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Creato da islam.nur il 29/09/2008

La Luce di Allah

"Dì: “Egli Allah è Unico, Allah è l’Assoluto. Non ha generato non è stato generato e nessuno è uguale a Lui” Al-Ikhlâs, 1/4

 

 

IL MALE NEL NON AGIRE

Post n°234 pubblicato il 21 Novembre 2009 da islam.nur
 
Tag: Aqidah, Kufr
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بسم الله الرحمان الرحيم 

 

Patologia d’inazione

"...Fra i musulmani "tradizionali" larga diffusione ha ottenuto il punto di vista per cui chi abbia detto Lā ilāha illā ’Llāh sia un credente, quand’anche non osservi le prescrizioni di Allah l’Altissimo. Il rifiuto dell’osservanza dei principî e delle norme della religione di Allah non è da loro giudicato come miscredenza (kufr), se non è accompagnato da un fatto: la negazione (juhūd) dell’illecito o il riconoscimento dell’illecito come permesso (istihāl).

Secondo tale idea la fede, confermata con il cuore e la parola, è liberata dall’obbligo del convalidamento per mezzo dell’azione.

I sapienti dell’Islam però si attengono all’opinione opposta.

“Sbaglia chi ritiene l’abbandono delle azioni obbligatorie (farā’id) un peccato parimenti al compimento dell’illecito (harām) e simili. Non è cosí, essi non sono uguali. Il compimento deliberato dell’illecito senza riconoscimento di esso come permesso (halāl) è, infatti, semplicemente un peccato. L’abbandono delle azioni obbligatorie (farā’id), non per ignoranza e senza giustificazione, costituisce miscredenza, ossia kufr (Fath al-bāri’, I, 23).

La patologia d’inazione ha luogo in varie manifestazioni. Noi l’esamineremo nell’esempio dell’abbandono delle cinque preghiere quotidiane (salā).

Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “Il primo fatto, per il quale l’uomo sarà interrogato nel Giorno del Giudizio sarà la preghiera” (Nasā’ī, at-Tirmidī, ibn Māja).

L’Inviato (pace e benedizioni su di lui) disse anche: “Vi è stato insegnato che la differenza tra noi e loro è la preghiera, perciò se qualcuno di voi l’abbandonerà, diventerà miscredente” (Ahmad, Nasā’ī, at-Tirmidī).

Egli disse anche: “Tra l’uomo e la miscredenza sta la preghiera” (Muslim, Abū Dā’ūd, Nasā’ī).

Alī (che Allah sia soddisfatto di lui), disse: “Chi non prega non è credente” (at-Tirmidī, Hakīm).

Ibn Mas'ūd (che Allah sia soddisfatto di lui), disse: “Chi abbia abbandonato la preghiera non ha niente che fare con la religione” (Muhammad ibn Nasr Mirwāzī).

Riferisce al-Hallāl in Sunna (III, 586) da Ubayd Allāh ibn Hanbal, che questi disse: “Mio padre mi rese noto che al-Humaydī disse: «Mi è giunto alle orecchie che secondo alcuni chi abbia riconosciuto la preghiera, la tassa (zakāt), il digiuno (sawm) ed il pellegrinaggio (hajj), ma non compia niente di ciò, finché non muoia è un credente, qualora non sia negatore». Al che dissi: «Questa è palese miscredenza in Allah, e contraddice il Suo Libro, la Sunna dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui), e le opere dei musulmani»”.

L’imām Abū abd Allāh Ahmad ibn Hanbal disse: “Chi ha affermato ciò, ha compiuto kufr: ha negato un ordine di Allah ed ha negato ciò che è giunto con il Profeta (pace e benedizioni su di lui)”.

L’imām ibn Batta (che Allah abbia misericordia di lui) disse: “Chiunque abbia abbandonato, negandole oppure non riconoscendole, parte delle prescrizioni obbligatorie (farā’id), le quali furono affermate da Allah l’Altissimo e Onnipotente nel Suo Libro, o furono ribadite dal Suo Inviato (pace e benedizioni su di lui) nella sua Sunna, è un miscredente per palese kufr, e ciò non lascia dubbî in nessun ragionevole credente in Allah e nel Giorno del Giudizio” (al-Ibana, II, 754).

Taluni fra i musulmani “tradizionali” eseguono la preghiera, ma ignorano le altre azioni obbligatorie: in tal modo lo spregio delle farā’id prescritte ai musulmani costituisce kufr.

L’ignoranza, l’incuria, la sfiducia, gli intendimenti scorretti, l’indottrinamento esterno, le idee perniciose del secolarismo, gli sforzi per assimilare fede e miscredenza, gli ostacoli posti al pieno e completo appello all’Islam ed alla sua assoluta affermazione su vasta scala, portano alla diffusione di errori pericolosi, con molti dei quali è connesso l’Islam ‘tradizionale’.

La gente si sforza per adattare a sé la religione di Allah, respingendone gli elementi ‘scomodi’, adducendone il motivo o per tradizione, o per tolleranza, o per moderazione, o per centrismo, o per modernità, o per civiltà, o per diversi pretesti vergognosi.

