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BLOG DESCIAINISTATTIZZATO
Che lo visitiate autenticati o anonimi, una volta al mese o un mese alla volta, da Bolzano o da Lampedusa, in abito da sera o in mutande, nessuno lo saprà mai.
Non io, almeno.
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In genere, alle feste di compleanno dei bimbi, io mi annoio mortalmente.
Mentre loro giocano, a me tocca stare a parlare con gli altri genitori. E anche se ci sono un po' di mamme bone (di una quindicina d'anni più giovani di me, mediamente), questo non cambia nulla: mi annoio.
Alla festa di mia figlia, però, le cose dovevano essere diverse: io ero il papà della festeggiata, non potevo esimermi dal gravoso compito di mettere a proprio agio gli invitati. Che erano prima di tutto i bimbi, mica gli adulti.
Così, all'inizio, mi sono messo alla porta del locale per accogliere degnamente i miei amici e i loro genitori. Quando arrivava una femminuccia, le facevo un inchino e il baciamano. Quando, invece, arrivava un maschietto, gli tendevo la mano come si fa con i grandi. Nel momento in cui l'impettitissimo ospite stava per stringermela, però, io la alzavo facendo la mossa di pettinarmi, e dicevo "passa dall'ufficio". Ci sono caduti tutti, avreste dovuto vedere la faccia che facevano, che risate. Che risate io, mica loro, uno a zero per me!
Dopo una ventina di minuti passata a salutare, ho raggiunto i miei amici ai giochi. Lì non mi sono divertito tanto, in verità, perché nella casetta non entravo e sugli scivoli mi incastravo col sedere. Ho cercato di imbucarmi sul tappeto elastico, che era abbastanza largo per contenermi, ma i gestori mi hanno cacciato via in malo modo perché c'era un cartello "max 45 kg".
E' stato l'ingresso dell'animatrice, avvenuto tra l'iniziale indifferenza dei bimbi e la standing ovation degli ormoni dei papà presenti, che ha fatto entrare la festa nel vivo.
Abbiamo ballato, abbiamo partecipato ad un sacco di giochi che non ho capito, abbiamo fatto il tiro alla fune maschietti contro femminucce (chiamale femminucce, tiravano come dei buoi, ci hanno stracciati), abbiamo fatto il trenino dietro Minnie (che ogni tanto, per il caldo, si alzava un po' il testone, facendo intravedere una fittissima barba incolta), e poi ballato ancora.
Ad un certo punto, però, mentre ero intento ad autofotografarmi sdraiato per terra insieme a tre amici (14 anni in totale), facendo le facce più buffe che potevamo, ho alzato gli occhi e ho notato di essere osservato un po' da tutti. Mia moglie e mio padre, in particolare, avevano un'espressione di assoluta disapprovazione.
Così, dicendo vigliaccamente ai miei amici "su bimbi, adesso basta, il gioco è bello quando dura poco", mi sono alzato e diretto verso il gruppetto degli adulti, dove ho potuto intavolare una piacevole conversazione sui consumi comparati di suv e berline nei cicli urbano ed extraurbano. Sigh!
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Qualche settimana fa, allo stadio, ho avuto un alterco con un tipo.
Devo ammettere che lo avevo già nel mirino, quello, sono anni che assisto alle partite con la sua sgradevolissima voce nelle orecchie.
Si agita ad ogni azione e parla a getto continuo per novanta minuti più recupero. Tu vai allo stadio per divertirti e lui decide, senza consultarti, di aggiornarti in tempo reale sulla sua ansia per lo svolgimento della partita.
Attacchiamo noi e "ecco, ora sbaglia il passaggio, finisce in fuorigioco, si mangia il rigore". Attaccano gli avversari e "adesso segnano, siamo messi male, il gol è nell'aria". Siamo in vantaggio e "tanto adesso pareggiano". Subiamo un gol, magari al primo minuto, e "lo sapevo, pure oggi perdiamo".
Tutto questo da anni, una rottura di maroni insopportabile.
Il giorno della resa dei conti è successo che, su un tiro degli avversari, la palla ha colpito la traversa ed è rimbalzata vicino alla linea di porta.
Come chi segue il calcio sa benissimo, in questi casi c'è una procedura da seguire che coinvolge tutti i presenti, ed è la stessa da sempre:
1) gli spettatori spostano gli occhi dalla porta al guardalinee, che è la persona deputata a decidere se è gol, e cominciano ad insultarlo preventivamente
2) i calciatori di entrambe le squadre si precipitano verso di lui come forsennati, col sangue agli occhi, chi per contestare e chi per appoggiare la decisione, ancor prima di sapere quale sia, questa decisione
3) il guardalinee assume l'atteggiamento di quello che ha visto tutto, e guarda fieramente negli occhi i calciatori, senza retrocedere di un millimetro
4) arriva di corsa l'arbitro, che sposta i calciatori, ne ammonisce un paio e, dopo aver confabulato col guardalinee, comunica se è gol oppure no
5) il pubblico esulta oppure comincia a gridare COR-NU-TO, COR-NU-TO!
