Creato da Faccio_le_capriole il 13/04/2009
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You donít know? Iíll show.

Post n°10 pubblicato il 23 Aprile 2010 da Faccio_le_capriole

Sì lo so, è abbastanza evidente che dal povero vedovino sfigatino che ero, mi stia mano mano trasformando in un pessimo “ piezz’e popo’ “. Pure appropriatamente odorante.
Ma che ci volete fare, la mia vita è così profondamente cambiata nel suo corso, e non per volontà mia, che ora sono decisamente incazzato, ma così decisamente incazzato che non mi faccio più troppi problemi. Anzi direi che non me ne faccio più alcuno.

Mi invitano ad una cena a Milano, organizzata in uno di quegli attici lussuosi in centro, ricavati abusivamente negli anni 80 in qualche sottotetto e poi risanati in uno dei vari condoni.
Tutto fantastico, luminosissimo, curatissimo. Dalle tartine disposte a forma di fiori, alla disposizione in tavola dei flûte a semiellissi concentriche.
Lei, la padrona di casa è una “giovane imprenditrice di successo” (ha quasi cinquant’anni ed è decisamente una figlia di papà), che non mi ha mai visto (e mai più mi vedrà).
La persona che mi accompagna e che in realtà ha ricevuto l’invito trascinandomi a faticoso rimorchio è una mia concittadina, pendolare per lavoro nella bolgia milanese, aspirante direttrice del marketing dell’azienda della giovane imprenditrice di successo (ossia di suopapà). 
Credo che abbia scelto di portami dietro, nella stolta speranza di fare bella figura visto che, ultimamente, a suon li lampade, di palestra e di cremine esfolianti additivate con guano del uccellino dell’orologio a cuccù, il mio aspetto è decisamente migliorato (non sono più verde ed mio tessuto muscolare non ha più la densità di un caco troppo maturo). Poi insomma qualche lingua la so e, nella ambiente giusto (in un circolo per sordomuti) il mio sarcasmo riesce ad essere pungente affascinante ed allegro.
Ammetto che lei un po‘ mi piace, ma ammetto anche che è un po’ troppo agitata per i miei gusti. Fa troppe cose, salta balla, e corre su e giù. Per questo conservo con lei un certo distacco, sinonimo della grande maturità raggiunta dal mio ego, che mi consente di limonicchiarci un po’, ma senza impegno.

Comunque sia, dopo essermi spaccato la testa per trovare un posto sicuro dove parcheggiare il mio Jaguar, camminiamo per un tempo enorme alla ricerca dello stabile. Nel dubbio in cui, fumare sigarette di tabacco non sia più di moda e vi sia il rischio di non avere accesso ad un luogo adeguato per consumare le mie solite 30 cicche serali, fumo come un turco (voi che sapete i turchi fumano molto?) per addensare abbastanza nicotina nel mio sangue.
Quando finalmente siamo prossimi ad entrare in questa splendida dimora, lei mi guarda per controllare se sono ordinato, poi mi da una mentina Frisk (così forte che quasi mi scioglie un dente) come se fosse una medicina, nel vano tentativo di diminuire l’odore di posacenere che mi porto dietro.

Quando finalmente entriamo in casa, dopo aver aspettato l’ascensore per un quarto d’ora (sarà stata l’ora di punta? Sai qua a Milano con la tangenziale non si sa mai), ho la lingua insensibilizzata e la stessa sete di un dromedario alla fine di una traversata del deserto. Peccato che da bere ci siano solo delle bollicine (champagne e francicorta) che oltre a farmi schifo, causano un effetto davvero poco felice al mio percorso gastroenterico.

