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IncidentediPercorso

Tra cyber-SPAZIO e SPAZIO-urbano, inCONTRI e sCONTRI nella società della comunicazione

 

VIRTU@LIS

 

 

1° tappa: Fortezza Vecchia di Livorno (2008)


2° tappa: Pinacoteca Comunale di Gaeta (2010)

La mostra itinerante ispirata al libro

Stiamo prendendo contatti per le prossime tappe.
Chi volesse segnalarci un luogo dove ospitare l'evento
può scrivere a: artsfactory@libero.it

 

INFERNET. COSE DELL'ALTRO MONDO


F> non sei soddisfatto del tuo reale?
M> no non lo sono
M> cerco anche una persona con la quale si possa parlare...
F> è interessante che tu dia importanza anche al dialogo
M> e non parlo di cose strane......!!
F> gli uomini in genere non amano raccontarsi
M> dimenticavo non capisco nulla di calcio.
F> neanche io tranquillo!

 

LA COLONNA SONORA

 

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Un abbraccio a chi si ricorda sempre di lasciarmi un...
Inviato da: sam007
il 24/10/2008 alle 15:24
 
Un saluto da Roberta. Dolce notte.
Inviato da: stella112
il 21/10/2008 alle 00:23
 
Ti lascio un saluto... ciao Sam
Inviato da: stella112
il 28/07/2008 alle 15:13
 
Ricambio il saluto... (*_*)Ciao ciao
Inviato da: stella112
il 03/06/2008 alle 17:10
 
fantastica serata anche a te! :))
Inviato da: sam007
il 29/05/2008 alle 17:43
 
 

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"Oltre al giallo delle stelle: l'Olocausto dimenticato"

Foto di sam007

Serata in ricordo delle altre vittime del Nazismo
Letture canzoni videoperformance

A cura di: Francesca del Moro, Claudia Piaz, Adriana M. Soldini

Arteria, Vicolo Broglio 1/e Bologna
giovedì 27 gennaio 2011 h 20.00 - 23.00

Poesie, performance, video e testimonianze sulle vittime dimenticate dell’olocausto a cura di: Adriana M. Soldini, Claudia Piaz, Francesca Del Moro, Miranda Benetti, Lorenzo Romanazzi, Pasquale Sacchinelli, Valentina Gaglione, Lupo Angel, Massimiliano Chiamenti, Gian Marco Basta, Eleonora Galliani, Sergio dell’Aquila. Brani musicali interpretati da Carolina Alabrese e Giulio Zampieri.

Al termine, Open Mic, microfono aperto per chiunque voglia portare il proprio contributo al tema.

“Erano tredici milioni di uomini e i Nazi fecero tredici milioni di grigia grigia cenere”. Così cantava Fausto Amodei. Tredici milioni di morti. Milioni e milioni di persone rinchiuse nei lager e contrassegnate dal simbolo della loro colpa. Nero, verde, rosso, giallo, rosa, viola, blu, marrone. Per identificare a prima vista le categorie sociali ed etniche che il totalitarismo nazista e fascista voleva sterminare, i dirigenti dei campi di concentramento avevano stabilito che i deportati portassero oltre al numero di matricola, rilasciato all’ingresso del campo, un’etichetta di un dato colore e forma sulla parte sinistra della giubba e sui pantaloni. Oltre al giallo della stella di David formata con due triangoli sovrapposti e con sopra impressa la scritta “Jude”, gli altri internati portavano un singolo triangolo di stoffa con il vertice verso il basso. I colori concorrevano all’obiettivo di negare l’identità e il percorso esistenziale della persona caratterizzando i prigionieri secondo stereotipi in voga nella società anche prima della guerra. Omosessuali, rom, dissidenti, comunisti, testimoni di Geova sono solo alcune delle categorie di persone sterminate dai nazisti. Eppure se chiedi a qualcuno cosa sia l’Olocausto con ogni probabilità ti risponderà: “Il genocidio degli ebrei” e tenderà a stimare il numero di vittime del nazismo intorno ai sei milioni. Tante erano infatti le vittime della shoah, che la letteratura, la politica, il cinema e l’arte in genere non hanno mai smesso di ricordare e commemorare giustamente. In occasione della giornata della memoria, il nostro intento sarà rendere giustizia agli altri sette milioni di uomini rimasti uccisi dall’ideologia più feroce che la Storia ricordi. Un’ideologia nutrita e ingigantita da pulsioni che fanno parte della natura umana e che oggi, anche nel nostro paese, vengono spesso fomentate e in qualche modo convalidate da rappresentanti della politica e delle istituzioni.

 
 
 

Adriana M. Soldini, Pubblico Ministero nel Processo all'autore Oliver Pianca

Post n°202 pubblicato il 14 Dicembre 2010 da sam007
Foto di sam007

 Associazione cult. VIA DE' POETI

nell'ambito di "Parole in Circolo"

i salotti culturali di Bologna,

Associazione LIBRI e DINTORNI 

COMUNE di BOLOGNA e Quartiere RENO 

 

Presentano per "ASSAGGI di SCRITTURA 5": 

 

MARTEDI' 14 dicembre, ore 21,00

 

Sala "Falcone e Borsellino"

Centro Civico Quartiere Reno
via Battindarno 123 - Bologna

 

PROCESSO all'AUTORE:  OLIVER PIANCA

 con il Libro

"Se i cani non ci fossero, i gatti sarebbero felici?"