A tal proposito ha detto Allah l’Altissimo:

“... Credete dunque in una parte del Libro e ne rinnegate un’altra? Non c’è altro compenso per chi tra voi agisce cosí se non la disgrazia in questa vita, e nel Giorno della Resurrezione subirà i piú duri tormenti. Allah non è incurante di quello che fate(Corano-al Baqara, 85).

Trascurando le norme di Allah ed i principî fondamentali della Sua religione, i musulmani “tradizionali” si coprono con le parole Lā ilāha illā ’Llāh come se fossero uno scudo, non prestando attenzione al fatto che:

  • la pronunzia di Lā ilāha illā ’Llāh è insufficiente senza la piena comprensione del senso di queste parole. Se l’uomo non intende tutta la potenza, il carattere onnicomprensivo ed il significato eccelso di tali parole, se non le segue in tutti gli aspetti della pratica di vita, e se non si guarda da tutto ciò che è incompatibile con le parole suddette, egli non ha capito l’Islam;
  • la pronunzia di Lā ilāha illā ’Llāh è insufficiente senza la profonda e consapevole fede nell’unicità di Allah, non soltanto con il riconoscimento di Allah quale proprio Dio, ma anche con la consacrazione di tutte le forme d’adorazione a Lui solo;
  • la pronunzia di Lā ilāha illā ’Llāh è insufficiente senza il riconoscimento che il governo, la legislazione e il potere appartiene solo ad Allah;
  • la pronunzia di Lā ilāha illā ’Llāh è insufficiente senza l’osservanza delle prescrizioni di Allah e di quei confini del lecito e dell’illecito, che Egli ha fissato per noi;
  • la pronunzia di Lā ilāha illā ’Llāh è insufficiente senza la convinzione del musulmano in essa, sia nel cuore, sia nelle parole, sia nelle opere.

La semplice ripetizione delle parole Lā ilāha illā ’Llāh, senza il rispetto di esse come legge di vita, non pone perciò l’uomo nel novero di coloro i quali adempiono la missione affidata da Allah, e di conseguenza non gli reca vantaggio né in questa vita, né in quella eterna.

L’Islam “tradizionale” in primo luogo contraddice specificamente Lā ilāha illā ’Llāh sia nell’azione, sia nell’inazione, rappresentando un pericoloso errore ed un’associazione (širk), adiacente alla miscredenza".

 

(tratto da "L'Islam 'tradizionale': eziologia e patogenesi" della Sorella Najma Stella Dudova)

JazakAllahu khairan al fratello abd Allāh Nūr as-Sardānī per la traduzione

 
 
 

DELL’ORDINARE IL BENE E PROIBIRE IL MALE (1)

Post n°233 pubblicato il 20 Novembre 2009 da islam.nur
 
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بسم الله الرحمان الرحيم

 

Allah Altissimo ha detto:

“Sorga tra voi una comunità che inviti al bene, raccomandi le buone consuetudini e proibisca ciò che è riprovevole. Ecco coloro che prospereranno” (Corano-Âl-‘Imrân, 104)

L’Altissimo ha detto:

“Voi siete la migliore comunità che sia stata suscitata tra gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e proibite ciò che è riprovevole...” (Corano-Âl-‘Imrân, 110)

L’Altissimo ha detto:

“Pratica il perdono, ordina il bene, e allontanati dagli ignoranti” (Corano-Al-A’râf, 199)

L’Altissimo ha detto:

“I credenti e le credenti sono alleati gli uni degli altri. Ordinano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole...” (Corano-At Tawba, 71)

L’Altissimo ha detto:

“I miscredenti fra i Figli di Israele che hanno negato, sono stati maledetti dalla lingua di Davide e di Gesù figlio di Maria. Ciò in quanto disobbedivano e trasgredivano e non si vietavano l’un l’altro quello che era nocivo. Quant’era esecrabile quello che facevano!” (Corano-Al-Mâ’ida, 78/79)

L’Altissimo ha detto:

“Di’: La verità (proviene) dal vostro Signore: creda chi vuole e chi vuole neghi...” (Corano-Al Kahf, 29)

L’Altissimo ha detto:

“Proclama con forza quello che ti è stato ordinato...” (Corano-Al hijr, 94)

L’Altissimo ha detto:

“...salvammo coloro che proibivano il male e colpimmo con severo castigo coloro che erano stati ingiusti e che perversamente agivano” (Corano-Al A’râf, 165)

I versetti che si riferiscono a questo capitolo sono molti e conosciuti.

