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Creato da denizyuruk il 15/08/2007
Il Profeta( saws ) ha detto:"Iddio manderà all'inizio di ogni secolo qualcuno a rinnovare la religione di questa Comunità".
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DONNE COME IMAM

La parola “Imam” come utilizzato nel Corano vuol dire una fonte di guida (ad esempio Corano 2:124). Il significato non è limitato solo alla preghiera. Quindi,il leader dovrebbe guidare la gente lungo il percorso dell’Islam. In altre parole,il ruolo del leader è quello di seguire gli insegnamenti dell’Islam e di fungere da modello.
(M.F. Osman, "The Contract for the Appointment of the Head of an Islamic State", State, Politics, and Islam, ed. Mumtaz Ahmed, 1986, p. 56).
(….)
Secondo Ibn Rushd,l’Imam al-Shafii ha creduto che una donna potrebbe condurre altre donne nella preghiera; tuttavia,sia al-Tabari che Abu Thawr hanno creduto che una donna potrebbe condurre sia gli uomini che le donne nella preghiera.
(Fatima Mernissi, The Forgotten Queens of Islam, University of Minnesota Press, 1993, p.33 (citing Ibn Rushd, Bidaya al-Mujtahid wa Nihaya al-Muqtasid, Dar al-Fikr, vol. 1, p. 105).
Umm Waraqa bint Abdallah,una donna Ansari che era molto esperta del Corano,era stata incaricata dal Profeta Muhammad di condurre ahl dariha ( significa la gente della sua casa dove “dar” vuol dire casa e può far riferimento alla residenza,quartiere o villaggio di quella persona), che consisteva di uomini e donne,nella preghiera. La “gente della casa di Umm Waraqa” era così numerosa che il Profeta Muhammad aveva nominato un muezzin per lei. Umm Waraqa è stata una delle poche a tramandare il Corano prima che fosse scritto. Umm Waraqa voleva essere conosciuta come una martire,così chiese al Profeta Muhammad di consentirle di partecipare alla battaglia di Badr (624 dC/2 A.H.),in modo da poter prendersi cura dei feriti; da quel momento il Profeta Muhammad si è riferito a lei come “la martire femminile”.
(Wiebke Walther, Women in Islam, Markus Wiener Publishing, 1981, p. 111 (citing Ibn Sad, Kitab al-Tabaqat al-Kabir, vol. 8, p. 335). (Wiebke Walther, donne nell'Islam, Markus Wiener Publishing, 1981, p. 111 (citando Ibn Sad, Kitab al-Tabaqat-Kabir, vol. 8, p. 335).
Nel 699 dC (77 AH),una donna di nome Ghazala condusse i suoi guerrieri maschi nella preghiera a Kufa,dopo aver controllato la città per un giorno. Non solo condusse gli uomini musulmani nella preghiera,recitò anche i due capitoli più lunghi del Corano durante la preghiera. Così,sebbene la pratica delle donne che conducono la preghiera non sia comunemente accettata,non si può semplicemente concludere che ciò è vietato senza prima effettuare una ricerca onesta ed imparziale.
Nota: alcuni imam tradizionali non accettano Ghazala come un precedente legittimo perchè apparteneva alla setta kharigita,un gruppo di puritani noti per la loro pietà,che si rivoltarono contro Ali e Muawiya; tuttavia,ciò non invalida necessariamente le sue azioni).
(al-Tabari, History of Messengers and Kings, 51:80; Ali Masudi, Gardens of Gold, Dar al-Andalus, Beirut, 1965, 3:139).
tratto dal sito della Lega delle Donne Musulmane -
http://www.mwlusa.org/
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SCUOLA : MARONI , LEGA CONTRARIA ALL' ORA DI RELIGIONE ISLAMICA
(ASCA) - Roma, 19 ott - La Lega è ''nettamente contraria'' all'introduzione dell'ora di religione islamica nelle scuole, così come proposto dal viceministro Adolfo Urso, ex An e vicino all'ex presidente del partito, Gianfranco Fini.
