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Creato da islam.nur il 29/09/2008

LA LUCE DI ALLAH

“Lottate per Allah come Egli ha diritto [che si lotti]. Egli vi ha scelti e non ha posto nulla di gravoso nella religione, quella del vostro padre Ibrahim che vi ha chiamati musulmani. Già allora e qui ancora, sì che il Messaggero testimoni nei vostri confronti e voi testimoniate nei confronti delle genti. Assolvete alla salat e versate la zakat e aggrappatevi ad Allah: Egli è il vostro patrono. Qual miglior patrono, qual miglior alleato!” (Traduzione del Corano, al-Hajj 78)

 

 

EBRAISMO E CRISTIANESIMO NON SONO RELIGIONI UNIVERSALI

Post n°876 pubblicato il 09 Febbraio 2012 da islam.nur
 
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بسم الله الرحمان الرحيم 

 

 

I Musulmani sostengono che soltanto la loro religione è per tutti i popoli e per tutti i tempi. Lo stesso è sostenuto dai cristiani. Gli ebrei, allo stesso modo, ritengono che la propria religione sia per loro e per ogni tempo. Si prega di parlare di tale questione.

 

Citerò nella mia risposta alcuni testi ritenuti sacri dagli ebrei e altri ritenuti sacri dai cristiani. Concluderò con testi del Qu'rān. Con l'aiuto di Allah, si arriva alla verità. Citerò alcuni testi dalle Scritture precedenti soltanto al fine di rivolgermi alle persone che credono in quelle scritture con qualcosa che essi accettano.

Islam, Ebraismo e Cristianesimo, tutte traggono le proprie origini nella rivelazione divina. Tuttavia, l'Ebraismo e il Cristianesimo traggono la propria origine nelle scritture che furono destinate per un certo tempo. Esse furono anche destinate allo specifico scopo per i Figli di Israele. L'Islam, al contrario, è venuto come la religione finale e duratura per tutta l'umanità.

L'Antico e il Nuovo Testamento rendono ciò perfettamente chiaro. Nell'Antico Testamento, si afferma chiaramente che Mosè (aleyhis-salām) fu inviato solo ai Figli di Israele. Mosè (aleyhis-salām) non indirizzò il suo Messaggio agli Egizi dal cui territorio gli Israeliti partirono. Faraone non fu mai chiamato ad accettare l'Ebraismo. Tutto ciò che gli venne chiesto, fu di lasciare che gli Israeliti avessero la loro libertà.

Per esempio, abbiamo il seguente passaggio in Esodo:

"Il Signore parlò a Mosè: "Va e parla al faraone re d'Egitto, affinché lasci partire dal suo paese gli Israeliti!" [Esodo, 6:10-11]

Questa specificità si applica a tutti i Messaggeri che furono inviati ai Figli di Israele. Pertanto, l'ebraismo è specifico per i Figli di Israele.

Per quanto riguarda il Cristianesimo, i suoi aderenti affermano che il suo messaggio è universale. Tuttavia, ci sono passaggi nel Nuovo Testamento che smentiscono quest'affermazione.

Per esempio, abbiamo la storia della donna cananea, che avvicinò Gesù (aleyhis-salām) in cerca del suo aiuto per curare il proprio bambino malato. Come le rispose? Come la curò? Qual è la conclusione alla quale dobbiamo arrivare da questa storia?

"Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: "Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio." Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: "Esaudiscila, vedi come ci grida dietro." Ma egli rispose: "Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele." Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: "Signore, aiutami!" Ed egli rispose: "Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini." "È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni." Allora Gesù le replicò: "Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri". E da quell'istante sua figlia fu guarita." [Matteo, 15: 21-28]

Ancora in Matteo, abbiamo la seguente esortazione che Gesù (aleyhis-salām) fece ai suoi discepoli:

"Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: "Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore smarrite della casa d'Israele." [Matteo, 10: 5-6]

Il Qur'ān attesta che questa esclusività è davvero una caratteristica dell'Ebraismo e del Cristianesimo.

Allah dice:

 

وَقَالَ مُوسَىٰ يَا فِرْعَوْنُ إِنِّي رَسُولٌ مِّن رَّبِّ الْعَالَمِينَ حَقِيقٌ عَلَىٰ أَن لَّا أَقُولَ عَلَى اللَّهِ إِلَّا الْحَقَّ ۚ قَدْ جِئْتُكُم بِبَيِّنَةٍ مِّن رَّبِّكُمْ فَأَرْسِلْ مَعِيَ بَنِي إِسْرَائِيلَ

"Disse Mosè: «O Faraone, in verità io sono un messaggero inviato dal Signore dei mondi. Non dirò, su Allah, altro che la verità. Son giunto con una prova da parte del vostro Signore. Lascia che i figli di Israele vengano via con me»." [Sūrat Al-'A'rāf, 104-105]

 

وَإِذْ قَالَ عِيسَى ابْنُ مَرْيَمَ يَا بَنِي إِسْرَائِيلَ إِنِّي رَسُولُ اللَّهِ إِلَيْكُم مُّصَدِّقًا لِّمَا بَيْنَ يَدَيَّ مِنَ التَّوْرَاةِ وَمُبَشِّرًا بِرَسُولٍ يَأْتِي مِن بَعْدِي اسْمُهُ أَحْمَدُ ۖ فَلَمَّا جَاءَهُم بِالْبَيِّنَاتِ قَالُوا هَٰذَا سِحْرٌ مُّبِينٌ

"E quando Gesù figlio di Maria disse: «O Figli di Israele, io sono veramente un Messaggero di Allah a voi [inviato], per confermare la Torāh che mi ha preceduto, e per annunciarvi un Messaggero che verrà dopo di me, il cui nome sarà "Ahmad"». Ma quando questi giunse loro con le prove incontestabili, dissero: «Questa è magia evidente»." [Sūrat Aş-Şaff, 6]

 

Dr. Aminah al-Jalāhimah

Con la supervisione dello Shaykh Salmān al-Awdah

Traduzione e adattamento a cura di Muhammad Nur al Haqq

 
 
 

TAFSĪR ĀYAH 8 DI SŪRAT AL-MUMTAĤANAH

Post n°875 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da islam.nur
 
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بسم الله الرحمان الرحيم 

 

 

 

لاَّ يَنْهَـكُمُ اللَّهُ عَنِ الَّذِينَ لَمْ يُقَـتِلُوكُمْ فِى الدِّينِ وَلَمْ يُخْرِجُوكُمْ مِّن دِيَـرِكُمْ

 

{Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti con coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case} significa, chi non ha avuto un ruolo nella vostra espulsione. Pertanto, Allah non vi proibisce di essere gentili con i miscredenti che non vi combattono a causa della religione, come le donne e i miscredenti deboli,


أَن تَبَرُّوهُمْ

 

{di essere buoni}, essere gentili con loro,


وَتُقْسِطُواْ إِلَيْهِمْ

 

{e giusti con coloro}, essere leali con loro,

 

إِنَّ اللَّهَ يُحِبُّ الْمُقْسِطِينَ

 

{In verità Allah ama coloro che si comportano con equità}, l'Imām Ahmad tramandò che Asmā' bint Abū Bakr disse: "Mia madre, che a quel tempo era una associatrice, venne da me durante il Trattato di Pace che il Profeta concluse con i Quraysh. Andai dal Profeta e gli dissi: 'O Messaggero di Allah! Mia madre è venuta in visita, desiderando qualcosa da me, dovrei trattarla con buone relazioni?' Il Profeta disse: "Sì. Mantieni un buon rapporto con tua madre." I due Sahīhayn tramandano questo hadīth. Imām Ahmad tramandò che 'Abdullah bin Zubayr disse: "Qutaylah venne in visita alla figlia, Asmā' bint Abū Bakr, con alcuni doni, come dibab, formaggio e burro chiarificato, e lei a quel tempo era una associatrice. Asmā' rifiutò di accettare i doni di sua madre e non la fece entrare in casa sua. 'Ā'ishah chiese al Profeta il suo verdetto e Allah fece scendere la Āyah,


لاَّ يَنْهَـكُمُ اللَّهُ عَنِ الَّذِينَ لَمْ يُقَـتِلُوكُمْ فِى الدِّينِ

 

{Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti con coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione}, fino alla fine della Āyah. Il Messaggero di Allah ordinò a Asmā' di accettare i doni di sua madre e di farla entrare in casa sua."

La dichiarazione di Allah,


اللَّهَ يُحِبُّ الْمُقْسِطِينَ

 

{Allah ama coloro che si comportano con equità} è stata debitamente spiegata nel Tafsīr di Sūrat Al-Ĥujurāt. Abbiamo anche parlato del Hadīth autentico,


الْمُقْسِطُونَ عَلى مَنَابِرَ مِنْ نُورٍ عَنْ يَمِينِ الْعَرْشِ، الَّذِينَ يَعْدِلُونَ فِي حُكْمِهِمْ وَأَهَالِيهِمْ وَمَا وَلُوا

 

"I giusti, che sono equi nelle loro decisioni, le famiglie e quelle sotto la loro autorità, saranno su pulpiti fatti di luce, alla destra del Trono."

 

Dal Tafsīr di Ibn Kathīr (rahimahullah)

Traduzione e adattamento a cura di Muhammad Nur al Haqq

 
 
 

CORANO - SŪWAR AL-FĀTIĤAH E AT-TĪN - TRADUZIONE ITALIANA

Post n°874 pubblicato il 05 Febbraio 2012 da islam.nur
 
Tag: Corano

 

 
 
 

IL NOSTRO ATTEGGIAMENTO VERSO YAZĪD IBN MU’ĀWIYAH

Post n°873 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da islam.nur
 
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بسم الله الرحمان الرحيم 

 

 

Ho sentito parlare di questa persona, Yazīd Ibn Mu’āwiyah. Ho sentito che era un Khalīfah dei Musulmani e che era un ubriacone e un sadico, e che in realtà non era un Musulmano. È vero? La prego di dirmi la sua storia. La ringrazio e che Allah la benedica.

 

Lode ad Allah.

Il suo nome era Yazīd Ibn Mu’āwiyah ibn Abi Sufyān ibn Harb ibn Umayāh al-Umawi ad-Dimashqi.

Adh-Dhahabī disse: “Fu il comandante di quell’esercito, durante la campagna contro Costantinopoli, nel quale c’erano persone come Abu al-Ayyūb Ansāri. Yazīd fu nominato dal padre come suo erede, così egli prese il potere dopo la morte del padre in Rajab 60 AH, all’età di trentatré anni, ma il suo regno durò meno di quattro anni. Yazīd è uno di quelli che non malediciamo né amiamo. Ci sono stati altri come lui tra i Khulafā dei due Stati (Omayyadi e Abbasidi) e i governatori delle varie regioni, anzi ci sono stati alcuni fra loro che furono peggiori di lui. Ma la questione, nel caso di Yazīd, è che egli arrivò al potere quarantanove anni dopo la morte del Profeta (sallAllahu ‘aleyhi wa sallam), ma era ancora vicino al tempo del Profeta e alcuni dei Sahābah erano ancora vivi, come Ibn ‘Umar che aveva più diritto a quella posizione di lui, di suo padre o di suo nonno. Il suo regno iniziò con l’uccisione del martire al-Husayn e si concluse con la battaglia di al-Harrah, così la gente lo odiò ed egli non fu benedetto con una lunga vita. Ci furono molte rivolte contro di lui dopo al-Husayn, come la gente di Madinah che si ribellò per la causa di Allah, e Ibn al-Zubayr."

(Siyar A’lām al-Nubalā’, parte 4, pag. 38)

Shaykh al-Islam (rahimahullah) descrisse l’atteggiamento della gente nei confronti di Yazīd ibn Mu’āwiyah, e disse:

“La gente differì in relazione a Yazīd ibn Mu’āwiyah ibn Abi Sufyān, dividendosi in tre gruppi, due estremi e uno moderato. Uno dei due gruppi estremi diceva che egli fu un kāfir e un munāfiq, che cercò di uccidere il nipote del Profeta (sallAllahu ‘aleyhi wa sallam) per far dispetto al Messaggero di Allah e vendicarsi di lui, e per vendicare il nonno Utbah, il fratello di suo nonno Shaybah e suo zio materno al-Walīd ibn ‘Utbah e altri che erano stati uccisi dai Compagni del Profeta (sallAllahu ‘aleyhi wa sallam), da ‘Ali ibn Abi Tālib e altri, nel giorno di Badr e in altre battaglie - e cose di questa natura. Avere una tale visione è facile per i Rāfiditi che considerano Abu Bakr, ‘Umar and ‘Uthmān come kuffār, quindi è molto più facile per loro considerare Yazīd come un kāfir.

