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Gli effetti del cellulare sul nostro cervello

Post n°1220 pubblicato il 13 Novembre 2009 da iononsonoio2

Un nuovo studio condotto in Svezia rileva un cambiamento biologico in seguito all'esposizione prolungata ai dispositivi senza fili

MILANO - Per ora l'unico dato certo è che producono un effetto biologico sul nostro cervello. Non è ancora chiaro se ciò comporti anche dei rischi, ma viene comunque consigliato di usare con la massima accortezza (e tutte le precauzioni del caso) telefonini e altri dispositivi senza fili.

GLI EFFETTI - Da uno studio condotto dall'Università di Örebro in Svezia è emersa una forte correlazione tra l'uso dei cellulari e una proteina contenuta nel liquido cefalorachidiano, responsabile tra le altre cose di proteggere il cervello dalle influenze esterne. L'utilizzo intenso di dispositivi wireless tende a far crescere il livello di questa proteina (la transtiretina) nel sangue.

PRUDENZA - I ricercatori consigliano ancora prudenza nell'interpretazione di questi dati. Non è del tutto chiaro se l'aumento della proteina debba essere considerato un segnale di rischio per la nostra salute. Ad ogni modo, c'è ora evidenza scientifica che i cellulari producono un cambiamento biologico nel nostro cervello che, per auto-difendersi dal flusso costante di segnali wireless, tende a produrre in quantità maggiore transtiretina.

MAL DI TESTA - Una seconda parte dello studio si è focalizzata anche sui sintomi che bambini e adolescenti associano all'uso regolare dei cellulari. Sono stati rilevati mal di testa, disturbi asmatici e problemi di concentrazione. Anche in questo caso, però, è ancora troppo presto per arrivare a delle conclusioni: «È necessario svolgere ulteriori accertamenti per escludere la presenza di altri fattori».

PRECAUZIONI - In attesa di avere dati più certi sui rischi, è comunque consigliabile adottare alcune precauzioni. Solo il 2% dei bambini e degli adolescenti, ad esempio, utilizza gli auricolari. «Il che è preoccupante - sottolineano i ricercatori svedesi - Non sono stati ancora chiariti gli effetti sul lungo periodo dell'esposizione alle onde elettromagnetiche. Al momento si prende in considerazione solo il riscaldamento prodotto dai cellulari (il cosiddetto "effetto termico"). Ma potrebbero esserci altri fattori indipendenti dal riscaldamento di cui potremmo renderci conto solo dopo molti anni».

 
 
 

il ragazzo del bounty

Post n°1219 pubblicato il 06 Novembre 2009 da iononsonoio2

JOHN BOYNE

Portsmouth 1787, è la vigilia di Natale e il ladruncolo John Jacob Turnstile , quattordici anni è stato preso di nuovo con le mani nel sacco. Questa volta può scegliere la sua condanna : un anno di galera o due come sguattero a bordo di una nave. Il ragazzo non ha dubbi , sceglie il mare. Il Bounty è un maestoso vascello della flotta inglese e John incantato dalla vastità dell’ oceano , accoglie con tutta la meraviglia di cui è capace la nuovissima vita che gli si apre di fronte. Senza immaginare che sta andando incontro a uno dei viaggi per mare più travagliati di tutti i tempi , diventando testimone della più celebre rivolta della storia della marina britannica. Ma negli occhi spalancati e impazienti di un ragazzo , anche una pericolosa avventura come quella che porterà il Bounty a Tahiti , può diventare una irripetibile occasione di crescere davvero , e imparare il significato della amicizia della lealtà e del coraggio. Dall’ autore de il bambino col pigiama a righe una nuova storia , con un bambino che cresce imparando cosa sia la vita. Voto 7

 
 
 

frasi

Post n°1218 pubblicato il 05 Novembre 2009 da iononsonoio2

«Come l'individuo non è solo nel gruppo, né alcuno nella società è solo fra gli altri, così l'uomo non è solo nell'universo.»