Da Abû Sa’îd al-Khudrî (r)

“Ho sentito il Messaggero di Allah (saws) dire:

“Chi di voi veda un male, lo corregga di propria mano; e se non ne è in grado, lo faccia colla lingua; se non ne è in grado, lo faccia col cuore, e questa è la fede più debole”. (Muslim)

Da Ibn Mas’ûd (r)

Il Messaggero di Allah (saws) disse:

“Non vi è stato Profeta che Allah abbia mandato in una comunità prima di me, che non vi avesse degli amici sinceri e dei compagni, che ne prendessero a regola la sunnah e ad esempio il comportamento; e che poi venissero dopo di loro dei successori che dicevano quello che non facevano, e facevano quello che non era stato loro ordinato. E chi lottava contro costoro di sua mano era un credente, e chi lottava contro di essi con la lingua era un credente, e chi lottava contro di essi col cuore era un credente; e al di là da questo non vi era un grano di senape di fede”. (Muslim)

Da Abû’l-Walîd ‘Ubâda ibn as-Sâmit (r)

Facemmo atto d’obbedienza al Messaggero di Allah, impegnandoci ad udire e ad obbedire, nelle situazioni avverse come nelle favorevoli, nelle situazioni agevoli come nelle asperità, al di sopra delle nostre inclinazioni; e a non contestare l’autorità a chi la detiene – a meno che non vediate patente miscredenza; e ne avrete la prova evidente da Allah l’Altissimo -; e a dire la verità ovunque fossimo, senza temere, nel nome di Allah, censura da nessuno” (Al-Bukhârî e Muslim concordano)

Da an-Nu’mân ibn Bashîr (r)

Il Profeta (saws) disse: “Chi resta fermo entro i limiti stabiliti da Allah, e chi vi incorre, sono simili a delle persone che tirino a sorte su una nave, e una parte vada sopra, e l’altra sottocoperta; e quelli che stanno di sotto, se devono cercare dell’acqua, passano accanto a quelli che stanno sopra di loro, e dicono: “Se aprissimo un buco nella nostra parte di nave, non disturberemmo quelli che ci stanno sopra”. Se questi li lasciassero fare come vogliono, perirebbero tutti insieme; se lo impedissero loro, scamperebbero, e scamperebbero tutti insieme”. (Al-Bukhârî)

Dalla Madre dei Credenti Umm Salama Hind bint Abî Umayya Hudhayfa (r)

Il Profeta (saws) disse: “Saranno stabiliti sopra di voi dei Principi: li riconoscerete e li disapproverete; e chi li aborrirà, sarà innocente, e chi li disapproverà, sarà salvo, mentre chi ne sarà soddisfatto, ne seguirà la sorte”. Chiesero: “Messaggero di Allah, non li combatteremo?”. Rispose: “No, fintanto che manterranno la salât in mezzo a voi”

Dalla Madre dei Credenti Umm al-Hakam Zaynab bint Jahsh (r)

Il Profeta (saws) entrò da me spaventato, dicendo: “Non c’è altra divinità all’infuori di Allah; sventura sugli Arabi da un male che già s’approssima; è stato aperto della muraglia di Gog e Magog un buco così”, e unì pollice e indice a cerchio. Chiesi: “Messaggero di Allah, periremo, pur avendo in mezzo a noi dei pii?”. “Sì – rispose – quando aumenterà il disordine”. (Al-Bukhârî e Muslim concordano)

 

FINE PRIMA PARTE

 

(tratto da “Riyâd as-Sâlihîn” dell'Imâm an-Nawawî, rahimahullah)

 

 
 
 

DELL’ORDINARE IL BENE E PROIBIRE IL MALE (2)

Post n°232 pubblicato il 20 Novembre 2009 da islam.nur
 
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بسم الله الرحمان الرحيم

 

 

Continua...

Da Abû Saîd al-Khudrî (saws)

Il Profeta (saws) disse: “Guardatevi dal sedervi a conversare nelle strade”. Obbiettarono: “Messaggero di Allah, per le nostre riunioni non abbiamo uno spazio in cui conversare”. E il Messaggero di Allah (saws) disse: “Se non potete fare a meno delle vostre riunioni, date alla strada quel che le spetta di diritto”. “E qual è il diritto della strada?”, chiesero. Rispose: “Abbassare lo sguardo, eliminare l’ostacolo, rendere il saluto di pace, e ordinare il bene e proibire il male”.

(Al-Bukhârî e Muslim)

Da Ibn ‘Abbâs (r)

Il Messaggero di Allah (saws) vide un sigillo d’oro al dito di un uomo; glielo tolse e lo gettò via, dicendo: “Qualcuno di voi ha voglia di un ciottolo di fuoco da mettersi in mano?”. Dopo che il Messaggero di Allah (saws) se ne fu andato, proposero a quell’uomo: “Riprenditi il sigillo, e traine un guadagno”; ma egli rispose: “No, per Allah, non lo riprenderò mai più, dopo che l’ha buttato via il Messaggero di Allah”. (Muslim)

Da Abû Sa’ îd al-Hasan al-Basrî.

‘Â’id ibn ‘Amr si presentò all’improvviso da ‘Ubaydullah ibn Ziyâd e disse:

“Figliolo, io ho sentito il Messaggero di Allah (saws) dire: “Il male dei governanti sta nell’agire con durezza”. Guardati dall’essere di questi!”. Egli ribatté: “Siedi, giacché tu sei soltanto la pula dei

Compagni di Muhammad (saws)”. Obiettò: “C’era forse assieme a loro della pula? Della pula ci fu soltanto dopo di loro, e in mezzo ad altri che loro”. (Muslim)

Da Hudhayfa (r)

Il Profeta (r) disse: “Per Colui nella Cui mano è l’anima mia, dovete ordinare il bene e proibire il male, altrimenti Allah potrebbe mandarvi addosso un Suo castigo, dopodiché Lo invocherete, e non

vi esaudirà”. (da at-Tirmidhî, che disse: hadîth buono.)

