IncidentediPercorsoTra cyber-SPAZIO e SPAZIO-urbano, inCONTRI e sCONTRI nella società della comunicazione |
VIRTU@LIS
1° tappa: Fortezza Vecchia di Livorno (2008)

2° tappa: Pinacoteca Comunale di Gaeta (2010)
La mostra itinerante ispirata al libro
Stiamo prendendo contatti per le prossime tappe.
Chi volesse segnalarci un luogo dove ospitare l'evento
può scrivere a: artsfactory@libero.it
INFERNET. COSE DELL'ALTRO MONDO

F> non sei soddisfatto del tuo reale?
M> no non lo sono
M> cerco anche una persona con la quale si possa parlare...
F> è interessante che tu dia importanza anche al dialogo
M> e non parlo di cose strane......!!
F> gli uomini in genere non amano raccontarsi
M> dimenticavo non capisco nulla di calcio.
F> neanche io tranquillo!
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Post n°200 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
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Post n°199 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
Tag: ., Adriana M. Soldini, Art First, Art White Night, Bologna, Brigitte Kowanz, ex voto, Galleria Guidi & Schoen, Galleria Nikolaus Ruzicska, Genova, glass gellage, Glass gellage n.XI, Gratia, iperrealismo, light artist, Michal Macku, neon, Universität für angewandte Kunst, Vania Comoretti, Vienna di Adriana M. Soldini
Se “Art White Night” di sabato sera è stata graziata da una previsione meteorologica disattesa, consentendo una grande partecipazione all’evento, l’ultima giornata di “Art First” è stata funestata da una copiosa nevicata che ha creato disagi ai visitatori e un po’ penalizzato l’affluenza. Didascalia immagine: Michal Macku Pubblicato sul giornale online "L'Argonauta" il 2 febbraio 2010 |
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Post n°198 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
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Post n°197 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
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Post n°196 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
Tag: Adriana M. Soldini, Art First, arte contemporanea, Bologna, Bruno Walpoth, cacciatore di teste, cacciatore d’anime, Détails d’une forêt, Düsseldorf, Eva Jospin, Fabiano De Martin Topranin, Firenze, francese, Fratelli Lucchetta, GaBLs, Galerie Voss, Galleria Biagiotti Progetto Arte, Harding Meyer, Il Cielo sopra Berlino, Parigi, pittura, Pièce Unique, Premio Gruppo Euromobil under 30, Rob Sherwood, Scultura, tedesco, Wim Wenders di Adriana M. Soldini Pubblicato sul giornale online "L'Argonauta" il 31 gennaio 2010 |
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Post n°195 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
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Post n°194 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
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Post n°193 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
Tag: Adriana Duque, Adriana M. Soldini, an actress portrait, Art First, arte contemporanea, Arte Fiera, barocco, Bologna, Boris Missirkov, Bulgaria, Cvetana Maneva, Daniel, Felipe, Fiera Internazionale, filmmaker, Firenze, For Gallery, Galeria Horrach Moya, gelatine.fotografia, Georgi Bogdanov, Hall 18, Joshua, LCD, Marck, Palma de Mallorca, Peithner-Lichtenfels, Sichel, staged documentary, Svizzera, video-sculture, videoarte, Vienna, Wien di Adriana M. Soldini Pubblicato sul giornale online "L'Argonauta" il 30 gennaio 2010 |
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Post n°192 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
di Adriana M. Soldini |
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Post n°191 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
LA2000+45”, alla Mondadori Multicenter Pubblicato sul giornale online "L'Argonauta" il 23 gennaio 2010 |
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Post n°190 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
alla Grafique Art Gallery “Il leggendario scontro tra Gilgamesh ed Enkidu” Pubblicato sul giornale online "L'Argonauta" il 12 gennaio 2010 |
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Post n°189 pubblicato il 06 Dicembre 2010 da sam007