Claude Lévi-Strauss  Claude Lévi-Strauss

 
 
 

Pausa pranzo: in declino il fast-food Gli europei in cerca di calma

Post n°1217 pubblicato il 05 Novembre 2009 da iononsonoio2

Gli italiani vogliono sedersi e mangiare pasta, gli spagnoli prosciutto, i francesi formaggio

Abbasso il panino, viva la pasta. I lavoratori italiani non ne possono più di mangiare al volo al fast food: molto meglio la mensa, se c'è, o magari il ristorante, la pizzeria, la tavola calda. L'importante è mettere nel piatto un po' di italica pastasciutta: lo rivela l'indagine «Progetto Food», condotta su oltre 4.500 lavoratori di 6 Paesi europei. Che però bacchetta gli italiani all'ora della colazione: 4 su dieci non la fanno mai o solo di tanto in tanto.

BASTA FAST FOOD – Il Progetto Food, che ha ricevuto finanziamenti dall'Unione Europea, ha coinvolto lavoratori italiani, francesi, spagnoli, belgi, svedesi e cechi. Scoprendo che le differenze fra Paesi sono meno marcate di quanto ci si potesse aspettare: un po' ovunque si sta riscoprendo la pausa pranzo tranquilla, seduti almeno a una tavola calda se non al ristorante. Solo il 3 per cento del campione, in Italia ma anche all'estero, sceglie il fast food: gli altri optano per la mensa aziendale, quando c'è (prima scelta con il 36 per cento delle preferenze), o per ristoranti e pizzerie (26 per cento). Mal che vada, al panino mordi e fuggi mangiato tristemente in piedi si preferisce una tavola calda (18 per cento dei lavoratori) o il pranzo portato da casa (un'abitudine in calo, riguarda ormai meno di un lavoratore su cinque). Si sceglie un posto vicino all'ufficio, magari economico e con un menu vario, così da poter cambiare giorno dopo giorno. «Vedo anch’io un aumento del numero di persone che si siedono per mangiare – dice Andrea Ghiselli, ricercatore dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione che, assieme all’Università di Perugia, ha collaborato al Progetto –. Sono anche cresciute le possibilità di farlo: è sempre più frequente trovare bar dove consumare un primo caldo o comunque un piatto che vada al di là del consueto tramezzino. Per fortuna, perché al momento del pasto è fondamentale prendersi tempo per mangiare, altrimenti il rischio è ingozzarsi in fretta e furia di alimenti che richiedono poca masticazione e “scivolano” giù facilmente: nella maggior parte dei casi si tratta di cibi unti, pieni di grassi. Inoltre starsene seduti a pranzo, parlando magari col vicino di tavolo, è importante perché aiuta a sentire meglio il senso di sazietà prima che ci si ritrovi a mangiare qualcosa di troppo».

PASTA – È guardando cosa va nel piatto che si scoprono le differenze fra Paesi: com'è naturale che accada, la tradizione culinaria del luogo la fa da padrona. Così, ecco gli spagnoli che non rinuncerebbero mai al loro «hamon serrano»: in terra iberica per il prosciutto c'è quasi un plebiscito, oltre il 70 per cento lo vuole a pranzo. Zuppe a volontà in Svezia e Repubblica Ceca mentre in Francia, ça va sans dire, la fanno da padroni i formaggi. E da noi? Pasta per il 45 per cento degli intervistati, accompagnata in 7 casi su dieci da semplice acqua come drink. Un’ottima scelta secondo il nutrizionista, che commenta: «La pasta va benissimo, andrebbe comunque sempre accompagnata da verdura e frutta. Ecco perché è utile sedersi al ristorante o alla mensa: in queste situazioni è più probabile ordinare anche un’insalata o un frutto, se si mangia al bar, in piedi, difficilmente accade», osserva Ghiselli. Il più delle volte, tra l’altro, la scelta di che cosa mangiare vien fatta su due piedi, senza star troppo a pensare all'equilibrio nutrizionale dei piatti: meno di un lavoratore su tre fa scelte consapevoli e corrette. Soprattutto i maschi e gli over 45 mollano gli indugi e si fanno prendere dai peccati di gola senza troppo riflettere; le donne fra i 18 e i 35 invece, forse perché pensano alla linea ancor prima che alla salute, sono le più attente a cosa mettono nel piatto. Eppure tutti predicano bene, dicendo di voler mangiare sano, in modo variato e bilanciato: dalla teoria alla pratica, però, qualcosa si perde per strada. Così, ecco anche le richieste dei lavoratori per riuscire finalmente a migliorare la propria alimentazione: uno su due vorrebbe vedere evidenziati nei menu i piatti più bilanciati e nutrizionalmente corretti, il 40 per cento vorrebbe leggere le calorie di ogni pietanza, un terzo vorrebbe addirittura trovare sui menu la tabella nutrizionale completa di ogni piatto. E non mancano i desiderata rivolti ai datori di lavoro: tantissimi gradirebbero i distributori di frutta fresca (il 64 per cento) o di acqua (53 per cento), a uno su due piacerebbe avere accesso a una palestra aziendale.