Cose di ordinaria amministrazione, insomma, un vero e proprio rituale.
Quel pomeriggio, invece, il meccanismo si è inceppato al terzo passaggio, perché il guardalinee non era il solito lungagnone atletico ma con precoce alopecia, bensì una graziosa e giovane donna. Che, mi dispiace dirlo, non si è dimostrata all'altezza dell'importantissimo compito che le era stato assegnato.
Forse intimorita da tutto quell'odio che le pioveva addosso, forse tramortita dalle vagonate di testosterone dei ventidue giovanotti in mutande intorno a lei, si è dimostrata visibilmente incerta sul da farsi. Per tre o quattro minuti, insomma, non si è capito se sta cazzo di palla fosse entrata o no.
Il pubblico era inferocito e uno dei più accaniti, almeno così mi è parso in quel momento, era proprio il tipo che mi sta sulle balle.
Quando ho sentito la sua fessa voce da fesso urlare "puttana!", non ci ho visto più e stavo per dirgliene quattro. I soliti insulti sessisti preconfezionati, che schifo, che inciviltà. Detto tra noi, forse ero anche un po' prevenuto, perché quando il mio amico Alfredo (ragazzo di buon cuore ma alquanto grezzo) chiama l'arbitro "ricchione" o "impotente" mica sto tanto a guardare il capello.
Ero carico come una molla, pronto ad intimargli di avere più rispetto per le donne, quando proprio tre esponenti del gentil sesso, due gradini sotto di me, hanno cominciato pure loro ad inveire ritmicamente contro la guardalinee, al grido di ZOC-CO-LA, ZOC-CO-LA, ZOC-CO-LA!
Così ho dovuto tacere, aspettando tempi (e insulti) più propizi.
Poco dopo, per fortuna, il tipo ha urlato "resta a casa a cucinare e a fare la calza, troia, pensa a crescere i figli", una frase perfetta per far venire a galla il mio animo cavalleresco. Mi sono girato con lo sguardo cattivo, protendendomi verso di lui ma, proprio mentre ero sul punto di buttargli addosso il mio disprezzo per il suo ottuso e offensivo maschilismo, le tre tifose inferocite hanno rumorosamente appoggiato la proposta del bruto.
E che cazzo, ste tre befane, vi volete fare difendere o no?
Stavo quasi per rinunciare, quando il retrogrado ne ha partorita un'altra: "se volete fare gli arbitri e i guardalinee, andate nel calcio femminile, ma lasciate stare quello maschile". Non un granché come insulto, il ragazzo stava evidentemente perdendo la verve. Ho guardato verso le tre disturbatrici, erano distratte. Lo sapevo che sarebbe arrivato il mio momento, lo sapevo.
Ho indossato la faccia più indignata che avevo, e ho urlato "ma basta, porta rispetto per le donne, finiscila! Vergognati, vergognati!".
Devo aver proprio alzato la voce, perché tutti i vicini si sono girati verso di me, e lui ha avuto un sobbalzo. Ha tentato di abbozzare una difesa, ma io l'ho aggredito ancor di più "vergogna, smettila di insultare le donne!".
Poi, indicando le indiavolate sotto di noi, ho avuto anche la faccia tosta di aggiungere "e poi, non lo vedi che ci sono anche delle signore, qui?"
Sentendosi chiamate in causa, le tre si sono ricomposte e raddrizzate con la schiena, come per dire "già, non lo vedi che ci sono delle signore, qui?" e si sono girate, guardando me con gratitudine e lui di sottecchi, con disprezzo.
Anche altri spettatori hanno avuto un'espressione di approvazione ed hanno annuito (avranno pensato che sono matto, temo), e da allora nessuno ha più detto una sola parolaccia all'indirizzo della guardalinee. In particolare, un ciccione con i capelli all'aria e la barba incolta, con una lattina di birra in mano, si è rivolto al bruto dicendogli "ha ragione il signore, ci vuole rispetto ed educazione, è solo una partita di calcio". Poi si è girato e ha sparato un rutto che l'hanno sentito pure dalla tribuna opposta.
E' stato un bel pomeriggio, insomma, ho avuto il mio momento di gloria.
Peccato solo che poi abbia dato il gol agli avversari, quella zoccola.
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Riassunto della puntata precedente (leggetevela, però):
Zia Rita (80 anni) sospetta che Zio Peppino (87) abbia un'amante.