Da Abû Sa°îd al-Khudrî (r)

Il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) disse: “Il Jihâd più meritorio

sta in una parola di giustizia pronunciata dinanzi ad un sovrano ingiusto”. (daAbû Dâ’ûd e at-Tirmidhî, che disse: hadîth buono)

Da Abû ‘AbdAllah Târiq ibn Shihâb al-Bajlî al-Ahmassî (r)

Un uomo, che aveva già posto il piede nella staffa, chiese al Profeta (saws): “Qual è il Jihâd più meritorio?”. Rispose: “Una parola di verità dinanzi ad un sovrano ingiusto”. (da an-Nasâ’î con un isnâd autentico)

Da Ibn Mas ’ûd (r)

Il Messaggero di Allah (saws) disse che la prima volta che l’abbassamento del livello religioso s’insinuò nei Figli di Israele, fu quando un tale ne incontrò un altro, e disse: “Ehi, il Tale! Temi Allah e lascia stare quello che stai facendo, perché non ti è lecito”. Poi, lo incontrò il giorno

seguente, e quello era nello stesso stato, ma ciò non gli impedì di mangiare, bere e stare in compagnia con lui. E dopo che si furono comportati in tal modo, Allah indurì i cuori degli uni nei confronti degli altri”. Quindi citò: “I miscredenti fra i Figli di Israele che hanno negato, sono stati maledetti dalla lingua di Davide e di Gesù figlio di Maria. Ciò in quanto disobbedivano e trasgredivano, e non si vietavano l’un l’altro quello che era nocivo. Quant’era esecrabile quello che facevano! Vedrai che molti di loro si alleeranno con i miscredenti. È così esecrabile quello che hanno preparato, che Allah è in collera con loro. Rimarranno in perpetuo nel castigo. Se credessero in Allah e nel Profeta e in quello che è stato fatto scendere su di lui, non li prenderebbero per alleati, ma molti di loro sono perversi” (Corano-Al Mâ’ida, 78-81)

Poi proseguì (saws): “Invece, per Allah, dovete ordinare il bene, e dovete proibire il male, e bloccare la mano dell’iniquo, istradandolo al vero, e ridurlo entro i limiti del dovuto, o Allah v’indurirà reciprocamente i cuori, e alla fine vi maledirà come maledisse loro”. (Abû Dâ’ûd)

Il Messaggero di Allah (saws) disse: “Quando i Figli di Israele caddero nel peccato, i loro dottori della legge glielo proibirono, ma non se ne astennero, e quelli sedettero in loro compagnia nelle riunioni, e mangiarono e bevvero con loro, e Allah indurì reciprocamente il cuore, e li maledì per bocca di Dâ’ûd e °Îsâ ibn Maryam in quanto disobbedivano e trasgredivano” (Corano-Al-Mâ’ida, 78)”

Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) sedeva, stando sui talloni, e disse: “No, per Colui nella Cui Mano è l’anima mia, fintanto che li istraderete alla verità”. (at-Tirmidhî)

Da Abû Bakr as-Siddîq (r)

Gente!, voi certamente recitate questo versetto:

“O voi che credete, preoccupatevi di voi stessi. Se siete ben diretti, non potrà nulla contro di voi colui che si è allontanato...” (Corano-Al Mâ’ida, 105)

Ho sentito il Messaggero di Allah (saws) dire: “Se la gente vede un iniquo, e non gli blocca la mano, poco manca che Allah stenda su di essa le conseguenze dell’atto da lui compiuto”. (da Abû Dâ’ûd, at-Tirmidhî e an-Nasâ’î, con degli isnâd autentici)

(tratto da “Riyâd as-Sâlihîn” dell'Imâm an-Nawawî, rahimahullah)

 
 
 

UN DOVERE DEI GOVERNANTI DELLA DAR AL ISLAM: LIBERARE I PRIGIONIERI MUSULMANI

Post n°231 pubblicato il 17 Novembre 2009 da islam.nur
 
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بسم الله الرحمان الرحيم

 

"Quando Mansûr Ibn Abî Amir tornò da una delle battaglie che ebbero luogo nel nord dell’Andalusia, incontrò una donna Musulmana alle porte di Cordova, che gli disse: "Mio figlio è stato fatto prigioniero nelle mani dei Cristiani, e tu devi pagare il riscatto, perché torni a casa". Mansûr non entrò a Cordova, se non dopo essere ritornato indietro con tutto l’esercito per liberare questo solo prigioniero Musulmano.

