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Post n.73

Post n°73 pubblicato il 21 Febbraio 2011 da Pastorellos_Life
 
Tag: Libri

Hell’s Angels – Hunter S. Thompson

Il taglio giornalistico di questo romanzo, sottolinea in pieno l’esperienza vissuta dall’autore alla fine degli anni ’60: la conoscenza diretta, e la possibilità/privilegio di frequentare da vicino il più famoso e discusso Motorcycles Club del mondo, gli Hell’s Angels appunto.

Gli Hell’s Angels erano ormai una realtà già da alcuni anni, e in California guadagnavano sempre più spazio sui giornali: inizialmente per fatti di cronaca nera e poi sempre più frequentemente per alimentare un’immagine che la società perbenista aveva loro cucito addosso, quella dei motociclisti brutti sporchi e cattivi.

L’autore propone così la propria esperienza di frequentazione del club, offrendo dettagli di cronaca, interpretazioni personali, e interviste, che insieme possono far riflettere il lettore sulla realtà di quella cultura. L’impressione diretta è proprio che l’autore abbia redatto il suo romanzo sulla base di elementi vissuti, ma molto spesso non profondamente compresi, lasciando intendere in maniera evidente di essere stato in compagnia degli Angeli per un periodo, ma di non averne mia condiviso gli ideali che animano tanta fratellanza, banalizzando molte situazioni, ma offrendo comunque al lettore l’opportunità di farsi una propria idea.

Nel romanzo si parla di fatti di cronaca in cui erano coinvolti gli Angeli, e che in quegli anni fecero molto scalpore come lo stupro di Monterey, dove vennero arrestati quattro membri con l’accusa di aver violentato due ragazzine. I racconti dei diretti interessati, e tutto l’ambiente che li circondava propone però un’evidenza dei fatti ben diversa, nella quale per essere colpevole era sufficiente appartenere ad una sottocultura bollata come “cattiva” e la dichiarazione strumentalizzata di un paio di adolescenti pentite di essersi lasciate andare a comportamenti che la loro società rifiutava.

Molto suggestivo inoltre, il racconto del motoraduno di Bass Lake, annunciato dai media come una catastrofe che si sarebbe abbattuta sulla tranquilla località lacustre, e che alla fine ha dimostrato la maturità dei biker la cui unica finalità era solo quella di divertirsi per conto proprio e l’abilità dello sceriffo locale Tiny Baxter che con sapiente professionalità ha protetto l’evento dai soliti provocatori che avrebbero voluto a tutti costi dei disordini.

In quegli anni gli Hell’s Angels raggiunsero la loro massima popolarità, diventando spesso delle vere e proprio star oggetto di interviste e servizi, ma soprattutto icone della loro cultura che tutt’oggi li riconosce come massima espressione del fenomeno. In questo contesto l’autore propone contatti unici con personaggi ormai leggendari quali Charlie Magoo, Skip Workman, Tiny, Terry the Tramp, Mother Miles e non ultimo il grandissimo Sonny Barger.

Ritengo che questo romanzo sia una lettura indispensabile per conoscere un’interpretazione di questa cultura senza che possa essere definita di parte, lasciando ad ognuno gli elementi per comprendere con la propria testa fatti e argomenti che troppo spesso vengono offerti già “impacchettati” dai media. La narrazione è spesso lenta, ma non è mai noiosa o ripetitiva.

Alcune citazioni che ritengo particolarmente incisive:

 

Eppure hanno una regola empirica semplicissima: qualunque sia la discussione un Angel ha sempre ragione. Trovarsi in disaccordo con un Angels significa avere torto e persistere nel voler essere nel torto costituisce un’aperta sfida.

Sonny Barger, un uomo non certo incline ai sentimentalismi, ha definito in una circostanza la parola “amore” come “Il sentimento che provi quando qualcosa ti piace come la tua moto. Sì, mi sa che è proprio quello l’amore”

Quando ci comportiamo bene nessuno ricorda, quando ci comportiamo male nessuno dimentica.