Un paio di settimane fa, mentre era intenta alla solita perquisizione delle tasche del marito, Zia Rita ha trovato nella giacca una prova schiacciante: un foglio di carta con su scritto un numero di cellulare, senza nessun nome.
Il suo primo istinto è stato quello di prendere il coltellaccio del pane, ma poi ha deciso che, per una volta, non avrebbe agito d'impulso. Non poteva sprecare l'occasione che la sorte le aveva finalmente dato: dimostrare al mondo che, sul marito, aveva sempre avuto ragione lei.
Doveva assolutamente prenderlo con le mani nel sacco.
Così, la mattina dopo, ha fatto finta di dormire finché Zio Peppino non è uscito per la sua solita passeggiata. Poi, si è vestita al volo e l'ha seguito. Lui camminava a piedi e lei dietro in macchina, a debita distanza. Lui si fermava, lei si fermava. Lui ripartiva, lei ripartiva. Lui andava a destra, lei andava a destra. Sinistra, sinistra. Questo per una decina di minuti, fin quando non l'ha perso, confuso tra la gente che partecipava ad un corteo funebre.
Zia Rita non si è persa d'animo, ha parcheggiato e ha seguito il corteo a piedi, cercando di individuare dove fosse il marito. E' entrata pure in chiesa e ha seguito tutta la messa, spostandosi ogni tanto discretamente tra i banchi. Alla fine, è andata persino a fare le condoglianze ai familiari dell'ignoto defunto, che l'hanno abbracciata e ringraziata per aver partecipato alla mesta cerimonia.
Di Zio Peppino, però, nessuna traccia. Gliel'aveva fatta.
Innervosita per essere stata depistata, ha provato a chiamare il numero di cellulare che aveva trovato. Si innestava subito la segreteria telefonica, la troia l'aveva certamente spento per poter stare tranquilla con l'amante.
Il giorno dopo, stessa storia. Zio Peppino esce a piedi, lei lo segue in macchina e, dopo un po', lo perde. Telefonata al numero dell'amante, segreteria telefonica, senso di frustrazione e incazzatura.
E così il terzo giorno, dopo aver di nuovo perso le tracce del marito durante l'inseguimento, i propositi di calma e sangue freddo sono saltati. Ha telefonato all'amante e le ha lasciato in segreteria una sequela di insulti agghiacciante.
Poi, però, non essendo completamente demente, ha avuto il piccolissimo sospetto che quel numero potesse appartenere a qualcun altro. Che so: il meccanico, il barbiere, l'amico con cui Zio Peppino va a vedere le partite di calcio, il parroco. Il parroco? O mamma! Così, vergognandosi per tutto quello che aveva detto, ha spento il cellulare ed è tornata a casa.
L'altro giorno, Zia Rita mi ha raccontato questa storia, ed anche il seguito.
Era ridotta uno straccio, aveva il fegato gonfio, non dormiva da giorni. Non per il dolore del tradimento, ovviamente, ma perché non era riuscita ancora a scoprire chi fosse l'amante, per poterla insultare meglio di persona.
- Tuo zio è diabolico, mi farà morire d'infarto.
- Ma povero Zio Peppino, è la persona più buona del mondo.
- Riesce ad ingannare anche te, allora. Ricordi il mio maglione che aveva regalato all'amante? Se lo è fatto restituire e lo ha messo nel mio armadio, in fondo in fondo, vicino agli altri maglioni che non uso. Aveva persino conservato la busta originale, per rimetterlo a posto proprio come faccio io. Me ne sono accorta poco tempo fa. Lo vedi che è diabolico?
- Mah! Dimmi, piuttosto: cosa è successo dopo il messaggio in segreteria?
- Quando ho acceso di nuovo il telefonino, ho trovato un messaggio nella mia segreteria, pieno di insulti. Era di sicuro lei, ho controllato il numero.
- Ma scusa, secondo te una che si sente dire tutte quelle cose da una che manco conosce che fa, se le tiene? Tu che avresti fatto, al suo posto?
- Io non me la faccio coi mariti delle altre. Insomma, sono giorni e giorni che ci insultiamo a vicenda, in segreteria telefonica. Lei, soprattutto, sapessi quante me ne dice! Per ascoltare bene ho pure alzato al massimo il volume dell'apparecchio acustico, e ora ho la testa che mi rimbomba.
- Zia, stai attenta che ti denuncia per molestie, prima o poi. E non dimenticare che è una che conosce tuo marito, pensa che figura gli fai fare, se scopre chi sei. Ma lo vuoi capire che Zio Peppino vuole solo vivere tranquillo? Se in cinquant'anni e passa di matrimonio non hai mai trovato niente, nemmeno un capello sui vestiti, ti viene il sospetto che non faccia quello che pensi tu? E poi, tu conosci qualcuno che ha l'amante a ottantasette anni?
