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Creato da islam.nur il 29/09/2008

LA LUCE DI ALLAH

“Lottate per Allah come Egli ha diritto [che si lotti]. Egli vi ha scelti e non ha posto nulla di gravoso nella religione, quella del vostro padre Ibrahim che vi ha chiamati musulmani. Già allora e qui ancora, sì che il Messaggero testimoni nei vostri confronti e voi testimoniate nei confronti delle genti. Assolvete alla salat e versate la zakat e aggrappatevi ad Allah: Egli è il vostro patrono. Qual miglior patrono, qual miglior alleato!” (Traduzione del Corano, al-Hajj 78)

 

 

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IL MALE NEL NON AGIRE

Post n°234 pubblicato il 21 Novembre 2009 da islam.nur
 
Tag: Aqidah, Kufr
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بسم الله الرحمان الرحيم 


Patologia d’inazione

"...Fra i musulmani "tradizionali" larga diffusione ha ottenuto il punto di vista per cui chi abbia detto Lā ilāha illā ’Llāh sia un credente, quand’anche non osservi le prescrizioni di Allah l’Altissimo. Il rifiuto dell’osservanza dei principî e delle norme della religione di Allah non è da loro giudicato come miscredenza (kufr), se non è accompagnato da un fatto: la negazione (juhūd) dell’illecito o il riconoscimento dell’illecito come permesso (istihāl).

Secondo tale idea la fede, confermata con il cuore e la parola, è liberata dall’obbligo del convalidamento per mezzo dell’azione.

I sapienti dell’Islam però si attengono all’opinione opposta.

“Sbaglia chi ritiene l’abbandono delle azioni obbligatorie (farā’id) un peccato parimenti al compimento dell’illecito (harām) e simili. Non è cosí, essi non sono uguali. Il compimento deliberato dell’illecito senza riconoscimento di esso come permesso (halāl) è, infatti, semplicemente un peccato. L’abbandono delle azioni obbligatorie (farā’id), non per ignoranza e senza giustificazione, costituisce miscredenza, ossia kufr (Fath al-bāri’, I, 23).

La patologia d’inazione ha luogo in varie manifestazioni. Noi l’esamineremo nell’esempio dell’abbandono delle cinque preghiere quotidiane (salā).

Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “Il primo fatto, per il quale l’uomo sarà interrogato nel Giorno del Giudizio sarà la preghiera” (Nasā’ī, at-Tirmidī, ibn Māja).

L’Inviato (pace e benedizioni su di lui) disse anche: “Vi è stato insegnato che la differenza tra noi e loro è la preghiera, perciò se qualcuno di voi l’abbandonerà, diventerà miscredente” (Ahmad, Nasā’ī, at-Tirmidī).

Egli disse anche: “Tra l’uomo e la miscredenza sta la preghiera” (Muslim, Abū Dā’ūd, Nasā’ī).

Alī (che Allah sia soddisfatto di lui), disse: “Chi non prega non è credente” (at-Tirmidī, Hakīm).

Ibn Mas'ūd (che Allah sia soddisfatto di lui), disse: “Chi abbia abbandonato la preghiera non ha niente che fare con la religione” (Muhammad ibn Nasr Mirwāzī).

Riferisce al-Hallāl in Sunna (III, 586) da Ubayd Allāh ibn Hanbal, che questi disse: “Mio padre mi rese noto che al-Humaydī disse: «Mi è giunto alle orecchie che secondo alcuni chi abbia riconosciuto la preghiera, la tassa (zakāt), il digiuno (sawm) ed il pellegrinaggio (hajj), ma non compia niente di ciò, finché non muoia è un credente, qualora non sia negatore». Al che dissi: «Questa è palese miscredenza in Allah, e contraddice il Suo Libro, la Sunna dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui), e le opere dei musulmani»”.

L’imām Abū abd Allāh Ahmad ibn Hanbal disse: “Chi ha affermato ciò, ha compiuto kufr: ha negato un ordine di Allah ed ha negato ciò che è giunto con il Profeta (pace e benedizioni su di lui)”.

