a fronte del 28,1% dei non poveri.
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Inviato da: chiaracarboni90
il 01/06/2011 alle 10:16
Inviato da: issi85
il 20/11/2010 alle 19:31
Inviato da: massimo967
il 20/11/2010 alle 11:00
Inviato da: massimo967
il 20/11/2010 alle 10:57
Inviato da: nuance58
il 04/11/2010 alle 18:46