- Sì, ne conosco uno, lui. Ma smettila di difenderli, lo vuoi capire che lui è un vecchio porco e lei una donnaccia volgarissima? Vuoi sentire cosa mi dice al telefono, quella troia? Ecco, ho chiamato la mia segreteria, ascolta.
- Va bene, dammi il telefono..... ah!..... abbastanza pesante, però..... pure?..... è di una scurrilità incredibile, è vero..... ma come si permette?..... non riesco a credere che Zio Peppino conosca una persona così volgare..... ancora?..... non ha proprio ritegno..... che gente!..... eppure..... giurerei che io questa voce la conosco..... ha un che di familiare..... sì, la conosco. Zia, fammi vedere un attimo il foglio.
- Eccolo. Hai capito di chi è?
- E lo dicevo io, questo è il tuo numero. Ma che cazzo, Zia Rita, è una settimana che ti chiami e ti insulti da sola, in segreteria?
- Ah, è il mio? E perché l'aveva in tasca, tuo zio?
- Secondo te? Per chiamarti, no?
- E che mi deve chiamare a fare, se ci vediamo a casa? No, la verità è che quello ha una fortuna sfacciata: una volta che gli trovo un numero di cellulare nelle tasche, è proprio il mio. Vedi che ho ragione? Diabolico e fortunato.
- Tu non ci stai più con la testa, con questa storia dell'amante immaginaria. A parte il fatto che pensavo che nemmeno le conoscessi, certe parolacce.
- Di solito non le dico. Però, quando una se le merita.....
- Ebbè, se proprio se le merita..... come darti torto?
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Zia Rita e Zio Peppino sono sposati da quasi sessant'anni.
Dovreste vedere le foto del loro matrimonio, sembravano due attori, un giovane Elvis tutto impomatato e una piccola Sophia Loren.
A Zio Peppino piace la vita tranquilla, è uno che vive e lascia vivere. Da quando è andato in pensione e fino a pochissimo tempo fa, essendo in buona salute, soggiornava per alcuni mesi all'anno da solo nella sua casa di montagna, cercando di essere il più possibile autarchico: andava a pesca, raccoglieva funghi, curava il vino dopo aver comprato il mosto, provvedeva da solo alla manutenzione della casa. Quando mi capitava di passare dalle sue parti, lo trovavo sempre intento a curare il giardino o nel garage a fare qualche lavoretto, felice come una Pasqua.
Un bel tipo, insomma, una persona a cui tutti vogliono bene.
Tutti tranne una, Zia Rita.
Battagliera al limite dell'aggressività, fumantina, permalosa, sempre pronta allo scontro all'ultimo sangue. Prepotente per vocazione, diffidente per formazione, scassacazzi per convinzione e, soprattutto, appartenente alla categoria di persone che il mio amico Gianni definisce "chiri ca si sentano sempe fricàti" (quelli che si sentono sempre fregati).
Per capirci meglio, sono quelli che, in ufficio, dicono sempre che a loro vengono dati i lavori più rognosi. Quelli che, quando a tavola arriva una portata che di solito non assaggiano nemmeno, se ne ingozzano appena vedono che piace ad altri. Quelli che, se parli con qualcuno a bassa voce, cercano di leggerti le labbra perché convinti che tu stia cospirando contro di loro. Quelli che fanno il tifo per la squadra a cui non danno il rigore, mentre per un fallo identico alla squadra rivale lo avevano dato, quattro settimane fa. Ecco, quelli.
Col passare del tempo, e la dipartita di storici avversari, Zia Rita ha sempre più indirizzato i suoi strali contro Zio Peppino. Non volendo, però, passare per quella che attacca briga (come se non la conoscessimo), si inventa sempre qualcosa che giustifichi il suo accanimento.
Da qualche anno, ormai, sostiene di avere prove inconfutabili che il marito abbia un'amante. A parte il fatto che qualunque persona di buon cuore, di fronte ad un ottantasettenne con l'amante, dovrebbe essere felice per lui, queste prove inconfutabili non sono mai venute a galla. L'unico indizio (giudicate voi quanto rilevante ai fini processuali) che nei suoi numerosi blitz nella casa di montagna è riuscita a trovare è stato un maglione femminile. Ma non nel senso che l'amante l'aveva dimenticato in casa, no. Nel senso che Zia Rita ricordava benissimo di aver portato lì, dieci anni prima, un proprio maglione grigio, ma che ora quel maglione non c'era più.
L'amante del "vecchio rimbambito" doveva essere proprio ingorda, se non lasciava stare nemmeno i maglioni vecchi. E così, temendo che la zoccola potesse scucirgli un bel po' di soldi, negli ultimi mesi Zia Rita ha scassato talmente tanto la minchia al poveretto che lui le ha dato in gestione tutto il patrimonio familiare, sperando che persino la moglie avrebbe capito che un ottantasettenne senza una lira in tasca non se lo piglia nessuno.