L’imām ibn Batta (che Allah abbia misericordia di lui) disse: “Chiunque abbia abbandonato, negandole oppure non riconoscendole, parte delle prescrizioni obbligatorie (farā’id), le quali furono affermate da Allah l’Altissimo e Onnipotente nel Suo Libro, o furono ribadite dal Suo Inviato (pace e benedizioni su di lui) nella sua Sunna, è un miscredente per palese kufr, e ciò non lascia dubbî in nessun ragionevole credente in Allah e nel Giorno del Giudizio” (al-Ibana, II, 754).

Taluni fra i musulmani “tradizionali” eseguono la preghiera, ma ignorano le altre azioni obbligatorie: in tal modo lo spregio delle farā’id prescritte ai musulmani costituisce kufr.

L’ignoranza, l’incuria, la sfiducia, gli intendimenti scorretti, l’indottrinamento esterno, le idee perniciose del secolarismo, gli sforzi per assimilare fede e miscredenza, gli ostacoli posti al pieno e completo appello all’Islam ed alla sua assoluta affermazione su vasta scala, portano alla diffusione di errori pericolosi, con molti dei quali è connesso l’Islam ‘tradizionale’.

La gente si sforza per adattare a sé la religione di Allah, respingendone gli elementi ‘scomodi’, adducendone il motivo o per tradizione, o per tolleranza, o per moderazione, o per centrismo, o per modernità, o per civiltà, o per diversi pretesti vergognosi.

A tal proposito ha detto Allah l’Altissimo:

“... Credete dunque in una parte del Libro e ne rinnegate un’altra? Non c’è altro compenso per chi tra voi agisce cosí se non la disgrazia in questa vita, e nel Giorno della Resurrezione subirà i piú duri tormenti. Allah non è incurante di quello che fate(Corano-al Baqara, 85).

Trascurando le norme di Allah ed i principî fondamentali della Sua religione, i musulmani “tradizionali” si coprono con le parole Lā ilāha illā ’Llāh come se fossero uno scudo, non prestando attenzione al fatto che:

  • la pronunzia di Lā ilāha illā ’Llāh è insufficiente senza la piena comprensione del senso di queste parole. Se l’uomo non intende tutta la potenza, il carattere onnicomprensivo ed il significato eccelso di tali parole, se non le segue in tutti gli aspetti della pratica di vita, e se non si guarda da tutto ciò che è incompatibile con le parole suddette, egli non ha capito l’Islam;
  • la pronunzia di Lā ilāha illā ’Llāh è insufficiente senza la profonda e consapevole fede nell’unicità di Allah, non soltanto con il riconoscimento di Allah quale proprio Dio, ma anche con la consacrazione di tutte le forme d’adorazione a Lui solo;
  • la pronunzia di Lā ilāha illā ’Llāh è insufficiente senza il riconoscimento che il governo, la legislazione e il potere appartiene solo ad Allah;
  • la pronunzia di Lā ilāha illā ’Llāh è insufficiente senza l’osservanza delle prescrizioni di Allah e di quei confini del lecito e dell’illecito, che Egli ha fissato per noi;
  • la pronunzia di Lā ilāha illā ’Llāh è insufficiente senza la convinzione del musulmano in essa, sia nel cuore, sia nelle parole, sia nelle opere.

La semplice ripetizione delle parole Lā ilāha illā ’Llāh, senza il rispetto di esse come legge di vita, non pone perciò l’uomo nel novero di coloro i quali adempiono la missione affidata da Allah, e di conseguenza non gli reca vantaggio né in questa vita, né in quella eterna.

L’Islam “tradizionale” in primo luogo contraddice specificamente Lā ilāha illā ’Llāh sia nell’azione, sia nell’inazione, rappresentando un pericoloso errore ed un’associazione (širk), adiacente alla miscredenza".

(tratto da "L'Islam 'tradizionale': eziologia e patogenesi" della Sorella Najma Stella Dudova)

JazakAllahu khairan al fratello abd Allāh Nūr as-Sardānī per la traduzione

 
 
 
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