Isola di Sinistra
Un blog di sinistra nel Sud-Ovest della Sardegna:Sant'Antioco nel Sulcis
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Post n°6266 pubblicato il 27 Maggio 2012 da isolaviva
La crescita secondo la Fornero? Licenziamenti facili 26 Maggio 2012 La crescita secondo la Fornero? Favorire i licenziamenti. Bando alle diseguaglianze! Perché licenziamenti facili solo nelle imprese private. Anche nel pubblico impiego si dovrebbe poter licenziare con facilità, senza giusta causa o giustificato motivo. In realtà, al di là della disinformazione, il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo nel pubblico impiego esiste da sempre. Anzi è doveroso per le mancanze gravi e laddove il posto venga soppresso.Quindi la Fornero non vuole introdurre i licenziamenti giustificati, ma dare carta bianca alle dirigenze e ai politici di turno. “Chi si oppone alla controriforma?” di Gianni Rinaldini Nel silenzio più assoluto la Commissione lavoro del Senato ha dato il via libera e inizia così il percorso in aula del disegno di legge su precarietà, art. 18 e ammortizzatori sociali. Non si hanno notizie del movimento sindacale, ad esclusione della Fiom, se non che è prevista una manifestazione nazionale Cgil, Cisl e Uil il 2 giugno, festa della Repubblica, sul fisco. La concomitanza dell’annuncio della manifestazione unitaria sul fisco con i lavori parlamentari sulla controriforma del lavoro è stupefacente. |
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Post n°6265 pubblicato il 25 Maggio 2012 da isolaviva
Io non ho paura. In piazza il 26 maggio 2012. Per Melissa e per il nostro futuro. Non si può morire entrando a scuola. Queste parole continuano a rimbalzare nella testa di ciascuno di noi nelle ultime ore. Finora nessuno si era mai permesso di toccare la scuola in questo modo, con un atto che oltre ad essere assassino e criminale è vigliacco e vergognoso. Colpire la scuola vuol dire colpire il futuro di un paese, la speranza di costruirne uno migliore. Colpire la scuola vuol dire colpire la democrazia, soprattutto in un territorio come il nostro, in cui da anni lottiamo contro le Mafie e ci scontriamo contro l'assenza di lavoro, in un territorio in piena crisi ambientale. Le scuole, soprattutto nella nostra terra, rappresentano uno dei pochi luoghi collettivi e di partecipazione. Hanno spezzato i sogni di Melissa ma non spezzeranno mai i nostri. I sogni di Melissa diventeranno anche nostri. In questi giorni in tutta Italia si è parlato di Brindisi e delle nostre scuole, degli studenti brindisini e della paura di tornare a scuola, dopo il 19 maggio. La paura non può essere una risposta alla morte di Melissa, la paura non può essere uno strumento di controllo di un territorio e di un paese stesso. Non si può parlare di Brindisi solo quando scoppiano le bombe. Dobbiamo scendere in piazza non solo per semplice solidarietà, ma perché tutta l'Italia non deve dimenticare quello che è successo, che vive dentro un contesto sociale caratterizzato da una cultura violenta e individualista, dall'assenza di politiche di tutela del territorio, dai tagli alla scuola, dalla precarietà dilagante che attanaglia le vite e il futuro della nostra generazione. La partecipazione, la democrazia e la richiesta di giustizia sono la risposta ad un atto così grave che ha sconvolto il nostro territorio e tutta l'Italia. Per questi motivi a una settimana dall'attentato chiediamo a tutti gli studenti di scendere in piazza a Brindisi, per stare accanto ai giovani brindisini e per affermare con determinazione che c'è bisogno oggi più di ieri di creare un fronte sociale forte che combatta la violenza scellerata, di QUALUNQUE MATRICE sia, con la speranza, la solidarietà e la giustizia e ci aiuti a ricostruire una cultura radicata di legalità e democrazia. Pretendiamo Verità, Difendiamo la Scuola, Lottiamo per il Futuro.