Ma dico io, caro Zio Peppino, possibile che alla tua veneranda età non hai ancora capito niente delle donne? Così facendo hai solo peggiorato la tua situazione perché "mica hai a che fare con una scema, se sei tanto accondiscendente hai di certo qualcosa da nascondere".
E così qualche giorno fa, frugandogli nelle tasche.....
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Guardate un po' alla vostra destra.
No, non le ultime visite al blog. Più sotto, dopo gli ultimi commenti.
Notate niente? CENTOMILA VISITE AL BLOG.
Cose da pazzi, centomila spettatori, più di Wembley.
Per capirci, è come se al Campovolo, mentre Ligabue cantava vivomorcioics vivomorcioics vivomorcio vivomorcio vivomorcioiiiiiiics, un maxischermo avesse proiettato alle sue spalle una targa CA220NE gigantesca. Minchia che evento memorabile, sai come sarebbe andata a ruba la t-shirt commemorativa?
O come se alle Termopili, in attesa che scadesse l'ultimatum di Serse, ognuno dei 300 spartani avesse chiesto l'amicizia su facebook a 333,33 persiani, spacciandosi per me. Hai capito tu che fannulloni c'erano anche allora nel pubblico impiego, pagati dagli onesti cittadini? E meno male che alla pensione non ci sono arrivati.
Ma di chi saranno mai, queste centomila visite?
Come potete vedere nel box alla vostra sinistra (prima destra, mo' sinistra, mi sembra di essere una guida turistica), il mio è un blog desciainistattizzato, ovvero senza rilevatori. Devo, perciò, devo fare i conti "alla femminile".
Per prima cosa, le visite dell'autore. Considerato che non entro moltissimo, soprattutto da un annetto a questa parte, direi un migliaio. Teniamoci larghi, duemila. Che, diviso per 131 post, fa 15 mie visite di media. Quindici visite di media a post? Ma siamo pazzi, sai che palle? Mi sa che anche mille era assai. Vabbè, ho detto duemila, mantengo la parola. Duemila.
Poi, ho 52 citazioni nei blog amici. Visto che per aggiungere un blog amico prima bisogna entrarci, altre 52 visite le ho trovate.
Ci sono da considerare le visite restituite. Io non ho mai frequentato più di una quindicina di blog, e sempre gli stessi, se no mi confondo. Diciamo venti. Sono venticinque, signora. Che faccio, lascio? Lasci, lasci. Li avrò visitati, in media, tre volte a settimana. Facciamo quattro, ma proprio esagerando. Allora: 100 settimane (in verità sono di meno, perché sono stato assente per un po' di mesi) per 4 volte a settimana per 25 fa diecimila visite restituite.
Ancora: una volta mi hanno messo in home page. Era un post su Donna Moderna, aspettate che ve lo linko. Genialmente, e lo dico senza sarcasmo, gli homepagisti di libero gli hanno collegato la foto di un uomo e una donna a letto, con il titolo "Il prima e il dopo". Visite come se piovesse, almeno 25.000 in due giorni, c'era il contatore che girava come quello di un flipper con lo special. Nessuno è mai ritornato, però, chissà come mai.
Poi i miei fratelli e il mio migliore amico. In tutto, stimo massimo 20 visite.
Ah, una visita di quelli della top 30.
Tiriamo le somme
Visite totali 100.000
Autovisite 2.000
Citazioni nei blog amici 52
Visite restituite 10.000
Da home page 25.000
Fratelli e amici 20
Top 30 1
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62.927
Mi avanzano 62.927 visite.
Se mi viene un controllo, come li giustifico 62.927 visitatori in nero?
Dico che li ho fatti rientrare dall'estero con lo scudo fiscale? Che me li hanno regalati ma io non ne sapevo niente? Ma per favore.
Mi avete messo nei guai, lo sapete?
Se proprio non avete un cazzo da fare, ma lo volete fare a forza su libero, mica mancano le alternative al mio blog.
Potreste, che so, andare nelle fotogallery delle signorine bone, ma anche delle racchie vestite da bone, a scrivere "sexy?sexy?sexy?" in modo da formare l'immagine di una donna appoggiata al muro con una gamba piegata.
O anche, se vi siete alzati con la voglia di menare le mani, potreste insultare qualcuno che non sa manco che esistete. Se volete essere di tendenza fatelo con mia nipote signora mandorla, che è una ragazza generosa e un calcio in culo virtuale non ve lo nega di sicuro.
Oppure potreste investigare nella rete per trovare i fake e sputtanarli.