di Adriana M. Soldini La scultura lignea è una pratica artistica ai margini dei linguaggi contemporanei. I tempi che impone mal si adattano agli attuali dinamismi, a velocità sostenuta e mutevoli, ai quali il legno con la sua rigidità si contrappone. Eppure il legno contiene un’anima che l’artista va a liberare, perché è materia vivente del mondo vegetale che l’uomo, dagli albori della sua esistenza, carica di simbolismo cosmico. Peter Demetz |
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Post n°188 pubblicato il 03 Dicembre 2010 da sam007
di Adriana M. Soldini Video correlato su YouTube: |
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Post n°187 pubblicato il 03 Dicembre 2010 da sam007
di Adriana M. Soldini In alcuni periodi, nella tua arte, prevalgono le rappresentazioni di corpi acefali; in altri, focalizzi l’attenzione sulla parte superiore del corpo, come ora con l’anti-ritratto. In che modo è cambiato nel tempo il tuo rapporto con la resa della figura umana? La scelta di parcellizzare il corpo nasce dalla volontà di riuscire, lavorando molto sulle immagini verticali e sui torsi, a distogliere lo sguardo dall’occhio come elemento catalizzatore. È tipico della percezione ottica cercare lo sguardo raffigurato nell’opera che si ha davanti. Questo meccanismo mi disturbava molto e tuttora, quando lavoro sulle teste, gli occhi sono sempre chiusi. Cosa rappresentano per te le deformazioni e i grumi di colore che si addensano sulla superficie delle tue opere, dove la materia pare collassare? Hanno a che fare con la paura del decadimento del corpo nella vecchiaia o nella malattia? Oppure sono la rappresentazione del nostro lato oscuro e li si può leggere come un severo monito sulla decadenza mentale dell’uomo di oggi? Non sono in grado di lanciare moniti, né lo desidero, ma reco chiari i segnali di un’appartenenza a questo clima culturale e alle sue debolezze. Sposto nell’immagine le paure e non faccio mistero del fatto che tutta la mia costruzione vorrebbe somigliare alla parabola del ritratto di Dorian Gray. Capita all’immagine quello che allontano in vita. Ne consegue una valenza psico-magica, direbbe Jodorowsky, ed è un esercizio che compio consapevolmente da molti anni. Queste azioni hanno a che fare con quello che chiami “lato oscuro”; so che tu ami citare una frase di Goethe (“Dove c'è molta luce, l'ombra è più nera”, N.d.R.), un autore del quale presto mi servirò. Una sua frase sarà forse l’incipit per una mostra che farò prossimamente: “ora l’aria è si piena di fantasmi che nessuno sa più come evitarli”. Vengo dal mondo dell’archeologia e non ho potuto fare a meno di provare una particolare attrazione per i tuoi moulage. Tu hai affermato: “Amo l’uomo che si riappropria della sua forma di statua, l’uomo di Pompei”. È il fascino del corpo eternato? Ha a che fare con il binomio Eros-Thanatos? Sì. È insopprimibile. Forse l’amore si dichiara nella carica sensuale immessa nel fare pittura e scultura. Per me non si tratta mai di azioni delegabili, ma sempre vissute in prima persona. Tento però di evadere dai luoghi comuni di un certo romanticismo, come quello di molto cinema, teso a “rapire” la vita delle persone. A fermare l’attimo, la fugacità, sono sempre stato disinteressato. M’interessa invece fissare la morte di un’immagine o strappare la vita alla stessa. Come ti relazioni con la spiritualità e quale è la tua idea del Male? Potrei dirti che ho la sensazione di realtà sottili, anzi, penso di esserne invaso. La spiritualità che riconosco coincide con la percezione del preesistente che ci transita e che ci attraversa. Molto del mio lavoro è percepito come un elemento disturbante, perché si carica di quei segnali che generalmente leggiamo come portatori del male. Di sicuro, apprezzo moltissimo in arte quella che è stata definita da altri una vitalità del negativo. C’è un’animazione nel negativo che non sappiamo trovare altrove. E le mie immagini sono delle tavole che descrivono ampiamente questa condizione, trascinando le forme al di fuori della loro serenità. Forse viene fuori anche il tuo lato negativo nelle opere… Costantemente. La pratica dell’arte non è qualcosa di cui si fa esperienza attraverso l’eccedenza, ma molto spesso la mancanza e, soprattutto, un ostinato egoismo. So che non ami parlare di come realizzi le tue opere e non vuoi essere visto mentre lavori. Quanto sei disposto a dire sulla tua tecnica? Più che tecniche, ho sistemi, tanti e in aumento. Ne sono anche geloso, certo, perché sono degli incontri che nascono da una frequentazione con il materiale molto lunga e difficile, a volte pericolosa