Ci sono due tipi di persone al mondo: gli Angels e quelli che vorrebbero esserlo. (Charlie Magoo, full member)

Se fosse una canzone “Run to the Hill” degli Iron Maiden.

 

 

 

 

 
 
 

Post n. 72

Post n°72 pubblicato il 01 Febbraio 2011 da Pastorellos_Life
 
Tag: Libri

Il buono dell’economia – Gianpaolo Salvini, Luigi Zingales

 

Come spiegare la compatibilità di interessi ed etica nell’universo dell’economia? Il confronto tra gli autori di questo libro, Padre Salvini direttore di “La Civiltà Cattolica” e dottore in economia, e Luigi Zingales docente di economia alla Università di Chicago, è il tentativo di una risposta che vede nella società odierna le contraddizioni di un disequilibrio al quale pare non esserci altro che rassegnazione.

Il risentimento comune verso un’etica troppo utopistica e una realtà fatta di manager senza scrupoli, padroni soltanto dei propri profitti e ciechi di fronte alle conseguenze di determinate operazioni, ha generato in questi anni posizioni sempre più inconciliabili e spesso incomprensibili.

La lettura di questo saggio è certamente un aiuto che può permettere di comprendere molti aspetti cardine dell’economia odierna, riflettendo su argomenti quali capitalismo, insegnamento dottrinale, autoregolamentazione, necessità di controlli, che forse sono proprio gli elementi alla base della grave crisi che ha toccato la società mondiale.

La lettura richiede una particolare attenzione, e molti passaggi risultano piuttosto complessi proprio per la complessità della materia trattata.

E’ sicuramente una lettura utile, e se si dispone di una modesta formazione di economia risulta anche piacevole e certamente un valido strumento per interpretare la realtà da punti di vista diversi da quelli imposti da media.

 

 

 
 
 

Post n.71

Post n°71 pubblicato il 02 Novembre 2010 da Pastorellos_Life
 
Tag: Libri

Cold Spring Harbor – Richard Yates

Yates, quello che definisco un altro mostro sacro della letteratura americana. Con questo romanzo, uno dei più famosi, ma da molti ritenuto il migliore, propone un ritratto dell’America di provincia durante i difficili e convulsi anni della Seconda Guerra Mondiale, raccontando le vicende di due famiglie che si incontrano e si accavallano secondo i destini, comunque già scritti, dei rispettivi protagonisti.

E’ la storia di Evan Shepard, giovane ribelle e inquieto, che conosce per caso Rachel Drake, ragazza umile e sola, illudendo e prospettando una vita che egli non avrà mai, continuamente condizionato dai suoi errori e vittima di equilibri familiari comunque compromessi. Il legame sentimentale dei due giovani è l’occasione per presentare al lettore due drammi familiari, quello dei Shepard e quello dei Drake, completamente diversi, ma comunque segnati dalla disillusione di sogni mai realizzati, in una dimensione in cui il sogno stesso è una semplice vita normale, e non come sempre accade solo una gelida apparenza.

Il significato è molto profondo e si concentra tutto sul disequilibro tra apparenza serena e realtà sofferta e difficile.

Il ritmo della narrazione è volutamente lento, e offre in questo modo una percezione maggiore dei comportamenti e del carattere dei personaggi, trasmettendo un senso di continuità scenica quasi teatrale che non annoia mai il lettore.

Mi è piaciuto molto, ma ne consiglio la lettura solo agli amanti del genere, perché un significato così profondo può essere colto soltanto con una lettura attenta e dedicata.

Se fosse una canzone “That’s life” di Frank Sinatra.