O girare per i blog a commentare Buona giornata, klikka!, che poi clicchi e ti esce un mazzo di fiori o un caffè fumante o un gatto a pelo lungo o il disegno di una tettona vestita da zoccola gotica.
Fate quello che volete, insomma, ma lasciate in pace la gente onesta.
Ma guarda questi perdigiorno, oh!
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ANSA. Il giovane rampollo è stato ricoverato d'urgenza in ospedale, colto da malore. Le sue condizioni destano molta preoccupazione.
Ma se stava così bene! Neanche una settimana fa l'ho visto in tv, impegnato in un feroce corpo a corpo con un congiuntivo, ed ora combatte tra la vita e la morte? Cose da pazzi. Uno come lui, giovane, bello, pieno di soldi. E anche simpatico, dai, è lui stesso ad ammettere che, pur avendo frequentato le migliori scuole, ha difficoltà a declinare i verbi.
ANSA. Il giovane manager è stato colto da un malore dopo un festino, nel corso del quale aveva assunto un mix di droghe, cocaina e non solo.
Ecco, me l'immaginavo. Quello finirà come suo nonno, con il naso d'argento. Ma chi cazzo gliela fa fare? Non mi si dica che ha pensieri autodistruttivi, anzi non mi si dica proprio che ha pensieri, che si sente l'eco dentro la scatola cranica. Ma speriamo che stia meglio, gli aggiornamenti arrivano col contagocce.
ANSA. Il giovane playboy è stato salvato dalla donna che era a letto con lui, che ha chiamato il 118 appena si è accorta che stava male.
Bingo! Lo dicevo io, cherchez la femme. Buon sangue non mente, non c'è niente da fare. Sente anche lui il richiamo della foresta, gli basta vedere la gnocca per darci dentro fino a sentirsi male. Ma sì, fa bene, avrà pure la fidanzata bona, ma alla sua età una non basta. Lasci stare il viagra, che tanto è un torello lo stesso, ma ci dia ancora dentro, il maialone!
ANSA. La donna è una brasiliana di nome Patrizia.
E vai, grande! Che le brasiliane piacciono a tutti, hanno quel culo rotondo e quel modo di muovere il bacino..... è impossibile resistere. Sono contentissimo, e bravo il nostro stallone nazionale! Quegli stronzi ci hanno battuto due volte nella finale dei mondiali, ma noi ci vendichiamo all'italiana, trombandoci tutte le loro donne bone. Fratelliiiii d'Italiaaaaa l'Italiaaaaa s'è destaaaaaaa!!!!
ANSA. Patrizia è un travestito.
Un travestito? Siamo sicuri?..... mah!..... Beh, si sa che i travestiti brasiliani sembrano proprio donne, alcuni sono più donne delle donne. Il giovane satanasso non si fa proprio mancare niente, sarà stato ammaliato dalla sua voce calda che cantava Carota di Ipanema. Ah ah, buona questa!
ANSA. Patrizia è di Molfetta.
Di Molfetta? Come Caparezza? Ma porca mignotta...... Evidentemente anche a Molfetta ci sono i travestiti che sembrano donne, no? Ci mettiamo a fare i razzisti, adesso? Guagno', mmocc'a tte quant si' bbelll!!!!
ANSA. Diffusa la foto di Patrizia.
Fammi vedere 'sta bonazza, fammela vedere. Un attimo che si apre la foto..... si apre la foto..... si è aperta la foto.
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......... ma .............
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................. ma .......................
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Ma vaffanculo, va'......
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Minchia che fiacca.
C'è la radiosveglia alla mia destra, a portata di mano, che lampeggia.
Sarà mancata la corrente, o qualcuno avrà staccato la spina, che gli possano cadere le mani. Ci vogliono dieci secondi ad aggiustarla, lo so, ma oggi sono troppo fiacco. Trova il tasto giusto, premilo, regola ore e minuti.
Non ce la posso fare.
Dovrei anche chiudere la finestra, che l'ho aperta per cambiare l'aria tre ore fa, e mi sto congelando. E fare una telefonata urgente. Senza contare che mi scappa la pipì, ma il bagno è a quasi dieci metri. Vabbè, me la tengo.
Mi sa che oggi è pure il compleanno di una mia amica. E chi ce la fa a prendere il telefono, cercare il numero in rubrica, e poi persino parlare? No, glieli faccio domani gli auguri, e le dico che mi sono sbagliato. Che, poi, mica sono sicuro che è oggi. E' un giorno dispari, di questo sono sicuro, ma magari era due giorni fa. O dopodomani. O tra quattro giorni. O quattro giorni fa.
E dovrei anche andare a mangiare, ho fame. Anzi no, aspetto, metti che cade un panino dal cielo, mentre aspetto. Sì, e poi chi lo mastica? Speriamo che cada un gelato, che me lo metto in bocca e si mangia da solo.