CONSIGLI – Il Progetto Food ha redatto perciò alcune raccomandazioni per ristoratori e lavoratori italiani, per cercare di migliorare sempre più la pausa pranzo: ai gestori, ad esempio, si consiglia di aver la mano leggera con sale e zucchero e di proporre prodotti regionali e di stagione, piatti unici con verdure in abbondanza, cereali, pane integrale. Chi si siede a tavola, invece, dovrebbe assaggiare prima di mettere mano alla saliera, scegliere piatti cotti in modo sano e con pochi condimenti (al forno, al vapore, alla griglia), mangiare sempre frutta e verdura e preferire pesce e pollo, evitando di mangiare ogni giorno la carne; nel bicchiere, acqua a volontà. E ci sono anche i consigli specifici per le varie categorie di lavoratori, dalla segretaria al muratore, stilati tenendo conto dei punti deboli e delle esigenze di ognuno. Si va perciò dal bancario che predilige il self service e sceglie pensando al gusto anziché alla linea, che dovrebbe evitare primi e panini troppo conditi; alla ragazza in carriera dinamica e attenta alla forma che può scegliere di tanto in tanto un gelato con frutta, ma dovrebbe guardarsi da insalate scondite e senza pane, nutrizionalmente troppo povere; fino ad arrivare all’operaio che fa lavori pesanti e non bada al girovita, che dovrebbe fare un pasto completo di primo e secondo accompagnati da frutta e verdura, rinunciando però a fare il bis della pasta e a primi troppo conditi.

COLAZIONE – Se gli italiani vengono tutto sommato promossi a pranzo, sono però quantomeno rimandati a colazione: il 14 per cento non la fa mai, il 26 per cento solo di tanto in tanto, il più delle volte accontentandosi di un caffè al bar o ai distributori automatici. Sarà per la preoccupazione di arrivar tardi in ufficio, visto il traffico congestionato del mattino, ma di certo questa è un'abitudine da cambiare (che peraltro non condividiamo con gli stranieri, mediamente più virtuosi di noi al mattino). Non si finisce mai di ripeterlo, ma una buona colazione è la “benzina” giusta per cominciare bene la giornata e lavorare al meglio. Anche perché con un misero caffè sullo stomaco si rischia di arrivare a mezzogiorno con i crampi dalla fame, a tutto svantaggio della dieta e della salute: il pericolo è mangiare troppo, mangiare male e ritrovarsi, oltre che i chili in più, anche con il famoso “cerchio alla testa” che impedisce di lavorare come si deve nel pomeriggio. «Entro le 10, 10.30 del mattino dovremmo introdurre il 25- 30 per cento delle calorie della giornata: il 20 dalla colazione, il resto dallo spuntino – spiega Ghiselli –. In caso contrario è più probabile finire per concentrare gran parte delle calorie quotidiane in un’unica occasione, fatto che costituisce di per sé un fattore di rischio per lo sviluppo di sovrappeso e obesità. La colazione andrebbe fatta prima di uscire di casa, sedendosi a tavola magari coi figli per mangiare con calma. Ma sappiamo che questa oggi è quasi fantascienza, tutti in famiglia hanno orari diversi e la frenesia ci prende già dal mattino. Fermo restando che basterebbe alzarsi dieci minuti prima per dedicare al primo pasto della giornata il tempo che merita, in deroga alla regola si può anche fare colazione al bar: questa abitudine non è da demonizzare, vanno (abbastanza) bene anche cornetto e cappuccino. In altre parole, sono meglio di niente: se l’alternativa è digiunare fino a pranzo, piuttosto fermiamoci al bar», conclude il nutrizionista.

