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Creato da denizyuruk il 15/08/2007
Il Profeta( saws ) ha detto:"Iddio manderà all'inizio di ogni secolo qualcuno a rinnovare la religione di questa Comunità".
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PREDESTINAZIONE DIVINA : QUANTO E' REALE?
Segnalo questa interessante prima parte dell'articolo(in inglese ovviamente) scritto da Abdur Rab,riguardo la predestinazione Divina.
Vi metto il link dell'intero articolo tradotto da Google ma,tuttavia,leggibile:
http://translate.google.com/translate?js=y&prev=_t&hl=en&ie=UTF-8&layout=1&eotf=1&u=http%3A%2F%2Fwww.free-minds.org%2Fnode%2F223&sl=en&tl=it
Ovviamente metto anche il link dell'articolo originale in inglese,per chi lo sapesse:
http://www.free-minds.org/node/223
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ISLAM , QUEI LAICI E LIBERALI ALTERNATIVI AI "PROFETI" DELL ' ODIO
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Roma, 5 gen (Velino) - La tendenza a considerare l’Islam come un monolite rischia di far dimenticare la varietà di posizioni, se non di vere e proprie divergenze, al suo interno. Eppure, in quello che sbrigativamente viene etichettato come “mondo mussulmano”, non mancano voci critiche e anche profondamente laiche che potrebbero rappresentare una valida alternativa ai "profeti" dell’odio o agli intellettuali del doppio linguaggio, ambigui nei confronti della violenza e del terrorismo. Possibili punti di riferimento modello per quelle seconde generazioni che si trovano a oscillare fra la rottura completa o la piatta omologazione ai modelli imposti dalla famiglia d’origine. Come nel caso dell’intellettuale libico Mohammed El Houni, fondatore dell’associazione degli arabi razionalisti, nome d’altri tempi per un circolo no-profit che ha sede a Parigi e si propone di far trionfare la forza della ragione. O come la sociologa algerina Samia Kouider, esperta di diritti umani e diritti delle donne, da 20 anni residente in Italia ma sconosciuta ai più. Solo sparute eccezioni? Nient’affatto, a sentire Anna Mahjar-Barducci, presidente dell’associazione Arabi democratici e liberali e autrice di “Italo-marocchina”, libro autobiografico di una ragazza che in due generazioni ha smontato tutti i luoghi comuni cui siamo abituati circa l’“impermeabilità” dell’Islam: padre italiano, madre marocchina, marito ebreo israeliano.
“Nei Paesi arabi, e più in generale in quelli musulmani, c’è tutta una maggioranza silenziosa fatta di studenti, casalinghe, commercianti che odiano il terrorismo e gli integralisti e hanno idee liberali - afferma al VELINO Mahjar-Barducci - perché si battono per le stesse cause a ogni latitudine: le libertà dell’individuo, d’espressione, diritti umani delle donne, delle minoranze religiose. Gli integralisti sono una minoranza, però fanno più rumore degli altri e affascinano i media occidentali, che danno loro uno spazio che in realtà non hanno. La tendenza a semplificare le cose forse rende più facile capire la realtà ma non coglie la verità”. E a dimostrazione di questa tesi, la scrittrice e giornalista, cita tutta una serie di esempi. Come il successo di “Marock”, storia d’amore fra una coppia di ragazzi (lei musulmana, lui ebreo) che nel 2006 sbancò i botteghini del Marocco risultando il film più visto dell’anno, con file interminabili di adolescenti col velo innamorate del protagonista sefardita. O come il caso di Begum Nawazish, che travestito da donna conduce il programma più amato del Pakstan e può permettersi di dire ciò che vuole, dal sesso alle critiche al governo.