Lo so che dovrei cancellarlo, 'sto post, che fa cagare, ma tutta questa fatica per niente? Magari lo pubblico e lo chiamo "scusatemi, ma sono fiacco, affamato e mi scappa pure la pipì". No, troppo lungo, non ce la faccio. Lo pubblico e basta.
Però non lo rileggo, fossi matto.
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Temo che mio suocero sia semidepresso, da un po' di tempo.
Devo fare qualcosa al più presto, non vorrei che facesse una fesseria.
Ieri sono andato a casa sua, perché mia figlia aveva deciso di portare le mimose alla nonna. Mentre la moglie trafficava come al solito in cucina, lui era da solo nel soggiorno, seduto sulla poltrona davanti alla tv. Appena si è accorto del mio arrivo è sobbalzato (mi sa che si dice "ha" sobbalzato. Sti cazzi, mi sento poco accademico della crusca, oggi), diventando di colpo rosso come un peperone, e ha cercato di cambiare canale, non riuscendoci perché troppo agitato.
E bravo al suocero che ancora si guarda il pornazzo, ho pensato mentre mi avvicinavo, e con sorriso sfottente gli ho chiesto "beh, cosa c'è di interessante in tv? Una televendita di cacciaviti? Emilio Fede? Una quadriglia?"
"Niente, stavo solo facendo un giro per i canali", ha provato a rispondere. Poi, però, capendo di essere stato scoperto (avevo di certo sfoderato il mio famoso sguardo furbo di colui al quale non la si fa) è crollato miseramente, dicendo con voce flebile "ma prima non era colpa sua, però".
Eh? Sua di chi, della suocera?
Guardo lo schermo, e mi accorgo che non c'erano copule, ma una tabella con l'andamento dello spread negli ultimi mesi. Mi giro di nuovo verso di lui, già un po' allarmato, e lo osservo meglio: aria triste, occhi lucidi, persino i capelli un po' lunghi, un misto tra Lassie e Briatore senza occhiali.
No, suocero, certo che non era colpa sua.
"Ma prima dicevi che era colpa sua, però."
Prima, suocero, ho appena cambiato idea.
"Lo volevano fare fuori, non gli hanno dato il tempo di fare le riforme."
E' vero, suocero, non gli hanno dato il tempo di fare le riforme.
"Ma ora viene Alfano, che è giovane, vedrai che le farà fare a lui."
Certo, le farà fare a lui. Che è giovane, ma tanto bravo.
Buonasera, suocero, io devo andare. Sempre in gamba, eh.
Che peccato, però, non è neanche tanto anziano.
E ora come glielo dico a mia moglie?
Qualcuno sa se second life esiste ancora?
E, se esiste, per caso c'è ancora Berlusconi al governo, lì?
O provo a portargli un pornazzo?
Sì, mi sa che gli porto un pornazzo.
E' deciso, gli porto un pornazzo.
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Mia figlia si è fidanzata.
Mi sembra ieri che siamo andati insieme a fare una passeggiata in spiaggia (voce fuori campo "non sudare, non riempirti le scarpe di sabbia, non sporcarti il vestito"). Mi sembra una settimana fa che l'ho portata per la prima volta sulla neve ("non prendere freddo, non bagnarti, non rotolarti"). Mi sembra sabato scorso che l'ho accompagnata a fare un giro in bici ("non correre, non scendere dal marciapiede, non pedalare". Non pedalare? "non troppo, ecco!").
Mi sembra così tanto che ci giurerei, guarda un po'.
E' successo due giorni fa, mi ha raccontato tutto.
- Mi sono fidanzata con Marco.
- Ah, Marco, il tuo amichetto dell'asilo.
- Che hai detto, asilo? Scuola materna, altro che asilo!
- Hai ragione, scusami. E ti piace tanto?
- Certo che mi piace, siamo fidanzati. Guarda che te lo dico: se tu e mamma parlate male di Marco, io vi ammazzo tutti e due!
- Azz, addirittura! E se lui parla male di noi, che fai, lo ammazzi pure?
- No, perché quando due sono fidanzati hanno i patti.
- I patti?..... mah!..... E dimmi, come te lo ha chiesto?
- In verità gliel'ho chiesto io, perché ho capito che piaceva pure a Sara. Lui ha risposto di sì, però mi ha detto di non dirlo a lei.
- Per non farla rimanere male, vero? E già, perché noi abbiamo l'anello al naso, siamo appena scesi dall'albero. Ma guarda questo, oh!
- Pa', non ho capito.
- Niente, mi era venuta in mente una cosa del lavoro. Piuttosto, che non si può mai sapere: il padre di Marco com'è, grosso? Quanto grosso? Molto grosso?
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Io ho un'amica che non si fa mancare niente, in fatto di sesso.