Ritrovo ore 9 presso la Stazione di Brindisi. Le studentesse e gli studenti dell'Istituto Morvillo di Brindisi (le rappresentanti Francesca D'Agnano e Vanessa Lapenna); Martina Carpani (Consulta provinciale di Brindisi); Francesca Rossi (Coordinatrice UDS Brindisi) Raccolgono l'appello e ne sono promotrici a livello nazionale le associazioni Libera - Rete della Conoscenza (Uds e Link) - CGIL - ARCI - Flc - Fiom - Nidil – Adi - Cgil Puglia - Cgil Brindisi - Legambiente - Gd - Tilt - Gc - Fgci - Errori di Stampa - Fds - Run - Rete degli Studenti - UdU - Collettivo Cagliarimonamour - Condotta Slow Food Lucca - Compitese - Orti Lucchesi - Comitato Genitori Mezzago (MB) per info e adesioni 26maggiobrindisi@gmail.com
fonte: Fiom-CGIL nazionale |
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Post n°6264 pubblicato il 22 Maggio 2012 da isolaviva
Pochi leggono poco, l'Italia dei libri salvata dalle donne (del nord)
Istat: nel 2011 calano i lettori, dal 46,8% al 45,3%. Quasi 26 milioni hanno letto un libro ROMA - Nel 2011 poco meno di 26 milioni di italiani di 6 anni e piu' dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l'intervista, per motivi non strettamente scolastici e/o professionali. Rispetto al 2010 i lettori di libri diminuiscono, passando dal 46,8% al 45,3% della popolazione. Lo rileva l'Istat. In Italia, anche chi legge, legge molto poco: il 45,6% dei lettori non ha letto piu' di 3 libri in 12 mesi, mentre soltanto i "lettori forti", cioe' chi ha letto 12 o piu' libri nello stesso lasso di tempo, e' il 13,8% del totale. Le donne confermano di essere lettrici piu' assidue degli uomini: leggono almeno un libro il 51,6% delle femmine rispetto al 38,5% dei maschi. Le differenze di genere sono massime tra i 15 ed i 44 anni e tendono a ridursi significativamente con l'avanzare dell'eta', dopo i 60 anni. La quota piu' alta di lettori si riscontra tra i ragazzi e le ragazze con eta' compresa tra 11 e 17 anni (60,5%). Avere genitori che leggono rappresenta un fattore che influenza i comportamenti di lettura dei figli. Leggono libri il 72% dei ragazzi tra 6 e 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 39% di quelli i cui genitori non leggono. A leggere di piu' sono laureati, dirigenti, imprenditori e liberi professionisti, direttivi, quadri e impiegati e studenti. Meno lettori si ritrovano tra chi possiede la licenza elementare o nessun titolo di studio, gli operai, i ritirati dal lavoro e le casalinghe. SI COMPRA SU INTERNET - Oltre un milione e 900 mila persone con eta' compresa tra 16 e 74 anni ha comprato libri, giornali, riviste o ebook, su Internet: sono oltre un quarto (27,8%) di coloro che effettuano acquisti online. La quota di giovani lettori che scaricano giornali, news, riviste da Internet e' pari al 53,9% e quella di coloro che consultano un Wiki online e' del 69%. SI LEGGE PIU' AL NORD - Si legge di piu' al Nord e nel Centro del Paese, dove la percentuale di lettori e' superiore al 48% della popolazione di 6 anni e piu'. La propensione alla lettura e' minore nel Sud e nelle Isole, dove la quota di lettori scende sotto il 35%. L'Istat sottolinea che oltre due libri su tre sono pubblicati (60,1% dei titoli) e stampati (65,5% delle copie) a Milano, Roma o Torino. Dal punto di vista territoriale, la Lombardia e' in assoluto la regione nella quale, nel 2010, sono stati prodotti il maggior numero di titoli (24.314) e sono state realizzate le tirature piu' significative (106 milioni); l'attivita' editoriale della Lombardia e' in crescita rispetto all'anno precedente (del 9,9% per i titoli e dello 0,6% per le tirature), ma risulta in flessione rispetto al 2005 (rispettivamente del 5,8% e del 28,3%). La seconda regione piu' attiva per produzione libraria e' il Lazio, con 9.670 titoli per un totale di 12 milioni di copie diffuse. Diversamente dalla Lombardia, il Lazio segna nel 2010 un incremento complessivo, sia rispetto al 2009 (+32,6% nei titoli e +15,1% nelle tirature), sia rispetto al 2005 (+48,4% nei titoli e +4,2% nelle tirature). La terza regione e' il Piemonte, dove nel 2010 sono stati pubblicati 7.185 titoli riprodotti in 30.578 copie, ma si sono registrati cali rispetto al 2009 e soprattutto rispetto al 2005. Oltre alle robuste prestazioni della Emilia-Romagna e della Toscana, entrambe in crescita rispetto all'anno precedente e al 2005, merita una segnalazione l'Umbria, che, sebbene produca nel 2010 solo 809 opere in piu' di un milione e mezzo di copie, marca un incremento rilevante rispetto al 2005, in termini sia di numero di titoli pubblicati (+84,3%) che di copie stampate (+121,8%). I dati penalizzano vistosamente il Mezzogiorno e le Isole, che, nel loro insieme, raggiungono appena 4.772 titoli e poco piu' di 8 milioni, e che in Puglia, Calabria e Sardegna mostrano contrazioni importanti della produzione editoriale. Solo l'Abruzzo si presenta in ripresa, con una crescita significativa rispetto al 2009 (+41,7% e +77,3%) e al 2005 (+9,8% e +144). 21 maggio 2012 fonte «Agenzia Dire» http://www.dire.it/HOME/pochi_leggono.php?c=44322&m=3&l=it
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Post n°6263 pubblicato il 20 Maggio 2012 da isolaviva
Anomalia italiana
Norma Rangeri - 20.05.2012