Il secondo gruppo estremo pensa che egli fu un uomo virtuoso e un leader giusto, uno dei Sahābah che nacquero durante il tempo del Profeta (sallAllahu ‘aleyhi wa sallam) e che furono da lui guidati e benedetti. Alcuni di loro gli danno uno status superiore ad Abu Bakr e ‘Umar, e alcuni altri lo considerano come un profeta. Entrambi i punti di vista sono ovviamente falsi per chi ha il minimo senso comune e per chi ha una qualche conoscenza della vita e dei tempi dei primi Musulmani. Questo punto di vista non è attribuibile a nessuno dei sapienti che sono conosciuti per il seguire la Sunnah o a qualsiasi persona intelligente che possiede ragione ed esperienza.

Il terzo punto di vista è che egli fu uno dei re dei Musulmani, che fece buone e cattive azioni. Egli non nacque prima del califfato di ‘Uthmān. Non fu un kāfir ma fu a causa sua che avvenne l’uccisione di al-Husayn, ed egli fece quello che fece alla gente di al-Harrah. Non fu un Sahābi, né uno degli amici virtuosi di Allah. Questa è l’opinione della maggior parte della gente della ragione e della conoscenza e di Ahl as-Sunnah wa’l-Jamā’ah.

Poi si divisero in tre gruppi, uno che l’ha maledetto, uno che l’ha amato e uno che non l’ha maledetto né amato. Questo è quanto riportato dallImām Ahmad, e questa è l’opinione degli imparziali tra i suoi compagni e altri tra i Musulmani.

Sālih ibn Ahmad disse: Dissi a mio padre: Alcune persone dicono di amare Yazīd. Egli disse: “O figlio mio, qualcuno che crede in Allah e nell’Ultimo Giorno ama Yazīd?” Dissi: Padre mio, perché non lo maledici? Disse: “O figlio mio, quando mai hai visto tuo padre maledire qualcuno?”

Abū Muhammad al-Maqdisi disse, quando gli fu chiesto di Yazīd: “Secondo quello che ho sentito non deve essere maledetto amato. Disse: Ho anche sentito dire che al nostro nonno Abū ‘Abd-Allāh ibn Taymiyyah fu chiesto di Yazīd ed egli disse: “Noi non neghiamo le sue buone qualità né le esageriamo. Questa è l’opinione più giusta.”

(Majmū’ Fatāwa Shaykh al-Islam, part. 4, pagg. 481-484)


 

Shaykh Muhammed Salih Al-Munajjid (hafidhullah)

 

Fatwā n. 14007

 

Traduzione a cura di Muhammad Nur al Haqq

 

Originale in arabo QUI

 
 
 

IL MARTIRIO DI ‘UMAR IBN AL-KHATTĀB (RADIALLAHU ‘ANUHU)

Post n°872 pubblicato il 31 Gennaio 2012 da islam.nur
 
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بسم الله الرحمان الرحيم   

 

 

I nemici dell'Islam non avrebbero lasciato che un uomo come 'Umar (radiAllahu 'anuhu) portasse avanti le sue meravigliose imprese al servizio dell'Islam e dei Musulmani. E il rancore velenoso che era ancora esistente nei cuori degli schiavi persiani e bizantini non avrebbe mai fatto loro dimenticare che era 'Umar colui che aveva causato loro il condurre quella vita di schiavitù.

Un giorno 'Umar stava camminando a Madinah quando un giovane persiano, chiamato Fairouz e soprannominato 'Abu-Lu'lu'ah, lo incontrò. Quel giovane era uno schiavo sotto Al-Mughīrah ibn-Shu'bah, ed era stato preso prigioniero dopo la conquista di Nahawand. Egli si lamentò con il Principe dei credenti del suo padrone dicendo che costui gli aveva imposto quattro dirham da pagare ogni giorno. 'Umar gli chiese del suo lavoro, e la risposta fu che lavorava come falegname, fabbro e imbianchino. Allora 'Umar osservò che la tassa che il suo padrone gli aveva imposto era davvero equa, ma il giovane non fu contento di questa osservazione, e se ne andò pieno d'indignazione. Questa storia non fu altro che un falso pretesto per uccidere il Principe dei credenti.

'Umar incontrò ancora quel giovane, mentre costui era in compagnia di alcuni dei suoi amici. Lo chiamò e gli disse: "Sono stato informato che affermi di essere in grado di costruire un mulino che macina con la forza del vento." Il giovane sostenne di esserne capace. Così, 'Umar disse: 'Allora costruiscine uno per noi", al che il giovane rispose: 'Certamente vi costruirò un mulino che sarà il chiacchiericcio di tutta la gente nelle città."

Quando il giovane se ne andò, 'Umar disse a quelli che erano con lui: "Lo schiavo mi ha già minacciato." 'Umar non poteva fare nulla contro questo abominevole magio, perché, secondo la legge Islamica, un uomo non può mai essere condannato sulla base del sospetto o dell'incertezza.

Così un giorno, uno dei giorni più neri della storia dell'umanità, all'alba nella
moschea, quando 'Umar iniziò a guidare i Musulmani in preghiera dicendo "Allahu Akbar", quel diavolo, 'Abu-Lu'lu'ah, venne fuori inosservato dal suo nascondiglio in un angolo buio della moschea, come un serpente velenoso che esce dalla sua fossa buia, senza essere notato. Andò dritto verso 'Umar, e, con un pugnale nella sua mano, sferrò tre coltellate mortali nella parte dietro del puro corpo, al che il Principe dei credenti cadde a terra con una pesante effusione di sangue. Sopra ogni altra cosa, ciò che preoccupava 'Umar era la continuazione della preghiera. Prese la mano di 'Abdur-Rahmān-ibn-'Awf e lo mandò avanti affinché guidasse la preghiera. Poi disse: "Prendete quel cane, mi ha ucciso", come se sapesse che era proprio quel cane magio colui che aveva commesso l'orrendo crimine.

'Umar in seguito fu portato nella sua casa. Aveva perso i sensi. Una delle persone attorno disse: "Svegliatelo in modo che possa dire la sua preghiera." La chiamata alla preghiera lo fece tornare in sé, e disse: "O si! La preghiera! Nessun fortuna nell'Islam per colui che abbandona la sua preghiera." Poi chiese di essere aiutato a compiere le abluzioni, dopo di che, disse la sua preghiera.

Quando si assicurò che il suo assassino era 'Abu-Lu'lu'ah, disse: "Sia lodato Allah che non ha decretato che il mio assassinio fosse commesso da un uomo che possa discutere con me di fronte ad Allah con la scusa che in passato si sia prosternato a Lui."

Quando l'ultima ora si era avvicinata, e non c'era alcuna speranza di guarigione, 'Umar ordinò al figlio 'Abdullah di andare da 'Ā'ishah, la Madre dei credenti, e di chiederle il permesso di poterlo seppellire accanto ai suoi fratelli preferiti: il Profeta (sallAllahu 'aleyhi wa sallam) e Abu-Bakr (radiAllahu 'anuhu). Ella diede quel permesso.