E quando il governatore dell’Andalusia, al-Hakam ibn Hisham, seppe che una donna Musulmana era stata fatta prigioniera e aveva invocato: "Oh Hakam! Salvami!", riunì l’esercito, si preparò ed avanzò verso le terre del nemico, nell’anno 812. Penetrò nelle terre nemiche e conquistò diverse fortezze. Distrusse il Paese e si impossessò delle sue ricchezze. Uccise gli uomini e ridusse in schiavitù le donne, e tutto ciò per liberare una sola Musulmana. Avendo poi ottenuto la sua liberazione, rientrò a Cordova vittorioso.

Anche Al-Mu’tassîm, un giorno fu informato che una donna Musulmana era stata fatta prigioniera da un bruto cristiano a Umuriyyah, che un giorno l’aveva schiaffeggiata, spingendola a gridare: "Yâ Mu’tassîm!". Sentendo ciò, rispose al suo grido: "Rispondo al tuo appello! Rispondo al tuo appello!". Partì dunque alla testa di un contingente di 70.000 soldati, fino a raggiungere Umuriyyah e conquistarla. Fece poi comparire al cui cospetto il Cristiano, gli tagliò la testa e liberò la nobile donna.

È così che i governanti Musulmani del passato erano soliti comportarsi: quando sentivano un’invocazione d’aiuto, si affrettavano a rispondere e ad aiutare l’oppresso. ‘Umar ibn ‘Abd al-‘Azîz (rahimahullah) scrisse una volta ai suoi ministri per chiedere loro di pagare il riscatto dei prigionieri Musulmani, anche se ciò avesse dovuto costare l’intero tesoro pubblico.

Abû Ghalib Hammam ibn al-Muhadhib al-Ma’ry narra che Sayf ad-Dulah dispensò tutto il denaro che possedeva per pagare il riscatto dei Musulmani prigionieri dei Rûm (Bizantini) e che Abû al-‘Abbâs al-Khuza’i, il governatore della Siria (Sham), dispensò un milione di dirham per ottenere la liberazione dei Musulmani prigionieri dei Turchi.

Se il denaro non può condurre alla liberazione dei prigioneri, allora altri mezzi di minaccia e di intimidazione devono essere utilizzati. Quando Qutaybah firmò un trattato con il governatore di Shuman, scrisse una lettera minacciando e avvertendo Nayzak Turkhan di liberare i prigionieri Musulmani. Naizak fu terrorizzato e ottemperò prontamente.

I sapienti hanno sempre giocato un ruolo importante, incoraggiando la gente a soccorrere i prigionieri Musulmani, sia scrivendo ai governatori Musulmani, sia recandosi presso il nemico; o – almeno – pregando Allah perché li liberasse. Ibn Taymiyyah (rahimahullah) si recò da Bulai, uno dei generali dei Mongoli, per domandargli di liberare i prigionieri Musulmani e riuscì a farne liberare molti.

Ibn Taymiyyah (che Allah abbia misericordia di lui) scrisse anche la seguente lettera al re di Cipro:

"Oh re! Come puoi permettere che il sangue sia versato, che le donne siano ridotte in schiavitù e che la gente sia presa in possesso senza alcuna giustificazione proveniente da Allah e dal Suo Messaggero (sallAllahu ‘alayhi waSallam)? Il re non sa forse che nelle nostre terre vivono dei Cristiani in pace e sicurezza? I nostri rapporti reciproci sono noti a tutti. Come potrebbero mantenersi tali, in seguito, se i nostri prigionieri sono trattati in una maniera di cui nessuna persona moralmente integra e di cui nessun uomo di religione potrebbe mai essere soddisfatto?!

Molti di loro sono stati catturati con l’inganno, e l’inganno è vietato in tutte le religioni, le legislazioni e le politiche. Come puoi tenerli in cattività, quando sono stati catturati a tradimento? Pensi che ti vedrai accordare la sicurezza quando farai fronte ai Musulmani, dopo ciò che hai fatto e il tradimento che hai dimostrato?

Allah li aiuterà e donerà loro la vittoria, particolarmente in questo periodo in cui la Ummah ha serrato i ranghi e si è preparata al combattimento. I virtuosi e gli alleati del sommamente Misericordioso sono divenuti obbedienti ai Suoi Comandamenti. Le coste sono controllate da comandanti duri e forti, i cui risultati – nei loro ranghi – non cessano di migliorare.

Tra essi, vi sono persone virtuose, cui Allah non rifiuta di esaudire le preghiere, e le invocazioni delle quali non lascia senza risposta. Sono persone che – quando sono irritate – Allah ne è irritato; e quando sono soddisfatte, Allah ne è soddisfatto..."