“Il problema è che c’è più interesse a invitare in tv un imam che parla di radicalismo che portare in studio persone di buon senso - prosegue Mahjar-Barducci -. Gente che magari ha l’accento milanese ma davanti alla perdita di identità indossa abiti che ormai non si usano neppure più nei Paesi da cui provengono. Oppure si dà spazio a intellettuali che non sono affatto rappresentativi del mondo arabo, come Tareq Ramadan, che non è mai citato in un quotidiano saudita o libanese e compare solo in Europa, dove ha la massima visibilità”. Il rischio, così, è che senza fornire una valida alternativa, l’unica soluzione per i figli degli immigrati - chiamati a un ruolo che li vede stranieri nel paese in cui sono nati - sia quello di seguire il verbo fondamentalista.
Ecco perché Mahjar-Barducci è critica anche con la proposta di concedere il diritto di voto dopo cinque anni di permanenza. “Rischia di essere un escamotage che non porta a nulla, perché il voto non può essere l’unica politica di integrazione. Quel che serve davvero è il controllo degli imam che predicano nelle moschee, la regolarizzazione dei circoli per la loro preparazione e la creazione di centri per alfabetizzare le donne”. E, corollario non secondario per uno stato davvero laico, la fuga da ogni astruso particolarismo giuridico che rinnega l’universalità del diritto in nome del presunto rispetto delle tradizione religiosa altrui. Un esempio? La proposta di dare vita a un’“ infibulazione soft”, col paradosso di consentire quella stessa pratica (tribale, non coranica) “che le ong cercano di eliminare nei Paesi africani, perfino con l’aiuto degli Stati, come avviene in Buti o in Mali”.
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IL PROBLEMA CON RIFQA BARY

Rifqa,una adolescente musulmana americana,si è convertita al Cristianesimo e sarebbe stata minacciata di morte dai suoi genitori. Lei insiste a dire che il Corano comanda i suoi genitori di ucciderla. Nella sua intervista dice: “voi non capite,l’Islam è molto diverso.Se loro amano di più Allah,devono uccidermi,il mio sangue è halal ora,perché mi sono convertita al Cristianesimo,è un delitto d’onore,è nel Corano,voi non capite”. Rifqa Bary ha assolutamente ragione quando dice “voi non capite”. Infatti,chi non ha capito cosa insegna l’Islam è lei stessa e coloro che vogliono ucciderla (se ci sono).
La presunta punizione di apostasia nell’Islam non ha alcun fondamento nel Corano e non è stata praticata dal Profeta Muhammad (pace su di lui). Non c’è un singolo versetto del Corano che comanda l’uccisione di qualcuno che si converte dall’Islam. In realtà,il Sacro Corano annuncia la libertà di religione dicendo “non vi è costrizione nella religione” (2:257).
Un versetto concreto che smentisce la pena di morte per apostasia è il seguente:
“Certo,a coloro che non credono dopo aver creduto e poi accrescono la loro miscredenza,il pentimento non sarà accettato. E questi sono coloro che si sono persi. Quanto a coloro che sono miscredenti,e muoiono mentre sono miscredenti,non sarà accettato da nessuno di loro anche tutto l’oro della terra sebbene lo offrissero in riscatto. Avranno un doloroso castigo e non avranno aiutanti.” (3:90 - 91).
Questo è probabilmente il versetto più cospicuo sull’apostasia. Può qualcuno fare un riferimento ad un accenno di uccidere in questo versetto? Semmai,che promette la vita di un apostata dicendo “e poi accrescono la loro miscredenza”. Se dovessero essere uccisi immediatamente,come potrebbero accrescere nella loro miscredenza? Ci sono almeno sette versetti nel Corano che smentiscono la presunta punizione di apostasia nell’Islam. D’altro canto,non vi è un singolo versetto che va in suo favore.
I sostenitori della pena di morte per un apostata basano le loro tesi sui seguenti versetti:
“Ma se poi si pentono e osservano la Preghiera,e pagano la Zakat,allora sono vostri fratelli nella fede. E Noi spieghiamo i segni per un popolo che ha conoscenza. E se interrompono i loro giuramenti dopo il loro patto,e insultano la vostra religione,combattete questi capi della miscredenza – sicuramente,non hanno alcun riguardo per il loro giuramento –che possano desistere.”(9:11 - 12).