Il martirio di 'Umar Ibn ul-Khattāb, come abbiamo detto all'inizio di questo capitolo, venne per rispondere al rancore velenoso che riempiva i cuori degli schiavi persiani e bizantini.

E' regolarmente riportato che 'Abu-Lu'lu'ah era solito accarezzare con la mano le teste dei prigionieri persiani ogni volta che li incontrava, e diceva: "Questi arabi hanno divorato il mio fegato." Questa dichiarazione mostra l'accanito odio che il cane magio recava contro l'Islam e i Musulmani.

Non c'è da stupirsi, quindi, che egli frequentasse le residenze di "Al-Hormozan", l'ex governatore di "Al-Ahwaz", che fu conquistata dai Musulmani, e "Jufainah Al-'Anbari", così che i tre di loro potessero vendicarsi del Principe dei credenti, sotto la bandiera della cui religione, e nell'ambito della cui giustizia, essi vivevano in sicurezza.

E' stato riportato che il Profeta (sallAllahu 'aleyhi wa sallam) un giorno vide 'Umar con su una camicia, e gli domandò: "E' nuova la tua camicia o è stata indossata prima?" 'Umar rispose: "E' stata già indossata, o Messaggero di Allah"; al che il Profeta (sallAllahu 'aleyhi wa sallam) disse: "Indossala nuova, vivi con benevolenza e muori da martire. Che Allah ti doni felicità in questo mondo e nell'Aldilà."

E 'Umar morì da martire recitando queste parole del Glorioso Qu'rān:

 

وَكَانَ أَمْرُ اللَّهِ قَدَرًا مَّقْدُورًا

"E l'ordine di Allah è un decreto immutabile." [Al-'Aĥzāb, 38]

 

Hussein M. al-Gayyar

Estratto dal libro "Al Farūq 'Umar ibn al-Khattāb"

Traduzione a cura di Muhammad Nur al Haqq

 
 
 

LA DISTORSIONE DEL QUR’ĀN DA PARTE DEI RĀFIDITI (SCIITI ESTREMI)

Post n°871 pubblicato il 29 Gennaio 2012 da islam.nur
 
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بسم الله الرحمان الرحيم  

 

 

Ho sentito da un collega sciita che loro hanno una surāh nel loro libro che non è inclusa nel Qur'ān. Può confermare questo? La surāh si chiama Surāt al-Wilāyat.

 

Sia lodato Allah. 

Per quanto riguarda Surāt al-Wilāyat, alcuni dei sapienti e degli a'imma sciiti hanno dichiarato che essa esiste. Qualcuno di loro che lo nega lo fa mediante la taqiyah (dissimulazione). Uno di quelli che con chiarezza affermarono che esiste è Mirza Hussein Muhammad Taqiy al-Nūri at-Tubrusi (morto nel 1320 AH). Egli scrisse un libro in cui affermò che il Qur'ān era stato distorto e che i Sahābah avevano nascosto alcune parti di esso, compresa 'Surāt al-Wilāyat'.

Il Rāfiditi dopo la sua morte lo onorarono seppellendolo a Najaf. Questo libro di at-Tubrusi fu stampato in Iran nel 1298 AH, e quando fu pubblicato ci fu una gran quantità di polemiche perché essi volevano che i dubbi sulla validità del Qur'ān, che erano noti solo ai loro leader, rimanessero sparsi in centinaia dei loro libri più importanti, e non volevano che fossero raccolti in un unico libro. All'inizio del suo libro, egli disse:

"Questo è un buono e nobile libro intitolato "Fasl al-khitāb fi ithbāt tahrīf Kitāb Rabb il-Arbāb" (Commento decisivo sulla distorsione del Libro del Signore dei Signori)..."

Egli menzionò āyāt e suwār che sostenne che i Sahābah nascosero, tra cui 'Surāt al-Wilāyat', il cui testo, secondo loro, e come citato in questo libro, è il seguente:

"O voi che credete, credete nel Profeta e nel Wālī [cioè, 'Alī] che abbiamo inviato per guidarvi sul Retto Sentiero, un Profeta e un Wālī che fanno parte l'uno dell'altro, e Io sono l'Onnisciente, il Ben informato..."

Ed essi hanno un altra sūrah che chiamano Sūrat al-Nūrayn:

"O voi che credete, credete nelle due luci (al-nūrayn) che abbiamo fatto scendere su di voi per recitarvi i Miei versetti e per avvertirvi della punizione di un grande Giorno. Esse fanno parte l'una dell'altra e Io sono Colui che tutto ascolta, l'Onnisciente. Coloro che mantengono il patto con Allah e il Suo Messaggero menzionato nei versetti (del Qur'ān), i Giardini di delizia saranno dati loro, ma coloro che miscredono dopo aver creduto rompendo il loro patto e disobbedendo al comando del Profeta, saranno gettati nell'Inferno. Hanno fatto torto a loro stessi e sono andati contro la wasiyyah del Profeta (vale a dire, la nomina di 'Alī come khalīfah), e sarà data loro da bere acqua bollente..."

...e altre assurdità del genere.

Potete vedere l'intera sūrah, insieme con una foto del Mus-haf persiano sul seguente sito:

http://arabic.islamicweb.com/shia/nurain.htm

(Nota del traduttore: il link risulta non funzionante, ho trovato quest'altro collegamento presso un noto sito anti-islamico: http://www.answeringislam.org/Quran/Miracle/nurain.html)

Il Prof. Muhammad 'Alī Sa'ūdi - che fu uno dei più grandi esperti del Ministero della Giustizia in Egitto - esaminò un Mus-haf Iraniano tenuto dall'orientalista Bryan e ottenne una copia di questa sūrah; sopra le righe del testo arabo c'era scritta la traduzione in lingua iraniana.

Come ciò fu menzionato da at-Tubrusi nel suo libro, "Fasl al-khitāb fi ithbāt tahrīf Kitāb Rabb il-Arbāb", è anche citato nel loro libro Dabastan Madhāhib, che è in farsi, scritto da Muhsin Fāni al-Kashmiri. Questo libro è stato stampato più volte in Iran, e questa falsa sūrah fu citata dall'orientalista Noeldeke nel suo libro "La storia dei manoscritti Coranici" 2/120, che fu pubblicato dal quotidiano French Asian nel 1842 (pag. 431-439).