e non amo essere osservato al lavoro: m’irrigidisco, divento meccanico e ripetitivo. Riguardo ai materiali, si può dire che ricorre da tantissimi anni l’uso della lastra di rame. Mi pare che tu abbia una particolare predilezione per questo tipo di supporto? A me piacciono i supporti dotati di rigidità oppure quelli che possono diventarlo; è il caso della carta incollata su tela. Non sopporto la mollezza delle superfici. La peculiarità dei metalli è che hanno la capacità di restituire un’immagine che si carica dell’umore lucente del supporto, nonostante tratti spesso la superficie con acidi, come le lastre che ho qui in studio. Come vedi, della brillantezza d’origine restano solo pochi indizi dai quali iniziano a farsi spazio le immagini. Tu metti anche a bollire le carte, non è vero? Questo capita nel momento in cui le applico sulla tela. Devono ammorbidirsi, è necessario. Ci sono dei tecnici che sanno benissimo far aderire una carta sulla tela senza intaccare minimamente l’immagine. Io invece scuoto la forma a ogni passaggio. Nel momento in cui la carta deve essere applicata alla tela diventa cruciale l’attimo in cui sembrano entrare in comunicazione tutti i materiali: il corpo della tela, quello della carta e la quantità di terra e colori che ci sono sopra. Perché questo scambio avvenga nel migliore dei modi, bisogna rendere elastica la superficie che si vuole far aderire al supporto. Tornando al tema dei luoghi, come interagisci con l’ambiente dove la tua idea di arte prende forma? Quello che mi creo intorno non deve essere uno spazio di agio e di eccessivo confort. Nel mio studio non ci sono sedute e resto in piedi tutto il giorno. Invece, alimentare la dose di disordine mi serve a stimolare l’immaginazione. Diversi sono gli altri ambienti domestici. Mi piace riposare nell’ordine minimale, quasi una pausa di decompressione. - Segue - |
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Post n°186 pubblicato il 03 Dicembre 2010 da sam007
di Adriana M. Soldini Il concetto di corpo-carcere si applica anche al rapporto con il tuo corpo? È la storia dei fantasmi che ci abitano e dell’inconscio collettivo. Ripensando a quelle che possono essere state le origini della forma che si porta appresso gli sfregi come elemento descrittivo e portante, devo andare davvero molto indietro nel tempo: avevo sette anni quando ho cominciato a fare un’operazione simile. A quel tempo m’interessavano moltissimo gli egizi. Della sfinge per me erano importanti le mancanze così come le sopravvivenze della forma. Io non vedo mai nel mancante la lacuna che deve essere riempita. Questo vuoto, questo lapsus, è semplicemente un pieno detto in maniera diversa. Ora, il fatto che io non possa sopravvivere alle mie immagini è una cosa che mi crea sgomento, e si fa largo allora questa invadenza nel corpo di molti lavori altrui per causare una collisione temporale che è contro natura, così come lo è il fatto di assistere molto tempo prima del dovuto alla fine delle immagini. È come dicevo prima, una forma di sovraesposizione delle immagini e la voglia di aggredire tutti quei momenti in cui la storia si è rivelata così sicura di sé da poter compiere delle forme algide e pulite, intatte. Non è un caso che m’interessi - la mostra “Presente” lo evidenzia benissimo - al periodo neoclassico e purista o a quella parte di pittura seicentesca che disegna con luce e ombra in maniera molto fedele e compatta, quasi fotografica come nel caso di Ribera. Le immagini che io scelgo sono spesso piuttosto vicine al modo che abbiamo noi oggi di intendere il mondo attraverso l’invenzione della fotografia. Anche l’immagine di un giottesco è pulita e intatta, certo, però si tratta di un’operazione di tale sintesi per cui la mia riduzione, almeno al momento, non riesce a trovare spazio. Mi sono accorto molto tempo dopo di come queste informazioni sono riemerse nella fissità dell’immagine che conduco oggi, nella necessità di bloccarla, di renderla quasi uno strumento ipnotico. Infatti, hanno origini davvero remote se li vogliamo intendere così. Se invece preferiamo parlare di un atteggiamento critico nuovo e radicale che mi ha scosso, devo attendere i 19-20 anni per imbattermi nel pensiero, non nella persona, di Mattia Moreni. Continuo a dirlo, la lettura di “L’ignoranza fluida” per me è stato un momento di svolta che ha coinciso con l’abbandono di pitture di sola superficie.