Questo è il vertice della loro tesi che va perfino contro loro stessi. Prima di tutto,si suppone che i combattimenti siano contro i capi della miscredenza piuttosto che degli individui. In secondo luogo,lo scopo di “combattere” è rivelato in “che possano desistere”. Quindi,se dovessero essere uccisi,come potranno mai avere la possibilità di desistere? Per di più,i critici e gli ignoranti dimenticano il versetto seguente che qualifica ulteriormente i versetti 11 e 12. “Non combatterete contro gente che ha violato i loro giuramenti, e che ha complottato per scacciare il Messaggero,e sono stati i primi a iniziare le ostilità contro di voi?”.
Lo scopo è quello di combattere solo coloro che sono stati i primi ad essere ostili verso di te. Non si tratta forse di una politica che mette in scena l’America? O,qualsiasi nazione del mondo? Esiste una tale nazione che permette l’attacco di un'altra nazione,e non risponde? Perché poi,quando il Corano menziona una legge adottata da ogni governo del mondo,la gente ne fa un problema?
L’errata interpretazione dei versetti Coranici da parte degli Ulema musulmani non hanno solo portato a morti ingiuste,ma hanno anche distorto l’immagine dell’Islam. I misinterpreti dell’Islam sono i veri nemici di Rifqa Bary, non l’Islam in sé.
examiner.com
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VIAGGIO IN INDONESIA A YOGYAKARTA DOVE L' IMAM ACCOGLIE I TRAVESTITI NELLA SUA CASA - MOSCHEA
Articolo di Raimondo Bultrini

Il tahajud, la preghiera della notte, è un momento di particolare introspezione. La giornata è quasi finita e i devoti ad Allah di Pompea Waria riflettono su quanto hanno fatto e su ciò che si apprestano a fare, chiedendo a Dio la forza per andare avanti.
Nella piccola stanza di questa casa alla periferia di Yogyakarta trasformata in moschea, l'unica per travestiti e gay di tutta l'Indonesia, Rully Wallay recita a bassa voce le formule del Corano.
Ha il capo coperto dal velo, ma non si cura di abbellirsi e nascondere - come quando si era abbigliata per la festa del giorno prima - la sua accentuata calvizie.
Dietro di lei - all'anagrafe lui - pregano altri due waria, i travestiti nella lingua indonesiana: indossano larghi abiti bianchi che ne coprono perfino i volti e si prostrano verso la Mecca fino a toccare il pavimento con il viso.
Tra queste quattro pareti nel borgo di Notoyudan, pavesato di bandiere dai diversi colori dei numerosi partiti politici in competizione elettorale, l'intensità della preghiera dei devoti waria non sembra affatto distolta dagli scatti dei fotografi, che saltano come cavallette, cercando di riprendere le concentrate espressioni dei loro visi effeminati e virili allo stesso tempo.
Il più frenetico è lo studente di una delle cento università di Yogya, la capitale intellettuale dell'Indonesia: il ragazzo deve preparare una tesi di laurea sul tema dell'unica moschea per waria in questo Paese che conta dodicimila isole e duecento milioni di abitanti a maggioranza musulmana.
Altri studenti del suo stesso ateneo stanno invece realizzando un documentario: sebbene siano videomaker alle prime armi, hanno ottenuto il sostegno per realizzare il loro sogno da una televisione e da una fondazione giapponesi: il loro film-verità low budget è basato sulla storia di Maryani, del Maestro, e della comunità di variopinti personaggi che in quest'angolo della città ne costituisce la Corte.
Hadith e maquillage
È Maryani che, con i proventi del suo negozio di maquillage ricavato dallo stesso appartamento che ospita Pompea Waria, paga l'affitto e i costi dei corsi.