E' stata anche menzionata da Mirza Habibullāh al-Hāshimi al-Kho'i nel libro Manhāj al-Barā'ah fi Sharh Nahj al-Balāghah (2/217), e da Muhammad Bāqir al-Majlisi nel suo libro Tadhkirat al-A'immah (pag. 19-20) in farsi, (pubblicato da) Manshūrat Mawlana, Iran.

Vedere anche al-Khutūt al-'Arīdah li'l-Asas allati qāma 'alayha dīn al-Shi'ah di Muhibb ad-Dīn al-Khatīb.

Questa affermazione delle loro è una smentita delle parole di Allah:

 

إِنَّا نَحْنُ نَزَّلْنَا الذِّكْرَ وَإِنَّا لَهُ لَحَافِظُونَ

"In verità, Noi abbiamo fatto scendere Adh-Dhikra (vale a dire il Qur'ān), e Noi ne siamo i custodi (dalla corruzione)." [Al-Ĥijr, 9]

Per questo i Musulmani sono unanimemente d'accordo che chiunque afferma che qualsiasi cosa nel Qur'ān sia stata alterata o cambiata è un kāfir.

 

Shaykh al-Islam Ibn Taymiyah disse:

"Lo stesso vale per quelli tra loro che sostengono che alcuni versetti del Qur'ān sono stati tolti o nascosti, o che pretendono di avere alcune interpretazioni esoteriche che li esentano dal dover fare le azioni prescritte nella Sharī'ah, eccetera, che sono chiamati al-Qarāmitah e al-Bātiniyyah, e che includono la at-Tanāsukhiyyah (nomi di sette esoteriche). Non c'è controversia che essi sono kuffār."

Al-Sārim al-Maslūl, 3/1108-1110.

 

Ibn Hazm disse:

"L'idea che il Qur'ān sia stato alterato è kufr manifesto ed è un rifiuto di quello che il Messaggero di Allah (sallAllahu 'aleyhi wa sallam) disse."

Al-Fasl fi'l-Ahwa' wa'-Milal wa'l-Nihal, 4/139.

E Allah ne sa di più.

 

Fatwā n. 21500

Controllata e autorizzata dallo Shaykh Muhammad Salih al Munajjid (hafidhullah)

Traduzione e adattamento a cura di Muhammad Nur al Haqq

Versione in arabo QUI

 
 
 

A CHI È ATTRIBUITO IL LIBRO NAHJ AL-BALĀGHAH?

Post n°870 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da islam.nur
 
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بسم الله الرحمان الرحيم 

 

 

Lode ad Allah. 

Il libro Nahj al-Balāghah è uno dei libri che sono attribuiti ad Amīr al-Mu'minīn 'Alī ibn Abi Tālib (radiAllahu 'anuhu), ma esso contiene molte cose riguardo alle quali coloro che affermano di essere Musulmani hanno discusso. Seguendo il grande principio scientifico che fu seguito dagli A'imma dell'Islam in obbedienza al comando shar'i di verificare i resoconti, non abbiamo altra scelta se non quella di fare riferimento ai sapienti e agli specialisti per controllare la veridicità delle cose che sono attribuite ad 'Alī (radiAllahu 'anuhu), perché ciò che è narrato dai Sahābah (radiAllahu 'anuhum) ha un effetto sulla Sharī'ah, specialmente nel caso di qualcuno come Amīr al-Mu'minīn 'Alī ibn Abi Tālib (radiAllahu 'anuhu), riguardo al quale alcune persone hanno esagerato o fallito, ma Allah ha guidato Ahl as-Sunnah nel seguire una via mediana.

Facendo riferimento alle parole dei sapienti a proposito di questo libro e confrontando il suo contenuto con ciò che è stato provato con le sanād sahīh (catene di narrazione autentiche) da 'Alī (radiAllahu 'anuhu), diventa chiaro che in questo libro vi è materiale che contraddice ciò che è stato provato come proveniente da lui (radiAllahu 'anuhu). Allora dovremmo guardare a ciò che alcuni di questi grandi sapienti hanno detto:

L'Imām Adh-Dhahābi (rahimahullah) disse nella sua biografia di al-Murtada 'Alī ibn Husayn ibn Mūsa al-Mūsawi (morto il 436 AH): "Egli fu il compilatore del libro Nahj al-Balāghah che è attribuito ad 'Alī (radiAllahu 'anuhu), ma i resoconti in esso contenuti non hanno alcuna isnād (catena di narrazione). Alcuni sono falsi e alcuni sono veri, ma (il libro) contiene alcuni resoconti fabbricati di cose che l'Imām ('Alī) non avrebbe mai detto. Ma chi è l'uomo imparziale che guarderebbe ad esso in un modo obiettivo?! E' stato detto che fu compilato da suo fratello Sharīf ar-Radiy. Esso contiene calunnie contro i Compagni del Messaggero di Allah (sallAllahu 'aleyhi wa sallam), cerchiamo rifugio presso Allah dalla conoscenza che non è di alcun beneficio."

Siyar A'lām al-Nubala', 17/589

 

Shaykh al-Islam Ibn Taymiyyah (rahimahullah) disse: "La maggior parte dei khutāb (sermoni) che l'autore di Nahj al-Balāghah include nel suo libro sono menzogne ​​contro 'Alī. 'Alī (rahimahullah) è troppo nobile e troppo degno per aver pronunciato tali parole. Ma queste persone fabbricarono menzogne ​​e pensavano che fossero lodi, ma non sono né verità né lodi. Chi dice che le parole di 'Alī o di qualsiasi altro essere umano sono al di sopra delle parole di ogni altro essere creato sta sbagliando, perché le parole del Profeta (sallAllahu 'aleyhi wa sallam) sono al di sopra delle sue parole, ed entrambi sono esseri creati. Inoltre i corretti significati che si trovano nelle parole di 'Alī si trovano nelle parole di altri, ma l'autore di Nahj al-Balāghah e la sua gente hanno preso molte delle cose che la sua razza dice e ne hanno fatto le parole di 'Alī. Ci sono alcune parole narrate da 'Alī che egli ha pronunciato, e alcune di esse sono parole vere che sarebbe stato adatto per lui dire, ma in realtà sono parole di altri. Per questo in Kalām al-Bayān wa'l-Tabyīn di al-Hāfiz e in altri libri ci sono parole narrate da persone diverse da 'Alī e l'autore di Nahj al-Balāghah le attribuì ad 'Alī. Se questi sermoni che sono stati trasmessi in Nahj al-Balāghah fossero stati davvero pronunciati da 'Alī, sarebbero stati trovati in altri libri che esistevano prima che questo libro fu scritto, e sarebbero stati narrati da 'Alī con sanād e in altro modo. E' noto a coloro che sono ben versati nello studio delle narrazioni che molti di essi (questi sermoni) - in realtà la maggior parte - erano sconosciuti prima di questo libro, quindi si può concludere che sono invenzioni. Pertanto il narratore dovrebbe indicare in quale libro sono menzionati, chi li narrò da 'Alī, e qual è la loro isnād. Altrimenti, qualcuno potrebbe dire qualcosa e sostenere che fu pronunciata da 'Alī. Coloro che sono ben versati nella conoscenza dei sapienti degli ahādīth e dei resoconti e delle sanād e sono in grado di dire ciò che è fondato e ciò che non è fondato, saprebbero che queste persone che trasmisero resoconti da 'Alī sono le persone meno attendibili nel conoscere resoconti, e le meno in grado di distinguere il fondato dall'infondato."

