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Di Zorzella Fernando

Creato da FernandoIR il 14/04/2011

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LA DISOCCUPAZIONE VOLUTA DALL’EUROPA

Post n°4350 pubblicato il 20 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

Su Insight un articolo di Dean Baker notevole per la sua onestà intellettuale: l’autore ammette senza falsa retorica che la disoccupazione prolungata è un obiettivo della Commissione UE per abbassare i salari e riportare la competitività, e che la logica dell’economia imporrebbe al nostro paese di uscire dall’euro; ma visto che per motivi politici questa soluzione non risulta praticabile, cerca di proporre strade alternative per abbassare i prezzi che non pesino sempre e solo sui lavoratori. 

di Dean Baker

 

"Non vi può essere dubbio che il problema principale dell’economia italiana è la mancanza di domanda. Quando le bolle immobiliari che stavano guidando la crescita delle economie della zona euro sono scoppiate nel 2008, non c’era nulla con cui sostituire questa fonte di domanda. L’Italia si è unita agli altri paesi della zona euro e di tutto il mondo nell’utilizzare degli stimoli fiscali per stimolare la domanda, ma poi nel 2010 è stata costretta a tornare all’austerity.
La sua economia da allora sta calando, come previsto dai manuali di economia keynesiana. Si prevede che nel 2014 il Pil sarà quasi il 9,0 per cento in meno rispetto al picco del 2007. Secondo le proiezioni del FMI, che sono sempre state troppo ottimistiche, nel 2019 il PIL italiano sarà ancora del 3,5 per cento al di sotto del livello del 2007. Questo vorrebbe dire dodici anni di crescita cumulata negativa, una performance di gran lunga peggiore di quanto accaduto in qualsiasi grande paese nella Grande Depressione.
La contrazione dell’economia è stata disastrosa per i lavoratori italiani. Il tasso di occupazione dei lavoratori di età tra i 25 e i 54 anni è sceso di quasi sei punti percentuali. Il tasso di occupazione giovanile è calato di dieci punti percentuali, il che si traduce in tassi di disoccupazione giovanile di quasi il 40 per cento.
Naturalmente la sofferenza dei lavoratori è la strategia. Il piano studiato per l’Italia dalla Commissione Europea è che l’Italia riguadagni competitività con la Germania forzando verso il basso i salari. Un periodo prolungato di alta disoccupazione è una parte essenziale di questo processo.
Da un punto di vista di semplice logica economica, l’Italia non ha altra scelta che recuperare competitività, a meno di un cambiamento di politica da parte della Commissione UE. L’Italia può indebitarsi solo nella misura consentita dalla Commissione, e questo richiede il rispetto delle politiche di bilancio che chiede la Commissione. Dati questi vincoli, uscire dalla zona euro avrebbe chiaramente per l’Italia un senso economico. Le consentirebbe di ripristinare rapidamente la competitività abbassando il valore della propria valuta rispetto all’euro, tuttavia per motivi politici questa soluzione non sembra praticabile.
Se l’Italia non può perseguire una politica macroeconomica ragionevole all’interno dell’euro, e non può, per motivi politici, lasciare l’euro, allora non ha grandi prospettive. Tuttavia, si può fare del proprio meglio anche in una brutta situazione.
Chiaramente l’intento della Commissione europea è quello di imporre il peso dell’aggiustamento sui lavoratori italiani. Ma la logica dell’aggiustamento non richiede che siano i lavoratori a sopportarne il peso, o almeno non da soli. L’Italia deve ridurre il suo livello di prezzi interni rispetto al livello dei prezzi in Germania. Le autorità della zona euro vorrebbero vedere i prezzi abbassarsi in conseguenza dell’abbassamento dei salari reali, ma anche la riduzione di altre spese può aiutare ad abbassare i prezzi in Italia.
I costi più ovvi sarebbero quelli delle abitazioni. L’Italia non ha avuto lo stesso tipo di bolla immobiliare degli Stati Uniti o della Spagna, ma i prezzi delle case sono aumentati rapidamente in rapporto ai salari, agli affitti, e a tutti gli altri metri di misura. Gran parte di questo aumento è rientrato, ma i prezzi delle case sono ancora notevolmente più alti rispetto al reddito di quanto non fossero nella media degli ultimi quattro decenni. Ciò suggerisce la possibilità di ulteriori riduzioni, che potrebbero tradursi in un notevole risparmio per i lavoratori, sotto forma di affitti più bassi.
Un modo per fare pressione al ribasso sui prezzi è quello di tassare le proprietà sfitte. Unità abitative che rimangano vuote per più di un certo limite di tempo (ad esempio 3 mesi) potrebbero essere soggette a una tassazione punitiva. Ciò da un lato aumenterebbe le entrate in modo relativamente progressivo e farebbe pressione sui proprietari perché affittassero o vendessero le loro case, riducendo così il prezzo delle abitazioni. (Come bonus aggiuntivo, le case vacanza di proprietà estera possono essere soggette all’imposta.)
Tale imposta è relativamente facile da implementare poiché il governo ha già i documenti fiscali sulla proprietà e il suo valore stimato. Inoltre, anche gli sforzi per eludere l’imposta hanno l’effetto desiderato in quanto aumentano il costo di tenere di una casa sfitta.
I benefici potenziali di una pressione al ribasso sui prezzi anche modesta sono notevoli. Se l’abitazione rappresenta il 25 per cento della spesa per consumi, e una tassa sulle abitazioni sfitte può ridurre i costi medi delle case anche di appena il 4 per cento, questo sarebbe l’equivalente di un aumento del salario reale di 1,0 punto percentuale. Naturalmente molti dei proprietari colpiti da questa imposta non saranno ricchi, ma l’Italia non ha opzioni che non comportino un male per le persone non ricche. E considerati come categoria, non c’è dubbio che i proprietari di case sono più ricchi dei lavoratori. Certamente questo percorso per la riduzione del livello dei prezzi è migliore rispetto a forzare un altro punto percentuale di calo del salario reale.
Un’altra possibilità per un calo dei prezzi è l’industria farmaceutica. Secondo l’OCSE, nel 2012 l’Italia ha speso € 23,1 miliardi di euro, pari all’1,7 per cento del PIL, in prodotti farmaceutici e altri prodotti medici non durevoli. Molto meno che negli Stati Uniti, dove alle case farmaceutiche sono concessi monopoli di brevetto illimitati, ma è probabilmente ancora più di due volte tanto quello che il paese pagherebbe se le medicine fossero disponibili al prezzo di libero mercato.
Ci sono dei limiti su quanto l’Italia possa spingersi nel deprimere i prezzi dei medicinali, ma certamente dovrebbe far pressione su questi limiti. Anche in questo caso, l’alternativa è una maggiore pressione al ribasso sui salari reali. Inoltre, il sistema dei brevetti è un meccanismo antiquato, inefficiente e corrotto per finanziare lo sviluppo del settore. Se l’Italia potesse contribuire a dare una spinta verso alternative più efficaci, farebbe al mondo un servizio enorme.
Allo stesso modo, l’Italia spende miliardi ogni anno in pagamenti per il software di Microsoft, per i film di Hollywood, per i videogiochi protetti da copyright, e per la musica registrata. Ha degli obblighi derivanti da trattati che richiedono di rispettare i diritti d’autore, ma c’è un enorme spazio per una certa discrezionalità in materia. Ad esempio, non c’è ragione perché la protezione del diritto d’autore della Disney su Mickey Mouse debba essere una priorità in materia di applicazione della legge più alta del riscuotere imposte arretrate da milionari e miliardari che derubano il popolo italiano. (Questa discrezionalità verrebbe probabilmente erosa dalle disposizioni del Trans-Atlantic Trade and Investment Pact.)
Questo elenco indica alcune delle aree in cui vi sono delle rendite sostanziali che potrebbero essere individuate come un modo per ridurre i prezzi in Italia. Indubbiamente ci sono molte altre aree. Prendere di mira i percettori di alti redditi da locazione non sostituisce una buona politica macroeconomica, ma questa buona politica è preclusa dalla troika e dalla realtà della politica italiana. La questione diventa quindi il percorso migliore da seguire dati i vincoli macroeconomici esistenti.
Certamente una politica che cerchi di compiere la deflazione prescritta dalle autorità dell’Eurozona riducendo queste e altre rendite che affluiscono principalmente alle persone ad alto reddito è meglio che realizzare la deflazione attraverso dei tagli salariali ai lavoratori ordinari. Inoltre, se la sofferenza in Italia è condivisa da potenti società come Microsoft e Pfizer, questo potrebbe aiutare la troika a riconsiderare la saggezza delle sue politiche."