Abû Sa‘îd ath-Tha’labi (rahimahullah) riporta che – quando Ibrahim e Muhammad si ribellarono contro il celebre Califfo Abbaside, Abû Ja‘far al-Mansûr, egli volle che i murabitîn delle frontiere lo aiutassero contro i ribelli. Essi tuttavia rifiutarono, e migliaia di essi caddero prigionieri nelle mani di un governatore Bizantino noto per essere disposto a liberare i prigionieri Musulmani contro un riscatto. Ma il Califfo rifiutò di pagare il loro riscatto. L’Imâm al-Azwa’i (rahimahullah) scrisse allora al Califfo: "Certamente, Allah ti ha scelto per occuparti degli affari di questa Ummah, perché tu osservi i tuoi doveri con giustizia e perché tu segua le ingiunzioni del Suo Messaggero, abbassando la tua ala per umiltà ed essendo dolce nei confronti del popolo. Chiedo ad Allah l’Altissimo di ammansire l’Emiro dei Credenti nei confronti della massa di questa Ummah, e che Egli gli accordi la Sua Misericordia.

Certamente, l’invasione politeista è stata un successo il primo anno, ed è giunta a sfondare le linee di difesa Musulmane, mirando alle donne Musulmane e all’espulsione dei vecchi e dei bambini dalle loro fortezze. Tutto ciò è dovuto ai peccati dei Musulmani, che hanno espulso i vecchi e i bambini dalle loro fortezze, non trovando nessuno per aiutarli né per venire in loro soccorso. Le donne furono catturate con le loro teste e le loro gambe esposte, perché tutti vedessero e ne sentissero parlare, così come Allah guarda la Sua Creazione e vede che essa si è sviata da Lui.

Così, il Comandante dei Credenti deve temere Allah e deve seguire la via di Allah, pagando il riscatto. Non deve rinunciare all’amore di Allah in ciò, così come ha detto Allah (‘azza waJalla):

Perché mai non combattete per la causa di Allah e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: "Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato"? (Corano-An-Nisâ’, 75)

Giuro per Allah, oh Comandante dei Credenti, che i prigionieri non hanno alcun bene, né alcuna proprietà tassabile, ma soltanto beni personali. Sono stato informato che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: "Sento talvolta il pianto di un bambino dietro di me durante la preghiera, e l’abbrevio, temendo l’angoscia che potrei causare a sua madre".

Dunque, come puoi lasciarli nelle mani del nemico, oh Emiro dei Credenti? Essi sono provati, e i loro corpi sono esposti in una maniera che non potremmo mai autorizzare, se non nel matrimonio; tuttavia, si ritiene che tu sia l’ambasciatore di Allah sulla terra. L’Onnipotenza di Allah è al di sopra di te, Egli prederà il Suo diritto su di te e tratterà con te in un Giorno in cui le Bilance della Giustizia saranno condotte per il Giudizio, un Giorno in cui nessuna anima subirà il minimo torto, anche se ci presentassimo con un’azione del peso di un granello. E il Suo Giudizio ci è sufficiente".

Quando la lettera pervenne ad Abû Ja‘far, egli ordinò di pagare il riscatto allo scopo di liberare i prigionieri Musulmani.

Ibn Kathîr (rahimahullah) riferì che una donna si presentò al cospetto dell’Imâm Baqi ibn Mukhallad (rahimahullah) e gli disse:

"Mio figlio è stato catturato dai Franchi e non posso più dormire la notte a causa della sua assenza. Ho una piccola casa che posso vendere per pagare il riscatto di mio figlio, potresti consigliarmi qualcuno a cui possa venderla, affinché mi impegni nella liberazione di mio figlio col prezzo ottenuto dalla vendita? I miei giorni e le mie notti sono perturbati, non posso trovare sonno, né pazienza, né riposo". [Ed è la situazione delle madri ai giorni nostri; come potrebbero infatti le loro palpebre chiudersi, quando esse sanno che i loro figli sono prigionieri nelle mani del nemico? Ed è ad Allah che rivolgiamo i nostri lamenti...]

L’Imâm Baqi le rispose: "Adesso vai, in modo che possa esaminare questa vicenda col permesso di Allah". Il sapiente inclinò la sua testa e bisbigliò, pregando Allah l’Altissimo di liberare il figlio di costei dalla prigionia dei Franchi. Non passò molto tempo, che la donna tornò a trovare il sapiente con il figlio al suo fianco. Disse: "Ascolta la sua storia, che Allah ti faccia misericordia!"

L’Imâm Baqi disse: "Raccontaci la tua storia".

Il ragazzo cominciò: "Ero tra coloro che servivano il Re, sempre incatenato, e un giorno, mentre camminavo, le catene si aprirono (o: si ruppero) e i miei piedi furono liberi. La guardia allora venne verso di me e mi disse: "Perché hai tolto la catena dai tuoi piedi?"; io risposi: "Giuro per Allah che non l’ho nemmeno toccata! Si è rotta e non l’ho nemmeno sentita cadere". Allora fecero venire un fabbro che rimise le catene ai miei piedi, fissandole e chiudendole strette. Appena mi alzai, la catena si spezzò nuovamente, e la rimisero un’altra volta, ancora più solidamente, ma si ruppe di nuovo! Allora interrogarono il loro monaco sulla causa di questo fatto. Il monaco chiese: "Hai una madre?"; io risposi di sì. "Ella ha pregato per te e le sue preghiere sono state esaudite. Liberatelo!". Allora mi liberarono e mi scortarono finché raggiunsi le terre Musulmane".