Ma il merito di aver aperto la prima scuola coranica per travestiti dell'Indonesia, con annessa moschea, va senz'altro a uno speciale imam dal corpo sinuoso e dinoccolato, che mentre parla gesticola come un italiano.
Il suo nome è Hamrolie Harun, ma tutti lo chiamano mister Ham, e conosce Maryani da quando, a dieci anni, aveva cominciato a vestirsi da donna, con l'approvazione del padre vedovo, che ancora la aiuta nei lavori domestici.
"A quel tempo vivevamo nel villaggio di Pa tuk e lei si chiamava Paryono, un nome da maschio", racconta ridendo l'imam, "ma ora è femmina anche all'anagrafe".
Sembra parlare di tempi remotissimi: infatti oggi è difficile immaginare la Maryani di allora, con il suo viso largo e la voce addolcita dal lungo uso del linguaggio femminile, ma pur sempre un po' baritonale.
L'imam che le ha insegnato i primi rudimenti del Corano, a dispetto delle discriminazioni degli altri abitanti del villaggio, si rivela come un uomo aperto e colto, con una laurea in economia e venti assistenti sparsi tra la provincia e la capitale.
Mister Ham è un tenace nemico dei fondamentalisti e segue i principi della Via dell'amore universale, resa celebre dal poeta e maestro Rumi.
"I Sufi amano i cani, gli altri musulmani li uccidono", dice con un sorriso amaro che sottintende il suo pensiero sull'argomento.
"Secondo i principi Sufi un essere umano che disseta un cane va in paradiso. E se ama i cani, a maggior ragione ama i waria che sono esseri umani come lui".
Ma è vero che in uno degli hadith si sollecita a uccidere gli omosessuali e coloro i quali sono "sessualmente deviati"? "Sì, però nel Corano non c'è alcun cenno a questo, e se al Corano possiamo far fede, è invece ancora oggetto di discussione il fatto che anche gli hadith corrispondano alla parola del Profeta".
Le affettuose zie di Rizky
Esiste dunque una diversità apparentemente marginale nell'interpretazione delle sacre scritture dell'Islam, ma per mister Ham questa differenza concentra il senso dell'antica divisione tra il pensiero wahabita, base dell'integralismo arabo, e la Via dei maestri del sufismo d'origine persiana, ai quali lo stesso Maometto si ispirò visitando le semplici grotte dove vivevano e meditavano, assistendo alle trance dei dervisci.
Ma la festa di Maryani alla quale siamo invitati non sembra avere niente a che fare con i lunghi e plastici movimenti dei danzatori rotanti persiani.
Gli artisti waria, con il loro trucco pesante e i vestiti sgargianti, si esibiscono muovendo i fianchi con gesti ampi e ritmati, come cantanti della celebre e popolare mujra dance, severamente proibita ma in gran voga nei circoli più o meno clandestini del mondo islamico.
Prima dello spettacolo, guidati da giovani imam, hanno pregato tutti insieme: con il velo sul capo, a nascondere cipria, rossetto e lunghissime ciglia coperte di brillantini.
Ines, venticinquenne artista di strada con una piccola corona in testa, non si associa alle esibizioni perché sul palco oggi salgono i waria più anziani, giunti da ogni angolo di Giava, soprattutto da Surabaya, nell'est dell'isola, per condividere con Maryani la gioia del compleanno di sua figlia, la piccola Rizky Aryani che oggi festeggia il suo nono compleanno.
Pare un conclave di vecchie zie affettuose, che prima di lanciarsi nelle danze condotte da un antiquato piano elettrico con base ritmica incorporata, portano alla piccola nipotina scatole piene di regali. Maryani è per loro più di una sorella, e a sua volta Maryani è per la piccola Rizky un po' padre e un po' madre, da quando l'ha presa in braccio e adottata praticamente orfana a poche ore di vita.