 

Pubblico Ministero : Adriana M. Soldini

Avvocato Difensore : Salvo Quinto

Cancelliere : Debora Pometti

Presidente della Giuria Popolare : Alfredo Stori

Testimoni: Valentina Gaglione e Gianmarco Basta

Testimone dell’accusa: Francesca Del Moro

Testimone della Difesa: Valentina Gaglione

Accompagnamento Musicale : Romano Romani

Procuratore Generale del Tribunale di Via de'Poeti : Lupo Angel

 

Un vero processo alla figura e all'opera dell'Autore

dove l'analisi della scrittura e dei contenuti è veramente libera

dove il pubblico è chiamato a dire la sua attraverso

una GIURIA POPOLARE

scelta tra gli intervenuti alla serata

e dove si riflette in modo costruttivo per tutte le parti del dibattimento.  

 

 

Ingresso Libero

 

Info:  postapoeti@libero.it -  tel. 340 3479570

www.viadepoeti.it 

 

 
 
 

Speciale ‘Arte-Fiera – Art-First 2010’, la 3° giornata

Post n°201 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
 
Foto di sam007

Brigitte Kowanz

“Echo”

 

 

2008
Neon bianco, specchio, vetro

 
 
 

Speciale ‘Arte-Fiera – Art-First 2010’, la 3° giornata

Post n°200 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
 
Foto di sam007

Vania Comoretti

“Gratia” (Part.)

 

 

2009
Acquerello, china e pastello su carta
Dimensioni variabili

 
 
 

Speciale ‘Arte-Fiera – Art-First 2010’, la 3° giornata

Foto di sam007

di Adriana M. Soldini

 

 

Se “Art White Night” di sabato sera è stata graziata da una previsione meteorologica disattesa, consentendo una grande partecipazione all’evento, l’ultima giornata di “Art First” è stata funestata da una copiosa nevicata che ha creato disagi ai visitatori e un po’ penalizzato l’affluenza.
Malgrado ciò, questa 34a edizione chiude i battenti con un bilancio positivo e il consenso del pubblico, composto dallo zoccolo duro dei bolognesi sempre fedeli a una delle manifestazioni più importanti dell’anno e da una buona percentuale di presenze da fuori città.
In battuta finale, si segnalano gli ultimi tre artisti: Michal Macku, Vania Comoretti e Brigitte Kowanz.
Una tecnica che ha richiesto la coniazione di una parola nuova tutta per sé: gellage. È così che, dal 1989, l’artista ceco Michal Macku, presentato dalla Galleria “Paciarte Contemporanea” (Pad. 15 D 2), ha voluto chiamare la tecnologia da lui inventata che firma il suo lavoro artistico. Si tratta di una complessa rimozione chimica dell’emulsione di gelatina dalla pellicola fotografica per trasferirla su carta dando una nuova forma all’immagine. Nel tempo, il gellage si è evoluto in “glass gellage” per la sua applicazione al vetro. Una trasparenza amata dall’artista, perché richiama la gelatina e in più consente di operare delle sovrapposizioni di immagini. Questo ha permesso a Macku di passare dalla bidimensionalità alla tridimensionalità delle fotografie-sculture con il guadagno di una resa artistica più incisiva. L’artista si mette in scena nudo in questa rappresentazione che si può definire “una radiografia dell’anima”, dove è reso visibile ciò che è invisibile, sbucciando il corpo dalla maschera che mostra al mondo, seguendo le convenzioni imposte dalla società. È un viaggio introspettivo alla ricerca di sé nella sua poliedricità percepibile nella moltiplicazione della figura nell’opera. Un modo di mostrarsi senza spazio, senza tempo, senza riferimenti geografici. Ci sono soltanto il chiaro, lo scuro e la trasparenza del vetro. Ogni lastra sovrapposta all’altra è come una pagina che si va a sfogliare della sua identità. È l’emergere da ognuna di pensieri inconclusi della coscienza all’orecchio estraneo dello spettatore; grovigli interiori che nella realtà sono sensazioni più o meno percepibili. Macku non offre una chiave di lettura, ma lascia a ogni osservatore attento l’opportunità di trovare la propria.
Invece, non si deve incorrere nell’errore di pensare che il fine dall’iperrealismo di Vania Comoretti si limiti a  una fedele riproduzione della realtà. Si peccherebbe di superficialità pensare che la maestria nell’uso di acquerello, china e pastello su carta, per la resa anche del più piccolo dettaglio e di una quasi impercettibile imperfezione, sia fine a se stessa. L’artista friulana indaga il corpo con rigore scientifico per trovare in ogni sua parte tracce di quello che riveste: l’anima. È la conoscenza del mondo interiore dell’essere umano a interessare la Comoretti. La nostra vita è scritta sul nostro corpo, soprattutto le esperienze che ci hanno messo alla prova e che hanno fatto increspare la pelle. L’artista vuole carpirne ogni segreto e porre l’accento sull’individualità con la sua tecnica eccelsa su fondo neutro, mostrando allo spettatore quanto sia importante saper guardare oltre ogni apparenza. L’installazione “Gratia” nello stand della Galleria “Guidi & Schoen” di Genova (Pad. 18, C 16) si ispira al linguaggio sintetico e simbolico degli ex voto anatomici, oggetti devozionali che riproducono le parti del corpo (principalmente in argento, latta o cera), esposti in attesa o a suggello di una grazia ricevuta. L’opera è composta da una ventina di disegni che rappresentano particolari del corpo, con a monte uno studio approfondito sui tagli delle parti anatomiche rappresentati nella pratica degli ex voto. Mani, bocche, piedi, seni, nasi, hanno perso il loro richiamo identitario per riferirsi all’universale, spingendo lo spettatore a sentirsi partecipe della fragilità e della vulnerabilità che tutti accomuna.
È una delle più affermate light artist del mondo, mentre è poco conosciuta in Italia. È docente alla prestigiosa Universität für angewandte Kunst di Vienna e, di recente, è stata insignita del massimo premio austriaco per meriti artistici. Si chiama Brigitte Kowanz e da quasi trent’anni lavora con la luce artificiale per creare suggestivi light box e sofisticate installazioni sempre in relazione con lo spazio architettonico. Fil rouge della sua ricerca è un profondo interesse per il mondo della scienza. Infatti, è tra i pochi artisti che collaborano sistematicamente con fisici, neurologi e matematici, traducendo sistemi e scoperte in un linguaggio basato sui meccanismi della percezione dello spazio, sia fisica che neurologica. La Kowanz manipola lo spazio, sfruttando la relazione reciproca tra lo stimolo ottico e i messaggi semantici che frequentemente scrive con il neon e che poi frammenta e moltiplica all’infinito, attraverso un gioco di specchi, come l’echo dell’opera in mostra ad Art First presso lo spazio della Galleria “Nikolaus Ruzicska” (Pad. 20, B 40). La luce è sempre completamente in se stessa anche se non resta mai presso di sé, come usa affermare l’artista. È come entrare nel salone degli specchi di un luna park, pensando che ogni immagine riflessa sia quella reale a causa dell’inganno del virtuale. Le opere della Kowanz sostengono il principio di quanto la realtà propriamente detta possa essere differente a seconda del punto di vista da cui la si guarda. È anche un invito a non fissare il nostro sguardo solo su ciò che è tangibile, scientificamente dimostrabile, ma di aprire la mente e lasciare spazio alle infinite possibilità che la sperimentazione può offrire, alla magia che è insita nel mondo, all’immaginazione, con un’interpretazione che si avvale soprattutto di materiali freddi, ma che non è scevra di raffinata poetica. 