 
 
 

Salute: Il Caffe' Protegge Dai Danni Al Fegato Da Epatite c

Post n°1216 pubblicato il 22 Ottobre 2009 da iononsonoio2

Qualche tazzina di caffe' puo' essere utile a proteggere dai danni al fegato prodotti dall'epatite C: infatti l'amore per la tazzina abbassa del 53% il rischio di progressione della malattia epatica. Lo rivela uno studio diretto da Neal Freedman del National Cancer Institute (NCI), pubblicato sulla rivista Hepatology. La ricerca ha anche dimostrato che coloro che non beneficiano dei trattamenti standard contro l'epatite possono trarre giovamento dall'aumento del consumo di caffe'. Secondo dati OMS l'epatite C colpisce 3-4 milioni di persone l'anno e nel 70% dei casi l'infezione diventa cronica aumentando il rischio di ammalarsi di cirrosi e cancro epatico. Gli esperti hanno esaminato 766 pazienti con fibrosi o cirrosi legate al virus e che non rispondevano alle terapie farmacologiche standard. I ricercatori hanno esaminato con quale velocita' progredisse la loro malattia correlando questo dato col consumo individuale di caffe' e visto che coloro che bevono tre o piu' tazzine al di' hanno il 53% in meno di rischio di progressione del danno epatico. La stessa associazione, dopo quasi quattro anni di monitoraggio dei pazienti, non e' stata riscontrata con il te' e altre bevande, concludono gli esperti. (ANSA).

 
 
 

Salute: Un Cerotto Per Aiutare Malati Di Sclerosi Multipla

Post n°1215 pubblicato il 22 Ottobre 2009 da iononsonoio2

 Un cerotto per rimanere in 'equilibrio' contro la sclerosi multipla. Una ricerca apre nuovi spiragli terapeutici per il trattamento dei problemi di equilibrio e di movimento nei malati affetti da questa malattia degenerativa. La ricerca, compiuta dal gruppo di studio dell'Istituto Don Gnocchi di Milano coordinato da Davide Cattaneo, docente di Riabilitazione Neurologica, ha sperimentato per la prima volta la metodica del cerotto, finora utilizzata nella fisioterapia sportiva, sui malati di sclerosi multipla. Questa malattia molto spesso crea ai pazienti problemi di equilibrio e possibili cadute dovute ad una combinazione di fattori quali debolezza generale, incapacita' di gestire la postura del corpo e l'inadeguata informazione sensoriale. Nello studio dell'Istituto milanese il cerotto, creando una stimolazione biomeccanica, e' stato utilizzato per una serie di applicazioni sui muscoli del polpaccio, che assumono un ruolo prioritario per l'equilibrio umano. I risultati dello studio hanno evidenziato dei 'tangibili' miglioramenti nei malati sia per quanto riguarda l'equilibrio sia la velocita' e la confidenza nel camminare. ''Questi dati - ha commentato il gruppo di ricerca - gettano le basi per una serie di future sperimentazioni che si spera possano spiegare in modo piu' preciso quali meccanismi propriocettivi possono permettere di convivere, in modo meno invalidante, con una malattia degenerativa, la sclerosi multipla, che oggi in Italia interessa all'incirca 30.000 persone''.(ANSA

 
 
 