 
 
 

Post n. 70

Post n°70 pubblicato il 08 Ottobre 2010 da Pastorellos_Life
 
Tag: Libri

Legionario – Tony Sloane

 

Ecco un romanzo che è riuscito a far parlare molto di sé nonostante non sia stato scritto da un “professionista”. Tony Sloane propone la sua esperienza all’interno della Legione Straniera, il più discusso, chiacchierato, ma anche poco conosciuto corpo speciale dell’esercito francese. Negli anni si è parlato molto della durezza degli addestramenti, della difficoltà delle missioni svolte in territori di guerra lontani anche dall’attenzione dei media, ma non per questo meno pericolosi. Un motto su tutti, esprime in pieno lo spirito che anima questo corpo: Marcia o muori! Un’affermazione essenziale che racchiude in se la durezza di una dimensione ai limiti dell’umano.

Sloane propone la sua esperienza partita da un’adolescenza difficile trascorsa nella periferia inglese in una dimensione familiare priva di qualunque riferimento educativo, e approdata per caso in un centro di reclutamento della Legione Straniera.

Il racconto si snoda per tutta la durata dei cinque anni di ferma, dall’incorporamento con la firma del contratto, al faticoso addestramento di quattro mesi a Castelnudary sui Pireni dove sono vietati tutti i tipi di contatto con l’esterno, fino alla destinazione operativa al 2° REP di Calvi in Corsica, che vedrà il protagonista/autore impegnato in ben più duri addestramenti fatti di fatica, privazioni, sacrifici, dolore e sangue, con esperienze significative anche in Africa.

Il racconto è sicuramente molto forte per gli argomenti trattati, ma la narrazione è spesso noiosa perché troppo poco romanzata per l’assenza pressoché totale di dialoghi. L’esperienza vissuta viene proposta come un lungo monologo che ne aumenta il senso di credibilità e impatto emotivo, ma privando il lettore di molti colpi di scena.

Durante la lettura si percepisce l’impatto emotivo subito dall’autore di fronte a situazioni estreme e la sua differente reazione con il passare del tempo: una specie di trasformazione che la Legione Straniera opera sul suo animo, trasformandolo da un adolescente irrequieto in una macchina da guerra priva di coscienza e animata solo da ordini e istinti.

La lettura a questo punto diventa ancora più noiosa, in quanto la normalità diventa l’alternarsi di addestramenti duri alle quali il protagonista diventa ormai allenato, con colossali bevute di alcolici, risse, prostitute, punizioni in una specie di equilibrio di follia dove tutto è avulso da una dimensione di normalità. L’istinto domina l’anima, e l’uomo perde la coscienza che lo solleva rispetto agli animali.

Mi hanno colpito a tale proposito alcuni passi che ripropongo:

 

Furono pronunciate parole dure, ma la cosa che più mi colpì fu la spiegazione relativa al modo corretto di suicidarsi. Al sergente non importava se qualcuno di noi voleva farla finita: l’importante era che lo facesse correttamente in modo da non far perdere tempo agli altri.

 

Marciavamo e marciavamo; quando trovavamo dell’acqua riempivamo con sollievo le borracce, che si trattasse di una sorgente limpida e fresca o di una pozza fangosa e calda. Avevamo bisogno di bere e avremmo bevuto qualsiasi cosa. Quando ti lasci alle spalle la civiltà non ti resta che l’istinto di sopravvivenza, e la sopravvivenza è avidità: un uomo che sta per morire di fame è pronto a rubare qualsiasi cosa anche se sa che è sbagliato e se non ignora quali saranno le conseguenze.

 

Tre anni prima ero un diciottenne ingenuo, adesso ero un killer. Non mi importava un accidente delle capre che uccidevamo e neppure delle persone che avevo visto morire durante l’operazione Godoria. Non pensavo più a niente non ne avevo bisogno. Volevo solo bere fare sesso e uccidere. La trasformazione era avvenuta e mi piaceva. L’aggressività era stata alimentata tanto da ribollirmi nel sangue, l’avvertivo in tutto il corpo… il mio corpo diceva <<Fottitene! Continua così! Sbattitene!>>.