Lo afferma il ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni, intervenendo a 'La Telefonata' su Canale 5 e spiegando che ''la religione cattolica, l'ora di religione cattolica - non voglio ripetere, usare le argomentazioni del cardinal Bagnasco, che tra l'altro condivido, sul fatto che l'ora di religione ha un suo motivo, una sua storia e anche una sua motivazione storica - rappresenta una entità, la Chiesa, che ha una gerarchia, dei valori ben chiari, ben definiti che quindi si possono trasmettere. Invece l'Islam è un mondo tutto diverso.
L'imam - spiega il ministro - interpreta il Corano liberamente, non c'è una serie di dogmi, non c'è un messaggio chiaro da trasmettere. Se - come penso fosse nelle intenzioni di Urso - questa misura serviva per migliorare l'integrazione, siamo tutti d'accordo sul fatto che bisogna migliorare l'integrazione. Ma - conclude - questo certamente è il modo più sbagliato per farlo''.
"Yahoo Notizie"
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La mia personale opinione a riguardo,è che nelle scuole sarebbe corretto insegnare LE RELIGIONI.
Certamente,l'Italia è un Paese a maggioranza cattolica...o forse atea? Vabè,contiamo solo i credenti. Ma la scuola,essendo un luogo pubblico,insegna a diverse persone. E tra le diverse persone puoi trovare i cattolici,puoi trovare l'ebreo o il musulmano. Magari un buddista...e sicuramente gli atei. Una persona,ormai,può imparare la propria religione al di fuori di una scuola pubblica. Ecco perchè penso che sia meglio insegnare TUTTE le religioni e non solo quella cattolica in una scuola. In modo da farsi una cultura. Anche l'ateo,così facendo,si fa una cultura.
Per quanto riguarda le affermazioni di Maroni,posso solo dire che nell'Islam ovviamente non esiste clero. Quindi come religione dovrebbe essere più "flessibile". Ma purtroppo,all'interno della Ummah,è come se esistesse. I vari Imam,Ulema,Muftì ecc. danno in un qualche modo delle "dritte" su come interpretare la propria religione.
Se i musulmani fossero davvero liberi(in tutti i sensi) di interpretare il Corano....allora non solo avremo i fondamentalisti...ma anche un bel numero di liberali che certamente non rappresentavano "una minoranza emarginata".
Non so nemmeno se poter dire che,insegnare l'Islam nelle scuole,avrebbe avviato una sorta di "Islam accademico"..perchè non credo proprio.
Deniz Yürük
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“ I DOGMI RELIGIOSI TERRORIZZANO LO SPIRITO ”
di Rachid Boutayeb
L’intellettuale tunisino Mohamed Talbi è considerato uno dei pensatori critici più importanti del mondo Arabo. Nel suo libro,denuncia gli studiosi religiosi islamici tradizionali e sostiene la necessità di una lettura contemporanea del Corano. Rachid Boutayeb introduce Mohamed Talbi.
Mohamed Talbi è stato uno dei fondatori dell’Università di Tunisi e un seguace di Habis Bourguibas,il padre della repubblica e l’unico sovrano arabo che è riuscito a frenare l’influenza del conservatorismo islamico nel suo Paese al fine di stabilire un regime laico. Oggi,Talbi è innanzitutto e soprattutto un intellettuale critico che non si stanca di denunciare lo stato di polizia di Ben Ali.
In una lettera aperta,Talbi,che a differenza di molti altri critici del regime non è andato in esilio,ha citato la Tunisia come un “gulag per lo spirito”. Per altri versi,la sua situazione non è molto diversa da altri intellettuali arabi che si trovano catturati tra due fronti – il martello delle dittature arabe e l’incudine dell’islamismo radicale.