VARIE

Post n°1214 pubblicato il 21 Ottobre 2009 da iononsonoio2

Ciao a tutti voi che passate, ultimamente non aggiorno molto , non passo nei blog amici , è vero e avete ragione, ma il tempo passa e cambia anche la vita. Cambiano i programmi e gli impegni e qualcosa va messo un poco in disparte anche a malincuore ..Forse l' avevo scritto da qualche parte , lavoro in un centro trasfusionale ospedaliero e ultimamente mi stanno arrivando un fracco di mail e messaggi che parlano di bambini di 5 anni gruppo B POS  che hanno bisogno di sangue , a parte il fatto che questo piccolo da 10 anni ha 5 anni , è una bufala , una catena che gira continuamente, spesso il bambino cambia il nome ma falsa è sempre. Ci sono emergenze vere ma se partono richieste partono da centri trasfusionali , e  tra l' altro prima di proclamare via mail si confrontano con gli altri centri perchè siamo collegati in una rete provinciale e poi regionale .

 
 
 

frase

Post n°1213 pubblicato il 18 Ottobre 2009 da iononsonoio2

«Sorridi anche se il tuo sorriso è triste, perchè più triste di un sorriso triste c'è la tristezza di non saper sorridere.»

jim morrison

 
 
 

Atlantide, colpa di uno tsunami c'è Santorini dietro alla leggenda

Post n°1212 pubblicato il 14 Ottobre 2009 da iononsonoio2


UNA esplosione vulcanica gigantesca in mezzo al mare, un'onda che viaggia per centinaia di chilometri fino a raggiungere e sommergere una grossa isola dell'arcipelago greco. E' questo l'episodio apocalittico che avrebbe ispirato la leggenda di Atlantide, l'isola scomparsa di cui parlò per la prima volta Platone dei suoi Dialoghi. Secondo uno studio, a provocare l'episodio ispiratore sarebbe stato proprio uno tsunami, l'onda anomala che dal 2006 ci è tristemente familiare e che ha provocato 547 morti in Indonesia e più di 100 nelle isole Samoa.

Le isole dell'arcipelago di Santorini, 200 chilometri a sud della Grecia, sono oggi ciò che resta di quella che un tempo era un'unica isola, poi distrutta da uno dei più grandi fenomeni vulcanici della storia, la cosiddetta "eruzione minoica di Thera". Le onde si sarebbero diffuse in tutto il bacino dell'Egeo in sole due ore, raggiungendo un'altezza di circa trenta metri, ed entro due giorni sarebbero arrivate anche le ceneri riversate dall'esplosione vulcanica.

Fu insomma questo uno dei più terrificanti eventi vulcanici mai accaduti, che devastò l'isola di Thera (oggi Santorini) e con lei l'insediamento minoico ad Akrotiri. L'episodio si verificò fra il 1630 e il 1550 a. C. e secondo una ricerca dell'Istituto Interuniversitario di Scienze Marine di Eilat, in Israele, avrebbe ispirato a Platone la storia della civiltà sommersa, un tempo ricchissima e potente.

"Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole, c'era un'isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme...": con queste parole, nel 421 a. C., il filosofo greco descrisse nel Timeo la leggenda di Atlantide ed è probabile che a impressionarlo sia stata proprio la catastrofe di 1000 anni prima. Gli studosi israeliani hanno infatti scoperto che lo tsunami che colpì Santorini provocò un'onda capace di estendersi per oltre 1000 chilometri, quanto basta per raggiungere le coste israeliane.
I ricercatori hanno analizzato proprio le spiagge di Israele, scavando a 20 metri sotto il livello del suolo, fino a trovare resti di sedimentazioni risalenti al momento dell'eruzione vulcanica. "Abbiamo ricostruito cosa accadde - spiega a Livescience il geoarcheologo marino Beverly Goodman - e quello che abbiamo trovato sottoterra può essere solo il risultato del deposito provocato da un'onda anomala".