 

Didascalia immagine:
 

Michal Macku
Glass gellage n.XI
2007
49 x 24 x 10 cm

Pubblicato sul giornale online "L'Argonauta" il 2 febbraio 2010

 
 
 
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INFO


Un blog di: sam007
Data di creazione: 27/04/2007
 

IL LIBRO


IP Incidente di Percorso

di A.M. Soldini

Giraldi Editore 2007

 

LA TRAMA


Invece di seguire gli amici in vacanza, Eleonora passa l’estate in città per terminare un’importante ricerca. Il forzato isolamento è interrotto sporadicamente dalle connessioni a internet. Una sera si imbatte in un personaggio brillante dotato di un forte carisma, Hermes. Gradatamente, la giovane donna abbassa il livello di guardia e inizia per lei un lungo viaggio in un territorio sconosciuto, fino a rasentare il labirinto dell’ossessione.

Dal taglio psicologico, il romanzo offre uno squarcio su un mondo parallelo e ne svela i meccanismi che entrano in gioco.

 

L'INCIPIT


24 ottobre 2002, ore 7.30. Fermata dell’autobus “Rizzoli”.

Nubi nere cariche di rabbia e di pioggia sovrastano la città brulicante di presenze vacue, indifferenti, che si intersecano e si scontrano.

Sotto lo scalino del marciapiede resta un mucchietto di cicche e di lattine vuote reduce di momenti di comunione, passati tra risate chiassose e confessioni sussurrate nella notte appena trascorsa. Sul muro di fronte, manifesti strappati, incollati uno sopra l’altro, narrano di vite contraffatte.

 

A.M. SOLDINI


Laureata in Storia Orientale, si è occupata per anni di archeologia, in particolare di preistoria. Ha collaborato con università, musei e istituti culturali. Ha scritto per diverse riviste, curando anche rubriche personali. È ideatrice e fondatrice di Arts Factory. Gruppo libero di Autori e Artisti. Si esibisce in performance sul territorio nazionale. Ha creato una nuova figura nel campo della critica d'arte: la NARRATRICE D'ARTE. Scrive testi critici e presenta mostre di artisti contemporanei.

 

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incidentedipercorso@libero.it