 
 
 

LA LINEA “C” DEL METRO DI ROMA COSTA

Post n°4349 pubblicato il 20 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

"Dall’esposto alla Corte dei Conti sino alla trasmissione degli atti al Presidente dell’ANAC Raffaele Cantone. Il difficile percorso dei consiglieri Capitolini pentastellati alla ricerca della trasparenza non solo sui costi ma anche sugli atti relativi alla esecuzione dei lavori dell’opera pubblica più costosa e più lenta d’Europa. Oltre 10 anni di complesse e controverse vicende legate alla esecuzione di un’opera pubblica, la linea "C" della Metropolitana, di cui Roma ha estremamente bisogno, da cui appare chiaro quanto evidenziato dal difficile lavoro del M5S Roma: il ravvisarsi di un danno alle risorse pubbliche, ed un contrasto evidente sia con le leggi che regolano la contabilità dello Stato e sia con il comportamento "del buon padre di famiglia" che si richiede a chi determina e gestisce rilevanti opere e progetti finanziati con risorse pubbliche. Il lavoro fatto dai consiglieri M5S capitolini, Marcello De Vito, Daniele Frongia, Virginia Raggi ed Enrico Stefàno ha portato a porre sotto la lente d’ingrandimento l’accordo del 9 settembre 2013 che ha ridefinito le obbligazioni del contraente generale - società Metro C - limitandole alla sola esecuzione dei lavori ed ha anche previsto il pagamento per i lavori eseguiti in ciascuna fase funzionale per un totale di Euro 65.370.495,23; secondo il M5S di Roma potrebbe far ravvisare un potenziale danno erariale a danno delle casse comunali. Verifica della contabilità delle opere eseguite ed i lavori effettivamente pagati, 45 varianti di progetto approvate da Roma Metropolitane S.r.l. in assenza di un atto di approvazione del Consiglio Comunale, compensi di tutte le commissioni ed i collegi creati per gestire e fronteggiare il contenzioso, è quanto viene sottoposto dal M5S Roma ai magistrati contabili ed al presidente dell’ANAC Raffaele Cantone. Il fallimento della amministrazione Marino su un progetto così importante ha costituito uno dei presupposti fondamentali che ha portato il M5S Roma a proporre una mozione di sfiducia congiunta con le forze di opposizione." I portavoce M5S in consiglio comunale a Roma

 
 
 

UNA PREGHIERA PER IL DOMANI

Post n°4348 pubblicato il 19 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

LA PREGHIERA PER LA FAMIGLIA

Grazie Signore,

perché ci hai dato l’amore,

capace di cambiare,

la sostanza delle cose.

Quando un uomo e una donna,

diventano uno nel matrimonio,

non appaiono più come creature terrestri

ma sono l’immagine stessa di Dio.

Così uniti non hanno paura di niente.

Con la concordia, l’amore e la pace,

l’uomo e la donna sono padroni,

di tutte le bellezze del mondo.

Possono vivere tranquilli,

protetti dal bene che si vogliono,

Secondo quanto Dio ha stabilito.

Grazie Signore,

per l’amore che ci hai regalato.

SUL LINK QUI SOTTO TROVI LA RIFLESSIONE PER IL DOMANI

https://drive.google.com/file/d/0B__abHivD4zBcmVNcGZLWTBITlU/edit?usp=sharing

 
 
 

POTERI OCCULTI CI GOVERNANO: PUNTATA 3 DI 4

Post n°4347 pubblicato il 19 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

Si chiama invece “Fast and Furious” l’operazione in cui «il governo Obama ha fornito armi ai signori messicani della droga con l’apparente scopo di seguirne le tracce al fine di distruggere le gang». Secondo Watson e Jones, «era in realtà parte di un piano cospirativo per demonizzare il secondo emendamento», cioè il diritto del cittadino americano di portare armi. I documenti ottenuti da “Cbs News” nel dicembre 2011 dimostrano che gli agenti speciali dell’Atf avevano discusso su come avrebbero potuto collegare le armi coinvolte nelle violenze in Messico ai negozianti di armi degli Stati Uniti, al fine di far approvare normative più restrittive sul controllo delle armi. Una fonte della polizia ha detto a “Cbs News” che le email indicano che l’Atf ha “montato” il caso, come parte di una manovra politica: «È come se l’Atf avesse creato o incrementato il problema, in modo da poter essere proprio lei a fornire la soluzione». Quanto alla droga, i narcos non sono solo messicani o colombiani: la stessa Cia «è stata implicata in operazioni di traffico di droga in tutto il mondo, anche a livello nazionale, in particolare durante l’affare Iran-Contras».

«Con la benedizione della Cia», i miliziani che dall’Honduras contrastavano i guerriglieri di dinistra del Salvador e del Nicaragua «contrabbandarono negli Stati Uniti cocaina che venne poi distribuita come droga di prima qualità a Los Angeles, e i cui profitti furono poi versati ai Contras». Michael Ruppert, allora agente della polizia di Los Angeles, ha anche testimoniato di aveva assistito al traffico di droga della Cia. «I boss della droga messicani, come Jesus Vicente Zambada Niebla, hanno perfino dichiarato pubblicamente di esser stati ingaggiati dal governo Usa per operazioni di traffico di droga». Per Watson e Jones, «c’è un voluminoso corpo di prove che conferma che la Cia e i giganti bancari degli Stati Uniti sono i maggiori players in un commercio mondiale di droga del valore di centinaia di miliardi di dollari l’anno», come confermano anche le informazioni pubblicate da svariati osservatori, tra cui Gary Webb, su autorevoli blog d’inchiesta come “Prison Planet”. Banchieri e droga? Sì, e anche sigarette: secondo la Bbc, le aziende americane del tabacco sono state “prese con le mani nel sacco” nell’ingegnerizzare deliberatamente le “bionde”, additivandole con prodotti chimici che ne incrementano artificialmente la dipendenza. Per Clive Bates, direttore di “Ash” (Action on Smoking and Health), la scoperta ha messo alla luce «uno scandalo in cui le aziende del tabacco deliberatamente utilizzano additivi per rendere i loro dannosi prodotti ancora peggiori».

 

Poi c’è lo sterminato capitolo dello spionaggio, fino alla sorveglianza di massa dell’National Security Agency. «Negli anni ‘90, quando gli attivisti anti-sorveglianza e i personaggi dei media stavano mettendo in guardia sulla vasta operazione di spionaggio della Nsa, vennero trattati come teorici paranoici della cospirazione», riordano Watson e Jones. «Ben più di un decennio prima delle rivelazioni di Snowden», l’agenzia di intelligence «era impegnata a intercettare e registrare tutte le comunicazioni elettroniche di tutto il mondo nel quadro del programma “Echelon”». Sorveglianza globale: “Echelon” era in grado di intercettare «ogni chiamata internazionale via telefono, fa, e-mail o trasmissione radio del pianeta». Nel 1999, il governo australiano ha ammesso di farvi parte, assieme a Stati Uniti e Gran Bretagna. In cabina di regia, già allora, c’era la Nsa. Un dossier del Parlamento Europeo risalente al 2001 afferma: «In Europa, tutte le comunicazioni e-mail, telefono e fax sono regolarmente intercettate», dall’agenzia smascherata da Snowden.

 
 
 

EBOLA E AIDS: MALATTIE COSTRUITE IN LABORATORIO: PUNTATA 3 DI 3

Post n°4346 pubblicato il 19 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

4 LA NECESSITÀ DI UN'AZIONE LEGALE intende ottenere il risarcimento danni derivanti alla perpetuazione dell'ingiustizia nel MORTE, LESIONI E TRAUMA IMPOSTE liberiani ED ALTRI AFRICANI DEL Ebola e da altri agenti patogeni.

Gli Stati Uniti, Canada, Francia, e Regno Unito sono tutti implicati negli atti detestabili e diabolici che questi test sono Ebola. Vi è la necessità di perseguire un risarcimento penale e civile per danni, ed i paesi africani e le persone dovrebbero garantire la rappresentanza legale per chiedere i danni da questi paesi, alcune aziende e le Nazioni Unite. Prove sembra abbondante contro Tulane University, e si adatta dovrebbe cominciare da lì. Articolo di Yoichi Shimatsu, Il Ebola Breakout ha coinciso con il vaccino campagne delle Nazioni Unite, pubblicato il 18 agosto 2014, nella Liberty Beacon.

5. leader africani ei paesi africani hanno bisogno di prendere l'iniziativa di NEONATI Difendere, BAMBINI, donne africane, uomini africani, e gli anziani. Questi cittadini non meritano di essere utilizzato come CAVIE!

L'Africa non deve relegare il continente a diventare la località per lo smaltimento e la deposizione di sostanze chimiche pericolose, droghe pericolose, e agenti chimici o biologici delle malattie emergenti. Vi è urgente necessità di azioni positive per proteggere i meno abbienti dei paesi più poveri, in particolare cittadini africani, di cui i paesi non sono scientificamente e industrialmente dotato come gli Stati Uniti e la maggior parte dei paesi occidentali, le fonti di maggior parte degli OGM virali o batteriche che sono strategicamente progettati come armi biologiche. E 'più inquietante che il governo degli Stati Uniti ha operato una febbre emorragica virale laboratorio di ricerca bioterrorismo in Sierra Leone. Ci sono altri? Dovunque esistono, è il momento di terminare loro. Se esistono altri siti, si consiglia di seguire il passo in ritardo ma essenziale: la Sierra Leone ha chiuso il laboratorio statunitense armi biologiche e si fermò Tulane University per ulteriori test.