Anomalo. Dalla ministro dell'interno al magistrato incaricato di condurre le indagini è questo l'aggettivo che ricorre nelle dichiarazioni, il più usato nei commenti sull'attentato che ieri ha ucciso una sedicenne e ferito una decina di ragazze davanti a una scuola professionale di Brindisi intitolata alla memoria di Francesca Morvillo Falcone. Colpire una scuola, puntare alla strage di studenti è certamente un'anomalia. Ma se riflettiamo sulla nostra storia, davanti a noi sfila una lunga teoria di anomalie, così numerose da diventare, invece, il connotato prevalente della nostra comunità nazionale. L'anomalia come il male italiano. Siamo stati e continuiamo a essere un paese anomalo, un territorio di frontiera attraversato, dal dopoguerra a oggi, da fatti sanguinari incastrati dentro un'anomalia politica sovrastante che ci accompagna ancora adesso con lo stato d'eccezione di un governo tecnico, effetto dell'anomalo ventennio berlusconiano. Anomalo è vivere, lavorare, fare politica sotto il ricatto delle mafie che si fanno stato e con lo stato trattano. Nell'anniversario della morte di Falcone e Borsellino stiamo facendo un doveroso esercizio di memoria. Spesso isolati, questi magistrati al costo del massimo sacrificio hanno difeso la società che si esprime nelle istituzioni dello stato. Come ci ricordava Falcone quando sottolineava, con un ragionamento lontano da facili semplificazioni, che lo stato o è l'espressione della società o è un'altra cosa. E quest'altra cosa ha fatto strage di innocenti con le bombe nelle stazioni e nelle piazze in complicità con il terrorismo nero. Senza mai ottenere una giustizia piena e riparatoria, lasciando invece ferite aperte, così da sommare all'anomalia di uno stragismo di stato, l'anomalia di una giustizia ingiusta. Poi l'anomalia di un terrorismo che per anni ha ucciso in nome del popolo nella speranza di innestare un impossibile consenso, ottenendo, al contrario, uno stato d'emergenza che ha limitato l'agibilità politica di tutti. Appena una settimana fa, al primo turno delle elezioni amministrative, un dirigente dell'Ansaldo è stato gambizzato in un attentato rivendicato da gruppi anarchici con un volantino dal linguaggio anomalo. Ed ora, alla vigilia del secondo turno delle elezioni amministrative, siamo colpiti dal sangue mescolato ai quaderni e agli zaini degli studenti. Un'ondata di terrore che fa evacuare le scuole e terrorizza i ragazzi, le famiglie, la società. Tutti sperano nel gesto isolato di un pazzo, nella mano di un folle. Non lo sappiamo. Sappiamo che per decifrare la nostra follia ci manca lo sguardo di Pasolini, sappiamo di essere dentro una straordinaria emergenza sociale, davanti a una politica mai così debole e screditata, incapace di indicare una via d'uscita in uno dei passaggi più difficili, in un momento di massimo allarme. Il paese, a cominciare dai ragazzi di Brindisi, è in piazza. E' la nostra migliore gioventù, il presidio presente e futuro della nostra democrazia. |
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Post n°6262 pubblicato il 16 Maggio 2012 da isolaviva
Ius soli nel comune di Scandicci 16 maggio 2012 - Tonio Dell'Olio I bambini che sono nati in Italia, anche se figli di genitori stranieri, sono italiani. Lo chiediamo da tempo con la campagna “L’Italia sono anch’io” (www.italiasonoanchio.it).
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Post n°6261 pubblicato il 05 Maggio 2012 da isolaviva
6 maggio: referendum anti-casta o pannicelli caldi? 3 Maggio 2012 Com’era facilmente prevedibile, il Tribunale di Cagliari, dopo il Tar, ha rigettato il ricorso dell’Unione province sarde contro i referendum che le riguardano. Dunque, il 6 maggio, con un’unica convocazione degli elettori, si svolgeranno in Sardegna tutti i referendum proposti: 5 abrogativi di leggi regionali e altrettanti consultivi. http://www.democraziaoggi.it/?p=2463
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Post n°6260 pubblicato il 05 Maggio 2012 da isolaviva
A proposito della disobbedienza civile della Lega... 2 maggio 2012 - Renato Sacco Ci risiamo. Niente di nuovo, purtroppo! Puntuale come i debiti arriva il tormentone della Lega sullo ‘sciopero fiscale’, sul ‘non pagare le tasse’, sulla ‘disobbedienza’. In questi giorni il riferimento è all’IMU. Nel 2006 sul sito di “Mosaico di Pace” erano state pubblicate alcune mie considerazioni sulla differenza abissale tra la proposta di Bossi e la Campagna di Obiezione alle spese militari, che vede anche Pax Christi tra i promotori. Le ripropongo, con qualche aggiornamento: Dobbiamo ricordare la testimonianza dei primi cristiani, obiettori in nome di una coscienza profonda, disposti anche al martirio, per non violare il comandamento divino ‘non uccidere’ e per non riconoscere la divinità dell’Imperatore, davanti al quale si bruciava l’incenso come a un dio. |
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Post n°6259 pubblicato il 25 Aprile 2012 da isolaviva
Cagliari. 870 aziende agricole sarde hanno chiuso i battenti nel primo trimestre 2012. Scritto il 25/04/2012 da Leyla Manunza http://www.sardegnareporter.it/photos/big-thumbs/4742-confagricoltura-1.jpg In Italia la serrata, ha riguardato 13 mila aziende nei nei primi tre mesi di questo anno. Il settore primario presenta il saldo negativo maggiore (-13.335 unità). Segnale di sofferenza ma anche di razionalizzazione. Scarso ricambio generazionale, solo il 5% delle aziende è costituito da giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni.