La donna che l'aveva messa al mondo, infatti, se n'era voluta sbarazzare al più presto. Prima, durante e dopo la festa parliamo a lungo con waria che lavorano per Ong o come truccatrici.
E sì, anche da prostitute di strada: meno che ventenni come Hanna, che si guadagna da vivere nei vicoli bui dietro l'edificio della Bank of Indonesia. Poi ci sono artiste come Ines, un filo di trucco e i jeans attillati sui fianchi ermafroditi.
Dicono tutte che la fiammata di spiritualità risvegliatasi con l'apertura della scuola-moschea ha intrecciato i loro percorsi con quello di Maryani, a un livello più profondo e intenso della semplice solidarietà umana tra diversi.
Eppure talvolta un filo di tensione attraversa i giudizi di qualcuna di loro, che considera la scuola anche un modo di fare soldi. Maryani è consapevole dei rumors, ma sostiene che altri sono i problemi.
"Il proprietario di questa casa vuole venderla e nessuno di noi sa se troveremo altrove un vicinato così tollerante. Inoltre non so se potrò permettermi di pagare un affitto più alto: la crisi si fa sentire anche nel mio lavoro di estetista".
Quando torniamo il giorno dopo la festa a trovare Maryani il salone ha riaperto affiancando al cartello "Pompea Waria", ovvero moschea per i waria, quello di "Salone Aryiani: trucchi e maquillage".
Il casco asciugacapelli da parrucchiera fa ora bella mostra alle spalle dell'imam Hamrolie e della discepola prediletta che siede ai suoi piedi.
Su un mobile sono incollate alcune foto di Maryani da giovane con il viso vistosamente imbellettato - mentre ora non porta alcun trucco - oltre a immagini di clienti che sono attrici o modelle.
Sul muro c'è un'istantanea dell'imam quando aveva meno di trent'anni, coi capelli lunghi e lo stesso sorriso gioviale di oggi che ne ha più di cinquanta e il pizzetto ben curato.
"Il problema del mondo islamico", dice mister Ham, "è che si pensa troppo alla religione e meno al resto della società, al confronto con l'erudizione di altri Paesi e culture. I miei fratelli dovrebbero visitare realtà come la Cina, l'America, l'Europa.
Forse rifletterebbero sul fatto che grazie alla scienza c'è un mondo di valori valido per tutti, e forse capirebbero che per i waria esistono ragioni anatomiche e biologiche nel sentirsi donna.
A leggere attentamente le scritture comunque si capisce che l'anatema, la fatwa, si riferisce a chi adotta certi atteggiamenti come stile di vita, e non come manifestazione di un sentire naturale.
E adesso registriamo come positivamente il fatto che l'iniziativa della nostra scuola sia stata accolta con favore anche dai leader dei partiti religiosi fondamentalisti locali e nazionali. Oltretutto, grazie alla natura pacifica dei nostri vicini di casa, viviamo in pace e armonia con tutti, così come deve essere".
Il Dio che accetta
Gli speciali studenti dell'imam ("tutti i waria vogliono ricevere lezioni da me, non dai miei sostituti", spiega lui) durante i fine settimana sono spesso raccolti attorno alla sua sedia. Dalle cinque del pomeriggio alle cinque della mattina.
"Spiego loro i rudimenti del Libro, perché in grandissima parte non hanno alcuna educazione, vengono da villaggi di campagna dove non esistono nemmeno scuole degne di questo nome. Quasi tutti hanno avuto il coraggio di sfidare i tabù e rivelare i propri veri sentimenti, comportandosi con naturalezza, a dispetto di tutto. Certo, qualcuno può non farcela.
E lontano dalla grazia di Dio molti si sono suicidati per non aver incontrato alcuna comprensione negli altri. Però in maggioranza i waria hanno avuto genitori tolleranti: non dei fanatici ultrareligiosi, ma semplici contadini che discendono dalle antiche tribù induiste, animiste e buddiste del passato. Lasciano vivere i figli come vogliono.