Il mondo deve essere allarmato. Tutti gli africani, americani, europei, mediorientali, asiatici e persone provenienti da ogni conclave sulla Terra dovrebbe essere stupito. Popoli africani, in particolare i cittadini più in particolare della Liberia, Guinea e Sierra Leone sono vittime e muoiono ogni giorno. Ascoltare le persone che diffidano gli ospedali, che non può scuotere le mani, abbracciare i loro parenti e amici. Persone innocenti stanno morendo, e hanno bisogno del nostro aiuto. I paesi sono poveri e non possono permettersi l'intero lotto di dispositivi di protezione individuale (DPI) che la situazione richiede. La minaccia è reale, ed è più grande di alcuni paesi africani. La sfida è globale, e chiediamo assistenza da tutto il mondo, tra cui Cina, Giappone, Australia, India, Germania, Italia, e anche le persone di buon cuore negli Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Corea, Arabia Saudita, e in qualsiasi altro luogo il cui desiderio è quello di aiutare. La situazione è più tetro di quello che all'esterno può immaginare, e noi dobbiamo fornire assistenza per quanto possibile. Per garantire un futuro che ha meno di questo tipo di dramma, è importante che noi ora chiediamo che i nostri leader e governi siano onesti, trasparenti, eque e produttivamente impegnati. Essi devono rispondere alle persone. Si prega di alzarsi di interrompere le prove Ebola e la diffusione di questa malattia vile.

 

 

 
 
 

SEMPLIFICAZIONE FISCALE

Post n°4345 pubblicato il 19 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI NUMERO 36 DEL 30 OTTOBRE HA APPROVATO QUESTO DECISIONE CHE PER ME E’ UNA BUONA IDEA MA OCCORRE VEDERLA ATTUATATESTO UFFICIALE DEL GOVERNO:Semplificazione fiscale e dichiarazione dei redditi precompilata (decreto legislativo – esame definitivo)

 

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Renzi, e del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pietro Carlo Padoan, ha approvato in via definitiva il decreto legislativo contenente disposizioni in materia di semplificazioni fiscali, in attuazione dell’articolo 7 della delega di cui alla legge n. 23 dell’11 marzo 2014. Il provvedimento, che ha ricevuto i pareri favorevoli delle  Commissioni parlamentari competenti, contiene, tra l’altro, l’introduzione della dichiarazione dei redditi precompilata per lavoratori dipendenti e pensionati e numerose misure di semplificazione e snellimento di adempimenti relativi alle persone fisiche, alle società e ai rimborsi fiscali, oltre alla eliminazione di adempimenti superflui.

 
 
 

SERENISSIMA REPUBBLICA DI VENEZIA – VIA FABRIZIO DE ANDRE’ 339 – ISOLA RIZZA (VR) : PUNTATA N° 9

Post n°4344 pubblicato il 19 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

IL TRATTATO DI DUBLINO 3° VERSIONE - LEGGIAMOLO INSIEME E POI SUBIAMO L’INVASIONE DEGLI EXTRACOMUNITARI

COS’E’ LA CONVENZIONE DI DUBLINO, ARRIVATA ORA ALLA 3° VERSIONE?

In generale, sull'applicazione della Direttiva Accoglienza anche alle persone in procedura

Dublino (dunque non solo a quelle trattenute), una sentenza della Corte di Giustizia del 27 settembre 2012, nel caso Cimade e Gisti (C-179/11) ha stabilito che gli Stati sono obbligati a concedere le condizioni di accoglienza anche ai richiedenti asilo per i quali decidano – in applicazione del Regolamento Dublino – di indirizzare una richiesta di presa in carico o di ripresa in carico a un altro Stato membro e che tale onere cessa solo al momento del trasf erimento ef f ettivo.

Il Regolamento Dublino III prevede poi, per le persone trattenute, dei percorsi accelerati per identif icare lo Stato competente e per procedere al trasf erimento.

Inf atti, in caso di trattenimento, la richiesta di presa o ripresa in carico deve intervenire entro 1 mese dalla presentazione della domanda (pena l'obbligo a rilasciare la persona trattenuta) e deve contenere la richiesta di una risposta urgente. Tale risposta deve essere f ornita entro 2 settimane dal ricevimento della richiesta, altrimenti la competenza si considera accettata.

Il trasf erimento di una persona trattenuta deve avvenire “non appena ciò sia materialmente possibile e comunque entro sei settimane dall'accettazione implicita o esplicita della richiesta” o dal momento in cui il ricorso o la revisione non hanno più ef f etto sospensivo.

Sui termini dei trasf erimenti in caso di ricorso sospensivo è intervenuta una sentenza della Corte di Giustizia UE di cui ci occupiamo sotto.

Se il trasf erimento non avviene entro il termine previsto sopra, la persona non è più trattenuta.

Sezione VI – Trasferimenti (artt. 29-32)

L'art. 29 di Dublino III conf erma il termine per ef f ettuare un trasf erimento già contenuto in Dublino II: entro 6 mesi, prorogabili fino a 12 mesi in caso di impossibilità a trasferire dovuta al fatto che l'interessato è detenuto e fino a 18 mesi qualora l'interessato sia fuggito.

La decorrenza di tale termine scatta dall'accettazione di prendere o riprendere in carico l'interessato o dalla decisione (viene specif icato da Dublino III) “definitiva” su un ricorso o una revisione qualora abbiano ef f etto sospensivo.

La parola “def initiva” introdotta da Dublino III, deriva ancora una volta dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, in particolare dalla sentenza del 29 gennaio 2009 nel caso Petrosian (C-19/08). In tale sentenza la Corte, rispondendo a un giudice svedese che voleva sapere se il termine di esecuzione del trasf erimento decorra già a partire dalla decisione giurisdizionale provvisoria che sospende l’esecuzione del procedimento di trasf erimento, oppure soltanto a partire dalla decisione giurisdizionale che statuisce sul merito, aveva chiarito che tale termine decorre a partire dalla decisione che si pronuncia sul merito.

Qualora il trasf erimento non avvenga entro i termini suddetti, la competenza è trasf erita allo Stato richiedente.

Viene introdotto l'obbligo di ef f ettuare i trasf erimenti “in modo umano e nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e della dignità umana”, qualora essi avvengano sotto f orma di partenza controllata o sotto scorta.

Un'altra novità introdotta da Dublino III riguarda la disciplina dei casi di trasferimento erronei o modificati in sede giurisdizionale dopo che il trasf erimento era già stato eseguito. In tali casi, è ora previsto l'obbligo per lo Stato che ha provveduto al trasf erimento di riprendere in carico l'interessato “immediatamente”.

Circa i costi del trasferimento, l'art. 30 prevede ora che “sono a carico dello Stato membro che provvede al trasferimento”; i costi del rinvio a seguito di trasf erimento erroneo o modif icato in sede giurisdizionale sono a carico dello Stato che ha inizialmente provveduto al trasf erimento. Tali costi non sono imputabili alle persone da trasf erire.

Gli articoli 31 e 32, introdotti da Dublino III, sono dedicati allo scambio di, rispettivamente, informazioni utili e dati sanitari tra Stati, prima del trasf erimento.

L'art. 31 prevede l'obbligo per lo Stato che procede al trasf erimento di comunicare allo Stato di destinazione – entro un “periodo ra ionevole prima del trasferimento” – i dati della persona da trasf erire “che sono idonei, pertinenti e non eccessivi” e solo al f ine di garantire che le autorità dello Stato competente siano in grado di f ornire all'interessato un'assistenza adeguata (comprese le cure mediche immediate necessarie per la salvaguardia dei suoi interessi vitali) e di garantire la continuità della protezione e dei diritti.

Lo Stato che ef f ettua il trasf erimento comunica inoltre all'altro Stato qualsiasi inf ormazione che

ritiene necessaria per tutelare i diritti e le esigenze specifiche immediate della persona da trasf erire e in particolare: le misure da adottare per soddisf are le esigenze particolari dell'interessato, comprese eventuali cure mediche che potrebbero essere richieste; estremi di f amiliari o persone legate da altri vincoli di parentela nello Stato di destinazione; inf ormazioni sull'istruzione dei minori; stima dell'età del richiedente.

Tali inf ormazioni “possono essere utilizzate soltanto per le finalità previste dal paragrafo 1 del presente articolo e non sono oggetto di ulteriore trattamento”.

L'art. 32 prevede invece, “al solo scopo di somministrare assistenza medica o terapie, in particolare a disabili, anziani, donne in stato di gravidanza, minori e persone che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale”, l'obbligo dello Stato che procede al trasf erimento di comunicare allo Stato di destinazione inf ormazioni su eventuali esigenze specifiche della persona da trasf erire, inclusi dati sullo stato di salute fisica e mentale.

Le inf ormazioni suddette sono comunicate soltanto “previo consenso esplicito” dell'interessato o, se questi si trova in condizioni di incapacità a prestare tale consenso, le inf ormazioni sono comunicate “quando tale trasmissione è necessaria per la salvaguardia degli interessi vitali” dell'interessato o di un'altra persona. Si precisa comunque che il mancato consenso non osta al trasf erimento. Lo Stato di destinazione ha invece l'obbligo di assicurare che “si provveda adeguatamente a tali esigenze specifiche, prestando in particolare cure mediche essenziali”.

Si specif ica inoltre che il trattamento di questi dati deve essere ef f ettuato “unicamente da un professionista della sanità che è tenuto al segreto professionale” o da altra persona soggetta ad obbligo equivalente.

Le inf ormazioni scambiate “possono essere utilizzate soltanto per le finalità previste al paragrafo 1 del presente articolo e non sono oggetto di ulteriore trattamento”.