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Post n°6258 pubblicato il 25 Aprile 2012 da isolaviva
In Sardegna si torna al baratto
Il baratto sta tornando in Ogliastra (Sardegna) come credo in molte altre parti di Italia e del mondo. Schiacciati dalla crisi, dalla disoccupazione e dai debiti, il baratto mi pare la cosa più sensata e nobile su cui possiamo fare affidamento. Qualche giorno dopo la pubblicazione della mia lettera sul blog L’isola dei cassintegrati, in cui invitavo a rinverdire questa pratica, mi chiamò una giornalista del Tg2 per chiedermi se potevo farle da Cicerone per un servizio sull’argomento. Non ho avuto molta difficoltà a trovare testimonianze, chiaramente è stato più difficile trovare persone disposte a parlarne davanti alle telecamere. Come accade spesso, infatti, alcune persone hanno una sorta di atavico pudore a toccare certi argomenti, come se parlare di certe pratiche svilisca o dia una cattiva immagine di sé e del proprio territorio. Nel servizio del Tg2 appaiono un pescatore, un allevatore, un agricoltore e una titolare di albergo, ma questi sono solo la punta di un icebearg sempre più grande. Appena iniziata la mia microindagine alla ricerca di testimoni, il mio edicolante mi ha confessato che suo cognato, possessore di un piccolo escavatore, lavora per il 40% ricevendo beni materiali, cibo e altri servizi in cambio delle sue prestazioni professionali. Un albergatore mi ha confidato che un cliente ha pagato il suo soggiorno di agosto dando come contropartita tre frigoriferi “nuovi di pacca” del suo negozio recentemente fallito. La cosa stupefacente è che il servizo sul baratto in Ogliastra ha spinto un intelligente ogliastrino, Giangiacomo Pisu, tra l’altro autore di vari libri sulla Sardegna, a creare un gruppo su Facebook chiamato ‘Baratto Ogliastra‘ che conta con più di 2200 iscritti. In questo gruppo la gente offre libri, olio, soggiorni turistici, moto, lezioni di lingue e le cose più disparate. Dopo pochi giorni hanno cominciato a nascere altri gruppi anche in altre parti della sardegna. Pian piano la piattaforma di Facebook è servita a un fine nobilissimo, un esempio di integrazione, tra saggezza e pragmaticità popolare e tecnologia. Dopo il servizio di rai2 molte persone dell’Ogliastra si sono sentite poco rappresentate da Romano il pescatore, da Andrea e Basilio da Urzulei e da Patrizia l’albergatrice, in quanto artefici, secondo loro, di una pratica desueta e di cui vergognarsi. Ma questi contestatori sono stati smentiti da un coro sempre più nutrito di questa realtà che crea inaspettati fermenti. Qualche giorno dopo, infatti, uno dei detrattori del servizio al Tg2 ha pubblicato un annuncio nel gruppo ‘Baratto Ogliastra‘ per barattare una sorbettiera. Alla fine il baratto ha vinto. A proposito io offro un soggiorno di due settimane in un appartamento a Santa Maria Navarrese in cambio di uno in un’altra località balneare. Baratto signori, baratto… e la paura dello spread passa subito! di Pietro Mereu | @pietromereu - Sul blog di Dario Salvelli potete leggere anche altri casi italiani di baratto - http://www.isoladeicassintegrati.com/2012/04/16/in-sardegna-si-torna-al-baratto-video/#more-15255
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Post n°6257 pubblicato il 25 Aprile 2012 da isolaviva
Nichi Vendola: pronti a mettere insieme ogni nuova energia Daniela Preziosi – Il Manifesto 25 aprile 2012 «Su Hollande in Italia si fa una discussione tutta allusiva, il suo programma è chiaro, Monti sta anche più a destra di Sarkozy. Bersani mi ascolti: in Italia c’è una miscela esplosiva anche più che in Francia, le politiche di rigore del governo sono un fallimento. E il prezzo rischia di finire tutto sulle spalle del centrosinistra». «Sel sabato sarà a Firenze, vogliamo interloquire con il ‘non-partito’» La discussione italiana sulla vittoria di Hollande, dice Nichi Vendola al telefono, dalla macchina con cui in questi giorni sta girando l’Italia per la campagna elettorale ogni volta che può lasciare la Puglia, «è tutta allusiva e simbolica, non considera i programmi. C’è la gara a intestarsela, fino persino all’hollandismo di Tremonti. Non ci si accorge che il profilo politico-programmatico di Monti è quanto di più distante da Hollande. È anche un po’ più a destra di Sarkozy. E questo perché i politici liberisti, a differenza dei tecnici liberisti, un qualche problema di rapporto con il welfare ce l’hanno. Le cose che dice Hollande, per esempio la tassazione dei patrimoni, l’abbassamento dell’età pensionabile, la rinegoziazione del fiscal compact, in Italia sarebbero definite ‘una deriva estremistica’».