Manhāj as-Sunnah al-Nabawiyyah, 8/55

 

Altri sapienti che sottolinearono le bugie di questo libro furono al-Khatīb al-Baghdādi, in al-Jāmi' li Akhlāq ar-Rāwi wa Adāb as-Sāmi', 2161; al-Qādi Ibn Khalkān; as-Safadi, e altri. Le cose che sono state dette contro di esso possono essere riassunte nei seguenti punti:

1. Ci sono sette generazioni di narratori tra 'Alī (radiAllahu 'anuhu) e l'autore di questo libro, ed egli non ha citato alcun nome di sorta. Quindi non possiamo accettare le sue parole senza una isnād (catena di narrazione).

2. Se questi narratori sono citati, è essenziale indagare su di loro e scoprire se sono affidabili.

3. Il fatto che la maggior parte di questi sermoni non esistevano prima che questo libro fosse scritto indica che sono fabbricati.

4. Al-Murtada - l'autore del libro - non fu uno dei sapienti dei resoconti, piuttosto fu uno di quelli il cui impegno religioso e competenza furono discutibili.

5. La calunnia contro i principali Sahābah che (il libro) contiene è sufficiente ad annoverarlo come falso.

6. Gli insulti e le calunnie che (il libro) contiene non sono caratteristici dei credenti, per non parlare dei loro capi come 'Alī (radiAllahu 'anuhu).

7. (Il libro) contiene contraddizioni ed espressioni rozze dalle quali si può sapere con certezza che non fu prodotto da uno ('Alī) che fu preminente nell'eloquenza e nella facilità di parola.

8. Il fatto che i Rāfidah lo accettino e siano certi che sia vero quanto il Qur'ān, nonostante tutte queste obiezioni, indica che essi non prestano attenzione alla verifica delle fonti e al garantire che esse siano fondate riguardo alle questioni della loro religione.

Sulla base di quanto sopra esposto, è chiaro che questo libro non può essere attribuito ad 'Alī (radiAllahu 'anuhu), pertanto niente in esso può essere utilizzato come prova nelle materie della Sharī'ah, non importa quale sia la questione.

Ma chi lo legge al fine di scoprire cosa contiene di eloquenza, allora la sentenza è la stessa di quella su tutti gli altri libri di lingua araba, senza attribuire i suoi contenuti ad Amīr al-Mu'minīn 'Ali (radiAllahu 'anuhu).

Vedere Kutub khadhdhara minhā al-ʻulamāʼ, 2/250

 

Shaykh Muhammed Salih Al-Munajjid (hafidhullah)

Fatwā n. 30905

Traduzione e adattamento a cura di Muhammad Nur al Haqq

Versione in arabo QUI

 
 
 

CHI SONO I DODICI A’IMMA MENZIONATI NELL’HADĪTH IN SAHĪH AL-BUKHĀRI?

Post n°869 pubblicato il 25 Gennaio 2012 da islam.nur
 
Foto di islam.nur

 

 

بسم الله الرحمان الرحيم  

 

 

Al-hamdulillah, qualche giorno fa mi è stato mostrato un video in cui si vedono alcuni religiosi Sciiti argomentare a proposito di un hadīth autentico presente in Sahīh al-Bukhāri, che essi presentano come una delle prove della dottrina attestante la preminenza e l'infallibilità dei loro dodici A'imma, noti come i discendenti della Famiglia del Profeta (sallAllahu 'aleyhi wa sallam), da 'Alī ibn Abu Tālib (radiAllahu 'anuhu) a Muhammad ibn al-Hasan, quest'ultimo considerato dagli Sciiti come l'atteso Mahdi (secondo loro manifestatosi nella sua persona e in stato di occultamento dall'anno 872 H). Questo è l'hadīth in questione:

Narrò Jābir ibn Samura: "Ho sentito il Profeta dire: "Ci saranno dodici principi Musulmani (che governeranno tutto il mondo Islamico)". Poi disse una frase che non ho sentito. Mio padre disse: "Tutti loro (questi governanti) saranno dei Quraish." [Sahīh Al-Bukhāri, 6756]

Dopo aver esaminato la questione da diverse fonti Sunnite, presento le prove shar'i che smentiscono le affermazioni Sciite in modo chiaro ed esaustivo. Ho personalmente verificato che i medesimi giudizi sull'hadīth sono stati espressi in Fatāwa Bin Bāz vol. 4 pag. 100 dall'eminente Shaykh 'Abdul-'Azīz ibn 'Abdullāh ibn 'Abdur-Rahmān Āl-Bāz (rahimahullah).

Muhammad Nur al Haqq

 

1ª Domanda:

Gli Sciiti dicono che la successione del Califfato sarebbe dovuta avvenire secondo i testi, mentre i Sunniti sostengono che sarebbe dovuta avvenire mediante consultazione. Qual è l'opinione corretta? Chi sono i Dodici A'imma?

Risposta:

Ogni perfetta lode spetta ad Allah, il Signore dei mondi. Testimonio che non c'è nessuno degno di adorazione all'infuori di Allah e che Muhammad è il suo servo e Messaggero.

I Sunniti hanno opinioni diverse sul fatto che ad Abu Bakr (radiAllahu 'anuhu) gli sarebbe dovuto essere stato dato il Califfato in virtù dei testi della Sharī'ah, o mediante consultazione. Tuttavia, i loro punti di vista sono relativamente simili, perché tutti concordano sul fatto che ad Abu Bakr (radiAllahu 'anuhu) avrebbe dovrebbe ricevere il Califfato a prescindere, al contrario degli Sciiti che rifiutano questo e lo considerano usurpazione. Gli Sciiti, inoltre, sostengono che il Profeta (sallAllahu 'aleyhi wa sallam), stabilì che 'Alī (radiAllahu 'anuhu) doveva assumere il califfato. I testi che essi adottano come prova a sostegno della loro opinione o non sono autentici o contraddicono la sana ragione.