Simile a tutti i suoi compagni d’armi,Talbi supporta un Islam illuminato,aperto e critica il pensiero superficiale prevalente in molti paesi islamici,che escludono e condannano coloro che hanno opinioni diverse. Talbi realisticamente e,allo stesso tempo,convincentemente descrive il significato della religione islamica oggi. “La religione è né un’identità,una cultura o una nazione. La religione è un rapporto privato con Dio. Possiamo essere musulmani e contemporaneamente essere parte di una cultura olandese,francese o cinese”.
La Sharia come un’opera fatta dall’uomo
Abdou Filali Ansary,un pensatore marocchino di fama,riassume le idee di base del libro di Mohamed Talbi, “Riflessioni di un Musulmano moderno”,in una domanda principale: come possiamo essere musulmani al giorno d’oggi? Questa domanda richiede una nuova lettura del Corano,al fine di gettare via il peso opprimente della tradizione.
In realtà,Talbi vuole sottolineare la priorità della libertà umana sulla tradizione religiosa e,pertanto,difende l’idea che la Sharia è un’opera fatta dall’uomo,che non è vincolante per tutti i musulmani. Considera assolutamente necessario ripensare la Sharia. Secondo Talbi,la fede islamica si fonda sulla libertà,e ogni interpretazione che tenta di sminuire questa libertà è in netta opposizione alla fede.
A questo proposito, Talbi segue le orme dell’orientalista tedesco Theodor Nöldeke,che nella sua opera storica “La storia del Corano”,ha sottolineato che ogni tradizione religiosa è stata influenzata dal suo tempo ed ha subìto molte trasformazioni.
Un appello per una lettura storica del Corano
“Dio non solo parla della morte,ma anche della vita. Ecco perché devo comprendere la Sua parola con la mia mentalità odierna e in vista della mia situazione attuale di vita. Suggerisco una lettura dinamica del Corano e non una lettura rigida e conservatrice,che può solo uccidere la parola di Dio” scrive Talbi.
Talbi aspira dunque a liberare l’Islam dalle interpretazioni dogmatiche che affermano di possedere la verità ultima. Questo è il tipo di affermazione che “terrorizza lo spirito e punge qualsiasi dialogo con altri sul nascere”.
Sostiene la necessità di una lettura storica del Corano in cui la libertà dell’individuo occupa una posizione centrale. Come esempio di questa nuova interpretazione,si pone il problema della schiavitù. Il Corano non vieta esplicitamente la schiavitù,ma chi oggi è disposto a difendere la schiavitù in nome del Corano? Chiede provocatoriamente Talbi.
Per Talbi,la realtà mantiene il sopravvento e non la formulazione del Corano. In quanto tale,il punto di partenza per una lettura moderna del Corano deve essere realtà e storicità,invece di tradizione.
Il Corano come un libro laico?
Talbi critica l’Islamismo e considera questa ideologia come una leva di potere nelle mani di un “totalitarismo teologico”. E non esita a sottolineare che il Corano è un libro laico,in quanto non vi è alcuna Chiesa o Clero nell’Islam.
Pertanto, Talbi vede qualsiasi interpretazione che sostiene di essere in grado di stabilire il significato del Corano una volta per tutte, come comportanti un pericolo – non solo per i credenti, ma anche per il vero spirito della religione.
Soprattutto, Talbi denuncia gli studiosi religiosi islamici tradizionali, in particolare coloro che rilasciano le cosiddette “fatwa di pena di morte” contro i dissidenti. Ritiene che questi irriducibili religiosi non solo vogliono terrorizzare la gente e limitare massicciamente le libertà individuali, ma stanno anche abusando della fede Islamica,con tutte le sue varietà e le sue ricchezze come strumento per raggiungere gli obiettivi politici.
Qantara.de
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RISPOSTA A TARIQ RAMADAN
Il 29 Maggio 2009,il noto studioso islamico Tariq Ramadan ha pubblicato un articolo dal titolo “Islam e omosessualità”,nel quale sosteneva che “tutte le principali religioni del mondo e le tradizioni spirituali –dalla maggioranza di opinioni provenienti dall’ induismo,buddismo,giudaismo,cristianesimo e islam—condannano e proibiscono l’omosessualità”. Un membro di MPV(Muslims for Progressive Values) ha scritto( il 1 Agosto) la seguente risposta,che sono lieto di pubblicare anche sul mio blog.