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Post n°6256 pubblicato il 17 Aprile 2012 da isolaviva
Giovani costretti a vivere con i genitori 16 Aprile 2012 Nel 2010, il 42% dei giovani italiani tra 25 e 34 anni, viveva ancora con i genitori. Nella maggior parte dei casi, essi avevano già completato il proprio percorso di studi. Una percentuale superiore rispetto a 15 anni prima quando era pari al 36%. La ragione di questo fenomeno può essere rintracciata nella mancanza di risorse economiche, che rappresenta l’ostacolo principale all’uscita da casa per le nuove generazioni del Bel Paese. Questi alcuni dei dati illustrati dal Vice Direttore della Banca d’Italia, durante il suo intervento al convegno “La Famiglia: un pilastro per l’economia del Paese”, che si è svolto il 4 aprile a Genova. Fonte: West, 05/04/2012 |
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Post n°6255 pubblicato il 15 Aprile 2012 da isolaviva
No al carcere per la contraccezione
Cari amici, L’Honduras è a un passo dall’approvare una legge che condannerebbe al carcere chiunque abbia assunto la pillola del giorno dopo, anche se in seguito a uno stupro. Possiamo unire le nostre voci per bloccare questa legge e garantire alle donne il diritto di evitare una gravidanza indesiderata. Alcuni membri del Congresso sono contrari a questa legge che prevede il carcere anche per i medici che prescrivono la pillola e per chiunque la venda, ma si piegano alla potente lobby religiosa che definisce erroneamente “abortiva” la pillola del giorno dopo. Solo il capo del Congresso, interessato a difendere la propria reputazione all’estero in vista della corsa alla presidenza, può fermare questo abominio. Se faremo pressione su di lui ora potremo chiudere per sempre questa legge reazionaria in un cassetto. Il voto è imminente: dimostriamo all’Honduras che il mondo non starà a guardare mentre le donne rischiano il carcere per evitare una gravidanza anche dopo una violenza sessuale. Firma la petizione urgente che chiede al Presidente del Congresso dell’Honduras di difendere i diritti delle donne. Avaaz sosterrà gruppi di donne locali per consegnare personalmente il nostro grido di protesta:http://www.avaaz.org/it/no_prison_for_contraception_global/?vl Alcuni paesi, compreso l’Honduras, hanno proibito la pillola contraccettiva d’emergenza, che ritarda l’ovulazione e impedisce la gravidanza, come le normali pillole anticoncezionali. Ma se questo disegno di legge sarà approvato, l’Honduras diventerà l’unico stato al mondo a punire con il carcere l’uso o la vendita di un contraccettivo d’emergenza. Adolescenti, vittime di violenza sessuale e medici, colpevoli della diffusione o dell’uso della pillola del giorno dopo, potrebbero finire dietro le sbarre, in palese contravvenzione con le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità. L’America Latina ha già fin troppe leggi che limitano i diritti riproduttivi delle donne. Il Congresso dell'Honduras ha approvato per la prima volta questa misura draconiana nell'aprile 2009, ma solo un mese più tardi l'allora Presidente José Manuel Zelaya, cedendo alla pressione dell’opinione pubblica, ha posto il suo veto alla legge. In seguito però Zelaya è stato destituito con un colpo di stato e il nuovo regime, interferendo con il processo giudiziario del paese, ha imposto una nuova votazione del disegno di legge. Il tempo stringe, ma se agiremo subito potremo fermare questa proposta odiosa. Il voto definitivo spetta al Congresso e il Governo non può rischiare la sua già precaria reputazione internazionale. Chiediamo al Presidente del Congresso di non fare dell’Honduras il paese più repressivo del continente latino-americano nei confronti delle donne. Firma questa petizione urgente ora: http://www.avaaz.org/it/no_prison_for_contraception_global/?vl La contraccezione d’emergenza è vitale per le donne ovunque, ma soprattutto nei paesi in cui la violenza sessuale nei confronti delle donne è fuori controllo, i tassi di gravidanze indesiderate sono elevati e l'accesso ai normali metodi contraccettivi è limitato. Avaaz è cresciuta molto in America Latina: siamo più di 2,5 milioni in questa parte del mondo! Schieriamoci dalla parte delle donne honduregne e aiutiamole a bloccare questo disegno di legge. Con speranza e determinazione, Alex, Laura, Dalia, Alice, Emma, Maria Paz, David e tutto il team di Avaaz
Maggiori informazioni: Honduras: carcere per chi prende la pillola del giorno dopo (Pangea news) http://pangeanews.net/politica/honduras-carcere-per-chi-prende-la-pillola-del-giorno-dopo/ |
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Post n°6254 pubblicato il 12 Aprile 2012 da isolaviva
