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Creato da islam.nur il 29/09/2008

LA LUCE DI ALLAH

“Lottate per Allah come Egli ha diritto [che si lotti]. Egli vi ha scelti e non ha posto nulla di gravoso nella religione, quella del vostro padre Ibrahim che vi ha chiamati musulmani. Già allora e qui ancora, sì che il Messaggero testimoni nei vostri confronti e voi testimoniate nei confronti delle genti. Assolvete alla salat e versate la zakat e aggrappatevi ad Allah: Egli è il vostro patrono. Qual miglior patrono, qual miglior alleato!” (Traduzione del Corano, al-Hajj 78)

 

 

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LA SCELTA DEL MIGLIORE

Post n°306 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da islam.nur
 
Foto di islam.nur

 


بسم الله الرحمان الرحيم


"Gli uomini sono i servitori di Allah. Coloro che hanno autorità di governo sono i vicari di Allah presso le Sue creature delle quali a loro volta sono i rappresentanti. Essi si trovano in una posizione paragonabile a quella di un uomo nei confronti del suo socio: essi sono, ad un tempo, reciprocamente curatore e rappresentante. In quanto tale, allorché si farà rappresentare, lascerà i propri affari all’uomo migliore per il commercio o per gli immobili, o per vendere le merci a un dato prezzo, trovando chi le compri al prezzo migliore. Altrimenti ingannerebbe la fiducia conferitagli, specialmente se vi fosse tra lui e la persona favorita un legame di amicizia o di parentela. Questi diverrebbe oggetto di odio e di esecrazione da parte di colui che è stato ingannato nell’interesse del parente o dell’amico.

Tenendo conto di ciò, quindi, non potrà che servirsi sempre della persona migliore tra quelle idonee a quel dato incarico. Se non troverà l’uomo giusto, sceglierà comunque colui che riterrà migliore allo scopo. Se farà del suo meglio per riuscire in questa sua scelta, nell’interesse soltanto della funzione pubblica, avrà fatto onore alla fiducia riposta in lui e compiuto il suo dovere, ponendosi tra gli uomini giusti e retti davanti ad Allah, quand’anche qualcosa non andasse bene indipendentemente dalla sua volontà.

Dice Allah: “Temete Allah per quello che potete” (At-Taghâbun, 16);

“Allah non impone a nessun'anima al di là delle sue capacità” (Al-Baqara, 286).

E, a proposito del jihād:

“Combatti dunque per la causa di Allah - sei responsabile solo di te stesso e incoraggia i credenti.” (An-Nisâ', 84).

Allah dice anche: “O voi che credete, preoccupatevi di voi stessi! Se siete ben diretti, non potrà nulla contro di voi colui che si è allontanato” (Al-Mâ'ida, 105).

Chiunque compie il suo dovere, per quanto gli sia possibile, è sulla retta via.

Il Profeta disse: “Quando vi do un ordine eseguitelo per quanto vi è possibile”

Questo hadit è riportato nei due Sahihayn

Quando senza necessità ci si dimostri incapaci o si agisca in modo sleale, ci si espone al castigo.

Sarà bene dunque conoscere, per ciascun ufficio, chi sia l’uomo più adatto ad esercitarlo.

L’autorità ha due fondamenti: la forza e la fedeltà.

Allah dice: “è davvero il migliore che tu possa assoldare: è forte e fidato»” (Al-Qasas, 26).

Il re d’Egitto disse a Giuseppe: “«D'ora in poi rimarrai al nostro fianco, con autorità e fiducia».”  (Yûsuf, 54).

Allah disse a Gabriele:  “questa è la parola di un Messaggero nobilissimo, potente ed eccellente presso il Signore del Trono, colà obbedito e fedele” (At-Takwîr, 19/21)

La natura della forza dipende dalla natura della funzione. Quando si tratta di condurre la guerra, la forza risiede nel coraggio, nell’esperienza militare, nell’arte dell’inganno poiché la guerra è astuzia e nell’abilità nelle varie forme di combattimento: tirare, colpire di punta o di taglio, montare a cavallo, colpire per poi ritirarsi, e così via.

Allah dice: “Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete [raccogliere]” (Al-'Anfâl, 60)

E il Profeta: “ Sappiate tirare con l’arco e montare a cavallo. Preferisco che voi sappiate tirare piuttosto che montare a cavallo. Colui che sapeva tirare con l’arco e l’ha dimenticato, non è più dei nostri”  (Tirmidhī, Nisā’ī, Abū Dāwūd, Ibn Majah, Ibn Hanbal, al-Dārimī)

In un’altra versione riportata da Muslim: “E’ un dono che egli ha rinnegato”.

Se si tratta di giudicare, invece, la forza risiede nella conoscenza della giustizia - così come attestano il Corano e la Sunna - e nel potere di fare eseguire le sentenze.

La fedeltà consiste nel temere Allah, nel non sottovalutare i Suoi Segni e nel non aver timore degli uomini. Queste sono le tre qualità che Allah esige da chiunque debba giudicare gli uomini.

Egli dice: “Non temete gli uomini, ma temete Me. E non svendete a vile prezzo i segni Miei. Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere, questi sono i miscredenti.” (Al-Mâ'ida, 44)

Perciò il Profeta disse: “Su tre giudici, due andranno all’Inferno e uno andrà in Paradiso. Quello che conosce la verità ma giudica in modo non conforme ad essa andrà all’Inferno. Quello che giudica ignorando la verità andrà all’Inferno. Solo chi conosce la verità e giudica in modo ad essa conforme, andrà in Paradiso

Questo hadit è riportato dai tradizionisti (Tirmidhī, Abū Dāwūd, Ibn Majah)

Per “giudice” bisogna qui intendere chiunque giudichi o funga da arbitro tra due uomini, che si tratti di un califfo, un sultano, di un loro sostituto o rappresentante, o di chiunque altro abbia l’incarico di giudicare in base alla legge o sia a ciò delegato, fosse anche di dover valutare dei ragazzi in una gara di calligrafia.

Questa è la tradizione trasmessaci inequivocabilmente dai Compagni del Profeta".

(tratto da “L'amministrazione della cosa pubblica” dello Shaykh al Islam Ibn Taymiyya, rahimahullah)

Adattamento di Muhammad Nur al Haqq

 

 
 
 
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“Che gli occhi dei codardi non dormano mai.”

[Ibn ‘Asākir in Tarīkh Dimashq]

 
 

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"Non si può immaginare una persona che conosca il Tawhīd e lo pratichi, che non sia nemico dei mushrikīn; e chiunque non sia loro nemico, allora non può dire di conoscere il Tawhīd e di praticarlo."

Shaykh 'Abdul Latīf ibn 'Abdur Rahmān

[ad-Durar as-Sunniyya pag. 167]

 

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