Meccanismo di allerta rapido, di preparazione e di gestione delle crisi (art. 33)

Le gravi conseguenze causate dall'applicazione del Regolamento Dublino II in un contesto di f orti disparità f ra gli Stati membri quanto ad accoglienza, procedure, prospettive di inserimento socio-economico avevano portato la Commissione a introdurre nella proposta di modif ica del Regolamento, un correttivo piuttosto f orte, consistente in un meccanismo per la sospensione temporanea dei trasferimenti Dublino in certi casi. Tale sospensione sarebbe stata decisa dalla Commissione stessa, qualora uno Stato si f osse trovato a f ronteggiare una situazione di pressione particolare o quando il livello di protezione dei richiedenti protezione internazionale f ornito da uno Stato f osse stato al di sotto degli standard europei.

In f ase di negoziati tale meccanismo di sospensione è stato scartato e sostituito da un più morbido meccanismo di allerta rapido, di preparazione e di gestione delle crisi.

Tale meccanismo prevede due f asi, con un ruolo molto importante dell'EASO, l'Agenzia dell'UE incaricata di of f rire supporto agli Stati membri in materia di asilo:

i) fase “preventiva”: quando, sulla base in particolare delle inf ormazioni ottenute dall'EASO, la Commissione stabilisce che l'applicazione del Regolamento Dublino III è ostacolata da un “rischio comprovato di speciale pressione sul sistema di asilo di uno Stato membro e/o da problemi nel funzionamento del sistema di asilo di uno Stato membro”, essa – in collaborazione con l'EASO – rivolge “raccomandazioni a tale Stato membro invitandolo a redigere un piano d'azione preventivo”.

Lo Stato interessato inf orma quindi – ma non è previsto un termine entro cui è obbligato a f arlo – il Consiglio e la Commissione della sua intenzione di presentare tale piano d'azione preventivo al f ine di rimediare alla situazione “pur garantendo la protezione dei diritti fondamentali dei richiedenti la protezione internazionale”.

Tale piano d'azione preventivo può essere redatto da uno Stato anche su propria iniziativa.

Il piano viene poi sottoposto al Consiglio UE e alla Commissione europea che ne inf orma il Parlamento europeo. Lo Stato in questione adotta quindi “tutte le misure appropriate per affrontare la situazione di speciale pressione sul suo sistema di asilo o per assicurare che le carenze individuate siano risolte prima del deteriorarsi della situazione”.

ii) fase “d'azione”: qualora la Commissione, sulla base dell'analisi dell'EASO, stabilisca che l'attuazione della f ase i) non abbia posto rimedio alla situazione o che vi siano gravi rischi che la situazione diventi critica, essa, in cooperazione con l'EASO, può chiedere allo Stato interessato di “redigere un piano d'azione per la gestione delle crisi”. Durante tutto il processo, “il piano d'azione per la gestione delle crisi assicurerà il rispetto dell'acquis in materia di asilo dell'Unione, in particolare dei diritti fondamentali dei richiedenti protezione internazionale”.

In questo caso è previsto un termine: a seguito della richiesta di redigere un piano d'azione, lo Stato deve intervenire al più tardi entro 3 mesi. Successivamente alla presentazione del piano, almeno ogni 3 mesi, lo Stato interessato deve f ornire una relazione sull'attuazione del piano, in cui rif erire i dati per controllare il rispetto del piano (durata della procedura, condizioni di trattenimento, capacità di accoglienza in relazione all'af f lusso).

L'ultimo comma dell'art. 33 prevede poi che il Consiglio dell'Unione segua da vicino la situazione e possa chiedere maggiori inf ormazioni e f ornire orientamenti politici. “Per tutta la durata del processo, Consiglio e Parlamento seguono possono esaminare e fornire orientamenti in merito a eventuali misure di solidarietà che ritengano opportune”.

Quello che il Regolamento non dice è cosa prevede la fase iii). Cioè, se anche dopo il piano d'azione la situazione non dovesse migliorare ovvero addirittura peggiorasse f ino a diventare una "crisi", cosa succederebbe? Si ricordi l'art. 3 del Regolamento e l'impossibilità di procedere ai trasf erimenti in certi casi. Ma certo un meccanismo di sospensione temporanea dei trasf erimenti, azionabile dalla Commissione europea e valido per tutti gli Stati, sarebbe stato preferibile in quanto avrebbe evitato il rischio di procedere in ordine sparso - come già avvenuto per la Grecia prima della sentenza M.S.S. -, con alcuni Stati che reputano possibili trasf erimenti che in realtà non lo sono.

 

Su questo punto, consigliamo di rileggere la nostra intervista al Prof . Francesco Maiani.

 
 
 

POLIAMBULATORIO “DINO GALBERO” : SEMPRE ALL’AVANGUARDIA

Post n°4343 pubblicato il 19 Novembre 2014 da FernandoIR
 
 
 

UNA PREGHIERA PER IL DOMANI

Post n°4342 pubblicato il 18 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

LA PREGHIERA PER LA FAMIGLIA

Grazie Signore,

perché ci hai dato l’amore,

capace di cambiare,

la sostanza delle cose.

Quando un uomo e una donna,

diventano uno nel matrimonio,

non appaiono più come creature terrestri

ma sono l’immagine stessa di Dio.

Così uniti non hanno paura di niente.

Con la concordia, l’amore e la pace,

l’uomo e la donna sono padroni,

di tutte le bellezze del mondo.

Possono vivere tranquilli,

protetti dal bene che si vogliono,

Secondo quanto Dio ha stabilito.

Grazie Signore,

per l’amore che ci hai regalato.

SUL LINK QUI SOTTO TROVI LA RIFLESSIONE PER IL DOMANI

 

https://drive.google.com/file/d/0B__abHivD4zBbU43NGlrNEN5NzQ/edit?usp=sharing

 
 
 

POTERI OCCULTI CI GOVERNANO: PUNTATA 2 DI 4

Post n°4341 pubblicato il 18 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

«Gladio – precisano Watson e Jones – trascese rapidamente la sua missione originaria e divenne una rete terroristica segreta composta da milizie di destra, elementi della criminalità organizzata, agenti provocatori e unità militari segrete». Le forze armate “stay behind” erano attive in Francia, Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia, Germania, e Svizzera. La “strategia della tensione”, quella che straziò l’Italia per due decenni, «venne progettata per far figurare i gruppi politici di sinistra europei come terroristici e per spaventare la popolazione, inducendola così a votare per governi autoritari». Dalla bomba di piazza Fontana a quella dell’Italicus, dai misteri del sequestro Moro (eseguito dalle Brigate Rosse ma “assistito” da una rete invisibile di protezione, anche all’insaputa degli stessi brigatisti), fino alla strage della stazione di Bologna: un retroterra torbido, popolato da servizi segreti molto opachi, infiltrati da organismi come la P2 di Licio Gelli, potente loggia massonica “deviata”, in collaborazione con gruppi neofascisti (Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale), impiegati come manovalanza per le stragi. In ultima analisi, rilevano Watson e Jones, l’Operazione Gladio «ha causato la morte di centinaia di persone in tutta Europa». Secondo Vincenzo Vinciguerra, ex terrorista di Gladio all’ergastolo per l’assassinio di un poliziotto, la ragione di “stay behind” era semplice: l’organizzazione era stata progettata «per costringere la gente, i cittadini italiani, a pretendere dallo Stato maggiore sicurezza. Questa è la logica politica che sta dietro tutte le stragi e gli attentati che restano impuniti, perché lo Stato non può condannare se stesso o dichiararsi responsabile di quanto è accaduto».

 

Alla guerra segreta contro il regime comunista di Fidel Castro a Cuba appartiene invece l’Operazione Northwood: nell’ambito dell’Operazione Mangusta della Cia, «lo stato maggiore Usa propose all’unanimità di realizzare azioni terroristiche sponsorizzate dallo Stato all’interno degli Stati Uniti». Il piano, aggiungono Watson e Jones, «prevedeva l’abbattimento di aerei americani dirottati, l’affondamento di navi americane e l’uccisione di cittadini americani, a colpi di arma da fuoco, per le strade di Washington». Lo scandaloso piano «includeva anche lo scenario di un disastro alla Nasa, che prevedeva la morte dell’astronauta John Glenn». Il presidente John Fitzgerald Kennedy, ancora vacillante dopo l’imbarazzante fallimento della Cia per l’invasione di Cuba alla Baia dei Porci, «respinse il piano nel marzo del 1962». E pochi mesi dopo, lo stesso Kennedy «negò all’autore del piano, il generale Lyman Lemnitzer, un secondo mandato come militare di rango più alto della nazione». Poco dopo, nel novembre del 1963, Kennedy fu assassinato a Dallas, in Texas.