Minori: sempre più poveri in Europa 12 Aprile 2012 In Italia, il 25% dei minori è a rischio povertà. Un dato che ci mette sullo stesso piano di Grecia, Estonia, Lituania, Polonia e Slovacchia. Peggio di noi solo Portogallo, Bulgaria e Romania. Mentre gli Stati più virtuosi del Vecchio Continente sono quelli nordici (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia) più i Paesi Bassi. Con tassi al di sotto del 10%. A metà di questa speciale classifica troviamo Germania, Francia, Spagna e Regno Unito con percentuali che vanno dall’11% al 20%. E’ quanto emerge dalla pubblicazione “Child deprivation, multidimensional poverty and monetary poverty in Europe”, realizzata dal Centro di Ricerca Innocenti prendendo in considerazione gli indicatori di deprivazione materiale, culturale, sociale e relazionale. Fonte: West, 04/04/2012 |
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Post n°6253 pubblicato il 08 Aprile 2012 da isolaviva
Il diritto all’istruzione contro i falsi miti del liberismo 6 Aprile 2012
Rosa Maria Maggio - Cidi La Banca d’Italia ha dimostrato che investire in istruzione conviene, che il rendimento dell’investimento in istruzione è superiore al rendimento dei titoli di Stato, che il reddito dei più istruiti è maggiore rispetto a quello dei paesi meno istruiti, che il PIL cresce se cresce l’istruzione di un paese. http://www.democraziaoggi.it/?p=2425
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Post n°6252 pubblicato il 08 Aprile 2012 da isolaviva
Licenziamenti economici, corsa a ostacoli per il reintegro
Pubblicato venerdì 6 Aprile 2012 Una «riforma di portata storica« davvero, se l’attuale Parlamento di «nominati» la farà passare così com’è. In estrema sintesi: cambia realmente tutto - in molto peggio - per quanto riguarda le tutele dei lavoratori dipendenti, quasi nulla sulla precarietà. Vediamo dunque le partite principali, tenendo conto del testo e non delle parole spese in conferenza stampa. Licenziamenti. Era il punto più atteso e il ministro l’ha lasciato per ultimo come si conviene quando bisogna dire le cose crudeli (ma senza lacrima). Grazie alla tecnica dello «spacchettamento», i licenziamenti diventato praticamente liberi; come dice Gianni Rinaldini (coordinatore de «La Cgil che vogliamo») «l’art. 18 non esiste più». L’unica accortezza che devono avere le aziende è nell’indicare come causale «per motivi economici» e non aver lasciato troppe tracce (o testimonianze) di «discriminazione». Ma del resto nessun imprenditore ha mai addotto motivi «discriminatori», sanzionati peraltro dalla Costituzione prima che dalla legge 300/70. In dettaglio, le uniche ragioni ammissibili sono quelle «disciplinari» oppure «economiche». Nel primo caso, è il giudice a stabilire se - quando riscontra che l’azienda non ha detto il vero - si deve procedere al reintegro del dipendente sul posto di lavoro (con ovvia restituzione degli stipendi e dei contributi non pagati) oppure al semplice indennizzo economico, tra un minimo di 12 e un massimo di 24 mensilità (15-27 nel vecchio testo, devono essere sembrate «eccessive»). Finora la scelta è stata lasciata al singolo lavoratore. Precarietà. Cambia ben poco. L’apprendistato viene «valorizzato» come modalità prevalente di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro». Le aziende possono però continuare ad assumere «apprendisti» solo se nelle precedenti chiamate hanno finito per assumerne almeno il 50% in pianta stabile (soltanto il 30%, nei primi tre anni della legge). In compenso, potranno assumerne tre ogni due lavoratori con contratto a tempo indeterminato (oggi il limite è 1 contro 1; quindi «più apprendisti per (quasi) tutti». Ammortizzatori sociali. È l’altra «modernizzazione reazionaria» in atto, che conferma sostanzialmente il primo testo presentato due mesi fa. Si passa da un «sistema duale» che prevede varie forme di cassa integrazione più «mobilità» per una platea di circa 4 milioni di lavoratori, e nulla per gli altri, ad un altro in cui ci sarà ben poco, ma per tutti (in teoria e comunque non uguale per tutti). Resta la cig solo per le «crisi aziendale temporanee», mentre scompaiono progressivamente quelle per «cessazione di attività», «ristrutturazione», ecc. Scompare anche la mobilità. In sostituzione di tutto ciò arriva l’Aspi (assicurazione sociale per l’impiego), che dura però solo 12 mesi per gli under 55 anni e 18 per gli over. In pratica; se fin qui si poteva contare su due anni di cig più la mobilità (2 anni per gli under 50, tre per gli over, totale: 4 o 5), alla fine del «periodo di transizione» (da qui al dicembre 2015) resterà soltanto un misero anno, massimo un anno e mezzo per gli anziani. Ma, almeno, è stato dato un reddito di continuità ai precari? In teoria sì, ma solo se hanno lavorato dodici mesi negli ultimi due anni (un sogno, per il precario medio). Altrimenti - se hai cumulato tre mesi di contributi nell’ultimo anno - ti spetta solo un «mini-Aspi», che dura la metà dei mesi per cui hai i contributi. Sia chiaro. Il ddl è di 79 pagine; ci dovremo certamente tornare sopra. Di Francesco Piccioni- il manifesto, 05/04/2012 http://www.italia.attac.org/spip/spip.php?article3847 |
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Post n°6251 pubblicato il 08 Aprile 2012 da isolaviva
La nuova lotta di classe dei ricchi contro i poveri.