Baqi ibn Mukhallad interrogò il ragazzo sull’ora precisa in cui le catene si ruppero dalle sue gambe, e si accorse che ciò corrispondeva all’ora esatta in cui egli aveva pregato Allah perché liberasse il ragazzo".

 

(tratto da un sermone dello Shaykh Muhammad ‘Abdullah al-Habban, l’Imâm della Moschea al-‘Izz ibn ‘AbdusSalâm a Riyadh, Arabia Saudita, il 16 agosto 2002)

JazakAllahu khairan alla sorella Um Usama per la traduzione

 
 
 

IL SIGNIFICATO DEL NOME DEL PROFETA, PACE E BENEDIZIONI SU DI LUI (1)

Post n°230 pubblicato il 16 Novembre 2009 da islam.nur
 
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بسم الله الرحمان الرحيم

 

"Il nome di Muhammad محمد è il più celebre tra i nomi del Profeta (sallAllahu 'alayhi waSallam). È un nome che deriva da hamd حمد (la lode). Racchiude l'elogio di colui che è lodato (al-Mahmûd محمود), il suo amore, la sua considerazione e la sua stima, poiché è questa la realtà dell'elogio (al-Hamd).

In effetti, è un nome costruito sullo schema di mufa'al, perché tale costruzione è concepita per sottolineare l'abbondanza. Così, quando viene derivato da questo schema un nome d'agente significa colui da cui procede l'azione, come ad esempio mu'allim (colui che istruisce o che inizia), o mufahim (colui che fa comprendere), e quando viene derivato un nome di complemento significa colui che riceve per merito l'abbondanza dell'azione.

Così, il nome Muhammad significa: colui che riceve in abbondanza e senza interruzione l'elogio dei lodatori, o: colui che merita di essere lodato una volta dopo l'altra. Tale è, d'altronde, il carattere proprio dei Nomi del Signore (che Egli sia Esaltato), dei Nomi del Suo Libro e dei Nomi del Suo Profeta (sallAllahu 'alayhi waSallam), contrariamente al nome delle creature (normali).

Lo stesso vale per i Nomi del Profeta (che Allah gli accordi la Grazia e la Pace), come Muhammad, Ahmad, al-Mâhî. In effetti, nell'hadîth riportato da Jubayr ibn Mut'im (radiAllahu 'anhu), il Profeta (sallAllahu 'alayhi waSallam) disse: "Ho diversi nomi. Sono Muhammad, sono Ahmad, e sono al-Mâhî, per mezzo di cui Allah ha cancellato l'empietà".

Il Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi waSallam) evoca questi nomi spiegando ciò che Allah ('azza waJalla) gli ha riservato come merito particolare, e indicando i loro significati; altrimenti questi nomi sarebbero dei semplici segni senza alcun significato che implichi l'elogio.

Una volta stabilito ciò, sottolineiamo che il Profeta (sallAllahu 'alayhi waSallam) ricevette il nome di Muhammad in virtù della ricchezza celata nella radice da cui è derivato questo nome, ossia al-hamd (l'elogio).

In effetti, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) è lodato presso Allah (subhânaHu waTa'ala), lodato presso i Suoi angeli, lodato presso i suoi fratelli tra i Messaggeri (pace su tutti loro), lodato presso tutti gli abitanti della terra, anche se qualcuno non crede in lui, poiché ciò che possiede come qualità di perfezione è degno di elogio per ogni uomo.

Ciò significa che il Profeta (sallAllahu 'alayhi waSallam) ricevette in proprio il concetto di al-hamd (l'elogio), e ciò non fu donato a nessun altro, se non a lui. In effetti, il suo nome è Muhammad e Ahmad (sallAllahu 'alayhi waSallam), i membri della sua Ummah (comunità) sono gli Hammadûn, che lodano Allah nei momenti difficili e nei momenti facili; la sua preghiera e quella della sua Ummah si aprono con la lode (hamd), il suo sermone (khutba) si apre con la lode (hamd), il Libro che egli ci ha trasmesso inizia con la lode (hamd).

Così, è scritto nella Tavola Custodita (al-lawh al-mahfûz), presso Allah ('azza waJalla) che i suoi successori e i suoi Sahâbah (radiAllahu 'anhum) trascriveranno il testo del Corano con la lode (hamd) in preludio, che egli terrà nella mano, nel Giorno della Resurrezione, lo stendardo della lode, che quando si prosternerà dinanzi al suo Signore (che Egli sia Esaltato e Magnificato) per ottenere l'intercessione (ash-Shafâ'a), loderà il suo Signore con delle lodi che Egli gli ispirerà in quell'istante.