 
 
 

EBOLA E AIDS: MALATTIE COSTRUITE IN LABORATORIO: PUNTATA 2 DI 3

Post n°4340 pubblicato il 18 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

2 EBOLA ha una storia terribile, e TEST è stato segretamente che si svolgono in AFRICA

Ora sto leggendo The Hot Zone, un romanzo, da Richard Preston (copyright 1989 e il 1994); è strazianti. Lo scrittore prolifico e prominente, Steven King, è citato come dicendo che il libro è "Una delle cose più orribili che abbia mai letto. Quello che una notevole parte di lavoro. "Come un bestseller del New York Times, The Hot Zone è presentato come" Una storia vera terrificante. "Terrificante, sì, perché la descrizione patologica di ciò che è stato trovato in animali uccisi dal virus Ebola è ciò che il virus ha fatto ai cittadini della Guinea, Sierra Leone e la Liberia nel suo focolaio più recente: virus Ebola distrugge gli organi interni delle persone e il corpo si deteriora rapidamente dopo la morte. Si ammorbidisce e tessuti trasformano in gelatina, anche se viene refrigerato per mantenerlo freddo. Liquefazione spontanea è ciò che accade al corpo di persone uccise dal virus Ebola! L'autore indicato nel punto 1, il Dr. Horowitz, rimprovera zona calda per la scrittura di essere politicamente corretto; Capisco perché il suo libro fa ogni sforzo per essere molto fattuale. Il 1976 Ebola incidente in Zaire, durante Presidente Mobutu Sese Seko, è stata l'introduzione degli OGM Ebola in Africa.

3. siti intorno AFRICA, E IN AFRICA OCCIDENTALE, HANNO CORSO DEGLI ANNI stato istituito per i test MALATTIE EMERGENTI, SOPRATTUTTO EBOLA

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e diverse altre agenzie delle Nazioni Unite sono stati implicati nella selezione e paesi africani allettanti per partecipare agli eventi di prova, promuovendo le vaccinazioni, ma perseguendo vari reggimenti di test. Il 2 agosto, 2014 articolo, Africa Occidentale: Cosa US Biological Warfare ricercatori facendo nella zona Ebola? da Jon Rappoport di Global Research individua il problema che sta affrontando i governi africani.

Evidente in questa e altre relazioni sono, tra gli altri:

(A) La US Army Medical Research Institute di Malattie Infettive (USAMRIID), un noto centro per la ricerca bio-guerra, che si trova a Fort Detrick, nel Maryland;

(B) la Tulane University, a New Orleans, Stati Uniti d'America, vincitore di assegni di ricerca, tra cui una sovvenzione di oltre 7000 mila dollari il National Institute of Health (NIH) per finanziare la ricerca con la febbre emorragica virale Lassa;

(C) il Centro statunitense per il Controllo delle Malattie (CDC);

(D) Medici Senza Frontiere (conosciuto anche con il nome francese, Medici Senza Frontiere);

(E) Tekmira, una società farmaceutica canadese;

(F) GlaxoSmithKline del Regno Unito; e

(G) il Kenema governo Hospital di Kenema, Sierra Leone.

 

Rapporti raccontano storie del Dipartimento della Difesa (DoD) finanziano studi Ebola sull'uomo, studi iniziati poche settimane prima dello scoppio di Ebola in Guinea e Sierra Leone. I rapporti continuano e dichiarare che il DoD ha dato un contratto del valore di 140 milioni dollari di dollari per Tekmira, una società farmaceutica canadese, per condurre una ricerca Ebola. Questo lavoro di ricerca ha coinvolto l'iniezione e infusione di esseri umani sani con il virus Ebola mortale. Quindi, il DoD è elencato come collaboratore in uno studio clinico "First in Human" Ebola (NCT02041715, iniziato nel gennaio 2014 poco prima di una epidemia di Ebola è stata dichiarata in Africa occidentale a marzo. Inquietante, molte relazioni concludono inoltre che il governo degli Stati Uniti dispone di un laboratorio di ricerca virale febbre bioterrorismo in Kenema, una città l'epicentro del focolaio di Ebola in Africa occidentale. L'unico ramoscello d'ulivo positivo ed etico pertinente visto in tutta la mia lettura è che Theguardian.com riferito, "Il finanziamento del governo degli Stati Uniti della sperimentazione sull'uomo sano Ebola viene in mezzo avvertimenti di scienziati di Harvard e Yale che tali esperimenti virus rischio innescando una pandemia in tutto il mondo. "Quella minaccia persiste.

 
 
 

OTTO PER MILLE PER LE SCUOLE

Post n°4339 pubblicato il 18 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI NUMERO 36 DEL 30 OTTOBRE HA APPROVATO QUESTO DECISIONE CHE PER ME HA IL SAPORE DI CHI SICCOME NON VUOLE PRENDER ELE DECISIONI GIUSTE RIMANDA AL CITTADINO LA DECISIONE DI RISTRUTTURARE O MENO LE SCUOLE.TESTO UFFICIALE DEL GOVERNO:Regolamento recante modifiche ed integrazioni in materia di criteri e procedure per l’utilizzazione della quota dell’otto per mille dell’IRPEF devoluta alla diretta gestione statale (decreto presidenziale – esame definitivo)

 

Su proposta del Presidente del Consiglio è stato approvato in via definitiva un regolamento che modifica ed integra la precedente normativa in materia di criteri e procedure per l'utilizzazione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF devoluta alla diretta gestione statale. Con queste modifiche il Governo si adegua a quanto previsto dalla legge di stabilità per il 2014 che, all’articolo 1, comma 206, ha innovato la disciplina della destinazione della quota prevedendo l’aggiunta alle quattro tipologie già previste (fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali) di una quinta tipologia costituita da “ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico degli immobili di proprietà pubblica adibiti all'istruzione scolastica”. 
Il  regolamento ha ricevuto il parere favorevole del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari di merito.

 
 
 

SERENISSIMA REPUBBLICA DI VENEZIA – VIA FABRIZIO DE ANDRE’ 339 – ISOLA RIZZA (VR) : PUNTATA N° 9

Post n°4338 pubblicato il 18 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

IL TRATTATO DI DUBLINO 3° VERSIONE - LEGGIAMOLO INSIEME E POI SUBIAMO L’INVASIONE DEGLI EXTRACOMUNITARI

COS’E’ LA CONVENZIONE DI DUBLINO, ARRIVATA ORA ALLA 3° VERSIONE?

Sezione III – Procedure per le richieste di ripresa in carico (artt. 23-25)

Le richieste di ripresa in carico si distinguono ulteriormente a seconda che l'interessato abbia o meno presentato una nuova domanda nello Stato membro richiedente dopo averla presentata nello Stato richiesto. Si noti che Dublino III introduce un termine – inesistente in Dublino II – entro cui deve essere chiesta la ripresa in carico.

L'art. 23 si occupa del caso in cui sia stata presentata una nuova domanda di protezione internazionale nello Stato richiedente. In tal caso, lo Stato presso cui soggiorna un richiedente che aveva già presentato domanda di protezione internazionale (in corso d'esame, ritirata o respinta) in un altro Stato deve chiedere a quest'ultimo la ripresa in carico entro due mesi dal ricevimento della risposta da Eurodac ovvero entro tre mesi dalla data di presentazione della domanda di protezione internazionale, se la richiesta di ripresa in carico è basata su prove diverse da Eurodac. Se questi termini non vengono rispettati, la competenza spetta allo Stato in cui la nuova domanda è stata presentata.

L'art. 24 si occupa invece del caso in cui non sia stata presentata una nuova domanda di protezione internazionale nello Stato richiedente. In tal caso, lo Stato in cui soggiorna senza titolo una persona che ha presentato domanda di protezione internazionale (in corso d'esame, ritirata o respinta) in un altro Stato, può chiedere a quest'ultimo di riprendere in carico l'interessato entro 2 mesi dal ricevimento della risposta del sistema Eurodac, ovvero entro 3 mesi dalla data in cui apprende che un altro Stato può essere competente, se la richiesta è basata da prove diverse da Eurodac.

Se questi termini non vengono rispettati, lo Stato in cui si trova l'interessato offre a quest'ultimo la possibilità di presentare una nuova domanda.

Qualora poi la domanda f osse stata respinta con decisione def initiva dal primo Stato, lo Stato in cui si trova l'interessato può, alternativamente alla richiesta di ripresa in carico, avviare una procedura di rimpatrio ai sensi della Direttiva Rimpatri (2008/115/CE). La richiesta di ripresa in carico rende invece inapplicabile la Direttiva Rimpatri.

La risposta dello Stato richiesto deve intervenire entro 1 mese dalla data in cui perviene la richiesta o 2 settimane quando la richiesta è basata su dati Eurodac. La mancata risposta entro i termini suddetti equivale ad accettazione della richiesta.

Sezione IV – Garanzie procedurali (artt. 26-27)

L'accettazione della richiesta di presa o ripresa in carico da parte dello Stato richiesto comporta l'obbligo a carico dello Stato richiedente di notificare all'interessato (o al suo avvocato o consulente legale) la decisione di trasf erimento, inclusi (novità introdotta da Dublino III) i mezzi di impugnazione e il diritto di chiedere l'ef f etto sospensivo (ove applicabile), i termini per esperirli, quelli relativi al trasf erimento, e le inf ormazioni relative alle persone o agli enti che possono f ornire all'interessato assistenza legale.

L'art. 27 si occupa dei mezzi di impugnazione e, innovando rispetto a Dublino II, prevede il “diritto a un ricorso effettivo avverso una decisione di trasferimento o a una revisione della medesima, in fatto e in diritto, dinanzi a un organo giurisdizionale” ( si veda anche il Considerando n° 19 del Preambolo).

Dublino III prevede inoltre che gli Stati stabiliscano “un termine ragionevole entro il quale l'interessato può esercitare” tale diritto.

Non è tuttavia obbligatorio che gli Stati prevedano un ricorso automaticamente sospensivo. 