- Segue- Pubblicato sul giornale online "L'Argonauta" il 13 novembre 2009 |
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Post n°185 pubblicato il 03 Dicembre 2010 da sam007
di Adriana M. Soldini Hai cercato di creare una sensazione di presente continuo. Le tue opere sono andate a colloquiare con la struttura antica del convento e le ‘cover’ di quelle custodite nei depositi museali di Bagnacavallo hanno fatto da cerniera, giocando sull’ambiguità come se tutto fosse contemporaneo o tutto antico. Che significato hanno per te il tempo e la memoria? E che rapporto hai con il futuro? La mostra, come giustamente suggerivi, tende a boicottare quello che è il diffuso rapporto con il tempo e il modo in cui si pensano le opere dei musei o quelle che costituiscono il cosiddetto passato. Non dimentichiamo anche che tutte queste immagini sono state a loro tempo il futuro di qualcuno. Tutto quello che vedi è sempre stato il futuro di qualcun altro e a me piace costantemente inquinare i codici del tempo. Non mi sento perfettamente legato a un periodo e vorrei quasi materializzare alcuni versi di Nietzsche contenuti nelle cosiddette “lettere della follia”, laddove il filosofo esprime il desiderio di incarnare o abitare ogni nome della storia. A tal fine,per registrare la propria persistenza nelle immagini, nonostante si cerchi di cancellarsi, è indispensabile avere una grandissima disinvoltura con quelle che sono le categorie del tempo. |
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Post n°184 pubblicato il 03 Dicembre 2010 da sam007
di Adriana M. Soldini La cosa che rende stupefatti di Samorì è l’essere già un maestro a soli 32 anni. Così, risulta inappropriata la definizione che spesso si legge di “giovane artista”. È da preferirsi l’espressione “un artista maturo di giovane età”, perché si è lasciato indietro da tempo tutta la sua generazione e numerosi artisti di lungo percorso. Lo si può considerare come il celebre Fausto Coppi, di cui si diceva: un uomo solo al comando. Non è solo un artista eccelso, ma si rivela anche un raffinato filosofo dell’arte a chi lo incontra di persona. Ha una dialettica che incanta e una cultura enciclopedica, senza essere spocchioso e autocelebrativo. Non ha nemmeno quella sicurezza arrogante che molti giovani artisti (propriamente detti) già inopportunamente sfoderano dopo i primi consensi. Anzi, di una umiltà disarmante, proprio come lo sanno essere i grandi, tanto che certamente leggerà con disappunto questa breve presentazione a uno stralcio del piacevolissimo colloquio avvenuto nella sua casa-studio a Bagnacavallo. E, come valore aggiunto, possiede una dote fondamentale per un uomo: l’ironia. Chi ama Nicola Samorì o, semplicemente, chi ama l’Arte, non potrà fare a meno di arrivare all’ultima riga. E non resterà deluso, perché l’artista, seppur schivo, si è esposto con generosità, raccontando anche aneddoti inediti. Più di ogni altra cosa, ha aperto un varco profondo per lasciare intravedere lo spazio privato dove nasce la sua idea di arte.