Il modo in cui l’omosessualità e l’Islam vengono posizionati l’uno contro l’altro crea una falsa dicotomia e non fa favori per la gente GLBT(gay lesbiche bisessuali transessuali) o per i Musulmani. Uno degli aspetti più interessanti di questo problema è come molte persone che sono state apertamente anti-gay, “difensori della tradizione”,hanno improvvisamente deciso di includere gli omosessuali nella loro difesa della cultura occidentale. “Amici” come questi non servono a nessuno.
Il fratello Tariq assume qui non poche questioni,confondendo piuttosto il significato. Ma una delle cose più belle dell’Islam è che riconosce che tutti noi portiamo le nostre esperienze,i pregiudizi,le preferenze,le lacune e le mancanze di informazioni a qualsiasi argomento e che dovremmo ascoltare le opinioni diverse con rispetto.
La parola “omosessualità” e la comprensione di questa parola hanno una storia particolare. Il termine stesso è stato coniato nel 1868 per fini politici ed ha rapidamente trovato una nicchia medica. Sappiamo che vi è stato l’amore per lo stesso sesso attraverso la storia,che esiste in tutte le culture umane e che vi è un’attività con lo stesso sesso in centinaia di specie animali. Vi è una crescente raccolta di evidenze scientifiche che l’attrazione per lo stesso sesso è innata,che ha in gran parte una componente genetica. Come una persona mancina o destrorsa,del colore degli occhi o altezza,è parte di una serie di variazioni normali. Tuttavia,il modo di intendere la sessualità varia notevolmente da una cultura all’altra.
Il fratello Tariq fa una dichiarazione molto ferma circa l’universalità del rifiuto religioso verso l’omosessualità,ma ci sono in realtà un numero crescente di religioni che accettano l’amore per lo stesso sesso. Unitari,Quaccheri,e una sempre maggiore gamma di denominazioni protestanti accettano i membri GLBT e offrono il matrimonio omosessuale a coppie di innamorati. Nelle denominazioni più grandi – i Luterani ,Anglicani e i Presbiteriani – la questione è stata controversa proprio perché l’amore per lo stesso sesso sta ottenendo tanta accettazione. Non posso dire che cosa accetta “la maggioranza dei rabbini”,ma la Riforma e i rami Conservatori del Giudaismo stanno accettando l’omosessualità. I rabbini gay e lesbiche sono comuni e servono sulle commissioni rabbiniche. Un piccolo,ma crescente numero di gruppi musulmani stanno diventando ancor più accettati.
Nell’Islam,le condanne verso l’omosessualità riposano sulla storia di Lot (Sodoma e Gomorra),che tratta di uomini che stuprano altri uomini. Questo è comune nelle carceri,e lo vediamo soprattutto in situazioni in cui gli uomini che si identificano come eterosessuali aggrediscono gli uomini che percepiscono come gay. Personalmente ho conosciuto uomini che sono stati selvaggiamente aggrediti e stuprati da gruppi di uomini in questo modo. Ci sono anche storie di abusi da parte della polizia egiziana e iraniana. Questo non ha nulla a che fare con gli uomini che amano altri uomini e le donne che amano altre donne.