Inf atti, il comma 3 dell'art. 27 stabilisce che gli Stati devono prevedere nel proprio diritto nazionale, alternativamente:

a) che il ricorso o la revisione conf eriscano il diritto di rimanere nel territorio dello Stato membro interessato in attesa dell'esito del ricorso o revisione; o

b) che il trasf erimento sia automaticamente sospeso per un periodo ragionevole durante il quale un organo giurisdizionale ha adottato, dopo un esame attento e rigoroso, la decisione di concedere tale ef f etto sospensivo; o

c) che all'interessato sia offerta la possibilità di chiedere, entro un termine ragionevole, all'organo giurisdizionale di sospendere l'attuazione della decisione di trasf erimento in attesa dell'esito del ricorso o revisione. In tal caso, l'ef f ettività del ricorso è assicurata sospendendo il trasf erimento f ino alla decisione sulla richiesta di sospensione, che deve essere adottata entro un termine ragionevole, che permetta un esame attento e rigoroso. L'eventuale decisione di non sospendere deve essere motivata.

Si tratta di un notevole passo avanti rispetto a Dublino II.

Tuttavia, la lett.c del comma 3 dell'art. 27 prevede ancora la possibilità che il ricorso non abbia ef f etto automaticamente sospensivo.

Si noti che la Commissione aveva proposto di prevedere almeno un obbligo in capo all'organo giurisdizionale di decidere d'uf f icio entro sette giorni lavorativi sulla sospensione o meno. Nemmeno la Commissione, come si può vedere, se l'era sentita di proporre un ef f etto sospensivo automatico.

Deve essere assicurato all'interessato l'accesso all'assistenza legale e, se necessario, all'assistenza linguistica. L'assistenza legale deve essere concessa gratuitamente se l'interessato non può assumersene i costi, anche se gli Stati possono rifiutarsi di concederla se l'autorità competente o l'organo giurisdizionale ritengono che il ricorso o la revisione non abbiano prospettive concrete di successo, garantendo tuttavia che l'assistenza e la rappresentanza legale non siano oggetto di restrizioni arbitrarie e prevedendo comunque il diritto a un ricorso ef f ettivo qualora tale decisione sia assunta da un'autorità diversa da un organo giurisdizionale.

Sezione V – Trattenimento ai fini del trasferimento (art. 28)

Il Regolamento Dublino II non disciplinava il tema del trattenimento dei richiedenti asilo soggetti alla procedura Dublino. Come conseguenza, gli Stati hanno fatto un largo uso del trattenimento nei conf ronti della persone in procedura Dublino, come evidenziato anche dalla relazione della Commissione europea sul f unzionamento del sistema di Dublino (COM 2007/299).

Per questo, al fine di limitare il ricorso al trattenimento, la Commissione ha proposto di disciplinare la materia all'interno di Dublino III.

L'art. 28 richiama dunque la regola generale per cui “Gli Stati membri non possono trattenere una persona per il solo motivo che sia oggetto della procedura” Dublino.

È previsto tuttavia che, “ove esista un rischio notevole di fuga” (V. sopra, def inizione di rischio di f uga), gli Stati possono trattenere l'interessato “al fine di assicurare le procedure di trasferimento a norma del presente regolamento, sulla base di una valutazione caso per caso e solo se il trattenimento è proporzionale e se non possano essere applicate efficacemente altre misure alternative meno coercitive”. Il trattenimento ha durata quanto più breve possibile e “non supera il tempo ragionevolmente necessario agli adempimenti amministrativi previsti da espletare con la dovuta diligenza per eseguire il trasferimento”.

La proposta della Commissione in realtà era molto più ampia e conteneva altre garanzie (come l'obbligo che il trattenimento f osse disposto dall'autorità giudiziaria e riesaminato dalla stessa a intervalli ragionevoli) che sono state eliminate nel corso dei negoziati. La disposizione che ne risulta - contenente diversi termini ambigui - non elimina certamente il rischio di elevata discrezionalità da parte degli Stati.

 

Si noti poi che il Considerando n° 20 di Dublino III f a rif erimento alla nuova Direttiva Accoglienza, le cui disposizioni in materia di garanzie e condizioni di trattenimento dovrebbero applicarsi anche alle persone trattenute sulla base del Regolamento Dublino.

 
 
 

UNA PREGHIERA PER IL DOMANI

Post n°4337 pubblicato il 17 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

LA PREGHIERA PER LA FAMIGLIA

Grazie Signore,

perché ci hai dato l’amore,

capace di cambiare,

la sostanza delle cose.

Quando un uomo e una donna,

diventano uno nel matrimonio,

non appaiono più come creature terrestri

ma sono l’immagine stessa di Dio.

Così uniti non hanno paura di niente.

Con la concordia, l’amore e la pace,

l’uomo e la donna sono padroni,

di tutte le bellezze del mondo.

Possono vivere tranquilli,

protetti dal bene che si vogliono,

Secondo quanto Dio ha stabilito.

Grazie Signore,

per l’amore che ci hai regalato.

SUL LINK QUI SOTTO TROVI LA RIFLESSIONE PER IL DOMANI

 

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POTERI OCCULTI CI GOVERNANO: PUNTATA 1 DI 4

Post n°4336 pubblicato il 17 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

Forse, la prima vera operazione “false flag” dell’epoca moderna fu “l’incidente di Gleiwitz”, provocato dai nazisti nel 1939 vicino alla frontiera orientale: indossate le uniformi dell’esercito polacco, unità delle SS attaccarono una stazione radio tedesca per poi dare la colpa alla Polonia. Durante il blitz, le SS trasmisero un breve messaggio di propaganda in polacco. Poi uccisero dei prigionieri di un campo di concentramento vestiti con uniformi polacche e li lasciarono sulla scena, per far apparire l’incidente come un atto di aggressione progettato da Varsavia. Il giorno successivo, quando la Germania invase il paese confinante dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale, Hitler citò l’episodio come uno dei pretesti. Nove giorni prima dell’incidente, Hitler aveva detto ai suoi generali: «Provvederò a un casus belli per la propaganda. La sua credibilità non ha importanza. Al vincitore non verrà chiesto se ha detto la verità». Anche se il termine “teoria del complotto” è diventato un dispregiativo usato contro chiunque metta in discussione la versione ufficiale degli eventi, innumerevoli esempi in tutta la storia delle cospirazioni hanno confermato i peggiori sospetti.

«L’idea che i governi e le agenzie di intelligence svolgano atti di terrorismo sotto falsa bandiera è stata a lungo derisa dai media del sistema come una teoria della cospirazione, nonostante ci sia una pletora di casi storicamente documentati». Paul Joseph Watson e Alex Jones ne citano almeno dieci, famosi o famosissimi. Come l’Operarazione Ajax, che nel 1953 rovesciò il governo di Mohammed Mossadeq in Iran. La Cia ha ammesso il proprio ruolo nel golpe solo dopo mezzo secolo, nel 2013. Bilancio dell’attività terroristica: almeno 300 civili uccisi. Altra clamorosa “false flag”, lo scontro navale dell’estate del 1964 nel Golfo del Tonchino, che fornì il pretesto per la guerra del Vietnam. Peccato che nessuno sparò mai un solo colpo di cannone contro la flotta statunitense. Eppure, il 4 agosto 1964, il presidente Lyndon Johnson andò in televisione e disse al paese che il Vietnam del Nord aveva attaccato delle navi americane: «I ripetuti atti di violenza contro le forze armate degli Stati Uniti devono ricevere una risposta», dichiarò.

Il Congresso approvò subito la Risoluzione del Golfo del Tonchino, che fornì a Johnson l’autorità per condurre operazioni militari contro il Vietnam del Nord. Nel 1969, oltre 500.000 soldati stavano già combattendo nel sud-est asiatico. «Johnson e il suo segretario alla difesa, Robert McNamara, avevano ingannato il Congresso e il popolo americano», scrivono Watson e Jones in un post su “Infowars”, tradotto da “Come Don Chisciotte”. «In realtà, il Vietnam del Nord non aveva attaccato la Uss Maddox, come il Pentagono aveva sostenuto, e la “prova inequivocabile” di un “non provocato” secondo attacco contro la nave da guerra degli Stati Uniti era uno stratagemma». Interamente all’insegna della “false flag” fu l’Operazione Gladio, cioè «il terrore sponsorizzato dallo Stato e imputato alla sinistra». In piena guerra fredda, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Cia e la britannica Mi6 collaborarono assieme alla Nato nell’Operazione Gladio per creare un esercito clandestino, o “stay behind”, al fine di combattere il comunismo nel caso di una invasione sovietica dell’Europa occidentale. Ben presto, però, larete difensiva anti-Urss si trasformò in un esercito terrorista incaricato di intimidire l’opinione pubblica dell’Europa occidentale.