- Segue - Pubblicato sul giornale online "L'Argonauta" il 13 novembre 2009 |
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Post n°183 pubblicato il 03 Dicembre 2010 da sam007
di Adriana M. Soldini Nasce a Bologna il 23 Agosto 1978. Sin da bambino, vive in mezzo ai colori e ai materiali, perché suo padre era scultore. Maestro di vita, prima di tutto, e maestro d’arte, gli trasmette quello che sta alla base del lavoro dell’artista: il modo di approcciarsi a questo mestiere, senza dover cercare fuori quello che in realtà si ha dentro di sé. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Bologna, seguendo un percorso legato alla scultura, ma soprattutto all’architettura. Poi, prosegue la formazione all’Accademia di Belle Arti e a vent’anni, partecipa con passione al corso di scenografia teatrale del professor Enrico Manelli, andando verso l’artistico dell’architettura. Negli anni trascorsi a elaborare progetti di scenografie per spettacoli teatrali, matura l’idea di impiegare lo stesso modus operandi alla scultura. Nel 2000, realizza le prime “Nuvole”, utilizzando rame e ferro, a cui seguiranno i “Ponti” e le “Case”, per giungere all’ultimo ciclo delle “Navi leggere”. Vive a Bologna e lavora a Casalecchio di Reno (BO). Le sue opere hanno partecipato a numerose mostre, collettive e personali, in regione (Faenza, Ferrara, Modena), soprattutto nel bolognese (Bologna, Bazzano, Castel Maggiore, S. Giovanni in Persiceto, Vergato). A Bologna, si segnala nel 2006 la prima personale di rilievo con la Galleria Nanni. A partire dallo stesso anno, espone nelle grandi fiere d’Arte (Bolzano, Reggio Emilia, Verona, Vicenza, Viterbo), con la prestigiosa partecipazione nel 2007 a MiArt Milano Arte. Sul territorio nazionale, le tappe sono state a Montegrotto Terme (PD), Montefiore dell'Aso (AP), Catania e nell’ultimo anno, si consolida nella provincia di Lucca, a Pietrasanta e Camaiore. All’estero, ha partecipato in Svizzera ad “Arte a Lugano” nel 2007.
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Post n°182 pubblicato il 03 Dicembre 2010 da sam007
di Adriana M. Soldini Siamo nel mezzo di un mare ideale. Un faro è posto al centro, attorno a cui le navi girano. Una circumnavigazione che diventa circumambulazione degli spettatori, simile a quel rito fra i più antichi e universalmente attestati, attinto direttamente dal simbolismo cosmico. Video correlato: Pubblicato sul giornale online "L'Argonauta" il 9 novembre 2009 |
INFO
DOVE TROVARLO

Lo puoi acquistare in libreria o se preferisci ordinarlo online:
http://www.lafeltrinelli.it/catalogo/aut/928643.html
http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8861550355/IP__Incidente_di_percorso.htm
http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/autore-soldini_adriana_m__.htm?redirectt=si
www.ibs.it/libri/Soldini+Adriana+M./libri.html
www.webster.it/vai_libri-author_Soldini+Adriana+M-shelf_BIT-Soldini+Adriana+M-p_1.html
http://www.unilibro.com/find_buy/product.asp?sku=12408348&idaff=0
LA TRAMA
-ori.jpg)
Invece di seguire gli amici in vacanza, Eleonora passa l’estate in città per terminare un’importante ricerca. Il forzato isolamento è interrotto sporadicamente dalle connessioni a internet. Una sera si imbatte in un personaggio brillante dotato di un forte carisma, Hermes. Gradatamente, la giovane donna abbassa il livello di guardia e inizia per lei un lungo viaggio in un territorio sconosciuto, fino a rasentare il labirinto dell’ossessione.
Dal taglio psicologico, il romanzo offre uno squarcio su un mondo parallelo e ne svela i meccanismi che entrano in gioco.
L'INCIPIT

24 ottobre 2002, ore 7.30. Fermata dell’autobus “Rizzoli”.
Nubi nere cariche di rabbia e di pioggia sovrastano la città brulicante di presenze vacue, indifferenti, che si intersecano e si scontrano.
Sotto lo scalino del marciapiede resta un mucchietto di cicche e di lattine vuote reduce di momenti di comunione, passati tra risate chiassose e confessioni sussurrate nella notte appena trascorsa. Sul muro di fronte, manifesti strappati, incollati uno sopra l’altro, narrano di vite contraffatte.
A.M. SOLDINI

Laureata in Storia Orientale, si è occupata per anni di archeologia, in particolare di preistoria. Ha collaborato con università, musei e istituti culturali. Ha scritto per diverse riviste, curando anche rubriche personali. È ideatrice e fondatrice di Arts Factory. Gruppo libero di Autori e Artisti. Si esibisce in performance sul territorio nazionale. Ha creato una nuova figura nel campo della critica d'arte: la NARRATRICE D'ARTE. Scrive testi critici e presenta mostre di artisti contemporanei.




Inviato da: sam007
il 24/10/2008 alle 15:24
Inviato da: stella112
il 21/10/2008 alle 00:23
Inviato da: stella112
il 28/07/2008 alle 15:13
Inviato da: stella112
il 03/06/2008 alle 17:10
Inviato da: sam007
il 29/05/2008 alle 17:43