Una spugna assorbe l’acqua. Tutti noi siamo il risultato dell’ambiente che ci circonda e il modo in cui siamo trattati si rivela nel modo in cui trattiamo gli altri.

 

Ho acquistato questo romanzo più per curiosità che per un reale interesse, scoprendo un mondo lontanissimo quanto assurdo. Pertanto non posso definire l’argomento “interessante”, in quanto un giudizio di questo tipo risente molto delle inclinazioni individuali e ne consiglio quindi la lettura a chi vuole conoscere o approfondire questo tipo di argomento. In ogni caso, non è un romanzo d’avventura, o un passatempo da leggere sotto l’ombrellone, e un’aspettativa di questo tipo lascerebbe parecchio delusi.

Se fosse  una canzone “Testament” di Gae Bolg.

 
 
 

Post n.69

Post n°69 pubblicato il 25 Agosto 2010 da Pastorellos_Life
 
Tag: Libri

Io, prigioniero in Russia – Vincenzo Di Michele

Il titolo di questa biografia non lascia spazio ad interpretazioni, e in poche parole raccoglie tutto lo sgomento e la disperazione della più imponente e sanguinosa disfatta bellica che l’Italia ha subito nella Seconda Guerra Mondiale.

L’autore propone dopo una breve propria presentazione il racconto scritto dal padre Alfonso, di proprio pugno, dell’esperienza vissuta durante il servizio militare, che lo ha costretto per più di tre anni lontano di casa, confinandolo in una dimensione disumana e irreale ai limiti della sopravvivenza.La storia comincia con piacevoli ricordi di infanzia e adolescenza trascorse nel paese natale, Intermesoli sull’Appennino abruzzese alle pendici del Gransasso. E poi la chiamata alle armi negli alpini alla Brigata Julia e la partecipazione alla terribile campagna i Russia.Il racconto diventa sconvolgente, nonostante vengano volutamente omessi i dettagli più macabri, assume un’incisività tremenda riuscendo a trasmettere al lettore un incredibile senso di angoscia e sgomento, forse anche a causa di alcune premesse che sottolineano come la durezza di quei momenti non fosse nulla rispetto a quanto la vita avrebbe riservato al protagonista nei mesi a venire. La guerra “finisce”, e comincia la deportazione con massacranti marce in mezzo al nulla a -45 gradi sottozero con i soldati che incalzavano il ritmo per coloro che camminavano, e “lasciavano andare” quelli che non vi riuscivano: tanto in mezzo alla steppa, senza cibo, senza acqua (perché mangiare la neve non serve) a quelle temperature restare indietro voleva dire morire.
E poi l’arrivo al terribile campo di Tambov da dove per puro caso il protagonista riesce ad essere allontanato dopo soli tre mesi ad un pelo dalla fine, quando ormai il corpo e l’animo erano stremati.Commovente il ritorno a casa, e soprattutto il ricordo di coloro che attendevano i reduci alla stazione con in mano una foto del proprio figli/marito/fidanzato e la speranza che qualcuno di quei sopravvissuti potesse custodirne qualche informazione.E’ una lettura veramente forte, scritta con parole semplici e dirette, che forse anche per questo colpiscono come un pugno in faccia. Nonostante questo ritengo che sia una lettura assolutamente indispensabile, per riconoscere onore a chi a perduto la vita in quella folle missione, e soprattutto per non dimenticare cosa significa la guerra, anche oggi, quando è una parola che non va più di moda e si preferisce chiamarla “missione di pace”.

E’ una lettura che segna, esattamente come tante più famose quali “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern, ma che forse proprio perché meno annunciata da recensioni e commenti assume un’incisività davvero unica. La lettura è velocissima, e al suo interno parecchie foto e cartine rendono tutto ancora più reale, sottraendo alla fantasia ogni interpretazione.

Se fosse una canzone “Sul cappello che noi portiamo”.

 
 
 
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Data di creazione: 23/10/2006
 

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