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Post n°6250 pubblicato il 07 Aprile 2012 da isolaviva
Demografia, nascite a picco in tutta la Sardegna
CAGLIARI. In Sardegna si nasce sempre meno e con otto nati per 1000 abitanti si attesta tra quelle con il tasso di natalità fra i più bassi in Italia. È quanto certifica un’anticipazione del rapporto dell’Osservatorio epidemiologico dell’Assessorato regionale della Sanità che contiene un’istantanea su nascite nell’isola, relativi al 2010 (quelli 2011 sono in fase di elaborazione), ottenuta dalle schede di dimissione ospedaliera e dai Certificati di assistenza al parto (Cedap). Gli indicatori mettono in luce diversi dati come la distribuzione delle nascite per provincia, il tasso di natalità e fecondità oltre ad alcuni indici antropometrici sui neonati. In particolare per il tasso di fecondità nell’isola quello totale è pari a 1,08 (1.080 figli ogni 1.000 donne in età fertile 15-49 anni), valore inferiore al dato nazionale (1,39) e molto basso rispetto a quello considerato ottimale per l’equilibrio demografico di una popolazione (pari a 2,1). Il tasso più basso si registra nel Medio Campidano (0,93), mentre quello più elevato nella provincia di Nuoro (1,28). Cagliari e provincia si ferma allo 0,97, il Sassarese all’1,14, Ogliastra all’1,25, Oristanese all’1,09, Olbia-Tempio 1,26, Carbonia-Iglesias allo 0,98. Il tasso di natalità di circa 8 nati per 1.000 abitanti, valore tra i più bassi in Italia (9,3 nati vivi per 1000 abitanti, Istat, 2010), non fa che confermare una situazione demografica non favorevole. L’età media della madre al parto è di circa 33 anni. Il 50% delle donne partorisce in un intervallo di età compreso tra 29 e 36 anni. Complessivamente nel 2010 in Sardegna si sono registrate 12.893 nascite (il 52% maschietti), di cui 330 gemellari e 15 trigemellari. La provincia con il maggior numero di nati è Cagliari (34% del totale); in Ogliastra la percentuale più bassa (3,7%). «Questi dati fotografano una realtà preoccupante - ha spiegato l’assessore della Sanità, Simona De Francisci - che deriva da una serie di concause economico-sociali di livello regionale ma non solo. Ma è una realtà che deve anche stimolarci ulteriormente a continuare a investire sulle politiche per la famiglia, deve spronare politica e istituzioni a supportare il modello fondante della nostra società». I dati completi dell’indagine dell’Osservatorio saranno pubblicati sul portale istituzionale della Regione e su Sardegna Salute. 06 aprile 2012
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Post n°6249 pubblicato il 07 Aprile 2012 da isolaviva
Energia a prezzi scontati, vertice decisivo con Enel e Terna PORTOVESME. «Purché riparta la produzione». E’ la sintesi dell’assemblea dei lavoratori Eurallumina. Tutti hanno fatto rimarcare che il percorso per far ripartire dopo tre anni di fermata totale la fabbrica ha estrema necessità di individuare un soggetto che sappia produrre vapore a basso costo e/o a basso prezzo. L’incontro al Ministero dello sviluppo economico ha altesì confermato al sottosegretario Claudio De Vicenti che i lavoratori dello stabilimento di Portovesme mirano solo a riottenere il posto di lavoro perchè lo stato attuale di precarietà non è più sopportabile a lungo. « Si è chiarito per l’ennesima volta _ si legge in una nota stampa della Rsu _ che i lavoratori tutti non sposano nè una soluzione tecnica nè un’altra, ma chiedono che finalmente il Governo chiarisca e sciolga i nodi che non permettono alla vertenza di uscire dal pantano che da anni non trova soluzioni». Con gli operai della fabbrica della multinazionale russa marciano, parlando lo stesso linguaggio, i dipendenti delle ditte d’appalto che hanno partecipato in massa all’assemblea. In sintesi a Portovesme si conferma che i lavoratori pretendono «la soluzione», quale essa sia, quella che permetta di vedere la bauxite trasformata in ossido di alluminio. Molto dipenderà dall’esito del vertice che si terràla prossima settimana, durante il quale Eurallumina, Enel e Terna si incontreranno davanti a Governo, Regione na e Provincia di Carbonia Iglesias. «Dai tre soggetti industriali _ precisano i delegati della Rsu _ dovranno scaturire le pillole e le medicine per far guarire la fabbrica. Attendiamo quindi che finalmente venga sciolto il nodo che da anni viene posto dall’azienda Eurallumina: fornitura di vapore a prezzi concorrenziali, non importa se si ottiene tramite vapordotto o a mezzo centrale a carbone». (e.a.) 06 aprile 2012
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Post n°6248 pubblicato il 07 Aprile 2012 da isolaviva