Una teoria analoga è stata avanzata anche dal giornalista italiano Sergio Frau nel suo libro Le colonne d'Ercole in cui spiega che le colonne di cui parla Platone andrebbero in realtà identificate con il canale di Sicilia, e che dunque l'isola di Atlantide sarebbe in realtà la Sardegna. La scoperta, secondo i ricercatori israeliani, potrebbe in ogni caso aiutare a capire meglio gli tsunami di oggi. Un evento di portata così devastante è infatti non solo in grado di sommergere un territorio ma un'intera civiltà e, conclude Goodman, non è escluso che non possa ripetersi in futuro proprio nel Mediterraneo.

 
 
 

La donna da un libro al giorno un blog, e un dolore nascosto

Post n°1211 pubblicato il 14 Ottobre 2009 da iononsonoio2

Nina Sankovitch ha 46 anni e vive a Westport, Connecticut. Un titolo ogni 24 ore, e un blog in cui inserisce le sue recensioni. Legge di tutto. Ma il 28 ottobre l'esperimento finirà...

La signora legge in giardino, sul trattore, sulla panchina, in spiaggia, sulla neve. Legge di giorno e di notte, al tavolino e a letto. Il medaglione che sfoggia in petto dice tutto: un omino che legge sul gabinetto. Naturalmente la signora, che faceva l'avvocato, specializzata in cause ambientali, sa bene che la lettura, a questi ritmi, è un lusso che si può permettere perché la serenità economica aiuta. Ah, certo, i ritmi: un libro al giorno. Un libro al giorno per un anno, 365 libri dal leggere tutti di un fiato, dall'alba al tramonto.

Ma non pensiate che quella di Nina Sankovitch, 46 anni, da Westport, Connecticut, sia una sfida snob e demodée: al fruscìo della carta stampata la signora non disdegna lo schermo del computer. Anzi. La signora è una vera blogger e redallday.org  "leggi tutto il giorno", si chiama il sito in cui incasella, uno a uno, i libri che ha letto e di cui offre, uno per uno, una sua recensione. Oggi siamo a quota 350, la signora ha cominciato giusto un anno fa, era il 28 ottobre, il giorno del suo 46esimo compleanno: L'eleganza del riccio, il bestseller di Muriel Barbery, è stata la prima scelta, poi a ruota Gli emigrati di W. G. Sebald, Un giorno per morire di Jean Claude Izzo, e vai così.

La signora legge di tutto, alto e basso, Thomas Pynchon e l'ultimo noir. L'unico relax dal testo scritto, rivela al New York Times, è una puntata di New York Csi in tv: il poliziesco distrae sempre. Non punta a nessun record, non è una bibliofila, dice: "Leggere, scrivere, leggere per 365 giorni". Perché lo fa? "Perché no?" è la risposta. "Amo leggere, non c'è altra cosa al mondo che vorrei fare di più, e con il blog voglio dividere la mia gioia". Solo questo?


C'è anche un bel reparto italiano nella libreria della signora. Non è una studiosa di letteratura: segue l'istinto. Sembra un personaggio uscito da Italo Calvino: Se una notte d'inverno un viaggiatore, la lettura come magnifica ossessione. "Non l'ho letto", dice. Punto. Di un grande come Alberto Moravia, per esempio, ha letto un romanzo minore: L'amore coniugale. Ma non è un caso: è un romanzo che racconta la storia di uno scrittore che si perde nella scrittura. Nina ne è attratta: "Le due pagine in cui il narratore critica la sua stessa scrittura potrebbero servire come ottimo esercizio per ogni scrittore".

Ha letto anche Montalbano, Nina, La pazienza del Ragno: "Camilleri ha tutto quello che io adoro in un poliziesco: bella ambientazione piena di dettagli sul paesaggio e sul cibo, una varietà di personaggi che sono tanto interessanti quanto caratteristici del luogo...".

