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Post n. 37Il Codice Da Vinci – Dan Browm
Un romanzo che ha la pretesa di farsi credere un thriller-storico, la ricerca di una verità che corre indietro nei secoli, partendo dal delitto dell’anziano custode del Louvre di Parigi, che ferito a morte negli ultimi istanti della propria vita lascia degli indizi per la nipote e per uno storico (il protagonista) per la risoluzione della complessa vicenda che con lo svolgersi della narrazione vuole rivelarsi come una difficile e intricata cospirazione. Purtroppo la realtà è ben lontana da quelle che volevano essere le aspirazioni di Dan Brown: il risultato è un polpettone di particolari storico-artistici-religiosi spudoratamente inventati dall’autore per cercare di dare una collocazione razionale alle sue inutili masturbazioni mentali contro la Chiesa, generando nel lettore la sempre più forte convinzione che si tratti di uno di quei finti storici che deformano la Storia, per creare un Presente ad uso e consumo delle proprie esigenze (di cassa ovviamente!!!). La narrazione è veloce e scorrevolissima (l’unica nota positiva in un concerto di suoni stonati), allegramente condita di americanate degne di un telefilm di Frank Lupo (tipo A-Team… ricordate??), ma soprattutto di una serie di riferimenti e riscontri costruiti su supposizioni fantastiche e irrazionali scopiazzate da qualche sito internet di cospirazionisti (non ce la faccio proprio a credere che le frottole sull’Ultima Cena, sui Templari, e su Maria Maddalena, siano tutta farina del suo sacco), che trasformano un giallo in una invettiva contro la Chiesa, dipinta come il vero, grande cattivo. Davvero deludente il finale… degno di un cartone animato… ma in fondo che cosa ci si potrebbe aspettare da una storia del genere?? Purtroppo, la comune ignoranza storico-religiosa ha creato l’ennesimo inutile successo letterario, nascondendo e confondendo la verità teologica dietro le supposizioni fantastiche di uno spregiudicato giornalista al soldo di un grande editore. Se fosse una canzone… mhm… mi viene in mente solo una canzoncina, di cui non ricordo il titolo, che cantava Lino Toffolo nella pubblicità di una nota casa produttrice di marmellate nella prima metà degli anni Ottanta (è talmente bella che non si trova nemmeno su Internet... clikkate QUESTA, che tanto fa schifo lo stesso!). |
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