 

 

 
 
 

EBOLA E AIDS: MALATTIE COSTRUITE IN LABORATORIO: PUNTATA 1 DI 3

Post n°4335 pubblicato il 17 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

Ho letto una serie di articoli dal tuo outreach Internet, nonché gli articoli da altre fonti circa le perdite in Liberia e in altri paesi dell'Africa occidentale circa la devastazione umana causata dal virus Ebola. Circa una settimana fa, ho letto un articolo pubblicato sulla pubblicazione sommaria notizia internet degli Amici della Liberia che ha detto che vi era un accordo che l'inizio della epidemia di Ebola in Africa occidentale è dovuto al contatto di due anni di età bambino con i pipistrelli che avevano volato in dal Congo. Tale relazione mi ha fatto sconcertato con la segnalazione su Ebola, e ha stimolato una risposta agli "Amici della Liberia," dicendo che gli africani non sono ignoranti e creduloni, come viene implicato. Una risposta da Dr. Verlon Stone ha detto che l'articolo non era la loro, e che "Amici della Liberia" è stato semplicemente fornendo un servizio. Ha poi chiesto se poteva pubblicare la mia lettera nel loro forum Internet. Ho dato il mio permesso, ma io non l'ho visto pubblicato. A causa della diffusa perdita della vita, paura, traumi fisiologici, e disperazione tra i liberiani e altri cittadini dell'Africa occidentale, è doveroso che io faccio un contributo alla risoluzione di questa situazione devastante, che può continuare a ripresentarsi, se non è adeguatamente e adeguatamente affrontato. Mi affrontare la situazione in cinque (5) punti:

1 Ebola è un organismo geneticamente modificato (OGM)

 

Horowitz (1998) è stata deliberata e inequivocabile quando ha spiegato la minaccia di nuove malattie nel suo testo, Virus emergenti: AIDS e Ebola - Natura, incidenti o intenzionali. Nella sua intervista con il Dr. Robert Strecker nel capitolo 7, la discussione, nei primi anni 1970, ha reso evidente che la guerra era tra i paesi che hanno ospitato il KGB e la CIA, e la 'produzione' di 'AIDS-come i virus' era chiaramente orientata all'altra.Passando Durante l'intervista, si è parlato di Fort Detrick, "il Palazzo Ebola," e 'un sacco di problemi con malattie strane "in" Frederick [Maryland]. "Dal capitolo 12 del suo testo, aveva confermato l'esistenza di un militare-medico-industria americana che conduce i test di armi biologiche con il pretesto di amministrare vaccinazioni per controllare le malattie e migliorare la salute di "africani neri all'estero." Il libro è un testo eccellente, e tutti i leader più chiunque abbia interesse per la scienza, la salute, la gente, e l'intrigo dovrebbero studiarlo. Sono stupito che i leader africani stanno facendo nessun riconoscimenti o riferimenti a questi documenti.

 
 
 

LA COMMISSIONE GRANDI RISCHI

Post n°4334 pubblicato il 17 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

Cos’è la commissione Grandi Rischi?

La Commissione Nazionale per la Previsione e Prevenzione dei Grandi Rischi è la struttura di collegamento tra il Servizio Nazionale della Protezione Civile e la comunità scientifica. La sua funzione principale è fornire pareri di carattere tecnico-scientifico su quesiti del Capo Dipartimento e dare indicazioni su come migliorare la capacita di valutazione, previsione e prevenzione dei diversi rischi.

Ha ridefinito l’organizzazione e le funzioni della Commissione il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 ottobre 2011pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2011.

La Commissione si articola in un ufficio di presidenza e cinque settori di intervento che riguardano il rischio sismico, il rischio vulcanico, il rischio meteo-idrogeologico, idraulico e di frana, il rischio chimico, nucleare, industriale e trasporti e il rischio ambientale e incendi boschivi. Ogni settore è rappresentato da un referente ed è composto da rappresentanti dei Centri di Competenza e altri esperti.

Composizione. Il dpcm del 23 dicembre 2011 ha nominato i componenti della Commissione. Il dpcm del 18 febbraio 2013 ha integrato e modificato la composizione della Commissione. In particolare costituiscono l’ufficio di Presidenza: il Presidente Emerito on. Giuseppe Zamberletti, il Presidente prof. Luciano Maiani e il Vicepresidente prof. Gabriele Scarascia Mugnozza.

I referenti di settore sono: il prof. Domenico Giardini per il settore del rischio sismico, il prof. Vincenzo Morra per il settore del rischio vulcanico, il prof. Franco Siccardi per il settore dei rischi meteo-idrologico, idraulico e di frana, l'ing. Francesco Russo per il settore rischi chimico, nucleare, industriale e trasporti e il dott. Roberto Caracciolo per il settore del rischio ambientale e degli incendi boschivi.

Incontri. La Commissione si riunisce per i singoli settori di rischio o per l’analisi di questioni interdisciplinari a settori congiunti. Si incontra almeno una volta all’anno in sede congiunta per verificare le attività svolte e programmare le iniziative. Si riunisce, di norma, nella sede del Dipartimento della Protezione Civile. Dura in carica cinque anni.

La Commissione è stata istituita con la legge n. 225 del 1992, all'art.9, e l'ultimo provvedimento che ne definisce il funzionamento e l'organizzazione è il dpcm del 7 ottobre 2011.

Cosa dice la bibbia su terremoti e catastrofi?

1 Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. 2 Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3 le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; 4 le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi. 5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. 6 A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! 7 Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8 E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. 9 Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. 10 Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! 12 Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. 13 Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora.
Commento di Fernando?

Mi dispiace con tutto il cuore e con tutta l’anima per tutte le catastrofi che succedono in Italia e che devastano il nostro paese facendo si che la linea sottile che divide il nostro mondo moderno da un mondo primitivo sia così flebile, ma non trovo giusto dare sempre delle responsabilità civili e penali a chiunque ogni volta che succede un qualcosa, LA COLPA E’ INTRINSECA A TUTTI.

Io ho comprato una villetta a schiera con il garage a 3 metri sotto il livello stradale, se il garage è sempre asciutto è solo e dico solo grazie alle pompe sommerse.

Se io non faccio la giusta manutenzione alle pompe un giorno mi troverò tutto allagato e quel giorno non sarà colpa del costruttore, o del Sindaco, ma sarà solo colpa mia.

Nel paese in cui viviamo, ovvero in Italia, dovremmo vivere in case completamente antisismiche, protette dal freddo e dal calco al 100%, ma se non costruiscono case così, è perché a noi per primi non è mai interessato un strà cavolo di niente queste cose.

Perché non ci interessiamo e non ci importa come vengono prese le scelte.

Dobbiamo lavorare sulla prevenzione, insieme tutti, aiutando i nostri amministratori a tenere la barra del comando sempre dritta ed eventualmente cambiandoli se sono proprio dei cretini

Mi dispiace un casino, per l’Acquila, per l’Emilia, per Genova, per Messina, per Napoli e per tutte le zone devastate, ma quanta colpa abbiamo noi?

Io ho paura che se continua così, non avremmo più una Genova da andare a visitare prima o poi, ma cavoli quando è che ci mettiamo all’opera per mettere in regola tutto quanto.

Nel mio romanzo dal Titolo “REVOLUTION”, che non è di certo scritto per prendere per il culo il nostro Sindaco, tratto il tema della ricostruzione sociale dopo una catastrofe e più volte metto in evidenza che ce la facciamo solo se siamo uniti, nel prendere le decisioni giuste e nel fare tutti il nostro lavoro nel modo giusto.

IO ORA SPENGO IL PC E QUANTO PRIMA CONTROLLERO’ ANCORA LE POMPE SOMMERSE DEEL MIO GARAGE PERCHE’ NON VOGLIO INCOLPARE IL MIO SINDACO DI COLPE CHE SONO SOLO MIE SE CI FOSSERO PROBLEMI.

 

PER CHI HA ORECCHIE DA INTENDERE INTENDA, PERCHE’ TUTTI, MA PROPRIO TUTTI DOBBIAMO FARE IL NOSTRO COMPITO.

 
 
 

SERENISSIMA REPUBBLICA DI VENEZIA – VIA FABRIZIO DE ANDRE’ 339 – ISOLA RIZZA (VR) : PUNTATA N° 8

Post n°4333 pubblicato il 17 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

IL TRATTATO DI DUBLINO 3° VERSIONE - LEGGIAMOLO INSIEME E POI SUBIAMO L’INVASIONE DEGLI EXTRACOMUNITARI

COS’E’ LA CONVENZIONE DI DUBLINO, ARRIVATA ORA ALLA 3° VERSIONE?

L'art. 18 prevede che lo Stato membro competente è tenuto a: 1) prendere in carico il richiedente che ha presentato domanda in un altro Stato, 2) riprendere in carico i) il richiedente la cui domanda è in corso d'esame, ii) il cittadino di un Paese terzo o apolide che ha ritirato la sua domanda in corso d'esame, iii) il cittadino di un paese terzo o apolide di cui ha respinto la domanda, nei casi in cui l'interessato (i, ii o iii) abbia presentato domanda in un altro Stato

membro oppure si trovi nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno.

Nel caso di presa in carico di un richiedente (caso 1) o di ripresa in carico di un richiedente la cui domanda è in corso di esame (caso 2, i), lo Stato competente è obbligato a esaminare o portare a termine l'esame della domanda di protezione internazionale.

Nel caso invece di ripresa in carico dopo ritiro della domanda prima di una decisione sul merito di primo grado (caso 2, ii), l'interessato ha diritto di chiedere che l'esame della sua domanda sia portato a termine ovvero di presentare una nuova domanda che non sarà trattata come domanda reiterata ai sensi della Direttiva Procedure. Questo caso non era disciplinato da Dublino II, il che ha dato luogo a prassi negative da parte in particolare di uno Stato (l'Ungheria) che trattava le domande in questione come “interrotte” e non concedeva la possibilità di riaprirle ad un esame sul merito, una volta accettata la richiesta di ripresa in carico.