D'altra parte, non è vero che i Sunniti non possono specificare i Dodici A'imma che sono menzionati in Sahīh Al-Bukhāri, come sostenuto dagli Sciiti. I Sunniti hanno una spiegazione per l'Hadīth in questione e altri Ahādīth rilevanti e possono conciliarli, come vedremo di seguito. Tuttavia, va rilevato che nessuna relazione esiste tra i Dodici A'imma nell'Hadīth e il credo gli Sciiti.

Questa è la spiegazione:

Jābir ibn Samurah (radiAllahu 'anuhu) narrò sull'autorità del Profeta (sallAllahu 'aleyhi wa sallam), che egli disse che ci sarebbero stati dodici "principi", i quali sarebbero stati dei Quraysh. [Al-Bukhāri, Muslim, Abu Dāwūd and At-Tirmidhī]

La formulazione di Muslim afferma che ci saranno, inevitabilmente, Dodici Califfi.

Un'altra versione in Muslim afferma che l'Islam avrebbe continuato a essere potente fino a che i Dodici A'imma avrebbero governato.

Una narrazione in Abu Dāwūd afferma che questi Dodici A'imma saranno concordati tra la nazione Musulmana.

Questi testi non hanno alcuna relazione con le affermazioni degli Sciiti sul Califfato, perché la nazione Musulmana non ha mai concordato sulle persone che gli sciiti considerarono come califfi, e non ci furono Califfi tra loro ad eccezione di 'Alī (radiAllahu 'anuhu) e Al-Hasan (radiAllahu 'anuhu).

La loro affermazione suggerisce che l'Islam non fu potente durante il regno di Abu Bakr (radiAllahu 'anuhu), di 'Umar (radiAllahu 'anuhu) e di 'Uthmān (radiAllahu 'anuhu). Questo è totalmente in contraddizione con la ragione, la realtà e la Sharī'ah, in cui si afferma che l'epoca migliore fu quella dei Sahābah e poi dei Tābi'īn, secondo l'Hadīth narrato in Al-Bukhāri e Muslim sull'autorità di 'Abdullāh ibn Mas'ūd (radiAllahu 'anuhu).

I sapienti mantengono opinioni diverse su chi furono i dodici A'imma. L'opinione prevalente è quella preferita da Al-Qādhi 'Iyādh (rahimahullah) e da Al-Hāfidh Ibn Hajar (rahimahullah). Secondo loro, i Dodici A'imma regnarono quando l'Islam fu potente, perché l'Hadīth indica che la nazione Musulmana avrebbe concordato su di loro.

Secondo il contesto storico, Ibn Hajar (rahimahullah) fornì la prova per l'opinione di cui sopra. Secondo lui, il consenso dei Musulmani si riferisce alla Bay'ah (pegno di fedeltà). La verità è che la gente concordò su Abu Bakr (radiAllahu 'anuhu) poi su 'Umar (radiAllahu 'anuhu) poi su 'Uthmān (radiAllahu 'anuhu) poi su 'Alī (radiAllahu 'anuhu) fino a Mu'āwiyah (radiAllahu 'anuhu) che fu nominato per il Califfato in virtù della decisione emessa dai "Due arbitri" dopo la battaglia di Siffīn, ma egli fu unanimemente concordato solo dopo la sua riconciliazione con Al-Hasan (radiAllahu 'anuhu).

In seguito, la gente concordò su Yazīd ibn Mu'āwiyah (radiAllahu 'anuhu)  e Al-Husayn (radiAllahu 'anuhu) non prese il posto di Califfo perché era già stato ucciso. Il disaccordo iniziò dopo la morte di Yazīd (radiAllahu 'anuhu). Dopo di ciò, le persone concordarono su 'Abdul-Mālik ibn Marwān visto che Ibn Az-Zubayr era stato ucciso.

Il giuramento (di fedeltà) fu dato in seguito ai quattro figli di 'Abdul-Mālik: Al-Walīd (rahimahullah), Sulaymān (rahimahullah), Yazīd (rahimahullah), e Hishām (rahimahullah). 'Umar ibn 'Abdul-'Azīz (rahimahullah) regnò durante l'intervallo tra Sulaymān (rahimahullah) e Yazīd (rahimahullah).

Oltre ai quattro Califfi Ben Guidati, altri sette furono contati. Il dodicesimo fu Al-Walīd ibn Yazīd ibn 'Abdul-Mālik (rahimahullah) che ricevette il giuramento dopo la morte dello zio Hishām (rahimahullah). Al-Walīd (rahimahullah)  governò per quattro anni e poi fu ucciso. Dopo la sua morte, sorsero agitazione diffusa e polemiche feroci, le condizioni mutarono e in seguito è riportato che la gente non concordò unanimemente su un califfo dopo quello.

E Allah ne sa di più.

 

Fatwā n. 6305

Muharram 9, 1433

 

2ª Domanda:

Nella vostra fatwā i dodici A'imma sono morti. Dopo di ciò il mondo e i popoli Musulmani sono senza Imām. Com'è possibile? Chiaritemi prima tale questione. Per favore, rispondetemi alla luce del Qur'ān, Sūrat Al-'Isrā' versetto 71:


يَوْمَ نَدْعُو كُلَّ أُنَاسٍ بِإِمَامِهِمْ

"Nel Giorno in cui ogni comunità sarà richiamata assieme al loro Imām."

 

Risposta:

 

Ogni perfetta lode spetta ad Allah, il Signore dei mondi. Testimonio che non c'è nessuno degno di adorazione all'infuori di Allah e che Muhammad è il suo servo e Messaggero.

 

Prima di tutto, dovresti sapere che la più importante caratteristica di ogni Imām tra i Dodici A'imma che sono menzionati in questa narrazione, è che il popolo Musulmano giurò fedeltà a lui come a un Califfo dei Musulmani. Sulla base di questo, Ibn Hajar (rahimahullah) menzionò coloro che soddisfarono questa caratteristica ed essi furono dodici; egli (rahimahullah) disse:

 "Ciò che accadde è che la gente giurò fedeltà ad Abu Bakr (radiAllahu 'anuhu), poi a 'Umar (radiAllahu 'anuhu), poi a 'Uthmān (radiAllahu 'anuhu),  poi ad 'Alī (radiAllahu 'anuhu), poi a Mu'āwiyah (radiAllahu 'anuhu), poi a suo figlio Yazīd visto che Al-Husayn fu ucciso prima che la gente potesse giurargli fedeltà, poi 'Abdul Mālik ibn Marwān dopo l'assassinio di Ibn Az-Zubayr, e poi giurarono fedeltà ai suoi quattro figli: ad Al-Walīd, poi a Sulaymān, poi a Yazīd, poi a Hishām, e poi 'Umar ibn Abdul-'Azīz (radiAllahu 'anuhu) venne tra Sulaymān e Yazīd. Tuttavia, afflizioni e tribolazioni si diffusero in seguito, e da quel momento in poi mutarono le circostanze, e la gente non concordò nel giurare fedeltà ad un Califfo dopo quello."