A Nina piace l'Italia dei dettagli, l'Italia verace: "Recentemente ho letto Valeria Parrella e ho amato quelle sue piccole storie ambientate a Napoli". Ha già in programma un altro noir italiano: "Questa settimana o la prossima voglio leggermi Poisonville di Massimo Carlotto e Marco Videtta", che sarebbe la traduzione di Nordest. Noir, ancora noir. "Oh, se è per questo ho letto quella grandissima raccolta di brevi storie noir, Roma Nera", dice: ed è una raccolta curata da Chiara Stangalino e Maxim Jakubowski per il mercato anglosassone, racconti di Antonio Scurati, Carlo Lucarelli, Tommaso Pincio, Enrico Franceschini, Nicola Lagioia.

Tra pochi giorni l'esperimento finirà: ma il 28 ottobre del 2009 sarà davvero l'ultimo del suo blog? "Io così sto anche cercando di alleviare il dolore che sento da quando ho perso mia sorella, quattro anni fa, dopo una breve malattia. Quest'anno ho l'età che lei aveva quando è morta. Era troppo giovane per morire, amava tantissimo la lettura. E io non riuscirei mai a colmare neppure una frazione di tutte le letture che si è lasciata indietro".

 
 
 
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Nel giorno del dolore, accendiamo una candela 

per rispettare il dolore dei familiari

delle vittime del sisma.

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LETTERE A INCHIOSTRO

SOLO PER I MEMBRI
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CANZONE DI BERTOLI

 

Quando credi d'essere sola su un atollo in mezzo al mare
Quando soffia la tempesta e hai paura di annegare
Chiama, chiama piano Sai che non sarò lontano
Chiama, tu, chiama piano
Ed arriverò io in un attimo, quell'attimo anche mio
Quando crolla il tuo universo tra le righe di un giornale
Quando tutto intorno è perso e hai finito di sperare
Chiama, chiama piano Sai che non sarò lontano
Chiama, tu, chiama piano
Ed arriverò io in un attimo, quell'attimo anche mio
Quando il fuoco sembra spento e non pensi d'aspettare
Quando il giorno resta fermo e decidi di volare
Quando certa d'aver vinto sulla nube di veleno
E il tuo cielo è già dipinto di un crescente arcobaleno
Chiama, chiama piano Sai che non sarò lontano
Chiama, tu, chiama piano
Ed arriverò io in un attimo, quell'attimo anche mio

 

CANZONE DEL BAMBINO NEL VENTO

Son morto con altri cento,
son morto ch'ero bambino:
passato per il camino,

e adesso sono nel vento.
Ad Auschwitz c'era la neve:
il fumo saliva lento
nel freddo giorno d'inverno
e adesso sono nel vento.
Ad Auschwitz tante persone,
ma un solo grande silenzio;
è strano: non riesco ancora
a sorridere qui nel vento.
Io chiedo come può l'uomo
uccidere un suo fratello,
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.
Ancora tuona il cannone,

ancora non è contento
di sangue la belva umana,
e ancora ci porta il vento.
Io chiedo quando sarà
che l'uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare,
e il vento si poserà

 

FRASI

Un libro deve essere come un'arma
che possa rompere i mari ghiacciati
dentro di noi. 
 Franz Kafka

I libri sono specchi:
riflettono ciò che abbiamo dentro.
Carlos Ruiz Zafón

La libertà è come l'aria: si vive nell'aria;
se l'aria è viziata, si soffre;
se l'aria è insufficiente, si soffoca;
se l'aria manca si muore.

luigi sturzo

Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono.

(Hegel)

 

ULTIMI COMMENTI

Ecco perché non uso spesso il cellulare. ^_^
Inviato da: LadyAileen
il 15/11/2009 alle 21:54
 
io sono un malato di sclerosi multipla primariamente...
Inviato da: marco
il 15/11/2009 alle 13:39
 
interessante,,ciao buon week end un bacio!
Inviato da: raggiodiluce1974
il 13/11/2009 alle 22:51
 
Niente di più vero.....
Inviato da: margot968
il 10/11/2009 alle 15:26
 
è uscito da poco
Inviato da: iononsonoio2
il 07/11/2009 alle 20:04