Nel caso inf ine di ripresa in carico dopo che la domanda è stata respinta in primo grado (caso 2, iii), lo Stato competente assicura che l'interessato abbia o abbia avuto la possibilità di ricorrere a un mezzo di impugnazione efficace ai sensi della Direttiva Procedure. Anche questo caso viene disciplinato per la prima volta con Dublino III.

L'art. 19 prevede invece che tali obblighi vengano meno se: 1) uno Stato membro – non competente – rilascia al richiedente un titolo di soggiorno (in tal caso gli obblighi ricadono su detto Stato); 2) lo Stato competente può stabilire, al momento in cui gli viene chiesto di prendere o riprendere in carico, che l'interessato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno 3 mesi (sempre che non sia in possesso di un titolo di soggiorno valido rilasciato dallo Stato competente). Dublino III precisa che la domanda presentata dopo 3 mesi di assenza dal territorio degli Stati membri è considerata una nuova domanda e dà luogo a una nuova determinazione dello Stato competente; 3) lo Stato membro può stabilire, al momento in cui gli viene chiesto di riprendere in carico una persona che ha ritirato la sua domanda di protezione internazionale o la cui domanda è stata respinta, che l'interessato ha lasciato il territorio degli Stati membri conformemente a una decisione di rimpatrio o allontanamento emessa a seguito del ritiro o rigetto della domanda.

Dublino III precisa che la domanda presentata dopo un allontanamento ef f ettivo è considerata una nuova domanda e dà luogo a una nuova determinazione dello Stato competente.

CAPO VI – Procedure di presa in carico e di ripresa in carico (artt. 20-33)

Questo capo, particolarmente lungo e importante, si divide in ben 6 Sezioni, dedicate rispettivamente a:

- avvio della procedura Dublino

- procedure per le richieste di presa in carico

- procedure per le richieste di ripresa in carico

- garanzie procedurali (notif ica, mezzi di impugnazione contro le decisioni di trasf erimento)

- trattenimento ai f ini del trasf erimento

- trasf erimenti (modalità, costi, scambio di inf ormazioni,...): questa sezione, e non ne capiamo il perché, contiene anche l'art. 33, sul “meccanismo di allerta rapido, di preparazione e di gestione delle crisi”, che tratteremo invece separatamente.

Sezione I – Avvio della procedura (art. 20)

Riprende, con qualche modif ica, l'art. 4 di Dublino II.

La procedura Dublino si avvia “non appena una domanda di protezione internazionale è presentata per la prima volta in uno Stato membro”, cioè “non appena le autorità competenti dello Stato membro interessato ricevono un formulario presentato dal richiedente o un verbale redatto dalle autorità”. Si precisa che, nel caso di domanda non scritta, il periodo che intercorre tra dichiarazione di volontà e stesura del relativo verbale deve essere quanto più breve possibile”.

La situazione del minore è indissociabile da quella del f amiliare e rientra nella competenza dello Stato competente per l'esame della domanda del f amiliare, anche se il minore non è personalmente un richiedente e purché ciò sia nell'interesse superiore del minore.

Che succede poi se una persona si reca in un altro Stato durante la procedura Dublino?

Ce lo dice il par. 5 (modif icato rispetto a Dublino II): lo Stato dove è stata presentata per la prima volta domanda di protezione internazionale è tenuto, al fine di portare a termine la procedura Dublino, a riprendere in carico tale persona sia nel caso in cui questa si trovi in un altro Stato senza un titolo di soggiorno, sia nel caso in cui l'interessato abbia presentato nell'altro Stato domanda di protezione internazionale dopo aver ritirato la prima domanda (Dublino II prevede tale obbligo solo nei conf ronti di chi si trova in un altro Paese “e” ha presentato colà una nuova domanda di asilo dopo aver ritirato la prima domanda).

Tale obbligo viene meno se lo Stato può stabilire che il richiedente ha nel f rattempo lasciato il territorio degli Stati membri per almeno 3 mesi oppure che un altro Stato gli ha rilasciato un titolo di soggiorno. La domanda presentata dopo un'assenza di tre mesi dal territorio degli Stati membri è considerata nuova e dà inizio a una nuova procedura Dublino.

E se una persona ritira la sua domanda durante la procedura Dublino e si reca in un altro Stato senza presentare in quest'ultimo una nuova domanda?

A riguardo, il Regolamento Dublino III (come del resto il II) nulla dice. La Corte di Giustizia UE nella sentenza del 3 maggio 2012 sul caso Kastrati (C-620/10) aveva però interpretato il Regolamento Dublino II nel senso che il ritiro dell'unica domanda di protezione internazionale prima che lo Stato competente abbia accettato di prendere in carico il richiedente produce l'effetto di rendere inapplicabile il Regolamento Dublino. In tal caso, inf atti, l'obiettivo principale del Regolamento, cioè l'individuazione dello Stato competente per l'esame

della domanda di protezione internazionale, non può più essere conseguito.

Sezione II – Procedure per le richieste di presa in carico (artt. 21-22)

La richiesta di presa in carico allo Stato individuato come competente deve essere avanzata – utilizzando un f ormulario comune e allegando elementi di prova o circostanze indiziarie e/o elementi tratti dalle dichiarazioni del richiedente – al più tardi entro 3 mesi dalla presentazione della domanda di protezione internazionale.

Tale termine (e questa è una novità introdotta da Dublino III) si riduce a 2 mesi nel caso in cui la competenza sia stata individuata grazie ai dati registrati ai sensi dell'art. 14 del Regolamento Eurodac (impronte digitali delle persone f ermate mentre attraversano irregolarmente una f rontiera esterna).

Nel caso in cui i termini suddetti non siano rispettati, la competenza spetta allo Stato a cui è stata presentata la domanda.

E' possibile anche sollecitare una risposta urgente in certi casi: domanda presentata a seguito di rif iuto di ingresso o di soggiorno, di arresto per soggiorno irregolare, di notif ica o esecuzione di un provvedimento di allontanamento.

Lo Stato membro richiesto deve rispondere entro due mesi dalla richiesta ovvero entro il termine indicato dallo Stato richiedente in caso di urgenza. Qualora sia dimostrabile che l'esame di una richiesta urgente è particolarmente complesso, è possibile f ornire la risposta entro un mese.

La mancata risposta entro i termini suddetti (due mesi o un mese in caso di urgenza) equivale ad

accettazione della richiesta.

 

Le prove e le circostanze indiziarie utilizzate per determinare lo Stato competente sono stabilite, e periodicamente riesaminate, dalla Commissione. In mancanza di prove f ormali, lo Stato richiesto si dichiara competente se le circostanze indiziarie sono coerenti, verif icabili e suf f icientemente particolareggiate per stabilire la competenza.

 
 
 

CAMPAGNA “PER SAPERE TUTTO SULL’EXPO 2015 ORGANIZZATO A MILANO”

Post n°4332 pubblicato il 17 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

Nel 2015 l’Expo è a Milano.

Gli ideali non cambiano: diffondere i saperi, migliorare la condizione umana: l’incontro tra i popoli e la cooperazione tra gli Stati. 

Il tema è una nuova grande sfida. 

E’ possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente e sostenibile? 

Expo Milano 2015 è il luogo delle domande, delle idee e delle soluzioni.

Scienziati, imprese, governi e cittadini di tutto il mondo pensano ad un pianeta dove natura e sviluppo sono in armonia. Per sei mesi i paesi partecipanti metteranno in mostra le tecnologie, l’innovazione, la cultura, le tradizioni, la creatività del cibo. Un parco giochi del gusto.  Uno spettacolo di arte e tecnologia tra percorsi tematici, acqua e verde, gli habitat di tutti i continenti. Ma anche divertimento, tendenze e stili di vita.

Expo Milano 2015 - Nutrire il Pianeta, Energia per la vita.

La fonte principale di informazioni su Expo 2015 è il sito ufficiale dell’esposizione.

http://www.expo2015.org/it

In particolare, potete dare un’occhiata a come sarà organizzato il sito espositivo.

http://www.expo2015.org/it/esplora/sito-espositivo

Se volete sapere proprio tutto, potete scaricare la guida al tema (sono più di 80 pagine), quella che serve ai paesi partecipanti per progettare i loro padiglioni.

Il sito ufficiale del Bureau International des Expositions spiega in modo chiaro che cos’è un’Expo e che differenza c’è tra quelle mondiali e quelle internazionali.

Clicca sul link qui sotto per rimanere aggiornato sui lavori

http://dati.openexpo2015.it/chart/lavori.html

 

SCANSANDO TUTTI I PROBLEMI DERIVANTI DAL FATTO CHE SIAMO ITALIANI E ROVINIAMO SEMPRE TUTTO, RICORDO CHE L’EXPO E’ UN VENTO COMUQNUE IMPERDIBILE CHE CI CAPITERA’ DI VEDERE SI E’ NO FORSE UN’ALTRA VOLTA IN QUESTA VITA E QUINDI E’ IMPORTANTE PARTECIPARVI!!!

 
 
 

IN DIRETTO COLLEGAMENTO CON L’AC ISOLA RIZZA

Post n°4331 pubblicato il 17 Novembre 2014 da FernandoIR
Foto di FernandoIR

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