E' chiaro da questo che tali A'imma erano in realtà morti, ma questa narrazione non significa che i Musulmani non avranno un Imām o un capo, piuttosto, significa che non ci sarà nessun capo su cui l'intera nazione giurerebbe fedeltà come accadde con quelle persone [della prima generazione]. Oltre a questo, la nazione Musulmana in quel periodo e nei migliori secoli fu stabile e i suoi affari furono in generale ben organizzati.

Per quanto riguarda il versetto nella Sūrat Al-'Isrā', in seguito i commentatori del Qur'ān (che Allah abbia misericordia di loro) fecero molte dichiarazioni sul significato dell'espressione "al loro Imām", che viene menzionata in esso; tuttavia, la maggior parte di loro sono della preponderante opinione che il suo significato è "i loro registri delle azioni", come nel detto di Allah:


وَكُلَّ شَيْءٍ أحْصَيْنَاهُ فِي إِمَامٍ مُبِينٍ

"Abbiamo enumerato tutte le cose in un chiaro registro ('Imāmin Mubīn)." [Yā -Sīn, 12]

Tuttavia, l'espressione di cui sopra è stata anche interpretata come il loro Profeta o il loro Imām che essi seguirono, o le loro madri... Nondimeno, non è stato menzionato che con essa si intendesse il Califfo che governò su di loro.

E Allah ne sa di più

 

Fatwā n. 121508

Jumādā al-Ūlā 12, 1430

 

Le due fatāwa sono state emesse dai sapienti di islamweb

Supervisione del Dr. Abdullah al-Faqīh

Traduzione e adattamento a cura di Muhammad Nur al Haqq


 
 
 

TUTTI GLI SCIITI SONO KUFFĀR? UN'AUTOREVOLE OPINIONE HANAFI SULLA SHĪʿAH

Post n°868 pubblicato il 23 Gennaio 2012 da islam.nur
 
Foto di islam.nur

 

 

بسم الله الرحمان الرحيم  

 

 

In primo luogo, qui sotto ci sono i criteri per dichiarare qualcuno come non-Musulmano:

1. Quando una persona chiama apertamente se stesso un non-Musulmano, cioè egli accetta di essere un cristiano, un ebreo, un indù, ecc.

2. Quando una persona nega, attraverso le sue parole o le azioni, qualcosa di unanimemente provato attraverso il Qu'rān e gli Ahādīth. Non sarà considerato un Musulmano, anche se afferma di esserlo.

[Jawāhirul Fiqh Vol. 1 Pag. 23 - Maktabah Darul Ulūm Karachi]

In secondo luogo, anche se gli sciiti sostengono di essere Musulmani, la maggior parte di loro ha credenze che negano i ben delineati principi dell'Islam. Alcune di queste credenze sono di seguito elencate:

1. Essi considerano il Qur'ān essere incompleto, e dicono che la maggior parte del Qur'ān è stato cambiato.

2. Essi considerano la maggior parte degli anziani Sahābah (radiAllahu 'anuhum), compresi i primi tre Khulāfah, come murtaddūn (coloro che hanno apostatato l'Islam).

3. Essi considerano lo status dei loro dodici A'imma essere superiore allo stato degli 'Anbyā' (aleyhim assalātu wassalām).

[Aaapke Masaail aur Unka Hal Vol. 1 Pag. 188 - Maktabah Bayyinat]

Successivamente, gli sciiti si sono suddivisi in tre gruppi, ognuno dei quali cade sotto una specifica sentenza:

1. Coloro i quali è certo che negano i principi dell'Islam. Tali sciiti saranno considerati come non-Musulmani, anche se sostengono il contrario. Gli sciiti hanno l'abitudine della taqiyyah (cioè considerano virtuoso mentire al fine di salvaguardare le proprie credenze), pertanto, la loro parola non sarà accettata, se fonti attendibili provano il contrario.

Non è permesso avere matrimoni misti con questi sciiti, la salat al-Janazah non sarà eseguita sui loro defunti, la carne degli animali da loro macellati non sarà halāl e tutte le altre leggi limitate ai Musulmani non si applicano ad essi. 

2. Coloro che non negano nessuno dei principi dell'Islam, ma hanno una divergenza di opinioni con i Musulmani sul dire che 'Alī (radiAllahu 'anhu) fu superiore a tutti i Sahābah (radiAllahu 'anuhum). Tali sciiti non saranno considerati come non-Musulmani, ma saranno comunque considerati fasiqīn (coloro che trasgrediscono apertamente le leggi dell'Islam).

Le leggi limitate ai musulmani si applicheranno su di loro, ma non sarà opportuno avere matrimoni misti con essi.

3. Coloro le cui credenze non possono essere confermate. Non saranno considerati come Musulmani né saranno considerati come non-Musulmani.

Come precauzione, i matrimoni misti con loro non saranno permessi e la carne degli animali da essi macellati non sarà halāl.

[Jawāhirul Fiqh Vol. 1, Pagg. 59-63 - Maktabah Darul Ulūm Karachi]

Per quanto i legami con gli sciiti siano interessati, non è permesso avere stretta amicizia con loro. Tuttavia, l'Islam incoraggia i Musulmani ad avere una buona condotta con essi, e mostrare un buon carattere.

E Allah ne sa di più

 

Ml. M. Jawed Iqbal,

Fatwā n. 15228

Controllata e approvata dal Mufti Ebrahim Desai della Darul Iftā, Madrassah In'āmiyyah

Traduzione a cura di Muhammmad Nur al Haqq

 
 
 
 
 
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Khālid ibn al-Walīd (r) disse:

“Che gli occhi dei codardi non dormano mai.”

[Ibn ‘Asākir in Tarīkh Dimashq]

 
 

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"Non si può immaginare una persona che conosca il Tawhīd e lo pratichi, che non sia nemico dei mushrikīn; e chiunque non sia loro nemico, allora non può dire di conoscere il Tawhīd e di praticarlo."

Shaykh 'Abdul Latīf ibn 'Abdur Rahmān

[ad-Durar as-Sunniyya pag. 167]

 

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