Ora, grazie al Corano, quei waria si sentono in intimo contatto con il Dio che si voleva negare loro". Maryani conferma: "Dio è entrato nella mia vita e mi ha accettato", ci spiega, accarezzando la testa di sua figlia.
"Perché non dovrebbero accettarmi gli esseri umani? Quando prego non esistono barriere, e la forza della mia devozione mi mette in comunicazione con il Signore di tutti. Per questo continueremo ad andare avanti, qualunque cosa Allah abbia in serbo per noi".
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DONNE COME IMAM

La parola “Imam” come utilizzato nel Corano vuol dire una fonte di guida (ad esempio Corano 2:124). Il significato non è limitato solo alla preghiera. Quindi,il leader dovrebbe guidare la gente lungo il percorso dell’Islam. In altre parole,il ruolo del leader è quello di seguire gli insegnamenti dell’Islam e di fungere da modello.
(M.F. Osman, "The Contract for the Appointment of the Head of an Islamic State", State, Politics, and Islam, ed. Mumtaz Ahmed, 1986, p. 56).
(….)
Secondo Ibn Rushd,l’Imam al-Shafii ha creduto che una donna potrebbe condurre altre donne nella preghiera; tuttavia,sia al-Tabari che Abu Thawr hanno creduto che una donna potrebbe condurre sia gli uomini che le donne nella preghiera.
(Fatima Mernissi, The Forgotten Queens of Islam, University of Minnesota Press, 1993, p.33 (citing Ibn Rushd, Bidaya al-Mujtahid wa Nihaya al-Muqtasid, Dar al-Fikr, vol. 1, p. 105).
Umm Waraqa bint Abdallah,una donna Ansari che era molto esperta del Corano,era stata incaricata dal Profeta Muhammad di condurre ahl dariha ( significa la gente della sua casa dove “dar” vuol dire casa e può far riferimento alla residenza,quartiere o villaggio di quella persona), che consisteva di uomini e donne,nella preghiera. La “gente della casa di Umm Waraqa” era così numerosa che il Profeta Muhammad aveva nominato un muezzin per lei. Umm Waraqa è stata una delle poche a tramandare il Corano prima che fosse scritto. Umm Waraqa voleva essere conosciuta come una martire,così chiese al Profeta Muhammad di consentirle di partecipare alla battaglia di Badr (624 dC/2 A.H.),in modo da poter prendersi cura dei feriti; da quel momento il Profeta Muhammad si è riferito a lei come “la martire femminile”.
(Wiebke Walther, Women in Islam, Markus Wiener Publishing, 1981, p. 111 (citing Ibn Sad, Kitab al-Tabaqat al-Kabir, vol. 8, p. 335). (Wiebke Walther, donne nell'Islam, Markus Wiener Publishing, 1981, p. 111 (citando Ibn Sad, Kitab al-Tabaqat-Kabir, vol. 8, p. 335).
Nel 699 dC (77 AH),una donna di nome Ghazala condusse i suoi guerrieri maschi nella preghiera a Kufa,dopo aver controllato la città per un giorno. Non solo condusse gli uomini musulmani nella preghiera,recitò anche i due capitoli più lunghi del Corano durante la preghiera. Così,sebbene la pratica delle donne che conducono la preghiera non sia comunemente accettata,non si può semplicemente concludere che ciò è vietato senza prima effettuare una ricerca onesta ed imparziale.
Nota: alcuni imam tradizionali non accettano Ghazala come un precedente legittimo perchè apparteneva alla setta kharigita,un gruppo di puritani noti per la loro pietà,che si rivoltarono contro Ali e Muawiya; tuttavia,ciò non invalida necessariamente le sue azioni).
(al-Tabari, History of Messengers and Kings, 51:80; Ali Masudi, Gardens of Gold, Dar al-Andalus, Beirut, 1965, 3:139).
tratto dal sito della Lega delle Donne Musulmane -
http://www.mwlusa.org/
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