Inoltre, è colui che possiede la stazione laudativa e sublime che gli invidieranno tutti gli uomini, dai primi agli ultimi. Allah (che Egli sia Esaltato) dice:

“Veglia (in preghiera) parte della notte, sarà per te un'opera supererogatoria; presto il tuo Signore ti risusciterà ad una stazione lodata (maqâman Mahmûdan)” (Corano-Al-Isrâ', 79)

Quando si troverà in questa stazione gloriosa e laudativa, tutta la gente della Riunione Finale, che siano musulmani o empi, lo loderanno dal primo all'ultimo; egli (sallAllahu 'alayhi waSallam) sarà lodato per aver colmato la terra di guida, di Fede, di scienza benefica e di azione utile, e per aver permesso, con la sua presenza, di aprire i cuori, di sottrarre gli abitanti della terra alle tenebre e di salvarli dal giogo dei demoni, del politeismo, della miscredenza e dell'ignoranza di Allah. Per questo i suoi discepoli hanno ricevuto i migliori onori in questo mondo e nella Vita Futura.

In effetti, il suo Messaggio giunse agli abitanti della terra nel momento in cui ne avevano più bisogno. Allah Ta'ala dice:

“Non basta loro che ti abbiamo rivelato il Libro che recitano? Questa è davvero una misericordia e un Monito per coloro che credono” (Corano-Al-'Ankabût, 51)

Bisogna sapere che questo versetto fu rivelato in seguito alla reazione del Profeta (sallAllahu 'alayhi waSallam) che disse, vedendo uno dei suoi Compagni che teneva in mano dei fogli della Torah: "È sufficiente per un popolo, come segno di sviamento, che essi seguano un altro Libro che il loro proprio Libro, che sia stato rivelato ad un Profeta diverso dal loro".

Se ciò è lo stato di colui che abbia ricevuto la sua fede da un Libro rivelato a qualcuno diverso dal Profeta (sallAllahu 'alayhi waSallam), che cosa ne sarà di colui che l'abbia ricevuto dal cervello del tale o dell'altro, e che gli abbia concesso la precedenza sulle Parole di Allah ('azza waJalla) e del Suo Messaggero (sallAllahu 'alayhi waSallam)?

Poiché il Profeta (che Allah gli accordi la Grazia e la Pace) ha fatto conoscere agli adepti della sua religione la via che li conduce verso il loro Signore, il Suo gradimento e la Dimora dei Suoi favori. Non ha lasciato alcuna cosa bella senza ordinarla loro, e nessuna cosa brutta senza vietarla loro. In effetti, egli (sallAllahu 'alayhi waSallam) disse: "Non ho tralasciato nessuna cosa che vi avvicini al Paradiso senza raccomandarvela, e nessuna cosa che vi avvicini all'Inferno senza vietarvela". Ha fatto anche conoscere agli adepti della sua religione il loro stato dopo la comparsa davanti al loro Signore, rivelando e spiegando tutto ciò, non tralasciando alcuna parte del sapere utile che permetta ai servi di avvicinarsi al loro Signore, e non affrontando alcun problema senza risolverlo e spiegarlo, al punto tale che Allah (subhânaHu waTa'ala) ha guidato per il suo intermediario i cuori, sottraendoli al loro sviamento, li ha guariti dai loro mali e li ha strappati dalla loro ignoranza.

Quale altro essere umano merita più di Muhammad (che Allah gli accordi la Grazia e la Pace) di essere lodato e di ricevere la migliore ricompensa, per ciò che ha fatto per la sua comunità?

D'altronde la migliore interpretazione della Parola divina:

“Non ti inviammo se non come Misericordia per il creato (per i mondi)” (Corano-Al-Anbiyâ', 107)

stipula che questa misericordia sia del tutto generale e globale, poiché tutti gli uomini, in un modo o nell'altro, hanno tratto profitto dal suo apostolato.

In effetti, è una misericordia per tutti, soltanto che i credenti l'hanno accettata e ne hanno tratto profitto nel basso mondo e nella Vita Futura, mentre i miscredenti l'hanno rigettata, ma ciò non toglie il fatto che sia una misericordia ad essi rivolta, anche se l'hanno rifiutata..."

FINE PRIMA PARTE

(tratto da “L'illuminazione degli spiriti” dell'Imâm Ibn Qayyim al-Jawziyya ,rahimahullah)

 
 
 
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Il Principe dei Credenti 'Umar ibn al-Khattab (radiAllahu 'anhu) ha detto il vero dichiarando:
"Nessuno puo' veramente conoscere l'Islam finché non abbia conosciuto il periodo della Jahiliyyah (ignoranza preislamica)"

 

 

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Questo blog con il permesso di Allah (SWT)  è dedicato ad Omar e a tutti i bambini che soffrono e ai loro genitori che sono fermi nella Fede e certi della Misericordia di Allah l'Altissimo.

 

L' HADIT DELL'INTENZIONE

Abu Hafs Omar ibn al-Khattab (Allah si compiaccia di lui) ha detto: Ho sentito dire al messaggero di Allah (pace e bendizioni su di lui):

"Le azioni valgono secondo le intenzioni ed ogni uomo avrà secondo il suo intento. Chi emigra per Allah e il suo messaggero sappia che la sua emigrazione vale come fatta per Allah e il suo messaggero; mentre chi emigra per avere dei benefici materiali o per sposare una donna, sappia che la sua emigrazione vale per lo scopo per cui è emigrato."

(riferito da Bukhari e Muslim) 

 

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