L’affermazione del fratello Tariq in cui dice che : “i musulmani sono ora chiamati a condannare il Corano,e ad accettare e promuovere l’omosessualità per ottenere l’ingresso nel mondo moderno”, è veramente un’esagerazione. Ci sono persone come Geert Wilders,che ci spingono a rifiutare o correggere il Corano, e che ovviamente è impossibile. Alcune persone fanno richieste impossibili solo per creare problemi. Che sono del tutto separate dalla questione dell’omosessualità,anche se sfruttano tale problema. L’omosessualità non è un qualcosa che può essere promossa più di quanto gli occhi azzurri o l’altezza possono essere promossi. Le persone possono sperimentare e “gingillarsi”,così come potrebbero indossare lenti a contatto o tacchi alti,ma alla fine siete chi siete. L’eterosessualità è promossa, e in molti luoghi,è addirittura posto sotto un mandato,ma verrà fuori la nostra natura umana che Dio ci ha dato,e gli omosessuali costretti a matrimoni eterosessuali grazie alle pressioni culturali e familiari vivono per disgrazia in matrimoni senza amore,spesso conducendo vite doppie,barando sui loro compagni. Non solo i gay e le lesbiche vengono privati di un rapporto soddisfacente,ma anche le loro mogli e mariti eterosessuali. Le persone gay sanno che un orientamento sessuale non può essere promosso. Può solo essere accettato – o respinto – che ci sono persone di diversi orientamenti sessuali, e che tutti, indipendentemente dal loro orientamento, sono autorizzati alla parità dei diritti.
Il fratello Tariq sta affrontando la situazione dei musulmani che vivono nelle nazioni occidentali. I musulmani che vivono in società pluraliste,o come una minoranza, sono tenuti a rispettare le leggi e i costumi delle terre in cui viviamo. Nelle nazioni democratiche dove siamo parte di un dialogo dove stanno cambiando gli atteggiamenti nei confronti dell’omosessualità,possiamo prendere una voce in quella conversazione.
Politicamente è nel nostro interesse promuovere l’accettazione della diversità. La nostra religione ci dice “vivi e lascia vivere”. Il fratello Tariq ha ragione quando dice: “Non c’è alcuna ambiguità,e ampia chiarezza: i musulmani europei hanno il diritto di esprimere le loro convinzioni,e allo stesso tempo rispettare l’umanità e i diritti degli individui. Se vogliamo essere coerenti,dobbiamo rispettare questo atteggiamento di fede e di apertura”.
Questo è esattamente ciò che gli attivisti GLBT stanno cercando di fare .
mpvusa.org
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IL CASO SANAA
PORDENONE (17 settembre) - «Voglio mia figlia. Voglio mia figlia. Mi ha tradito. Ha ucciso la mia cara. Ha ucciso Sanaa». Continua a piangere Fatna El Kataoui. Il marito ha ucciso la loro figlia più grande e lei non sa darsi pace. Singhiozza e si dispera a casa dell’imam di Pordenone, Mohamed Ouatiq, dove si trova dalla sera del delitto assieme alle due figlie più piccole.
Anche la sorellina di Sanaa, la più grande che ha 7 anni, sa che è morta. Stava guardando la televisione, ha visto la foto della ragazza, l’ha riconosciuta ed è scoppiata a piangere come se non servissero parole per capire il dramma che ha per protagonista il suo papà.
Fatna ieri mattina si è sentita male ed è stato necessario l’intervento di un’ambulanza del 118. Una visita al Pronto soccorso e poi la donna, 42 anni, è tornata a casa dell’imam. «Ho visto i giornali e le televisioni. Secondo loro quello che è accaduto ha a che fare con l’Islam. Ma non c’entra niente l’Islam - si sfoga l’imam -. Sono fatti personali come succede in qualsiasi società quando c’è una persona squilibrata che non ragiona e pensa a modo suo. El Kataoui non frequenta il centro islamico e non rispetta la religione. Una persona che non dialogava con la famiglia e nemmeno con la figlia».
Ouatiq parla di alcol, di debiti, di diverbi con la figlia anche per questioni economiche dato che al padre sarebbero servite pure le buste paga della ragazza. Dipinge un uomo che ha ben poco del fanatico religioso tutto lavoro, casa e moschea. «Invece la moglie, Fatna, qualche volta veniva nel centro islamico. Mi diceva che il marito era aggressivo con la famiglia, che non c’era dialogo». (ilmessaggero.it)
Pordenone - Una questione religiosa. Quello che El Ketawi Dafani non accettava del rapporto della figlia Sanaa con il fidanzato, Massimo De Biasio non era la differenza d’età, ma "quella di religione e di mentalità": lo ha affermato lo stesso De Biasio in un’intervista esclusiva al Tg2.