- E' stato un fine settimana di fuoco. Non prendermi in giro, però, non posso ridere perché sono tutta ammaccata.
- Bastardo! Se lo prendo, gliela faccio passare io la voglia di menare. Devi denunciarlo, non può passarla liscia.
- Non farmi ridere, ti ho detto. Dovresti vedere lui, com'è combinato.
- Dimmi che siete stati rapinati, per favore, o almeno coinvolti in una rissa.
- Non esattamente.
- Ecco, lo sapevo io. Ma la vuoi smettere? Art. 589, comma 1, del codice penale: "chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni". Comincia a trovarti un avvocato. E non fare sesso acrobatico anche con lui, se vuoi che arrivi vivo al processo.
- ahahahah, mi fa male se rido!
- E meno male che ridi, visto che sei porta a porta col pronto soccorso. Ti sei scordata di quando ti hanno messo due punti in testa perché facevi la carriola e hai sbattuto ad uno spigolo? Per non parlare dell'architetto buonanima.
- ahahahah, che ridere!..... AHIIIIIIIIII, che male!
Non si fa mancare proprio niente, insomma, e fa bene.
Ogni tanto, però, dovrebbe stare più attenta, perché tende a farsi prendere troppo dall'entusiasmo.
Una volta, mentre era impegnata nella posizione della..... uhm..... altalena? meridiana?..... mah, i nomi mi sono sempre sfuggiti. Come si chiama quella posizione in cui lui la regge stando in piedi e lei si sporge verso dietro, come se andasse di bolina? Ecco, ci siamo capiti.
Quella volta, insomma, esagerò nella bolina. La posizione era certamente da manuale, non lo metto in dubbio, stava giusto frequentando un corso di vela. Addominali contratti, perfetto controllo del corpo, orecchie e occhi attenti a percepire il vento. Unico neo: non era su una barca a vela, ma su un architetto, che lanciò un urlo straziante perché la schiena gli cedette di colpo.
Povero architetto. Sapeva di non essere propriamente Yuri Chechi, ma la ragazza gli piaceva assai. E allora, una volta che hai speso un capitale nei ristoranti più immeritatamente costosi della provincia, una volta che hai finto di divertirti in discoteca per ben tre sabati di fila, una volta che ti sei martoriato gambe e petto con la ceretta, perché lei ha detto che le piace l'uomo glabro, una volta che hai finalmente indossato quei boxer messi da parte per un'occasione speciale (pagati in lire, non so se mi spiego), se lei ti salta addosso, mica puoi dirle "ti dispiace se facciamo una cosa più tranquilla? Sono di salute cagionevole, già con la posizione del missionario l'altra volta mi è partito un embolo".
No, a quel punto non puoi più tirarti indietro, piuttosto lasci le penne sul campo di battaglia. Bravo architetto, sei stato un eroe.
Lei, semmai, dovrebbe fare una preselezione basata anche sul titolo di studio. Laureato? Scartato. Laureato con lode? Scartato con infamia. Diplomato? Le faremo sapere. Se proprio ha un debole per l'edilizia, che vada pure nei cantieri, ma scelga tra gli operai con due bicipiti così, e lasci stare ingegneri e architetti. E anche geometri, che la prudenza non è mai troppa.
La schiena dell'architetto cedette, dicevo. Rimase lì teso, come se indossasse un'armatura medievale, non riusciva neanche a chiudere gli occhi senza avere fitte lancinanti. Nella disavventura, però, il malcapitato ebbe la fortuna di aver appena comprato una station wagon, così lei lo poté portare all'ospedale nel bagagliaio, anziché sul cofano come una preda di caccia.
Arrivati davanti al pronto soccorso, due infermieri sghignazzanti lo tirarono fuori per i piedi e lo misero faticosamente in verticale. O quasi, visto che pendeva leggermente da una parte. Lei lo osservò lentamente, da capo a piedi: capelli all'aria, occhiali stortigliati e con ditate alle lenti, giacca e pantaloni impolverati (la station wagon la usava pure per andare in cantiere, evidentemente), camicia mezza dentro mezza fuori, scarpe slacciate e niente calze. Un sopravvissuto alla caduta di un meteorite, più o meno.
Gli chiese se voleva che restasse, ma lui disse che non era necessario, si sentiva già molto meglio. Dopo averla ringraziata per la magnifica serata e aver abbozzato un inchino, muovendo in verità solo il collo di mezzo millimetro, tentò di dirigersi verso l'interno, ma non riuscì a fare nemmeno un passo in avanti. Così, piuttosto che subire l'ulteriore umiliazione di essere portato a spalla come un manichino, fece il moonwalk fino all'accettazione, dove ottenne un codice verde e un discreto successo di pubblico.
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