Vedo che sono tutti molto glamour, uno ha pure un pellicciotto addosso (io che no me ne intendo affatto dico che quasi certamente si tratta di pelo di nutria del fiume Sesia) e la padrona di casa brilla quasi dorata in mezzo a tutti.
Tirata e gonfiata come solo un chirurgo estetico può fare dispensa abbracci e baci, anche a me. Effettivamente, l’artifizio di quella quinta o sesta di reggiseno non sfigurano nel complesso dei soggetti.
Finiti i convenevoli, la padrona di casa ci molla a chiacchierare con uno vestito come un Elton John sgualcito, che fa il responsabile del marketing (ma tutti con sto marketing? Ma qualcuno che lavora davvero c’è ?) di una “nuova e dinamica software house” e la sua fidanzata, una cerbiattona bionda ed altissima, che, considerate le enormi dimensioni di quello che sembra essere il suo pomo di Adamo, potrebbe dover firmare le ricevute della carta di credito con il nome di Alfonso.
Parliamo di molti argomenti ma io stupisco tutto il mio piccolo pubblico (ma soprattutto Clara, la persona con cui sono venuto qui, che già temeva di vedermi sbiellare pubblicamente), mostrando una discreta cultura relativa al software sviluppato da questa “nuova e dinamica software house”, tanto che mi permetto di lanciare anche qualche idea che viene definita “intrigante”. Elton coglie così l’occasione per chiedermi il numero di telefono, per potermi chiamare per discutere più “agiatamente” delle mie idee (agiatamente un cazzo!!!).
Io tentenno un po’, poi chi mi accompagna mi sfonda un rene con una gomitata ed io consegno il mio biglietto da visita.
Quindi, visto che le mie idee sono delle cagate pazzesche, che anche il geco di mio nipote potrebbe avere e la accoppiata piuttosto androgina ora vivo nel terrore di sentire squillare il telefono.

Ma torniamo alla cena. Finito il Tête-à-Tête con Elton ed Alfonso, io mi procuro un bagno per ovvi espletamenti (sono già pieno di Franciacorta e se non rutto liberamente per un po’ poi finisce che faccio altro, di peggio. Mi devo spiegare od avete capito?).
In bagno, grosso come un trilocale, c’è un bel gruppetto di giovanotti di più sessi, perfettamente sconosciuti, ma molto amichevoli, che a mio avviso nasconde in tutta fretta una bella pista di coca da sniffare.
Ovviamente la cosa non è affar mio, ma il troppo affollamento mi impedisce di dare il meglio di me ed il rutto bitonale che tanto aspettavo è rimandato. Chiedo se qualcuno sa dove si può andare a fumarsi una gran bella sigarettona.
Lo sbigottimento generale si placa solo quando mostro la purezza delle mie intenzioni esponendo il pacchetto di Camel Light.
Il messaggio è abbastanza chiaro, in questo ambiente sociale che si fa le canne è condannato. Solo coca.
Mi indicano la presenza di un balconcino che si raggiunge salendo di qua e poi scendendo di là. O si scendeva di qua e si saliva di là?
Così mi perdo almeno un paio di volte. Poi riconosco la padrona di casa che limona con una specie di ragazzotto che probabilmente viene retribuito a tassametro (forse penserò male, ma faccio davvero fatica a pensare ad un colpo di fulmine nei confronti dell’imprenditrice un po’ incartapecorita) e le chiedo indicazioni.
Così trovo subito il posto: Un metro per uno, popolato da sette persone che fumano a ritmo serrato senza spiccicare parola.
Mi sento già a mio agio. Resisto sul posto per un po’, almeno sino a che il freddo non attiva un po’ dei miei affidabili e salubri reumatismi.
Quando torno, Clara mi fulmina con lo sguardo. È inchiodata al muro con due di quelli che stavano in bagno a sniffare coca, che le stanno ad un millimetro di distanza, probabilmente dediti al baccaglio pesante. Mi introduco nella conversazione con un savoir faire garbato, elegante ed abbagliante: la abbraccio e la limono un po’, così senza spiccicare parola. Così i due mi guardano e se ne vanno facendosi reciprocamente spallucce. Scopro che uno è il figlio della padrona di casa e l’altro il figlio del secondo ex marito della padrona di casa. Ovviamente entrambi anche loro imprenditori di successo.
Poi finalmente arriva il pastasciuttone con la polpa di granchio scolato all’istante da un cuoco vestito tutto colorato con un marcato accento veneto. Uno piatto davvero interessante della serata. Serata che continua ancora per un bel po’. Diciamo pure troppo per i miei gusti, soprattutto perché le cose interessanti da vedere si erano esaurite in quanto ho già raccontato. Più che qualche noioso discussione di lavoro e di commenti banali, non accade nulla.

In macchina mentre torniamo lei è un po’ appisolata, io invece sono stracolmo d’aria di Franciacorta. Si addormenta quasi subito e la porto a dormire da me. Solo che dorme tanto pesantemente che non riesco nemmeno a fare un po’ di petting.
Alla prossima, va.

 
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