Sentenze. La Consulta boccia l'acqua pubblica pugliese 06 aprile 2012 di Francesco Dente Il ricorso era stato presentato dal governo Berlusconi La Consulta boccia la legge pugliese sull’acqua pubblica. La Corte costituzionale, su ricorso promosso dalla Presidenza del Consiglio (Governo Berlusconi), pronuncia tre no contro la legge 11/2011 con cui la Regione guidata da Nichi Vendola ha ripubblicizzato l’Acquedotto pugliese trasformandolo da soggetto di diritto privato (Spa) in soggetto di natura pubblica. La sentenza, in particolare, individua tre punti deboli della norma intitolata “Gestione del servizio idrico integrato. Costituzione dell’Azienda pubblica regionale Acquedotto pugliese-AQP”. Il primo aspetto riguarda la gestione del servizio idrico integrato. La Corte (sentenza 62/2012) sottolinea che la disciplina dell’affidamento della gestione appartiene alle materie tutela della concorrenza e tutela dell’ambiente riservate alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. Nella specie, anche dopo il referendum, resta in vigore quanto disposto dalla legge 191/2009, in base alla quale la legge regionale ha il compito soltanto di disporre l’attribuzione delle funzioni delle soppresse Autorità d’àmbito territoriale ottimale (AATO) e non, di conseguenza, di provvedere direttamente all’esercizio di tali funzioni affidando la gestione ad un soggetto determinato. La seconda questione ha a oggetto la parte della legge pugliese che stabilisce il subentro della nuova azienda pubblica regionale nel patrimonio e nei rapporti della Spa Acquedotto pugliese; società che è destinata invece a operare, in base al decreto legislativo 141/1999, fino al 31 dicembre 2018. Per la Consulta, il subentro finisce «per privare di qualsiasi funzione» la Spa e quindi «per svuotare di qualsiasi efficacia» il predetto decreto legislativo, riconducibile alle materie della tutela della concorrenza e della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, appartenenti alla sfera di competenza legislativa esclusiva dello Stato. Il terzo no, infine, riguarda il personale. La normativa impugnata, a tal proposito, dispone un generale e automatico transito del personale di una persona giuridica di diritto privato, la Spa Acquedotto pugliese, nell’organico di un soggetto pubblico regionale, l’Azienda pubblica regionale denominata AQP, senza il previo espletamento di alcuna procedura selettiva. http://beta.vita.it/news/view/119665
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Post n°6247 pubblicato il 07 Aprile 2012 da isolaviva
In tre anni oltre un milione di giovani ha perso il lavoro
Discesa continua - Passando dal 2008 (7 milioni e 110 mila occupati under 35) al 2011 (6 milioni e 56 mila) si contano 1 milione e 54 mila giovani in meno al lavoro. Si è trattato di una discesa progressiva, seguita alla crisi. Basti pensare che, come già sottolineato dall'Istituto di statistica, se si considerano gli occupati italiani 15-34enni, in un solo anno, tra il 2011 e il 2010, la riduzione è stata di 233 mila unità. Se poi si guarda alla fascia d'eta tra i 15 e i 24 anni, in proporzione la discesa degli occupati tra il 2011 e il 2008 è stata ancora più forte, ed è pari al -20,5% (303 mila unità in meno). Più anziani al lavoro - Stando al rapporto Istat gli occupati di età tra i 55 e i 64 anni sono aumentati del 15% dal 2008 al 2011. Nel dettaglio, gli occupati più adulti (55-64 anni) sono saliti di 376 mila unità, passando da 2 milioni 466 mila del 2008 a 2 milioni 842 mila del 2011. 07 aprile 2012 Redazione Tiscali http://notizie.tiscali.it/articoli/economia/12/04/07/rapporto-istat-disoccupazione.html
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Il Congresso dell’Honduras sta per votare un progetto di legge che prevede il carcere per le donne che abbiano assunto la pillola del giorno dopo
La flessibilità aumenta l'occupazione? Tagliare le spese dello Stato aiuta l'economia? La competitività valore assoluto? Tutte bugie. Un saggio di Luciano Gallino illustra le disastrose conseguenze economiche e sociali del neoliberismo, che ha elevato la disuguaglianza a ideale di sviluppo.
Nel 2011 i giovani occupati, tra i 15 e i 34 anni, sono diminuiti di oltre un milione di unità rispetto al 2008, passando da 7,1 milioni a 6 milioni e 56.000 nel 2011 (-14,8%). E' quanto emerge dal confronto dei dati Istat sulla media dello scorso anno. Il paragone con tre anni prima ben evidenzia gli effetti della crisi sulle nuove generazioni.

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il 18/05/2012 alle 14:46
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il 18/05/2012 alle 13:12
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il 17/05/2012 alle 17:00
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il 17/05/2012 alle 16:56
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il 16/05/2012 alle 17:32