"Solo per la religione" "È stato solo per la religione. L’età non c’entra assolutamente niente. Lui - ha aggiunto - non mi conosceva. Lui mi ha conosciuto solo l’ultimo giorno. Non aveva neanche idea di chi ero o cosa". De Biasio ha raccontato che El Ketawi Dafani "l’aveva anche scritto sui messaggi" che se avesse visto insieme lui e la figlia li avrebbe uccisi. "Questo era scritto sui messaggi del telefonino - ha riferito de Biasio - però non si va mai a pensare una cosa del genere". "Delle persone così integraliste - ha aggiunto De Biasio - devono stare a casa loro perchè non possono pensare di venire in Italia con i figli, farli girare, diciamo, con persone italiane, mandarle a scuola o al lavoro, e non pensare che magari possa nascere qualcosa con un italiano". "È impossibile. Se qualcuno ha una mentalità così ristretta - ha aggiunto - è meglio che stia a casa sua e basta".
La madre: "Perdono mio marito" "Sono disposta a perdonare mio marito, sì, sì, sì, tante volte sì. È mio marito, è il padre dei miei bambini. Sanaa è vestita bene, mangia bene, dorme bene solo che lui non voleva che andasse la sera con i ragazzi brutti o con gli amici, mio marito voleva bene a Sanaa". Lo afferma in esclusiva a "’Studio Aperto". Omicidio per il quale è stato accusato il padre. "Forse lei ha sbagliato - racconta la donna ricordando come il marito fosse contrario alla convivenza della figlia - lui sempre le mandava i messaggi vieni a casa, voleva vedere mia figlia davanti a lui. Ora lui non dorme fino alle 4 di mattina, non mangia, fuma sempre, sempre sbatte al muro, è sempre arrabbiato e vuole vedere mia figlia". (ilgiornale.it)
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Insomma,non si finisce mai. Devo dire la verità,sono molto stufo di sentire sempre le solite cose. L'uomo non riesce mai ad imparare dagli errori. Prima Hina. Ora Sanaa.
Pane quotidiano per leghisti e anti-islamici....queste notizie fanno più male che bene all' Islam.
La cosa mostruosa è che da parte dei musulmani italiani c'è ben poca reazione. Chi tace acconsente.
Nel silenzio si alza solo qualche voce "non c'entra nulla l'Islam". Tentativo invano di difendere una religione come le altre da un'ignoranza sempre più crescente...partendo dai musulmani stessi per passare a chi non lo è.
Non servirà a nulla ripetere che l'Islam non c'entra con questi avvenimenti,se di base continua ad esserci una mentalità sgradevole,retrograda,non aperta,irrispettosa.
Il nucleo di ogni cosa è il rispetto delle libertà individuali.
Infatti se ognuno riuscisse a raggiungere quest'abilità,non succederebbero cose del genere.
Ad esempio,se per il padre di Sanaa non era piacevole una decisione di sua figlia..poteva dire la sua,ma non sarebbe mai arrivato a costringere sua figlia a fare ciò che pensava lui...figuriamoci ad ucciderla.
Ma se tra i musulmani dev'essere insegnato che un'interpretazione,uno stile di vita,una conversione,una decisione,una convinzione diversa è "satanica", "miscredente"....allora non c'è da stupirsi. E gli imam farebbero bene a riparare questo errore,ansichè ripetere frasi giuste ma inutili se rivolte a gente ignorante e sfiduciata.
Comunque,se le ragioni del padre di Sanaa sono state di motivo religioso,e cioè che non voleva che sua figlia si accoppiasse con un italiano cattolico....ci tengo a riportare un articolo che misi tempo fa in questo blog.
Riguarda il matrimonio interreligioso. Soffermandosi specialmente sulla coppia(donna musulmana- marito non musulmano):
http://blog.libero.it/islamriformista/5079276.html
Deniz Yürük
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